Genova si mobilita contro la sostizione di Cingolani ai vertici di Leonardo: “Piaceva poco a Trump, dal governo nessuna risposta”

Genova. “Perché sostituire Roberto Cingolani alla guida di Leonardo? Tutti possono sbagliare. Anche i primi Ministri. E questo ci sembra il caso del Governo attuale. Ci sono errori, tuttavia, di tipo diverso, alcuni gravi, altri non spiegati, al punto da apparire del tutto ingiustificati. Ebbene sostituire Roberto Cingolani alla guida di una grande azienda strategica per il nostro Paese come Leonardo, è un errore inspiegabile. Non tanto e non solo da noi, ma anche dagli osservatori più qualificati, dagli esperti, dagli investitori italiani e internazionali e dalla stessa Borsa Valori. Ebbene il Governo non ha sinora spiegato le ragioni di questa scelta. Il gruppo Leonardo, guidato con grande competenza e capacità, da soli tre anni da Cingolani, rappresenta un esempio positivo nel panorama dell’industria italiana ed europea. Opera nei nuovi settori della scienza e della tecnologia, e non solo nel settore militare. Come può questo Governo esaltare il valore della “meritocrazia” soprattutto con i giovani se poi assume una così grave censura su una persona come è Cingolani? Che cosa allora non è piaciuto alla nostra Premier? Visto che lei non ha spiegato alcunché. È diventato possibile immaginare il peggio“.
Con queste parole, contenute in una lettera aperta, un nutrito gruppo di personalità genovesi, capitanato dall’imprenditore Carlo Castellano, fondatore di Esaote, ideatore del progetto Erzelli e oggi presidente della Fondazione per i Minori Alpim, esprime la propria solidarietà a Roberto Cingolani, recentemente messo alla porta dal governo Meloni dopo che per tre anni ha guidato il gruppo Leonardo.
“Leonardo sotto la guida di Cingolani ha stretto partenariati con grandi gruppi europei verso una progressiva emancipazione dalla dipendenza tecnologica e industriale degli Stati Uniti. Un esempio? I droni che presto usciranno dagli impianti di Ronchi dei Legionari, con il probabile risultato di cancellare gli ordinativi dell’Italia dagli Stati Uniti. Ma c’è forse di più? Il sistema Michelangelo Dome per la difesa aerea integrata sta confrontandosi con i maggiori gruppi europei del settore. E – si dice – il progetto piaccia poco al Pentagono e dunque anche a Donald Trump – si legge nella missiva – Ecco: l’amicizia con il Presidente americano potrebbe essere alla base del licenziamento di Cingolani?”.
A sottoscrivere la lettera 28 personalità genovesi, tra cui cinque cavalieri del lavoro della Repubblica Italiana: oltre a Carlo Castellano anche Andreina Boero, Nicola Costa, Davide Viziano e Stefano Zara. In aggiunta a questi nomi, il resto dei firmatari compone un mosaico altrettanto significativo di professionalità e competenze. Si susseguono così i nomi di Dario Beruto, Giovanni Facco e Giorgia Serrati Teglio, insieme a Mercedes Bo, Piergiorgio Grossi e Roberto Sinigaglia. La lista prosegue con Alessandro Lombardo, Maria Teresa Vacatello e Giulia Bottero, a cui si affiancano figure come Beppe Manzitti e Carla Valaperta. Tra gli altri sottoscrittori si leggono inoltre Marco Briasco, Franco Martelli, Massimo Vanzi e Nicoletta Buratti. Infine, completano il gruppo Riccardo Miselli, Ignazio Venzano, Eugenio Pallestrini, Roberto Pozzar e Paolo Donzella, oltre a Carlo Rognoni ed Enzo Roppo
L’ombra di una scelta “politica” più che di merito per l’avvicendamento ai vertici di Leonardo, quindi, sembra essere più di una indiscrezione. “Il nostro Paese e tutta la Comunità Europea devono affrontare nell’arco dei prossimi 5 anni sfide durissime e coraggiose e questo non soltanto nel settore energetico ma anche nelle nuove tecnologie a partire dalla robotica, dall’intelligenza artificiale e dalla cyber security – conclude la lettera – È necessario che personaggi come Roberto Cingolani, che qui a Genova conosciamo molto bene perché è stato capace di creare da zero un grande centro di ricerca come l’Istituto Italiano di Tecnologia, possano continuare a dare un contributo decisivo al nostro Paese sulla strada della ricerca, dell’innovazione e delle nuove imprese tecnologiche. Certo non abbiamo bisogno di “yes men””.
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