Donazioni e trapianti, l’Italia cresce ancora: seconda in Europa dietro la Spagna. Report CNT
Roma, 4 agosto 2026 – Il Centro nazionale trapianti ha pubblicato il Report analitico 2025, un documento di oltre 350 pagine che approfondisce i dati preliminari diffusi lo scorso marzo e restituisce il quadro definitivo e completo dell’attività della Rete trapiantologica italiana: donazione e trapianto di organi, tessuti e cellule staminali emopoietiche, liste d’attesa, dichiarazioni di volontà, sicurezza e qualità dei processi e attività sperimentali.
I dati consolidati confermano il 2025 come il miglior anno di sempre per numero di trapianti di organo: gli interventi eseguiti sono stati 4.678, 36 in più rispetto ai 4.642 del 2024. Nel corso dell’anno sono stati segnalati nelle rianimazioni 3.290 potenziali donatori (+3,9%), di cui 1.760 hanno poi effettivamente donato (+1,7%). Con 29,8 donatori per milione di abitanti, l’Italia si conferma seconda tra i grandi Paesi europei per tasso di donazione, dietro la Spagna (51,9) e davanti a Francia (27,6), Regno Unito (20,8) e Germania (11,2). A livello regionale i tassi più elevati sono stati registrati in Veneto (49,3 donatori per milione), Toscana (45,6) ed Emilia-Romagna (42,2).
Continua intanto a cambiare l’identikit di chi dona. L’età media dei donatori utilizzati è salita a 64,2 anni, contro i 58,8 del 2016. I donatori con più di 65 anni sono stati 967, quasi il doppio rispetto ai 488 di dieci anni prima, mentre il più anziano nel 2025 aveva 99 anni. L’evoluzione di questo dato testimonia la crescente capacità della Rete di valutare e utilizzare in sicurezza organi provenienti da donatori anziani o con caratteristiche cliniche complesse.
A sostenere la crescita costante dell’attività è soprattutto la donazione a cuore fermo, ormai stabilmente entrata nella pratica clinica di molti ospedali italiani. Nel 2025 i donatori utilizzati sono stati 428, il 50,7% in più rispetto all’anno precedente e il 24,3% di tutti i donatori. Questa tipologia di donazione ha consentito 897 trapianti (+44,2%), pari a circa il 21% dell’attività da donatore deceduto. Dieci anni fa, nel 2015, i donatori a cuore fermo erano stati appena sei.
Segno positivo anche per la donazione da vivente: i donatori sono stati 387 (+5,7%), dei quali 364 di rene e 23 di fegato. Nel corso dell’anno sono stati inoltre realizzati quattro trapianti nell’ambito delle catene cross-over ed è stata registrata la decima donazione samaritana avvenuta in Italia.
Per quanto riguarda i singoli organi, nel 2025 sono stati effettuati 2.367 trapianti di rene, 1.753 di fegato (+1,8%), 451 di cuore (+9,2%), 144 di polmone (-17,2%) e 35 di pancreas. Di questi, 183 interventi sono stati eseguiti in urgenza nazionale: 99 trapianti di cuore, 61 di fegato, 17 di polmone e 6 di rene. Il Report dà conto anche di 211 trapianti pediatrici: 93 di fegato, 90 di rene, 25 di cuore e 3 di polmone.
L’ospedale con il maggior numero complessivo di trapianti è stato l’Aou Città della Salute e della Scienza di Torino (482), davanti all’Azienda ospedaliera di Padova (475) e al Policlinico di Bari (294). Torino ha realizzato il maggior numero di trapianti di fegato (194), mentre Padova è risultata prima per trapianti di rene (264), polmone (37) e pancreas (12); Bari ha segnato il primato nazionale per il cuore, con 108 interventi.
