“Da bambino attaccai Berlusconi al PalaSharp. Ora sogno l’asse Pd-Forza Italia”. La storia di Giovanni

09 Luglio 2026 - 06:26
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“Fossi stato l’organizzatore non avrei permesso a un bambino di salire sul palco”. Giovanni sistema la bandiera dell’Ucraina che ha sul balcone, mentre col Foglio ricorda l’episodio che quindici anni fa l’ha reso noto alle cronache. E’ il febbraio del 2011, al PalaSharp di Milano c’è una manifestazione indetta dall’associazione Libertà e Giustizia per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi. Sul palco volti noti della politica, della cultura, e pure un tredicenne, Giovanni, che prende il microfono e lancia strali contro il Cav. “Perché il presidente del Consiglio pensa a fare i festini ad Arcore, mentre c’è gente povera e gente come lui che nuota nell’oro? Perché il premier e il governo se ne fregano dell’Italia?”. Oggi di B. dice: “Ha creato un centrodestra liberale”. E su Giorgia Meloni: “Il suo impegno per Kyiv è positivo. Molto meglio dell’opposizione”.

Al j’accuse anti cav, all’epoca sono seguiti gli applausi del pubblico, così come gli attacchi. “Libero mi ha dato del balilla comunista. Mi ha colpito molto”, racconta oggi Giovanni, quasi trentenne, con la passione per l’automobilismo e il design (“La Ferrari Luce? Non sono un fan, non la capisco”). Anche l’interesse per la politica è rimasto, sebbene in modo diverso dal 2011. “Non mi pento di quell’intervento, ma erano le idee di quel poco che può capire un tredicenne, con una visione del mondo assolutamente ristretta e superficiale. Ma cosa ci si può aspettare dal cervello di un bambino? Ai tempi cercavo risposte anche dalla politica, sulla base di quello che leggevo e avevo intorno, senza avere una visione formata. Per questo – prosegue Giovanni – fossi stato negli organizzatori non avrei permesso il mio intervento: la visione politica di un bambino non è abbastanza formata per parlare in uno spazio pubblico. E penso che sarebbe meglio evitare anche di portare i bambini alle manifestazioni politiche”.

Sottolinea più volte che quell’intervento è stato tutta farina del suo sacco. “Il discorso era mio. Non sono stato in nessun modo spinto dai miei genitori, che anzi non erano proprio convinti a farmi prendere la parola sul palco”. Lo hanno portato con loro, ci spiega, perché facevano parte delle varie realtà che avevano contribuito a organizzare l’evento. Sul palco, alle sue spalle, c’era una scritta gigante: “Dimettiti, per un’Italia libera e giusta”. Eppure, “nessuno ha mai provato a indottrinarmi, né i miei genitori, né i loro amici politicamente attivi”, chiarisce Giovanni, che nel tempo è cresciuto e oggi a Silvio Berlusconi dà pure qualche merito. “Gli riconosco di aver creato un centrodestra liberale e a favore del libero mercato, come cosa molto positiva sul lungo termine. Ma tengo in mente la sua persona in una luce negativa a causa delle accuse di corruzione, le vicende giudiziarie, Ruby, le leggi ad personam, eccetera”.

E oggi politicamente come ti definisci? “Sono un progressista liberale di centro, ma non mi sono ancora iscritto a nessun partito”. Nel frattempo, partecipa con entusiasmo all’attività di un’associazione con cui da anni lancia iniziative pro Europa e filoucraine. “Sono stato a Kyiv l’anno scorso per fare una dimostrazione di supporto, ma anche per portare aiuti medici alla popolazione”. Secondo Giovanni, la posizione della premier Giorgia Meloni sull’Ucraina “è sempre stata netta, e assolutamente positiva. Fortunatamente molto meglio di quella dell’opposizione. Il Pd è ormai irrilevante sulla politica estera, in cui invece la voce dominante sembra quella del M5s, ma loro sono pro Putin”.

L’unica frangia dem in cui si rispecchia è quella dei riformisti, “almeno quelli che non sono ancora scappati. E’ una minoranza sempre più ostracizzata nel partito, che pure è nato con tante correnti diverse al suo interno. Oggi con Elly Schlein non è più permesso il confronto”. Paradossalmente, il partito fondato dal Cav. oggi sembra una risorsa. “Con l’associazione abbiamo contatti anche con Forza Italia. Il vero problema sono le persone con cui sono in coalizione: la Lega, i filorussi, i trumpiani, persone troppo di destra. E speriamo non ci si infili anche Roberto Vannacci. Di Berlusconi non mi piaceva la persona, del generale – ammette Giovanni – il problema vero sono le idee che porta”. Per contrastarle “FI dovrebbe allearsi coi partiti di centro. Per arginare dal un lato M5s e Vannacci dall’altro, credo si possa addirittura pensare a un’alleanza tra FI e Pd. Non ci sarà mai, ma possiamo ancora sognare”.

Dell’episodio del PalaSharp non se ne parla ormai quasi più. “Ripensandoci anni dopo, c’è un misto di imbarazzo per la banalità, o meglio superficialità, delle idee espresse”. Tuttavia, dice Giovanni, “provo anche felicità per aver riconosciuto fin da piccolo l’importanza della politica, che mi ha portato attraverso un lungo percorso formativo alle idee e alle attività politiche in cui sono impegnato ora, che sono una parte molto importante della mia vita. Ci sono tantissimi giovani disinteressati a questi temi. Per questo – chiosa – ritengo che iniziare a interessarsi di politica fin da piccoli sia importante. Solo così si costruiscono gli elementi per arrivare politicamente formati già a 20 anni, dove serve più rappresentanza”.

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