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<title>Tutte le notizie italiane in tempo reale &#45; : Diritto e Giustizia</title>
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<description>Tutte le notizie italiane in tempo reale &#45; : Diritto e Giustizia</description>
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<dc:rights>©2025 Eventi e News in Italia &#45; Powered by Brain X Corp</dc:rights>

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<title>Liberate Domenico Papalia, gravemente malato sepolto in carcere da mezzo secolo</title>
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<description><![CDATA[ “L’ergastolo non esiste in Italia, sconti massimo trent’anni e poi esci”, è il luogo comune che circola non solo tra gli avventori dei bar di periferia e dei salotti televisivi, circola anche tra i giuristi nelle aule universitarie della “culla del diritto”. Non perché l’ergastolo comminato “in astratto” sia concettualmente più tollerabile di quello applicato […] ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 16:30:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><em>“L’ergastolo non esiste in Italia, sconti massimo trent’anni e poi esci”</em>, è il luogo comune che circola non solo tra gli avventori dei bar di periferia e dei salotti televisivi, circola anche tra i giuristi nelle aule universitarie della “<em>culla del diritto”</em>. Non perché l’ergastolo comminato <em>“in astratto</em>” sia concettualmente più tollerabile di quello applicato “<em>in concreto”</em>. Il solo dire <em>“fine pena mai</em>” è già un castigo medievale, un marchio d’infamia che sul corpo del condannato imprime col ferro rovente la scritta indelebile: tu non cambierai mai. Comunque, io conosco un ergastolano che è forse l’ergastolano più ergastolano che ci sia in Italia. Si chiama <strong>Domenico Papalia</strong> ed è detenuto ininterrottamente da mezzo secolo.</p>
<p>Non è un modo di dire “<em>mezzo secolo”</em>. L’ultima volta, e per sempre, è stato arrestato nel marzo del 1977, quasi mezzo secolo fa. In Italia, era appena nato il Movimento del Settantasette: da un lato c’era la <em>“fantasia al potere”</em> degli <em>“indiani metropolitani”</em>, dall’altro la “<em>violenza levatrice della storia”</em> dei fautori del “<em>potere operaio”.</em> Agli uni<strong> Marco Pannella</strong> diceva <em>«Non credo al potere, e ripudio perfino la fantasia se minaccia d’occuparlo»</em>. Chiamava gli altri «<em>compagni assassini»: “compagni”</em> perché violenti e nonviolenti – diceva – non sono nemici, sono fratelli; <em>“assassini”</em> perché sono tragicamente separati; rivoluzionari entrambi ma con una differenza: i violenti sono rivoluzionari per odio, i nonviolenti lo sono per amore. Papalia ha conosciuto Pannella in carcere. Prima lo ha visto in bianco e nero alla televisione di allora, nelle tribune politiche, col bavaglio, solo <em>“contro”</em> tutti: <strong>Andreotti, Berlinguer, Cossiga</strong> e <strong>Almirante.</strong> Poi lo ha visto a colori, in carne e ossa, affacciarsi alla sua cella in visita ai carcerati, a Natale, a Pasqua e a Ferragosto. Si è innamorato subito di lui, del suo partito e della sua splendida creatura, Nessuno tocchi Caino, che nelle carceri continua la sua missione laica di conversione dalla violenza alla nonviolenza. Dei detenuti e dei <em>“detenenti”.</em> Come Caino, segnato dal Signore perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato, Domenico ha vissuto la sua vita in <em>“esilio”</em> nelle colonie penali del nostro Paese. Da una colonia all’altra, ha cercato sempre di “costruire città” e generare nuove discendenze. In carcere ha imparato a leggere e scrivere, da autodidatta, attraverso i giornali. Poi si è iscritto alle scuole e ha conseguito la licenza media. Nella <strong>Casa di reclusione di Opera</strong>, ha preso il diploma di litotipografo, ha seguito un corso di informatica e uno da cuoco.</p>
<p>Nella <strong>Casa di reclusione di Bergamo</strong>, ha ottenuto il diploma di manutentore elettrico. Alla <strong>Casa di reclusione di Carinola</strong> ha completato il diploma di ragioneria e un corso di formazione in ceramica. Durante la sua permanenza nella <strong>Casa di reclusione di Nuoro</strong> ha partecipato ai corsi di lingua e letteratura, spagnola e italiana. A <strong>Rebibbia</strong> ha svolto attività di volontariato con l’associazione Carcere e Comunità, collaborando con <strong>Gervasia,</strong> una suora orsolina. Lavorava inoltre come volontario nel laboratorio di informatica della Caritas, e destinava il suo compenso alla stessa Caritas. Da 35 anni collabora con la<strong> Missione Don Bosco</strong> a sostegno dei bambini del Terzo Mondo, per la quale riceve ogni anno un Diploma di Benefattore. Poi c’è <strong>Platì,</strong> la terra che gli ha dato i natali, gioie e dolori. È nato e cresciuto in una famiglia numerosa e nella miseria. Avevano il bestiame e Domenico ha fatto il pastore fino all’età di 18 anni. Erano ancora piccoli quando la madre si è ammalata ed è caduta in depressione, costretta a letto per vent’anni, fino alla sua morte. Ha iniziato da ragazzo con piccoli furti. Per necessità, non perché in lui era innata la tendenza a delinquere. Nel 1964 un suo fratello fu ucciso senza motivo da un paesano ubriaco. Per placare ogni istinto di vendetta era emigrato a <strong>Milano,</strong> dove ha trovato un lavoro ma anche cattive compagnie. È finito in carcere, per una rapina alla fine degli anni Sessanta. “<em>Negli anni successivi sono rimasto legato come un cane alla stessa catena di fatti,”</em> ricorda Domenico. Prigioniero di un gioco dell’oca senza soluzione: soggiorno obbligato lontano da casa, lavoro che trovava e che poi perdeva, ritorno obbligato a Platì e poi di nuovo via verso un altro soggiorno obbligato. Infine, è arrivata la pena senza fine.</p>
<p>Il <strong>carcere</strong> gli si è incollato addosso nella forma più spietata di supplizio: la pena corporale. Le sue difese immunitarie nel tempo sono venute meno. Quasi tutte le malattie dei carcerati, tipiche di condizioni di vita in uno spazio finito per un tempo infinito, si sono concentrate in un corpo solo, il suo. Tra le tante di cui è affetto Domenico si annoverano: un carcinoma prostatico metastatico in recente progressione, una cardiopatia ischemica, un’insufficienza respiratoria, con mancanza di assistenza ventilatoria notturna, il diabete mellito, l’obesità, una pregressa trombosi venosa, anemia, depressione reattiva. Ciononostante, per il magistrato di sorveglianza il suo stato di salute non comprova una situazione di così grave infermità da implicare un pericolo di vita o tale da provocare rilevanti conseguenze dannose nel perdurare della carcerazione né tale da far apparire quest’ultima contraria al senso di umanità. Le condizioni di salute di Domenico Papalia si aggravano di giorno in giorno. Mentre scrivo è ricoverato in ospedale per una bronchite bilaterale. I sui avvocati per l’esecuzione penale, <strong>Rosa Martino</strong> e <strong>Annarita Franchi,</strong> hanno chiesto il differimento della pena per gravi motivi di salute.</p>
<p>Nel sacrosanto diritto alla salute e alla vita di <strong>Domenico Papalia,</strong> lo Stato dovrebbe riconoscere un limite invalicabile all’esercizio della sua potestà punitiva. Tanto più che nel cuore di Domenico, semmai v’è stato, oggi non alberga più odio e, dopo mezzo secolo di carcere, non esiste pericolo alcuno che possa costituire una minaccia per l’ordine costituito e la sicurezza sociale. Nella sua vita carceraria, è stato già ammesso una volta al lavoro esterno e ha usufruito di permessi premio cinquanta volte. È stato ricoverato in ospedale senza scorta e messo in detenzione domiciliare per motivi di salute. E si è costituito da solo quando quella forma di privazione della libertà non gli è stata rinnovata. Domenico Papalia ha goduto della fiducia dello Stato per quindici anni. Fino al 1992, anno della dichiarazione di guerra dello Stato alla mafia. Poi, basta. Niente più fiducia negli ultimi trent’anni. Quando, cinque anni fa, è cambiata la legge sui benefici penitenziari, che ha modificato i requisiti per l’accesso, il tribunale di sorveglianza ha preso la palla al balzo e ritenuto inammissibili le sue istanze di permesso premio. Non hanno tenuto conto delle sentenze della Corte costituzionale contro l’ergastolo ostativo e del suo impeccabile percorso di riabilitazione. Il suo impegno di studio universitario, la collaborazione con <strong>Ristretti Orizzonti,</strong> i<strong> Laboratori Spes contra spem</strong> di <strong>Nessuno tocchi Caino</strong>, <a href="https://www.unita.it/2026/02/08/ascoltare-giudicare-giustizia-riparativa-umanita/">la pratica di <strong>giustizia riparativa</strong>,</a> indirettamente, con familiari delle vittime come<strong> Agnese Moro, Paolo Setti Carraro, Fiammetta Borsellino.</strong> La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza di rigetto della sua ultima istanza di permesso premio. <em>“Una sentenza ricca di principi di diritto molto forti, inviata al Massimario della Corte</em>”, hanno commentato i suoi straordinari avvocati<strong> Ambra Giovene</strong> e <strong>Annarita Franchi,</strong> patrocinatori delle sue cause in Cassazione.</p>
<p>Nel bene e nel male, anche dopo mezzo secolo di pena, il destino lo lega sempre a Platì. È il paese dove Domenico ha perso un figlio la notte di San Silvestro. Aveva 19 anni, studiava all’università, quando una pallottola vagante rimbalzata sulla campana della chiesa del paese lo colpì a morte. Il padre ha autorizzato l’espianto degli organi salvando la normalità della vita di sette persone. Di un male terribile successo a lui ha fatto un’opera di bene ad altri. Ma, nell’immaginario di chi deve stabilire quando può finire la sua pena senza fine, Platì resta sempre la terra del suo peccato originale, della ‘ndrangheta e del pregiudizio che – per le generazioni passate e per quelle a venire – incatena nomi e cognomi a quel luogo di nascita. In un certo modo, più felice e creativo, anche in carcere Domenico <em>“torna”</em> a Platì. Da diversi anni “incontra” gli studenti delle scuole medie del suo paese, racconta loro la sua esperienza negativa e li invita a non deviare dalla retta via, a impegnarsi nello studio, a rispettare le leggi e le istituzioni, a evitare ogni forma di illegalità perché non porta alcun beneficio. “<em>Molti di quei ragazzi mi hanno ascoltato e continuano a farlo”</em>, dice. <em>“Alcuni si sono laureati e, nel tempo, la devianza minorile a Platì è diminuita sensibilmente”</em>. Una preside gli ha scritto: “<em>Se ne salviamo uno, è un successo”.</em> <em>“Non ne stiamo salvando uno: ne stiamo salvando molti”,</em> le ha risposto Domenico.</p>
<p>Cos’è questa opera di impegno e restituzione alla comunità se non una forma di riparazione, di rottura col passato e di rinascita a una nuova vita? È l’opera di Caino volta a <em>“costruire città</em>” e generare nuove discendenze. L’ultima volta che ci siamo incontrati al Laboratorio di Nessuno tocchi Caino nel<em> carcere di Parma,</em> Domenico Papalia ha ricordato una frase di Confucio: <em>«Taglia l’albero che ti fa ombra e il sole entrerà nella tua casa»</em>. Lui l’albero l’ha tagliato, ma il sole nella sua casa non entra ancora. Dopo mezzo secolo, Domenico vive ancora al buio, nel freddo e nella desolazione di una città costruita con sbarre e cemento, insieme a generazioni di persone di settanta, ottanta, quasi novant’anni. Non è una vittoria, è una sconfitta dello Stato, quella di attendere che corpi tumulati per oltre trent’anni passino dal <a href="https://www.unita.it/2025/11/09/cimiteri-vivi-pene-umane-significa-dimenticare-vittime/">“<em>cimitero dei vivi</em>” – come Turati chiamava il carcere</a> – direttamente a quello dei morti.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Scandalo MPS, assolto dopo 8 mesi in carcere, dona il risarcimento a Nessuno tocchi Caino</title>
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<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 09:30:01 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Scandalo, MPS, assolto, dopo, mesi, carcere, dona, risarcimento, Nessuno, tocchi, Caino</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono storie giudiziarie che nascono come astri lucenti – vistosi titoli in prima pagina, ardenti articoli su presunte oscure verità di mondi, come quello bancario, buoni per alimentare la voracità di un buco nero qual è un processo durato oltre 10 anni! – e svaniscono nel mesto silenzio se l’ultima parola è: <em>“assolto”.</em> Questo ho pensato quando incontrai, per la prima volta,<strong> Gian Luca Baldassarri</strong> nel 2023. Si era appena iscritto a Nessuno tocchi Caino e con <strong>Sergio d’Elia</strong> ascoltammo la sua storia. Gian Luca emana vitalità e laboriosità. Ha una spiccata propensione alla schiettezza e al buonumore. Sarà anche per questo che l’ex responsabile dell’area finanza del <strong>Monte dei Paschi di Siena</strong> è riuscito a fare i conti con i tribunali e a chiuderli nel miglior modo possibile nel nostro Paese: con un risarcimento.</p>
<p>Tutto inizia con il suo arresto il 14 febbraio del 2013, nel vortice dello <strong>scandalo MPS</strong>, l’affare dei derivati che travolse la banca senese dopo l’acquisizione di <strong>Antonveneta.</strong> Fu sottoposto a custodia cautelare per circa 8 mesi: 162 giorni in carcere e 82 agli arresti domiciliari. La Procura chiese per lui sei anni di reclusione e una multa di un milione e mezzo di euro, per aver tratto profitto illecito da operazioni offshore. Nel novembre 2019 il tribunale di primo grado lo condannò a quattro anni e otto mesi di carcere. Poi, però, i gradi successivi del giudizio riscrivono tutto. Nel maggio 2022, la <strong>Corte d’Appello di Milano</strong> assolve tutti e sedici gli imputati – comprese le banche Deutsche Bank e Nomura – revocando le confische per centinaia di milioni di euro. Per <strong>Gian Luca Baldassarri</strong> nessun dubbio: il fatto non sussiste. Nel 2025 giunge infine la sentenza di risarcimento per <strong>l’ingiusta detenzione</strong>: l’indennizzo è stato personalizzato con un surplus riconosciuto per le conseguenze reputazionali particolarmente gravi da lui subite.</p>
<p>Gian Luca non si spiega come mai la verifica sulla consegna di certi documenti e informazioni alla Vigilanza non sia stata fatta subito; perché si sia preferita la massima compressione della libertà personale alla fatica minima della verifica delle accuse. Come se l’urgenza non fosse capire, ma colpire. Il punto non è solo giuridico. È umano. È civile. Perché quando la libertà viene compressa in modo tanto cieco e violento per poi scoprire, dopo anni, che il fatto contestato non sussiste, il problema non è solo l’errore: è la sproporzione tra la fretta dell’accusa e la lentezza della verità. Gian Luca non avrebbe mai dovuto essere raccontato come colpevole prima della verifica dei fatti. Viviamo in un Paese dove necessaria e urgente è la<strong> separazione delle carriere,</strong> non solo tra procuratori e giudici, ma anche tra procuratori e giornalisti! E non basta il linguaggio giuridico della Corte di Cassazione per la quale la valanga di articoli aveva dato per lungo tempo un’idea distorta della correttezza personale e professionale del ricorrente. Serve quello umano di Gian Luca per il quale l’assoluzione quando arriva non produce liberazione ma perpetua il sospetto. E quello economico, di un danno inestimabile da gogna mediatica. Senza contare che 10 anni di processi e sequestri hanno segnato in modo irreversibile anche la sua famiglia che ha pagato un prezzo altissimo con una limitazione intollerabile della libertà di scegliere il futuro.</p>
<p>Ma la storia merita di essere raccontata anche per la parte successiva al processo. Gian Luca poteva incassare il risarcimento e voltare pagina. Ma chi ha conosciuto il carcere sa cose che nessun libro di diritto o articolo di giornale può insegnare. E sa quanto bisogno ci sia di risorse, avvocati, associazioni che mantengano viva la coscienza di un’opinione pubblica stanca, distratta e confusa. Così, una parte – trentamila euro – Gian Luca ha deciso di donarla a <strong>Nessuno tocchi Caino.</strong> Il gesto assume ancora più significato alla luce dei numeri sull<strong>’ingiusta detenzione</strong> in Italia. Dal 1991 al 31 dicembre 2024 ci sono stati 31.949 casi di errori giudiziari e ingiuste detenzioni, con un costo di quasi un miliardo di euro in indennizzi. Nel solo 2024 lo Stato ha pagato 26,9 milioni di euro in risarcimenti. Ogni anno oltre mille persone finiscono in carcere per errore. Numeri enormi ma quasi invisibili nel dibattito pubblico con l’amaro paradosso della sproporzione tra chi paga e chi viene sanzionato. Dal 2017 al 2024 sono state avviate <a href="https://www.unita.it/2024/01/31/lingiusta-detenzione-e-una-piaga-i-pm-che-sbagliano-vanno-sanzionati/">89 azioni disciplinari contro magistrati responsabili di ingiuste detenzioni,</a> ma solo in 9 casi ci sono state sanzioni: lo 0,15% degli errori commessi.</p>
<p>Nessuno tocchi Caino nasce per fermare la<strong> pena di morte</strong> – la forma estrema e irreversibile dell’errore giudiziario – ma nel nome c’è il destino di una lotta più elevata. Così, Gian Luca che ha pagato personalmente il prezzo di un sistema terribile, ha deciso di investire in una società per azioni, come amo definire Nessuno tocchi Caino, volte ad affermare una soglia sempre più elevata di intangibilità della dignità umana da parte dello Stato. Un modo, penso, per dare senso nobile a tutto quello che di ignobile ha attraversato.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Migranti, Italia condannata per la strage del 2013 che provocò 268 morti: la Cassazione fissa l’obbligo di soccorso</title>
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<description><![CDATA[ La Cassazione ha confermato la sentenza d’appello, respingendo il ricorso degli imputati che chiedevano l’assoluzione, per la strage in mare del 3 ottobre 2013. La Cassazione ha ribadito che per quella tragedia la responsabilità è italiana, e in particolare del ministero della Difesa e di quello delle Infrastrutture. Sarebbe stato possibile salvare l’equipaggio del peschereccio, […] ]]></description>
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<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 02:30:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione ha confermato la sentenza d’appello, respingendo il ricorso degli imputati che chiedevano l’assoluzione, per <a href="https://www.unita.it/2024/10/03/la-strage-del-3-ottobre-2013-368-migranti-annegati-a-pochi-metri-dal-porto-di-lampedusa/">la strage in mare del 3 ottobre 2013</a>. La Cassazione ha ribadito che per quella tragedia la responsabilità è italiana, e in particolare del ministero della Difesa e di quello delle Infrastrutture. Sarebbe stato possibile salvare l’equipaggio del peschereccio, che veniva dalla <strong>Libia,</strong> stracarico, e che si era rovesciato tra <strong>Malta</strong> e <strong>Lampedusa,</strong> ma la decisione di intervenire da parte della Guardia costiera e della Guardia di finanza fu presa con 5 ore di ritardo.</p>
<p><a href="https://www.unita.it/2023/10/03/storia-della-strage-di-lampedusa-del-2013-368-morti-a-pochi-metri-dal-porto/">Quelle ore furono fatali a 368 persone, in gran parte siriani, tra le quali sessanta bambini.</a> Forse è stata la più grande strage di bambini profughi di tutti questi anni.</p>
<p>La sentenza è molto importante perché stabilisce il<strong> principio dell’obbligo di soccorso</strong>. L’imputazione era di omicidio colposo plurimo. Le pene a carico dei due alti ufficiali che erano sul banco degli imputati non saranno eseguite perché dopo 13 anni è scattata la prescrizione.</p>
<p>Questa decisione della Cassazione però fa giurisprudenza. E può avere conseguenze su molti altri processi, in particolare il processo per la <strong>strage di Cutro</strong>, che è in corso. Non solo: avrà un valore per il futuro, perché ha messo fuorilegge il mancato soccorso, e tantopiù, dunque, l’ostacolo al soccorso. Proprio su questi temi è intervenuta la corrente di sinistra della magistratura, <em>“Area”,</em> con una intervista all’<em>Unità</em> del suo segretario <strong>Giovanni Zaccaro,</strong> il quale sostiene che<em> “lasciando morire in mare migliaia di profughi si lascia morire tra le onde anche la dignità dell’Italia e dell’Europa”.</em></p>]]> </content:encoded>
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<title>Nicola Selvaggi al legislativo e Antonio Mura capo di gabinetto dopo il terremoto Delmastro&#45;Bartolozzi</title>
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<description><![CDATA[ Nicola Selvaggi è il nuovo capo dell’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia. Già Vicecapo nell’ufficio di diretta collaborazione, succede ad Antonio Mura, nominato dal Ministro Carlo Nordio per rivestire il ruolo di Capo di Gabinetto, dopo che Giusi Bartolozzi è stata “dimissionata”. “Anche tenendo conto delle ragioni dell’opposizione” ha spiegato una nota di Via Arenula, […] ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 19:31:32 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nicola Selvaggi</strong> è il nuovo capo dell’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia. Già Vicecapo nell’ufficio di diretta collaborazione, succede ad <a href="https://www.unita.it/2026/03/27/chi-e-antonio-mura-nuovo-capo-gabinetto-nordio/"><strong>Antonio Mura,</strong> nominato dal Ministro Carlo Nordio per rivestire il ruolo di Capo di Gabinetto</a>, dopo che <strong>Giusi Bartolozzi</strong> è stata <em>“dimissionata”. “Anche tenendo conto delle ragioni dell’opposizione”</em> ha spiegato una nota di Via Arenula, “<em>per la prima volta la scelta è caduta su una figura che non proviene dalla magistratura</em>”. Nicola Selvaggi ha infatti intrapreso la carriera universitaria: dal 2021 Professore ordinario di Diritto penale presso l’Università mediterranea di Reggio Calabria, ha rivestito il ruolo di Ricercatore nella medesima materia sin dal 2008 e dal 2015 quello di Professore associato.</p>
<p>Nella stessa giornata di ieri, sono state redistribuite le deleghe vacanti tra il Viceministro<strong> Francesco Paolo Sisto</strong> e il Sottosegretario <strong>Andrea Ostellari,</strong> da quando pure <a href="https://www.unita.it/2026/03/25/capaci-di-tutto-buoni-a-nulla-saltano-delmastro-e-bartolozzi-il-governo-meloni-e-in-tilt/">l’ex sottosegretario<strong> Andrea Delmastro Delle Vedove</strong> ha lasciato la poltrona.</a> Al momento, fonti del ministero a conoscenza del dossier, ci dicono che non dovrebbe arrivare quindi un sostituto: sia Sisto che Ostellari sarebbero in grado di gestire per un altro anno i nuovi compiti. Questa la volontà del dicastero. Bisognerà vedere però se questa scelta andrà bene a Fratelli d’Italia: fino a qualche giorno fa infatti si facevano i nomi delle deputat<strong>e Carolina Varchi</strong> e<strong> Sara Kelany</strong> per prendere il posto di sottosegretario. Sarebbe ormai fuori dai giochi la pm <strong>Annalisa Imparato</strong>. Sempre fonti del Ministero della Giustizia ci dicono che dopo non essere riuscita a dirigere un dipartimento come potrebbe sedere al posto di Delmastro?</p>
<p>Proprio quest’ultimo sempre ieri <a href="https://www.unita.it/2026/03/30/caso-delmastro-bisteccheria-riciclaggio-denaro-clan-senese/">è stato sanzionato per l’omessa comunicazione agli Uffici di Montecitorio delle sue quote nella società ‘Le cinque forchette’ che gestiva a Roma il ristorante Bisteccheria d’Italia</a>, finito al centro dell’inchiesta della Dda di Roma. Lo ha deciso il Comitato Consultivo sulla condotta dei deputati presieduto da<strong> Riccardo Zucconi</strong> (Fdi). La sanzione in pratica, come da regolamento, consiste in una ‘censura’ pubblica, ossia nella comunicazione in Aula da parte del presidente della Camera di quello che gli è stato contestato: la mancata comunicazione delle sue variazioni patrimoniali. La notizia sarà poi pubblicata sul sito di Montecitorio. La questione era stata sollecitata al Comitato dal Pd. Sempre dai dem, in particolare dalla responsabile giustizia <strong>Debora Serracchiani,</strong> arriva la richiesta di <em>“un’informativa urgente a Nordio per sapere perché siano ancora al loro posto al Dap</em>”,<strong> Ernesto Napolillo</strong> (al vertice della Direzione generale dei detenuti e del trattamento, ndr) e <strong>Lina Di Domenico</strong>, “<em>allo stesso tavolo di Delmastro e Bartolozzi alle Bisteccherie d’Italia come abbiamo visto da foto pubblicate. Come è possibile che due capi del Dap siano ancora al loro posto?”. </em></p>
<p>Tra l’altro Napolillo, ha aggiunto la parlamentare, “<em>è noto alle cronache per la circolare dell’ottobre 2025 con ha di fatto impedito negli istituti penitenziari le attività trattamentali, come il teatro, il laboratorio di lettura o addirittura la via crucis. In un Paese normale, le dimissioni di Napolillo e Di Domenico sarebbero atto dovuto, ma per il governo Meloni l’impunità viene sempre prima di tutto. Su queste circostanze, abbiamo depositato interrogazioni e chiediamo a Nordio di riferire con urgenza alla Camera”</em>, ha concluso Serracchiani.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Almasri inguaia il governo Meloni, Italia deferita all’assemblea della Corte penale internazionale per “mancata cooperazione”</title>
<link>https://www.eventi.news/almasri-inguaia-il-governo-meloni-italia-deferita-allassemblea-della-corte-penale-internazionale-per-mancata-cooperazione</link>
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<description><![CDATA[ L’onda lunga del caso Almasri non si arresta e non manca di creare imbarazzi al governo Meloni, anche se è trascorso oltre un anno dal ritorno in Libia del generale “tagliagole”. La presidenza della Corte penale internazionale, dopo aver deferito l’Italia all’Assemblea degli Stati membri per “inadempienza a una richiesta di cooperazione” sul caso Almasri […] ]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 19:31:32 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Almasri, inguaia, governo, Meloni, Italia, deferita, all’assemblea, della, Corte, penale, internazionale, per, “mancata, cooperazione”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L’onda lunga del <strong>caso Almasri</strong> non si arresta e non manca di creare imbarazzi al governo Meloni, anche se è trascorso oltre un anno dal ritorno in Libia del generale “tagliagole”.</p>
<p>La presidenza della <strong>Corte penale internazionale</strong>, dopo aver <strong>deferito l’Italia</strong> all’Assemblea degli Stati membri per “<strong>inadempienza a una richiesta di cooperazione</strong>” sul caso Almasri lo scorso gennaio, ha invitato un rappresentante del nostro Paese alla riunione dell’Ufficio di presidenza dell’Assemblea che si è svolto ieri “per discutere le implicazioni della decisione della Corte in merito alla sua non cooperazione e per presentare il suo punto di vista su come intende cooperare con la Corte in futuro”.</p>
<p>La vicenda riguarda il generale libico <strong>arrestato a Torino il 19 gennaio dello scorso anno</strong> per un mandato di cattura della Corte penale internazionale dell’Aja e due giorni dopo scarcerato e <strong>rimpatriato nel suo Paese a bordo di un aereo di Stato senza preavviso o consultazione con la CPI</strong>.</p>
<p>Come reso noto dall’organismo con sede all’Aja, ora l’Ufficio di presidenza dell’Assemblea “presenterà una relazione sulle azioni intraprese, unitamente a eventuali raccomandazioni, alla prossima sessione dell’Assemblea”. Quest’ultima è l’organo di controllo gestionale e legislativo della Corte penale internazionale ed è composta dai rappresentanti degli Stati che hanno ratificato lo Statuto di Roma.</p>
<p>Nelle sue comunicazioni la CPI ricorda che “il 17 ottobre del 2025 la Camera preliminare I aveva emesso una ‘Decisione sulla mancata ottemperanza dell’Italia a una richiesta di cooperazione’, nella quale aveva constatato che l’Italia non ha ottemperato ai propri obblighi internazionali ai sensi dello Statuto di Roma, impedendo alla Corte di esercitare le proprie funzioni e i propri poteri ai sensi dello Statuto ‘non dando debita esecuzione alla richiesta della Corte di arrestare e consegnare il sig. Njeem (cioè Almasri ndr.) mentre si trovava sul territorio italiano, e non consultando né cooperando con la Corte per risolvere eventuali presunte questioni derivanti dalla formulazione del mandato d’arresto e dalla presunta richiesta concorrente di estradizione”.</p>
<p>Per la vicenda riguardante la liberazione di Almasri la Procura di Roma ha <strong>chiesto il rinvio a giudizio di Giusi Bartolozzi</strong>, ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia <strong>Carlo Nordio</strong>. In particolare l’ex “zarina”, dimessasi dopo la sconfitta del governo Meloni al referendum sulla giustizia, è accusata di “false dichiarazioni” rese agli inquirenti durante l’indagine sulla vicenda Almasri.</p>
<p>Il Tribunale dei ministri chiese per il caso del generale libico l’autorizzazione a procedere contro Nordio, il suo collega all’Interno <strong>Matteo Piantedosi</strong> e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio <strong>Alfredo Mantovano</strong>, negata dalla Camera. Giudici che disposero che la Procura ordinaria di Roma procedesse contro Bartolozzi, giudicando “mendaci” e “inattendibili” le dichiarazioni dell’allora capo di gabinetto del Guardasigilli su quanto accaduto a via Arenula tra il fermo e la scarcerazione di Almasri.</p>]]> </content:encoded>
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<title>OIC 32: modifiche al principio contabile sui derivati</title>
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<description><![CDATA[ OIC ha pubblicato in consultazione una bozza di emendamenti all’OIC 32 – Strumenti finanziari Derivati.
