Classic Boat Festival: Londra torna sul Tamigi

17 Agosto 2026 - 13:35
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Per un weekend di settembre, a pochi passi dalla Tower of London, sarà possibile osservare una Londra che sembra appartenere a un altro secolo. Barche sopravvissute all’evacuazione di Dunkerque, chiatte a vela nate per trasportare merci sul Tamigi, rimorchiatori a vapore e motoscafi britannici d’epoca torneranno a riempire gli storici bacini di St Katharine Docks. Il Classic Boat Festival 2026, in programma sabato 12 e domenica 13 settembre, non è soltanto una delle manifestazioni nautiche gratuite più affascinanti della capitale: è anche l’occasione per attraversare quasi duecento anni di storia londinese seguendo un filo d’acqua. Le imbarcazioni raccontano guerre, commerci, trasformazioni industriali e vite private, mentre il luogo che le ospita conserva ancora le tracce del grande porto che contribuì a fare di Londra una capitale mondiale.

Classic Boat Festival 2026: cinquanta barche nella vecchia Londra

Il colpo d’occhio sarà probabilmente la prima cosa a sorprendere. Gli edifici contemporanei e i vecchi magazzini di St Katharine Docks faranno da cornice a una flotta di circa 50 imbarcazioni storiche e accuratamente conservate, distribuite tra il Central Basin e il West Basin. Il Classic Boat Festival arriva nel 2026 alla 17ª edizione e si svolgerà sabato 12 e domenica 13 settembre, dalle 10:30 alle 17:00, con ingresso completamente gratuito. Secondo il programma pubblicato da St Katharine Docks, la marina ospiterà un assortimento molto più vario di quanto suggerisca l’espressione generica vintage boats: Thames Sailing Barges, storici rimorchiatori a vapore, Dunkirk Little Ships e imbarcazioni della gamma Bates Star Craft, uno dei nomi classici della nautica britannica del Novecento.

Il pubblico non sarà confinato a osservare tutto dall’alto delle banchine. I visitatori potranno raggiungere i pontili, vedere le barche al livello dell’acqua e incontrare proprietari e custodi, spesso le persone migliori per raccontare restauri, traversate e vicende delle singole imbarcazioni. È però opportuno distinguere questo accesso dalla possibilità di salire a bordo: alcune anticipazioni giornalistiche hanno parlato di visite gratuite sulle barche, mentre il programma ufficiale 2026 al momento garantisce l’accesso ai pontili e l’incontro con i proprietari, senza promettere che tutte o determinate imbarcazioni saranno visitabili internamente.

Il festival non si esaurirà nella marina. Sulla piattaforma eventi sono previsti incontri con esperti, tra i quali Tom Cunliffe, navigatore e autore britannico conosciuto per i suoi libri e programmi dedicati alla vela. Ci saranno musica dal vivo e attività per i bambini, mentre Marble Quay ospiterà cibo, intrattenimento e oggetti di antiquariato nautico. Entrambe le giornate avranno inoltre una sorta di cerimoniale sonoro: apertura e chiusura saranno accompagnate dal saluto collettivo delle sirene delle imbarcazioni, probabilmente uno dei momenti più spettacolari del weekend.

La varietà delle barche è importante perché impedisce al festival di trasformarsi in una semplice esposizione di yacht eleganti. Una Thames Sailing Barge e una piccola imbarcazione di Dunkerque appartengono a mondi completamente differenti. Le prime furono strumenti di lavoro della Londra commerciale; molti Little Ships erano invece yacht, motoscafi, barche da pesca e altre unità civili improvvisamente coinvolte in uno dei momenti più drammatici della Seconda guerra mondiale. Accanto a loro arriveranno steam tugs, protagonisti della vita quotidiana del porto, e raffinate motorboat del Novecento.

Il Classic Boat Festival 2026 diventa così una specie di museo galleggiante, con una differenza fondamentale: molti dei suoi reperti non sono immobili dietro una vetrina. Sono barche restaurate, mantenute operative e, in diversi casi, ancora capaci di navigare. Ed è proprio tra quelle provenienti da Dunkerque che il confine fra oggetto storico e testimone vivente diventa particolarmente sottile.

Classic Boat Festival e Dunkerque: la storia dei Little Ships

La presenza dei Dunkirk Little Ships dà al festival una dimensione che va molto oltre la nostalgia nautica. Per comprenderne il significato bisogna tornare alla primavera del 1940. Le armate tedesche avevano attraversato Paesi Bassi, Belgio e Francia, spingendo le forze britanniche e alleate verso la costa. Centinaia di migliaia di uomini finirono intrappolati intorno a Dunkerque. Il 26 maggio venne avviata Operation Dynamo, l’operazione destinata a evacuare le truppe attraverso la Manica.

