Milan, si ammaina la bandiera Franco Baresi: è stato la risposta italiana a Beckenbauer, il no alla Serie B e il braccio alzato, le lacrime di Pasadena dopo il Mondiale perso nel 1994

31 Luglio 2026 - 09:05
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Ha reso iconica la maglia numero 6, ritirata dal club rossonero prima della "3" di Maldini

E' stato la risposta italiana a Franz Beckenbauer per come ha trasformato e ulteriormente ammodernato il ruolo del difensore centrale, il “libero” che nel calcio di oggi non esiste più. E' stato soprattutto uno dei più grandi giocatori di questo sport ed icona di milanismo. Dopo il grande Gianni Rivera e prima di Paolo Maldini, Franco Baresi è stato un punto di riferimento di intere generazioni.

SIMBOLO DI MILAN E NAZIONALE

Simbolo di classe (per la pulizia e la tempestività dei suoi interventi e per il suo comportamento con compagni e rivali) in campo e fuori, di attaccamento alla causa come ha dimostrato la sua scelta di restare nonostante due retrocessioni in Serie B, una per il coinvolgimento del club nello scandalo del Calcioscommesse del 1980 e una sul campo, nel 1982. Circostanza che non gli impedì di strappare la convocazione del ct Enzo Bearzot e, pur non giocando, di laurearsi campione del mondo in Spagna. La Nazionale è stato l'altro grande amore di Franco Baresi: le lacrime di Pasadena, al termine della finale dei Mondiali persi ai calci di rigore contro il Brasile nel 1994 rimane, ahinoi, l'immagine indelebile e forse più nitida della sua lunga avventura in azzurro, cominciata nel 1982 e conclusasi dopo 81 presenze ed un goal. Ha disputato tre edizioni dei Mondiali e due degli Europei.

HA VINTO TUTTO

Quello che in azzurro non è riuscito a conquistare lo ha ottenuto invece a più riprese coi colori del Milan addosso: con 791 presenze – esordì nella stagione 1977/78, lanciato da Nereo Rocco – occupa la seconda posizione nella classifica all time per presenze, dietro soltanto alle 902 di Paolo Maldini. In 25 anni di carriera, ha conquistato 6 Scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 4 Supercoppe Italiane, 2 Coppe Intercontinentali e 2 Supercoppe Europee. Ha sfiorato la vittoria del Pallone d'oro nel 1989, classificandosi al secondo posto dietro al compagno di squadra Marco van Basten.

AL MILAN ANCHE DOPO IL RITIRO

Al termine della sua carriera da calciatore, chiusa da una partita amichevole giocata a San Siro il 28 ottobre 1997 tra una selezione di giocatori del Milan contro un'altra composta da alcuni degli avversari affrontati nel corso della sua carriera e che sarà ricordata sempre per il suo giro di campo, in lacrime, sulle note di “My way” di Franck Sinatra, entra nei quadri dirigenziali del club rossonero. Dopo una brevissima tappa da direttore sportivo in Inghilterra (al Fulham) di appena 81 giorni tra il maggio ed il settembre 2002, fa ritorno al Milan per assumere il ruolo di allenatore della formazione Primavera. Nel 2008 torna ad occuparsi di questioni amministrative prima di assumere l'incarico di brand ambassador a partire dal 2017.

LA NUMERO 6 E IL BRACCIO ALZATO

Al di là dei riconoscimenti e delle conquiste, individuali e di squadra, nel ricordo di chi lo ha visto calcare i campi di tutta Italia, tutta Europa e di tutto il mondo, Franco Baresi è però soprattutto uno di quei simboli di un calcio che suscita tanta nostalgia in quanto non esiste più e i cui valori sembrano oggi dispersi in una modernità sempre meno attenta e rispettosi della tradizione e di certi riti. Come la maglia di Baresi, associato per sempre alla mitica numero 6, poi ritirata al momento del suo ritiro dall'allora presidente Silvio Berlusconi. E che avrebbe fatto da apripista ad analoga procedura per Paolo Maldini, il suo erede naturale, qualche anno dopo.

Come l'abitudine di giocare con la maglietta fuori dai pantaloncini, unico sia tra i milanisti che tra gli avversari di turno, a cui era permessa una evidente deroga rispetto al regolamento. Oppure quel braccio alzato, simbolo divenuto leggendario per chiamare o suggerire ai guardalinee la posizione di fuorigioco e associato ad un particolare periodo storico, quello del Milan di Arrigo Sacchi, capace di dominare in Europa, di dare spettacolo e segnare un'epoca grazie ad un gioco estremamente coraggioso e spettacolare mai visto prima. Franco Baresi è stato anche tutto questo e per questo non verrà mai dimenticato, anche grazie ai racconti che si tramandando di generazione in generazione.

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