Megan Gale testimonial di Iliad: perché il Giurì ha respinto il ricorso di Fastweb

28 Maggio 2026 - 16:15
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Megan Gale testimonial di Iliad: perché il Giurì ha respinto il ricorso di Fastweb

Dopo la decisione che ha respinto il ricorso di Fastweb contro la campagna Iliad con Megan Gale, sono state rese pubbliche le motivazioni del Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria. Il documento spiega perché lo spot "Ho deciso di cambiare" non viola il Codice: il legame tra Megan Gale e la stagione Omnitel-Vodafone, ancora riconoscibile per una parte del pubblico italiano, non basta a configurare uno sfruttamento illecito della notorietà di un concorrente.



Il ricordo pubblicitario è uno degli elementi su cui Fastweb ha costruito il ricorso. Megan Gale può ancora richiamare una fase precisa della telefonia mobile italiana: gli spot Omnitel e Vodafone, le Summer Card, le Christmas Card e il passaggio da Omnitel a Vodafone. Per il Giurì, però, quel ricordo non trasforma la testimonial in un bene aziendale di Vodafone o Fastweb.

Per Fastweb, la campagna era costruita proprio su quel legame. La frase "Ho deciso di cambiare", le reazioni di stupore dei personaggi nello spot, l’ingresso nel punto vendita Iliad e anche l’abito rosso sarebbero stati, nella lettura della società, elementi pensati per riattivare nella memoria del pubblico la vecchia comunicazione del concorrente. Da qui la richiesta di dichiarare la campagna in contrasto con il Codice di Autodisciplina.

Il Giurì non ha seguito questa impostazione e ha ricondotto la vicenda al tema della notorietà personale della testimonial.

LA NOTORIETÀ PERSONALE

Fastweb non rivendicava formalmente un’esclusiva su Megan Gale, ma chiedeva di fatto che Iliad non potesse utilizzare quella specifica notorietà, ritenendola legata in Italia alle campagne Omnitel e Vodafone. Il Giurì respinge questo presupposto e separa la notorietà personale dall’immagine aziendale.

Il documento lo dice in modo diretto: "la c.d. 'notorietà' personale acquisita tramite la diffusione degli spot di Vodafone-Omnitel appartiene a MG e non alle due ditte inserzioniste". Fuori dal linguaggio giuridico, quella notorietà può avere un valore economico, soprattutto quando viene usata in una comunicazione commerciale, ma resta della persona. Non diventa un bene aziendale dell’inserzionista che in passato l’ha scelta per le proprie campagne.


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