Oltre, insieme, nel compimento

05 Giugno 2026 - 11:43
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1. Oltre

Il popolo nel deserto soffre la fame. Pensa che ci voglia un qualche pane per saziare la fame. Ma il dono di Dio dice: oltre! Voi avete una fame più profonda, avete bisogno di un pane più necessario. Oltre!

Il popolo nel deserto soffre la sete. Pensa che sia necessaria un’acqua come quella che sgorga da una sorgente. Ma il Signore dice: oltre! Voi avete una sete più ardente e non basta per dissetarvi un’acqua come quella che immaginate.

La gente sulla terra ha desiderio di felicità. Pensa di non poter essere felice se non trova qualche frutto della terra, qualche esperienza piacevole, qualche occasione di euforia. Ma il Signore dice: oltre! Il tuo desiderio racconta di un vuoto che hai dentro e che nulla sulla terra può colmare.

I devoti sulla terra si sentono virtuosi perché praticano le loro devozioni. Ma il Signore dice: oltre! Oltre le forme rassicuranti e le abitudini religiose, oltre! La tua devozione è il sospiro di un Dio più misterioso di quello che immagini; la tua preghiera è invocazione della rivelazione di un mistero più grande, più inquietante, più fascinoso di quanto si possa racchiudere in una formula o in un rito. Oltre.

L’Eucaristia, il pane e il vino che per la parola di Gesù diventano cibo di vita eterna, hanno la potenza di introdurre nel mistero con timore e gioia grande, perché nella vita si riconosca la vocazione ad un oltre, oltre la banalità, oltre la rassegnazione, oltre.

 

2. Benché molti un solo corpo

L’esperienza di trovarsi a vivere nello stesso luogo, a percorrere le stesse strade, a riunirsi nella stessa chiesa, raduna come estranei, come una giustapposizione di enigmi incomprensibili, gli uni agli altri. Essere nello stesso luogo può essere persino motivo d’imbarazzo, un sentirsi intimiditi che impedisce di esprimersi con libertà, di presentarsi per quello che si è. Essere insieme può anche mettere a disagio e generare timore, per i comportamenti imprevedibili degli sconosciuti.

Perciò è sorprendente e promettente, misteriosa ed esigente, lieta e liberante la rivelazione che la condivisione dell’unico pane rende i molti un solo corpo. Il Corpo di Cristo è principio di unità. Più che le buone intenzioni di essere educati gli uni con gli altri, rispettosi, servizievoli, più che quell’osservanza delle regole per una convivenza ordinata, l’opera di Gesù è di far vivere ciascuno dentro la comunione con tutti, al punto che se uno soffre, tutti soffrono; se uno gioisce, tutti gioiscono. I molti diventano un solo corpo, condividono gli stessi sentimenti di Gesù, insieme hanno il pensiero di Cristo. Si dice “corpo mistico” per dichiarare l’incapacità delle parole di descrivere il frutto della condivisione dello stesso pane.

Formiamo un solo corpo: è la grazia di cui partecipano coloro che condividono lo stesso pane; è una parola severa per quell’inclinazione a farsi del male, ad essere indifferenti gli uni agli altri. Il frutto della condivisione dell’unico pane è il formarsi dell’unico corpo di Cristo, ma chi vive secondo la carne resiste all’opera dello Spirito. Si ritengono più intelligenti e più prudenti e più realisti quelli che riducono la rivelazione del Signore ad una metafora edificante. Noi invece professiamo e sperimentiamo la reciproca appartenenza, la vocazione ad essere servi gli uni degli altri, a portare i pesi gli uni degli altri.

 

3. Nel compimento

Gli abitanti ottusi del tempo raccontano la storia come fosse l’insensato girovagare nell’assurdo, leggono la vita con la miopia ostinata di chi si rassegna all’incompiuto. Gli abitanti ottusi del tempo professano il dogma indiscutibile della destinazione a finire. Per questo – dicono – si comincia: per finire; per questo si nasce: per morire.

Coloro che credono nelle parole di Gesù sanno invece della promessa. Sanno di ricevere nel dimorare in Gesù la vita eterna, il compimento della vita, la vita di Dio. Il fraintendimento infantile immagina la vita eterna con una collocazione temporale, cioè quello che verrà “dopo” a quanto dicono, e con una collocazione spaziale, cioè quello che è altrove, “lassù”. Ma la rivelazione di Gesù non dice niente del tempo e dello spazio, parla piuttosto di un dimorare, di una relazione che dà compimento alla vita.

 

Questa, dunque, la grazia che riceviamo nella Celebrazione Eucaristica: “oltre”, “in comunione”, “nel compimento”.

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