Clint Eastwood, la sua Ferrari era diversa da tutte le altre
Un uomo, una leggenda. Nella sua pluridecennale carriera sul set Clint Eastwood si è reso più volte protagonista di film entrati nella mitologia cinematografica, come Per un pugno di dollari, in onda questa sera su Rai Tre. Nonostante le battute sulla sua presunta scarsa capacità espressiva abbiano provato a scalfirne l’aura, è entrato nei cuori delle persone, attraversando diverse generazioni di pubblico. A partire dagli esordi, un suo pallino sono le auto, su tutte la Ferrari 275 GTB, un pezzo di storia di Maranello al cui volante Eastwood è apparso in alcuni scatti trapelati sui social.
La Ferrari regalata da Dino De Laurentiis
Le ricostruzioni indicano che sia un vecchio regalo di Dino De Laurentiis, fattogli nel 1966 mentre Eastwood si trovava a Roma per girare Le streghe. Venuto al corrente del suo interesse per le quattro ruote, il produttore ordinò un esemplare nuovo fiammante, 08539, completato a marzo e inizialmente registrato sotto la società Dino De Laurentiis Cinematografica.
I puristi avranno qualche appunto da muovere sul colore, il Grigio Notte anziché il tradizionale rosso Ferrari, ma bisogna ammettere che l’accostamento con gli interni in pelle nera VM 8500 funzionava. Il pacchetto prevedeva cerchi a raggi Borrani, poggiatesta e tachimetro in miglia, un dettaglio niente affatto secondario pensando al suo futuro trasferimento negli Stati Uniti.
Le prime prove di un successo garantito vennero fatte nel 1964, al Salone di Parigi. Disegnata da Pininfarina e costruita da Scaglietti, la carrozzeria incarnava il livello più elevato della qualità artigianale italiana. Dal cofano lunghissimo all’abitacolo arretrato, fino alla coda corta, le analogie rispetto alla 250 GTO si sprecavano, ma sotto la pelle i tecnici ebbero il coraggio di osare, artefici di soluzioni fino ad allora viste solo su produzioni speciali, comprese le sospensioni indipendenti.
A dispetto delle linee tradizionali, quelle di una gran turismo, il risultato finale guardava avanti, come suggeriscono i freni a disco. Il V12 Colombo da 3,3 litri sprigionava 280 CV a 7.600 giri, gestiti da un cambio manuale a cinque marce montato posteriormente secondo lo schema transaxle, così da favorire la distribuzione dei pesi. La velocità massima dichiarata raggiungeva i 258 km/h.
La firma sulla 275 GTB
Grato del regalo, Eastwood volle apporre una firma personale sulla 275 GTB. Chiamò George Barris, celebre preparatore americano, e gli chiese di sostituire il grigio di partenza con un verde molto scuro, affinché alla luce del sole comparissero riflessi color smeraldo, quasi invisibili in ombra. All’interno fece, invece, installare una radio ricetrasmittente, rimasta sulla vettura negli anni successivi.
Ultimati i lavori in Italia, la 275 GTB attraversò l’Atlantico e, a nome dell’attore, venne immatricolata in Nevada: da qui, i contorni della storia cominciano a farsi nebulosi. L’auto tornò a far avere sue notizie soltanto nel 1988, all’ingresso in un museo svizzero, prima del passaggio a un collezionista ecuadoriano, che la utilizzò durante alcune manifestazioni europee e della vendita a un’asta Bonhams nel 2004 alla cifra di 558.086 franchi svizzeri, equivalenti allora a circa 486.000 dollari. Alla rarità del modello si aggiungeva l’appartenenza a un attore ormai entrato nella leggenda, anche grazie ai western girati in Italia.
Per un pugno di dollari uscì nel 1964 e aprì la trilogia firmata da Sergio Leone. Eastwood, conosciuto per Rawhide, accettò per 15.000 dollari una parte rifiutata da altri attori, un pistolero inserito nella guerra tra i Baxter e i Rojo per il controllo di San Miguel.
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