Il ct dell'Iraq Arnold: "Ho messo chi parla inglese a sinistra e chi parla arabo a destra, nel mezzo chi parla entrambe le lingue. Ha funzionato"
La missione dell'allenatore australiano ai Mondiali con l'Iraq
Graham Arnold, ct australiano dell'Iraq impegnato nel difficile girone con Francia, Norvegia e Senegal ai Mondiali, ha parlato a La Gazzetta dello Sport:
"L’Iraq ha un’immagine decisamente negativa nella percezione mondiale, ma da una parte io ero a casa da 6-7 mesi e stavo impazzendo, e dall’altra avevo affrontato varie volte l’Iraq con l’Australia e avevo sempre avuto l’impressione che fosse una squadra di talento a cui mancava qualcosa. E poi c’era questa missione Mondiale… Se fossero stati alla Coppa del Mondo anche solo 10 anni fa non avrei accettato, ma riportarli al Mondiale dopo 40 anni mi sembrava una sfida magnifica per uno come me che va pazzo per il calcio. Volevo far felici 46 milioni di persone, e ho accettato”.
GIRONE DI FERRO
“La pressione è per gli altri. In Iraq tutti pensano che perderemo 3 partite, nessuno ci chiede niente, non abbiamo alcuna pressione. È il mio quarto Mondiale e l’esperienza mi dice che non sempre i pronostici vengono rispettati, 4 anni fa in Qatar ho visto l’Arabia Saudita battere l’Argentina. Chiedo coraggio, energia ed entusiasmo perché abbiamo l’occasione di sfidare Mbappé, Haaland e Mané”.
PLAYOFF IN TEMPO DI GUERRA
“Ho chiesto alla Fifa di rimandare la gara, mi hanno detto di no. Poi però almeno ci hanno aiutato con la logistica: ci hanno messo a disposizione un charter da Amman, la capitale della Giordania, e i miei uomini ci sono arrivati dopo un viaggio in bus di 28 ore. Ad Amman sono rimasti fermi per 36 ore perché era in corso un attacco aereo con bombe e missili che cadevano attorno al loro albergo. Quando finalmente sono arrivati a Monterrey li ho riuniti e ho detto: ‘Bene, cosa ci facciamo con questa guerra? Come la usiamo? Come una scusa o come una motivazione? Via i social, via le immagini della guerra in tv, massima concentrazione sulla partita. Bolivia superata, rieccoci al Mondiale”.
PROBLEMI DI LINGUA
“All’inizio usavo i giocatori nelle loro posizioni naturali, ma c’erano problemi di comunicazione. Così ho messo quelli che parlano inglese a sinistra e quelli che parlano arabo a destra: in mezzo, per i due centrali difensivi e il regista, ho scelto ragazzi che parlano entrambe le lingue per gestire la comunicazione tra le fasce. Ha funzionato”.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)