Il decreto Bolette è un nuovo problema per le imprese agricole

Il decreto Bollette approvato con grande clamore dal Consiglio dei ministri, oltre a rafforzare la dipendenza del Paese dai consumi di gas fossile – il principale costo strutturale che grava sulle bollette, oltre che sul clima –, porta nuove criticità nel comparto delle energie rinnovabili e di quelle imprese che hanno deciso di investirci per poter godere di prezzi più bassi e minore volatilità sul mercato, come le cooperative agricole.
«Auspicherei che il Parlamento ponga rimedio a favore di chi in questi anni ha investito in energia rinnovabile inserendola in una visione di economia circolare e di riduzione CO₂ – commenta il presidente di Legacoop agroalimentare, Cristian Maretti – Dobbiamo tenere conto del fatto che il biogas chiude un ciclo virtuoso e che nelle nostre cooperative il fotovoltaico è stato messo sui tetti con il vantaggio anche di bonificare le vecchie coperture».
In particolare, le bioenergie – impianti a biogas, biomasse e bioliquidi – oggi beneficiano infatti di prezzi minimi garantiti per ogni ora di produzione. Il decreto introduce invece un tetto di ore annue per cui questi prezzi sono riconosciuti. Se i costi complessivi rischiano di superare i budget definiti (700 milioni per i bioliquidi, 110 per il biogas, 469 per le biomasse nel 2026), Arera dovrà ridurre il numero di ore per tutti gli impianti. Molti impianti agricoli, specie quelli di piccola taglia, potrebbero non reggere il taglio delle ore incentivate. Inoltre la conversione a biometano, obbligatoria per i biogas sopra i 300 kW, richiede investimenti che non tutti possono sostenere.
Da qui il posizionamento di Legacoop a favore di «un modello di economia circolare, dove residui agricoli diventano risorsa energetica e fertilizzante naturale, con effetti positivi su territorio, clima e occupazione. Dobbiamo tenere conto del fatto che il biogas chiude un ciclo virtuoso e che nelle nostre cooperative il fotovoltaico è stato messo sui tetti con il vantaggio anche di bonificare le vecchie coperture – continua Maretti – Invitiamo il Parlamento a recepire le istanze delle imprese cooperative: servono adeguamenti normativi tempestivi che salvaguardino chi ha già fatto scelte coraggiose per la sostenibilità ambientale ed energetica, rafforzando al contempo la fiducia degli investitori e favorendo una visione di lungo periodo».
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