Agenda 2030: a cinque anni dal traguardo si rischia un sonoro fallimento
lentepubblica.it
Nel 2015 le Nazioni Unite hanno tracciato una rotta ambiziosa per l’Agenda 2030, con obiettivi per rendere il pianeta più giusto, sicuro e sostenibili: ma a metà strada, il bilancio sembra destinato ad andare incontro a un fallimento. Scopriamone i motivi.
L’Agenda 2030 rappresenta un ambizioso programma articolato in 17 grandi obiettivi – i cosiddetti SDGs (Sustainable Development Goals) – destinati a ridisegnare l’economia, la società e l’ambiente verso un equilibrio più giusto e sostenibile. L’idea era chiara: garantire a ogni persona, entro la fine del decennio, un futuro più sicuro, solidale e rispettoso delle risorse del pianeta.
Oggi, a cinque anni dalla scadenza, il panorama appare decisamente più complesso.
L’Agenda 2030 rischia il fallimento?
I rapporti più recenti delle Nazioni Unite parlano senza mezzi termini di una corsa in salita. Senza una mobilitazione di portata globale, gran parte dei traguardi fissati rischia di restare sulla carta. Le difficoltà sono in gran parte legate agli eventi che hanno scosso il mondo nell’ultimo decennio: la pandemia di Covid-19, i conflitti armati, le crisi economiche e le emergenze climatiche hanno inciso pesantemente su quasi tutti i settori chiave previsti dall’Agenda.
Il segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha sottolineato come la risposta a questa situazione non possa limitarsi a interventi parziali. “Dobbiamo costruire economie solide, inclusive e resilienti, in grado di sopportare urti futuri – dalle pandemie ai cambiamenti climatici – e di proteggere i più vulnerabili”, ha ribadito in occasione della presentazione dei dati più aggiornati.
Uno sguardo più ravvicinato al contesto europeo arriva dall’Europe Sustainable Development Report 2025, curato dal Sustainable Development Solutions Network (SDSN). Il rapporto conferma che, nel complesso, l’Europa continua a rappresentare l’area più avanzata al mondo in termini di sostenibilità. Diciannove dei venti Paesi in cima alla classifica globale appartengono al continente europeo, con i Paesi nordici ancora una volta protagonisti: la Finlandia guida la graduatoria per il quinto anno consecutivo, seguita da Danimarca, Svezia, Austria e Norvegia.
Ma neppure chi è in testa può dirsi al sicuro: nemmeno i Paesi con le migliori performance sono riusciti a centrare tutti i target, e almeno due restano ancora lontani. Ciò dimostra che la transizione verso un modello di sviluppo equilibrato richiede non solo volontà politica, ma anche riforme profonde, investimenti consistenti e, soprattutto, cooperazione internazionale stabile.
Gli squilibri all’interno dell’Unione Europea
All’interno dell’Unione Europea emergono forti squilibri. L’indice “Leave No One Behind” – che valuta la qualità dell’inclusione sociale all’interno dei singoli Paesi – mette in luce divari significativi per reddito, opportunità e accesso ai servizi. Stati baltici e Paesi dell’Europa centrale e orientale occupano le ultime posizioni, mentre i candidati all’ingresso nell’Unione devono affrontare ancora ostacoli sostanziali, segno che la convergenza non è affatto scontata.
La situazione italiana
Per l’Italia, la fotografia è più articolata. Da un lato, il Paese registra un balzo in avanti significativo nell’indice SDSN, passando dalla 23ª posizione del 2024 alla 15ª nel 2025. Un progresso che segnala dinamiche positive, ma che non cancella le criticità strutturali.
Un’analisi dettagliata dell’Istat su 240 indicatori legati agli SDGs rivela un andamento disomogeneo: nell’ultimo anno, oltre la metà dei parametri monitorati è migliorata, ma più di un quarto ha mostrato segni di regressione; osservando l’arco temporale di dieci anni, la situazione appare complessivamente più incoraggiante – con oltre il 60% delle misure in crescita – ma restano margini di peggioramento per circa il 15% delle variabili. Non meno rilevante un dato di stagnazione che riguarda più di un quinto degli indicatori, a conferma di un percorso che, seppur in evoluzione, richiede accelerazioni mirate.
A livello globale situazione contraddittoria
A livello globale, i numeri non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. Solo il 17% degli obiettivi procede a ritmo adeguato per essere raggiunto entro il 2030. Quasi la metà registra miglioramenti marginali o medi, mentre oltre un terzo appare fermo o in regressione. Contestualmente, crescono le disuguaglianze sociali, i conflitti armati destabilizzano intere regioni, e la crisi ambientale continua a minacciare gli ecosistemi più fragili.
Esistono tuttavia segnali incoraggianti. La diffusione delle connessioni mobili copre oggi il 95% della popolazione mondiale, la capacità di produzione di energia rinnovabile è aumentata di oltre l’8% all’anno negli ultimi cinque anni, e i progressi nella lotta all’Aids hanno salvato più di 20 milioni di vite nell’arco di tre decenni.
Le sfide ancora non affrontate
Permangono però sfide particolarmente gravi: la lotta alla fame, la garanzia di un’istruzione di qualità, l’accesso a un’occupazione dignitosa, una produzione e un consumo responsabili restano tra le missioni più difficili. A queste si aggiunge un fronte ambientale in forte sofferenza: la salvaguardia degli oceani. L’inquinamento da plastica e rifiuti, l’aumento delle emissioni di CO₂ e la conseguente acidificazione dei mari, insieme alla pesca eccessiva, stanno provocando danni profondi alla biodiversità marina, compromettendo equilibri naturali che faticano a rigenerarsi.
La sensazione diffusa è che la promessa dell’Agenda 2030, pur ancora raggiungibile, stia progressivamente scivolando fuori portata. Il tempo per invertire la rotta non è ancora scaduto, ma la finestra utile si sta restringendo. Servono decisioni coraggiose, risorse adeguate e un impegno coordinato tra governi, imprese, società civile e cittadini. Solo così la visione di un futuro più equo e sostenibile potrà evitare di restare una grande occasione mancata.
The post Agenda 2030: a cinque anni dal traguardo si rischia un sonoro fallimento appeared first on lentepubblica.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




