Dal patentino antifascista agli editori troppo ricchi: la nuova polemica su Più libri più liberi
Dopo il patentino antifascista, un’altra polemica si abbatte sulla venticinquesima edizione di Più libri più liberi, che torna a far discutere mesi prima della sua apertura. Questa volta si torna sul lato economico della manifestazione, già oggetto di critiche due anni fa.
Oggi un gruppo di editori ha inviato una lettera a Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Associazione italiana editori (Aie), alla presidente e al direttore di Più libri più liberi, Annamaria Malato e Fabio Del Giudice, e al Comitato di indirizzo della fiera. I firmatari denunciano l’ammissione alla rassegna di alcuni editori il cui fatturato supera i criteri previsti dal regolamento per rientrare, appunto, nella piccola e media editoria rappresentata alla manifestazione. “Si tratta di una circostanza già segnalata anche dalla stampa e oggetto, negli anni, di osservazioni e polemiche pubbliche tra gli operatori del settore”, si legge nel testo.
Il regolamento generale della fiera riserva la facoltà di presentare domanda solo alle case editrici il cui fatturato netto relativo all’anno precedente non abbia superato i 10 milioni di euro e il cui capitale sociale non appartenga per più del 25 per cento a case editrici e gruppi editoriali con fatturati netti relativi allo stesso periodo superiori ai 10 milioni.
Per questa ragione, i firmatari del testo chiedono pubblicamente un chiarimento rispetto ai dati utilizzati per verificare il requisito, se esistano eventuali deroghe al limite stabilito e come si possa conciliare l’ammissione di editori con un fatturato superiore a quello indicato con l’esclusione di case editrici più piccole a causa della limitata disponibilità degli spazi. A questo proposito, il testo riprende anche la recente polemica sul cosiddetto patentino: “Negli ultimi mesi il dibattito intorno alla manifestazione si è concentrato, giustamente, sul rispetto dei principi costituzionali, delle regole e della correttezza istituzionale. Proprio per questo riteniamo che il medesimo rigore debba essere applicato anche ai criteri di ammissione previsti dal regolamento”.
L’esclusione di 34 editori per motivi di capienza diventa quindi nuovamente terreno di scontro. Il comunicato ufficiale dell’organizzazione afferma che “la valutazione ha privilegiato i soggetti la cui attività prevalente è quella editoriale”, dando precedenza a chi avesse già partecipato a edizioni passate. Una delle case editrici scartate, Idrovolante edizioni, ha espresso forti dubbi riguardo le motivazioni dell’esclusione, che ritiene eccessivamente vaghe e di natura ideologica. In suo sostegno si è espresso anche l’editore di Settecolori Manuel Grillo, il quale aveva recentemente motivato il proprio rifiuto di sottoscrivere la dichiarazione di antifascismo in una lettera pubblicata dal Foglio. “Dispiace per l'esclusione di Idrovolante: le motivazioni legate allo spazio appaiono poco convincenti, soprattutto se, nello stesso tempo, trovano posto realtà dell'editoria a pagamento o soggetti che sembrerebbe, in base allo stesso regolamento, non avrebbero titolo a partecipare”, è stato il commento dell’editore. Altre case editrici le cui domande non sono state accettate starebbero attualmente valutando azioni legali, mentre Passaggio al Bosco, la protagonista della polemica dello scorso anno, è stata esclusa per avere inviato la candidatura fuori tempo massimo.
Il lato economico di Più libri più liberi era già stato oggetto di discussione nel 2024, quando cento case editrici hanno rilasciato un comunicato che denunciava le difficoltà per i piccoli editori nel sostenere l’elevato prezzo degli stand (minimo 1.500 euro) a fronte di un calo nelle vendite, accusando l’organizzazione di avere concepito una fiera centrata sugli eventi con ospiti superstar a scapito delle realtà partecipanti.
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