Finalmente il governo è stato sconfitto in tribunale: niente più traffico di corni di rinoceronte
Una notizia che ci fa finalmente tirare un sospiro di sollievo per quanto riguarda un traffico bruttissimo che avveniva.
La notizia è arrivata da pochissimo ma ci permette di festeggiare perchè, dopo tantissime lotte negli anni arriva una legge che vieta il traffico di corna di rinoceronte.

Sembra incredibile ma ai giorni nostri c’erano ancora persone che richiedevano questo al mercato dei contrabbandieri. Ma andiamo a vedere meglio insieme che cosa è accaduto.
Addio traffico di corna di rinoceronte, arriva la legge
Mentre il Sudafrica continua a fronteggiare una delle più gravi crisi di bracconaggio al mondo, una nuova decisione dell’Alta Corte del Capo Settentrionale riporta al centro del dibattito il controverso tema del commercio legale dei corni di rinoceronte.

Il governo sudafricano ha infatti perso il ricorso contro una sentenza che autorizza l’esportazione di oltre 500 corni provenienti da allevamenti privati. Sullo sfondo resta una guerra senza tregua contro le reti criminali internazionali che alimentano il traffico illegale.
Il governo del Sudafrica ha subito una battuta d’arresto nella lunga disputa legale sull’esportazione dei corni di rinoceronte. L’Alta Corte della provincia del Capo Settentrionale ha respinto la richiesta dell’esecutivo di ottenere l’autorizzazione a presentare appello contro una precedente sentenza favorevole a un proprietario di una riserva privata.
La vicenda riguarda Wicus Diedericks, proprietario di una riserva di oltre 13.300 ettari nella provincia del Capo Settentrionale. Nel 2025 aveva ottenuto il via libera all’esportazione di oltre 500 corni di rinoceronte bianco, provenienti da animali allevati nell’ambito di programmi di conservazione.
Secondo il tribunale, i corni possono essere certificati per l’esportazione purché vengano rispettati tutti i requisiti previsti dalla normativa vigente.
Con la nuova decisione, la Corte ha respinto anche la richiesta del governo di impugnare la sentenza, condannando inoltre lo Stato al pagamento delle spese processuali. Dal 1977 il commercio internazionale dei corni di rinoceronte è vietato dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione (Cites).
Per gli ambientalisti e i sostenitori del divieto, questa misura rappresenta uno strumento fondamentale per proteggere le popolazioni selvatiche, decimate da decenni di bracconaggio.
Chi sostiene una regolamentazione del commercio legale ritiene invece che la vendita controllata dei corni, prelevati dagli animali senza ucciderli, potrebbe generare nuove risorse economiche da destinare alla conservazione e contribuire a ridurre l’interesse verso il mercato nero. Dopo la sentenza, Wicus Diedericks ha accolto con favore la decisione dei giudici.
«Questa decisione storica conferma il diritto dei conservazionisti privati e delle strutture di allevamento di finanziare i loro fondamentali e costosi sforzi di protezione…È una decisione che, secondo gli esperti, potrebbe salvare la specie, finanziare in modo sostenibile la conservazione e sostenere le comunità rurali in tutto il Sudafrica».
Il Dipartimento sudafricano dell’Ambiente ha comunicato che il nuovo ministro dell’Ambiente, David Maynier, sta esaminando attentamente la sentenza prima di decidere se rivolgersi a un grado di giudizio superiore.
La vicenda, quindi, potrebbe non essere ancora conclusa sul piano legale, mentre il confronto politico e scientifico continua a dividere esperti e istituzioni.
L’ipotesi di consentire l’esportazione legale dei corni continua a suscitare forti polemiche nel mondo. Nel maggio scorso l’organizzazione britannica Environmental Investigation Agency (EIA) aveva definito l’iniziativa giudiziaria promossa da Diedericks una scommessa sconsiderata, sostenendo che potrebbe aggirare il divieto internazionale sul commercio dei corni di rinoceronte, aumentare la domanda, indebolire i controlli e favorire il traffico illegale.
Il Sudafrica ospita la più grande popolazione mondiale di rinoceronti. Nel Paese vive circa un terzo dei rinoceronti neri, specie classificata come in pericolo critico, e oltre il 75% dei rinoceronti bianchi meridionali presenti sul pianeta.
Nonostante gli sforzi delle autorità, il Paese continua a essere il principale teatro del bracconaggio in Africa. Secondo l’International Rhino Foundation, nel 2024 il Sudafrica ha concentrato l’81% degli episodi di bracconaggio registrati nel continente. Nello stesso periodo, la popolazione mondiale di rinoceronti bianchi meridionali è diminuita del 10%, scendendo sotto i 16.000 esemplari.
Il traffico illegale è alimentato soprattutto dalla domanda proveniente da alcune aree dell’Asia, dove il corno di rinoceronte viene ancora utilizzato nella medicina tradizionale e come simbolo di prestigio sociale, nonostante non esistano prove scientifiche che ne dimostrino l’efficacia terapeutica.
La lotta contro il bracconaggio ha registrato recentemente anche un importante sviluppo sul fronte giudiziario.
Un tribunale sudafricano ha infatti condannato due trafficanti coinvolti in quello che la polizia ha definito il più grande caso di traffico di corni di rinoceronte mai arrivato davanti alla giustizia.

Dawie Groenewald, ritenuto dagli investigatori il capo dell’organizzazione criminale, ha raggiunto un accordo con l’accusa ed è stato condannato al pagamento di una multa di 2 milioni di rand (circa 100.000 euro) oppure, in alternativa, a quattro anni di reclusione.
Il coimputato Tielman Erasmus è stato invece condannato a una multa di 100.000 rand (circa 5.000 euro) o, in alternativa, a tre anni di carcere.
L’inchiesta era iniziata nel 2007 e aveva portato, nel 2010, all’arresto di undici persone, tra cui cacciatori professionisti, veterinari, un pilota di elicottero e altri collaboratori accusati di far parte di un’organizzazione criminale dedita al bracconaggio, alla rimozione illegale dei corni, al riciclaggio di denaro e ad altri reati.
Il procedimento è stato rallentato da oltre quindici anni di ricorsi e questioni procedurali. Nel frattempo due imputati sono deceduti, così come dieci dei 185 testimoni dell’accusa, mentre altri hanno lasciato il Paese.
La lotta contro il traffico dei corni di rinoceronte continua quindi a svilupparsi su due fronti paralleli.
Da una parte prosegue l’azione giudiziaria contro le organizzazioni criminali internazionali responsabili del bracconaggio; dall’altra resta aperto il confronto tra chi ritiene che un commercio strettamente regolamentato possa contribuire a finanziare la conservazione della specie e chi teme che qualsiasi apertura finisca per rafforzare il mercato illegale, aumentando la pressione sui rinoceronti selvatici.
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