Ferrari 288 GTO all’asta, cifra da capogiro per la rossa

05 Luglio 2026 - 12:00
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Ferrari 288 GTO all’asta, cifra da capogiro per la rossa

Raramente una Ferrari 288 GTO finisce in vendita. Quando accade, il mercato collezionistico abbandona ogni razionalità. L’esemplare comparso su Bring a Trailer lo dimostra bene: l’asta ha già superato quota 6,75 milioni di dollari e il conto potrebbe salire ancora, perché non si tratta soltanto di una supercar anni Ottanta, ma di una delle rosse più importanti dell’era moderna.

L’auto che non doveva esistere

A Maranello la 288 GTO rappresentava il lasciapassare per il Gruppo B, la categoria estrema che negli anni Ottanta spinse le Case verso soluzioni sempre più radicali. Il regolamento imponeva almeno 200 esemplari stradali e così Ferrari fece, realizzandone 272 tra il 1984 e il 1986. Poi il Gruppo B venne cancellato e la GTO si vide improvvisamente privata del suo palcoscenico. Il lavoro svolto, però, non andò disperso: la sua evoluzione tecnica contribuì allo sviluppo della F40, diventata poi uno dei manifesti assoluti del Cavallino.

L’auto in vendita è una delle prime 200 unità realizzate. Completato nel dicembre 1984, il telaio 54225 venne destinato agli Stati Uniti tramite Ferrari of Houston, concessionaria legata a Giuseppe Risi. Nel giugno 1985 passò al collezionista Sam Bardor, che prese una decisione piuttosto insolita per una 288 GTO: fece cambiare la livrea originale Rosso Corsa in argento. Successivamente la vettura sarebbe tornata al colore di fabbrica, ma quella parentesi rimane una delle svolte più impensabili nella sua storia, menzionata anche nella ricostruzione di Marcel Massini.

La biografia dell’esemplare non è stata piatta. Dopo alcuni passaggi tra Stati Uniti, Messico ed Europa, l’esemplare cambiò proprietario in diverse occasioni. Negli anni Novanta finì addirittura al centro di una vicenda giudiziaria nei Paesi Bassi, dove rimase sequestrata prima di tornare sul mercato. Il restauro completo partì nel 2010, su incarico di Risi, direttamente a Maranello. Un anno più tardi arrivò il riconoscimento definitivo: la certificazione Ferrari Classiche, che rafforza la fiducia degli acquirenti perché conferma la coerenza delle componenti principali.

Prestazioni leggendarie che hanno fatto epoca

Sotto la carrozzeria in materiali compositi e Kevlar si trova il V8 Tipo F114B di 2.855 cc, montato in posizione centrale-longitudinale e sovralimentato da due turbocompressori IHI. La potenza dichiarata è di 400 CV, abbastanza per portare la 288 GTO fino a 305 km/h. Numeri che oggi non fanno saltare dalla sedia, visto che persino certe elettriche familiari accelerano come missili con il bagagliaio pieno. Nel 1984, però, erano dati da territorio proibito.

Il fascino nasce anche dalla linea. La parentela visiva con la 308 GTB esiste, ma la GTO mostra un’aggressività spiazzante. I passaruota allargati, le prese d’aria, il frontale basso e la coda più carica tradiscono subito una funzione diversa. A bordo ci sono inoltre aria condizionata e alzacristalli elettrici, dotazioni tutt’altro che scontate su una sportiva del 1985 con ambizioni da corsa.

Con circa 23.000 km all’attivo, l’esemplare porta i segni di una Ferrari guidata anziché soltanto restaurata e custodita in garage. Si spiega perciò facilmente il lievitare del prezzo: il valore storico della 288 GTO, unito alla rarità, al pedigree e alla documentazione, non fa altro che giustificare l’interesse dei collezionisti più facoltosi di tutto il mondo.

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