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 06:30:22 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>OIC ha pubblicato in consultazione una bozza di emendamenti all’OIC 32 – Strumenti finanziari Derivati.</p>
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<title>Il ruolo delle Representations and Warranties nelle operazioni M&amp;amp;A cross&#45;border</title>
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<description><![CDATA[ Il contributo analizza le operazioni M&amp;A cross-border e il ruolo delle ESG e cybersecurity representations and warranties. In aggiunta, viene dedicata attenzione alle polizze W&amp;I e il processo di underwriting seguito per la loro stesura.
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 06:30:22 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo analizza le operazioni M&A cross-border e il ruolo delle ESG e cybersecurity representations and warranties. In aggiunta, viene dedicata attenzione alle polizze W&I e il processo di underwriting seguito per la loro stesura.</p>
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<title>Amministratori di fatto e di diritto e responsabilità per mala gestio</title>
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<description><![CDATA[ Il Tribunale di Napoli si è pronunciato con sentenza del 28 gennaio 2026 (Pres. Forziati, Rel. Rabuano) in merito alla responsabilità per mala gestio dell&#039;amministratore di diritto e di quello di fatto.
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 06:30:21 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tribunale di Napoli si è pronunciato con sentenza del 28 gennaio 2026 (Pres. Forziati, Rel. Rabuano) in merito alla responsabilità per mala gestio dell'amministratore di diritto e di quello di fatto.</p>
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<title>I fattori ESG nella valutazione d’azienda</title>
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<description><![CDATA[ Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) ha di recente pubblicato una guida sui fattori ESG nella valutazione d’azienda.
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 06:30:21 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) ha di recente pubblicato una guida sui fattori ESG nella valutazione d’azienda.</p>
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<title>Le attività consulenziali quali filo conduttore della nuova Direttiva relativa ai contratti di credito ai consumatori</title>
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<description><![CDATA[ Il contributo analizza il ruolo centrale delle attività lato sensu consulenziali nella nuova Direttiva (UE) 2023/2225 relativa ai contratti di credito ai consumatori (CCD II) e nella disciplina di recepimento nazionale.
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 06:30:19 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo analizza il ruolo centrale delle attività <em>lato sensu</em> consulenziali nella nuova Direttiva (UE) 2023/2225 relativa ai contratti di credito ai consumatori (CCD II) e nella disciplina di recepimento nazionale.</p>
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<title>Principio di inerenza, detrazione dell’IVA e onere della prova</title>
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<description><![CDATA[ La Corte di cassazione (n. 3950/2026) ha stabilito che l’accertamento dell’inerenza e della strumentalità del bene all’attività d’impresa rientra tra i presupposti indefettibili ai fini della detrazione dell’IVA, ai sensi dell’art. 19 del D.P.R. n. 633 del 1972.
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 06:30:17 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte di cassazione (n. 3950/2026) ha stabilito che l’accertamento dell’inerenza e della strumentalità del bene all’attività d’impresa rientra tra i presupposti indefettibili ai fini della detrazione dell’IVA, ai sensi dell’art. 19 del D.P.R. n. 633 del 1972.</p>
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<title>DURF e scissione con scorporo: niente triennio ereditato</title>
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<description><![CDATA[ L’Agenzia delle Entrate (interpello n. 50/2026) chiarisce che, nella scissione mediante scorporo, la società beneficiaria non può ereditare dalla scissa il requisito del triennio di attività previsto dall’art. 17-bis, co. 5, d.lgs. n. 241/1997, ai fini del DURF.
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 06:30:15 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>L’Agenzia delle Entrate (interpello n. 50/2026) chiarisce che, nella scissione mediante scorporo, la società beneficiaria non può ereditare dalla scissa il requisito del triennio di attività previsto dall’art. 17-bis, co. 5, d.lgs. n. 241/1997, ai fini del DURF.</p>
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<title>Spoofing e concorso del fatto colposo del cliente </title>
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<description><![CDATA[ Il Collegio di Torino dell’ABF (9922/ 2025) è tornato a pronunciarsi in materia di operazioni di pagamento non autorizzate, riconoscendo il concorso del fatto colposo del danneggiato nella causazione del danno in un’ipotesi di spoofing.
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<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 06:30:14 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il Collegio di Torino dell’ABF (9922/ 2025) è tornato a pronunciarsi in materia di operazioni di pagamento non autorizzate, riconoscendo il concorso del fatto colposo del danneggiato nella causazione del danno in un’ipotesi di spoofing.</p>
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<title>Più giudici, meno pm: come sta cambiando pelle il partito delle toghe dopo il referendum</title>
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<description><![CDATA[ “Sapete come dicono i francesi? Reculer pour mieux avancer. Sapete cosa vuol dire? Prendere la rincorsa per avanzare meglio”. Lo ha detto ieri il ministro della giustizia, Carlo Nordio, rispondendo in Transatlantico alla Camera ai giornalisti che gli chiedevano se si apre una nuova fase per il governo dopo il referendum. Insomma è tornato il […] ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 14:00:03 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Più, giudici, meno, pm:, come, sta, cambiando, pelle, partito, delle, toghe, dopo, referendum</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Sapete come dicono i francesi? Reculer pour mieux avancer. Sapete cosa vuol dire? Prendere la rincorsa per avanzare meglio”.</em> Lo ha detto ieri il ministro della giustizia,<strong> Carlo Nordio,</strong> rispondendo in Transatlantico alla Camera ai giornalisti che gli chiedevano se si apre una nuova fase per il governo dopo il referendum. Insomma è tornato il solito Nordio: poliglotta ed evanescente in quanto a progettualità riformista.</p>
<p>Intanto “<em>per chiarire una volta per tutte che il governo continua a lavorare anche dopo il referendum, Giorgia Meloni ha dato la disponibilità a riferire la prossima settimana in Parlamento, illustrando i provvedimenti su cui l’esecutivo è quotidianamente impegnato e su cui continua a lavorare”,</em> hanno riferito all’Ansa fonti di Palazzo Chigi. La data dovrebbe essere quella del 9 aprile. Chi pure sembra voler cambiare davvero passo è<strong> l’Associazione Nazionale Magistrati</strong> (<strong>Anm</strong>). Il suo parlamentino, riunito sabato a Roma, ha eletto il nuovo presidente, dopo <a href="https://www.unita.it/2026/03/23/parodi-dimissioni-presidente-anm-referendum-giustizia/">le dimissioni di <strong>Cesare Parodi</strong> </a>per <em>“gravi motivi familiari”</em>. <a href="https://www.unita.it/2026/03/30/anm-giuseppe-tango-nuovo-presidente/">Si tratta di<strong> Giuseppe Tango,</strong></a> classe 1982, giudice del lavoro a Palermo. Fa parte di Magistratura Indipendente, la stessa corrente del suo predecessore. Alle ultime elezioni del Comitato direttivo centrale era stato il più votato tra i suoi ma nonostante questo, per giochi tra correnti, aveva dovuto cedere il posto a Parodi.</p>
<p>Adesso, però, è arrivato il suo turno nonostante i dirigenti di MI, <strong>Claudio Galoppi</strong> e <strong>Loredana Micciché,</strong> avessero proposto due altri nomi: <strong>Antonio D’Amato</strong>, procuratore capo di Messina, e <strong>Chiara Salvatori,</strong> giudice a Roma. Ma Tango era voluto da tutti gli altri gruppi che non avrebbero accettato soprattutto D’Amato, magistrato requirente e già membro del Csm. L’<strong>Anm</strong> infatti, in questa nuova fase, ha la necessità di gettarsi alle spalle non solo la guerra tra magistratura e politica che affonda le radici nel berlusconismo, ma altresì lo<strong> scandalo Palamara.</strong> Quindi quale migliore scelta se non quella di Tango che rappresenta quella nuova generazione di magistrati avulsa dai rischi di un ancoraggio alle vecchie logiche del correntismo finite sotto accusa in seguito allo scandalo dell’Hotel Champagne. Certo, Tango è considerato da molti come schiacciato sulla sinistra giudiziaria avendo, ad esempio, durante la <strong>campagna referendaria,</strong> invitato a votare No per fermare la “<em>deriva autoritaria”. “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”</em>, sussurra maliziosamente qualcuno mutuando la celebre frase tratta dal Gattopardo. Quindi adesso Tango dovrà scrollarsi di dosso questi timori e riallacciare un dialogo, come da lui subito auspicato, sia con l’avvocatura che con la politica.</p>
<p>Se è vero che per ora le riforme importanti sulla giustizia in Parlamento paiono congelate, comunque gli attori della giurisdizione da qualche parte devono ripartire. E un terreno di confronto dovrà essere quello dell’efficienza della macchina giudiziaria insieme al rafforzamento delle garanzie difensive. Da non escludere alcune modifiche riguardanti il <strong>Csm,</strong> visto che tantissimi magistrati in questi mesi, pur avversando la riforma costituzionale, hanno ammesso il bisogno di una autoriforma del governo autonomo. In attesa di questi sviluppi, proprio la corrente del neo presidente è in subbuglio. Infatti sabato, poco dopo l’acclamazione per Tango, il Segretario di Mi,<strong> Claudio Galoppi</strong> si è dimesso. In una lettera alla presidente <strong>Lorena Micciché</strong> e in due interviste, al <em>Corriere</em> e a <em>Repubblica,</em> Galoppi ha motivato così il suo passo indietro: <em>“Prima vengono i contenuti dell’azione associativa, poi l’individuazione delle persone”.</em> In pratica avrebbe voluto una discussione su un nuovo programma che l’Anm avrebbe dovuto portare avanti e poi l’individuazione del candidato giusto.</p>
<p>Peccato però che è stata proprio MI a chiedere che nell’odg del Cdc di sabato venisse inserita l’elezione del nuovo presidente. Il problema, per Galoppi, è che non è passato il suo uomo, appunto il procuratore<strong> D’Amato</strong>. Tuttavia, almeno in teoria, in Anm c’è una nuova aria: dopo anni in cui quasi sempre al vertice del ‘sindacato’ delle toghe vi sono stati pm, adesso è venuto il momento di cambiare aria. Un giudice e pure del lavoro davvero può segnare un cambio di passo. Mutamento che si allinea con quanto avviene già da un po’ nelle altre correnti. Domenica, infatti, il Consiglio nazionale di Magistratura democratica ha eletto <strong>Simone Silvestri,</strong> giudice del tribunale di Lucca, nuovo segretario generale di Md.<strong> Silvia Albano</strong> è stata confermata presidente. Anche AreaDg ha come segretario <strong>Giovanni Zaccaro,</strong> giudice in Corte di Appello a Roma. Pure <strong>Magistratura Indipendente,</strong> benché priva di un segretario, pure lui giudice, in attesa del nuovo congresso, ha come Presidente<strong> Lorena Micciché,</strong> da poco ai vertici della Corte di Appello di Firenze, quindi magistrato giudicante. Fa eccezione Unicost presieduta da <strong>Michele Ciambellini</strong>, sostituto pg in Cassazione, affiancato da due segretario:<strong> Italo Federici</strong>, giudice, e <strong>Annamaria Frustaci</strong>, pm.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Mattanza in carcere: pagano le vittime e non i picchiatori…</title>
<link>https://www.eventi.news/mattanza-in-carcere-pagano-le-vittime-e-non-i-picchiatori</link>
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<description><![CDATA[ Si è concluso giovedì scorso, davanti alla Corte di Appello di Napoli, il giudizio di secondo grado nei confronti di due agenti di polizia penitenziaria, già assolti in rito abbreviato dalle accuse di tortura per i fatti avvenuti il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. I fatti – resi noti da […] ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 14:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Mattanza, carcere:, pagano, vittime, non, picchiatori…</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Si è concluso giovedì scorso, davanti alla Corte di Appello di Napoli, il giudizio di secondo grado nei confronti di due agenti di polizia penitenziaria, già assolti in rito abbreviato dalle accuse di tortura per i fatti avvenuti il 6 aprile 2020 nel <strong>carcere di Santa Maria Capua Vetere. </strong>I fatti – resi noti da videoriprese che hanno fatto il giro del mondo – erano stati definiti dal giudice delle indagini preliminari “<em>una orribile mattanza”.</em></p>
<p>Il giudice di primo grado non aveva ritenuto bastevoli le prove a carico dei due agenti fornite dal comandante di polizia penitenziaria, da alcuni testimoni e da conversazioni telematiche; elementi che secondo l’accusa erano sufficienti a dimostrarne la responsabilità.<br>
Ciononostante, la Corte ha confermato l’assoluzione respingendo anche la richiesta della Procura di ascoltare nuovi testimoni che fornivano ulteriori riscontri alla presenza degli imputati nel corso della mattanza. “<em>Si tratta di una decisione, quella di non ascoltare nuovi testimoni, che ha lasciato forti perplessità, benché questo sia solo uno dei diversi procedimenti nati dagli episodi avvenuti nel carcere campano nell’aprile del 2020, la cui definizione non pregiudica l’accertamento delle ulteriori responsabilità”</em>, commentano da <strong>Antigone Campania.</strong></p>
<p><em>“Ancor più preoccupante resta il fatto che la stessa sentenza abbia condannato al pagamento delle spese processuali le parti civili appellanti: l’Associazione Antigone, gli eredi di <strong>Vincenzo Cacace</strong> e i familiari di <strong>Hakimi Lamine</strong>, deceduto un mese dopo la mattanza, e per la cui morte alcuni agenti sono imputati in altro procedimento. Antigone e i difensori delle parti civili esprimono profondo sconcerto per una decisione che – anche a fronte del rifiuto di acquisire nuove prove probabilmente decisive – conferma l’assoluzione dei due agenti e addossa i costi del giudizio alle vittime”</em> spiegano ancora dalla sede regionale campana dell’associazione.</p>
<p><em>“La condanna alle spese, sebbene prevista dalla legge</em> – concludono -, <em>suscita forti perplessità: l’appello sarebbe stato comunque celebrato per iniziativa della Procura, a prescindere dall’impugnazione delle parti civili. Questa decisione rischia di rappresentare un ulteriore deterrente per le vittime di gravi violazioni – commesse da appartenenti alle forze di polizia – che cercano di ottenere verità e giustizia”.</em></p>]]> </content:encoded>
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<title>Bartolozzi, chiesto il rinvio a giudizio sul caso Almasri per l’ex “zarina” di Nordio: la destra la blinda alla Camera</title>
<link>https://www.eventi.news/bartolozzi-chiesto-il-rinvio-a-giudizio-sul-caso-almasri-per-lex-zarina-di-nordio-la-destra-la-blinda-alla-camera</link>
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<description><![CDATA[ Scaricata ma non abbandonata. Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio a via Arenula, costretta alle dimissioni dopo la sconfitta del governo nel referendum confermativo della riforma dell’ordinamento giudiziario, può ancora contare sulla copertura politica del centrodestra. Per l’ex “zarina” di Nordio la Procura di Roma ha chiesto il rinvio […] ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 14:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Bartolozzi, chiesto, rinvio, giudizio, sul, caso, Almasri, per, l’ex, “zarina”, Nordio:, destra, blinda, alla, Camera</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Scaricata ma non abbandonata. <strong>Giusi Bartolozzi</strong>, ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia <strong>Carlo Nordio</strong> a via Arenula, costretta alle dimissioni dopo la sconfitta del governo nel <strong>referendum</strong> confermativo della riforma dell’ordinamento giudiziario, può ancora contare sulla copertura politica del centrodestra.</p>
<p>Per l’ex “zarina” di Nordio la <strong>Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per le “false dichiarazioni”</strong> rese agli inquirenti durante l’indagine sul <strong>caso Almasri</strong>, il tagliagole libico fermato in Italia per un mandato di cattura della Corte penale internazionale dell’Aja ma poi rimpatriato su un volo di stato dei servizi segreti il 21 febbraio dello scorso anno su decisione del governo Meloni, con Nordio che non concesse l’autorizzazione all’arresto.</p>
<p>Il tribunale dei ministri chiese per quella vicenda l’autorizzazione a procedere contro <strong>Nordio</strong>, il suo collega all’Interno <strong>Matteo Piantedosi</strong> e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio <strong>Alfredo Mantovano</strong>, negata dalla Camera. Giudici che disposero che la Procura ordinaria di Roma procedesse contro Bartolozzi, giudicando “mendaci” e “inattendibili” le dichiarazioni dell’allora capo di gabinetto del Guardasigilli su quanto accaduto a via Arenula tra il fermo e la scarcerazione di Almasri.</p>
<p>La comunicazione del capo di imputazione, come sottolinea il Corriere della Sera, essendo la Bartolozzi un giudice fuori ruolo è stata inviata nei giorni scorsi al Consiglio superiore della magistratura, oltre che alla Procura generale della Cassazione e al ministro della Giustizia, titolari delle possibili azioni disciplinari nei confronti delle toghe.</p>
<p>Ma, come detto, per Bartolozzi è in arrivo una <strong>protezione politica</strong>. Il procedimento nei suoi confronti è destinato a fermarsi grazie al voto della Camera che solleverà un <strong>conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale</strong>, alzando uno “scudo” a protezione dell’ex “zarina” di Nordio.</p>
<p>Mercoledì l’ufficio di presidenza della Camera ha deciso a maggioranza (11 i voti a favore, 10 i contrari) di rivolgersi alla Corte costituzionale sostenendo che il reato contestato a Bartolozzi debba essere giudicato dal tribunale dei ministri in quanto <strong>“teleologicamente connesso” a quello di cui era accusato Nordio</strong>, e dunque subordinato all’autorizzazione a procedere, una tesi già respinta sia dal Tribunale dei ministri che dalla Procura di Roma.</p>
<p>I giochi però sembrano fatti: la prossima settimana la Camera voterà sulla proposta dell’ufficio di presidenza, quindi si passerà alla Consulta e in attesa di un verdetto dei giudici costituzionali il procedimento contro Bartolozzi verrà sospeso.</p>]]> </content:encoded>
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<title>La seconda Direttiva Insolvency in Gazzetta Ufficiale UE</title>
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<description><![CDATA[ Pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell&#039;Unione europea la Direttiva (UE) 2026/799 del 30 marzo 2026 che armonizza alcuni aspetti del diritto in materia di insolvenza (c.d. seconda Direttiva Insolvency).
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 01:00:19 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>seconda, Direttiva, Insolvency, Gazzetta, Ufficiale</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea la Direttiva (UE) 2026/799 del 30 marzo 2026 che armonizza alcuni aspetti del diritto in materia di insolvenza (c.d. seconda Direttiva <em>Insolvency</em>).</p>
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<title>Bilancio banche e intermediari IFRS aggiornato ai principi contabili</title>
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<description><![CDATA[ Banca d&#039;Italia ha posto in consultazione delle proposte di modifica della Circolare n. 262 e del Provvedimento del 17/11/2022, sugli schemi e le regole di compilazione del bilancio delle banche e degli intermediari IFRS diversi dagli intermediari bancari.
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 01:00:18 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Bilancio, banche, intermediari, IFRS, aggiornato, principi, contabili</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Banca d'Italia ha posto in consultazione delle proposte di modifica della Circolare n. 262 e del Provvedimento del 17/11/2022, sugli schemi e le regole di compilazione del bilancio delle banche e degli intermediari IFRS diversi dagli intermediari bancari.</p>
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<title>Lista del consiglio e governo dell’impresa: i casi Banco BPM e MPS</title>
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<description><![CDATA[ Il contributo analizza la disciplina della lista del consiglio, come meccanismo di allocazione del potere, letta attraverso statuti, regole di voto e configurazione concreta delle liste nelle sue prime applicazioni concrete, rappresentate dai casi di Banco BPM e di Monte dei Paschi di Siena. 1. Introduzione L’analisi che segue si propone di esaminare la disciplina […]
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 01:00:17 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo analizza la disciplina della lista del consiglio, come meccanismo di allocazione del potere, letta attraverso statuti, regole di voto e configurazione concreta delle liste nelle sue prime applicazioni concrete, rappresentate dai casi di Banco BPM e di Monte dei Paschi di Siena. 1. Introduzione L’analisi che segue si propone di esaminare la disciplina […]</p>
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<title>Le Casse di Previdenza riconosciute come investitori professionali di diritto</title>
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<description><![CDATA[ La Legge Capitali 2024 ha modificato il TUF qualificando le Casse di Previdenza quali investitori professionali di diritto al fine di favorire la competitività e l&#039;efficienza del mercato finanziario.
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 01:00:16 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Legge Capitali 2024 ha modificato il TUF qualificando le Casse di Previdenza quali investitori professionali di diritto al fine di favorire la competitività e l'efficienza del mercato finanziario.</p>
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<title>Sul regime fiscale delle imprese estere controllate</title>
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<description><![CDATA[ L’Agenzia delle Entrate sulla disciplina del regime fiscale opzionale per le imprese estere controllate (Controlled Foreign Companies - CFC) ex art. 167, co. 4 ter TUIR.
L&#039;articolo Sul regime fiscale delle imprese estere controllate proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 01:00:14 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sul, regime, fiscale, delle, imprese, estere, controllate</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L’Agenzia delle Entrate sulla disciplina del regime fiscale opzionale per le imprese estere controllate (Controlled Foreign Companies - CFC) ex art. 167, co. 4 ter TUIR.</p>
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<title>EIOPA: rapporto 2026 sui prodotti di investimento al dettaglio</title>
<link>https://www.eventi.news/eiopa-rapporto-2026-sui-prodotti-di-investimento-al-dettaglio</link>
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<description><![CDATA[ E’ di recente stato pubblicato il rapporto 2026 di EIOPA sui costi e rendimenti passati dei prodotti di investimento al dettaglio nell’UE relativa al periodo compreso da gennaio 2020 a dicembre 2024.
