Made in Italy, negli Usa si gioca una partita decisiva: nasce l’asse Roma-New York contro il falso cibo italiano
Il Made in Italy è certamente uno dei marchi più riconoscibili al mondo. Per milioni di consumatori rappresenta qualità, tradizione e legame con il territorio. In altre parole, un patrimonio che va ben oltre il semplice valore commerciale. Eppure, proprio il successo internazionale dei prodotti italiani ha favorito la diffusione di un mercato parallelo fatto di imitazioni che sfruttano nomi, colori e richiami al nostro Paese senza avere alcun legame con le sue filiere produttive. Motivo per il quale è stata siglata nei giorni scorsi a Roma una collaborazione tra la Fondazione UniVerde e il gruppo editoriale VNY Media Corp., il cui scopo sarà quello di promuovere e valorizzare le eccellenze agroalimentari nostrane fra i consumatori americani e implementare strumenti per riconoscerle, dal momento che negli Usa il fenomeno dell’Italian Sounding continua ad incidere pesantemente sul nostro export.
Un’alleanza per raccontare il vero Made in Italy
L’accordo è stato firmato dai rispettivi presidenti delle due realtà, Alfonso Pecoraro Scanio e Giampaolo Pioli, e mira a creare un collegamento diretto con utenti, importatori, ristoratori e operatori del settore attraverso campagne di sensibilizzazione, iniziative editoriali ed eventi. Contrastare la contraffazione non è mai semplice, di conseguenza non si può agire solamente attraverso gli strumenti normativi. Al contrario, è necessario rafforzare la cultura e la conoscenza del prodotto.

Il progetto metterà al centro il valore delle certificazioni europee DOP e IGP, spesso poco conosciute dal pubblico statunitense, ma fondamentali per garantire origine, standard e tracciabilità delle produzioni. Secondo le più recenti stime diffuse da Coldiretti, infatti, il giro d’affari mondiale del falso Made in Italy ha ormai superato i 140,4 miliardi di dollari e una parte importante della quota si concentra esattamente nel Nord America, dove sugli scaffali è facile imbattersi in specialità che richiamano l’Italia attraverso nomi, confezioni e simboli tricolori, pur essendo realizzati interamente da imprese locali. Il risultato è un danno economico rilevante per le nostre aziende e, allo stesso tempo, una distorsione dell’immagine dei territori, della biodiversità e della credibilità delle tipicità originali.
L’iniziativa non si limiterà però alla comunicazione. Tra gli obiettivi figura inoltre la creazione di una rete di fornitori, importatori, chef e negozianti che scelgano di commercializzare esclusivamente merce certificata e tracciabile. L’intenzione è quella di orientare cittadini e addetti ai lavori verso punti vendita e locali che propongono vere eccellenze italiane, distinguendo ciò che è autentico da ciò che, invece, si limita esclusivamente a sembrarlo.
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