Lettere a Tito n. 541 - Incipit di “Via dei Colli 48” il primo romanzo di Marianna Mastronardi di Mafalda del Molise come memoria familiare.

Lettere a Tito n. 541 - Incipit di “Via dei Colli 48” il primo romanzo di Marianna Mastronardi di Mafalda del Molise come memoria familiare.

 Caro Tito, fin dall’antichità più remota è storicamente accertato che i popoli, dotati di scrittura per comunicare meglio e in modo permanente, avevano più probabilità degli altri per tramandare e persino imporre la propria visione del mondo, i propri valori, la propria economia e la propria memoria duratura. Tanto per citare due esempi eclatanti: pensiamo agli antichi Greci, i quali, proprio tramite la scrittura, sono riusciti ad essere determinanti (ovunque siano stati) nella cultura così come nei commerci e nell’economia del Mediterraneo e dintorni; pensiamo al popolo d’Israele che, con la scrittura (in particolare con la Bibbia, fatta di Vecchio e Nuovo Testamento), si sono impadroniti della mente di milioni e milioni di persone e di interi popoli, tanto da condizionare il presente, il futuro e persino l’aldilà oltre la vita!… Cosa sarebbe stato, poi, dell’Islam (nato nel deserto) senza il Corano scritto e la conseguente capacità di persuasione che ha portato gli Islamici ad essere padroni di mezzo mondo, fenomeno attualmente in forte espansione?…

E gli stessi antichi Romani non avrebbero potuto assolutamente realizzare e gestire un grande Impero e per così tanti secoli se alla loro base non avessero avuto una scrittura ed una lingua facilmente fruibile pure da altri popoli. La scrittura è parte preponderante del Pensiero e, quindi, Potere. Lo dimostra la potenza imperiale degli Stati Uniti d’America i quali, attraverso la scrittura (intesa nel modo più ampia possibile come letteratura, cinema, musica, pubblicità, cucina e altre Arti), stanno imponendo a gran parte del mondo i propri modelli di pensiero e di vita che si traducono in mode, economia e, quindi, in ricchezza nazionale e persino nella gestione esistenziale del pianeta. Non a caso la lingua inglese (che era già molto diffusa nel mondo al tempo dell’Impero britannico) è adesso, come il dollaro, il mezzo migliore per comunicare e commerciare. Così come furono per oltre due millenni sono stati prima la lingua greca e poi il latino (questo fino a pochi secoli fa tra la classe colta).

1 – LA SCRITTURA DI NOI RURALI SENZA POTERE

La Scrittura è, quindi, parte preponderante del Potere per Popoli e Persone. Ma può significare pure che possa essere il modo più semplice per tramandare la “memoria” personale e familiare (magari partecipandola anche ad altri soltanto come testimonianza inter-generazionale). Solitamente noi rurali non abbiamo una scrittura tale che, sostenuta dalla potenza politico-economica, possa farsi urbana, cercando di espandersi oltre il nostro piccolissimo microcosmo … al di là del quale bisogna comunque pagare un qualche dazio. Noi rurali abbiamo una Scrittura molto recente poiché, ad esempio, la generazione di mio padre e di mia madre, non è andata a scuola; quindi, in un certo senso, la scrittura rurale inizia con le più nuove generazioni. Sono pochissimi coloro i quali, nel nostro mondo rurale, hanno usato la scrittura (ad esempio, letteraria, giornalistica e di comunicazione) prima della mia generazione post-bellica. E’ comunque una scrittura genuina come la nostra Natura e non troveremo mai un Editore altisonante. Infatti, da buon rurale, tutti i miei libri sono autoprodotti (sia come costi che come diffusione limitata a parenti e ad amici). E’ prevalentemente una Scrittura-Testimonianza … quasi come “Attestati di Esistenza in Vita”. E, come me senza alcun potere, sono
molte migliaia coloro che scrivono e che navigano con la propria barchetta nel piccolo cabotaggio, costa-costa, del grande oceano dell’Espressione umana. Esprimiamo il metro-quadrato della nostra micro-esistenza!… Constato con molto piacere che le generazioni dopo la mia si fanno avanti nel mondo dell’Editoria altisonante e ci sono scrittori tradotti in tantissime lingue. E’ importantissimo, per un Popolo, avere chi lo esprime. E, quindi, lo fa esistere nel contesto anche internazionale.

