Gli smartwatch Garmin contro la glicemia: come funziona il nuovo sistema brevettato
Negli ultimi anni abbiamo riempito il polso di sensori, ma i dati davvero clinici sono rimasti fuori dalla portata degli smartwatch. Ora un nuovo brevetto di Garmin prova a fare un passo in più, puntando a stimare un indicatore chiave del metabolismo direttamente dalla luce che attraversa la pelle.
Non si parla di un altro grafico di glucosio in tempo reale, ma di qualcosa di più stabile: l’HbA1c, il parametro che i medici usano per valutare la glicemia media degli ultimi mesi. L’idea è ambiziosa, ma il documento depositato presso l’USPTO racconta un approccio piuttosto concreto, basato sui sensori ottici già presenti sugli orologi Garmin.
Il cuore del brevetto ruota intorno all’HbA1c, cioè l’emoglobina glicata. Si tratta di una quota di emoglobina che si lega in modo stabile al glucosio nel sangue e che riflette l’andamento della glicemia su un periodo di settimane o mesi.
A differenza dei sistemi di monitoraggio continuo del glucosio (CGM) che seguono le oscillazioni istantanee dello zucchero nel sangue, l’HbA1c racconta una tendenza a lungo termine. Proprio per questo interessa a chi gestisce condizioni come pre-diabete o sindrome metabolica, perché permette di capire se il quadro generale sta migliorando o peggiorando.
Nel brevetto, Garmin non promette un sostituto dei classici sensori sottocutanei, ma un metodo per stimare in modo non invasivo questa percentuale di emoglobina glicata usando solo i sensori ottici dell’orologio.
La tecnologia descritta si basa su un array PPG (fotopletismografia) a più lunghezze d’onda. In pratica, i sensori del quadrante emettono diversi colori di luce, ciascuno scelto per interagire in modo diverso con i componenti del sangue.
Secondo il brevetto, giocando su queste lunghezze d’onda il sistema riesce a distinguere tra emoglobina ossigenata, emoglobina deossigenata ed emoglobina glicata. Ogni forma assorbe e riflette la luce in modo caratteristico, e il sensore registra queste variazioni come segnali PPG.
Il dispositivo elabora poi i rapporti tra le componenti AC e DC del segnale, cioè tra la parte pulsatile legata al battito e la componente più stabile. Attraverso specifici algoritmi, questi rapporti diventano una stima della percentuale di HbA1c, espressa come valore numerico simile a quello che si ottiene con un esame ematochimico.
Nel documento si legge anche che lo stesso array di sensori potrebbe calcolare contemporaneamente la saturazione di ossigeno in modo più completo, stimando sia la saturazione frazionale sia quella funzionale. Si andrebbe quindi oltre il classico valore di SpO2, offrendo una lettura più dettagliata della chimica del sangue.
Il nuovo brevetto arriva dopo un altro deposito simile comparso la scorsa estate, e conferma un interesse crescente di Garmin per funzioni a taglio più clinico. Il marchio ha costruito la propria reputazione su metriche per atleti e utenti molto attivi, ma una stima non invasiva dell'HbA1c allargherebbe il raggio d'azione verso chi monitora la propria salute metabolica ogni giorno.
Concentrarsi sull'HbA1c, invece che sul glucosio in tempo reale, rappresenta una scelta abbastanza pragmatica. Misurare con precisione le variazioni istantanee di zucchero attraverso la pelle si è dimostrato estremamente complesso, mentre un indicatore medio potrebbe risultare più gestibile dal punto di vista ottico e algoritmico.
Il brevetto sottolinea inoltre la costruzione di una vera e propria base hardware dedicata a questo tipo di misurazioni. In prospettiva, questo potrebbe aprire la strada a orologi come le serie Fenix o Venu capaci di comportarsi da tracker della salute metabolica più completi, integrando insieme dati su ossigenazione, emoglobina e indicatori di glicemia media.
Nel documento però non compare alcuna tempistica né un riferimento a modelli specifici già in sviluppo: il brevetto indica una direzione tecnica, non un prodotto pronto al lancio. Per ora resta un segnale chiaro di dove Garmin sta investendo le proprie risorse di ricerca.
In un panorama in cui tanti dispositivi promettono benessere con grafici colorati, un lavoro più rigoroso su parametri come l'HbA1c potrebbe aiutare a ridurre il rumore e a dare al polso dati che abbiano davvero un peso nelle decisioni mediche, sempre con la consapevolezza che nessun orologio sostituisce un laboratorio o una visita specialistica.
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