Rinnovamento missionario in Francia
L’impegno dell’episcopato francese per una nuova stagione missionaria. Ne sono protagonisti il cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, e Éric de Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims. Entrambi sono membri del Dicastero per l’Evangelizzazione, e, come racconta l’agenzia missionaria vaticana Fides, hanno maturato sul campo la loro comprensione della missione, confrontandosi con le urgenze e i fenomeni concreti. Ovvero secolarizzazione, migrazioni, pluralità religiosa, diminuzione del numero dei sacerdoti, crisi sociale e precarietà. In Francia il missionario è per natura in dialogo permanente. Perché il dialogo è “una forma dell’amore per l’umano, una curiosità amorevole verso l’alterità“. No, quindi, alla tentazione di ridurre l’azione missionaria a un processo meccanico che finirebbe per strumentalizzare l’incontro. Evangelizzare significa “affidare il Vangelo”, che è parola viva, far percepire all’altro di essere amato da Cristo. Sapendo che nel dialogo si gioca una conversione reciproca. Diceva Michel de Certeau: “Scopriamo Dio nell’incontro che egli provoca”. È questa visione che anima la pastorale nella diocesi di Marsiglia. Una diocesi segnata da un forte dinamismo della pietà popolare e da grandi sfide sociali e migratorie.

Francia missionaria
La traiettoria di Éric de Moulins-Beaufort esprime, rileva Fides, un’altra faccia di questo rinnovamento missionario. Nominato arcivescovo di Reims nel 2018 dopo diversi anni a Parigi, scopre una diocesi segnata, come molte altre in Francia, dal numero esiguo di sacerdoti e da profondi cambiamenti. Lungi dal rassegnarsi, decide di capovolgere la prospettiva e di meravigliarsi del dono di “coloro che restano”. Riorganizzando al contempo la diocesi. Il progetto diocesano si intitola “In cammino per la missione”. Vengono costituiti “spazi missionari”, con équipe miste di sacerdoti, diaconi e laici. I luoghi eucaristici domenicali sono fissati in base alle forze reali. Viene istituito un “ministero più itinerante”: équipe si fermano in un luogo, propongono attività adeguate, visitano i malati o le persone isolate, le famiglie che lo desiderano. Si tratta al tempo stesso di accogliere e di andare incontro a quanti sono ai margini, di favorire la vita cristiana e di suscitare fraternità di prossimità.
L’arcivescovo di Reims non è l’unico vescovo francese ad aver avviato una vera conversione missionaria, ma è uno dei pionieri del movimento.

In trasformazione
Recentemente, la diocesi di Arras ha annunciato un piano di trasformazione pastorale volto a privilegiare la vita locale in piccole fraternità. Riducendo al contempo gli spostamenti e raggruppando le forze disponibili, passando da 89 a 11 parrocchie. Nel contesto francese, le nomine di Jean-Marc Aveline ed Éric de Moulins-Beaufort al Dicastero per l’Evangelizzazione costituiscono un segnale interessante del modo in cui la Chiesa di Francia cerca di affrontare la situazione che si trova davanti all’inizio del terzo millennio. Quella di un Paese un tempo grande “fornitore” di missionari in tutto il mondo, tornato a essere terra di missione. Un Paese secolarizzato in cui solo il 2% della popolazione partecipa alla Messa ogni domenica. Ma in cui un francese su due si dice ancora cattolico e non esita ad accendere un cero in chiesa in caso di difficoltà.
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