Kyjiv sta cercando di fermare i missili di Putin prima che partano

La difesa migliore è l’attacco? Forse sì. Specie se davanti c’è un missile balistico e la soluzione potrebbe essere quella di non lasciargli il tempo di partire. È questa la proposta di Mark Montgomery, contrammiraglio della Marina statunitense in pensione, che sul Washington Post suggerisce di trasformare gli F-16 ucraini in una nuova arma contro la campagna missilistica russa: jet che danno la caccia ai lanciatori mobili degli Iskander per distruggerli prima del lancio.
L’idea nasce da un problema che ormai è diventato strutturale. Il Patriot resta il principale sistema con cui l’Ucraina può contrastare i missili balistici, ma gli intercettori PAC-3 sono troppo pochi. Il Financial Times ha raccontato che nelle offensive del 5 e dell’8 agosto le batterie ucraine erano rimaste senza munizioni sufficienti: nessuno dei missili balistici diretti contro Kyjiv è stato intercettato. Secondo l’intelligence militare ucraina citata dal giornale, la Russia ha lanciato 198 missili balistici e ipersonici a luglio e ne produce circa 60 al mese. Kyjiv stima di aver bisogno di almeno 300 PAC-3 per affrontare il prossimo inverno.
Il problema è dunque anche economico: Mosca può aumentare il numero dei vettori più rapidamente di quanto l’Occidente possa ricostituire le scorte degli intercettori. E ogni PAC-3 usato contro un missile russo è un’arma costosa che non può essere facilmente sostituita.
Montgomery propone di cambiare il punto della guerra in cui intervenire. Gli Stati Uniti hanno già approvato la vendita all’Ucraina di 3.350 Eram, missili aria-superficie stand-off da 500 libbre con una gittata massima di circa 300 miglia. Il problema è che sono stati autorizzati per gli aerei sovietici ancora in servizio a Kyjiv e non per gli F-16. Secondo Montgomery, basterebbe intervenire sull’integrazione software tra missile e caccia per permettere agli operatori ucraini di aggiornare le coordinate e, soprattutto, al pilota di modificarle in volo mentre cerca un bersaglio mobile. In alternativa, si potrebbero utilizzare i piloni prodotti dalla danese Terma. I tempi, sostiene il contrammiraglio, sarebbero di settimane e non di anni.
La differenza non è soltanto tecnologica. È nella logica della difesa: invece di aspettare il missile nella sua traiettoria e consumare un intercettore, si cerca il sistema che lo ha lanciato. Droni e altri sensori possono individuare il bersaglio; l’F-16 può colpirlo da distanza di sicurezza. La difesa diventa così una kill chain che comincia prima del lancio.
È una logica coerente con ciò che Montgomery sosteneva già in primavera parlando delle lezioni ucraine per gli alleati americani: il problema non è soltanto avere piattaforme e armi, ma riuscire a farle comunicare attraverso reti, procedure e sistemi interoperabili. Nel caso ucraino, il passaggio decisivo sarebbe collegare ricognizione, targeting e arma.
Gli F-16, però, non possono fare tutto. La guerra aerea ucraina sta diventando sempre più una questione di costi. Secondo Breaking Defense, gli attacchi russi sono costruiti per saturare le difese con centinaia di droni, seguiti da missili da crociera e, sempre più spesso, da missili balistici. Kyjiv sta quindi cercando sistemi più economici per intercettare le minacce meno sofisticate e riservare le piattaforme più pregiate a quelle che richiedono capacità superiori.
Nel frattempo, Kyjiv prova a costruire anche ciò che oggi dipende dall’estero. Nel nostro pezzo su Linkiesta, abbiamo raccontato il progetto Freyja, sviluppato da Fire Point con partner europei: un sistema modulare che punta a un intercettore molto meno costoso del PAC-3 e a una capacità produttiva meno dipendente dalle scorte occidentali.
La stessa strategia emerge dalle parole di Volodymyr Zelensky di venerdì scorso. Il presidente ucraino ha detto che Kyjiv sta negoziando accordi per produrre in patria le armi necessarie alla difesa aerea e ha citato esplicitamente sia le capacità anti-balistiche sia i Patriot. Il risultato è un modello diverso da quello con cui l’Ucraina ha affrontato finora la minaccia. In alto, i Patriot contro i missili che riescono comunque a partire. Prima ancora, Freyja e altri intercettori per aumentare la quantità e ridurre il costo della difesa. E, ancora più a monte, droni, intelligence e F-16 con Eram per cercare di distruggere il lanciatore.
È una corsa contro la produzione russa, ma anche contro quella occidentale. Kyjiv non può permettersi di combattere una guerra in cui a ogni missile russo debba necessariamente corrispondere un Patriot americano. La scommessa è quindi spostare la linea della difesa: non intercettare sempre più missili, ma fare in modo che sempre più missili non vengano mai lanciati.
L'articolo Kyjiv sta cercando di fermare i missili di Putin prima che partano proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)