Cos'è il Safe e perché può aiutare l'Italia

28 Luglio 2026 - 20:10
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Divide la maggioranza, ma anche le opposizioni: si chiama Security action for Europe, in breve Safe. Si tratta di uno strumento che l'Unione europea ha messo in campo per fornire prestiti a lungo termine fino a 150 miliardi di euro con cui aiutare gli stati membri ad aumentare rapidamente e in modo significativo gli investimenti nel settore della Difesa mediante appalti comuni. Gli stati beneficiari dovranno rimborsare il prestito, che sarà però a tasso agevolato con scadenza a 45 anni e con un "grace period" (periodo di tolleranza) di dieci anni. Il regolamento che l'ha istituito è entrato in vigore nel maggio 2025, e rappresenta il primo pilastro del piano “ReArm Europe” (poi ribattezzato “Readiness Europe”) della Commissione europea. 

Diversi gli ambiti finanziati da Safe. Si va dai missili e dalle munizioni ai droni di piccola dimensione e ai relativi sistemi anti-drone, dalla difesa aerea alla sicurezza cibernetica, fino alla protezione delle infrastrutture critiche e alla mobilità militare. Sono oggetto degli investimenti anche ambiti strategici quali, tra gli altri, il trasporto aereo strategico, il rifornimento in volo, e i servizi spaziali, così come l'intelligenza artificiale e la guerra elettronica.  Il denaro stanziato sarà erogato agli stati interessati su richiesta e sulla base di piani nazionali. Nel complesso, tra l'11 febbraio e il 10 aprile 2026, il Consiglio ha approvato i finanziamenti per la difesa a titolo di Safe per 18 paesi membri dell'Ue. Fra questi c'è anche l'Italia, che ha "prenotato" (usando le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani) 14.9 miliardi di euro a un passo dalla scadenza fissata per la mezzanotte del 30 luglio 2025

Come spieghiamo qui, dal punto di vista finanziario la rinuncia a Safe appare difficile da giustificare. La Commissione europea gode di un merito creditizio migliore rispetto a quello italiano. In poche parole: Bruxelles si indebita a tassi inferiori rispetto a quelli che dovrebbe pagare Roma emettendo titoli di stato. Richiedere quasi 15 miliardi di prestiti permetterebbe dunque di far risparmiare al bilancio pubblico circa 120 milioni di euro di interessi ogni anno. Che alla fine del periodo di rimborso diventerebbero diversi miliardi. Di conseguenza, grazie ai loro tassi più vantaggiosi, i prestiti consentirebbero di ridurre l’onere della spesa militare. 

I prestiti inoltre prevedono dieci anni di pre ammortamento, durante i quali il capitale non deve essere restituito. I finanziamenti europei, poi, sono legati a programmi comuni tra più paesi: i prestiti Safe, infatti, sono in parte condizionati a essere spesi su programmi multinazionali, per ridurre la frammentazione e gli sprechi oggi esistenti nell’industria della difesa europea. In poche parole: spendere insieme significa spendere meglio e potenzialmente anche spendere meno in futuro. 

Il Safe divide maggioranza e opposizione

"Entro la fine dell'anno decideremo quanti utilizzarne. Come ho sempre detto, e come hanno detto tutti i miei colleghi Giorgetti e Crosetto, ne utilizzeremo probabilmente di meno", ha spiegato il leader di Forza Italia Tajani. Una rassicurazione indirizzata a chi, da dentro la maggioranza, si mostra più scettico alla possibilità di fare ricorso al Safe. Pur avendo ottenuto il via libera Ue al piano per la difesa già nel gennaio scorso Il governo di Giorgia Meloni non ha ancora firmato l'accordo esecutivo per l'esborso della prima tranche dei prestiti. Il sì finale – e formale – alla firma degli accordi esecutivi spetta al ministero dell'Economia. Il quale è stato più volte incentivato da Crosetto a decidere in fretta sugli stanziamenti. Eppure, come scriviamo qui, sia per la premier Meloni che per il titolare del Mef l’aumento delle spese militari non solo non è una priorità, ma un argomento nocivo in una campagna elettorale che ormai è già cominciata. E che vede, almeno sul tema delle spese militari, Lega e Futuro Nazionale sullo stesso grado di scetticismo. Proprio oggi il senatore della Lega Claudio Borghi replicava a Tajani con una dichiarazione dal tono minaccioso: "Non c'è nessuna decisione sull'utilizzo o meno del Safe e deciderà il Parlamento sulla base dei dati di opportunità e convenienza. Prenotare i fondi è solo una manifestazione di interesse".

Non va tanto meglio nell'opposizione, dove praticamente solo il Pd si esprime favorevolmente al Safe. "Va usato, come già fanno molti paesi europei. Ed è giusto che venga in primo luogo usato per progetti europei, per la standardizzazione dei sistemi d’arma, la costruzione di un sistema satellitare e di sistemi infrastrutturali armonizzati e standardizzati", ha spiegato al Foglio il deputato dem Piero Fassino. "Mi pare un’assurdità dire no, per poi magari attingere per gli investimenti nazionali a risorse sul mercato dei capitali a tassi ben più alti". Gli ha fatto eco il senatore dem Alessandro Alfieri: "Noi sosteniamo che bisogna fare gli investimenti necessari spingendo all'economia di scala, all’interoperabilità, e questo lo fai mettendo insieme le industrie della Difesa europea, facendo lavorare insieme i governi europei, e non spendendo solo a livello nazionale”. Per il senatore, “la Difesa europea non si fa se si continuano ad aumentare i finanziamenti nazionali senza coordinarli e senza un percorso di integrazione”. Avs la pensa all'opposto. “Quello che vediamo è una sorta di riarmo degli stati membri”, ha detto al Foglio il leader di Avs Angelo Bonelli. "Il riarmo paese per paese porta a un evidente squilibrio. Per questo diciamo no al Safe". Dello stesso avviso Giuseppe Conte: "Nonostante i salti acrobatici e gli imbarazzi a pochi mesi dalle elezioni, la direzione è chiara ed è quella del Riarmo firmato da Meloni a Bruxelles e alla Nato in questi anni – ha scritto su X il presidente del M5s – che ipoteca il nostro futuro senza che nessuno sia andato a trattare a Bruxelles come abbiamo fatto nel 2020 per avere risorse massicce contro la crisi energetica, dell’industria, del potere d’acquisto".

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