Energia, la Commissione UE avvia le verifiche sul decreto anti-ETS dell’Italia
Bruxelles – L’Italia procede a modifiche unilaterali alle regole UE in materia di emissioni, e la Commissione europea accende i riflettori sulle scelte del governo Meloni. “I nostri esperti stanno analizzando i testi” e procederanno ad una “verifica completa”, preannuncia Anna Kaisa Itkonen, portavoce dell’esecutivo comunitario per le questioni energetiche. Al centro di questo lavorio tecnico il decreto energia dell’Italia appena varato dal Consiglio del ministri, che mira a scorporare il costo dei certificati di emissione di gas a effetto serra al centro del sistema ETS dalla determinazione del prezzo delle energie rinnovabili, come ad esempio l’idroelettrico o il solare, al fine di abbassare i costi in bolletta per famiglie e imprese.
A Bruxelles vogliono vederci chiaro prima di esprimersi nel merito di un provvedimento di fresca adozione e verificare compatibilità del provvedimento nazionale con le regole comunitarie, vero nodo della questione su cui ci si prende tempo. La linea della cautela evita scontri pubblici tra Roma e Bruxelles, che non è detto siano solo rimandati in un secondo momento.
“Abbiamo già avviato interlocuzioni con Bruxelles” sul tema del meccanismo dell’ETS, fa sapere il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in un’intervista al Sole24Ore, dove rivendica le ragioni della maggioranza di governo. Grazie al provvedimento italiano, sostiene, “2,7 milioni di famiglie vulnerabili potranno godere in bolletta di un beneficio complessivo che sarà pressoché pari alla metà del costo annuale della loro fattura elettrica, mentre per tutti gli altri nuclei lo sconto ‘volontario’ sarà di almeno 60 euro l’anno”. Come Italia, aggiunge il ministro, “dobbiamo portare avanti il negoziato e siamo pronti ad aprire un confronto costruttivo basato su fatti concreti e non sull’ideologia”.
Sull’energia e la tassazione delle fonti inquinanti dunque si apre un nuovo fronte di confronto tra governo e Commissione europea, in un momento in cui in materia di ambiente e sostenibilità le relazioni sono contrassegnate dal pugno duro di Bruxelles, come dimostrato dalle nuove procedure d’infrazione aperte neppure un mese fa.
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