Paolo Poggi a CM: "Il militare con Vieri, Nakata che scappava dai tifosi e la secchiata d'acqua gelata a Bierhoff. La figurina introvabile? Mi chiamò anche la Rai"

26 Luglio 2026 - 15:15
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Paolo Poggi a CM: "Il militare con Vieri, Nakata che scappava dai tifosi e la secchiata d'acqua gelata a Bierhoff. La figurina introvabile? Mi chiamò anche la Rai"

L'ex attaccante si racconta nella nostra intervista: "Ho tirato una secchiata d'acqua gelata a Bierhoff per non fargli montare la testa. Se Cassano perdeva le partitelle tornava a casa"

Dopo aver segnato più di 130 goal in carriera e aver messo la firma sul ritorno del Venezia in Serie A da dirigente nel 2021, Paolo Poggi oggi si sta dedicando al Venezia Nettuno Lido, una scuola calcio fondata insieme all'amico ed ex compagno Mattia Collauto per far divertire i ragazzi e provare a crescere i talenti del futuro: "Ospitiamo anche tanti stranieri facendo fare loro allenamenti e amichevoli con squadre professionistiche, organizzando visite guidate in città per le famiglie". Nella nostra intervista Poggi torna indietro di una trentina d'anni, raccontando aneddoti e curiosità di una vita in area di rigore.

Il debutto in Serie A è arrivato in un derby con la maglia del Torino.

"Era il 22 novembre 1992, una data particolare. Il primo pensiero è stato verso tutti quei campioni che erano in campo: sono entrato e 'io ci provo', ho pensato".


In quella squadra c'era anche un giovanissimo Vieri.

"Facevamo il militare insieme, ricordo un'amichevole giocata in Albania nel '92 con la nazionale militare. In quel periodo c'era la guerra dei Balcani, il clima era surreale: siamo arrivati con un aereo militare, abbiamo perso 0-2 e subito dopo la partita siamo tornati indietro".


Quanto devi ad Alberto Zaccheroni?

"Molto, perché giorno dopo giorno mi ha fatto capire il calcio. Lui non allenava, insegnava. Diciamo che è stato IL mio allenatore".


Quando ha portato Bierhoff ed Helveg al Milan ci ha provato anche con te?

"In quel momento no, ma quando ero a Roma avevano pensato di prendere me per sostituire Leonardo che voleva smettere di giocare. Poi ci ripensò, e non se ne fece nulla".


Se dovessi scegliere tra Bierhoff e Amoroso?

"Faccio fatica, ma visto che in una recente intervista Marcio ha detto che ero il suo compagno preferito ricambio il favore e scelgo lui".


Che rapporto avevate?

Che rapporto avevate?

"Appena arrivato voleva tornare subito in Brasile, sono stato giorni e giorni a parlargli spiegandogli che doveva avere un po' di pazienza e si sarebbe adattato. Alla fine, insistendo tutti insieme, l'abbiamo convinto e in una partita nella quale doveva partire dalla panchina gioca titolare perché nel riscaldamento si fa male Clementi, e segna una doppietta".


Ci racconti un aneddoto con Bierhoff?

"Dopo l'Europeo vinto con il suo golden goal arrivò in ritiro, e come messaggio di bentornato gli tirammo una secchiata d'acqua ghiacciata alle 9 di mattina per capire se si fosse montato la testa".


E?

"Era rimasto l'Oliver di sempre. Alla secchiata reagì impassibile, poi si mise a ridere come al solito".


Chi era un giocatore di quegli anni all’Udinese che pensavi avesse potuto fare una carriera migliore?

"L'egiziano Hazem Emam (0 presenze dall'estate 2000 al gennaio 2001, ndr), un giocatore tecnicamente straordinario. Non è riuscito a imporsi perché era un po' timido, poi ha fatto una grande carriera in Egitto".


Il compagno col quale hai legato di più in carriera?

"Mattia Collauto, ci siamo conosciuti a Bari poi ci siamo ritrovati a Venezia prima da giocatori e qualche anno fa abbiamo condiviso anche l'esperienza da dirigenti. Ora gestiamo insieme la scuola calcio".


L’avversario più fastidioso?

"Cleto Polonia, un difensore di quelli che ti marcavano in maniera fastidiosa, sempre attaccato alle caviglie e con le mani addosso".


Ci racconti la storia della tua figurina introvabile?

Ci racconti la storia della tua figurina introvabile?

