Fine vita, Craxi (FI): “Serve una legge nazionale per proteggere malati e medici, evitare caos normativo”

17 Agosto 2026 - 12:10
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Il Parlamento deve approvare una legge nazionale sul fine vita che protegga i malati, tuteli i medici ed eviti una regolamentazione frammentata tra le Regioni. Lo afferma la capogruppo di Forza Italia al Senato Stefania Craxi in un intervento pubblicato su “Il Foglio”, sottolineando la necessità di affrontare il tema “con sobrietà, rispetto, mai ideologica”. “Da esponente di Forza Italia, non faccio mistero di ritenere che il Parlamento debba ora approvare una norma nazionale sul fine vita. Non una legge purché sia, e nemmeno una ‘scorciatoia emotiva’, ma una disciplina seria, equilibrata, capace di fornire risposta alle indicazioni della Consulta e di sottrarre il Paese al rischio di una regolazione a macchia di leopardo”, scrive Craxi. La senatrice indica come base di partenza il testo Zanettin-Zullo, che “non consideriamo un punto di partenza per ragioni di bandiera”, ma il risultato di “uno sforzo reale di sintesi” suscettibile di modifiche. Secondo Craxi, la legge dovrebbe garantire cure palliative, assistenza domiciliare e presa in carico della famiglia, senza trasformare il suicidio medicalmente assistito in “un diritto a non soffrire inutilmente” separato dal più ampio sistema sanitario. La capogruppo di FI respinge al tempo stesso l’idea che il Servizio sanitario nazionale debba avere il compito diretto di provocare la morte: “Non possiamo pensare a una legge sul fine vita senza discutere, prima e insieme, del diritto alle cure”.

Per Craxi, l’assistenza medicalmente prestata dovrebbe essere consentita soltanto in presenza di condizioni precise e rigorose: patologia irreversibile, sofferenze intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e volontà libera, personale, attuale e verificabile, dopo che siano state concretamente garantite tutte le possibilità terapeutiche e palliative. Forza Italia intende inoltre presentare emendamenti sul ruolo del Servizio sanitario nazionale, sulla volontarietà e gratuità dell’intervento medico e sul rispetto dell’obiezione di coscienza. “Una legge nazionale sul fine vita, se ben scritta, non sarebbe una resa alla cultura della morte, rappresentando, al contrario, il modo più serio per impedire che il vuoto normativo riempito dal disordine regionale la produca nei fatti”, conclude Craxi, secondo cui l’obiettivo deve essere “un punto di equilibrio” nel quale “vita e morte non servono né paura né propaganda, ma coscienza, diritto, umanità e istituzioni che siano all’altezza del loro compito”.

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