Addio a Peppino di Capri: se ne va l’ultimo gentiluomo della canzone napoletana

11 Luglio 2026 - 21:00
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Peppino di Capri è morto oggi, 11 luglio 2026, nella sua Capri. Avrebbe compiuto 87 anni il prossimo 27 di luglio e da tempo combatteva una lunga malattia. Con lui se ne va un pezzo di storia della musica italiana, e un pezzo di gioventù di tutti noi.

Per i ragazzi degli anni ’80 era la voce di Roberta, di Saint Tropez Twist, di Champagne. Canzoni che non erano della nostra categoria, eppure le abbiamo cantate lo stesso.
Perché Peppino di Capri era trasversale: napoletano, italiano, internazionale.

Nato Giuseppe Faiella il 27 luglio 1939, da una famiglia di musicisti. Giovanissimo portò il rock e il twist nella tradizione partenopea. Saint Tropez Twist, 1962: la canzone napoletana “mise la minigonna” e fece ballare l’Italia.

Il legame con il Festival di Sanremo è un record: 15 partecipazioni come Milva, Cutugno e Al Bano. L’esordio nel 1967 con Dedicato all’amore.
Poi due vittorie: 1973 con Un grande amore e niente più, scritta da Franco Califano.
E 1976 con Non lo faccio più. L’ultima volta sul palco dell’Ariston nel 2005 con La panchina, finalista a 66 anni.

Nel 2023, sul palco dell’Ariston, il Festival gli consegnò il Premio alla Carriera “Città di Sanremo”. Forse tardi, in un mondo dello spettacolo che spesso premia il rumore e non la sostanza. Perché Peppino era discreto, intelligente, bravo. Troppo bravo per non dare fastidio.

La sua carriera è un ponte tra mondi: Voce ‘e notte e Let’s Twist Again. Luna caprese e Nessuno al mondo. Nun è peccato e Il sognatore. Nel 1970 vinse anche il Festival di Napoli con Me chiamme ammore.
Nel 1991 rappresentò l’Italia all’Eurovision con Comm’è ddoce ‘o mare.

Ma il brano che lo ha reso eterno resta Champagne, del 1973. Quinta a Canzonissima, diventò l’inno di ogni piano bar, matrimonio, battesimo. Il 24 marzo 2025 Rai 1 gli ha dedicato il film biografico Champagne – Peppino di Capri, con le musiche curate da lui e dal figlio Edoardo.

Chi lo ha incontrato racconta la stessa cosa: prima dell’artista, c’era l’uomo.
Educato, empatico, dignitoso. Aveva rispetto per il pubblico e per il mestiere. E questo lo so perché quel ragazzo impacciato davanti alla Fontana di Trevi, 10 anni fa, ero io. Avevo addosso una brutta compagnia, critiche pesanti, la dignità sotto le scarpe. Volevo autografo, foto, intervista. Non ebbi nulla di tutto questo.

Ebbi di meglio: uno sguardo e una frase che mi salvò. “Non si vergogni mai di essere un artista”, mi disse. Cinque minuti, poi non trovai più il coraggio di cercarlo.
Ma bastarono. Perché mi restituì la cosa più importante: la dignità di non perderla mai.

Sposò Roberta Stoppa nel 1961, la “Roberta” della canzone. Poi Giuliana Gagliardi nel 1978. Ebbe tre figli: Igor, Edoardo e Dario. Giuliana morì nel 2019.
La sua vita privata fu riservata come la sua arte: senza scandali, solo musica.

Nel 2025 pubblicò l’autobiografia Un grande amore e niente più. La mia vita, la mia musica, i miei amori. Un bilancio lucido di 65 anni di carriera iniziati nei locali di Capri e Ischia.

Oggi il paradiso della musica italiana è più pieno. E’ facile immaginarlo mentre brinda, elegante, con un calice di Champagne.Ha lasciato un insegnamento semplice: un artista deve vivere libero.
Libero dai ruoli, dai giudizi, dalle cattive compagnie. Ma mai senza empatia per il pubblico.

Ciao Peppino. Sei stato un mito, un grande artista. Ma soprattutto, e non è frase fatta, un gran bravo uomo. E grazie per quei 5 minuti a Roma: non mi vergogno più.

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