Ictus ischemico, un test del sangue aiuta a prevedere l’evoluzione della malattia
Saronno, 30 giugno 2026 – È stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of Neurology uno studio sul neurofilamento leggero nel sangue condotto dalla dott.ssa Valeria Caso insieme a tre colleghi – i dottori Lorenzo Barba, Michele Romoli e Markus Otto.
“Abbiamo condotto una imponente meta-analisi su dati individuali di pazienti, raggiungendo la conferma che la catena leggera dei neurofilamenti (NFL) misurata nel sangue cresce prevedibilmente dopo un ictus ischemico – spiega la dott.ssa Valeria Caso, Direttore della Struttura Complessa di Neurologia dell’Ospedale di Saronno – Il nostro studio è uno dei più ampi e rigorosi condotti, ad oggi, con lo scopo di trasformare l’NFL da biomarcatore di ricerca a vero e proprio strumento da utilizzarsi al letto del paziente”.
Lo studio – al quale hanno partecipato gruppi di lavoro provenienti da Svizzera, Portogallo, Germania, Londra, Thailandia ha raccolto informazioni cliniche, radiologiche e biochimiche su quasi 3.000 partecipanti; i valori di NFL sono stati valutati in base all’età e all’indice di massa corporea della popolazione di riferimento, e analizzati a intervalli di tempo ben precisi, dopo l’esordio dei sintomi: dalle prime 24h fino a più di una settimana.
Sono stati analizzati più di 4.000 valori di neurofilamento leggero nel sangue provenienti da più di 2.800 partecipanti: pazienti con ictus ischemico, attacchi ischemici transitori e controlli sani.
Per i pazienti affetti da ictus ischemico il valore dell’NFL è salito progressivamente da una media di 2.0 nelle prime 24h fino a 3.5 dopo 5-7 giorni. Lo studio ha rilevato che un alto valore di NFL nelle prime 24 ore si associa più facilmente a un rischio maggiore di emorragia intracranica sintomatica.
Dal secondo giorno in poi, inoltre, la correlazione con il volume della lesione ischemica è molto forte; l’NFL è dunque in grado di predire in modo indipendente sia la disabilità a tre mesi sia la mortalità.
“Ecco perché riteniamo che questo biomarcatore debba diventare un complemento utile nella valutazione clinica e radiologica dell’ictus ischemico – sottolinea la dott.ssa Caso – effettuare un prelievo nelle prime ore può contribuire a fornire una previsione su emorragia e volume del danno. I nostri studi continuano lungo un percorso di ricerca che possa condurre ad un quadro di biomarcatori ematici sempre più completo per la diagnosi e la cura dell’ictus”.
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