Con il recente avvento dei computer e di internet qualcosa pare sia migliorata, per noi rurali, come estensione di voce, che, tuttavia, in proporzione al tutto, resta comunque troppo piccola e limitata. Tuttavia, per noi rurali senza Potere, umili contadini ed artigiani della Scrittura amatoriale, mettere nero su bianco è un modo semplice di stare al mondo, senza grilli per la testa, come essere felici nel farsi l’orto di casa o un oggetto di arredo per le nostre stanze. Un qualcosa da donare agli amici come espressione di affetto. Con queste assai sobrie premesse, fin dall’adolescenza cerco di invitare quasi tutti a scrivere … prima di tutto per sé stessi, poiché è un utile esercizio di stare con la propria anima migliore, ma anche perché è un modo di donarsi agli altri (specialmente a chi si è affezionati) al di là del momento dell’esistenza … “Non per profitto o vanità ma per amore” come recita il motto delle Edizioni dell’Amicizia di Agnone del Molise che dal 1977 scrive e dona libri, rinunciando persino alla proprietà letteraria. Per noi rurali, tra tanto altro, si tratta di recuperare secoli di abbandono anche socio-culturale. E non so proprio se riusciremo a metterci alla pari del mondo più avanzato editorialmente.

2 – FECONDARE IL PROPRIO METRO DI DESERTO

Caro Tito, quando nel settembre 1967 avevo 17 anni e 6 mesi e stavo per dare alle stampe la mia prima raccolta di poesie “Gemme di Giovinezza”, mi sono fatto tante domande sul valore della Scrittura e su perché scrivere e, soprattutto, esporsi a pubblicare. Perché sì, ci vuole un po’ di coraggio a pubblicare. Le risposte che mi sono dato o che ho trovato hanno non soltanto incoraggiato decisamente me stesso a scrivere e pubblicare, ma mi hanno portato ad incoraggiare tanti altri a farlo per un’infinità di motivi. Il mio, di motivo, l’ho trovato (proprio in quel settembre 1967 nella notte trascorsa nella Certosa di Serra San Bruno): fecondare in questo infinito il metro del mio deserto. Deserto mio personale e deserto nel mio ambiente di vita e di lavoro. Il metro da fecondare è una misura esistenziale circoscritta, una immagine contadina, che rasserena l’anima, sottraendola a responsabilità territoriali, nazionali o addirittura planetarie (poiché queste spettano a chi ambisce a caricarsele sulle spalle). Noi rurali abbiamo responsabilità limitate. Non a caso, auto-pubblicando nel 1995 il libro “Prima del Silenzio” ho riportato una foto della saracinesca di un negozio per evidenziare “Domenico Lanciano srl” … ovvero “una vita a responsabilità limitata”.

Tuttavia, ognuno è libero di trovare ben altri motivi per scrivere e dare alle stampe, specialmente oggi che si può pubblicare a costo zero tramite internet, sicuri di poter avere molti molti più lettori di quelli che ho ottenuto io con le cinquecento copie stampate di “Gemme di Giovinezza” (1967) o le ottocento di “Prima del Silenzio” (1995) o le cinquecento del “Libro-Monumento per i miei Genitori” (2007). Qualsiasi ne sia il motivo, scrivere e partecipare ad altri la propria Scrittura (che non è soltanto la poesia o altre letteratura, ma qualsiasi altra espressione creativa del pensiero) è comunque e generalmente un atto di amore verso la vita, verso il genere umano, verso un mondo migliore. Qualsiasi tipo di scrittura è un buon esercizio di spiritualità, anche quando la si tiene per sé. E la spiritualità è ciò che, alla fin fine, conta ed ha valore sia per sé stessi che per altri. Tuttavia la Scrittura segue la persona o la società, nel bene e nel male. Con la Scrittura le persone e il mondo possono migliorare; però possono pure peggiorare e regredire, dal momento che ogni espressione è legata all’elaborato mentale di ognuno. E non sempre il pensiero e l’elaborato mentale sono positivi e migliorativi. E’ qui che bisogna stare attenti, molto attenti.

