Italia, Maldini e Leonardo concordano: "Non vogliono il cambiamento"
I due ex calciatori del Milan si sono dimessi per la mancanza dell'autonomia che gli era stata promessa da Malagò.
Breve, ma intenso. Il matrimonio fra Giovanni Malagò e Paolo Maldini è durato pochissimo: soltanto 16 giorni.
Dopo il no del presidente della Figc ad Andrea Pirlo come ct dell'Italia, l'ex capitano e dirigente del Milan ha rassegnato le proprie dimissioni dall'incarico di direttore tecnico della Nazionale.
Il Corriere della Sera scrive che Maldini si è sentito tradito: ha ceduto al corteggiamento insistente di Malagò, dettato sia dalla necessità di puntare sulla figura più prestigiosa in circolazione ma anche dalla volontà di accontentare l'opinione pubblica.
Piaccia o meno, Maldini è il contrario della filosofia di vita dell'antico presidente Silvio Berlusconi che predicava di essere concavo e convesso con l'interlocutore, a seconda delle necessità. L’ex capitano del Diavolo è tetragono, allergico ai compromessi, forse presuntuoso ma con una sua statura morale.
Riteneva una promessa irrevocabile, la parola data da Malagò secondo la quale in condivisione avrebbero scelto il commissario tecnico. E invece dopo che è caduta l'opzione Pirlo, Paolo ha provato a mettere sul tavolo il nome di Thiago Motta. Gelo da parte del presidente federale e allora Paolo ha capito: meglio andarsene, ritiene che l'autonomia che gli è stata prospettata sia una parola vuota. Inutile restare a lavorare in un ambiente dove avrebbe le mani legate e che sembra refrattario al cambiamento.
Leonardo lo ha seguito senza battere ciglio, rifuggendo il ruolo di pontiere. Anzi. In questi giorni si è confidato solo con il maestro Adriano Galliani, al quale ha chiesto riserbo assoluto.
Oggi condivide un pensiero con Maldini: "Non vogliono il cambiamento".
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