L&#039;articolo EIOPA: rapporto 2026 sui prodotti di investimento al dettaglio proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 01:00:13 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>EIOPA:, rapporto, 2026, sui, prodotti, investimento, dettaglio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>E’ di recente stato pubblicato il rapporto 2026 di EIOPA sui costi e rendimenti passati dei prodotti di investimento al dettaglio nell’UE relativa al periodo compreso da gennaio 2020 a dicembre 2024.</p>
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<title>Sul beneficio dell’esenzione da imposta di successione e donazione</title>
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<description><![CDATA[ Con la Risposta n. 11/2026 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che operazioni straordinarie di riorganizzazione societaria prima del decorso del termine di 5 anni dalla data di trasferimento non determinano automaticamente la decadenza dal beneficio ex art. 3, co. 4-ter del TUSD.
L&#039;articolo Sul beneficio dell’esenzione da imposta di successione e donazione proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 01:00:12 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sul, beneficio, dell’esenzione, imposta, successione, donazione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Con la Risposta n. 11/2026 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che operazioni straordinarie di riorganizzazione societaria prima del decorso del termine di 5 anni dalla data di trasferimento non determinano automaticamente la decadenza dal beneficio ex art. 3, co. 4-<i>ter</i> del TUSD.</p>
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<title>Stadio San Siro, nove indagati per la vendita per turbativa e rivelazione di segreto: “Inter e Milan favoriti dal Comune”</title>
<link>https://www.eventi.news/stadio-san-siro-nove-indagati-per-la-vendita-per-turbativa-e-rivelazione-di-segreto-inter-e-milan-favoriti-dal-comune</link>
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<description><![CDATA[ Lo stadio Giuseppe Meazza di Milano, la “Scala del calcio” di San Siro, è ancora lì in piedi e il suo “erede” nella stessa area è ancora molto lontano dalla realizzazione, ma sulla vendita dell’impianto a Milan e Inter c’è già una indagine in corso. La Guardia di Finanza, accogliendo un’istanza dei pm Giovanna Cavalleri, […] ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 08:30:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Stadio, San, Siro, nove, indagati, per, vendita, per, turbativa, rivelazione, segreto:, “Inter, Milan, favoriti, dal, Comune”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Lo <strong>stadio Giuseppe Meazza di Milano</strong>, la “Scala del calcio” di San Siro, è ancora lì in piedi e il suo “erede” nella stessa area è ancora molto lontano dalla realizzazione, ma sulla vendita dell’impianto a Milan e Inter c’è già una <strong>indagine</strong> in corso.</p>
<p>La Guardia di Finanza, accogliendo un’istanza dei pm <strong>Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi</strong>, ha perquisito fin dalle prime ore della mattinata gli uffici del Comune di Milano, la M-I Stadio di Milan e Inter oltre alle abitazioni degli ex assessori <strong>Giancarlo Tancredi</strong> e Ada<strong> De Cesaris</strong> e del dg di Palazzo Marino <strong>Christian Malangone</strong>. Tra gli indagati figurano anche <strong>Mark Van Huukslot</strong> e <strong>Giuseppe Bonomi</strong>, uno già manager del club nerazzurro e l’altro presidente di Sport Life City, controllata del Milan, ed <strong>Alessandro Antonello</strong>, ex ceo corporate Inter.</p>
<h2>La turbativa d’asta sulla vendita di San Siro</h2>
<p>Alla base dell’inchiesta della Procura l’ipotesi di una <strong>turbativa d’asta</strong> e di <strong>rivelazione del segreto d’ufficio</strong>: reati contestati, oltre agli ex assessori comunali Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris e a ex manager e consulenti di Inter e Milan, anche a <strong>Simona Collarini</strong>, ex responsabile del settore Rigenerazione urbana del Comune ed allora responsabile unico del procedimento sullo stadio, e a <strong>Fabrizio Grena</strong> e <strong>Marta Spaini</strong>, rispettivamente consulenti di Inter e Milan.</p>
<p>Un fronte giudiziario sulla vendita dello storico Meazza di San Siro che si è aperto a seguito di alcuni <strong>esposti</strong> arrivati in Procura tra cui quello firmato dall’ex vicesindaco Luigi Corbani e dal promoter musicale Claudio Trotta, tra i fondatori del <strong>Comitato Sì Meazza</strong>. L’ipotesi è che la vendita dello stadio a Inter e Milan, per cui il <strong>Comune ha incassato 197 milioni di euro</strong>, sia stata un’operazione che possa aver <strong>favorito gli interessi privati a scapito dell’interesse pubblico</strong>. Il sospetto è che sia stata “usata” la legge sugli stadi del 2021 per sostenere il progetto di urbanizzazione dell’area e quindi di determinate società costruttrici: la legge consente ai Comuni di avviare una trattativa diretta tra le società e la pubblica amministrazione, senza l’obbligo di aprire la gara al mercato, ma solo a patto che non ci siano altri soggetti interessati.</p>
<p>Lo scorso settembre, va ricordato, il Comune aveva approvato la vendita di San Siro appena in tempo per evitare che scattasse il <strong>vincolo della Soprintendenza</strong> sul secondo anello dello stadio, che avrebbe bloccato il progetto di Milan ed Inter di demolire l’impianto e costruirne uno nuovo accanto alle “ceneri” del Meazza.</p>
<h2>Gli accordi per pilotare la vendita</h2>
<p>Perquisizioni di questa mattina che in realtà già nei giorni scorsi erano state precedute da una serie di audizioni <strong>di funzionari del Comune</strong> che, da quanto si è saputo, sono stati <strong>sentiti come testimoni</strong>. D’altra parte sulla procedura di vendita del Meazza c’era già evidente una situazione di “pre-allarme”: l’Ansa ricorda che il 5 novembre scorso, nel giorno in cui Inter e Mila aveva firmato il rogito che ha sancito l’acquisto dello stadio e delle aree limitrofe versando 197 milioni di euro al Comune, si era saputo già che l’inchiesta aveva fatto un passo in avanti con la contestazione dell’ipotesi di turbativa d’asta. In particolare al vaglio c’era la <strong>verifica sulla correttezza delle procedure di compravendita</strong>: il Comune aveva scelto infatti la “raccolta di manifestazioni di interesse” con un avviso pubblicato il 24 marzo 2025 e chiuso il 30 aprile.</p>
<p>In particolare secondo i pm milanesi vi sarebbero stati<strong> “accordi informali e collusioni” tra i 9 indagati dell’inchiesta</strong>, ovvero tra i dirigenti del Comune e i manager e consulenti di Milan ed Inter per pilotare tra il 2019 e il 2025 il procedimento di vendita del Meazza, in particolare la “determinazione del contenuto dell’avviso pubblico per la raccolta di manifestazioni di interesse relative” allo stadio adottato il 24 marzo scorso.</p>
<p>Nel mirino soprattutto il ruolo di <strong>Giancarlo Tancredi</strong>, all’epoca assessore alla Rigenerazione urbana del Comune, e <strong>Christian Malangone</strong>, direttore generale del Comune, tra il 4 e il 5 novembre 2021, “in violazione dei doveri inerenti alle loro funzioni”, avrebbero condiviso con <strong>Ada De Cesaris</strong>, ex assessore, avvocata e “consulente” dell’Inter, la proposta “di delibera di Giunta numero 1379 del 5.11.2021 relativa alla dichiarazione di pubblico interesse, prima che fosse portata all’attenzione della Giunta comunale per la discussione, le eventuali modifiche, l’approvazione e la successiva pubblicazione”, si legge nelle imputazioni della Procura, che sottolinea come così si sarebbero diffuse “notizie di ufficio le quali dovevano rimanere segrete”.</p>
<p>In più ancora Tancredi, sempre secondo i pm, avrebbe condiviso con <strong>Mark Van Huuksloot</strong>, che era manager del club nerazzurro, “la proposta di Delibera numero 28 del 19.01.2023 a conclusione del Dibattito pubblico prima che fosse portata all’attenzione della Giunta comunale per la discussione, le eventuali modifiche, l’approvazione e la successiva pubblicazione”, ancora una volta rivelando “notizie di ufficio le quali dovevano rimanere segrete”.</p>
<h2>La chat tra l’archistar Boeri e il sindaco Sala</h2>
<p>Agli atti figurano anche alcune chat. Tra queste quella che vede protagonista il 10 settembre 2019 l’<strong>architetto Stefano Boeri</strong>, già indagato a Milano per il progetto “Bosconavigli” con l’accusa di lottizzazione abusiva e abuso edilizio, in cui constatando che il suo progetto di uno “stadio-bosco” non era stato apprezzato, <strong>avvertiva “in amicizia” il sindaco di Milano Beppe Sala</strong> che sull’operazione San Siro stavano prevalendo gli interessi privati a scapito di quelli pubblici.</p>
<p>In particolare l’archistar, amico personale del sindaco, scriveva così a Sala: “Attenzione che <strong>si crea un grave precedente di sostituzione di interessi privati</strong> e decisioni private ai criteri di informazione e scelta – del Comune – basati sull’interesse collettivo. Beppe per me il caso è chiuso, perdere concorsi è del tutto normale … ma ti segnalo che qui la cosa è diversa”.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Uccidere palestinesi non è reato: la nuova regola del diritto israeliano è un obbrobrio giuridico</title>
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<description><![CDATA[ Il Parlamento israeliano ha votato a maggioranza l’introduzione della pena di morte per i combattenti palestinesi. In pratica ha stabilito che uccidere un palestinese non è reato, anzi è cosa auspicata dalla legge. I magistrati italiani di “Area” hanno diffuso ieri l’appello che qui pubblichiamo. “Il diritto ripudia la pena di morte. All’orrore delle guerre, […] ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 08:30:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Uccidere, palestinesi, non, reato:, nuova, regola, del, diritto, israeliano, obbrobrio, giuridico</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="https://www.unita.it/2026/03/31/israele-senza-freni-verso-il-si-alla-pena-di-morte-per-i-palestinesi-accusati-di-terrorismo-leuropa-si-sveglia/">Il Parlamento israeliano ha votato a maggioranza l’introduzione della pena di morte per i combattenti palestinesi.</a> In pratica ha stabilito che uccidere un palestinese non è reato, anzi è cosa auspicata dalla legge. I magistrati italiani di “Area” hanno diffuso ieri l’appello che qui pubblichiamo.</em></p>
<p>“Il diritto ripudia la pena di morte. All’orrore delle guerre, del terrorismo e del massacro delle popolazioni civili si aggiunge oggi la notizia che il <a href="https://www.unita.it/2025/11/11/israele-proclama-lapertheid-pena-di-morte-obbligatoria-ma-solo-per-i-palestinesi/">Parlamento israeliano avrebbe introdotto la pena di morte.</a> Si tratta di una scelta atroce, in radicale contrasto con il sentimento di umanità che dovrebbe guidare ogni decisione, anche quando assunta per via democratica. Ancora più grave è l’ipotesi di una applicazione retroattiva della pena capitale nonché la sua eventuale applicazione selettiva nei confronti di persone provenienti da determinati territori: un vero e proprio obbrobrio giuridico, in aperta violazione dei principi fondamentali del diritto. Rivolgiamo un appello all’intera comunità dei giuristi italiani — avvocati, magistrati, professori universitari — affinché, superando le divisioni che hanno caratterizzato il recente dibattito sulla riforma costituzionale, esprima una condanna unanime e ferma di questa scelta”.</p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Sul saldo finale del conto corrente del de cuius</title>
<link>https://www.eventi.news/sul-saldo-finale-del-conto-corrente-del-de-cuius</link>
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<description><![CDATA[ Con risposta 318/2025 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che ai fini dell’individuazione del saldo finale del conto corrente bancario appartenuto al de cuius, da indicare nella dichiarazione di successione, bisogna considerare tutte le operazioni attive e passive effettuate ante decesso.
L&#039;articolo Sul saldo finale del conto corrente del de cuius proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 19:00:19 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sul, saldo, finale, del, conto, corrente, del, cuius</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Con risposta 318/2025 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che ai fini dell’individuazione del saldo finale del conto corrente bancario appartenuto al <i>de cuius</i>, da indicare nella dichiarazione di successione, bisogna considerare tutte le operazioni attive e passive effettuate ante decesso.</p>
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<title>Factoring: infrastruttura di liquidità per PMI e nodo prudenziale</title>
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<description><![CDATA[ Il factoring ha assunto un ruolo sistemico nel finanziamento del capitale circolante italiano, soprattutto per le PMI, in ogni fase della vita d’impresa. Tuttavia, il quadro prudenziale europeo continua a interpretarlo con le logiche proprie del credito bancario tradizionale.
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 19:00:18 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Factoring:, infrastruttura, liquidità, per, PMI, nodo, prudenziale</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il factoring ha assunto un ruolo sistemico nel finanziamento del capitale circolante italiano, soprattutto per le PMI, in ogni fase della vita d’impresa. Tuttavia, il quadro prudenziale europeo continua a interpretarlo con le logiche proprie del credito bancario tradizionale.</p>
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<title>Procedure di insolvenza: approvata la seconda direttiva Insolvency</title>
<link>https://www.eventi.news/procedure-di-insolvenza-approvata-la-seconda-direttiva-insolvency</link>
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<description><![CDATA[ Il Consiglio UE ha approvato in via definitiva la proposta di direttiva della Commissione che armonizza aspetti chiave delle norme in materia di insolvenza in tutta l&#039;UE.
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 19:00:18 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Procedure, insolvenza:, approvata, seconda, direttiva, Insolvency</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il Consiglio UE ha approvato in via definitiva la proposta di direttiva della Commissione che armonizza aspetti chiave delle norme in materia di insolvenza in tutta l'UE.</p>
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<title>ABF: vishing e concorso di colpa tra banca e cliente</title>
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<description><![CDATA[ L’ABF di Roma, con decisione n. 10893 dell’11 dicembre 2025 si è pronunciata in merito al phishing, con riferimento alle tecniche dell’ID caller spoofing e il vishing caller ID e il concorso di colpa tra banca e cliente.
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 19:00:17 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>ABF:, vishing, concorso, colpa, tra, banca, cliente</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L’ABF di Roma, con decisione n. 10893 dell’11 dicembre 2025 si è pronunciata in merito al phishing, con riferimento alle tecniche dell’ID caller spoofing e il vishing caller ID e il concorso di colpa tra banca e cliente.</p>
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<title>Sull’onere della prova della produzione del contratto di conto corrente</title>
<link>https://www.eventi.news/sullonere-della-prova-della-produzione-del-contratto-di-conto-corrente</link>
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<description><![CDATA[ La Cassazione si è di recente pronunciata con sentenza n. 5616 del 12 marzo 2026 in merito all’onere della prova sulla nullità di clausole del contratto di conto corrente in assenza della sua produzione in giudizio.
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 19:00:17 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sull’onere, della, prova, della, produzione, del, contratto, conto, corrente</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione si è di recente pronunciata con sentenza n. 5616 del 12 marzo 2026 in merito all’onere della prova sulla nullità di clausole del contratto di conto corrente in assenza della sua produzione in giudizio.</p>
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<title>SOS: indicatori di anomalia UIF sull’uso di risorse pubbliche</title>
<link>https://www.eventi.news/sos-indicatori-di-anomalia-uif-sulluso-di-risorse-pubbliche</link>
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<description><![CDATA[ UIF, con comunicazione del 31 marzo 2026, fornisce un riepilogo aggiornato delle anomalie più rilevanti per l&#039;individuazione di operazioni sospette, nei contesti che vedono il coinvolgimento di risorse pubbliche (sotto forma di agevolazioni e contratti pubblici).
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 19:00:16 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>UIF, con comunicazione del 31 marzo 2026, fornisce un riepilogo aggiornato delle anomalie più rilevanti per l'individuazione di operazioni sospette, nei contesti che vedono il coinvolgimento di risorse pubbliche (sotto forma di agevolazioni e contratti pubblici).</p>
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<title>Violazione delle misure restrittive UE e sanzioni per gli operatori</title>
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<description><![CDATA[ Il presente contributo esamina le novità introdotte dal D. Lgs. 211/2025, il quale prevede sanzioni penali ed amministrative per gli operatori bancari, finanziari ed assicurativi che violano le misure restrittive dell&#039;UE.
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 19:00:15 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il presente contributo esamina le novità introdotte dal D. Lgs. 211/2025, il quale prevede sanzioni penali ed amministrative per gli operatori bancari, finanziari ed assicurativi che violano le misure restrittive dell'UE.</p>
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<title>IDD: terza relazione EIOPA sulla sua applicazione</title>
<link>https://www.eventi.news/idd-terza-relazione-eiopa-sulla-sua-applicazione</link>
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<description><![CDATA[ EIOPA ha di recente pubblicato la terza relazione sull’applicazione della Direttiva sulla distribuzione assicurativa, c.d. Direttiva IDD (Direttiva 2016/97/UE).
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 19:00:15 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>IDD:, terza, relazione, EIOPA, sulla, sua, applicazione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>EIOPA ha di recente pubblicato la terza relazione sull’applicazione della Direttiva sulla distribuzione assicurativa, c.d. Direttiva IDD (Direttiva 2016/97/UE).</p>
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<title>Diritto alla NaSPI in caso di risoluzione consensuale del rapporto</title>
<link>https://www.eventi.news/diritto-alla-naspi-in-caso-di-risoluzione-consensuale-del-rapporto</link>
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<description><![CDATA[ La Cassazione Civile (6988/2026) si è pronunciata in merito al diritto alla NaSPI in caso di accordo transattivo di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 19:00:14 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Diritto, alla, NaSPI, caso, risoluzione, consensuale, del, rapporto</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione Civile (6988/2026) si è pronunciata in merito al diritto alla NaSPI in caso di accordo transattivo di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.</p>
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<title>Trasparenza fiscale: esclusa SIM consulenziale</title>
<link>https://www.eventi.news/trasparenza-fiscale-esclusa-sim-consulenziale</link>
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<description><![CDATA[ L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti su comunicazioni di “compliance” che interessano una SIM esclusa dall’ambito soggettivo di applicazione dell&#039;obbligo di “trasparenza fiscale” in virtù dello svolgimento di attività di pura consulenza in investimenti finanziari.
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 19:00:13 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Trasparenza, fiscale:, esclusa, SIM, consulenziale</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti su comunicazioni di “compliance” che interessano una SIM esclusa dall’ambito soggettivo di applicazione dell'obbligo di “trasparenza fiscale” in virtù dello svolgimento di attività di pura consulenza in investimenti finanziari.</p>
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<title>ANM, è Giuseppe Tango il nuovo presidente ed “erede” di Parodi: “Magistratura non gode di fiducia automatica”</title>
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<description><![CDATA[ Veti incrociati, nuove e vecchie alleanze, convergenze e attacchi. Ma alla fine è arrivata una elezione per acclamazione. È Giuseppe Tango il nuovo presidente dell’ANM, l’Associazione Nazionale Magistrati grande vincitrice del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, che ha visto prevalere il fronte del No e bocciare così la riforma dell’ordinamento giudiziario proposta […] ]]></description>
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 02:30:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>ANM, Giuseppe, Tango, nuovo, presidente, “erede”, Parodi:, “Magistratura, non, gode, fiducia, automatica”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Veti incrociati, nuove e vecchie alleanze, convergenze e attacchi. Ma alla fine è arrivata una elezione per acclamazione. È <strong>Giuseppe Tango il nuovo presidente dell’ANM</strong>, l’Associazione Nazionale Magistrati grande vincitrice del <strong>referendum sulla giustizia</strong> del 22 e 23 marzo, che ha visto prevalere il fronte del No e bocciare così la riforma dell’ordinamento giudiziario proposta dal Guardasigilli Carlo Nordio.</p>
<p>Tanto è stato eletto sabato 28 marzo dal Comitato direttivo centrale dell’Associazione dove oggi l’ormai ex presidente <strong>Cesare Parodi</strong> aveva formalizzato le sue <strong>dimissioni</strong> lunedì 23 marzo, a urne del referendum appena chiuse per “<strong>ragioni personali</strong>”. Parodi in ogni caso resterà nel Comitato direttivo centrale dell’ANM.</p>
<p>Tango, <strong>giudice del lavoro a Palermo</strong>, 43 anni, è <strong>esponente del gruppo di Magistratura Indipendente</strong>, la corrente “di destra” del sindacato delle toghe e di cui fa parte anche l’uscente Parodi.  Tango stato componente dell’Ufficio sindacale Anm di Palermo, delle Commissioni di studio permanenti su “Carichi esigibili” e “Diritto del lavoro”, presidente della Ges di Palermo e, più di recente, coordinatore dell’Ufficio sindacale dell’Anm nazionale</p>
<p>Dopo l’elezione le prime parole di Tango sono state proprio di commento al voto referendario. “La vittoria al referendum, giunta dai cittadini, è una delega forte ma non in bianco. Non è un certificato che tutto funziona bene nella magistratura. La fiducia ci è stata concessa, dobbiamo meritarla. La <strong>magistratura non gode più di una fiducia</strong> <strong>automatica</strong>”, le dichiarazioni del neopresidente dell’associazione.</p>
<p>“Il cambiamento arriverà e la credibilità dipende dal comportamento che sapremo assumere come singoli e come associazione. La credibilità si misura sulla trasparenza la coerenza. Servono segnali concreti e <strong>distanza chiara dall’opacità e contro i personalismi</strong>“, ha aggiunto Tango nel suo primo discorso da presidente. L’Anm, ha aggiunto, “<strong>non è e non sarà mai un partito politico</strong>. L’Anm entra nel dibattito pubblico soltanto per dare il suo contributo di carattere tecnico per cercare di migliorare il sistema giustizia. Questo è il compito dell’Anm che ci siamo assegnati e questo è lo scopo statutario. A questo noi ci atterremo”.</p>
<p>Fino alla vigilia del voto del “parlamentino” dell’ANM, i nomi più forti per la successione di Parodi erano in realtà altri: in particolare quello del segretario generale del sindacato <strong>Rocco Maruotti</strong> e di <strong>Chiara Salvatori</strong>. Quindi l’ipotesi di <strong>Antonio D’Amato</strong>, presidente del consiglio nazionale di Magistratura Indipendente, che però nonostante gli inviti di Parodi ha scelto di non presentarsi come candidato. Da qui la scelta di virare su Tango, che nelle consultazioni di gennaio 2025 aveva ottenuto 700 preferenze, il magistrato più votato a livello nazionale.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Sondaggi politici elettorali: chi ha vinto davvero il referendum, l’ultima indagine tra partiti e magistratura</title>
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<description><![CDATA[ Che la variabile inaspettata e decisiva è stata l’affluenza, altissima, al livello di elezioni politiche, è pacifico insomma. Che la vittoria del NO al referendum sulla riforma della Giustizia sia stata netta pure. 53,74% contro 46,26%. Poco da aggiungere. Ma chi ha vinto veramente? Chi può esultare: davvero il Campo Largo sceso in piazza la […] ]]></description>
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<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 02:30:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Sondaggi, politici, elettorali:, chi, vinto, davvero, referendum, l’ultima, indagine, tra, partiti, magistratura</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Che la variabile inaspettata e decisiva è stata l’affluenza, altissima, al livello di elezioni politiche, è pacifico insomma. Che la vittoria del <strong>NO</strong> al referendum sulla <strong>riforma</strong> della <strong>Giustizia</strong> sia stata netta pure. 53,74% contro 46,26%. Poco da aggiungere. Ma chi ha vinto veramente? Chi può esultare: davvero il Campo Largo sceso in piazza la sera stessa di lunedì 23 marzo, già attraversato da rivalità e competizione per le primarie già annunciate a urne appena chiuse? Queste le domande che <strong>Ipsos</strong> di Nando Pagnoncelli, per il <em>Corriere della Sera</em>, ha posto agli italiani.</p>
<p>Gli italiani pensavano innanzitutto che la <strong>partecipazione</strong> sarebbe stata inferiore, appena il 14% l’avevano prevista così alta – l’<strong>affluenza</strong> ai seggi ha sfiorato il 59%. Sorpresi soprattutto quelli che hanno votato <strong>NO</strong>. Imprevisto anche il risultato finale per il 42% degli intervistati, secondo i quali avrebbe vinto il <strong>SÌ</strong>. Tra chi era favorevole alla <strong>riforma</strong>, circa il 66% era convinto che il referendum sarebbe passato. E invece.</p>
<p>“I vincitori appaiono soprattutto i <strong>magistrati</strong> (20%; 34% tra chi ha votato Sì) più che non i partiti di <strong>opposizione</strong> (9% e solo 8% tra chi ha votato NO). Dato che sembra corroborare almeno in parte la lettura di uno scontro che è stato tra magistrati e politica più che non tra i due schieramenti”. Secondo l’analisi, per quanto il Paese si sia mobilitato, non ci si aspettano grandi terremoti a livello istituzionale.</p>
<p>Se i vincitori sono oggetto di discussione, meno dubbi imperversano sugli <strong>sconfitti</strong> della maggioranza di centrodestra sulla quale i <strong>contraccolpi</strong> della sconfitta si sono materializzati tramite dimissioni e altre rese dei conti. “L’impressione è che nel centrodestra ci sia una fibrillazione importante strettamente collegata agli esiti del recente voto”.</p>
<p>Per il 22% a perdere è stato soprattutto il governo, per il 13% la premier Meloni. Per il 18% ci sarà un evidente indebolimento del governo. “Quello che sembra certo, agli occhi degli elettori, è che i <strong>rapporti</strong> tra magistratura e governo non miglioreranno: solo il 12% infatti prevede un ridursi delle <strong>tensioni</strong>, mentre 38% ritiene che non cambierà nulla e ben il 23% si aspetta un acuirsi degli scontri. Un po’ più convinti che nulla cambierà sono gli elettori del No”.</p>]]> </content:encoded>
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<title>AIFMD II: in GU il decreto di recepimento</title>
<link>https://www.eventi.news/aifmd-ii-in-gu-il-decreto-di-recepimento</link>
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<description><![CDATA[ In GU il Decreto Legislativo 39/2026, di recepimento della Direttiva (UE) 2024/927 che modifica le Direttive 2011/61/UE (AIFMD) e 2009/65/CE per quanto riguarda gli accordi di delega e la gestione del rischio di liquidità da parte di GEFIA.
