Jorge Jesus tende la mano a Cristiano Ronaldo: "Sarà convocato a novembre col Portogallo, ora dipende da lui. E' stato un malinteso e non devo chiedere scusa a nessuno"
Il ct portoghese prova a ricomporre lo strappo dopo la fuga dal ritiro del fuoriclasse
Jorge Jesus tende la mano a Cristiano Ronaldo e, a stretto giro di posta, viene assecondato dal presidente della Federcalcio portoghese Pedro Proença. Archiviata con una vittoria, la quarta su altrettante partite, e la qualificazione aritmetica ai quarti di finale di Nations League, il selezionatore lusitano è tornato ad affrontare il capitolo relativo al futuro di CR7 con la sua nazionale. Nonostante il giocatore avesse fatto ritorno nella serata di ieri in Arabia Saudita per aggregarsi nuovamente all'Al-Nassr mentre i suoi compagni sfidavano la Norvegia, sembra aprirsi uno spiraglio per il ritorno col Portogallo del cinque volte Pallone d'oro.
DECIDE CRISTIANO
“Non so cosa deciderà Cris. Quello che avevo da dire l'ho già detto, ma aggiungerò qualcosa. Per me, all'inizio, non è mai stato un problema. Era qualcosa che consideravo normale come allenatore. Avere un giocatore con il simbolismo che rappresenta per il Paese e per la nazionale... Ci sono principi da allenatore che non sono negoziabili, ma dato che non c'era nulla di particolare in termini di autorità, per me Cris sarà convocato nella prossima squadra, se gioca per l'Al-Nassr, se vuole tornare in nazionale. A mio parere, non si può pretendere, sulla base di un'amicizia di un solo anno, una situazione difficile da comprendere. Solo perché si trattava di lui, e forse giustamente perché è un simbolo, tutto questo problema del suo ingresso, del riscaldamento e poi della mancata entrata in campo. Quanti giocatori si sono riscaldati oggi e non sono entrati? Ci sarà un problema? No. Con Cris è diverso, è un simbolo. Ma è un problema? Per me non lo è stato. Se Cris lo desidera e gioca per l'Al-Nassr, sarà nella prossima rosa. Ne abbiamo parlato prima di questa convocazione e possiamo parlarne anche prima della prossima. Ma la decisione finale spetta a Cris”.
LO STRAPPO
Un punto di vista molto chiaro quello espresso da Jorge Jesus nel post-partita del match giocato contro la Norvegia ad Oporto. Il caso era scoppiato poche ore prima della prima partita disputata, ad Oslo, contro la Norvegia, quando Ronaldo – dopo essere stato lasciato in panchina per tutti i 90 minuti nella precedente gara con la Danimarca e non essere entrato nonostante 30' di riscaldamento – aveva polemicamente abbandonato il ritiro della nazionale e fatto ritorno col suo aereo personale prima a Madrid e poi a Riad. Ronaldo era partito titolare nella prima delle quattro partite contro il Galles, ma secondo alcune ricostruzioni di persone a lui vicino non aveva gradito il trattamento riservatogli dal ct (con cui ha condiviso una stagione all'Al-Nassr) pur essendosi messo a disposizione ancora una volta del Portogallo, a 41 anni e dopo aver giocato gli ultimi Mondiali.
PAESE SPACCATO
Secondo quanto ricostruisce A Bola, già da giorni è in atto un tentativo da parte dei vertici calcistici per ricomporre la frattura, considerando quello che Cristiano Ronaldo rappresenta in un Paese che si è letteralmente spaccato a metà su questa vicenda. Le sorelle e anche la moglie Georgina (salvo poi rimuovere il post pubblicato su Instagram) aveva soffiato sul fuoco manifestando il loro malcontento per la condotta di Jorge Jesus sui propri canali social, mentre in occasione del rientro della squadra dalla trasferta in Norvegia alcuni cartelloni pubblicitari contro il ct e pro CR7 erano stati fatti trovare fuori dall'aeroporto. E lo stesso Jesus era stato scortato dalla polizia fuori dallo scalo.
LE PAROLE DI PROENCA
Il presidente della Federazione portoghese Pedro Proença, che aveva raggiunto in fretta e furia il ritiro della nazionale subito dopo l'episodio in Danimarca, ha rilasciato a sua volta delle parole che lasciano immaginare un riavvicinamento tra le parti in vista delle ultime due partite del raggruppamento di Nations League a novembre: “Cristiano Ronaldo è il miglior giocatore della storia. Ha dedicato più di due decenni al calcio portoghese ed è il simbolo supremo dell'identità portoghese. La sua presenza con la nazionale è meritata grazie alle sue eccezionali capacità sportive, e questo è innegabile. Rimarrà sempre parte di questo gruppo ogni volta che sarà in forma e pronto. Quanto accaduto tra lui e Jorge Jesus è stato semplicemente un malinteso che deve essere risolto internamente. Cristiano fa parte della nazionale; è la nostra icona, e ha capitanato la squadra nel primo dei quattro incontri. Avrebbe potuto concludere la sua carriera ai Mondiali, ma non l'ha fatto per il suo amore verso la nazionale. Ora che i primi quattro incontri sono terminati, abbiamo il tempo e la calma per sederci insieme e risolvere il malinteso. «Cristiano fa parte del nostro patrimonio, e sarà sempre qui ogni volta che l'allenatore lo vorrà”.
JESUS NON CHIEDE SCUSA
L'idea della Federcalcio portoghese sarebbe di consentire a Ronaldo di decidere i tempi e le modalità del suo addio alla nazionale, ben sapendo che oltre al profondo legame con la squadra e la gente il fuoriclasse di Madeira spera di poter arrivare allo storico traguardo dei 1000 goal in carriera (è attualmente a quota 979) anche grazie al Portogallo. Jorge Jesus prova ad archiviare così l'argomento: “Sa che finirà, non durerà per sempre. Ma vorrei che concludesse la sua esperienza in Nazionale come desidera. Sarà lui a decidere. È così che ne abbiamo parlato. Alla prima convocazione gli ho detto 'Ho bisogno di te'. Che tu giochi o no, ho bisogno di te. E ora è la stessa cosa. Non chiedo scusa a nessuno. Il problema che ha causato tutto questo è stato il giocatore che si stava riscaldando. La colpa è della decisione e di quello che è successo. Ma scusarmi per cosa? A chi? Questa è una bugia. Scusarmi per cosa? Qual era il problema per cui scusarsi?”.
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