Meloni prende le distanze da Netanyahu e apre una nuova fase nei rapporti con Israele

Aprile 15, 2026 - 09:30
0
Meloni prende le distanze da Netanyahu e apre una nuova fase nei rapporti con Israele

La rottura con il governo di Israele decisa da Giorgia Meloni è molto significativa e segna il completamento dell’isolamento internazionale del governo di estrema destra di Gerusalemme. Infatti, non solo il governo Meloni è stato, con quello degli Stati Uniti e con quello della Germania, il più vicino in questi anni al governo Netanyahu, ma va ricordato anche che il Likud è vicino al gruppo europeo dell’Ecr, di cui la Presidente del Consiglio italiano è stata presidente, quindi Fratelli d’Italia lo ha considerato sino a oggi un partito fratello e intenso e solidale è sempre stato il rapporto personale tra i due premier.

Ma oggi Giorgia Meloni, con la decisione annunciata di non rinnovare il memorandum sulla cooperazione nel campo della difesa con Israele, rompe volutamente questa solidarietà e manda un segnale netto allo stesso Benjamin Netanyahu.

Un segnale che ha un significato chiaro: Israele ha raggiunto un livello di durezza e arroganza con cui conduce la guerra, oggi in Libano, ieri a Gaza.

Un avvertimento che non può non essere condiviso anche da chi ha sempre difeso strenuamente Israele e ha approvato anche gli ultimi bombardamenti israeliani su un Iran che costituisce un pericolo mortale per lo Stato ebraico perché non solo dichiara di volerlo eliminare, ma ha fatto di tutto per portare a termine questa missione. Una condivisione di questa rottura sofferta ma netta: la decisione dell’Idf, su impulso del suo governo, di provocare incidenti con i nostri militari della missione Unifil in Libano e la convocazione del nostro ambasciatore a Tel Aviv per protestare contro le critiche di Antonio Tajani ai bombardamenti israeliani contro i civili in Libano, sono stati il segno non solo di arroganza, ma anche di gravi errori strategici che ormai contraddistinguono tutte le scelte del governo di Netanyahu. Governo che da oggi il nostro Paese cessa di sostenere sotto il profilo politico-militare, perché questo è il significato di fondo della scelta di non rinnovare la firma del memorandum sulla cooperazione nella difesa.

Il fatto drammatico per chi ha sempre sostenuto solidarmente Israele è che questi termini – arroganza fine a sé stessa e gravi errori strategici – definiscono ormai le strategie di un governo Netanyahu che da anni ha tradito non solo l’etica del sionismo, ma anche la sua storica capacità di realizzare visioni raffinate e di lungo respiro.

Tutto questo, questa deriva perdente per Israele, è conseguenza della scelta di Netanyahu che pur di vincere le elezioni nel 2022 ha deciso un’alleanza con i partiti di estrema destra di Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, il rivendicato erede morale dell’area che ispirò l’assassinio di Itzhak Rabin. Una scelta che ha rotto la stessa tradizione del Likud che nel 1984 aveva addirittura tolto il seggio parlamentare ed espulso dalla Knesset per razzismo il rabbi Meir Kahane, punto di riferimento di Ben-Gvir, il ministro con la spilla a cappio che danza nella Knesset per l’approvazione della reintroduzione della pena di morte per i palestinesi e solo per i palestinesi.

Tutti i gravissimi errori commessi a Gaza, quasi tutti in contrasto con i generali a capo di IDF, le azioni militari controverse e difficilmente giustificabili, come la sospensione per mesi dell’arrivo degli aiuti alimentari, risalgono all’egemonia politica sul governo che Netanyahu ha di fatto consegnato a Smotrich e Ben-Gvir, che hanno peraltro sempre dichiarato ad alta voce che il loro obiettivo era una espulsione sistematica dei palestinesi da Gaza e dalla Cisgiordania. E su questo punto dirimente il premier ha sempre mantenuto un silenzio ambiguo.

Nella sua conduzione del governo, Netanyahu ha sempre favorito e coperto questo marcato spostamento verso l’estrema destra – Smotrich si auto definisce «fascista e omofobo» – che ovviamente ha influenzato anche i comportamenti dell’Idf, l’esercito israeliano oggi sotto il comando di un ministro della Difesa come Israel Katz, caratterizzato da un atteggiamento aggressivo e poco calibrato e da doti politiche limitate. Un ministro che porta in pieno la responsabilità degli attacchi al personale militare Unifil che hanno avuto il solo effetto di essere autolesionisti per Israele.

Una dinamica autolesionistica e una conduzione della guerra che ha progressivamente alienato anche la maggioranza degli ebrei americani, da sempre punto di forza strategico fondamentale di Israele e che lo ha isolato come non mai nel mondo.

Con questa rottura della solidarietà con l’Italia, col governo più filo israeliano di sempre, si chiude il cerchio della strategia miope di Netanyahu.

Infine, ora che la premier ha compiuto questa rottura, per lei pesante e dolorosa, si spera che il Pd finalmente prenda atto della distinzione tra Israele e il suo governo e inizi a fare riferimento e ad aiutare quell’altra Israele che a milioni è andata in piazza per contrastare le politiche di Netanyahu.

L'articolo Meloni prende le distanze da Netanyahu e apre una nuova fase nei rapporti con Israele proviene da Linkiesta.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User