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 12:30:18 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>AIFMD, II:, decreto, recepimento</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>In GU il Decreto Legislativo 39/2026, di recepimento della Direttiva (UE) 2024/927 che modifica le Direttive 2011/61/UE (AIFMD) e 2009/65/CE per quanto riguarda gli accordi di delega e la gestione del rischio di liquidità da parte di GEFIA.</p>
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<title>Il Decreto fiscale in Gazzetta Ufficiale</title>
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<description><![CDATA[ Pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 72 del 27 marzo 2026, il Decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, recante disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica (anche noto come &quot;decreto fiscale&quot;).
L&#039;articolo Il Decreto fiscale in Gazzetta Ufficiale proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 12:30:18 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Decreto, fiscale, Gazzetta, Ufficiale</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 72 del 27 marzo 2026, il Decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, recante disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica (anche noto come "decreto fiscale").</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/il-decreto-fiscale-in-gazzetta-ufficiale/">Il Decreto fiscale in Gazzetta Ufficiale</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Diritto di informazione e controllo del socio non amministratore di s.r.l.</title>
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<description><![CDATA[ Il contributo esamina il diritto di informazione del socio non amministratore nella S.r.l., come strumento di controllo e autotutela, analizzandone natura, limiti, ambito applicativo e tutele giudiziali in caso di impedimento dell&#039;esercizio.
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 12:30:17 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo esamina il diritto di informazione del socio non amministratore nella S.r.l., come strumento di controllo e autotutela, analizzandone natura, limiti, ambito applicativo e tutele giudiziali in caso di impedimento dell'esercizio.</p>
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<title>Una nuova Carta dei diritti dell’uomo basata su una giustizia non punitiva</title>
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 20:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Una, nuova, Carta, dei, diritti, dell’uomo, basata, una, giustizia, non, punitiva</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe interessante andare a fondo dei motivi che hanno indotto a mettere in Costituzione<strong> l’articolo 27,</strong> che testualmente ci dice che la responsabilità penale è personale, che l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva e che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. È su queste basi che si costruisce la sacralità del processo penale? A questo proposito il professor <strong>Klaus Lüderssen</strong> ebbe a dire che «<em>la presunzione di innocenza ci vieta, in effetti, anche soltanto di pensare che i fini della pena possano essere realizzati già attraverso il processo».</em></p>
<p>Pur sperando di veder diminuire le occasioni di lavoro per magistrati e avvocati, dichiaro di comprendere chi intende difendersi dal processo per non correre il rischio di doversi difendere nel processo. Evidentemente la smania di giudicare è comunque occasione di lavoro per tantissime toghe. Così come i tre livelli di giudizio, che tre non sono se non occasionalmente, dimostrano che non è la Legge uguale per tutti, ma solo l’accanimento con il quale i cittadini vengono trascinati in tribunale. A buon pro devo dire che negli <strong>USA,</strong> prima del nubifragio <strong>Trump,</strong> gli avvocati di<strong> I.C.O.P.A.</strong> (<strong>International Conference On Penal Abolition</strong>) non solo sono riusciti a ridurre il numero dei processi, ma sono spesso anche riusciti a impedire legalmente la costruzione di nuove carceri, sfatando l’equazione più reati più carceri. Le neuroscienze e la psichiatria lo affermano con sicurezza, perché la violenza è una malattia sociale che ha bisogno di alternative.</p>
<p>Facciamoci promotori di un<strong> Congresso Internazionale della Nonviolenza,</strong> per portare sin da subito nei Paesi che non intendono servire Donald il rispetto per la <strong>Dichiarazione Universale dei Diritti degli Uomini,</strong> <strong>degli Animali e dell’Ambiente</strong>. Un’iniziativa del genere potrebbe essere presa da Nessuno tocchi Caino, per costruire un Sistema di Giustizia valido per tutti, affiancandosi a<strong> International Conference On Penal Abolition</strong>, e a quanti hanno compreso che l’unica Riforma possibile della Giustizia consista nell’abolizione del Sistema Penale. Questo potrebbe essere il collante necessario a dare una forte spinta al progetto di ricostruzione dell’Europa di Ventotene ed essere un faro di speranza per chi crede nella Democrazia e nel Diritto.</p>
<p>A quanto credo di capire, oggi, finalmente si comincia a constatare sulla pelle di noi tutti la propensione delle Istituzioni, nostrane ed europee, a far coincidere la <strong>Legalità</strong> con lo <strong>Stato di Diritto.</strong> Abbiamo imparato che la Legalità non è, e non è mai stata, sinonimo di Diritto e che ormai è caduta nel ridicolo l’idea che un cittadino possa sperare di essere tutelato nei propri diritti in tutti gli Stati dell’Unione europea e non solo. È chiaro che ciò rende ancor meno sostenibile l’ipotesi di essere tutelati anche presso Stati non aderenti all’Unione. E se seguissimo <a href="https://www.unita.it/2026/01/23/carney-suona-la-sveglia-a-davos-saltati-i-patti-il-mondo-non-e-in-transizione-e-nel-caos/">l’esempio del primo ministro canadese <strong>Mark Carney</strong>,</a> che non ha fatto altro che riprendere l’idea di<strong> Marco Pannella</strong> dell’unione delle democrazie, come baluardo di libertà e stabilità? Voglio sperare che quell’unione diventi un’utopia concreta e necessaria. Un progetto che sia riconosciuto dalle democrazie, che si basi su una nuova Carta universale dei Diritti dell’uomo, che<a href="https://www.unita.it/2025/04/27/carcere-idea-punitiva/"> sia costruita su un’idea di Giustizia non punitiva,</a> su un modello non retributivo, con il quale affrontare la questione del<em> “declino del diritto penale</em>”, proposto da <strong>Klaus Lüderssen.</strong></p>
<p>Verrà giorno in cui la violenza verrà considerata alla stregua di una pandemia universale, da combattere per non venirne schiacciati. A un mondo che vorrà fare a meno della violenza di Stato tutto ciò converrebbe, anche a costo di radere al suolo le attuali carceri, legali ma omicide, che altro non sono che un vecchio e ignobile business, ovvero la via occidentale al <strong>Gulag,</strong> come sosteneva il professor <strong>Nils Christie,</strong> testimone dei delitti perpetrati nei e dai penitenziari di questo mondo. Resto dell’idea che i penitenziari siano da chiudere e che di tutto si debba fare affinché nessuno li riapra. Mi rammarico solo che il precetto evangelico del “<em>non giudicare”</em> faccia tanta fatica a entrare nelle coscienze del mondo laico e che troppo spesso non venga minimamente osservato da chi dimostra di possedere poca fede in Dio come nel Diritto.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il giudizio è violenza, quando qualcuno finisce in prigione chiediamoci perché</title>
<link>https://www.eventi.news/il-giudizio-e-violenza-quando-qualcuno-finisce-in-prigione-chiediamoci-perche</link>
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<description><![CDATA[ Di fronte alla condizione drammatica delle carceri continuiamo, giustamente, a impegnarci per provare a ridurre il danno. Io, da poco più di un anno, oltre al mio impegno con Nessuno tocchi Caino, svolgo il ruolo di garante dei detenuti per il Comune di Monza. È un ruolo volontario, gratuito, che mi permette ogni giorno di […] ]]></description>
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 20:00:02 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>giudizio, violenza, quando, qualcuno, finisce, prigione, chiediamoci, perché</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Di fronte alla condizione drammatica delle <strong>carceri</strong> continuiamo, giustamente, a impegnarci per provare a ridurre il danno. Io, da poco più di un anno, oltre al mio impegno con<strong> Nessuno tocchi Caino</strong>, svolgo il ruolo di<strong> garante dei detenuti</strong> per il Comune di Monza<strong>.</strong> È un ruolo volontario, gratuito, che mi permette ogni giorno di avere a che fare con il carcere e con le sue necessità, in particolare quelle legate alla cura, alla salute, al lavoro. Però un’associazione come la nostra deve avere una visione. <a href="https://www.unita.it/2025/12/14/non-giudicare-nessuno-tocchi-caino-a-congresso/">Il titolo del Congresso e dell’ultimo libro di Nessuno tocchi Caino, “<em>Non giudicare!”</em>,</a> è visionario e – spero – profetico. E riguarda una domanda cruciale: se non esista, nello stesso momento del giudizio, nello stesso atto del giudicare, già l’inizio della violenza. Nel momento in cui ci poniamo nella posizione di giudicare, abbiamo già iniziato a compiere una violenza. E credo sia impossibile che tutto ciò che deriva dal giudizio possa avere una forma nonviolenta, che è invece una delle parole chiave che ci siamo dati come associazione, anzi, un suo connotato costitutivo.</p>
<p>Questo non significa giustificare, non significa negare che le azioni abbiano conseguenze, anche drammatiche. Significa però fare uno sforzo di comprensione: capire le ragioni per cui una persona ha compiuto certe azioni, comprenderne il contesto, la condizione, l’effettiva libertà o meno delle sue scelte. Parliamo di responsabilità individuale, ma troppo spesso non ci domandiamo quanta libertà reale vi fosse nel compiere quell’atto che poi comporta una punizione individuale. Davvero quella persona era nelle condizioni di comportarsi diversamente? Davvero non era costretta dal contesto, dagli eventi, dalle occasioni che la vita le ha dato o non le ha dato? Uso consapevolmente la parola <em>“costretta”:</em> in molte situazioni, teoricamente sì, ma concretamente no, non c’era nessun’altra possibilità. E non solo: la società, pur accorgendosene, non è intervenuta per tempo.<strong> Dov’è la prevenzione?</strong> Dove sono le azioni, gli investimenti sulla prevenzione? Discutiamo molto di sovraffollamento e di nuovi posti, ma ci domandiamo abbastanza quante di quelle persone non sarebbero mai entrate in carcere se avessimo investito prima in benessere sociale, in condizioni di agio, nella riduzione delle cause che portano a certi atti?</p>
<p>L’anno che è passato è iniziato e si è concluso con<a href="https://www.unita.it/2024/12/26/giubileo-papa-francesco-apre-la-porta-santa-nel-carcere-di-rebibbia-e-dice-ai-detenuti-non-perdete-la-speranza/"> il gesto straordinario di<strong> Papa Francesco</strong> che apre la Porta Santa del Giubileo nel carcere.</a> Decide di aprirne una sola volta all’uomo, e la apre lì. Perché il carcere è il luogo in cui si misura l’essenza dell’umanità. Come in matematica si studiano i limiti, così, arrivando al limite della condizione umana – nella privazione della libertà, nella pena – si misura l’umanità. E chi frequenta il carcere sa quanta umanità emerga proprio lì, nella disperazione. Dov’è che la speranza manca di più, e dove più faticosamente va portata, se non nel carcere? <strong>Papa Francesco</strong> lo ha testimoniato fino all’ultimo. L’ultimo gesto pubblico è stato ancora una volta in carcere, e lì le sue ultime parole sono state: “<em>Ogni volta che entro qui dentro mi chiedo perché loro e non io”</em>. In quelle parole c’è tutto: ognuno di noi potrebbe trovarsi lì, se le condizioni della vita fossero state diverse. Ed è incredibile che, nell’anno giubilare, con un messaggio così chiaro, la politica italiana non sia riuscita nemmeno ad aprire una discussione parlamentare su un atto di clemenza. Almeno discuterlo, almeno votarlo.<br>
Concludo con un’ultima riflessione sull’arte e sulla cultura.</p>
<p>Il teatro è forse il luogo in cui il <em>“non giudicare</em>” prende forma: perché nel teatro una persona può essere, per un tempo, un’altra persona. E questo vale anche per lo spettatore, che può vivere esperienze che non ha mai vissuto, comprendere condizioni che altrimenti giudicherebbe. Mai come nel carcere si misura quanto l’assenza di cultura sia una trappola e quanto, invece, l’incontro con la cultura sia uno strumento di liberazione. Quanto i detenuti riescano a liberarsi anche quando lo Stato non fa il suo dovere e non li libera. E dico non fa il suo dovere perché dovrebbe attenersi semplicemente alle leggi. In tutti i luoghi pubblici d’Italia c’è un numero massimo di capienza. Se in un teatro portiamo più persone di quelle previste, arriva qualcuno, ci multa, ci fa chiudere. Lo Stato che sancisce come reato la violazione del superamento del limite, invece, nel luogo dove dovrebbe insegnare alle persone il rispetto delle regole, è il primo a violarle, superando sistematicamente la capienza massima delle carceri, senza che accada nulla. E, quindi, insegna l’impunità, insegna l’impunità dello Stato rispetto alla punizione invece del detenuto.</p>
<p>È l’arbitrio del potere contro lo <strong>Stato di diritto,</strong> che prevede qualcos’altro, che le regole valgono per tutti e che la prima cosa che dobbiamo fare è non fare agli altri ciò che non vorresti sia fatto te. È questo l’imperativo, come ci ha insegnato<strong> Immanuel Kant,</strong> in fondo riprendendo un messaggio evangelico. Ecco, dov’è lo Stato italiano e dov’è il suo imperativo categorico, dov’è il suo comportamento morale? Del tutto assente. Questa è la condizione che va superata. Ma partiamo dall’idea che “non giudicare” sia il punto di principio.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Riforma TUF: la nuova governance delle società quotate</title>
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<description><![CDATA[ Webinar del 14/05 sullo schema di decreto legislativo, approvato in via definitiva il 27 marzo 2026 dal Consiglio dei Ministri, recante attuazione della delega di cui all’art. 19 L. 21/2024, per la riforma del TUF e delle disposizioni in materia di società di capitali del Codice civile.
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 05:30:12 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Webinar del 14/05 sullo schema di decreto legislativo, approvato in via definitiva il 27 marzo 2026 dal Consiglio dei Ministri, recante attuazione della delega di cui all’art. 19 L. 21/2024, per la riforma del TUF e delle disposizioni in materia di società di capitali del Codice civile.</p>
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<title>Approvata la riforma del TUF</title>
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<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 05:30:11 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva, il 27 marzo 2026, lo schema di decreto legislativo recante attuazione della delega di cui all’art. 19 L. 21/2024, per la riforma del TUF e delle disposizioni in materia di società di capitali del Codice civile.</p>
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<title>Antonio Mura capo di gabinetto di Nordio dopo l’addio di Bartolozzi: era pg di Cassazione nel processo che condannò Berlusconi</title>
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 12:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Antonio, Mura, capo, gabinetto, Nordio, dopo, l’addio, Bartolozzi:, era, Cassazione, nel, processo, che, condannò, Berlusconi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>È <strong>Antonio Mura</strong> l’uomo scelto per sostituire a via Arenula l’ormai ex <strong>capo di gabinetto</strong> del ministro della Giustizia <strong>Carlo Nordio</strong>. L’attuale capo dell’Ufficio legislativo del dicastero, già consigliere giuridico del Guardasigilli, è il profilo scelto per prendere il posto della “zarina”.</p>
<p><strong>Giusi Bartolozzi</strong>, non senza momenti di estrema tensione, è saltata il 24 marzo nelle concitate ore post <strong>referendum sulla giustizia</strong>, in cui il governo Meloni ha dovuto incassare la vittoria del fronte del No alla riforma dell’ordinamento giuridico firmata Nordio. L’ormai ex dirigente del ministero, già parlamentare di Forza Italia, si è dimessa martedì dopo le polemiche che avevano accompagnato le sue frasi sulla magistratura come “<a href="https://www.unita.it/2026/03/11/magistratura-plotone-di-esecuzione-bartolozzi-inguaia-il-si-meloni-furibonda-2/"><strong>plotone di esecuzione</strong></a>”.</p>
<p>Al suo posto arriva Antonio Mura, 72enne <strong>magistrato in pensione di Sassari</strong>, con alle spalle una lunga <strong>esperienza</strong> nella carriera requirente ma anche come giudice: è stato procuratore generale a Roma e a Venezia, sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione, giudice alla Corte d’assise di Firenze e membro del Consiglio superiore della magistratura per <strong>Magistratura Indipendente</strong>, la corrente di destra delle toghe. Mura è stato, tra l’altro, il pg di Cassazione nel processo Mediaset che nel 2013 <strong>condannò per frode fiscale Silvio Berlusconi</strong>.</p>
<p>Mura era già stato a via Arenula, al ministero della Giustizia aveva ricoperto tra il 2014 e il 2017 il ruolo di capo del Dipartimento Affari di giustizia con il ministro Dem <strong>Andrea Orlando</strong>.</p>
<p>Politicamente è dato come <strong>vicino ad Alfredo Mantovano</strong> sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e uomo-ombra della premier Giorgia Meloni. Per questo la scelta di puntare su Mura viene considerata un sostanziale “commissariamento” del Guardasigilli Nordio: tesi rinforzata dai tentativi fatti da Bartolozzi prima delle dimissioni di puntare alla promozione del suo vice Vittorio Corasaniti al ministero.</p>
<p>Mura ha inoltre un altro “pregio”: è quasi l’unico dirigente nominato da Carlo Nordio ad inizio mandato riuscito a rimanere al suo posto. Gli altri nel corso di questi quattro anni si sono dimessi per i continui <strong>conflitti con la “zarina” Bartolozzi</strong>, partita come vice capo di gabinetto e poi riuscita ad accentare su di sé il potere di decidere su tutti i dossier più importanti, scavalcando i capi di dipartimento.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Appalti sospetti, 26 indagati e blitz al ministero della difesa</title>
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<description><![CDATA[ L’indagine sarebbe nata da un esposto presentato dal ministero della Difesa e ieri mattina ha portato a una serie di perquisizioni alla direzione nazionale armamenti della Difesa, a Terna, a Rete Italiana e al polo strategico nazionale. La procura di Roma ipotizza reati di corruzione, traffico di influenze illecite, riciclaggio, autoriciclaggio e turbata libertà degli […] ]]></description>
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<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 12:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Appalti, sospetti, indagati, blitz, ministero, della, difesa</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L’indagine sarebbe nata da un esposto presentato dal ministero della Difesa e ieri mattina ha portato a una serie di <a href="https://www.unita.it/2026/03/26/corruzione-appalti-sicurezza-perquisizioni-ministero-difesa-societa-pubbliche-indagati-generali-manager/">perquisizioni alla direzione nazionale armamenti della <strong>Difesa,</strong> a <strong>Terna,</strong> a <strong>Rete Italiana</strong> e al <strong>polo strategico nazionale</strong></a>. La procura di Roma ipotizza reati di corruzione, traffico di influenze illecite, riciclaggio, autoriciclaggio e turbata libertà degli incanti su appalti informatici. L’indagine sarebbe uno sviluppo degli accertamenti su <strong>Sogei.</strong> Il ministero della Difesa in una nota assicura pieno supporto e collaborazione all’autorità giudiziaria.</p>
<p>Gli indagati sarebbero 26. Nell’elenco il manager di Rfi<strong> Riccardo Barrile</strong> che avrebbe condiviso con un imprenditore la bozza del capitolato tecnico di gara in data antecedente alla pubblicazione della stessa allo scoop di consentire a <strong>Francesco Dattola</strong> di apportare ulteriori modifiche per adattarlo alle esigenze tecniche della sua società. Sono indagati anche il generale<strong> Francesco Modesto</strong>, il collega <strong>Antonio Lanzillotti</strong>, il colonnello <strong>Fabio Cesare</strong> è una serie di imprenditori. A coordinare l’inchiesta sono il procuratore aggiunto<strong> Giuseppe Cascini,</strong> i pm <strong>Lorenzo Del Giudice</strong> e <strong>Gianfranco Gallo</strong>. L’imprenditore Francesco Dattola avrebbe messo in piedi un meccanismo che tramite fatture false e operazioni di riciclaggio finanziava azioni corruttive per pilotare grandi appalti anche informatici pubblici.</p>
<p>L’ufficiale di Marina <strong>Antonio Angelo Masala</strong> era già stato coinvolto nel troncone principale che nell’ottobre 2024 aveva portato all’arresto di <strong>Paolino Iorio</strong> ex direttore generale di Sogei colto in flagranza mentre incassava una tangente da 15mila euro. Durante le perquisizioni presso la sua abitazione erano o stati poi sequestrati oltre centomila euro. Iorio aveva patteggiato una condanna a tre anni di reclusione. Nel decreto di perquisizione si scrive di “<em>un articolato sistema criminale finalizzato a riciclare ingenti somme di denaro derivanti da reati fiscali e di un complesso è ingegnoso meccanismo di monetizzazione”.</em> Gli illeciti profitti ammonterebbero a poco meno di 600mila euro. Per la procura sarebbe stata violata la libera concorrenza.</p>]]> </content:encoded>
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<title>I modelli di relazione del collegio sindacale per i bilanci 2025</title>
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<description><![CDATA[ Il CNDCEC ha pubblicato l’aggiornamento dei modelli di relazione del collegio sindacale, incaricato o meno della revisione legale, da redigere in occasione dell’approvazione dei bilanci d’esercizio chiusi al 31 dicembre 2025.
L&#039;articolo I modelli di relazione del collegio sindacale per i bilanci 2025 proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 22:30:18 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il CNDCEC ha pubblicato l’aggiornamento dei modelli di relazione del collegio sindacale, incaricato o meno della revisione legale, da redigere in occasione dell’approvazione dei bilanci d’esercizio chiusi al 31 dicembre 2025.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/i-modelli-di-relazione-del-collegio-sindacale-per-i-bilanci-2025/">I modelli di relazione del collegio sindacale per i bilanci 2025</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Sull’attuazione e uso del punto di accesso unico EBA</title>
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<description><![CDATA[ In GU UE il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/722, che modifica le ITS di cui al Regolamento di esecuzione (UE) 2024/3172 sull’attuazione del punto di accesso unico EBA e il suo uso da parte degli enti, diversi dagli enti piccoli e non complessi, per la pubblicazione delle loro informative.
L&#039;articolo Sull’attuazione e uso del punto di accesso unico EBA proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 22:30:18 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sull’attuazione, uso, del, punto, accesso, unico, EBA</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>In GU UE il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/722, che modifica le ITS di cui al Regolamento di esecuzione (UE) 2024/3172 sull’attuazione del punto di accesso unico EBA e il suo uso da parte degli enti, diversi dagli enti piccoli e non complessi, per la pubblicazione delle loro informative.</p>
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<title>La cessione dell’azienda “parziale” e “selettiva” nella Composizione Negoziata</title>
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<description><![CDATA[ Sull&#039;autorizzazione del Tribunale della cessione dell’azienda con esonero del cessionario dalla responsabilità per le passività pregresse e liberazione del cedente dalla responsabilità per le passività accollate del cessionario.
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 22:30:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Sull'autorizzazione del Tribunale della cessione dell’azienda con esonero del cessionario dalla responsabilità per le passività pregresse e liberazione del cedente dalla responsabilità per le passività accollate del cessionario.</p>
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<title>Tensioni geopolitiche e rischi della finanza privata: rapporto ESAs</title>
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<description><![CDATA[ Le ESAs hanno pubblicato l&#039;aggiornamento primaverile 2026 del Comitato congiunto sui rischi e le vulnerabilità del sistema finanziario dell&#039;UE, che si concentra sulle sfide derivanti dalle continue tensioni geopolitiche e dagli sviluppi nel settore della finanza privata.
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 22:30:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Tensioni, geopolitiche, rischi, della, finanza, privata:, rapporto, ESAs</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Le ESAs hanno pubblicato l'aggiornamento primaverile 2026 del Comitato congiunto sui rischi e le vulnerabilità del sistema finanziario dell'UE, che si concentra sulle sfide derivanti dalle continue tensioni geopolitiche e dagli sviluppi nel settore della finanza privata.</p>
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<title>Digital omnibus IA: gli emendamenti del Parlamento</title>
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<description><![CDATA[ Il Parlamento europeo ha di recente approvato degli emendamenti alla proposta di semplificazione della Commissione UE che modifica l&#039;AI Act, nell’ambito del c.d. Digital Omnibus.
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 22:30:16 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Digital, omnibus, IA:, gli, emendamenti, del, Parlamento</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il Parlamento europeo ha di recente approvato degli emendamenti alla proposta di semplificazione della Commissione UE che modifica l'AI Act, nell’ambito del c.d. <em>Digital Omnibus.</em></p>
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<title>ISSB: gli emendamenti agli standard SASB</title>
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<description><![CDATA[ L&#039;International Sustainability Standards Board (ISSB) ha pubblicato un progetto di consultazione che propone modifiche a tre standard SASB e conseguenti emendamenti alle linee guida settoriali sull&#039;attuazione delle informazioni relative al clima previste dall&#039;IFRS S2.
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 22:30:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>ISSB:, gli, emendamenti, agli, standard, SASB</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L'International Sustainability Standards Board (ISSB) ha pubblicato un progetto di consultazione che propone modifiche a tre standard SASB e conseguenti emendamenti alle linee guida settoriali sull'attuazione delle informazioni relative al clima previste dall'IFRS S2.</p>
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<title>Recupero crediti e divulgazione a terzi dell’esistenza del debito</title>
<link>https://www.eventi.news/recupero-crediti-e-divulgazione-a-terzi-dellesistenza-del-debito</link>
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<description><![CDATA[ Il Garante privacy, con il provvedimento del 12 marzo 2026 n. 193 si è pronunciato in merito alla liceità della comunicazione del debito ai familiari del debitore.
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 22:30:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Recupero, crediti, divulgazione, terzi, dell’esistenza, del, debito</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il Garante privacy, con il provvedimento del 12 marzo 2026 n. 193 si è pronunciato in merito alla liceità della comunicazione del debito ai familiari del debitore.</p>
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<item>
<title>La prova del preavviso di segnalazione a sofferenza</title>
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<description><![CDATA[ Il Collegio di Milano dell’ABF si è pronunciato sul tema della prova dell’effettiva ricezione delle comunicazioni di preavviso da parte del ricorrente e sulla legittimità della segnalazione a sofferenza effettuata dall’intermediario.