Le grandi navi non potevano avvicinarsi facilmente alle spiagge poco profonde. Servivano quindi imbarcazioni con pescaggio ridotto, capaci di raggiungere i soldati e trasferirli verso unità maggiori oppure, in alcuni casi, attraversare direttamente la Manica. È qui che entrarono nella storia yacht privati, motoscafi, barche da pesca, chiatte e pleasure steamers che sarebbero diventati collettivamente conosciuti come Little Ships.

Intorno alla loro impresa si è costruito uno dei racconti più romantici della memoria britannica della guerra: proprietari civili che ascoltano l’appello, salgono spontaneamente sulle proprie barche e partono verso la Francia per salvare l’esercito. La realtà fu più complessa e, forse, ancora più interessante. La Association of Dunkirk Little Ships, l’organizzazione che conserva la memoria e l’identità delle imbarcazioni coinvolte, spiega che già il 14 maggio l’Ammiragliato aveva ordinato ai proprietari di pleasure craft a motore tra 30 e 100 piedi di fornire i dettagli delle proprie barche. Quando l’emergenza precipitò, costruttori e agenti lungo le coste iniziarono a raccogliere rapidamente le unità adatte.

In molti casi i proprietari non furono neppure contattati prima che le loro barche venissero requisite. Più di cento imbarcazioni dell’Upper Thames, per esempio, furono raccolte nel cantiere Tough Brothers di Teddington, alleggerite degli oggetti non necessari e trasferite verso Sheerness e poi Ramsgate. Qui venivano rifornite e affidate a ufficiali della Royal Navy, marinai e volontari esperti. Solo una minoranza raggiunse Dunkerque guidata direttamente dal proprio proprietario. La celebre immagine dell’intera flotta composta da civili improvvisati che attraversano autonomamente la Manica è dunque in larga misura un mito successivo.

Questo non ridimensiona affatto l’impresa. Circa 850 imbarcazioni private parteciparono a Operation Dynamo e più di 200 andarono perdute; la stessa associazione riporta, nelle sue ricostruzioni storiche, stime superiori a 250 perdite. L’operazione complessiva, nella quale agirono insieme Royal Navy, Merchant Navy, Royal Air Force e piccole imbarcazioni, riuscì a evacuare circa 338.000 militari britannici e francesi. Quella che era iniziata come conseguenza di una catastrofe militare divenne un elemento potentissimo della memoria nazionale britannica, fino a generare l’espressione Dunkirk Spirit, ancora utilizzata per indicare solidarietà e capacità di reagire collettivamente a una situazione disperata.

Alcuni di quei testimoni galleggianti esistono ancora. L’Association of Dunkirk Little Ships, nata dopo una traversata commemorativa organizzata nel 1965, continua a preservarne la storia e a riportarli periodicamente sull’acqua. Le imbarcazioni che si vedranno a St Katharine Docks non rappresentano quindi Dunkerque attraverso riproduzioni: alcune hanno realmente navigato durante le operazioni del 1940. A oltre ottant’anni di distanza, continuano a trasformare una pagina di storia in qualcosa che si può ancora osservare a pochi metri di distanza.

Dalle Thames Sailing Barges ai docks costruiti da Telford

Le Dunkirk Little Ships raccontano la guerra; le Thames Sailing Barges riportano invece alla Londra che viveva letteralmente del proprio fiume. Prima che camion, ferrovie moderne e container trasformassero la logistica, il Tamigi era una gigantesca arteria commerciale. Le caratteristiche chiatte a vela, con il loro fondo relativamente piatto e le grandi vele, erano progettate per navigare nell’estuario, raggiungere acque poco profonde e trasportare grandi quantità di merci con equipaggi sorprendentemente ridotti. Mattoni, cereali, fieno, materiali da costruzione e altri carichi viaggiavano tra Londra, Essex, Kent e i porti della costa orientale.

Vederne alcune ormeggiate a St Katharine Docks crea quindi un cortocircuito storico particolarmente riuscito, perché i docks furono costruiti proprio per il commercio. La storia dell’area è molto più antica della marina moderna. Il nome deriva dall’Hospital of St Katharine by the Tower, istituzione fondata nel XII secolo e rimasta per secoli immediatamente a est della Tower of London. All’inizio dell’Ottocento, però, la crescita commerciale della capitale richiedeva nuove infrastrutture portuali e l’intera zona venne destinata alla costruzione dei docks.

Il progetto fu affidato al grande ingegnere scozzese Thomas Telford, famoso per ponti, strade e canali e autore qui del suo unico grande progetto londinese. I lavori iniziarono nel 1825 e i docks furono ufficialmente inaugurati il 25 ottobre 1828. La cronologia conservata da St Katharine Docks mostra ancora la struttura pensata da Telford: due bacini collegati, East e West, raggiungibili dal Tamigi attraverso una chiusa d’ingresso, una soluzione studiata per ottenere la maggiore quantità possibile di banchine in uno spazio relativamente ristretto.

