«Magnifica humanitas», Rancilio: «L’intelligenza artificiale occupa spazi lasciati liberi dall’uomo»

03 Giugno 2026 - 17:12
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«Magnifica humanitas», Rancilio: «L’intelligenza artificiale occupa spazi lasciati liberi dall’uomo»
Alcune copie dell'enciclica (foto Vatican Media / Sir)

«Non esiste una sola intelligenza artificiale, perché l’IA può essere coniugata in diversi modi e, come tutti gli strumenti potentissimi, può essere usata per realizzare cose meravigliose e cose tremende. È uno strumento che ci interroga, che ci chiama a nuove responsabilità, come ci ha detto il Papa, se solo pensiamo che le prestazioni dei modelli di intelligenza artificiale raddoppiano circa ogni 7 mesi». Luigi “Gigio” Rancilio, già giornalista di Avvenire e grande esperto, appunto, di ChatGpt non ha dubbi: «In 3 anni vi è stato un salto di qualità incredibile, ma non è l’unico. Siamo passati dalle mani con 6 dita del 2023 ai mondi in 3D navigabili in tempo reale. E, poi, c’è anche la tendenza a umanizzare l’IA».

In che senso?
Quando dobbiamo dare un’immagine all’IA, ci viene in mente o un robot o un cervello. E questo perché? Perché il modo con cui affrontiamo questo tipo di questioni racconta anche delle nostre debolezze. Una di queste è che l’essere umano non riesce a pensare alla parola cervello senza dargli un corpo. Si spaccia, così, l’idea che l’IA sia un meccanismo senziente e invece non lo è, perché le macchine non pensano, fanno una correlazione tra pezzi di parole e, quindi, lavorano sulla probabilistica e non sul ragionamento che usano gli esseri umani. Noi attribuiamo ai chatbot conversazionali un’umanizzazione: le trattiamo come se avessero emozioni, un cuore e, addirittura, un’anima. In verità, l’intelligenza artificiale occupa spazi lasciati liberi dall’uomo. Infatti, quasi il 29% degli utilizzatori di ChatGpt, che raccontano le proprie emozioni, i propri sentimenti, i pensieri più nascosti a un’intelligenza artificiale, lo fanno perché non hanno nessuno con cui parlare.

Gigio Rancilio

Quando inizia la storia dell’IA?
Comincia tutto nel 1950 con Alan Touring e le sue famose macchine. Ma la data che ci interessa di più è quella del 1966, quando l’informatico Joseph Weizenbaum inventa il primo chatbot, cioè la possibilità di dialogare attraverso una tastiera, creando Eliza. Allora si trattò di una provocazione rivolta agli psicologi, ma tutte le persone che furono utilizzate nei test e che chattarono con Eliza erano convinte che dall’altra parte ci fosse un essere umano. Sbagliavano 60 anni fa e sbagliamo noi oggi.

Come si può arginare questa deriva e quella dei “falsi” creati dall’IA?
Educandoci, perché creare falsi con le tecnologie è sempre più facile e sempre meno costoso. Si possono far dire alle persone cose che non hanno mai detto con la loro voce, con il loro volto e bastano pochi secondi. Inoltre moltissimo materiale falso viene utilizzato per modificare le persone, per spingerle verso certi estremismi con un sistema di manipolazione che non nasce certo con l’IA, ma con l’uomo, e che tuttavia l’intelligenza artificiale accelera. Tutto quello che leggiamo, vediamo e ascoltiamo potrebbe non essere più vero: ma se tutto è verosimile, andiamo a rifugiarci, senza nemmeno saperlo, in una nostra verità. Questo è pericolosissimo: ognuno può creare una propria verità, perché il nostro cervello (che è l’algoritmo che convive con noi 24 ore su 24) ci porta a dare visibilità alle cose, alle informazioni che confermano i nostri preconcetti e a non vedere ciò che li mette in crisi. Il 23 settembre 2025 è stata varata la prima legge italiana sull’intelligenza artificiale, ma per ora è vuota nella realtà di tutti i giorni.

Quali sono le frontiere che ci attendono?
Mi piace citare il Fedro di Platone che, a proposito della scrittura, diceva che ci avrebbe resi più stupidi perché con la scrittura gli umani avrebbero rinunciato alla creatività e allo sforzo di ricordare. Sono trascorsi circa 2400 anni, ma sono le stesse cose che stiamo dicendo oggi dell’intelligenza artificiale. La realtà è che bisogna imparare a utilizzare bene queste tecnologie, dobbiamo lavorare di più, assumerci le nostre responsabilità e aiutarci uno con l’altro. Uno dei modi per fare questo è conoscere le materie umanistiche, mantenere il pensiero critico, indirizzare le nostre domande alle macchine per ottenere il risultato migliore. L’uomo deve usare l’IA a proprio supporto e non fare un passo indietro perché ChatGpt offre scorciatoie e risolve, peraltro solo apparentemente in maniera facile, i problemi.

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