"Durante un allenamento a Udine un dirigente mi disse che era venuta la troupe di 'Mi Manda Rai Tre' e voleva farmi un'intervista su questa cosa. Io, ignaro di tutto, non sapevo cosa avessi combinato. Poi mi hanno spiegato la situazione dicendomi stavano indagando su una possibile truffa, a quel punto mi sono informato anch'io e penso avessero prodotto volutamente la mia figurina e quella di Volpi in maniera limitata".


Che ricordi hai della parentesi alla Roma?

"Anche se non è stata un'esperienza esaltante a livello professionale, sono stato orgoglioso di vestire quella maglia e aver avuto la possibilità di giocare con tanti campioni".


Il giocatore che ti ha impressionato di più?

"Gabriel Omar Batistuta. Aveva una forza fisica mai vista, un animale in grado di spostare chiunque".


Che rapporto avevi con i tifosi?

"I primi mesi le cose andavano male e non si poteva uscire di casa, poi migliorarono sempre di più tanto che non si poteva uscire comunque perché ci saltavano addosso: per fare la spesa ci mettevo due ore. Però ricordo che era fantastico vedere i tifosi ovunque, alle stazioni agli aeroporti…".


Cosa vuol dire giocare in quella città insieme a Francesco Totti?

"Capire il significato di bandiera di un club, non esiste la Roma senza di lui e viceversa. La sua grandezza è stata anche l'aver accettato di non avere una vita privata e nonostante questo essere rimasto sempre lì".


Giocatore più simpatico nello spogliatoio?

"Mi divertivo molto con Lupatelli che faceva battute e scherzi, anche se uno di quelli con i quali avevo legato di più era Nakata. Entrambi abbiamo vissuto due mesi in albergo prima di trovare casa, poi siamo andati a vivere vicini e alla fine ci siamo ritrovati anche a Parma".


Un ricordo che hai di lui?

Un ricordo che hai di lui?

"Trasferta ad Amburgo, correva intorno al pullman rincorso dai tifosi giapponesi che volevano farsi una foto con lui".


Lasci i giallorossi nel gennaio 2001, cinque mesi dopo vincono lo scudetto: quel trofeo lo senti tuo?

"E' vero che ho la medaglia perché ho fatto parte di quella rosa, ma dal punto di vista tecnico lo sento poco. Diciamo che è stato soddisfacente vedere la crescita della squadra in una stagione iniziata con l'eliminazione dalla Coppa Italia".


Dopo quel ko con l'Atalanta ci fu una dura contestazione dei tifosi a Trigoria.

"Immaginavo una reazione e quel giorno prima di andare al campo portai a casa mio padre. Qualche botta alla macchina l'ho presa anch'io, ma ricordo alcuni compagni particolarmente spaventati perché avevano i bambini in auto".


Sei mesi a Bari con Cassano. L’episodio che non dimenticherai mai?

"Se perdeva la partitella se ne andava a casa, e succedeva un paio di volte a settimana".


Nel 2003-04 eri uno dei 46 giocatori nella rosa dell'Ancona.

"Una situazione paradossale, c'eravamo solo noi e l'allenatore; ogni volta non sapevamo dove ci saremmo allenati il giorno dopo e spesso andavamo al vecchio stadio Dorico, abbandonato. Quando entravamo nello spogliatoio dovevamo quasi fare noi le pulizie e quell'anno non abbiamo visto uno stipendio, forse solo il primo mese".


Per un paio d'anni dal 2020 al 2022 sei stato dirigente del Venezia conquistando anche una promozione in Serie A. Ci racconti quando stavi per prendere l'ex Monaco Falcao?

Per un paio d'anni dal 2020 al 2022 sei stato dirigente del Venezia conquistando anche una promozione in Serie A. Ci racconti quando stavi per prendere l'ex Monaco Falcao?

"Era stata un'idea degli ultimi giorni di mercato, lui aveva dato apertura a venire ma c'erano due problemi: le condizioni fisiche perché aveva un problema al ginocchio, ma eravamo disposti a correre il rischio; l'altro le tempistiche, in quel periodo giocava al Galatasaray e non c'erano i tempi tecnici per chiuderla".


Ci sono stati tentativi per altri nomi a effetto?

"Diciamo che non erano idee mie e di Collauto ma della proprietà americana, ed è per questo che arrivò anche l'ex Manchester United Nani. La nostra volontà era prendere giocatori più funzionali alla squadra".


Ti piacerebbe tornare a fare il dirigente?

"Non è un'ipotesi che escludo, ma valuterei bene ogni aspetto. Il mio rapporto col Venezia l'ho interrotto per incompatibilità con la gestione precedente, se dovessi fare una nuova esperienza mi piacerebbe lavorare con serenità e senza inganni. Non sono alla spasmodica ricerca di qualcosa, dipende molto dalla qualità delle persone".

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