Antonelli, il Mondiale parla sempre più italiano: a Spa sesta vittoria in dieci gare
Ci sono circuiti che consacrano i campioni e poi c’è Spa-Francorchamps. In Belgio, il vero talento di un pilota viene messo a nudo tra Eau Rouge, Raidillon e il lungo rettilineo del Kemmel. Se c’era un posto dove Andrea Kimi Antonelli doveva dimostrare di essere molto più di un predestinato, era proprio questo. Il giovane bolognese e la sua Mercedes hanno risposto nel modo più convincente possibile: pole position, vittoria e un Mondiale che adesso parla sempre più italiano.
La sesta vittoria stagionale non è stata la passeggiata che molti immaginavano dopo la pole del sabato. Anzi, è stata probabilmente una delle sue gare più mature. Prima il sorpasso subito da Max Verstappen al via, poi la risposta immediata alla curva 5. A seguire la beffa della Virtual Safety Car che ha consentito a Charles Leclerc di balzare al comando grazie a un pit-stop perfettamente sincronizzato. Infine, la rimonta con la pressione crescente sulla Ferrari e il sorpasso decisivo negli ultimi dieci giri. Una vittoria segno di piena maturità che scaccia le preoccupazioni sull’affidabilità Mercedes del GP di Silverstone.
Il Mondiale ha il suo padrone
Quella di Spa è una vittoria che pesa doppio. Non soltanto perché arriva su uno dei circuiti più iconici del calendario, ma perché restituisce slancio a un pilota reduce da weekend meno brillanti. Antonelli stesso lo ha ammesso a fine gara: “È bello tornare sul gradino più alto dopo un paio di fine settimana difficili. Non è stata una vittoria semplice. Dobbiamo continuare a lavorare sodo, continuare a esibirci e a segnare punti. Sarà una lunga battaglia fino alla fine della stagione. Continueremo un fine settimana alla volta e cercheremo di fare del nostro meglio ogni volta che saliremo in macchina“. Parole che raccontano la continua crescita di un ragazzo che, appena un anno fa, proprio a Spa viveva uno dei momenti più complicati della sua stagione d’esordio.
Il dato più significativo, però, non è la vittoria numero 6 in 10 gare ma la classifica Piloti. Antonelli è ormai saldamente al comando del Mondiale e, dopo il Belgio, ha ampliato ulteriormente il margine su Russell, Hamilton e Leclerc. Il vantaggio sul britannico della Ferrari è di 45 punti, mentre sul suo compagno di squadra è diventato di 50 punti. Una statistica che non sottolinea soltanto il giovane fenomeno da osservare ma consacra in lui il pilota da battere.
I numeri
I numeri certificano una stagione fin qui eccezionale. Dopo i primi 10 GP del 2026, Kimi ha già conquistato 6 vittorie, 6 pole position e totalizzato 204 punti. Un rendimento costruito grazie ai successi ottenuti in Cina, Giappone, Miami, Canada, Monaco e Belgio, che lo proiettano come il punto di riferimento della F1 in questa prima parte di stagione.
Eguagliato il record italiano di Alberto Ascari nel 1952 per il maggior numero di vittorie in una stagione. Il più giovane vincitore e il più giovane a conquistare la pole a Spa, battuti i record di Leclerc del 2019. La vittoria di Spa-Francorchamps, arrivata nell’ultimo appuntamento prima della pausa estiva, ha ulteriormente consolidato la sua leadership, permettendogli di presentarsi al giro di boa al primo posto nella Piloti con un margine significativo sui rivali.
La guida di un veterano
Antonelli non sta vincendo perché dispone della macchina migliore. Quando serve, riesce a leggere le gare come un veterano. A Spa ha gestito la pressione di Leclerc per quasi 50 giri senza mai perdere lucidità. Quando la Ferrari sembrava poter trasformare la strategia in un capolavoro, lui ha risposto girando sempre con il ritmo necessario per rientrare e riprendersi la leadership. È il tipo di gestione che normalmente appartiene ai campioni.
Per capire la portata del momento bisogna tornare indietro nel tempo fino al GP Cina a marzo. Kimi aveva già interrotto un digiuno che sembrava infinito nel motorsport italiano. Il precedente successo in F1 risaliva infatti al GP della Malesia 2006, conquistato da Giancarlo Fisichella. Vent’anni esatti di attesa ma il dato ancora più significativo è un altro. L’Italia è tornata ad avere un pilota stabilmente in testa al Mondiale con la concreta possibilità di arrivare al titolo. Una situazione che riporta inevitabilmente alla memoria i grandi nomi della nostra storia, da Nino Farina ad Alberto Ascari, fino alle occasioni sfiorate da Riccardo Patrese negli anni Ottanta.
Per una generazione intera di appassionati italiani la F1 è sempre stata soprattutto Ferrari. Oggi, invece, il centro della scena è occupato da un pilota italiano capace di conquistare tifosi anche oltre i colori della sua monoposto.
Il ragazzo che non si accontenta
La crescita mentale è probabilmente il vero segreto della stagione. Toto Wolff ha parlato apertamente della maturità raggiunta dal suo pilota, sottolineando la calma con cui affronta ogni situazione e la capacità di trovare soluzioni anche nei momenti di maggiore pressione. Basta osservare anche il suo linguaggio del corpo. Nessuna esultanza sopra le righe, nessuna dichiarazione da fenomeno. Solo un concetto ripetuto quasi ossessivamente: “Pensiamo a una gara alla volta“, la frase che tutti i grandi pronunciano quando iniziano a capire che il Mondiale si costruisce soprattutto nelle domeniche complicate.
Da ricordare ancora una volta che nel 2025 Spa era stata probabilmente la pista simbolo delle difficoltà di Antonelli. Quest’anno invece è diventata quella della consacrazione. Un ribaltamento completo di una storia che sembrava già scritta. Quella in Belgio non è stata soltanto una rivincita sportiva.
Budapest per indirizzare il campionato
Il calendario propone adesso l’ultimo appuntamento prima della pausa estiva, il GP di Budapest. Una pista completamente diversa rispetto a Spa. Meno velocità, più trazione, più precisione, più gestione degli pneumatici. Ma anche un circuito che potrebbe certificare definitivamente l’obiettivo di Antonelli. Arrivare alla sosta estiva con oltre 2 GP di vantaggio significherebbe mettere una seria ipoteca sul titolo. Naturalmente la stagione è ancora lunga e la Ferrari ha dimostrato prima in Gran Bretagna e poi in Belgio di avere finalmente il passo per mettere pressione alla Mercedes.
Per anni l’Italia ha aspettato il pilota capace di raccogliere l’eredità dei grandi campioni del passato. Lo ha cercato nelle formule minori, nelle accademie, nei giovani talenti. Ogni volta sembrava quello giusto, finché la F1 riportava tutti alla realtà. Con Andrea Kimi Antonelli, invece, la sensazione è diversa. Gara dopo gara, giro dopo giro, le aspettative si spostano tutte inevitalbilmente sul titolo Mondiale.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)