Resta elevato il numero delle persone che aspettano un organo. Alla fine del 2025 i pazienti in lista erano 8.401, il 3,1% in più rispetto agli 8.146 dell’anno precedente. I tempi medi per arrivare al trapianto sono stati di 20 mesi per il rene, 4 mesi per il fegato, 8,1 mesi per il cuore, 8,7 mesi per il polmone e 8,5 mesi per il pancreas. Per i pazienti nelle condizioni più gravi, inseriti nei programmi di trapianto urgente, l’attesa è stata mediamente di pochi giorni: 2,5 per il fegato, 9,6 per il cuore e 10,8 per il rene, mentre per il polmone è stata di 29,9 giorni.
Il Report richiama l’attenzione anche sul nodo delle opposizioni. Nel 2025 i rifiuti alla donazione rilevati nelle terapie intensive sono stati il 29,2%, sostanzialmente stabili rispetto al 28,7% del 2024: secondo la stima del CNT, questi “no” hanno impedito la realizzazione di circa 2.400 trapianti. Nel confronto con gli altri grandi Paesi europei, il tasso italiano è superiore a quello della Spagna (22%), ma più basso rispetto a Francia (37,1%), Regno Unito (41%) e Germania (49%). Ancora più alta la quota delle opposizioni registrate dai cittadini al rinnovo della carta d’identità elettronica: su 3.766.794 dichiarazioni raccolte nei Comuni, i consensi sono stati 2.257.970 (59,9%) e i “no” 1.508.824 (40,1%). A esprimersi è stato il 58,9% di chi ha rinnovato il documento.
Numeri in crescita anche per i tessuti. Le donazioni sono state 16.825 (+5,6%) e i trapianti 27.354 (+2,6%): tra gli incrementi più significativi figurano le donazioni di membrana amniotica (+28,2%) e di tessuto adiposo (+61,3%) e i trapianti di vasi (+17,4%). Nel settore delle cellule staminali emopoietiche, gli iscritti attivi al Registro italiano dei donatori di midollo osseo hanno raggiunto quota 525.682, con 30.872 nuovi reclutamenti. Le donazioni effettive sono state 490 (+19,5%), mentre i trapianti realizzati grazie a un donatore volontario iscritto al Registro sono stati 1.161 (+6%).
Il Report fotografa anche lo sviluppo del programma nazionale di trapianto di microbiota fecale: dal suo avvio, nell’aprile 2020, sono stati effettuati 396 trattamenti in nove centri, con una risoluzione clinica nel 95% dei casi. Completano il Report i capitoli dedicati all’attività di procurement e agli scambi di organi con l’estero, alla donazione di cellule riproduttive, all’attività ispettiva, al monitoraggio delle reazioni e degli eventi avversi e ai controlli di qualità dei laboratori di immunologia dei trapianti.
“Questi risultati confermano la forza del sistema trapiantologico italiano e il profondo senso di solidarietà dei nostri cittadini”, commenta il Ministro della Salute, Orazio Schillaci. “Siamo consapevoli del fatto che questo settore richiede monitoraggio e impegno costanti. Per questo continueremo a lavorare e a potenziare le attività di sensibilizzazione, soprattutto tra i giovani, perché la cultura della donazione diventi parte della nostra identità civile. Dire sì alla donazione significa dire sì alla vita. È un messaggio che dobbiamo rendere virale”, conclude Schillaci.
“Le sfide che attendono la Rete nazionale trapianti nei prossimi anni riguardano il contenimento delle opposizioni, il raggiungimento di una sempre maggiore omogeneità territoriale nell’accesso al trapianto, il consolidamento dei programmi di donazione a cuore fermo e il rafforzamento dei sistemi di qualità e sicurezza – aggiunge il direttore generale del Centro nazionale trapianti, Giuseppe Feltrin – I risultati presentati in questo rapporto descrivono un sistema complesso che continua a evolvere e che, grazie al contributo coordinato delle Regioni, delle strutture sanitarie, dei professionisti e delle associazioni, è in grado di garantire a migliaia di pazienti concrete opportunità di cura. Infine, il mio grazie va ai donatori e ai loro familiari: senza il loro ‘sì’ sarebbe stato impossibile dare una speranza di vita a più di 50.000 pazienti nel nostro Paese”.
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