Abusi, “vincere la resistenza della donna è normale”, la decisione choc della magistrata che archivia il caso, umilia la vittima e costa una multa all’Italia

05 Luglio 2026 - 14:40
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Abusi, “vincere la resistenza della donna è normale”, la decisione choc della magistrata che archivia il caso, umilia la vittima e costa una multa all’Italia

Tanto va la gatta al lardo… che ci lascia lo zampino. La saggezza popolare viene in aiuto nel racconto di vicende come quella che stiamo per raccontare, che lasciano il segno giudiziario e slatentizzano dietrologie ideologiche. Partiamo allora dalla conclusione del caso in oggetto portata sugli altari della cronaca da La Verità e rilanciata dal Corriere della sera: la Corte di Strasburgo ha accolto il ricorso di una cittadina francese vittima di abusi.

Una donna francese denuncia abusi e violenze del convivente, la pm archivia, la Cedu ci sanziona

Una denuncia su cui una magistrata di turno aveva chiesto l’archiviazione perché, a sua detta, «è comune negli uomini dover vincere quel minimo di resistenza»… Un’argomentazione a giustificazione del verdetto che non ha convinto la Corte europea dei diritti che, passando al contrattacco, ha accusato una pm di Benevento di «approccio sessista in un provvedimento», condannando l’Italia a pagare una multa.

La decisione della pm italiana che ha fatto infuriare l’Europa

La magistratura italiana finisce ancora una volta sul banco degli imputati in Europa, incassando una durissima bocciatura che ne smaschera i pregiudizi e l’inefficienza. La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha condannato lo Stato italiano a risarcire con 60 mila euro Audrey Ubeda, una cittadina francese vittima di abusi domestici da parte dell’ex compagno. A provocare la pesante sanzione di Strasburgo è stata la condotta di un pubblico ministero – per giunta donna – della Procura di Benevento, che nel 2021 aveva liquidato la denuncia di violenza e stupro avanzata dalla donna con argomentazioni che definire ardite e retrograde sarebbe un eufemismo…

Abusi sulla donna francese, la Cedu bacchetta la pm e multa l’Italia

Ma facciamo un passo indietro. A quanto ricostruisce il quotidiano di Via Solferino, nelle motivazioni della richiesta di archiviazione, la toga campana ha messo nero su bianco un teorema intollerabile: «È comune negli uomini dover vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nel corso di una relazione stabile e duratura, nella stanchezza delle incombenze quotidiane, tende a esercitare quando un marito, che nel caso di specie appare particolarmente amante della materia, tenta l’approccio sessuale».

La pm: «Vincere la resistenza della donna è normale»

Una surreale normalizzazione dell’abuso che la vittima aveva commentato con profonda amarezza: «Sono turbata perché non avrei immaginato una conclusione di questo tipo. La violenza che ho subito è stata prima psicologica, fatta di insulti e di minacce. Poi sono iniziati i pugni sul tavolo, le porte che sbattevano e i rapporti non consensuali la notte. Per esempio, alle 3 del mattino, mentre dormivo, mi tirava giù il pigiama e si metteva in mezzo alle mie gambe. Anche se accanto a noi dormiva il bambino piccolo». Ma non è tutto. Perché a quanto risulta dal servizio del Corriere, la pm sarebbe persino arrivata a liquidare come uno «scherzo di cattivo gusto» un coltello puntato alla gola della donna dal convivente…

La vittima: «Sono turbata, ho subito insulti, minacce e abusi»

Ma i giudici europei non ammettono interpretazioni o deroghe, giustificazioni e interpretazioni ideologiche di sorta. Bocciando e rispedendo al mittente le motivazioni della richiesta di archiviazione, in cui la toga campana avrebbe messo nero su bianco un teorema intollerabile («è comune negli uomini dover vincere quel minimo di resistenza che ogni donna»), come il dubbio di una surreale normalizzazione dell’abuso annidato tra le righe della decisione. Tanto che, nel verdetto depositato il 2 luglio. la Cedu sostiene che «l’inchiesta contro il presunto abusatore non ha rispettato i requisiti di prontezza, accuratezza ed effettività richiesti dalla Convenzione. Inoltre, le osservazioni sessiste e stereotipate del pubblico ministero hanno sottoposto la signora Ubeda a ulteriore vittimizzazione».

I giudici europei non ci stanno e smontano pezzo a pezzo la decisione della toga

Evidenziando come la condotta del magistrato rifletta la tendenza «a dar credito agli stereotipi secondo cui una relazione intima è intrinsecamente basata sulla sottomissione, la prevaricazione e la possessività». Alla gravità delle parole si somma il fallimento burocratico della macchina giudiziaria: «Nel febbraio 2024, dopo una prima richiesta di archiviazione da parte dell’accusa, l’uomo è stato rinviato a giudizio – riferisce La Verità –. Una prima udienza, prevista per gennaio 2025, non ha apparentemente avuto luogo. Parallelamente alla denuncia penale la signora Ubeda si era rivolta al Tribunale dei Minori nel maggio 2021 chiedendo l’affidamento esclusivo dei figli, l’autorizzazione a lasciare l’Italia, la revoca della responsabilità genitoriale del nonno e il mantenimento dei figli».

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