Dialogo con il founder e direttore artistico di Pesade, brand di fragranze nato a Seul nel 2021
ALLE DIECI del mattino, in una via pedonale di Brera, dove la luce filtra obliqua tra i palazzi come succede d’estate nelle strade strette, il negozio di Pesade, ancora vuoto, sembra una galleria d’arte. Nella boutique milanese del marchio di profumi di nicchia nato a Seul convivono maschere tribali, sculture giganti, cactus metallici. Domina su tutto un tavolo nero, quasi un monolite di pietra lavica («in realtà è polistirolo», mi spiegano) su cui sono appoggiati i flaconi. Schierati come pezzi degli scacchi in attesa della prima mossa. Una parete di rame vetrificato rende ancora più magnetica la trionfale opera sospesa del designer che scopro nel corso di questa intervista: Kwango Lee. È un intreccio di cavi e materiali di recupero nei toni del blu, quasi un animale marino fantasy. La conversazione si svolge con un’interprete: le lunghe risposte del founder di Pesade Mok Young-kyo, che mentre parla continua a rigirare fra le dita un lussuoso orologio da polso, vengono condensate in frasi molto brevi. Con un piccolo effetto “lost in translation” coerente con un universo quasi indecifrabile, in bilico fra Oriente e Occidente, tra il visibile e ciò che resta nell’aria.
Profumi di nicchia coreani: intervista a Mok Young-kyo
Che cosa c’è di personale dietro la nascita di Pesade?
Ho iniziato come graphic designer e ho lavorato tanto nella moda. A un certo punto, ho voluto creare un brand in cui far confluire tutto quello che avevo fatto fino a quel momento. Mi ha sempre affascinato la natura invisibile del profumo: è un’industria che sento vicina perché, a differenza di altri settori, ha un legame forte con l’arte.

Mok Young-kyo – Courtesy Press Office
In boutique vedo molti riferimenti all’Africa: è un suo luogo del cuore?
Le mie fragranze partono da memorie personali. Ho viaggiato fin da piccolo, scattando sempre molte fotografie. Sono un grande fan dello stile di Yves Saint Laurent e della sua capacità di raccontare un immaginario che andava ben oltre la moda. Quando sono stato in Marocco per la prima volta, sono rimasto folgorato dalla sua villa a Marrakech: c’erano elementi europei, africani e orientali insieme. Un crocevia straordinario, che è diventato la base delle mie ispirazioni.
Qual è il suo processo creativo?
Pesade si struttura per capitoli, ognuno ha un tema principale e racchiude tre profumi, dai nomi diversi ma in dialogo fra loro. Decido il concetto, creo un moodboard e lavoro sulle materie prime partendo da un ingrediente chiave su cui costruire la narrazione. Nel Chapter IV, per esempio, l’idea è partita da un viaggio in Arabia, durante il quale sono rimasto affascinato dallo zafferano e dall’iris. Il progetto è una fusione di culture: i nomi delle fragranze sono in inglese, ma quello del brand è francese (Pesade è una tecnica di dressage, ndr ), la provenienza è coreana, c’è una contaminazione africana e ora anche italiana.

Il primo monomarca italiano di Pesade è a Milano, in via Madonnina 17. Le sale sono animate da arte di matrice coreana come la scultura sospesa e fluida di Kwango Lee – Courtesy Press Office
Storia di un collezionista ossessivo
Dove nasce la sua passione per i cavalli?
Prima di rispondere voglio dire una cosa: sono un collezionista ossessivo. Mi piace esplorare l’origine delle cose: voglio sapere in quale città è nato il jazz, qual è stata la prima macchina, da dove viene un certo marchio. Cerco sempre il momento iniziale di qualcosa. Appartengo a una generazione in cui si incrociano il mondo analogico e quello digitale, quando qualcosa mi interessa faccio ricerche su Google, ma devo comunque sperimentare dal vivo. I cavalli sono arrivati così, quasi per caso: ho visto una gara e sono rimasto colpito dalla loro eleganza primordiale. E i profumi, come i cavalli, sono un mezzo di trasporto: fanno viaggiare nel tempo, nella memoria. Ma se fossi cresciuto in un’altra cultura, forse come simbolo avrei scelto il drago.
I nomi dei jus sono piuttosto misteriosi: The New Error, An Unseen…
Le fragranze sono astrazioni, quindi il modo in cui sono chiamate è fondamentale: solo così si collega l’invisibile all’universo di chi pensa l’opera, come avviene per un’installazione o un dipinto.
Profumi che cercano equilibrio nel caos
Nel mondo di Pesade si parla molto di tensione verso l ’armonia. Il profumo può essere una forma di cura?
Sicuramente. Viviamo nel caos, in un mondo disorganizzato: le nostre fragranze cercano l’equilibrio ed è un concetto che attraversa sia la filosofia orientale che quella occidentale, un collegamento fra Asia ed Europa. Un abito, una giacca, un paio di scarpe possono cambiare l’atmosfera di una giornata, il profumo può trasformare in modo radicale l’intero mood.
La scultura sospesa in boutique ipnotizza chiunque entri. Chi è l’autore?
Kwango Lee, un artista coreano che lavora con i metalli e lo smalto cloisonné. Ho apprezzato di lui il modo imprevedibile in cui usa i materiali: i cavi che diventano lavoro a maglia, opera d’arte. Un processo simile alla profumeria, dove gli ingredienti si evolvono in modo sorprendente. Il suo primo ricordo olfattivo? La casa di mia nonna, una villa coloniale nel sud della Corea, in un piccolo paese. Era tutta di legno e aveva un suo odore particolare. Al secondo piano c’era uno spazio separato, dove si riunivano gli uomini, un luogo che mi è rimasto dentro. La seconda memoria è legata ai miei genitori, che avevano una farmacia. Da piccolo la frequentavo con gli amici come fosse un territorio d’avventura. Tuttora collego il profumo dell’alcol e delle medicine al mio parco giochi d’infanzia. È completamente fuori dall’ordinario, ma nel mio ricordo è così.

Pesade è anche creatore di prodotti per il corpo e per la casa, protagonisti nello store milanese – Courtesy Press Office
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