3 – INVITO A SCRIVERE … AD ESISTERE

Come più volte evidenziato in queste nostre corrispondenze, invito tutti e sempre a scrivere, a lasciare la propria testimonianza di pensiero e di vita. Per una infinità di motivi. Non ultimo quello di dare voce alla nostra ruralità periferica, per arginare lo spopolamento anche mentale cui ci riduce la marginalità alla quale da sempre ci condanna il Potere sociale e statale, mercantile e persino religioso. Per noi rurali lo Scrivere rappresenta o può rappresentare una “rivoluzione culturale” … notevole in proporzione al numero e al valore di tutti noi. Più sono coloro che scrivono e maggiore è il significato della nostra Scrittura rurale e periferica, quella che non giungerà ai microfoni del Potere. I nostri borghi muoiono anche perché non li sappiamo o non li vogliamo narrare a sufficienza o quanto è davvero necessario. Personalmente ho cercato e continuo a narrare Badolato, non soltanto con le rivendicazioni (tipo la vicenda del “paese in vendita”) ma anche cercando di realizzare un CENSIMENTO dei suoi valori umani e sociali, delle sue espressioni che ne hanno punteggiato la sua Storia ultra-millenaria. Pure per questo insisto con le persone (specialmente con quelle che hanno qualcosa di più da dire, sia per esperienza che per elaborazione mentale): scrivere, specialmente per noi rurali e periferici, è un impegno più speciale del nostro vivere ed essere stati al mondo. Ogni mio articolo giornalistico sento che è un atto di esistenza in vita; lo sento da sempre, da quando dall’aprile 1965 (quando avevo 15 anni) ho cominciato a scrivere su quotidiani nazionali e regionali. Ed anche per questo motivo cercavo di mantenere una qualche frequenza, senza mai essere retribuito. Pure questo abbandono e non riconoscimento retributivo è condanna di essere “rurali” e “periferici”. Nonostante ciò, urge insistere ad essere “presenti”!…

Invito a scrivere ogni nuova persona che ho l’occasione di conoscere. La pioggia per fecondare la terra è fatta di milioni, miliardi di gocce. Ebbene, ognuno di noi è un’umilissima goccia di pioggia. Insieme possiamo fecondare la terra di valori ottimali, in particolare della pace, della felicità e dell’Armonia. Perché siamo stati creati o siamo nati per la pace, la felicità e l’Armonia. Come ogni altra “presenza” in Natura. Devo dire che qualcuno segue questa mia sollecitazione, perché tutti abbiamo qualcosa da dire o da raccontare … di noi stessi, della nostra famiglia, del nostro paese e della vita in generale. E, comunque, a parte tutto, scrivere è un buon esercizio mentale, per stare con sé stessi, per analizzarsi, per essere sempre migliori. La Scrittura – si sa – può essere una efficace terapia per vivere nel miglior modo possibile così come per sopravvivere e superare momenti difficili. Anche sociali. Come “rivendicare” condizioni migliori di vita e di lavoro (quando il lavoro c’è). La scrittura rivendicativa e di lotta è assai necessaria. Specialmente per noi rurali e periferici abbandonati a noi stessi da secoli, da millenni. Esistiamo soltanto per essere sfruttati e insignificanti. La Scrittura più “redimerci”.

