Non chiamatela più aquagym: l’allenamento in acqua è cambiato

14 Luglio 2026 - 20:00
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Non chiamatela più aquagym: l’allenamento in acqua è cambiato

TANTO per cominciare, non chiamatela più aquagym: il lessico è cambiato. Ormai si parla di aquafitness o di ginnastica verticale. Tradotto: allenarsi in acqua, a ritmo di musica e con qualche attrezzo furbo per potenziare il workout e aumentare il divertimento. Tra le novità più gettonate dell’estate c’è l’Aquabell, disciplina che unisce leggerezza e intensità, praticata anche da celebrity note per il fisico scolpito, come Bradley Cooper e Beyoncé. Ma niente paura: per i comuni mortali bastano una piscina, un tranquillo specchio d’acqua marina o lacustre e un paio di pesi… extra light.

Aquabell: allenarsi in acqua con i pesi

Foto Blu Atelier / Blaubut Edition

Un controsenso? Per niente: le Aquabell – la tecnica prende il nome dall’attrezzo – sono dei manubri in schiuma Eva di varie dimensioni (da small a xxl) che, a differenza dei modelli in ghisa o ferro da palestra, non affondano ma galleggiano. E proprio qui sta il segreto. Come spiega Stefania Lastrucci, international master trainer affiliata all’Eaa (European Aquatic Association, euroaquatic.it), insegnante di discipline natatorie e di aquafitness, le Aquabell «sfruttano la resistenza dell’acqua, per cui i movimenti eseguiti diventano più “densi”: quando si affonda il manubrio, l’elemento liquido contrasta la spinta, mettendo in gioco muscoli profondi e stabilizzatori. È un training completo per la parte alta del corpo, che coinvolge bicipiti, tricipiti, spalle, pettorali, dorsali e addominali, ma senza il rischio dei traumi tipici della pesistica tradizionale».

I benefici si sentono subito: il corpo è più tonico e meno gonfio

La sensazione è strana: sì fatica, ma non ci si sente affaticati. E ci si muove in maniera fluida, quasi coreografica, con una leggerezza che migliora la percezione corporea e l’autostima. Il merito è dell’ambiente microgravitazionale, che non incide su articolazioni e schiena. Inoltre, in una sessione da 45 minuti si bruciano 300-400 calorie e, quando si esce dall’acqua, ci si sente tonici e sgonfi, con la silhouette rimodellata.

Foto Getty Images

Non ultimo, le Aquabell sono una manna dal cielo per ridurre le bingo wing, e cioè l’antiestetico rilassamento cutaneo del sottobraccio. La lezione-tipo dura tre quarti d’ora, e prevede riscaldamento, fase centrale più intensa e defaticamento finale. «Si lavora immersi fino al petto, toccando il fondo con i piedi», consiglia la trainer. «Per i più allenati c’è l’acqua alta: niente appoggi, più instabilità, più sollecitazioni per il core e anche per le gambe, che devono continuare a “pedalare” per mantenere la posizione».

Quanto all’uso, le Aquabell sono intuitive: «C’è la presa classica, in orizzontale o in verticale, immergendo i manubri più o meno a fondo per modulare lo sforzo», dice Lastrucci. «O si posizionano sotto ginocchia, piedi, ascelle, come dei braccioli, per concentrarsi sul lavoro delle gambe».

Terminata la ginnastica, la palestra galleggiante finisce in una sacca e via. Scusate se è poco.

Gli strumenti utili: dai manubri alla palla alle cavigliere

Courtesy Press Office

Leggeri ma solidi, e con presa ergonomica, i manubri in Eva (Etinele vinil acetato) di Aqquatix, allenano la parte superiore del corpo.

Courtesy Press Office

La Sphere Mini di Tidal Thank è una palla che si riempie d’acqua a piacere: si usa per il sollevamento pesi in immersione o a secco.

Courtesy Press Office

Per tonificare gambe e polpacci sono ideali le cavigliere con velcro di Muma Sport. Volendo, si possono indossare pure ai polsi.

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