23 giugno – Quando Roma mangiava i rancori, tra lumache e streghe
A Roma la notte tra il 23 e il 24 giugno era una delle più cariche di fascino, superstizione e tradizioni popolari. In occasione della festa di San Giovanni, le osterie della città si riempivano di famiglie, amici e vicini che si ritrovavano attorno a grandi tavolate per consumare un piatto considerato quasi rituale: le lumache.
Negatività? Me te magno!
La tradizione affondava le radici nella cultura contadina e nel folklore romano. Le corna delle lumache simboleggiavano infatti rancori, invidie, maldicenze e litigi accumulati durante l’anno. Mangiarle la sera del 23 giugno aveva un significato preciso: divorare simbolicamente le negatività e lasciarsele alle spalle, entrando nella nuova stagione con uno spirito rinnovato.
Un rito propiziatorio di matrice gastronomica
Le celebri “lumache a San Giovanni” erano protagoniste soprattutto nelle osterie fuori Porta San Giovanni e nelle campagne attorno alla Basilica Lateranense, dove la festa assumeva i contorni di una grande celebrazione popolare. Tra vino dei Castelli, canti e risate, i romani salutavano le discordie e si preparavano ad accogliere fortuna, prosperità e riconciliazione. Una tradizione che ancora oggi sopravvive in alcune trattorie della Capitale, custodendo il sapore autentico della Roma di una volta.
E oggi?
La tradizione non è scomparsa e sopravvive soprattutto in alcune trattorie storiche romane e nelle sagre del Lazio. Molti ristoranti propongono ancora, tra il 23 e il 24 giugno, le classiche lumache al sugo come omaggio alla tradizione. Negli ultimi anni si è assistito anche a una piccola riscoperta culturale dell’usanza, grazie ad associazioni di quartiere, gruppi di appassionati di storia romana e iniziative legate alla valorizzazione delle tradizioni popolari.
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