Repubblica - Aurelio e Luigi De Laurentiis indagati per bancarotta. La finanza nelle sedi di Napoli e Bari

07 Luglio 2026 - 10:30
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La Procura di Bari ha aperto un fasciolo con l'accusa di bancarotta fraudolenta in merito a debiti per 30 milioni di euro. Occhi anche su operazioni condivise fra i due club.

La Guardia di Finanza sta effettuando delle perquisizioni nella mattinata di oggi martedì 7 luglio nelle sedi delle società calcistiche di Bari e Napoli, entrambe di proprietà della famiglia De Laurentiis con i proprietari Aurelio e Luigi De Laurentiis che sono indagati dalla Procura di Bari con l'accusa di bancarotta fraudolenta.


Secondo quanto riportato da Repubblica l'inchiesta, coordinata dal Procuratore della Procura della Repubblica di Bari, Roberto Rossi, riguarda le presunte false comunicazioni sociali nel bilancio dell'esercizio 2024 del Bari Calcio e la fattispecie di bancarotta fraudolenta connesse alla richiesta di apertura della procedura di liquidazione presentata per l'insolvenza della medesima società.

AURELIO E LUIGI DE LAURENTIIS

Sempre secondo Repubblica nell'inchiesta risultano indagati Aurelio Luigi De Laurentis, padre e figlio di 77 e 47 anni, rispettivamente presidente del Consiglio di amministrazione della Ssc Napoli e amministratore unico della Ssc Bari.


Le perquisizioni sono in corso non solo nelle sedi dei due club, ma anche nella sede della Filmauro a Roma socio unico di entrambe le società calcistiche, e nelle abitazioni dei direttori sportivi Ciro Polito (ex del Bari), Cristiano Giuntoli Mauro Meluso (ex del Napoli) e del procuratore Graziano Battistini, che seguiva il calciatore Elia Caprile (che non sono indagati).


Tra il 2029 e il 2025 è stato calcolato che la società avrebbe creato un buco da 30 milioni di euro e un’enorme mole di debiti.

L'AFFARE CAPRILE

Sotto la lente d'ingrandimento della Procura c'è in particolare l'operazione che ha portato al Napoli dal Bari il portiere Elia Caprile. Ceduto al Napoli per 2,2 milioni di euro è stato rivenduto al Cagliari successivamente per 8 milioni di euro generando una plusvalenza di cui, secondo gli inquirenti, avrebbe dovuto beneficiare anche il Bari.


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