Ex Ilva verso lo stop, incontro a distanza Urso-Bucci-Salis per il futuro di Cornigliano

Genova. Ore di grande preoccupazione per il futuro dell’ex Ilva dopo il decreto della Corte d’appello di Milano che, accogliendo il ricorso dei Genitori Tarantini, dispone la chiusura dell’area a caldo di Taranto entro 90 giorni e quindi, di conseguenza, lo stop anche per la fabbrica di Genova. Oggi a Roma c’è il tavolo di confronto tra governo e sindacati, ma alle 16.00 è convocato anche un incontro in videoconferenza tra il ministro Adolfo Urso, il presidente ligure Marco Bucci e la sindaca Silvia Salis per fare il punto sullo stabilimento di Cornigliano.
“Io dirò ovviamente che Cornigliano è importante e che deve continuare a lavorare, in un modo o nell’altro”, spiega Bucci raccontando di essersi “preoccupato” dopo aver letto la notizia dello stop imposto dai giudici. Per quanto riguarda l’ipotesi di pre-accordo con Jindal, il governatore non si sbilancia: “Appena il ministro ci darà le informazioni ne parleremo e vedremo di dare il nostro giudizio. In ogni caso non mi sembra che ci siano problemi per Cornigliano“, anzi lo stabilimento genovese “è valutato come una delle cose che deve crescere. Oggigiorno non viaggia al 100% delle potenzialità e questo è quello che dovremo raggiungere il più in fretta possibile”, ha concluso Bucci.
“L’importante è che continui ad arrivare l’acciaio da lavorare nei nostri impianti – commenta la sindaca Silvia Salis a margine del consiglio comunale -. Genova chiede di continuare a lavorare per non fare la fine di altri impianti dove non si lavora più. Sappiamo che quello che serve a noi può comunque arrivare da Taranto nonostante l’evoluzione negativa di questi giorni”.
A questo punto lo scenario più probabile, invocato anche dai sindacati a livello nazionale, è un intervento diretto del governo. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, avrebbe detto al tavolo a Palazzo Chigi che l’esecutivo ha intenzione di garantire la continuità aziendale. Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato la norma per lo stanziamento di ulteriori 100 milioni di euro.
Guardando in prospettiva sull’ex Ilva, a quanto apprendono le agenzie di stampa, il sottosegretario Mantovano avrebbe osservato anzitutto la necessità di riperimetrare la gara sull’area a freddo. Sarà necessario valutare l’impatto immediato che questa riperimetrazione comporterà sull’occupazione, così come le concrete alternative occupazionali da offrire a chi, a seguito della chiusura dell’area a caldo, rischia di perdere il posto di lavoro. Allo stesso tempo, occorrerà individuare quali altri investimenti siano realizzabili nel breve periodo nell’area di Taranto e dintorni.
Per quanto riguarda l’ipotesi di partecipazione pubblica, spiegano le stesse fonti, il sottosegretario avrebbe evidenziato che, anche in presenza di una gestione pubblica prevalente, i problemi derivanti dalle decisioni giudiziarie sarebbero stati i medesimi. Alla luce delle motivazioni del decreto, infatti, tale scenario non avrebbe determinato un esito diverso. “Poiché ci conosciamo da tempo – avrebbe concluso Mantovano, rivolgendosi ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali – non credo di dover fare inviti al senso di responsabilità perché, come è ben noto, abbiamo fatto un percorso insieme, riconoscendoci reciprocamente in questo senso di responsabilità”.
Il commissario straordinario Giancarlo Quaranta, nella stessa sede, avrebbe spiegato che Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria non ha “risposte tecniche da attuare nei 90 giorni fissati dal decreto” e che si stanno valutando “le fasi che porteranno alla fermata degli impianti”. “La fermata dell’area a caldo – ha aggiunto – comporterà la mancata produzione e via via si fermeranno anche gli impianti di laminazione a freddo e a caldo degli altri stabilimenti“. Parole che confermano, se ce ne fosse bisogno, la prospettiva di uno stop totale anche per lo stabilimento di Cornigliano.
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