Caio Mussolini: "Autopubblico i saggi come Vannacci, ma Amazon mi censura. Invidio Scurati per le vendite"
“Amazon e Meta mi censurano. Agirò per vie legali, ma Vannacci si impegni per la libertà d’espressione”. Caio Giulio Cesare Mussolini, pronipote di Benito, denuncia al Foglio la chiusura coatta del suo account Kindle Direct Publishing (Kdp). “È la piattaforma di Amazon che serve ad autopubblicare libri cartacei e digitali. La mattina del 30 mi sono accorto che non funzionava più il mio profilo. Ho mandato una segnalazione chiedendone i motivi, e Amazon mi ha scritto che il profilo era stato chiuso a causa di un secondo mio profilo con cui, secondo loro, avrei violato i diritti d’autore. Ma non è vero: i diritti dei miei libri sono tutti miei, e io ho sempre avuto un account”. Mussolini ha chiesto ulteriori chiarimenti, “ma sono arrivate una serie di mail tutte uguali. Mi viene anche il dubbio che qualcuno abbia davvero letto le mie segnalazioni. Ma non è la prima volta”. Cioè? “Qualche mese fa mi è stata chiusa anche la pagina Facebook da circa 20 mila follower, probabilmente a causa delle segnalazioni di molte persone a cui dà fastidio ciò che scrivo. Anche Meta mi sta censurando, e per questo ho scelto di agire per vie legali”. Mussolini rivendica la sua libertà di espressione. “Uno col mio cognome fa il doppio dell’attenzione quando parla di argomenti storici, mentre invece non succede niente quando sono io a segnalare la gente che mi insulta e mi minaccia. C’è chi mi scrive ‘c’è ancora spazio a Piazzale Loreto’ ”.
Ex ufficiale di Marina, ex candidato di Fratelli d’Italia alle Europee, oggi per sua fortuna Caio Giulio Cesare non campa certo di libri: “Sono un manager e lavoro nel settore della difesa. Scrivo per passione”. Ma negli ultimi tempi le soddisfazioni editoriali non sono mancate. Nell’ultimo anno e mezzo è uscita la sua trilogia dal titolo “Mussolini e il fascismo – L’altra storia”. Dalle origini alla guerra civile, raccontati da chi per anni ha chiamato ‘zia’ Edda Ciano. “Avrò venduto qualche centinaio di copie, sia online che direttamente. Ma nell’ultimo mese c’è stata una crescita esponenziale”, spiega. “Tutti e tre i libri sono stati primo, secondo e terzo per vendite nella categoria ‘storiografia’ di Amazon, ma sono arrivati sul podio anche in ‘storia contemporanea’. Ne vendevo circa 10 al giorno, ma proprio durante quei giorni mi è sparito l’account Kdp”. Il vantaggio del self publishing sta nei guadagni più alti per l’autore, non essendoci intermediari di mezzo. Il generale Vannacci lo sa bene, tanto che il suo caso è all’opposto: su Amazon ha dominato le classifiche per mesi, e qualcuno (come ha raccontato dal Foglio) si è spinto addirittura a chiedersi se dietro il boost editoriale non ci fosse una manina russa. “Su queste tesi sono molto scettico. Amazon è una piattaforma americana e i proprietari non hanno a che fare con la Russia”, commenta il pronipote del duce. “Il libro di Vannacci alla fine non è nulla di speciale, racconta cose quasi banali. Dietro il suo successo c’è stato l’attacco scomposto da parte di un giornalista di Repubblica e alla grande visibilità che ne è derivata”.
Anche per l’ex ufficiale della Marina la presunta censura potrebbe rivelarsi fruttuosa. “Dopo che ho denunciato il fatto mi ha contattato una casa editrice. Ma lì i margini sono più bassi”, dice Mussolini. “Infatti invidio Antonio Scurati, che riesce a vendere centinaia di migliaia di copie. Io per venderne qualche dozzina faccio i salti mortali. Ma lui scrive romanzi, come quelli di Harry Potter e Zorro”. Il guadagno lievita se il libro si trasforma in una serie tv. Proprio come è successo a Scurati con M. “Gli ho dato un’occhiata, ho seguito di più le polemiche che l’hanno accompagnata. Anzi – puntualizza – mi è piaciuto molto Marco Travaglio, che sicuramente non è un nostalgico, e ha criticato l’immagine macchiettistica che quel lavoro ha creato del fascismo. Che invece è stata una cosa molto seria, e non un male assoluto”. Mussolini si dice pronto a difendere la sua libertà di parola in tribunale, ma auspica che della vicenda si facciano carico anche le istituzioni. “Lancio un appello ai politici, e quindi anche a Roberto Vannacci. Servono norme che permettano all’Italia, da stato sovrano, di mantenere il controllo su queste grandi piattaforme istituzionali, che adesso agiscono al di sopra delle regole”.
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