Bove: "Voglio ispirare le persone, ma non chiamatemi modello. Della sera del malore non ricordo nulla"
L'intervento del calciatore ex Roma e Fiorentina
Edoardo Bove, calciatore del Watford ed ex Fiorentina, in Inghilterra a causa del defibrillatore sottocutaneo necessario dopo il collasso in campo in Fiorentina-Inter del 1 dicembre 2024, ha parlato al Festival dello Sport di Trento: "Ho sempre coltivato il sogno di tornare a giocare. Il calcio è una mia grandissima passione. Volevo e voglio vivere di questo".
DOCUFILM IN USCITA
"Sarà un racconto intimo del mio percorso interiore. Se ho dato il permesso alle telecamere di entrare nella mia vita privata è per far vedere le difficoltà che un ragazzo può vivere. Non voglio essere un modello, ma è solo un modo per ispirare le persone che vivono delle difficoltà e per dare la forza di guardare dentro se stessi e farsi aiutare".
QUELLA SERA DI INIZIO DICEMBRE
"La verità è che non ricordo niente di quel momento. Mi sono svegliato in ospedale senza ricordarmi cosa fosse successo. Mi sono trovato a dover affrontare una difficoltà dal nulla. Sono stato costretto a stare lontano dal campo e dalla mia quotidianità per un po’. Ho dovuto trovare cose da fare. Per esempio il documentario mi ha aiutato a raccontarmi. Essendo uno introverso facevo fatica a parlare con la mia famiglia. Una telecamera senza nessuno davanti mi ha aiutato a tirare fuori le mie emozioni. L’evento del 1 dicembre mi ha aiutato ad avvicinarmi a un argomento che non conoscevo, quello del primo soccorso. Sono stato a convegni, riunioni di associazioni che fanno parte del primo soccorso. Volevo fare qualcosa per aiutare. Essendo stato colpito in prima persona. Ho avuto testimonianze di familiari che hanno perso persone per un mancato pronto intervento. È un argomento sensibile che devi conoscere bene perché se non si interviene nei primi minuti poi la situazione diventa irreparabile".
LA ROMA
"Sono sempre stato un giocherellone. Ho coltivato il sogno di fare il calciatore piano piano. Non pensavo all’inizio di farlo diventare un lavoro. Semplicemente mi ero detto che sarei andato avanti finché non fosse diventato un peso andare al campo. Quel momento non è ancora arrivato. I miei tre idoli? De Rossi, Nainggolan e Pirlo. Le finali con la Roma? Quella vinta (Conference League, ndr) grande emozione per la città. Quella persa (Europa League, ndr) uno dei giorni più brutti della mia vita. Custodisco con più valore quella persa perché in Europa League ero stato più protagonista che in Conference. La maggior parte dei cambiamenti avvengono nei momenti più difficili. Quella sconfitta è stata una batosta ma mi ha permesso di crescere. La semifinale di Europa League contro il Leverkusen? Fu un giorno indimenticabile. Una partita che vorrei rigiocare, a parte la finale di Europa League, è un derby che abbiamo perso".
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