L’opera aveva però un costo umano enorme. Per realizzare il complesso venne demolita la comunità cresciuta intorno all’antico ospedale e migliaia di residenti furono costretti ad abbandonare l’area. È un aspetto essenziale della storia dei grandi lavori londinesi dell’Ottocento: dietro infrastrutture che oggi ammiriamo come monumenti dell’ingegneria vittoriana esistevano spesso quartieri cancellati e popolazioni trasferite.

I docks diventarono un importante punto di ingresso per zucchero, rum, spezie, profumi, vini, tè e altri beni di valore. Ma l’evoluzione navale cominciò presto a lavorare contro di loro. L’accesso relativamente limitato rendeva difficile accogliere navi sempre più grandi e, con il progressivo spostamento delle attività portuali verso est, St Katharine perse importanza commerciale. Nel 1864 venne integrata con i vicini London Docks; durante la Seconda guerra mondiale subì pesanti bombardamenti tedeschi e i magazzini intorno all’East Basin furono distrutti.

La trasformazione definitiva arrivò nel secondo dopoguerra. Nel 1968 il sito passò al Greater London Council e negli anni successivi iniziò la riconversione. Oggi i tre bacini interconnessi ospitano una marina con 185 posti barca, circondata da ristoranti, uffici, abitazioni e hotel. Eppure basta l’arrivo delle vecchie sailing barges e dei rimorchiatori per ricordare che questo elegante angolo accanto a Tower Bridge non nacque per il tempo libero: era una macchina commerciale costruita per alimentare Londra con merci provenienti dal mondo.

Un weekend sul Tamigi: Great River Race e Totally Thames

Il Classic Boat Festival acquista ancora più significato quando lo si inserisce nel calendario di settembre. L’evento fa parte infatti di Totally Thames 2026, il festival organizzato dalla Thames Festival Trust, ente culturale che sviluppa programmi artistici, educativi e partecipativi dedicati al fiume. Per tutto il mese il Tamigi torna a essere non semplicemente lo sfondo della città, ma uno dei suoi protagonisti.

Il 12 settembre, mentre le imbarcazioni storiche saranno raccolte nei bacini di St Katharine Docks, sull’acqua si svolgerà contemporaneamente uno degli eventi fluviali più spettacolari dell’anno. La Great River Race porterà quasi 300 equipaggi lungo un percorso di 21,6 miglia, da Millwall Slip nell’East London fino a Ham, nell’area di Richmond. Atleti competitivi, equipaggi in costume e squadre impegnate nella raccolta di fondi attraverseranno Londra in quella che viene spesso descritta come la maratona fluviale della capitale. Il programma di Totally Thames indica il passaggio sotto alcuni dei ponti più riconoscibili della città e permette agli spettatori di seguire gratuitamente la gara da numerosi punti lungo il percorso.

Il calendario comprende anche Tidefest, il 6 settembre a Strand-on-the-Green, con kayak, paddleboarding, passeggiate sul foreshore e attività familiari, mentre per tutto il mese il progetto fotografico Lost and Found di Henry Reichhold esplorerà il rapporto mutevole tra generazioni di londinesi e il Tamigi. Il festival nautico di St Katharine Docks diventa quindi un tassello di un racconto molto più ampio: Londra che torna a guardare il proprio fiume non soltanto come panorama, ma come infrastruttura, ecosistema, luogo di sport e archivio della propria memoria.

Per visitare il Classic Boat Festival, l’indirizzo è St Katharine Docks Marina, 50 St Katharine’s Way, London E1W 1LA. L’apertura è prevista dalle 10:30 alle 17:00 sia sabato 12 sia domenica 13 settembre 2026. Non occorre acquistare un biglietto: l’ingresso è gratuito e la Thames Festival Trust specifica semplicemente di presentarsi. Le stazioni indicate dagli organizzatori sono Tower Hill, Tower Gateway, Fenchurch Street e Wapping; per chi arriva con la metropolitana, Tower Hill è normalmente la soluzione più immediata.

Vale la pena non limitare la visita alle barche. Tower Bridge è praticamente accanto alla marina, la Tower of London si trova dall’altra parte della strada e una passeggiata lungo il Thames Path permette di continuare verso Wapping oppure, attraversando il ponte, raggiungere Shad Thames e proseguire verso Borough. Il festival può quindi diventare il punto di partenza per un’intera giornata dedicata alla Londra fluviale.

Ma il motivo migliore per andarci rimane forse il più semplice. In una città nella quale il passato viene spesso conservato dietro vetri e corde, il Classic Boat Festival mette la storia nuovamente sull’acqua. Le sailing barges ricordano il porto commerciale, i rimorchiatori raccontano il lavoro sul fiume e i Little Ships portano con sé la memoria di Dunkerque. Quando le loro sirene suoneranno insieme tra i vecchi bacini di St Katharine Docks, non sarà soltanto un saluto nautico: per qualche istante sarà il vecchio Tamigi a farsi nuovamente sentire nel cuore di Londra.


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