CNN Portogallo - Cristiano Ronaldo pone l'ultimatum per tornare in nazionale: caso chiuso soltanto senza Jorge Jesus come ct
Nonostante i tentativi della Federazione di mediare, il caso è tutt'altro che chiuso
Cristiano Ronaldo ha ripreso ad allenarsi con l'Al-Nassr dopo aver archiviato dopo una sola partita il miniciclo di quattro gare ravvicinate del girone di Nations League. Lo “sgarbo” del commissario tecnico del Portogallo Jorge Jesus di escluderlo dalla formazione iniziale del match con la Danimarca, farlo scaldare per trenta minuti per poi non inserirlo ha prodotto la fuga del cinque volte Pallone d'oro dal ritiro della squadra per recarsi a Madrid. Da dove sarebbe poi ripartito per l'Arabia Saudita. A distanza di giorni, la polemica non si è ancora spenta nel Paese nonostante i tentativi di mediazione operati dallo stesso Jesus e dal presidente federale Proença e oggi emergono nuovi dettagli sulla vicenda.
ULTIMATUM RONALDO
Nel post-partita di Portogallo-Norvegia di domenica scorsa, Jorge Jesus aveva teso in qualche modo la mano a CR7, ipotizzando la possibilità di coinvolgerlo nelle convocazioni degli ultimi due impegni di Nations League del prossimo novembre, rilanciando la palla nella metà campo opposta e lasciando al giocatore ogni decisione circa il suo futuro in nazionale dopo 234 presenze e 146 goal. Oggi, secondo quanto ha raccolto CNN Portogallo, il calciatore non solo non avrebbe raccolto l'appello a mettere da parte la delusione ed il risentimento del suo allenatore, ma avrebbe innalzato ulteriormente il livello di tensione. Comunicando informalmente che, fino a quando Jorge Jesus sarà alla guida della nazionale, lui non si metterà a disposizione.
PRESSIONE SULLA FEDERAZIONE
Una presa di posizione che, se confermata, è destinata ad aumentare la pressione nei confronti della Federazione retta da Pedro Proença. Nonostante gli ottimi risultati raggiunti nelle prime quattro partite della gestione del nuovo ct Jorge Jesus, con tanto di qualificazione ai quarti di finale di Nations League raggiunta con due turni di anticipo, che il tema Cristiano Ronaldo stia molto a cuore per una serie di ragioni – di prestigio, economico, di ritorno anche sui social – è innegabile. Non si spiegherebbe altrimenti il blitz improvvisato nelle ore successive alla rottura tra Jesus e Ronaldo, con un viaggio in Danimarca nel tentativo di scongiurare l'addio del campione. E non si spiegherebbe nemmeno le dichiarazioni rilasciate domenica sera.
LA SPIEGAZIONE DI PROENCA
“Cristiano Ronaldo è il miglior giocatore della storia. Ha dedicato più di due decenni al calcio portoghese ed è il simbolo supremo dell'identità portoghese. La sua presenza con la nazionale è meritata grazie alle sue eccezionali capacità sportive, e questo è innegabile. Rimarrà sempre parte di questo gruppo ogni volta che sarà in forma e pronto. Quanto accaduto tra lui e Jorge Jesus è stato semplicemente un malinteso che deve essere risolto internamente. Cristiano fa parte della nazionale; è la nostra icona, e ha capitanato la squadra nel primo dei quattro incontri. Avrebbe potuto concludere la sua carriera ai Mondiali, ma non l'ha fatto per il suo amore verso la nazionale. Ora che i primi quattro incontri sono terminati, abbiamo il tempo e la calma per sederci insieme e risolvere il malinteso. Cristiano fa parte del nostro patrimonio, e sarà sempre qui ogni volta che l'allenatore lo vorrà”.
IL NODO DELLE SCUSE
Secondo parte della stampa e della critica, quella in particolare più vicina alle posizioni di Cristiano Ronaldo, il vero nodo della questione è legato alle mancate scuse di Jorge Jesus dopo il trattamento riservato a Ronaldo, fatto scaldare per un periodo lungo e poi non mandato in campo. Il richiamo ripetuto di Jesus ai princìpi che varrebbero per tutti i giocatori ha fatto saltare il tappo ed è l'aspetto sul quale la vicenda può risolversi in un senso o nell'altro. Dopo il successo di domenica scorsa contro la Norvegia, il ct del Portogallo aveva puntualizzato: “Non so cosa deciderà Cris. Quello che avevo da dire l'ho già detto, ma aggiungerò qualcosa. Per me, all'inizio, non è mai stato un problema. Era qualcosa che consideravo normale come allenatore. Avere un giocatore con il simbolismo che rappresenta per il Paese e per la nazionale... Ci sono principi da allenatore che non sono negoziabili, ma dato che non c'era nulla di particolare in termini di autorità, per me Cris sarà convocato nella prossima squadra, se gioca per l'Al-Nassr, se vuole tornare in nazionale. A mio parere, non si può pretendere, sulla base di un'amicizia di un solo anno, una situazione difficile da comprendere. Solo perché si trattava di lui, e forse giustamente perché è un simbolo, tutto questo problema del suo ingresso, del riscaldamento e poi della mancata entrata in campo. Quanti giocatori si sono riscaldati oggi e non sono entrati? Ci sarà un problema? No. Con Cris è diverso, è un simbolo. Scuse? Perché dovrei porgere delle scuse, sulla base di bugie che sono state raccontate?".
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)