Più controlli dal dentista, ma poca cura a casa: la prevenzione orale degli italiani resta a metà

04 Ottobre 2026 - 12:20
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Più controlli dal dentista, ma poca cura a casa: la prevenzione orale degli italiani resta a metà

Roma, 4 ottobre 2026 – Gli italiani scelgono la prevenzione, ma solo a metà: vanno dal dentista più di prima per regolari controlli, ma a casa trascurano l’igiene orale preferendo collutorio e sciacqui a filo interdentale e scovolino. È la fotografia che emerge dall’indagine Omni Salus 2026 promossa dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), su un campione nazionale di 3.000 adulti. Oltre il 60% degli intervistati va dal dentista per farsi controllare, contro il 37 % delle rilevazioni precedenti: il 43% ogni 6-12 mesi, a cui si aggiunge un 20,6% che si reca in studio dall’odontoiatra poco meno di una volta l’anno, mentre solo il 16% dichiara di non vedere un dentista da oltre cinque anni.

“Primi segnali positivi, frutto delle diffuse campagne di sensibilizzazione e informazione al cittadino che anche SIdP ha da anni collaborato a promuovere sul territorio nazionale, per proteggere la salute orale”, dichiara Leonardo Trombelli, presidente SIdP.

Prof. Leonardo Trombelli

Ma se aumenta la prevenzione in studio, tra le mura domestiche la pulizia interdentale lascia a desiderare. Se il 40,8% usa il collutorio o altri sciacqui almeno tre volte a settimana, con una quota di utilizzo giornaliero più alta tra le donne (23,3% contro il 16,5% degli uomini), allo stesso tempo, però, il 41,3% non usa mai il filo o altri strumenti di igiene interdentale, con un picco tra gli over 70, e solo il 28,7% li impiega con adeguata frequenza (da 3 a 7 o più volte a settimana).

“L’utilizzo del collutorio è comodo e veloce, ma non sostituisce il filo o lo scovolino, che restano gli unici strumenti, oltre allo spazzolino, in grado di rimuovere meccanicamente la placca batterica in particolare negli spazi interdentali dove origina la maggior parte delle patologie gengivali – precisa Trombelli – Il problema non è usare il collutorio, ma usarlo in modo mirato e non pensare che possa bastare da solo”.

Questo scarso utilizzo dei mezzi di pulizia interdentale rischia di compromettere nel tempo la salute orale e, in particolare, di incentivare insorgenza e progressione di problemi gengivali. “Il successo terapeutico a lungo termine delle terapie parodontali e implantari dipende anche dalla correttezza e dalla costanza delle manovre eseguite a casa 2 o 3 volte al giorno – puntualizza Trombelli – Il collutorio va inteso come un ausilio da inserire nel modo e nel momento giusto e per un tempo opportuno: sempre dopo lo spazzolamento e l’igiene interdentale, seguendo le modalità raccomandate dal professionista”.

Dall’indagine emerge anche un divario strutturale ancora profondo tra chi riceve la terapia di base per curare la parodontite e l’enorme diffusione della malattia. “Solo il 12,5% degli intervistati riferisce di aver ricevuto la pulizia sottogengivale, intervento di primo livello raccomandato per fermare insorgenza e progressione della parodontite. Questa terapia è efficace in senso preventivo e terapeutico ed è soprattutto poco invasiva, rappresentando il primo fronte di intervento di una patologia che interessa nel complesso circa il 60% della popolazione italiana, con un 10-15% di forme gravi o avanzate”, sottolinea Trombelli.

A rendere più evidente il collo di bottiglia sull’accesso alle cure, c’è poi la quota di appena il 4,7% degli intervistati che dichiara di essere stato sottoposto a un intervento chirurgico gengivale, ossia la terapia parodontale di secondo livello per i casi più avanzati o che non rispondono al meglio alle cure di base. “Questi dati dovrebbero far riflettere sulla necessità del sistema di intercettare e curare con interventi appropriati alla severità del caso una patologia che, se trascurata, porta alla perdita dei denti, ed è associata a patologie sistemiche tra le quali diabete e malattie cardiovascolari e reumatologiche”, conclude.

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