«Oltre le Sbarre», per uno sguardo che renda giustizia


Che cosa significa rendere giustizia? E che cosa accade quando il carcere smette di essere una realtà lontana e diventa un luogo di incontro, capace di interrogare il nostro modo di pensare la pena, la responsabilità e la dignità della persona? È a partire da questi interrogativi (e per dare qualche risposta) che anche quest’anno la Pastorale giovanile della Diocesi torna a proporre un’esperienza particolare. Si tratta di un percorso dentro e fuori dal carcere, rivolto ai giovani ambrosiani, dal titolo «Oltre le sbarre: uno sguardo che rende giustizia». L’iniziativa sarà presentata nel dettaglio lunedì 12 ottobre con un incontro che si terrà dalle 19 alle 21 nella basilica di Sant’Eufemia a Milano (per iscrizioni inquadrare il QR Code). La serata sarà moderata da Giulia Aprigliano, giovane laureata in Giurisprudenza e responsabile del progetto, che farà dialogare Giuseppe Pitò, Alessandro Frosio ed Emma Tidu con Ivo Lizzola, pedagogista e già Professore di pedagogia sociale e della marginalità all’Università di Bergamo.
Sulla scia del Giubileo
Sia Aprigliano, sia i tre interlocutori hanno partecipato l’anno scorso, durante la Quaresima, a un’esperienza simile, sempre promossa dalla Pastorale giovanile. «L’iniziativa era nata sulla scia del Giubileo – spiega l’attuale responsabile -, a partire dalle parole di papa Francesco contenute nella bolla di indizione Spes non confundit, in cui invitava a condividere la lampada della speranza con le persone detenute e ad aprire una porta santa in carcere». Gli incontri, allora, si sono svolti nel carcere di San Vittore, con gruppi di 20 giovani rispettivamente nel reparto femminile, maschile e clinico: «Ci siamo divisi in piccoli gruppi e abbiamo letto un brano del Vangelo, poi abbiamo riflettuto confrontandoci con le persone in carcere che hanno raccontato anche pezzi di vita. Per noi giovani è stato potentissimo».
Da qui l’idea di rilanciare l’esperienza anche quest’anno e proporre un percorso più strutturato. «La narrazione più comune è quella di allontanare dai nostri occhi il carcere – continua Aprigliano -. Il nostro scopo invece è quello di renderlo più vicino, di entrarci, senza portare chissà cosa, ma chiedendo ai giovani di essere disponibili a incontrare le persone». Solo così è possibile «trasformare il proprio sguardo», pur riconoscendo che «se una persona ha commesso un reato, ha fatto del male, ha creato una ferita, ha rotto dei legami», tuttavia occorre guardare anche oltre.
La persona non è la sua colpa
Per questo con Lizzola i giovani parleranno di responsabilità, giustizia, pena, pregiudizio, prevenzione, ma anche di possibilità di costruire relazioni nuove; si partirà quindi dall’esperienza dei tre giovani e dalle loro domande per approfondire alcuni temi, sapendo che andare oltre al reato significa anche non ridurre la persona alla sua colpa o alla sua storia passata.
La Pastorale giovanile e la responsabile del progetto hanno già programmato altri quattro appuntamenti su giustizia riparativa (novembre), giustizia minorile (gennaio 2027), storie di riscatto delle vittime di reato (marzo), dialogo interreligioso (aprile). Intervallati a questi incontri, che si svolgeranno tutti a Milano a San Giorgio al Palazzo (piazza San Giorgio 2), sono previsti anche ingressi in alcuni istituti di pena, non solo milanesi, ma anche a Monza o Varese. «Sugli incontri esterni l’invito ai giovani è di garantire una partecipazione costante – chiarisce la responsabile del progetto -. Per quanto riguarda gli accessi in carcere, lasceremo libera la scelta, anche se i numeri saranno comunque limitati».
Info: giovani@diocesi.milano.it.
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