Greta cambia battaglia ma non copione: si incolla davanti alla Rheinmetall insieme agli amici pro-Pal (video)

13 Luglio 2026 - 20:10
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Greta cambia battaglia ma non copione: si incolla davanti alla Rheinmetall insieme agli amici pro-Pal (video)

Greta Thunberg Rheinmetall

Dai ghiacciai alle fabbriche di munizioni, passando per le flottille dirette a Gaza. Greta Thunberg ha cambiato battaglia, ma non repertorio. L’attivista svedese è tornata questa mattina davanti agli uffici berlinesi di Rheinmetall, in Pariser Platz, dove una quarantina di manifestanti ha bloccato l’ingresso dell’azienda tedesca per contestarne la produzione e la fornitura di armamenti destinati al Medio Oriente.

L’azione è cominciata intorno alle otto ed è stata organizzata dal collettivo “Peacefully against Genocide”. Greta ha documentato la protesta attraverso un video pubblicato su Instagram, mostrandosi seduta a terra insieme a una parte degli attivisti. Il metodo è quello già sperimentato infinite volte dai gruppi ecologisti: corpi davanti agli accessi, mani incollate al pavimento e attività degli uffici ostacolata in nome di una causa ritenuta superiore.

Greta in protesta permanente

«Abbiamo il dovere di porre fine alla nostra complicità nel genocidio e nei massacri di massa. Ed è ciò che stiamo facendo oggi», ha dichiarato l’idolo della sinistra pacifista durante il presidio, rilanciando le accuse del collettivo contro Rheinmetall. Secondo gli organizzatori, l’azienda starebbe avviando a Berlino una produzione di munizioni utilizzate anche nelle operazioni militari in Palestina e in Libano.

Accuse formulate dai manifestanti come verità già acquisite, senza sfumature e senza attendere tribunali, indagini o verifiche indipendenti. Nel messaggio pubblicato sui social, l’associazione invita a «resistere insieme» e conclude persino con una richiesta di donazioni. La rivoluzione, evidentemente, ha anch’essa bisogno di soldi in cassa.

Per Greta si tratta dell’ennesima tappa di una trasformazione politica ormai evidente. La giovane che aveva conquistato le copertine mondiali parlando di clima appare sempre più lontana dalla questione ambientale. Gli slogan sull’emergenza climatica hanno lasciato il posto alla kefiah, alle missioni in barca a vela e alle proteste contro Israele e l’industria europea della difesa. Cambia il trend, resta immutata la liturgia: mobilitazione social, disobbedienza civile e telecamere puntate.

La seconda protesta in pochi giorni

Quella di questa mattina non è stata un’iniziativa isolata. Già l’11 luglio circa 1.800 persone avevano partecipato a Berlino a un corteo contro Rheinmetall, al quale era presente anche Thunberg. La nuova incursione davanti agli uffici dell’azienda conferma dunque l’intenzione dei gruppi pro-Palestina di mantenere alta la pressione sul colosso tedesco.

La polizia è intervenuta identificando i partecipanti e disponendo un ordine di espulsione. La vicenda ha riaperto anche il dibattito sulla tolleranza mostrata in passato nei confronti delle forme più aggressive di protesta politica, in particolare quelle promosse dai movimenti ecologisti. «Negli ultimi anni abbiamo dovuto assistere a sviluppi che hanno spalancato le porte a questo genere di azioni di guerriglia», ha osservato Stephan Weh, presidente regionale del sindacato di polizia GdP. Per lui, una parte della politica avrebbe contribuito a legittimare tali condotte classificando come accettabili i reati commessi dagli eco-attivisti di Ultima Generazione.

Il risultato è sotto gli occhi di Berlino: il clima è passato di moda, ma la tecnica del blocco è rimasta. E Greta, archiviato il “venerdì per il futuro”, sembra ormai impegnata a tempo pieno nella causa palestinese.

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