Artoni e i frontalieri: da Luino la richiesta per abolire la “tassa sulla salute“

Maggio 11, 2026 - 09:21
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Artoni e i frontalieri: da Luino la richiesta per abolire la “tassa sulla salute“
Generico 11 May 2026

Nella nota di Furio Artoni, candidato sindaco. Luino per le elezioni di fine mese, viene fatto il puno sulla tassa sulla salute che grava sui lavoratori frontalieri.

Lo avevo detto. E lo ridico, senza il piacere di chi ama avere ragione quando le cose vanno male. La Svizzera sta per tirare le orecchie all’Italia — e questa volta lo fa con argomenti solidi, concreti, difficilmente confutabili.
Il presidente del Consiglio di Stato ticinese Claudio Zali ha dichiarato senza mezzi termini che «i rapporti con l’Italia sono ai minimi storici» e che «tutto quello che l’Italia preleverà in più sui “vecchi” frontalieri deve essere compensato deducendolo dai ristorni». Tradotto per chi non mastica il gergo diplomatico elvetico: meno soldi ai comuni di confine. Meno soldi a Luino. Meno soldi per le strade, per i servizi, per i cittadini. E tutto questo per cosa? Per una tassa che non si può nemmeno chiamare con un nome decente: la “tassa sulla salute”.
Un nome da lavanderia, per nascondere quello che è: un prelievo calcolato sul reddito da lavoro frontaliero già tassato alla fonte in Svizzera, non parametrato a servizi individuali realmente forniti, ma con carattere generale, tipico dell’imposizione tributaria. Una doppia tassazione, dunque. Bella, spudorata, incostituzionale.

Non si è pensato di ridurre gli sprechi. Non si è pensato di smettere di versare miliardi per finanziare avventure Ucraine lontane dai bisogni reali dei cittadini. Tutti soldi questi che sarebbero serviti ad aumentare gli stipendi di tutti i lavoratori di confine e non solo . Non si è pensato di rinunciare al Ponte sullo Stretto — opera faraonica che costerà quanto decine di anni di sanità di frontiera. Il risultato? Ora il Consiglio di Stato ticinese ha dichiarato necessario discutere del blocco dei ristorni prima di giugno, e la Confederazione, secondo le parole dello stesso Zali, sembrerebbe pronta ad avallare la posizione elvetica. Persino i sindacati — italiani e svizzeri insieme, CGIL, CISL, UIL, UNIA, OCST — si sono dichiarati pronti a ricorrere alla Corte Costituzionale italiana per far sancire l’incostituzionalità della misura.

Quando i sindacati di due paesi fanno fronte comune contro una legge del proprio governo, qualcosa di molto grave è accaduto. Ma a Roma, evidentemente, nessuno se n’è accorto. Qui a Luino — e in tutti i comuni della fascia di frontiera — le conseguenze non sono astratte. Sono buche nelle strade che nessuno riparerà. Sono servizi che si ridurranno. Sono bilanci comunali che dipendono in parte significativa da quei ristorni, e che si troveranno improvvisamente più poveri per una scelta fatta a centinaia di chilometri di distanza, da chi non conosce questa terra e non si preoccupa di conoscerla. Me lo si lasci dire con franchezza, senza paura di sembrare scomodo: questa è la politica delle segreterie, non dei territori. È la politica di chi ragiona per categorie nazionali astratte, per equilibri di coalizione, per logiche di palazzo — e poi scarica i costi su chi abita i margini. Su chi vive al confine. Su chi ogni giorno costruisce, con il proprio lavoro, il tessuto economico e sociale di questa zona. Mi riconosco in una precisa area politica. Ma non ho nulla — e dico nulla — da condividere con queste scelte. è “della politica” in generale: è di chi dovrebbe rappresentare il territorio e invece lo governa dall’alto, con la distanza sufficiente a non sentirne le conseguenze. E a Luino che vento tira ? un vento romano ? Aboliamo questa tassa. Subito. Prima che i costi di una scelta miope si riversino su Luino in modo irreversibile. O forse, in nome dell’amatriciana romana, dobbiamo aspettare che ce lo chieda la Svizzera.

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