Quante belle invenzioni nascono dal riuso dell’olio di frittura

Aprile 11, 2026 - 13:00
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Quante belle invenzioni nascono dal riuso dell’olio di frittura

L’industria automobilistica e quella dell’edilizia possono iniziare a pensare di abbandonare le fonti fossili, utilizzando invece materiale rinnovabile e di risulta, come l’olio di frittura. Ce ne parla Maurizia Seggiani dell’Università di Pisa, che sta testando soluzioni come le schiume poliuretaniche

Non è la prima volta che invitiamo a non buttare l’olio una volta utilizzato dopo la frittura. Tanto o poco che sia, l’olio esausto ha un valore importante, che nelle mani dei ricercatori, chimici, ingegneri chimici o biotecnologici, dà vita a soluzioni fantastiche.

Come quelle che stanno prendendo vita nei laboratori dell’Università di Pisa: schiume poliuretaniche, materiali a cambio di fase e biolubrificanti in grado di sostituire prodotti di origine fossile per il settore automobilistico e per l’edilizia.

Questa nuova puntata di Pink&Green si muove all’interno del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale (Dici) dove abbiamo incontrato Maurizia Seggiani, che ci racconta le invenzioni fantastiche che prendono vita proprio dal riuso dell’olio di frittura.

Ben chiaro come il cuore di questa innovazione sia la sostituzione di materiali di origine fossile con alternative rinnovabili: l’olio usato viene trasformato in poliolo, un componente fondamentale delle schiume poliuretaniche, in materiali a cambio di fase, capaci di assorbire, immagazzinare, rilasciare calore controllando così la temperatura, e in biolubrificanti per sistemi idraulici industriali.

Le applicazioni nei settori industriali

Nel settore automobilistico, le schiume poliuretaniche così ottenute possono essere utilizzate nei pannelli interni degli sportelli e in altri componenti dell’abitacolo, per attenuare le vibrazioni e stabilizzare la temperatura interna.

I materiali a cambio di fase, inglobati nella schiuma, aiutano ulteriormente al controllo della temperatura nell’abitacolo: assorbono il calore quando l’auto è esposta al sole e lo rilasciano quando la temperatura esterna si abbassa, migliorando il comfort interno e riducendo i consumi per la climatizzazione.

Anche in edilizia, queste schiume multifunzionali possono essere inserite nelle pareti e nelle intercapedini degli edifici per migliorare l’isolamento termico e acustico, contribuendo all’efficientamento energetico e alla riduzione dei consumi.

Certo, per portare su scale industriale queste soluzioni ci vuole tanto olio di risulta e, difatti, al momento si usa la materia di scarto di ristoranti e cucine di comunità.

Ma avrete notato che in diversi punti della Gdo ci sono contenitori dove ognuno di noi può portare le proprie tanichette e scaricarle, così come nelle isole ecologiche non manca mai il bidone per l’olio.

Facciamolo: oltre a evitare di intasare le fogne e, di conseguenza, i depuratori dell’acqua faremo un bene a noi stessi, limitando l’uso e l’abuso di prodotti che nascono dalle fonti fossili.

Il lavoro portato avanti da Maurizia Seggiani coinvolge anche il Dipartimento di Ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni, il Centro Interdipartimentale di Ricerca sull’Energia per lo Sviluppo Sostenibile (Ciress), il Politecnico di Bari (Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica e il Dipartimento di Meccanica, Matematica e Management) e l’Università di Bologna (Dipartimento di Chimica Industriale Toso Montanari).

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