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 22:30:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>prova, del, preavviso, segnalazione, sofferenza</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il Collegio di Milano dell’ABF si è pronunciato sul tema della prova dell’effettiva ricezione delle comunicazioni di preavviso da parte del ricorrente e sulla legittimità della segnalazione a sofferenza effettuata dall’intermediario.</p>
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<item>
<title>Affitto d’azienda a canone incongruo e società di comodo</title>
<link>https://www.eventi.news/affitto-dazienda-a-canone-incongruo-e-societa-di-comodo</link>
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<description><![CDATA[ La Suprema Corte (3396/2026) ha stabilito che l’affitto di azienda ad un canone incongruo non è elemento sufficiente al fine di superare il test di operatività delle società di comodo di cui all’art. 30 della L. n. 724/1994.
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 22:30:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Affitto, d’azienda, canone, incongruo, società, comodo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Suprema Corte (3396/2026) ha stabilito che l’affitto di azienda ad un canone incongruo non è elemento sufficiente al fine di superare il test di operatività delle società di comodo di cui all’art. 30 della L. n. 724/1994.</p>
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<item>
<title>Sulla contrarietà al buon costume del finanziamento a impresa decotta</title>
<link>https://www.eventi.news/sulla-contrarieta-al-buon-costume-del-finanziamento-a-impresa-decotta</link>
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<description><![CDATA[ La Cassazione, con sentenza n. 7134/2026 ha dichiarato la nullità di un finanziamento concesso ad un&#039;impresa in grave stato di decozione, nonché l&#039;irripetibilità delle somme versate, per contrarietà pertanto al buon costume economico.
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 22:30:12 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sulla, contrarietà, buon, costume, del, finanziamento, impresa, decotta</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione, con sentenza n. 7134/2026 ha dichiarato la nullità di un finanziamento concesso ad un'impresa in grave stato di decozione, nonché l'irripetibilità delle somme versate, per contrarietà pertanto al buon costume economico.</p>
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<title>Mi volevano in prigione per aver criticato Scarpinato: per il pm delle domande valevano 3 anni e mezzo di carcere</title>
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<description><![CDATA[ L’altra sera, a urne chiuse da poco, il Pubblico ministero in un processo contro di me – che sono accusato di avere criticato un magistrato che si è molto offeso – ha chiesto una pena di tre anni e mezzo di prigione. Il reato è il solito: diffamazione a mezzo stampa. Il magistrato che mi […] ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 06:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>volevano, prigione, per, aver, criticato, Scarpinato:, per, delle, domande, valevano, anni, mezzo, carcere</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L’altra sera, a urne chiuse da poco, il Pubblico ministero in un processo contro di me – che <a href="https://www.unita.it/2023/10/27/scarpinato-mi-vuole-intimidire-non-mi-faccio-mettere-il-bavaglio/">sono accusato di avere criticato un magistrato che si è molto offeso – ha chiesto una pena di tre anni e mezzo di prigione</a>. Il reato è il solito: <strong>diffamazione a mezzo stampa.</strong> Il magistrato che mi ha querelato, e per difendere il quale il suo collega Pm ha avanzato contro di me una richiesta di pena detentiva analoga a quella che di solito colpisce gli stupratori (se ottengono le attenuanti generiche), si chiama <strong>Roberto Scarpinato.</strong> È stato procuratore generale a Palermo (è quello che ha perduto clamorosamente il processo trattativa-stato-mafia) ora è parlamentare nel <strong>gruppo 5 Stelle</strong> e spesso collabora col <em>Fatto Quotidiano.</em></p>
<p>Mi ha querelato perché io ripetutamente, in una serie di articoli, avevo chiesto a lui e al suo collega <strong>Guido Lo Forte</strong> (che mi ha querelato anche lui) il motivo per il quale il 13 luglio del 1992 chiese – e poi ottenne – l’archiviazione del <a href="https://www.unita.it/2024/10/13/scarpinato-avvocato-giudice-natoli-intercettato-intercettatore-dossier-mafia-appalti-commissione/"><strong>dossier “mafia appalti”</strong></a>, che era stato preparato dal generale dei carabinieri <strong>Mario Mori</strong> su input di<strong> Giovanni Falcone</strong>. E al quale dossier era particolarmente interessato Paolo Borsellino, soprattutto dopo la morte di Falcone avvenuta un mese e mezzo prima. Ho anche scritto che il giorno dopo la richiesta di archiviazione si tenne a Palermo, convocata dal Procuratore <strong>Giammanco,</strong> una riunione di sostituti procuratori alla quale partecipò Lo Forte ma non Scarpinato – che in quelle ore si era ammalato – e durante la quale <strong>Paolo Borsellino</strong> chiese notizie del dossier e insistette sulla richiesta di potersene occupare. Giammanco disse a Borsellino che avrebbe preso in considerazione la sua richiesta.</p>
<p>Nessuno invece informò Borsellino che il giorno prima era stata chiesta l’archiviazione del dossier che poi sarebbe stata accolta in fretta e furia il giorno prima di Ferragosto dal giudice. Del dossier non si parlò più con Borsellino perché il magistrato fu ucciso dalla mafia esattamente sei giorni dopo quella riunione. <strong>Scarpinato</strong> si è offeso per la domanda che gli ho posto più volte, senza avere risposta adeguata, e il Pm nella sua requisitoria ha sostenuto che io avrei accusato Scarpinato di non avere combattuto la mafia e di essere venuto meno ai loro doveri. Cose che io non ho mai scritto (ma ormai alcuni processi si svolgono un po’ come le campagne elettorali, a chi le spara più grosse).<br>
Scarpinato a sua volta mi ha accusato di aver messo in discussione il suo buon rapporto con <strong>Paolo Borsellino.</strong> Cosa che io non ho mai fatto perché io non conoscevo i rapporti tra Scarpinato e Borsellino. Al massimo posso aver citato la famosa frase di Borsellino, pronunciata poco prima di morire e riferita da sua moglie:<em> “Sarà la mafia a uccidermi, ma perché i miei colleghi lo permetteranno”.</em></p>
<p>Perché vi riferisco di queste faccende? Perché, magari mi sbaglio, ma ho l’impressione che la minaccia che qualche giorno fa lanciò <strong>Gratteri</strong> contro <em>Il Foglio</em> (<em>“dopo il referendum faremo i conti</em>”) non fosse una boutade, ma l’espressione di una linea d’azione decisa da un pezzetto della magistratura. Vendicarsi dei giornalisti che criticano e che restano indipendenti dalle Procure. Del resto questi giornalisti non sono molti, e la vendetta può essere veloce. Tanto più che il pubblico ministero, nel corso della requisitoria, ha motivato la richiesta di una pena così alta con l’argomento che io continuo a scrivere. Per lui è grave che questo accada. Pensa che la magistratura dovrebbe impedirmi di scrivere. Sarò io che la vedo sempre nera, ma a me sembra un tipo di ragionamento che ricorda molto quelli dei tribunali speciali fascisti. Non capisco che relazione possa esistere tra questo ragionamento e <strong>l’articolo 21 della Costituzione.</strong> Il Pm ha in sostanza teorizzato che se uno ti querela poi tu devi tacere. Altri che intimidazione: imposizione vera e propria.</p>
<p><em>P.S</em>. Interrogato in antimafia il procuratore di Caltanissetta <strong>De Luca</strong>, che sta indagando sulla<strong> strage Borsellino</strong>, ha sostenuto che il dossier poteva non essere archiviato. Chissà se Scarpinato querelerà anche lui.</p>
<p>P.S.2 Nei mesi scorsi diversi giornali e organizzazioni politiche e sindacali hanno svolto vere e giuste campagne di stampa contro l’uso disinvolto della querela a scopo intimidatorio verso i giornalisti. Querele specialmente da parte dei politici. Se le querele – come succede quasi sempre a me – vengono invece dai magistrati, di solito vengono considerate dagli stessi organizzatori della campagna come atti dovuti. Chissà se anche stavolta sarà così. Immagino di sì.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Abuso d’ufficio, l’Ue approva la direttiva anticorruzione e sconfessa il governo Meloni: il reato abrogato 2 anni fa va reintrodotto</title>
<link>https://www.eventi.news/abuso-dufficio-lue-approva-la-direttiva-anticorruzione-e-sconfessa-il-governo-meloni-il-reato-abrogato-2-anni-fa-va-reintrodotto</link>
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<description><![CDATA[ Un voto in Europa che crea un cortocircuito nel governo in Italia. Con 581 voti a favore, 21 contrari e 42 astensioni, il Parlamento europeo ha adottato una direttiva per contrastare la corruzione e che di fatto ritiene indispensabile il reato di abuso d’ufficio. Nel testo si stabilisce a livello comunitario quelle fattispecie di corruzione che […] ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 06:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Abuso, d’ufficio, l’Ue, approva, direttiva, anticorruzione, sconfessa, governo, Meloni:, reato, abrogato, anni, reintrodotto</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Un voto in Europa che crea un <strong>cortocircuito nel governo in Italia</strong>. Con 581 voti a favore, 21 contrari e 42 astensioni, il <strong>Parlamento europeo</strong> ha adottato una direttiva per contrastare la <strong>corruzione</strong> e che di fatto ritiene indispensabile il reato di <strong>abuso d’ufficio.</strong></p>
<p class="p1">Nel testo si stabilisce a livello comunitario quelle fattispecie di corruzione che devono essere qualificate come reati dai paesi Ue: tra queste vi sono la corruzione nel settore pubblico e in quello privato, l’appropriazione indebita, l’ostruzione della giustizia, il traffico di influenze, l’esercizio illecito di funzioni (abuso d’ufficio), l’arricchimento illecito legato alla corruzione e l’occultamento.</p>
<p class="p1">Il problema è però a Roma. Perché <strong>l’Italia nell’agosto del 2024 aveva cancellato con un provvedimento il reato</strong> di abuso d’ufficio, scelta che aveva trovato il consenso forte di molti <strong>sindaci</strong> di entrambi gli schieramenti politici.</p>
<p class="p1">Da Bruxelles si chiede dunque ai Paesi membri di adeguare, adottare e aggiornare le proprie  strategie nazionali anticorruzione: per l’Italia la conseguenza sarà quella di <strong>reintrodurre per alcune fattispecie il reato</strong> cancellato solamente due anni fa.</p>
<p class="p1">A chiarirlo è stata la relatrice del provvedimento, l’olandese <strong>Raquel Garcia Hermida</strong>: “L’Italia dovrà obbligatoriamente reintrodurre come reato almeno due fattispecie, tra le più gravi, nell’ambito dell’abuso di ufficio. Il mandato è molto chiaro”. Sulla stessa linea anche la presidente del Parlamento europeo, <strong>Roberta Metsola</strong>: “L’Italia ha votato a favore di queste regole. Quindi spero che la direttiva sia applicata”.</p>
<p class="p1">La direttiva <strong>dovrà ora essere formalmente adottata dal Consiglio</strong> ed entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea  Gli <strong>Stati membri avranno poi 24 mesi per recepirla</strong>, fino a 36 mesi per le disposizioni su valutazioni dei rischi e strategie nazionali.</p>
<p class="p1">Un cortocircuito per Fratelli d’Italia: il partito della premier ha votato a favore della direttiva, pur abolendo il reato in Italia meno di due anni fa. Anche per questo da Bruxelles <strong>Nicola Procaccini</strong>, eurodeputato di Fratelli d’Italia e co-presidente del gruppo Ecr al Parlamento europeo, prova a sminuire quanto accaduto: “Restiamo sconcertati nella lettura che abbiamo visto su alcuni media italiani rispetto a una sconfitta del governo italiano relativamente al reato di abuso d’ufficio, che è una totale falsiàa”, le parole di Procaccini. “E’ un’invenzione assolutamente sconcertante, perché in realtà si ribadisce nella direttiva che gli <strong>Stati membri hanno piena libertà</strong> nella scelta degli strumenti più efficaci per combattere la corruzione. Dalla direttiva traspare che l’Italia ha questi strumenti nel proprio ordinamento, quindi non c’è alcuna necessità di reintrodurre il reato di abuso d’ufficio”, la tesi di Procaccini.</p>
<p>Non la pensa così l’opposizione, con <strong>Partito Democratico, Movimento 5 Stelle </strong>ed<strong> AVS</strong> scatenati contro il governo, già reduce sulla giustizia dalla bocciatura del <strong>referendum</strong>. <strong>Piero De Luca</strong>, capogruppo Pd in Commissione Affari Europei alla Camera, parla di “ennesimo <strong>fallimento politico e giuridico della linea del ministro Nordio</strong>” e di un voto europeo che “sconfessa la propaganda della destra e isola l’Italia, esponendoci a rischi di procedure d’infrazione qualora l’Italia non si adegui”. Da AVS è <strong>Angelo Bonelli</strong> a chiedere le dimissioni di Nordio, definito “<strong>imbarazzante</strong>”.</p>
<p class="p1">Sul tema intervien anche il <strong>presidente dell’Autorità anticorruzione Giuseppe Busia</strong>, che plaude al voto europeo: “Negli ultimi anni la normativa italiana per combattere e prevenire la corruzione ha fatto segnare diversi arretramenti: speriamo che il rapido recepimento della direttiva sia l’o<strong>ccasione per colmare fin da subito alcuni dei vuoti di tutela</strong> che si sono aperti con l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio”, spiega il presidente dell’Anac.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>“Il partito dei magistrati non esiste. Ora dialogo col governo”. Parla il procuratore D’Amato (MI)</title>
<link>https://www.eventi.news/il-partito-dei-magistrati-non-esiste-ora-dialogo-col-governo-parla-il-procuratore-damato-mi</link>
<guid>https://www.eventi.news/il-partito-dei-magistrati-non-esiste-ora-dialogo-col-governo-parla-il-procuratore-damato-mi</guid>
<description><![CDATA[ “Non esiste un partito dei magistrati, anche perché è difficile trovare due magistrati che la pensino allo stesso modo” dice con una battuta il procuratore di Messina Anton... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 18:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>“Il, partito, dei, magistrati, non, esiste., Ora, dialogo, col, governo”., Parla, procuratore, D’Amato, MI</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>“<strong>Non esiste un partito dei magistrati</strong>, anche perché è difficile trovare due magistrati che la pensino allo stesso modo” <strong>dice con una battuta il procuratore di Messina Anton... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</strong></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il ministero della Giustizia in bilico fra tracollo e rinascita. Kelany in pole per il dopo Delmastro</title>
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<description><![CDATA[ Il giorno dopo le dimissioni del sottosegretario Delmastro e della capo di gabinetto Bartolozzi, il ministero della Giustizia appare come un corpo moribondo, in bilico fra il tracollo defin... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 18:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il giorno dopo le dimissioni del sottosegretario Delmastro e della capo di gabinetto Bartolozzi, <strong>il ministero della Giustizia appare come un corpo moribondo, in bilico fra il tracollo defin... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</strong></p>]]> </content:encoded>
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<title>La cartolarizzazione in funzione di de&#45;stocking</title>
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<description><![CDATA[ Il contributo analizza le novità dell&#039;articolo 8 della legge n. 34/2026 (Legge annuale sulle PMI), di modifica alla Legge sulla Cartolarizzazione, relative alla disciplina della cartolarizzazione in funzione di de-stocking.
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 15:30:22 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo analizza le novità dell'articolo 8 della legge n. 34/2026 (Legge annuale sulle PMI), di modifica alla Legge sulla Cartolarizzazione, relative alla disciplina della cartolarizzazione in funzione di de-stocking.</p>
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<title>Il rapporto di monitoraggio delle riforme di Basilea III</title>
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<description><![CDATA[ Il Comitato di Basilea ha pubblicato un rapporto che illustra l&#039;impatto e la finalizzazione delle riforme di Basilea III del dicembre 2017 e del quadro di riferimento per il rischio di mercato del gennaio 2019.
L&#039;articolo Il rapporto di monitoraggio delle riforme di Basilea III proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 15:30:22 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>rapporto, monitoraggio, delle, riforme, Basilea, III</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il Comitato di Basilea ha pubblicato un rapporto che illustra l'impatto e la finalizzazione delle riforme di Basilea III del dicembre 2017 e del quadro di riferimento per il rischio di mercato del gennaio 2019.</p>
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<item>
<title>Scioglimento della società e responsabilità degli amministratori</title>
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<description><![CDATA[ La FNC e il CNDCEC hanno di recente pubblicato delle linee guida e degli orientamenti interpretativi in merito alla quantificazione del danno provocato dagli amministratori nella fase di scioglimento della società.
L&#039;articolo Scioglimento della società e responsabilità degli amministratori proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 15:30:21 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Scioglimento, della, società, responsabilità, degli, amministratori</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La FNC e il CNDCEC hanno di recente pubblicato delle linee guida e degli orientamenti interpretativi in merito alla quantificazione del danno provocato dagli amministratori nella fase di scioglimento della società.</p>
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<title>I contratti di Outsourcing</title>
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<description><![CDATA[ Webinar del 07/05 sugli strumenti di limitazione del rischio terze parti nei contratti di outsourcing ICT e non-ICT, nella fase di due diligence, e nella redazione delle clausole contrattuali che garantiscano un servizio qualitativamente adeguato e conforme alla normativa di riferimento.
L&#039;articolo I contratti di Outsourcing proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 15:30:20 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>contratti, Outsourcing</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Webinar del 07/05 sugli strumenti di limitazione del rischio terze parti nei contratti di outsourcing ICT e non-ICT, nella fase di <em>due diligence</em>, e nella redazione delle clausole contrattuali che garantiscano un servizio qualitativamente adeguato e conforme alla normativa di riferimento.</p>
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<title>Contratti di Outsourcing: tecniche di redazione al Webinar DB 07/05</title>
<link>https://www.eventi.news/contratti-di-outsourcing-tecniche-di-redazione-al-webinar-db-0705</link>
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<description><![CDATA[ Webinar DB sugli strumenti di limitazione del rischio terze parti nei contratti di outsourcing ICT e non-ICT, nella fase di due diligence, e nella redazione delle clausole contrattuali che garantiscano un servizio qualitativamente adeguato e conforme alla normativa di riferimento.
L&#039;articolo Contratti di Outsourcing: tecniche di redazione al Webinar DB 07/05 proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 15:30:20 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Contratti, Outsourcing:, tecniche, redazione, Webinar, 0705</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Webinar DB sugli strumenti di limitazione del rischio terze parti nei contratti di outsourcing ICT e non-ICT, nella fase di <em>due diligence</em>, e nella redazione delle clausole contrattuali che garantiscano un servizio qualitativamente adeguato e conforme alla normativa di riferimento.</p>
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<title>Sui presupposti dell’azione revocatoria verso il subacquirente</title>
<link>https://www.eventi.news/sui-presupposti-dellazione-revocatoria-verso-il-subacquirente</link>
<guid>https://www.eventi.news/sui-presupposti-dellazione-revocatoria-verso-il-subacquirente</guid>
<description><![CDATA[ La Cassazione si è pronunciata con sentenza 6596/2026 sui presupposti dell’azione revocatoria ordinaria esercitata dal curatore fallimentare nei confronti del subacquirente a titolo oneroso che ha trascritto il proprio titolo prima dell’azione stessa.
L&#039;articolo Sui presupposti dell’azione revocatoria verso il subacquirente proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 15:30:19 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sui, presupposti, dell’azione, revocatoria, verso, subacquirente</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione si è pronunciata con sentenza 6596/2026 sui presupposti dell’azione revocatoria ordinaria esercitata dal curatore fallimentare nei confronti del subacquirente a titolo oneroso che ha trascritto il proprio titolo prima dell’azione stessa.</p>
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<item>
<title>La legge di delegazione europea 2025 in Gazzetta Ufficiale</title>
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<description><![CDATA[ Pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, la Legge 17 marzo 2026, n. 36, con la delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l&#039;attuazione di altri atti dell&#039;Unione europea (Legge di delegazione europea 2025).
L&#039;articolo La legge di delegazione europea 2025 in Gazzetta Ufficiale proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 15:30:18 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>legge, delegazione, europea, 2025, Gazzetta, Ufficiale</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, la Legge 17 marzo 2026, n. 36, con la delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea (Legge di delegazione europea 2025).</p>
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<item>
<title>OIC 31: chiarimenti OIC sul fondo di smantellamento e ripristino</title>
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<description><![CDATA[ L’Organismo Italiano di Contabilità (OIC) ha pubblicato la risposta, attualmente in consultazione pubblica, ad una richiesta relativa al trattamento contabile dei fondi di smantellamento e ripristino (principio contabile OIC 31).
L&#039;articolo OIC 31: chiarimenti OIC sul fondo di smantellamento e ripristino proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 15:30:18 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>OIC, 31:, chiarimenti, OIC, sul, fondo, smantellamento, ripristino</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L’Organismo Italiano di Contabilità (OIC) ha pubblicato la risposta, attualmente in consultazione pubblica, ad una richiesta relativa al trattamento contabile dei fondi di smantellamento e ripristino (principio contabile OIC 31).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/oic-31-chiarimenti-oic-sul-fondo-di-smantellamento-e-ripristino/">OIC 31: chiarimenti OIC sul fondo di smantellamento e ripristino</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Le partnership pubblico&#45;privato AML nella rassegna normativa UIF</title>
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<description><![CDATA[ UIF ha pubblicato la rassegna normativa relativa al secondo semestre 2025, che approfondisce in particolare le partnership pubblico-privato (PPP) nel settore della prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.
L&#039;articolo Le partnership pubblico-privato AML nella rassegna normativa UIF proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 15:30:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>UIF ha pubblicato la rassegna normativa relativa al secondo semestre 2025, che approfondisce in particolare le <em>partnership</em> pubblico-privato (PPP) nel settore della prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.</p>
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<title>Phishing: rimborso anche in caso di colpa grave del cliente</title>
<link>https://www.eventi.news/phishing-rimborso-anche-in-caso-di-colpa-grave-del-cliente</link>
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<description><![CDATA[ L&#039;interpretazione dell&#039;Avvocato Generale UE degli artt. 73 e 74 della direttiva (UE) 2015/2366 (PSD2) in merito all&#039;obbligo di rimborso immediato dei pagatori vittime di phishing anche in caso di colpa grave e successiva verifica della responsabilità.
