Riforma della sanità, Bucci vara il primo ritocco. Il Pd attacca: “Tutto di fretta, ora corre ai ripari”

Genova. La giunta Bucci vara il primo correttivo alla riforma della sanità, a sette mesi dall’approvazione in consiglio regionale. Il disegno di legge depositato negli scorsi giorni contiene una serie di ritocchi e precisazioni per superare i rilievi del ministero della Salute “al fine di evitare l’impugnativa“, come si legge nella relazione illustrativa. All’attacco il Partito Democratico: “La giunta corre ai ripari, un’altra modifica d’urgenza che certifica il fallimento della riforma Bucci”.
Anzitutto viene reso esplicito che la qualifica di Irccs è da intendersi riferita esclusivamente al policlinico San Martino e non all’intera Azienda ospedaliera metropolitana istituita accorpando tutti gli ospedali genovesi (il Galliera in regime di convenzione). Poi viene ricompreso in Aom anche l’ospedale San Carlo di Voltri dopo il passo indietro dell’Evangelico che ha rimesso la gestione in mano pubblica. Il trasferimento delle funzioni sarà formalizzato a partire dal 1° luglio 2026. Infine, l’area Liguria Salute di Ats fungerà anche da centrale regionale di acquisto per la sanità come articolazione funzionale della Suar, anche per le gare relative ai nuovi ospedali come quello di Erzelli.
“Dopo le polemiche esplose ieri all’interno della stessa maggioranza e dopo una riunione fiume convocata oggi a margine del Consiglio regionale, la giunta Bucci presenta l’ennesimo intervento sulla sanità ligure per modificare nuovamente la legge regionale 41 del 2006, già pesantemente riscritta appena pochi mesi fa dall’accoppiata Bucci-Nicolò – accusano il capogruppo del Pd Armando Sanna e il vicepresidente della commissione Sanità Enrico Icoulano -. Siamo di fronte a una situazione paradossale. Una riforma presentata come strategica e risolutiva viene già corretta con un nuovo disegno di legge d’urgenza. È la certificazione politica di ciò che avevamo denunciato fin dall’inizio: la riforma voluta da Bucci è stata approvata in fretta, senza un adeguato confronto con i territori, con i lavoratori, con le rappresentanze istituzionali e con gli operatori sanitari”.
“Ormai la sanità ligure sembra ostaggio di una continua riscrittura normativa – continuano -. La giunta prova a presentare il provvedimento come un adeguamento tecnico, ma in realtà introduce soltanto elementi riparatori. Dietro questa nuova modifica si intravedono chiaramente le conseguenze delle decisioni avventate assunte negli ultimi mesi. A confermare la confusione generata dalla riforma c’è anche il continuo spostamento di ospedali, funzioni e personale da un’azienda all’altra. Prima la nascita dell’Azienda ospedaliera metropolitana, poi il trasferimento di Villa Scassi e ora quello del San Carlo: un susseguirsi di operazioni organizzative che viene presentato come un riassetto strategico, ma che continua a sollevare interrogativi tra gli operatori”.
“Particolarmente grave – continuano i dem – è il ridimensionamento del ruolo degli enti locali. La Conferenza dei sindaci viene chiamata a esprimere pareri su atti fondamentali della programmazione sanitaria, ma tali pareri restano sostanzialmente non vincolanti. Ancora una volta si sceglie di limitare il peso delle autonomie locali e della rappresentanza democratica dei territori. La verità è che il centrodestra continua a cambiare le regole del gioco senza offrire alcuna certezza sul futuro del sistema sanitario regionale. Nel frattempo, a pagare il prezzo di questa instabilità sono sempre gli stessi: i lavoratori, costretti a vivere nell’incertezza organizzativa, e i cittadini, che continuano ad attendere risposte concrete su liste d’attesa, carenza di personale, medicina territoriale e qualità dei servizi. La sanità ligure non ha bisogno di continue riforme, contro-riforme e correzioni d’urgenza. Ha bisogno di programmazione, investimenti, ascolto dei territori e rispetto delle istituzioni. Tutto ciò che è mancato nella riforma Bucci e che continua a mancare anche oggi”.
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