I medici al governo: «Ancora troppi morti da inquinamento, recepire la direttiva europea sulla qualità dell’aria»

«Le sottoscritte Società scientifiche e Associazioni mediche chiedono che lo Stato Italiano recepisca la direttiva entro il termine del 31 dicembre 2026 e NON chieda deroghe». È la parte finale di una lettera che 17 organizzazioni impegnate nei settori della salute e della sanità hanno inviato al governo per chiedere serietà in tema di qualità dell’aria. A firmarla sono stati i presidenti di associazioni come quella Medici per l’ambiente-Isde Italia, della Federazione italiana medici pediatri, della Società italiana di diabetologia, e poi di pediatria, di endocrinologia, di pneumologia e tante altre. Al centro dell’iniziativa c’è la direttiva europea 2024/2881 sulla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa, che introduce valori limite più rigorosi per i principali inquinanti atmosferici e punta a un progressivo avvicinamento ai livelli indicati dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità. Nella lettera, indirizzata al ministro dell’Ambiente Pichetto e per conoscenza a quello della Salute Schillaci e alla premier Meloni, le organizzazioni ricordano che l’inquinamento atmosferico rappresenta il principale rischio ambientale per la salute in Europa, «con oltre 300 mila decessi attribuibili ogni anno, e sottolineano come l’Italia sia tra i Paesi maggiormente interessati, con circa 70 mila morti l’anno attribuibili all’esposizione all’inquinamento atmosferico». Effettivamente nel 2023 l’Agenzia europea per l’ambiente (European environment agency, Eea) segnalava il dato dei 300 mila decessi, per poi riportare alla fine del 2025 un calcolo secondo cui da solo l’inquinante più pericoloso – ovvero le polveri sottili Pm2,5 – miete ogni anno 182.399 vite nell’Ue; all’ozono troposferico (O3) sono attribuiti invece 62.676 morti, mentre al biossido di azoto (NO2) 34.179 decessi, come registrato dal nostro giornale, e che in Italia sono stati calcolati (con la Eea che precisa che non sono cifre necessariamente da sommare) 43mila decessi prematuri l’anno da Pm2.5, 11mila da O3 e 9mila da NO2.
Secondo le società scientifiche e le associazioni firmatarie, i dati raccolti negli ultimi anni dalle centraline Arpa e Appa mostrano un progressivo miglioramento della qualità dell’aria, ma con un ritmo ancora insufficiente per garantire il rispetto dei nuovi valori previsti dalla direttiva europea senza l’introduzione di politiche più incisive. Un quadro, scrivono nella lettera inviata al governo, confermato anche dai dati relativi ai primi sei mesi del 2026 del progetto “Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, realizzato da Isde Italia insieme all’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e a Clean Cities Campaign.
La lettera sottolinea come in numerose città italiane, già nella prima metà dell’anno, il numero di giornate caratterizzate da concentrazioni di inquinanti superiori alle soglie di riferimento, in particolare per il particolato, abbia quasi raggiunto il numero massimo consentito nell’intero anno.
Nel testo inviato a Pichetto, Schillaci e Meloni e organizzazioni esprimono inoltre preoccupazione per alcune recenti iniziative nazionali ed europee. Nella lettera viene richiamata la riduzione delle risorse destinate al finanziamento di strategie specifiche per il miglioramento della qualità dell’aria nella Pianura Padana, una delle aree europee maggiormente interessate dall’inquinamento atmosferico. Viene inoltre ricordata la proposta italiana, presentata il 17 marzo, per una revisione dei target europei relativi alle emissioni delle automobili e per una maggiore flessibilità delle scadenze, con una possibile proroga di cinque anni, fino al 2032.
Secondo i firmatari, queste scelte rischiano di rendere più difficile il raggiungimento degli obiettivi europei sulla qualità dell’aria. La richiesta rivolta al Governo è quindi molto chiara: recepire la Direttiva 2024/2881 entro dicembre 2026 e non chiedere deroghe.
Le associazioni ricordano che le possibilità di proroga previste dalla normativa europea non sarebbero comunque generalizzate, ma potrebbero riguardare soltanto specifiche zone. Chiedono invece allo Stato italiano di iniziare immediatamente a predisporre e attuare politiche e progetti capaci di consentire il raggiungimento dei nuovi standard di qualità dell’aria.
Il punto centrale della lettera è il rapporto diretto tra prevenzione ambientale e tutela della salute. «L’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio evitabile ed è quindi un dovere primario dello Stato abbatterlo tutelando la salute», scrivono. Un richiamo che le organizzazioni collegano esplicitamente all’articolo 32 della Costituzione, che riconosce la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.
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