L&#039;articolo Phishing: rimborso anche in caso di colpa grave del cliente proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 15:30:16 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Phishing:, rimborso, anche, caso, colpa, grave, del, cliente</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L'interpretazione dell'Avvocato Generale UE degli artt. 73 e 74 della direttiva (UE) 2015/2366 (PSD2) in merito all'obbligo di rimborso immediato dei pagatori vittime di phishing anche in caso di colpa grave e successiva verifica della responsabilità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/phishing-rimborso-anche-in-caso-di-colpa-grave-del-cliente/">Phishing: rimborso anche in caso di colpa grave del cliente</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<item>
<title>Delmastro e Bartolozzi si dimettono: il sottosegretario e la “zarina” di Nordio capri espiatori per il referendum</title>
<link>https://www.eventi.news/delmastro-e-bartolozzi-si-dimettono-il-sottosegretario-e-la-zarina-di-nordio-capri-espiatori-per-il-referendum</link>
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<description><![CDATA[ Sono Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi i due capri espiatori perfetto dopo la bocciatura del governo Meloni nelle urne? Dopo il colpo incassato col voto sulla riforma dell’ordinamento giudiziario promossa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, bocciato da oltre il 53% degli elettori recatisi nei seggi nel weekend, è proprio da via Arenula che arrivano […] ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 23:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Delmastro, Bartolozzi, dimettono:, sottosegretario, “zarina”, Nordio, capri, espiatori, per, referendum</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sono <strong>Andrea Delmastro</strong> e <strong>Giusi Bartolozzi</strong> i due capri espiatori perfetto dopo la bocciatura del governo Meloni nelle urne? Dopo il colpo incassato col voto sulla <strong>riforma dell’ordinamento giudiziario</strong> promossa dal ministro della Giustizia <strong>Carlo Nordio</strong>, bocciato da oltre il 53% degli elettori recatisi nei seggi nel weekend, è proprio da via Arenula che arrivano gli scossoni.</p>
<p>Non riguarderanno Nordio, ma la sua fedelissima e capo di gabinetto Giusi Bartolozzi e il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Come anticipato da Il Foglio e Repubblica, l’esponente biellese di Fratelli d’Italia è il primo a lasciare l’incarico, una scelta su cui pesa fortissimo il pressing del partito e anche della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, così come la “zarina” del ministero.</p>
<p>L’esponente di FdI lo ha comunicato in una nota in cui sottolinea di aver “consegnato oggi le mie <strong>irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia</strong>”. “Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto <strong>niente di scorretto</strong>, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio”, spiega Delmastro.</p>
<p>A pesare per Delmastro il caso legato alla <a href="https://www.unita.it/2026/03/20/delmastro-meloni-blinda-sottosegretario-caso-ristorante/"><strong>bistecchiera romana</strong></a> in cui il sottosegretario e tre compagni di partito (l’assessore di Biella Cristiano Franceschini, il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà, la vicepresidente del Piemonte Elena Chiorino) erano stati soci assieme alla 18enne <strong>Miriam Caroccia</strong>, figlia di <strong>Mauro Caroccia</strong>, condannato in via definitiva e considerato <strong>prestanome del boss della “camorra romana” Michele Senese</strong>, detto ‘o Pazz.</p>
<p>Vi sarebbero ragioni di opportunità dietro la richiesta di passo indietro, un <strong>comportamento “leggero”</strong> lo aveva definito la premier Meloni pochi giorni fa nel tentativo di difendere il suo compagno di partito, ma in Fratelli d’Italia si punta il dito contro il sottosegretario anche perché la sua vicenda personale avrebbe influenzato l’esito del referendum. Delmastro che inoltre pagava già lo scotto del <strong>caso Cospito</strong>, che gli era costato una <strong>condanna a otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio</strong> per la vicenda dell’anarchico e le parole in aula del compagno di partito <strong>Giovanni Donzelli</strong>.</p>
<p>A pesare inoltre sul caso Delmastro ci sarebbe anche la possibilità di nuove rivelazioni audio e intercettazioni che potrebbero essere presentate in <strong>commissione antimafia</strong>, dove Delmastro è stato convocato. Non solo. Mercoledì è atteso <strong>alla Camera un question time</strong> in cui il ministro della Giustizia Carlo Nordio dovrà rispondere relazionando sul caso, col Movimento 5 Stelle che tramite il suo capogruppo Riccardo Ricciardi aveva annunciato la calendarizzazione di una mozione di revoca degli incarichi a Delmastro.</p>
<p>Soltanto questa mattina <strong>Carlo Nordio</strong> aveva provato, un po’ zoppicando, a blindare anche Delmastro oltre alla “zarina” Bartolozzi. Intervistato da SkyTg24, il Guardasigilli aveva assicurato che Delmastro sarebbe riuscito a “chiarire” la sua posizione, pur sottolineando di non essere a conoscenza della questione relativa al suo sottosegretario: “Questa vicenda mi è arrivata completamente inattesa, non sapevo neanche di cosa si parlasse. Però ho letto le prime dichiarazioni sia del collega Delmastro, sia della presidente Meloni. <strong>Sono certo che riuscirà a chiarire</strong>“, erano state le sue parole. “Conoscendo Andrea Delmastro, tutto posso pensare di lui, magari qualche eccesso nella comunicazione, ma certamente non che abbia, non dico delle contiguità, ma anche delle simpatie mafiose o delle conoscenze mafiose”, aveva aggiunto poi Nordio nel tentativo di difendere il suo vice.</p>
<p>Quanto a <strong>Bartolozzi</strong>, il capo di gabinetto di Nordio è <strong><a href="https://www.unita.it/2026/02/27/caso-almasri-chiuse-indagini-giusi-bartolozzi-capo-gabinetto-nordio/">indagata</a> con l’accusa di false dichiarazioni nel caso del tagliagole libico Almasri</strong>: vicenda in cui rischia il rinvio a giudizio non avendo alcun scudo penale. Durante la campagna elettorale le sue parole al veleno contro la magistratura, definita “<strong>plotone di esecuzione</strong>”, avevano scatenato un vespaio di polemiche e l’irritazione anche all’interno della stessa maggioranza.</p>
<p>Dimissioni che per <strong>Debora Serracchiani</strong>, responsabile Giustizia del Partito Democratico, sono “un <strong>atto tardivo ma doveroso</strong> sotto il profilo del rispetto del diritto e delle istituzioni”. “Il fatto che siano intervenute solo dopo il referendum costituisce un elemento politico evidente: è la <strong>conferma della spregiudicatezza della presidente del Consiglio</strong>, Giorgia Meloni, che per mere opportunità legate al voto ha scelto di trattenere un gesto che, alla luce dei fatti, non era più rinviabile. Siamo di fronte a un comportamento grave, che dimostra ancora una volta come questa maggioranza consideri le istituzioni strumenti da piegare a esigenze di parte. Chi mette quantomeno in imbarazzo le istituzioni non può continuare a ricoprire incarichi pubblici, tanto più se si tratta di ruoli estremamente delicati che richiedono rigore, equilibrio e senso dello Stato”, si legge in una nota diffusa dall’esponente Dem.</p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Referendum sulla magistratura, sconfitti i finti garantisti ma la battaglia contro la giustizia deviata continua</title>
<link>https://www.eventi.news/referendum-sulla-magistratura-sconfitti-i-finti-garantisti-ma-la-battaglia-contro-la-giustizia-deviata-continua</link>
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<description><![CDATA[ Dai, parliamo un po’ di giustizia, adesso che la finta “riforma sulla giustizia” è stata fatta a pezzi. È adesso il momento di farlo, contribuendo tutti. Io e altri 5 miei compagni e compagne, siamo sotto processo da 6 anni, dico 6 anni, per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aggravato”, pena minima 15 anni. Il prossimo 12 […] ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 23:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Referendum, sulla, magistratura, sconfitti, finti, garantisti, battaglia, contro, giustizia, deviata, continua</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Dai, parliamo un po’ di giustizia, adesso che la finta <strong>“riforma sulla giustizia”</strong> è stata fatta a pezzi. È adesso il momento di farlo, contribuendo tutti<a href="https://www.unita.it/2025/12/12/casarini-non-ha-violato-alcuna-legge-ecco-perche/">. Io e altri 5 miei compagni e compagne, siamo sotto processo da 6 anni,</a> dico 6 anni, per <em>“favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aggravato”,</em> pena minima 15 anni. Il prossimo 12 maggio si terrà la seconda, dico seconda, udienza. Ciò vuol dire che a distanza di 7 anni dall’ipotetico reato, si sono celebrate solo due udienze. Primo grande problema: come fa un processo a essere giusto se dura una vita intera? L’imputato è praticamente sotto processo per decenni, comprendendo anche gli altri due gradi di giudizio.</p>
<p>Ma continuo: dagli atti risulta che la PG (secondo noi l’agente sotto copertura dei servizi, che agiscono su mandato del governo, che abbiamo individuato e sappiamo chi è) ha richiesto il nostro arresto preventivo (per me e altri due), che il pm è anche il gip hanno rifiutato. Secondo problema: quanta gente va in galera attraverso l’uso della carcerazione preventiva e poi viene assolta? Troppa. Sempre dagli atti risulta che siamo stati intercettati per un tot di mesi su richiesta del pm autorizzato dal gip. Ma qui sorge un altro problema: i servizi segreti ci stavano già intercettando, almeno io e un altro, per ammissione del <strong>Copasir.</strong> Classificati come “<em>minaccia alla sicurezza nazionale</em>”, dal 2019 durante il <strong>governo “Conte2</strong>” dove c’era anche il Pd, <a href="https://www.unita.it/2025/05/28/conte-ha-spiato-me-e-mediterranea-ma-non-e-un-alibi-per-meloni-e-soci-invece-di-chiedere-scusa-rispondono-cosi-fan-tutti/">l’allora presidente del Consiglio <strong>Conte</strong> che aveva tenuto la delega ai servizi, autorizza questa <em>“attività”</em></a><em>.</em> Il Copasir dice che l’hanno poi rinnovata di sei mesi in sei mesi, governo dopo governo, fino ad arrivare alla <strong>Meloni</strong> che con <strong>Mantovano</strong> molla il carico da 90 e ci spara<a href="https://www.unita.it/2025/06/06/il-mistero-delle-intercettazioni-di-paragon-a-casarini-la-relazione-del-copasir/"> <strong>Paragon,</strong> uno spyware militare che ormai tutti conosciamo. </a></p>
<p>Dunque 6 anni (la relazione Copasir è del giugno 2025) di spionaggio a nostro carico da parte dei servizi segreti. E dunque quelli che vogliono limitare le <strong>intercettazioni</strong> <strong>della magistratura,</strong> le ampliano se si parla di servizi, cioè di un apparato sotto il controllo del governo e che non deve rispondere a nessuno, perché non emette avvisi di garanzia o altro. Durante un processo quindi, quello che ci diciamo con i nostri avvocati, o con chiunque altro, il governo lo sa. E l’ufficiale che sta dentro la PG ma lavora per <strong>l’Aisi</strong> anche. Mi pare un problema che riguarda il “<em>giusto processo”</em>, no? Il Copasir ha poi ammesso che non è riuscito a trovare evidenza della distruzione dei materiali (dossier) accumulati in anni di intercettazioni e altre attività su di noi. Dove sono e a cosa servono questi dossier? Una parte degli atti del processo contengono materiali (tipo foto mie di quando avevo vent’anni insieme ad un altro coimputato – il capitolo è quello della <em>“comprovata attitudine criminale</em>”) che provengono da materiali che la pg di Ragusa non poteva avere. Fanno parte dei dossier dei servizi?</p>
<p>Altra questione: quando il pm e il gip non accolgono la <strong>richiesta di arresto in carcere</strong> per noi, i brogliacci delle intercettazioni autorizzate vengono recapitati alla <em>Verità,</em> che ci costruisce sopra una campagna con ben 29 prime pagine. Cioè il processo ha due udienze al suo attivo, ma noi siamo già stati processati e condannati a mezzo stampa. Ho presentato querela contro Belpietro, che <em>“inspiegabilmente</em> “ sta languendo a <strong>Milano</strong> in qualche cassetto. Ma prima o poi verrà il momento. Chiedo 1 euro ogni pagina stampata moltiplicato per numero di copie del giornale distribuite. Diciamo circa un milione di euro, da impiegare per il soccorso in mare. Vediamo. Non tutto il male viene per nuocere. Ma resta il fatto che quei <em>“brogliacci”,</em> cioè trascrizioni di intercettazioni fatte da agenti, sono materiale secretato e soprattutto se nemmeno una udienza della fase istruttoria è stata celebrata. Il 12 maggio gran parte di quel materiale, perché illegalmente acquisito o perché non vi sono i riscontri delle registrazioni ( cavolo, si è rotto il supporto hanno detto 😉 ) verrà distrutto, come ha disposto il giudice.</p>
<p>Ma intanto la <em>Verità</em> l’ha pubblicato e condotto la sua infame campagna ( a proposito di garantismo dei promotori della <em>“riforma</em>”). Problemino per il giusto processo, no? Beh ecco, di giustizia, finalmente, adesso dovremmo parlare. Come di <strong>carcere,</strong> dove i suicidi sono la cifra della sua inaccettabile disumanità e illegalità anticostituzionale. Come dell’aumento a dismisura dei minori messi in galera per effetto del <a href="https://www.unita.it/2026/02/26/pugno-duro-contro-gli-stranieri-non-accompagnati-e-minori-in-cella-aumentati-del-50-gli-effetti-del-decreto-caivano-sugli-ipm/"><strong>“decreto Caivano”</strong></a>. Come delle torture, in carcere, ad opera degli uomini di Delmastro. Sì, adesso si bisogna parlarne. E intanto il 12 maggio vado per l’ennesima volta a sedermi sul banco degli imputati, a fissare quella scritta così ironica da sembrare quasi una minaccia tanto è falsa: “<em>La Legge è uguale per tutti”</em>. Che la forza sia con noi, la battaglia comincia adesso.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Santanchè cede e si dimette, la lettera a Meloni: “Obbedisco, abituata a pagare anche i conti degli altri”</title>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 23:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Santanchè, cede, dimette, lettera, Meloni:, “Obbedisco, abituata, pagare, anche, conti, degli, altri”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Si è dimessa infine <strong>Daniela Santanchè</strong>. A quasi 24 ore dall’invito – un inedito – della Presidente del Consiglio <strong>Giorgia Meloni</strong>, l’ormai ex ministra del Turismo lascia il governo di centrodestra. Lo fa nel pomeriggio, con una nota amara almeno quanto il comunicato con cui la premier l’aveva invitata a lasciare. “Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei <strong>conti</strong> e spesso anche quelli degli altri”, ha scritto Santanchè in quella che somiglia più a una lettera alla “Cara Giorgia”. È sanguinosa la resa dei conti all’interno dell’esecutivo dopo la sconfitta al <strong>referendum</strong> sulla <strong>Giustizia</strong> che aveva portato ieri alle <strong>dimissioni</strong> del sottosegretario Andrea <strong>Delmastro</strong> e della capo gabinetto Giusti <strong>Bartolozzi</strong>.</p>
<p>A stretto giro, proprio ieri sera, era arrivata la nota di Palazzo Chigi. “Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, esprime apprezzamento per la scelta del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione. <strong>Auspica</strong> che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal <strong>Ministro</strong> del Turismo Daniela Santanchè”. La ministra, coinvolta in diverse inchieste giudiziarie che avevano messo in imbarazzo il governo negli scorsi anni, era sempre stata comunque difesa dall’esecutivo. E anche in queste ore aveva resistito, respingendo l’ipotesi di lasciare, prima di pronunciare “<strong>obbedisco</strong>”.</p>
<h2>Cara Giorgia</h2>
<p>ti <strong>rassegno</strong>, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna <strong>controindicazione</strong>. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo. Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica <strong>richiesta</strong>. Volevo fosse chiaro, per la mia <strong>onorabilità</strong>, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio.</p>
<p>Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non <strong>disponibilità</strong> ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio.</p>
<p>Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On <strong>Del Mastro</strong> che pure paga un prezzo alto.</p>
<p>Chiarito questo non ho difficoltà a dire “<strong>obbedisco</strong>” e a fare quello che mi chiedi.</p>
<p>Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei <strong>conti</strong> e spesso anche quelli degli altri.</p>
<p>Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento.</p>
<p>Cari saluti.</p>
<p>Daniela</p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Garlasco, Erba, Avetrana: il Sì ha vinto nella maggior parte dei paesi simbolo del processo mediatico</title>
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<description><![CDATA[ Il processo mediatico fa paura solo quando lo vedi da vicino? Potrebbero far pensare così i dati di alcune città che hanno fatto la fortuna dei programmi tv di cronaca nera. A Garlasco per esempio ha vinto il Sì, con il 62,39 per cento, mentre il No si è fermato al 37,61 per cento. Le ragioni della riforma Nordio hanno convinto la maggior parte degli abitanti della cittadina travolta nel 2007 dall’omicidio di Chiara Poggi, vicenda giudiziaria di cui si discute ancora oggi, considerata uno dei casi più eclatanti di malagiustizia e che era stata citata anche da Giorgia Meloni durante la campagna elettorale. Il Sì ha vinto con il 53,46 per cento anche ad Avetrana, cittadina resa famosa in tutta Italia dal caso dell’omicidio di Sarah Scazzi, i cui abitanti a questo referendum hanno votato in controtendenza rispetto alla loro provincia, quella di Taranto, e a tutti i comuni confinanti che, fatta eccezione per Porto Cesareo, hanno premiato il No. In generale, nella maggior parte delle cittadine che danno il nome a una puntata di “Indagini” di Stefano Nazzi, le ragioni del Sì hanno trovato terreno fertile: da Erba, famosa per il caso di Olindo e Rosa, dove il Sì ha vinto con il 58,06 per cento, a Cogne, comune famoso per il caso di Anna Maria Franzoni e dove la riforma Nordio è stata approvata dal 60,99 per cento degli elettori, a Brembate di Sopra, dove viveva ed è stata uccisa Yara Gambirasio e dove il Sì ha vinto con il 59,83 per cento. Ma c&#039;è anche Rignano Flaminio, dove nel 2006 alcuni educatori e genitori vennero accusati di gravi abusi su minori in un asilo, ma dopo lunghi processi furono tutti assolti perché le accuse si rivelarono infondate. Anche lì il Sì ha vinto con il 53,11%. Questo è stato l’esito in molti dei paesini che da un giorno all’altro hanno trovato le loro strade, un tempo tranquille, invase da pulmini, telecamere, flash e che hanno visto il processo mediatico giudiziario gettare l’ombra di una colpa su un loro conoscente, stravolgerne la quotidianità e l’intimità salvo poi tornare indietro e concentrarsi sulla prossima vittima. Anche a Palmoli, in Abruzzo, dove si trova la casa dei famosi “bambini del bosco”, al centro della campagna elettorale per il referendum sulla Giustizia, il Sì ha vinto con il 51,12 per cento. 
Ma ci sono delle eccezioni. Hanno votato contro la riforma cittadine simbolo di casi mediatici come Bibbiano, dove il No ha vinto con il 52,49 per cento, e Caivano, città dove Meloni si è recata più volte dopo gli episodi di violenza sessuale su minori nel Parco Verde e a cui il governo ha dedicato un decreto contro la criminalità giovanile, che ha premiato il No con il 70,10 per cento in linea con il dato campano. In alcuni comuni dove si sono verificati violenti casi di cronaca, ma che non hanno visto gravi errori nella conduzione delle indagini e lungaggini nell’accertamento delle responsabilità, la riforma è stata respinta. A Colleferro, in provincia di Roma, dove il 21enne Willy Monteiro Duarte fu ucciso a calci e pugni da quattro ragazzi nel 2020, il No ha vinto con il 54,85 per cento. Il No ha vinto con il 62,11 per cento anche a Novi Ligure, dove a inizio anni 2000 Erika De Nardo uccise la madre e il fratello con l’aiuto del suo ragazzo. Nonostante i tentativi di depistare le indagini, le loro responsabilità furono accertate abbastanza velocemente. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 12:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Garlasco, Erba, Avetrana:, Sì, vinto, nella, maggior, parte, dei, paesi, simbolo, del, processo, mediatico</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il processo mediatico fa paura solo quando lo vedi da vicino? Potrebbero far pensare così i dati di alcune città che hanno fatto la fortuna dei programmi tv di cronaca nera. <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2025/10/28/news/la-strategia-di-meloni-in-vista-del-referendum-sulla-giustizia-tortora-cruciani-mediaset-e-marina-b-8255340/">A Garlasco per esempio ha vinto il Sì</a>, con il 62,39 per cento, mentre il No si è fermato al 37,61 per cento. <strong>Le <a href="https://www.ilfoglio.it/contro-mastro-ciliegia/2026/01/23/news/i-cold-case-votano-si--8564950/">ragioni della riforma Nordio</a> hanno convinto la maggior parte degli abitanti della cittadina travolta nel 2007 dall’omicidio di Chiara Poggi, vicenda giudiziaria di cui si discute ancora oggi, considerata uno dei casi più eclatanti di malagiustizia e che era stata citata anche da Giorgia Meloni durante la campagna elettorale. </strong>Il Sì ha vinto con il 53,46 per cento anche ad <strong>Avetrana</strong>, cittadina resa famosa in tutta Italia dal caso dell’omicidio di Sarah Scazzi, i cui abitanti a questo referendum hanno votato in controtendenza rispetto alla loro provincia, quella di Taranto, e a tutti i comuni confinanti che, fatta eccezione per Porto Cesareo, hanno premiato il No. In generale, nella maggior parte delle cittadine che danno il nome a una puntata di “Indagini” di Stefano Nazzi, le ragioni del Sì hanno trovato terreno fertile: da <strong>Erba</strong>, famosa per il caso di Olindo e Rosa, dove il Sì ha vinto con il 58,06 per cento, a <strong>Cogne</strong>, comune famoso per il caso di Anna Maria Franzoni e dove la riforma Nordio è stata approvata dal 60,99 per cento degli elettori, a <strong>Brembate di Sopra</strong>, dove viveva ed è stata uccisa Yara Gambirasio e dove il Sì ha vinto con il 59,83 per cento. Ma c'è anche Rignano Flaminio, dove nel 2006 alcuni educatori e genitori vennero accusati di gravi abusi su minori in un asilo, ma dopo lunghi processi furono tutti assolti perché le accuse si rivelarono infondate. Anche lì il Sì ha vinto con il 53,11%. <strong>Questo è stato l’esito in molti dei paesini che da un giorno all’altro hanno trovato le loro strade, un tempo tranquille, invase da pulmini, telecamere, flash e che hanno visto il processo mediatico giudiziario gettare l’ombra di una colpa su un loro conoscente, stravolgerne la quotidianità e l’intimità salvo poi tornare indietro</strong> e concentrarsi sulla prossima vittima. Anche a <strong>Palmoli</strong>, in Abruzzo, dove si trova la casa dei famosi “bambini del bosco”, al centro della campagna elettorale per il referendum sulla Giustizia, il Sì ha vinto con il 51,12 per cento.</p> 
<p>Ma ci sono delle eccezioni. Hanno votato contro la riforma cittadine simbolo di casi mediatici come <strong>Bibbiano</strong>, dove il No ha vinto con il 52,49 per cento, e <strong>Caivano</strong>, città dove Meloni si è recata più volte dopo gli episodi di violenza sessuale su minori nel Parco Verde e a cui il governo ha dedicato un decreto contro la criminalità giovanile, che ha premiato il No con il 70,10 per cento in linea con il dato campano. <strong>In alcuni comuni dove si sono verificati violenti casi di cronaca, ma che non hanno visto gravi errori nella conduzione delle indagini e lungaggini nell’accertamento delle responsabilità, la riforma è stata respinta</strong>. A <strong>Colleferro</strong>, in provincia di Roma, dove il 21enne Willy Monteiro Duarte fu ucciso a calci e pugni da quattro ragazzi nel 2020, il No ha vinto con il 54,85 per cento. Il No ha vinto con il 62,11 per cento anche a <strong>Novi Ligure</strong>, dove a inizio anni 2000 Erika De Nardo uccise la madre e il fratello con l’aiuto del suo ragazzo. Nonostante i tentativi di depistare le indagini, le loro responsabilità furono accertate abbastanza velocemente.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Caro Andrea Orlando, il “no” contro Meloni sulla giustizia si capisce, essere ostaggi del M5s e dell’Anm no</title>
<link>https://www.eventi.news/caro-andrea-orlando-il-no-contro-meloni-sulla-giustizia-si-capisce-essere-ostaggi-del-m5s-e-dellanm-no</link>
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<description><![CDATA[ Al direttore - I riformisti che hanno sostenuto la separazione delle carriere rifletteranno sulle ragioni dell’insuccesso della loro difficile battaglia politica. Rifletteranno sugli errori... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 12:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Al direttore - I riformisti che hanno sostenuto la separazione delle carriere rifletteranno sulle ragioni dell’insuccesso della loro difficile battaglia politica. <strong>Rifletteranno sugli errori... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</strong></p>]]> </content:encoded>
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<item>
<title>“Ora l’Anm lasci la pubblica ribalta”, dice il pm (per il No) Gaetano Bono</title>
<link>https://www.eventi.news/ora-lanm-lasci-la-pubblica-ribalta-dice-il-pm-per-il-no-gaetano-bono</link>
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<description><![CDATA[ “L’Associazione nazionale magistrati ora prenda esempio da Cincinnato. Così come l’eroe romano tornò al suo lavoro nei campi dopo la vittoria nella guerra contro gli Equi, così i magistrati dovrebbero ora lasciare la pubblica ribalta dopo la vittoria al referendum. Chiaramente questo non vuol dire non partecipare più al dibattito pubblico, ma farlo con un ruolo diverso, limitato al contributo sul piano tecnico”. Lo dice al Foglio Gaetano Bono, sostituto procuratore generale alla Corte d’appello di Caltanissetta. In questi mesi di campagna referendaria, Bono si è schierato per il No. Ora che la riforma Nordio è stata respinta dagli elettori, auspica da parte di tutti un abbassamento dei toni: “Non ha più senso andare avanti in una logica di contrapposizione. Penso che sia doveroso tornare a una postura istituzionale più consona ai ruoli che, sia la magistratura sia il governo, rispettivamente rivestono nell’ordinamento dello stato”, sottolinea. Poi Bono aggiunge: “Poiché ci sono tante cose che nel sistema giudiziario non funzionano, intanto questa potrebbe essere un’occasione per la magistratura di fare tesoro anche dei tanti confronti che ci sono stati in questi mesi e delle tante giuste istanze di miglioramento del sistema che ci sono pervenute. Partendo da una reale autocritica al proprio interno”. Cosa intende? “La narrazione prevalente dello scandalo Palamara sembra limitare le degenerazioni che sono emerse a una breve parentesi temporale, come se prima e dopo non ci fosse nulla. Invece non è così. Se noi magistrati continuiamo a raccontarcela in questo modo non riusciremo a individuare le reali cause dei problemi e quindi anche a identificare gli elementi idonei per risolverli”, spiega Bono. 
   
“Dato che uno dei principali problemi emersi riguarda la contiguità tra l’Anm e il Consiglio superiore della magistratura – prosegue il magistrato – l’Anm potrebbe introdurre nel suo Statuto il divieto per tutti i componenti della Giunta esecutiva centrale, del Comitato direttivo centrale e delle Giunte sezionali dell’Anm di candidarsi alle elezioni del Csm per i cinque anni successivi al termine del loro mandato, mentre oggi lo Statuto prevede il mero impegno a completare il mandato prima di potersi candidare. In questo modo si impedirebbe ai magistrati di sfruttare la visibilità che deriva dall’impegno associativo per candidarsi al Csm”. 
   
“In secondo luogo, il Csm dovrebbe adottare criteri molto più stringenti e restrittivi per le nomine dei magistrati ai vertici degli uffici giudiziari, in moto tale da ridurre il livello di discrezionalità e quindi il rischio che le nomine avvengano sulla base di criteri di appartenenza anziché di meritocrazia”, afferma Bono. “Servono criteri di nomina oggettivi, trasparenti e verificabili, ma senza tornare al vecchio principio di anzianità senza demerito che mortifica la meritocrazia”. 
   
Sabino Cassese ieri su queste pagine ha invitato il governo a prendere atto della vittoria del No occupandosi dei veri problemi della giustizia italiana, indicati proprio dall’Anm nella campagna referendaria: geografia giudiziaria, risorse, distribuzione del personale. “Sono d’accordo e anche l’Anm ora dovrebbe mostrarsi pienamente disponibile a dare il suo contributo costruttivo. Bisognerebbe mettere al centro le vere priorità della giustizia: l’efficienza dei processi, con particolare attenzione alla fase esecutiva, la rimodulazione degli uffici giudiziari, con l’accorpamento dei piccoli uffici di procura, la questione del personale amministrativo, non solo insufficiente ma anche caratterizzato da un’età avanzata, il tema dell’informatizzazione”, afferma Bono. 
   
Circola l’ipotesi secondo la quale il Comitato per il No istituito dall’Anm potrebbe restare in vita anche dopo il referendum. “Credo che le voci siano infondate. Se non lo fossero, penso che non ci sarebbe alcuna ragione per mantenere in vita il Comitato che, per sua natura, costituisce un ente composto da persone riunite al fine di perseguire un fine concreto, quale la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui rischi derivanti dalla riforma costituzionale. Una volta che il fine è stato raggiunto, il comitato deve sciogliersi”, conclude Bono. 
   ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 12:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>“L’Associazione nazionale magistrati ora prenda esempio da Cincinnato. Così come l’eroe romano tornò al suo lavoro nei campi dopo la vittoria nella guerra contro gli Equi, così<strong> i magistrati dovrebbero ora lasciare la pubblica ribalta dopo la vittoria al referendum</strong>. Chiaramente questo non vuol dire non partecipare più al dibattito pubblico, ma farlo con un ruolo diverso, limitato al contributo sul piano tecnico”. Lo dice al Foglio <strong>Gaetano Bono, sostituto procuratore generale alla Corte d’appello di Caltanissetta</strong>. In questi mesi di campagna referendaria, Bono si è schierato per il No. Ora che la riforma Nordio è stata respinta dagli elettori, auspica da parte di tutti un abbassamento dei toni: “Non ha più senso andare avanti in una logica di contrapposizione. Penso che sia doveroso tornare a una postura istituzionale più consona ai ruoli che, sia la magistratura sia il governo, rispettivamente rivestono nell’ordinamento dello stato”, sottolinea. Poi Bono aggiunge: “Poiché ci sono tante cose che nel sistema giudiziario non funzionano, intanto<strong> questa potrebbe essere un’occasione per la magistratura di fare tesoro anche dei tanti confronti che ci sono stati in questi mesi e delle tante giuste istanze di miglioramento del sistema che ci sono pervenute</strong>. Partendo da una reale autocritica al proprio interno”. Cosa intende? “La narrazione prevalente dello <strong>scandalo Palamara</strong> sembra limitare le degenerazioni che sono emerse a una breve parentesi temporale, come se prima e dopo non ci fosse nulla. Invece non è così. Se noi magistrati continuiamo a raccontarcela in questo modo non riusciremo a individuare le reali cause dei problemi e quindi anche a identificare gli elementi idonei per risolverli”, spiega Bono.</p> 
<p>  </p> 
<p>“Dato che uno dei principali problemi emersi riguarda la contiguità tra l’Anm e il Consiglio superiore della magistratura – prosegue il magistrato – l’Anm potrebbe introdurre nel suo Statuto il divieto per tutti i componenti della Giunta esecutiva centrale, del Comitato direttivo centrale e delle Giunte sezionali dell’Anm di candidarsi alle elezioni del Csm per i cinque anni successivi al termine del loro mandato, mentre oggi lo Statuto prevede il mero impegno a completare il mandato prima di potersi candidare. In questo modo si impedirebbe ai magistrati di sfruttare la visibilità che deriva dall’impegno associativo per candidarsi al Csm”.</p> 
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<p>“In secondo luogo, il Csm dovrebbe adottare criteri molto più stringenti e restrittivi per le nomine dei magistrati ai vertici degli uffici giudiziari, in moto tale da ridurre il livello di discrezionalità e quindi il rischio che le nomine avvengano sulla base di criteri di appartenenza anziché di meritocrazia”, afferma Bono. “Servono criteri di nomina oggettivi, trasparenti e verificabili, ma senza tornare al vecchio principio di anzianità senza demerito che mortifica la meritocrazia”.</p> 
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<p>Sabino Cassese ieri su queste pagine ha invitato il governo a prendere atto della vittoria del No occupandosi dei veri problemi della giustizia italiana, indicati proprio dall’Anm nella campagna referendaria: geografia giudiziaria, risorse, distribuzione del personale. “Sono d’accordo e anche l’Anm ora dovrebbe mostrarsi pienamente disponibile a dare il suo contributo costruttivo. Bisognerebbe mettere al centro le vere priorità della giustizia: l’efficienza dei processi, con particolare attenzione alla fase esecutiva, la rimodulazione degli uffici giudiziari, con l’accorpamento dei piccoli uffici di procura, la questione del personale amministrativo, non solo insufficiente ma anche caratterizzato da un’età avanzata, il tema dell’informatizzazione”, afferma Bono.</p> 
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<p>Circola l’ipotesi secondo la quale il Comitato per il No istituito dall’Anm potrebbe restare in vita anche dopo il referendum. “Credo che le voci siano infondate. Se non lo fossero, penso che non ci sarebbe alcuna ragione per mantenere in vita il Comitato che, per sua natura, costituisce un ente composto da persone riunite al fine di perseguire un fine concreto, quale la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui rischi derivanti dalla riforma costituzionale. Una volta che il fine è stato raggiunto, il comitato deve sciogliersi”, conclude Bono.</p> 
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<title>I magistrati del No pronti alla resa dei conti. I casi Agnino e Poniz</title>
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<description><![CDATA[ Nell’immediato della vittoria referendaria si sono sentiti i cori, come nel Tribunale di Napoli, dei magistrati che hanno intonato “Bella ciao” oltre a “Chi non salta Meloni è” in ... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 12:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nell’immediato della vittoria referendaria si sono sentiti i cori, come nel Tribunale di Napoli,</strong> dei magistrati che hanno intonato “Bella ciao” oltre a “Chi non salta Meloni è” in ... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>Bartolozzi si dimette dopo aver mandato Nordio allo sbaraglio e aver sconquassato il ministero</title>
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<description><![CDATA[ Finisce l’èra della zarina di Via Arenula. Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia,  ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 12:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Finisce l’èra della zarina di Via Arenula. Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia, </strong></p>]]> </content:encoded>
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<title>Il potere di veto dell’Anm</title>
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<description><![CDATA[  
Nei commenti post referendari, ci sono due tesi ricorrenti. La prima è che non si può cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza, perché gli italiani bocciano questi tentativi nei referendum. Gli ultimi tentativi di revisione costituzionale – fatta eccezione per il taglio del numero dei parlamentari – sono lì a dimostrarlo: nel 2006, nel 2016 e ora nel 2026 gli italiani hanno respinto le riforme approvate a maggioranza. La seconda tesi, che si fa derivare da questa, è che invece la Costituzione può essere cambiata con un accordo ampio tra le forze politiche. Basta seguire il metodo usato nel secondo dopoguerra dall’Assemblea costituente, scrivono ad esempio sulla Stampa Vittorio Barosio e Gian Carlo Caselli: “Le sue diverse componenti hanno sempre lavorato insieme in un clima di collaborazione post-bellica” che ha prodotto un testo comune frutto di lunghe discussioni e giusti compromessi tra i partiti politici. “La nostra Costituzione, frutto di questo lavoro concorde, è durata fino ad oggi”. La ricostruzione di Barosio e Caselli è affascinante ma non vale, quantomeno per la riforma della giustizia. La Bicamerale del 1998, che aveva proprio l’obiettivo di arrivare a un testo condiviso dopo un dibattito politico ri-costituente tra avversari politici, fallì proprio sulla riforma della magistratura e sulla separazione delle carriere. E a far fallire la Bicamerale di D’Alema non fu l’inconciliabilità delle linee dei partiti, che pure avevano trovato un accordo, ma la presa di posizione della magistratura organizzata. L’Anm si mise di traverso. A fine gennaio 1998, nel XXIV Congresso nazionale la presidente dell’Anm Elena Paciotti lesse una relazione dal titolo “Giustizia e riforme costituzionali” che, con il pieno accordo dell’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, fece saltare l’accordo sulla riforma della giustizia, che prevedeva due sezioni del Csm, e l’intera Bicamerale. “Non servono riforme costituzionali”, fu il messaggio dell’Anm. E non se ne fecero neanche allora, neppure se condivise. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 12:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p></p> 
<p>Nei commenti post referendari, ci sono due tesi ricorrenti. La prima è che non si può cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza, perché gli italiani bocciano questi tentativi nei referendum. Gli ultimi tentativi di revisione costituzionale – fatta eccezione per il taglio del numero dei parlamentari – sono lì a dimostrarlo: nel 2006, nel 2016 e ora nel 2026 gli italiani hanno respinto le riforme approvate a maggioranza. La seconda tesi, che si fa derivare da questa, è che invece la Costituzione può essere cambiata con un accordo ampio tra le forze politiche. Basta seguire il metodo usato nel secondo dopoguerra dall’Assemblea costituente, scrivono ad esempio sulla Stampa Vittorio Barosio e Gian Carlo Caselli: “Le sue diverse componenti hanno sempre lavorato insieme in un clima di collaborazione post-bellica” che ha prodotto un testo comune frutto di lunghe discussioni e giusti compromessi tra i partiti politici. “La nostra Costituzione, frutto di questo lavoro concorde, è durata fino ad oggi”. La ricostruzione di Barosio e Caselli è affascinante ma non vale, quantomeno per la riforma della giustizia. <strong>La Bicamerale del 1998, che aveva proprio l’obiettivo di arrivare a un testo condiviso dopo un dibattito politico ri-costituente tra avversari politici, fallì proprio sulla riforma della magistratura e sulla separazione delle carriere. E a far fallire la Bicamerale di D’Alema non fu l’inconciliabilità delle linee dei partiti, che pure avevano trovato un accordo, ma la presa di posizione della magistratura organizzata.</strong> L’Anm si mise di traverso. A fine gennaio 1998, nel XXIV Congresso nazionale la presidente dell’Anm Elena Paciotti lesse una relazione dal titolo “Giustizia e riforme costituzionali” che, con il pieno accordo dell’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, fece saltare l’accordo sulla riforma della giustizia, che prevedeva due sezioni del Csm, e l’intera Bicamerale. “Non servono riforme costituzionali”, fu il messaggio dell’Anm. E non se ne fecero neanche allora, neppure se condivise.</p>]]> </content:encoded>
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<title>La legge annuale sulle PMI 2026 in Gazzetta Ufficiale</title>
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<description><![CDATA[ Pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 68 del 23 marzo 2026, la Legge 11 marzo 2026, n. 34, ovvero la Legge annuale sulle piccole e medie imprese (PMI).
L&#039;articolo La legge annuale sulle PMI 2026 in Gazzetta Ufficiale proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 09:30:21 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 68 del 23 marzo 2026, la Legge 11 marzo 2026, n. 34, ovvero la Legge annuale sulle piccole e medie imprese (PMI).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/la-legge-annuale-sulle-pmi-2026-in-gazzetta-ufficiale/">La legge annuale sulle PMI 2026 in Gazzetta Ufficiale</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il contributo di vigilanza 2026 per l’AGCM</title>
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<description><![CDATA[ Pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 68 del 23 marzo 2026, la delibera del 03 marzo 2026 dell&#039;AGCM di adeguamento dell&#039;aliquota per il calcolo del contributo agli oneri di funzionamento dell&#039;Autorità.
L&#039;articolo Il contributo di vigilanza 2026 per l’AGCM proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 09:30:21 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 68 del 23 marzo 2026, la delibera del 03 marzo 2026 dell'AGCM di adeguamento dell'aliquota per il calcolo del contributo agli oneri di funzionamento dell'Autorità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/il-contributo-di-vigilanza-2026-per-lagcm/">Il contributo di vigilanza 2026 per l’AGCM</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il piano Consob delle attività di regolazione per il 2026</title>
<link>https://www.eventi.news/il-piano-consob-delle-attivita-di-regolazione-per-il-2026</link>
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<description><![CDATA[ Consob ha pubblicato il Piano delle attività di regolazione per il 2026, con informazioni sulle materie che saranno oggetto dell’attività regolamentare dell’Istituto nel corso dell&#039;anno o sulle quali Consob intende svolgere verifiche di impatto regolamentare.
L&#039;articolo Il piano Consob delle attività di regolazione per il 2026 proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 09:30:20 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>piano, Consob, delle, attività, regolazione, per, 2026</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Consob ha pubblicato il Piano delle attività di regolazione per il 2026, con informazioni sulle materie che saranno oggetto dell’attività regolamentare dell’Istituto nel corso dell'anno o sulle quali Consob intende svolgere verifiche di impatto regolamentare.</p>
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<title>Approccio standardizzato rischio operativo: emendamento tecnico al Quadro di Basilea</title>
<link>https://www.eventi.news/approccio-standardizzato-rischio-operativo-emendamento-tecnico-al-quadro-di-basilea</link>
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<description><![CDATA[ Il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria ha definito e pubblicato un emendamento tecnico definitivo al Quadro di Basilea, relativo all&#039;approccio standardizzato al rischio operativo.
L&#039;articolo Approccio standardizzato rischio operativo: emendamento tecnico al Quadro di Basilea proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 09:30:19 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria ha definito e pubblicato un emendamento tecnico definitivo al Quadro di Basilea, relativo all'approccio standardizzato al rischio operativo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/approccio-standardizzato-rischio-operativo-emendamento-tecnico-al-quadro-di-basilea/">Approccio standardizzato rischio operativo: emendamento tecnico al Quadro di Basilea</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<item>
<title>Supervisione delle catastrofi naturali: studio EIOPA – EUSPA</title>
<link>https://www.eventi.news/supervisione-delle-catastrofi-naturali-studio-eiopa-euspa</link>
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<description><![CDATA[ EIOPA ed EUSPA hanno pubblicato un approfondimento su come i dati di osservazione della Terra possano essere sfruttati per migliorare la supervisione delle catastrofi naturali e valutare l&#039;impatto degli eventi meteorologici estremi sul settore assicurativo UE.
L&#039;articolo Supervisione delle catastrofi naturali: studio EIOPA – EUSPA proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 09:30:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>EIOPA ed EUSPA hanno pubblicato un approfondimento su come i dati di osservazione della Terra possano essere sfruttati per migliorare la supervisione delle catastrofi naturali e valutare l'impatto degli eventi meteorologici estremi sul settore assicurativo UE.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/supervisione-delle-catastrofi-naturali-studio-eiopa-euspa/">Supervisione delle catastrofi naturali: studio EIOPA – EUSPA</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>L’ambito di applicazione dell’art. 94 bis CCII dopo il Decreto Correttivo Ter</title>
<link>https://www.eventi.news/lambito-di-applicazione-dellart-94-bis-ccii-dopo-il-decreto-correttivo-ter</link>
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<description><![CDATA[ Il contributo analizza le ricadute del Decreto Correttivo Ter in tema di applicabilità dell’art. 94-bis CCII nella fase prenotativa e le conseguenze pratiche che ne conseguono, anche alla luce della più recente giurisprudenza in merito.
L&#039;articolo L’ambito di applicazione dell’art. 94 bis CCII dopo il Decreto Correttivo Ter proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 09:30:16 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo analizza le ricadute del Decreto Correttivo Ter in tema di applicabilità dell’art. 94-bis CCII nella fase prenotativa e le conseguenze pratiche che ne conseguono, anche alla luce della più recente giurisprudenza in merito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/lambito-di-applicazione-dellart-94-bis-ccii-dopo-il-decreto-correttivo-ter/">L’ambito di applicazione dell’art. 94 bis CCII dopo il Decreto Correttivo Ter</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Phishing e onere della prova della banca</title>
<link>https://www.eventi.news/phishing-e-onere-della-prova-della-banca</link>
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<description><![CDATA[ Il Collegio ABF di Roma, con decisione n. 10894/2025 ha accolto il ricorso di un cliente di una banca vittima di un caso di phishing, in ragione della mancata prova della correttezza dell&#039;autenticazione, registrazione e contabilizzazione delle operazioni contestate.
L&#039;articolo Phishing e onere della prova della banca proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 09:30:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il Collegio ABF di Roma, con decisione n. 10894/2025 ha accolto il ricorso di un cliente di una banca vittima di un caso di <em>phishing</em>, in ragione della mancata prova della correttezza dell'autenticazione, registrazione e contabilizzazione delle operazioni contestate.</p>
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<title>La relazione annuale 2025 del FSB</title>
<link>https://www.eventi.news/la-relazione-annuale-2025-del-fsb</link>
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<description><![CDATA[ Il Financial Stability Board (FSB) ha pubblicato la propria Relazione Annuale, che descrive l&#039;attività dell&#039;FSB per promuovere la stabilità finanziaria globale nel 2025.
L&#039;articolo La relazione annuale 2025 del FSB proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 09:30:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il <em>Financial Stability Board</em> (FSB) ha pubblicato la propria Relazione Annuale, che descrive l'attività dell'FSB per promuovere la stabilità finanziaria globale nel 2025.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/la-relazione-annuale-2025-del-fsb/">La relazione annuale 2025 del FSB</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<item>
<title>L’onere probatorio sull’interposizione nel rapporto tributario</title>
<link>https://www.eventi.news/lonere-probatorio-sullinterposizione-nel-rapporto-tributario</link>
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<description><![CDATA[ Con l’ordinanza n. 3728 del 2026 la Corte di Cassazione ha fornito alcuni chiarimenti relativi all’interposizione nel rapporto tributario e all’applicazione dell’art. 37, comma 3, del d.P.R. n. 600 del 1973.
L&#039;articolo L’onere probatorio sull’interposizione nel rapporto tributario proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 09:30:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’ordinanza n. 3728 del 2026 la Corte di Cassazione ha fornito alcuni chiarimenti relativi all’interposizione nel rapporto tributario e all’applicazione dell’art. 37, comma 3, del d.P.R. n. 600 del 1973.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/lonere-probatorio-sullinterposizione-nel-rapporto-tributario/">L’onere probatorio sull’interposizione nel rapporto tributario</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Referendum Giustizia, i risultati in diretta: vittoria del No sopra il 53%, per Meloni “rammarico ma andiamo avanti”</title>
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<description><![CDATA[ Si sono chiusi alle 15 i seggi per il referendum confermativo sulla riforma della Giustizia voluta dal governo Meloni. Non ci si aspettava un’affluenza così alta. Alle 23:00 di domenica 21 marzo era al 46,07%, circa 21 milioni di persone: dato inaspettato, più alto degli ultimi referendum, che mette le previsioni in un territorio che […] ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 18:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Referendum, Giustizia, risultati, diretta:, vittoria, del, sopra, 53, per, Meloni, “rammarico, andiamo, avanti”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Si sono chiusi alle 15 i seggi per il <strong>referendum confermativo</strong> sulla <strong>riforma</strong> della <strong>Giustizia </strong>voluta dal governo Meloni. Non ci si aspettava un’affluenza così alta. Alle 23:00 di domenica 21 marzo era al 46,07%, circa 21 milioni di persone: dato inaspettato, più alto degli ultimi <strong>referendum</strong>, che mette le previsioni in un territorio che si potrebbe definire imprevisto. Secondo i sondaggi un’affluenza più bassa avrebbe premiato più probabilmente il <strong>NO</strong>, una più alta più probabilmente il <strong>SÌ</strong>. Non si era tuttavia immaginata un’<strong>affluenza superiore al 58%</strong>. I seggi hanno riaperto alle 7:00 di lunedì 23 marzo per un’altra mezza giornata, anche la Presidente del Consiglio Giorgia <strong>Meloni</strong> ha votato in mattinata. Ad ogni modo, il referendum <strong>confermativo</strong> non aveva bisogno del <strong>quorum</strong> – ovvero di una soglia minima di partecipazione – per la validazione.</p>
<p>“Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104,105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?”, si leggeva sulla scheda con il quesito. <strong>SÌ</strong> oppure <strong>NO</strong>, le due caselle da barrare.</p>
<p>Gli italiani erano chiamati a votare per tre grosse <strong>modifiche</strong> all’ordinamento giudiziario: se la riforma verrà approvata dai Sì, verrà introdotta la <strong>separazione</strong> delle <strong>carriere</strong> tra pubblici ministeri e giudici, verrà sdoppiato il Consiglio Superiore della Magistratura (<strong>CSM</strong>), l’organo di autogoverno dei magistrati, e verrà creata una Alta Corte <strong>Disciplinare </strong>che si occuperà dei procedimenti disciplinari nei confronti degli stessi magistrati. La riforma prevede anche che i membri del Csm, per due terzi magistrati e per un terzo giuristi, non siano più eletti come avviene ora ogni quattro anni, ma siano nominati tramite <strong>sorteggio</strong>.</p>
<p>“Pronta per il voto. Ricordate: c’è tempo fino alle 15 di oggi per recarsi al seggio. Partecipare è importante”, il post con cui la premier ha annunciato il suo voto. La segretaria del Partito Democratico Elly <strong>Schlein</strong> e il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe <strong>Conte</strong> invece avevano votato ieri. Ricorre a una delle frasi più note del mondo del calcio il ministro degli Esteri, vice primo ministro e leader di Forza Italia Antonio <strong>Tajani</strong>, tradendo qualche preoccupazione per il voto ad alta tensione che rappresenterà molto più che il semplice quesito per l’esecutivo: “‘Partita finisce quando arbitro fischia’ diceva sempre il grande Vujadin Boškov. Si vota anche oggi, fino alle 15!”. Più retorico il post del segretario della Lega Matteo <strong>Salvini</strong>: “A chi dedico questo voto? Lo dedico alle decine di migliaia di italiani ingiustamente indagati, processati e incarcerati, da innocenti, senza che nessuno abbia pagato per queste vite rovinate”.</p>
<p>I <strong>risultati</strong> arriveranno già nel pomeriggio: non ci sono preferenze, non sono previste quelle altre caratteristiche che di solito prolungano le operazioni degli <strong>scrutini</strong>. Potrebbero bastare un paio d’ore per un risultato se non definitivo quantomeno indicativo. Qualora già negli <strong>exit poll</strong> dovesse apparire un distacco consistente, si potrebbe già individuare una verosimiglianza al risultato finale. Altrimenti, bisognerà aspettare le prime <strong>proiezioni</strong> sui dati reali.</p>
<h2>La diretta del voto</h2>
<p><strong>ORE 18:10</strong> – Ultima a parlare tra i leader è <strong>Elly Schlein</strong>. In una conferenza stampa al Nazareno la leader Pd ha rivendicato la vittoria, “una maggioranza del Paese ha fermato una riforma sbagliata”. “Una vittoria ancora più bella, perché partivamo da una sconfitta annunciata, invece abbiamo ribaltato quell’esito. Hanno fatto la differenza i giovani, nonostante non potessero votare i fuorisede”, le parole della segretaria Dem.</p>
<p>Analisi del voto che ha compreso anche il voto “disgiunto” all’interno delle coalizioni e dei partiti, con Schlein che ha sottolinea come “ci sono più elettori di destra che hanno votato No che il contrario”. Quanto a Meloni, di cui non ha chiesto le dimissioni, Schlein ha rivendicato che “la batteremo alle prossime elezioni politiche”. “Con le altre forze progressiste il Pd troverà le modalità per la costruzione di un programma”, sono state le sue parole sull’eventualità di primarie di coalizione avanzata in particolare dal leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.</p>
<p><strong>ORE 17:30</strong> – Quando mancano ormai <strong>3mila sezioni al termine</strong> dello scrutinio, il <strong>No è al 53,77</strong> per cento mentre il Sì al 46,22%.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-106992" src="https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/Immagine-2026-03-23-173627.jpg" alt="" width="1199" height="401" srcset="https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/Immagine-2026-03-23-173627.jpg 1199w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/Immagine-2026-03-23-173627-300x100.jpg 300w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/Immagine-2026-03-23-173627-1024x342.jpg 1024w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/Immagine-2026-03-23-173627-768x257.jpg 768w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/Immagine-2026-03-23-173627-992x332.jpg 992w" sizes="(max-width: 1199px) 100vw, 1199px"></p>
<p><strong>ORE 17:00</strong> – “Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano”. Queste le laconiche dichiarazioni del ministro della Giustizia <strong>Carlo Nordio</strong> dopo il risultato del referendum che boccia la sua riforma dell’ordinamento giudiziario. “Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall’articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell’elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l’alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia”, le parole del Guardasigilli.</p>
<p><strong>ORE 16:50</strong> – Il commento all’esito del voto del referendum da parte della premier <strong>Giorgia Meloni</strong> è arrivato tramite un video pubblicato sui propri profili social. “Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia”, le dichiarazioni di Meloni nel videomessaggio. “Resta chiaramente il rammarico per un’occasione persa di modernizzare l’Italia ma questo non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato. Andremo avanti come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, con determinazione e soprattutto con rispetto verso l’Italia e verso il suo popolo”, aggiunge Meloni.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-media-max-width="560">
<p dir="ltr" lang="it">Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione.<br>
Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia. <a href="https://t.co/KCBf19hO8d">pic.twitter.com/KCBf19hO8d</a></p>
<p>— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) <a href="https://twitter.com/GiorgiaMeloni/status/2036106991643549719?ref_src=twsrc%5Etfw">March 23, 2026</a></p></blockquote>
<p></p>
<p><strong>ORE 16:40</strong> – L’affluenza finale è stata del 58,9%, superando quindi le due precedenti tornate elettorali nazionali: i referendum del 2025 (29,8%) e le elezioni europee del 2024 (49,7%).</p>
<blockquote class="twitter-tweet">
<p dir="ltr" lang="it"><a href="https://twitter.com/hashtag/Referendum?src=hash&ref_src=twsrc%5Etfw">#Referendum</a> Giustizia: l’affluenza finale è del 58,9%, supera quindi le due precedenti tornate elettorali nazionali: i referendum del 2025 (29,8%) e le elezioni europee del 2024 (49,7%). <a href="https://t.co/VwipvGOPot">pic.twitter.com/VwipvGOPot</a></p>
