La Consulta bastona la procura di Milano

17 Luglio 2026 - 21:55
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Nuova batosta per la procura di Milano, e stavolta arriva nientedimeno che dalla Corte costituzionale, che ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal gip di Milano, su richiesta dei pm, in merito alla natura della Fondazione Milano-Cortina, incaricata della gestione, dell’organizzazione e della promozione dei Giochi olimpici e paralimpici invernali tenutisi a febbraio. Nella primavera del 2024 la procura di Milano ha aperto un’indagine nei confronti di sette persone, tra cui l’ex amministratore delegato della fondazione, Vincenzo Novari, e vari imprenditori, ipotizzando i reati di corruzione e turbativa d’asta per due appalti relativi ai servizi digitali. Il punto è che, fin dalla sua istituzione nel 2019, la fondazione è stata concepita come ente di diritto privato, così da permetterle di agire rapidamente nel settore delle gare. Di conseguenza, non avendo natura di organismo pubblico, non è possibile ipotizzare ai danni dei manager della fondazione e degli imprenditori i reati di corruzione (che richiede la presenza di un pubblico ufficiale) né di turbativa d’asta (che implica l’esistenza di gare d’appalto secondo specifici criteri). La procura di Milano, però, con un’interpretazione creativa delle norme, ha insistito sostenendo che la fondazione Milano-Cortina 2026 avesse in realtà natura di organismo pubblico. Nel giugno 2024, così, il governo si è spinto ad adottare un decreto di interpretazione autentica della legge, in cui si ribadiva che la fondazione era privata. Il provvedimento venne definito dalla procura un’interferenza di “gravità inaudita” perché bloccava le indagini. Da qui il ricorso alla Consulta. I giudici costituzionali hanno però bocciato la linea della procura, affermando che questa si basava su un’“erronea ricostruzione del quadro normativo” perché già nel 2020 c’era una norma che aveva stabilito come la fondazione fosse un ente privato. Insomma, di gravità inaudita c’è stata solo l’azione della procura di Milano, basata – ancora una volta – su una concezione di giustizia creativa. 

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