Garlasco, bionda in bici “che fuggiva”, identikit e misteri. Il dettaglio degli occhiali
Il delitto di Garlasco rischia di rimanere un caso giudiziario irrisolto. Dopo quasi 19 anni di indagini di ogni tipo, infatti, non c’è ancora certezza su nulla. La nuova inchiesta ha totalmente ribaltato il quadro, i pm ora sono convinti che l’unico colpevole del delitto di Chiara Poggi sia Andrea Sempio, l’amico del fratello della vittima. Ma su come avrebbe agito ci sono molti dubbi. Mettere Sempio sulla scena e togliere Alberto Stasi, condannato in via definitiva per elementi specifici, come le impronte di scarpe, il Dna sui pedali della bici e la presenza nella villetta al momento del delitto, porta gli inquirenti a dover stravolgere ogni certezza precedente. Quello che è sicuro però è che ancora dopo tutti questi anni manca la “pistola fumante”, la prova regina per incastrare l’assassino.
Gli elementi su cui i pm basano le accuse nei confronti di Sempio sono indiziali: dai soliloqui al Dna sotto le unghie di Chiara, fino all’impronta 33. Ma su tutte questi specifici dettagli i legali di Sempio hanno presentato perizie ad hoc che dimostrerebbero l’inefficacia di tutte queste accuse. In particolare, Cataliotti e Taccia, gli avvocati dell’indagato, credono di avere in mano la perizia chiave per evitare addirittura che inizi il processo. Si tratta di un documento relativo alla conformazione del piede di Sempio, incompatibile secondo i legali con le 25 impronte di Frau, numero 42, lasciate dal killer. “Sempio ha un 44 di piede e la pianta molto larga, quel tipo di scarpe semplicemente non gli entrano“, sostiene Cataliotti.
Senza certezze però restano aperte anche le ipotesi che portano a piste alternative. Nelle scorse settimane è uscito allo scoperto un nuovo testimone, rimasto in silenzio per anni perché “minacciato”. L’uomo sostiene di aver visto quella mattina, in una Garlasco deserta, “una bella ragazza bionda, mi sono girato e l’ho guardata e se n’è andata che pedalava a una velocità assurda. Sinceramente non posso dirti che ho percepito una fuga; io ho percepito che aveva fretta, e aveva due occhi spiritati“. Aveva “un bel completino nero, una magliettina, il pantalone, e mi ricordo gli occhiali sulla testa”, mentre la bici “era una bici nera, aveva dei raggi, sembravano d’argento. Cromati, che riflettevano la luce”. Il suo collega ha confermato questo racconto: “Ci disse di aver visto questa ragazza, ma in quel momento non si sapeva del delitto, nessuno ci fece caso”. Le celle telefoniche però non confermano la presenza dell’uomo in quel luogo, ma anche qui il collega avanza un’ipotesi: “Lui aveva più telefoni, alcuni nemmeno intestati a lui”. Misteri su misteri in questo caso giudiziario sempre più ingarbugliato.
Intanto si è anche scoperto che le gemelle Cappa, le cugine di Chiara, sono state intercettate dalla Procura per cinque mesi. La loro legale: “Aspettavano una mossa falsa delle ragazze, ma solo in 16 occasioni si è parlato di Garlasco in famiglia. Nessuno di questi elementi è stato ritenuto rilevante ai fini delle indagini”. Le gemelle non sono mai state indagate.
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