4 – I NOSTRI INCIPIT …

Caro Tito, ne è passato di tempo (quasi sessanta anni) da quando, già nella prima adolescenza, parecchi coetanei mi affidavano i loro scritti segreti, le loro poesie, i propri racconti per avere un parere! … Ho cercato di incoraggiare tutti tutti; tutti sollecitando a dare alle stampe per testimonianza di vita e di futuro. Così sono passati ben 32 anni da quando, nel giugno 1992, ho pubblicato come curatore ed editore, il romanzo di Rosa Gallelli “SPIRAGLI DA UNA BOCCA DI LUPO” cui ho abbinato il mio piccolo saggio “STORIA DELL’INTELLIGENZA”. Ho curato e dato alle stampe altre opere di persone che avevo sollecitato a scrivere. Così come più recentemente abbiamo recensito parecchi libri e pubblicato tre INCIPIT di notevole suggestione come: https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-256-badolato-cz-24-agosto-1997-il-primo-sbarco-profughi-nel-ricordo-di-daniela-trapasso-poi-direttrice-cir-calabria/ (24 luglio 2019); https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-411-incipit-del-romanzo-di-luigina-di-menna-e-urgenza-di-rafforzare-la-ricerca-contro-le-malattie/ (08 luglio 2022); https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-531-come-nasce-un-amore-ovvero-meglio-pazzi-damore-o-pazzi-di-guerra/ (23 aprile 2024).

Adesso (con questa “Lettera n. 541”) ti presento un INCIPIT veramente assai suggestivo … le prime pagine originali di “VIA DEI COLLI 48” un romanzo familiare che ci partecipa e valorizza la memoria di persone molto care all’autrice MARIANNA MASTRONARDI (abitante nel borgo di Mafalda del Molise, in provincia di Campobasso, al confine con l’Abruzzo, vicino Vasto) di cui ti ho accennato al paragrafo 5 della << https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-523-aumenta-il-successo-del-premio-re-italo-terre-degli-enotri-di-pino-campisi-a-lamezia-terme-cz/ >> (lunedì 18 marzo 2024). Pure a Marianna, che per missione e vocazione fa la moglie e la mamma e per professione fa l’architetto, ho suggerito di scrivere qualcosa … così ha scelto di raccontare la storia della sua nonna che, ad un certo punto della vita, ha deciso di emigrare con la famiglia in Germania dove però l’aspettava un destino assai crudele. Ed ecco il suo INCIPIT che ha scritto negli ultimi due mesi di questo 2024, non senza sofferenza nel ricordare, scrivendo. Chiedo scusa all’Autrice se qui non posso mantenere la spaziatura del suo testo per ovvii motivi di impaginazione tipica di queste nostre “Lettere”. La manterrà quando l’avrà data alle stampe nel suo libro di esordio!… Ecco l’incipit che in alcune parti (come i paragrafi 5-6-7) risulta ancora incompleto.

5 – L’INCIPIT di << VIA DEI COLLI 48 >> di MARIANNA MASTRONARDI

Quelle che apparentemente sembrano solo mura, racchiudono la vita, le aspirazioni e i dolori di chi per anni ha attraversato la soglia di casa, entrando nel proprio mondo. Ogni sorriso, ogni lacrima, ogni grido sono custoditi nei numerosi mattoni sollevati per tenerci al sicuro… IMMERSI IN UN MARE DI SPINE ACCOLGO IL MIO DESTINO IN UN GIORNO INQUIETO OSSERVANDO CIO’ CHE E’ STATO 1- LA CASA È VUOTA SENTO FREDDO, MOLTO FREDDO ORA… 1981, in Italia la casa è vuota. Quella che per anni è stata il nostro rifugio ora non è altro che l’ennesima mandata volta verso destra. Sento ancora lo scrocco della chiave, una, due tre volte. Tutto è perfettamente chiuso, le luci sono spente. Tra le voci delle ragazze, la TV accesa e le mie urla
facevamo un bel baccano. Nel quartiere eravamo gli unici ad avere la televisione, la sera la mia bellissima casa si straformava in un cinema a bianco e nero, tutti seduti sul divano di camoscio verde, aspettavamo che andasse in onda il film.