Missili iraniani contro una base Usa in Giordania, colpite anche tre petroliere a Hormuz. Petrolio in rialzo

29 Luglio 2026 - 10:55
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Il Medio Oriente torna a infiammarsi dopo l’incontro alla Casa Bianca tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente statunitense Donald Trump. Nelle ore successive al faccia a faccia, l’Iran ha lanciato missili contro una base militare statunitense in Giordania e ha annunciato di aver colpito tre petroliere nello Stretto di Hormuz, mentre un’operazione congiunta di Stati Uniti e Arabia Saudita in Iraq ha provocato decine di vittime tra le milizie filo-iraniane. Sui mercati asiatici il prezzo del petrolio ha registrato un’immediata impennata per i timori di un allargamento del conflitto.

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Il Comando centrale americano (Centcom) ha confermato l’attacco missilistico iraniano, precisando che “le forze del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica hanno lanciato diversi missili balistici dall’Iran, nel tentativo di sferrare un attacco a sorpresa contro le forze statunitensi di stanza in Medio Oriente”. Washington ha aggiunto che “tutti i missili iraniani sono stati intercettati con successo” e che le forze Usa “mantengono alta la vigilanza e un elevato stato di prontezza operativa”.

Anche l’esercito giordano ha riferito di aver neutralizzato la minaccia: “Questa mattina le difese aeree hanno neutralizzato cinque missili provenienti dall’Iran e diretti verso il territorio del regno”, spiegando che gli ordigni sono stati “intercettati e abbattuti”.

Parallelamente, il Corpo delle Guardie rivoluzionarie iraniane ha rivendicato un’azione contro tre petroliere nello Stretto di Hormuz. “Alcune ore fa tre petroliere, che avevano ignorato i nostri avvertimenti e continuato a seguire una rotta pericolosa e illegale, sono state colpite e costrette a fermarsi”, hanno dichiarato i Pasdaran.

A far salire ulteriormente la tensione sono stati poi i raid condotti da Stati Uniti e Arabia Saudita in Iraq contro obiettivi legati a gruppi filo-iraniani. Il Comando centrale americano ha parlato di “attacchi di precisione” contro “terroristi legati all’Iran”. Secondo quanto riferito dalle Forze di Mobilitazione Popolare (Pmf), la coalizione di ex gruppi e fazioni paramilitari oggi integrata nelle forze armate irachene, i bombardamenti avrebbero causato almeno 20 morti e 32 feriti.

“Almeno 20 combattenti sono stati martirizzati e altri 32 feriti, secondo un bilancio preliminare”, ha dichiarato la Pmf, accusando Washington e Riad di aver colpito proprie basi in sette province irachene.

Sul piano politico, Netanyahu ha definito “eccellente” l’incontro con Trump alla Casa Bianca, ribadendo la linea dura nei confronti di Teheran: “Non vogliamo che l’Iran abbia l’atomica”. Le nuove azioni militari rischiano ora di aprire una fase ancora più instabile, con il timore di un coinvolgimento diretto di altri attori regionali.

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