<p>— Youtrend (@you_trend) <a href="https://twitter.com/you_trend/status/2036104300720529784?ref_src=twsrc%5Etfw">March 23, 2026</a></p></blockquote>
<p></p>
<p><strong>ORE 16:20</strong> – Prime dichiarazioni da parte del mondo politico sull’esito del voto, con l’esito finale che sembra ormai diretto verso una vittoria del No. “Una vittoria della Costituzione e del Popolo italiano!”, scrive l’ex ministro della Giustizia Dem <strong>Andrea Orlando</strong>, mentre su X il leader del Movimento 5 Stelle <strong>Giuseppe Conte</strong> commenta così i risultati: “Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione!”.</p>
<p>Sull’altro fronte fa il “pompiere” il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, <strong>Galeazzo Bignami</strong>, che ai microfoni di La7 è il primo esponente della maggioranza a parlare: “L’avevamo detto fin dall’inizio che questo referendum non incideva sulle sorti del governo in un senso o nell’altro. Quando gli italiani si esprimono bisogna sempre accettare il risultato, tanto più che in questa tornata c’è stata un’affluenza particolarmente elevate che credo che sia sempre una buona notizia e sia sempre positiva”, ha aggiunto Bignami. “Era un provvedimento che noi avevamo nel programma elettorale avevamo il dovere di portarlo avanti perché era un impegno che avevamo assunto nei confronti italiani”, le parole di Bignami.</p>
<p><strong>ORE 16:10</strong> – Seconda proiezione del consorzio Opinio per Rai con la copertura del campione del 37 per cento che confermano i numeri della prima: il No resta avanti col 53,9 per cento contro un Sì fermo al 46,1 per cento.</p>
<p><strong>ORE 16:05</strong> – Dopo un’ora dalla chiusura dei seggi c’è chi si sbilancia. È l’istituto YouTrend, che col suo decision desk ha “chiamato” la vittoria del No al referendum sulla giustizia.</p>
<blockquote class="twitter-tweet">
<p dir="ltr" lang="it">🔴 Decision desk Youtrend: vince il NO al <a href="https://twitter.com/hashtag/referendum?src=hash&ref_src=twsrc%5Etfw">#referendum</a> costituzionale sulla riforma della giustizia<a href="https://twitter.com/hashtag/MaratonaYoutrend?src=hash&ref_src=twsrc%5Etfw">#MaratonaYoutrend</a> <a href="https://t.co/w4g38Grc7O">pic.twitter.com/w4g38Grc7O</a></p>
<p>— Youtrend (@you_trend) <a href="https://twitter.com/you_trend/status/2036095550441869449?ref_src=twsrc%5Etfw">March 23, 2026</a></p></blockquote>
<p></p>
<p><strong>ORE 16:00</strong> – Se guardiamo al “<strong>voto reale</strong>”, ovvero alle sezioni già scrutinate, al momento siamo a <strong>20.295 su 61.533</strong>: al momento il <strong>No</strong> è in deciso vantaggio col <strong>54,42 per cento</strong> contro il Sì al 45,48%.</p>
<p><strong>ORE 15:45</strong> – Le prime <strong>proiezioni</strong> (fatte dunque su dati reali, ndr) sul referendum arrivano da <strong>Opinio/Rai</strong> con copertura del campione del 12 per cento. Il No sarebbe avanti col 53,1 per cento, mentre il Sì sarebbe indietro e stimato al 46,9%.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-106957" src="https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.41.53.jpeg" alt="" width="1280" height="831" srcset="https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.41.53.jpeg 1280w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.41.53-300x195.jpeg 300w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.41.53-1024x665.jpeg 1024w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.41.53-768x499.jpeg 768w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.41.53-80x53.jpeg 80w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.41.53-992x644.jpeg 992w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px"></p>
<p><strong>ORE 15:40</strong> – Il secondo instant poll di <strong>Swg per La7</strong>, con copertura dell’87 per cento, vede il <strong>No avanti con una forchetta del 50-54%</strong>, contro un Sì fermo al 46-50 per cento.</p>
<p><strong>ORE 15:10</strong> – A spoglio ancora in corso quando mancano due terzi delle sezioni, l’<strong>affluenza</strong> al voto si attesta <strong>sopra il 58 per cento</strong>. Un dato enorme ma che va interpretato, con una “<strong>mappa</strong>” della partecipazione ben differente tra Nord e Mezzogiorno: un voto particolarmente sentito in particolare nelle Regioni del Centro-Nord, dove spicca in assoluto l’<strong>Emilia Romagna</strong>, mentre <strong>Calabria</strong> e <strong>Sicilia</strong> sono le uniche due Regioni che non raggiungono il 50% dei votanti alle urne.</p>
<p><strong>ORE 15:00</strong> – Questi i primi risultati di instant ed exit poll pubblicati pochi secondi dopo la chiusura dei seggi. Per <strong>Swg/La7</strong> il No è avanti con una forchetta del 44-53% contro il 47-51% del Sì.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-106936" src="https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.02.50.jpeg" alt="" width="1080" height="1350" srcset="https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.02.50.jpeg 1080w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.02.50-240x300.jpeg 240w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.02.50-819x1024.jpeg 819w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.02.50-768x960.jpeg 768w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.02.50-992x1240.jpeg 992w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px"></p>
<p>Gli instant poll di <strong>YouTrend/Sky</strong> indicano la prevalenza del No con una forchetta compresa tra il 49,5% e il 53,5%, col Sì che si attesterebbe invece tra il 46,5% e il 50,5%.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-106943" src="https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.04.39.jpeg" alt="" width="1080" height="1350" srcset="https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.04.39.jpeg 1080w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.04.39-240x300.jpeg 240w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.04.39-819x1024.jpeg 819w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.04.39-768x960.jpeg 768w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.04.39-992x1240.jpeg 992w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px"></p>
<p>Gli unici exit poll sono quelli di <strong>Opinio/Rai</strong> che confermano il No in vantaggio tra il 49 e il 53% dei voti, il Sì tra il 47 e il 51%.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-106935" src="https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.03.36.jpeg" alt="" width="1561" height="826" srcset="https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.03.36.jpeg 1561w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.03.36-300x159.jpeg 300w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.03.36-1024x542.jpeg 1024w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.03.36-768x406.jpeg 768w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.03.36-1536x813.jpeg 1536w, https://www.unita.it/public/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-23-at-15.03.36-992x525.jpeg 992w" sizes="auto, (max-width: 1561px) 100vw, 1561px"></p>
<p><strong>ORE 14:00</strong> – Alle <strong>23</strong> i dati del Viminale hanno registrato un’<strong>affluenza del</strong> <strong>46,07 per cento</strong>. Alle <strong>19</strong> i dati del Viminale evidenziavano un’<strong>affluenza</strong> <strong>che sfiora il 39 per cento</strong>. Nel 2020 il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari (tenutosi in due giorni) alla stessa ora faceva registrare un’affluenza ben inferiore, pari al 29,6 per cento.</p>
<p>Alle <strong>12</strong> i dati del Viminale segnalavano un’<strong>affluenza al 14,9%</strong>, in crescita rispetto al dato del referendum costituzionale del 2020 che attestava la partecipazione al voto alla stessa ora al 12,2%. L’affluenza finale, allora, arrivò al 53,8%. Quello di oggi alle 12 è in assoluto il dato più alto dell’affluenza (alla stessa ora) nelle precedenti consultazioni referendarie in cui si è votato per due giorni.</p>]]> </content:encoded>
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<item>
<title>Chi ha vinto il referendum sulla Giustizia: i risultati della lunga battaglia tra il SÌ del governo Meloni e il NO delle opposizioni</title>
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<description><![CDATA[ Si profila una vittoria del NO al referendum sulla Giustizia promossa dal governo Meloni, almeno secondo quanto emerso dai primi instant ed exit poll pubblicati subito dopo la chiusura dei seggi. Per Swg/La7 il No è avanti con una forchetta del 44-53% contro il 47-51% del Sì. Gli instant poll di YouTrend/Sky indicano la prevalenza […] ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 18:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Chi, vinto, referendum, sulla, Giustizia:, risultati, della, lunga, battaglia, tra, SÌ, del, governo, Meloni, delle, opposizioni</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Si profila una vittoria del <strong>NO</strong> al <strong>referendum</strong> sulla <strong>Giustizia</strong> promossa dal governo <strong>Meloni</strong>, almeno secondo quanto emerso dai primi<strong> instant</strong> ed <strong>exit poll</strong> pubblicati subito dopo la chiusura dei seggi. Per Swg/<em>La7</em> il No è avanti con una forchetta del 44-53% contro il 47-51% del Sì. Gli instant poll di YouTrend/<em>Sky</em> indicano la prevalenza del No con una forchetta compresa tra il 49,5% e il 53,5%, col Sì che si attesterebbe invece tra il 46,5% e il 50,5%. I primi exit poll sono quelli di Opinio/<em>Rai</em> che confermano il No in vantaggio tra il 49 e il 53% dei voti, il Sì tra il 47 e il 51%.</p>
<p>Già dopo un’ora dalla chiusura dei seggi l’istituto YouTrend, col suo decision desk, ha “chiamato” la vittoria del No al referendum sulla giustizia. Le prime <strong>proiezioni</strong> (fatte dunque su dati reali, ndr) sul referendum erano arrivate da <strong>Opinio/Rai</strong> con copertura del campione del 12 per cento. Il No sarebbe avanti col 53,1 per cento, mentre il Sì sarebbe indietro e stimato al 46,9%. La seconda proiezione del consorzio Opinio per Rai con la copertura del campione del 37 per cento confermava i numeri della prima: il No resta avanti col 53,9 per cento contro un Sì fermo al 46,1 per cento.</p>
<p>A sorprendere, già dalla serata di ieri, l’alta <strong>affluenza</strong> alle urne: sicuramente al di sopra del <strong>58%</strong>. Si votava fino alle 15:00, domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo. “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104,105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?”, si leggeva sulla scheda con il <strong>quesito</strong>. SÌ oppure NO, le due caselle da barrare. I <strong>risultati</strong> definitivi arriveranno nel pomeriggio.</p>
<p>Gli italiani erano chiamati a votare per tre grosse modifiche all’<strong>ordinamento giudiziario</strong>: se la riforma verrà approvata dai Sì, verrà introdotta la <strong>separazione</strong> delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, verrà sdoppiato il Consiglio Superiore della Magistratura (<strong>CSM</strong>), l’organo di autogoverno dei magistrati, e verrà creata una Alta Corte <strong>Disciplinare</strong> che si occuperà dei procedimenti disciplinari nei confronti degli stessi magistrati. La riforma prevede anche che i membri del Csm, per due terzi magistrati e per un terzo giuristi, non siano più eletti come avviene ora ogni quattro anni, ma siano nominati tramite <strong>sorteggio</strong>.</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento </em></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Terremoto all’Anm, il presidente Parodi si dimette da presidente nel giorno del referendum sulla giustizia</title>
<link>https://www.eventi.news/terremoto-allanm-il-presidente-parodi-si-dimette-da-presidente-nel-giorno-del-referendum-sulla-giustizia</link>
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<description><![CDATA[ A seggi appena chiusi dall’Anm arriva un clamoroso colpo di scena. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi, che in questi mesi di campagna referendaria è stato uno dei volti e portavoce delle ragioni del No alla riforma della giustizia di Carlo Nordio su cui si è votato domenica e lunedì, si è dimesso dall’incarico. […] ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 18:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Terremoto, all’Anm, presidente, Parodi, dimette, presidente, nel, giorno, del, referendum, sulla, giustizia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>A seggi appena chiusi dall’Anm arriva un clamoroso colpo di scena. Il <strong>presidente dell’Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi</strong>, che in questi mesi di campagna referendaria è stato uno dei volti e portavoce delle ragioni del No alla riforma della giustizia di Carlo Nordio su cui si è votato domenica e lunedì, <strong>si è dimesso</strong> dall’incarico.</p>
<p>Una decisione, viene fatto sapere, presa per “<strong>motivi personali”</strong> e che sarebbe stata meditata da tempo, <strong>non legata all’esito del referendum</strong> sulla giustizia. “Qualunque fosse stato il risultato del referendum sulla riforma costituzionale non avrebbe più guidato il sindacato delle toghe”, scrive Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera. Parodi ha comunicato pochi minuti prima delle 15 la decisione al Comitato direttivo centrale dell’associazione.</p>
<p>Procuratore capo ad Alessandria dal novembre 2025, <strong>era dal febbraio 2025 a capo dell’Associazione nazionale magistrati</strong>. Nell’Anm è iscritto dal 1990, in particolare nel gruppo di Magistratura Indipendente, quello storicamente legato alla destra.</p>
<p><em>(articolo in aggiornamento)</em></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Referendum Giustizia, la mappa del voto: il No trionfa dall’Emilia Romagna in giù e nelle grandi città, il Sì passa in Lombardia e Veneto</title>
<link>https://www.eventi.news/referendum-giustizia-la-mappa-del-voto-il-no-trionfa-dallemilia-romagna-in-giu-e-nelle-grandi-citta-il-si-passa-in-lombardia-e-veneto</link>
<guid>https://www.eventi.news/referendum-giustizia-la-mappa-del-voto-il-no-trionfa-dallemilia-romagna-in-giu-e-nelle-grandi-citta-il-si-passa-in-lombardia-e-veneto</guid>
<description><![CDATA[ Un’affluenza straordinaria e non prevista né dai sondaggi né dai media, un esito finale che mostra come in larghissima parte l’Italia ha scelto di respingere la riforma della giustizia targata Nordio-Meloni col 54% dei No. È questo l’esito del referendum sulla giustizia, con gli italiani chiamati a votare per tre grosse modifiche all’ordinamento giudiziario: la […] ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 18:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Referendum, Giustizia, mappa, del, voto:, trionfa, dall’Emilia, Romagna, giù, nelle, grandi, città, Sì, passa, Lombardia, Veneto</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Un’affluenza straordinaria e non prevista né dai sondaggi né dai media, un esito finale che mostra come in larghissima parte l’Italia ha scelto di <strong>respingere la riforma della giustizia</strong> targata Nordio-Meloni col 54% dei No.</p>
<p>È questo l’esito del <strong>referendum sulla giustizia</strong>, con gli italiani chiamati a votare per tre grosse modifiche all’ordinamento giudiziario: la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), l’organo di autogoverno dei magistrati, e la creazione di una Alta Corte Disciplinare che si occuperà dei procedimenti disciplinari nei confronti degli stessi magistrati.</p>
<p>Di fronte al quesito posto dal governo, dagli italiani è arrivato un deciso No. Ad influenzare sull’esito finale del voto l’<strong>alta affluenza</strong>, che non era stata intercettata nelle scorse settimane dai sondaggisti: quella finale è stata del 58,9%, superando quindi le due precedenti tornate elettorali nazionali, ovvero i referendum del 2025 (29,8%) e le elezioni europee del 2024 (49,7%).</p>
<p>Ma guardando al voto dei due fronti opposti e alla <strong>provenienza geografica dei No e dei Sì</strong> alla riforma, quello che emerge è una “macchia blu” nel Nord Italia immersa in un mare di rosso, come YouTrend ad esempio ha identificato i voti sul referendum.</p>
<p>Ci sono infatti <strong>tre Regioni in cui Sì ha ottenuto una affermazione</strong>, in certi casi anche larga: si tratta di <strong>Lombardia</strong> (col 53,67%), <strong>Veneto</strong> (58,13%) e <strong>Friuli Venezia Giulia</strong> (54,51%), tre Regioni del Nord a guida centrodestra e soprattutto Lega, che esprime i suoi presidenti. In quell’area del Paese è il Piemonte a schierarsi per il No, dove ha ottenuto oltre il 53 per cento dei voti, mentre in Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige di fatto i due fronti sono in una posizione di sostanziale pareggio.</p>
<p>Il problema per il governo è che, dall’Emilia Romagna in giù, il No ha nettamente conquistato il favore dell’elettorato. I dati, sempre a scrutinio parziale mostrano infatti un vantaggio del No nel <strong>Mezzogiorno</strong> con una media di 20 punti percentuali, addirittura sfiora il 22 nelle Isole e lo supera nelle città con più di 100mila abitanti.</p>
<blockquote class="twitter-tweet">
<p dir="ltr" lang="it">Stima Youtrend: il Sì vince in 3 regioni, il No in 13, mentre in 4 l’esito è incerto. Le 3 regioni in cui trionfa sicuramente il Sì sono Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Veneto. In Abruzzo, Trentino-Alto Adige, Umbria e Valle d’Aosta l’esito è incerto al momento.… <a href="https://t.co/k9q7p61bpT">pic.twitter.com/k9q7p61bpT</a></p>
<p>— Youtrend (@you_trend) <a href="https://twitter.com/you_trend/status/2036101968523915696?ref_src=twsrc%5Etfw">March 23, 2026</a></p></blockquote>
<p></p>
<p>Le <strong>grandi città</strong> sono state un serbatoio fondamentale di voti per il fronte avverso alla riforma Nordio. Tutte le metropoli hanno fortemente bocciato l’operato del governo Meloni sulla giustizia. Un dato che emerge con chiarezza anche a <strong>Milano</strong> e <strong>Venezia</strong>, capoluoghi di regioni dove il Sì ha prevalso nel computo totale: a Milano i punti di scarto in favore del No sono stati oltre 17, a Venezia il Sì è rimasto indietro di quasi 11 punti. Città “rosse” come <strong>Firenze</strong> e <strong>Bologna</strong> hanno visto il No doppiare il Sì, in particolare quest’ultima sfiora il 70 per cento, soglia superata dai contrari alla riforma Nordio a <strong>Napoli</strong>, dove i favorevoli alla separazione delle carriere si sono fermati al 25 per cento. Nel capoluogo ligure, a <strong>Genova</strong>, il Sì arriva appena al 36 per centro mentre il No sfiora il 64, mentre a <strong>Roma</strong> il Sì si ferma sotto il 40 per cento.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Meloni perde il referendum, cosa cambia nel governo tra rimpasto e dimissioni: Nordio, Del Mastro, Bartolozzi, Santanché</title>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 18:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Meloni, perde, referendum, cosa, cambia, nel, governo, tra, rimpasto, dimissioni:, Nordio, Del, Mastro, Bartolozzi, Santanché</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Anche ai parlamentari di maggioranza era stato impedito di mettere mano, emendare, eventualmente migliorare la <strong>riforma</strong> della <strong>Giustizia</strong>. Con quasi il 60% di affluenza, ormai appare chiaro: ha vinto il <strong>NO</strong> al <strong>referendum</strong> confermativo sulla Giustizia cui gli italiani sono stati chiamati a votare domenica 22 e lunedì 23 marzo. È la prima sconfitta per la Presidente del Consiglio <strong>Giorgia Meloni</strong>, alla guida del terzo governo più longevo nella storia della Repubblica, a un anno dalle elezioni politiche del 2027. Referendum che diceva molto di più della semplice riforma: in ottica politiche, premierato, Quirinale.</p>
<p>Giorgia Meloni ha sempre smentito, garantito, assicurato che anche in caso di sconfitta non si sarebbe <strong>dimessa</strong>. “Mettetevi l’anima in pace, la Meloni arriverà a fine <strong>legislatura</strong> e poi chiederà agli italiani di essere giudicata sul complesso di ciò che ha fatto. La Meloni a casa ce la possono mandare solo gli italiani, una cosa a cui la sinistra non è abituata: la democrazia”, aveva detto in campagna elettorale per le regionali in Puglia lo scorso novembre. Principio ribadito anche nei mesi successivi fino alle ultime settimane di campagna elettorale.</p>
<p>Poco dopo l’evidenza dei numeri, la Presidente ha condiviso un messaggio sui social in cui ha riconosciuto la sconfitta alle urne. “Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa <strong>decisione</strong>. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia”. Non ha nascosto il rammarico per “un’occasione persa di <strong>modernizzare</strong> l’Italia ma questo non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato”.</p>
<p></p>
<p>Stesso discorso potrebbe farsi per <strong>Carlo Nordio</strong>, il ministro della Giustizia la cui firma era la prima e la più pesante sul quesito – “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104,105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?” – sonoramente bocciato dagli italiani. Mai aveva parlato di una possibilità di <strong>dimissioni</strong>, la sua posizione sicuramente non è più confortevole come pochi mesi fa, quando tutti i <strong>sondaggi</strong> davano in vantaggio, con un solido scarto, il SÌ.</p>
<p>“<strong>Prendo atto</strong> con rispetto della decisione del popolo sovrano. Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall’<strong>articolo 111</strong> della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale”, ha dichiarato Nordio. “Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell’elettorato che ci ha dato <strong>fiducia</strong> e comunque ci consola l’alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia”</p>
<p>Ancora più complicata la situazione di <strong>Giusi Bartolozzi</strong>, la capo di gabinetto che aveva contribuito attivamente a una campagna elettorale quantomeno imbarazzante tra sparate fuori luogo, dichiarazioni esagerate, interpretazioni infondate, accuse sperticate. Aveva invitato a votare <strong>SÌ</strong> “così ci togliamo di mezzo la <strong>magistratura</strong>”, lei che al centro delle cronache era già finita con il Guardasigilli dopo l’esplosione di Almasri. Già in campagna elettorale era stato legato il destino della capo di gabinetto al risultato del referendum. <em>Repubblica</em> e <em>Fatto Quotidiano</em> avevano ipotizzato uno spostamento per dirigere uno dei tanti dipartimenti del ministero.</p>
<p>A fine febbraio era stato annunciato il rinvio del processo per truffa aggravata per cui è imputata la ministra del Turismo <strong>Daniela Santanché</strong>. La situazione più delicata continua a essere tuttavia quella del sottosegretario alla Giustizia <strong>Andrea</strong> <strong>Delmastro</strong>, di Fratelli d’Italia, le cui quote in un ristorante in società con la figlia 18enne di un condannato per i legami con un clan di Camorra attivo a Roma, lei stessa indagata per riciclaggio e intestazioni fittizie. Né Delmastro né altri dirigenti di Fratelli d’Italia coinvolti nella società risultano indagati, appena un anno fa il sottosegretario era stato condannato con pena sospesa per rivelazioni nel caso del militante anarchico Alfredo Cospito. La maggioranza fa quadrato insomma, non sarebbe la prima volta se una sconfitta dovesse innescare conseguenze inaspettate.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Conte esulta e lancia le primarie nel Campo Largo: “Schlein? Ci sarà, prima il programma e poi l’interprete”</title>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 18:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Conte, esulta, lancia, primarie, nel, Campo, Largo:, “Schlein, sarà, prima, programma, poi, l’interprete”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giuseppe Conte</strong> è stato il più lesto, veloce a parlare dopo l’assunzione del risultato del <strong>referendum</strong> costituzionale sulla riforma della <strong>Giustizia </strong>voluto dal governo di centrodestra: il più grande appuntamento elettorale di questa stagione, a un anno dalle <strong>elezioni politiche</strong> del <strong>2027</strong>, la prima <strong>sconfitta</strong> alle urne della Presidente del Consiglio <strong>Giorgia Meloni</strong>. E ha annunciato, in conferenza stampa: “Ci apriamo alla prospettiva delle primarie”. Palla al centro, anche dalle parti delle opposizioni, in un giorno buono come nessun altro negli ultimi anni non c’è tempo da perdere per l’ex Presidente del Consiglio e leader del <strong>Movimento 5 Stelle</strong>.</p>
<p>Che non ha specificato chi dovrebbe partecipare a queste primarie, come dovrebbero tenersi, in che tempi, all’interno di quale perimetro di partiti, se la modalità dell’annuncio sia stata concordata con la segretaria del Partito Democratico <strong>Elly Schlein</strong>, per la quale comunque ha parlato. Svelato poco e niente. Ha soltanto parlato di primarie “che siano veramente <strong>aperte</strong> come occasione per i <strong>cittadini</strong> di contribuire a una discussione ampia per individuare il candidato o la candidata più competitivo e il migliore interprete del programma”.</p>
<p>E di una maniera di coinvolgere i cittadini. “Oggi c’è un fatto nuovo. Questa primavera democratica all’insegna della <strong>partecipazione</strong>. Allora qual è il metodo migliore” per scegliere il leader della coalizione? “Non le segreterie di partito. Questa affluenza sta a significare che i cittadini vogliono scegliere e partecipare. Prima il <strong>programma</strong>, poi il percorso e poi individueremo l’<strong>interprete</strong>. Chiediamo massimo rigore sugli obiettivi strategici. Per noi è importante definire il programma, prima di tutto. L’alleanza non si predefinisce, si costruisce sugli obiettivi. Ai cittadini le formule politiciste non piacciono”.</p>
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<blockquote class="twitter-tweet">
<p dir="ltr" lang="it">Il NO ha vinto. Conferenza stampa in diretta da Roma <a href="https://t.co/Geoyw1ydVz">https://t.co/Geoyw1ydVz</a></p>
<p>— Giuseppe Conte (@GiuseppeConteIT) <a href="https://twitter.com/GiuseppeConteIT/status/2036105761651302836?ref_src=twsrc%5Etfw">March 23, 2026</a></p></blockquote>
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<p><strong>Elly Schlein</strong> intanto ha parlato della “costruzione di una proposta” senza scendere troppo nei dettagli. “Discuteremo con tutte le altre forze progressiste, continuiamo a essere testardamente unitari. Batteremo Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche”, ha aggiunto in conferenza stampa Schlein. “Ha fatto un gran lavoro – ha detto a La7 – dopo la stagione Letta il Pd era fissato sull’agenda Draghi che ha fatto deragliare il partito. Schlein ha compattato il partito, le va dato merito. La segretaria del Pd ha già detto che lei alle <strong>primarie</strong> ci sarà ed è giusto che ci sia”. E lui? “Questo è <strong>prematuro</strong>: è una decisione che va presa con la mia comunità ma è giusto ci sia un rappresentante della comunità cinquestelle sennò che primarie sarebbero?”.</p>
<p>“Non vanno affrontate sulla base di <strong>personalismi</strong> ma va fatto prima un lavoro sul programma e noi lo stiamo facendo con i 100 punti spazi aperti per la <strong>democrazia</strong>“, ha aggiunto ancora alla Maratona Mentana. “Non ci saranno governi tecnici, seconde terze possibilità. Stabiliremo delle regole ma le primarie non possono essere una manifestazione di partito o di qualche partito ma un <strong>appello</strong> a tutti cittadini per scegliere il protagonista e l’interprete del programma di governo quindi devono esserci regole aperte, non solo per chi gode di una grande organizzazione, dando spazio ad una <strong>ampia partecipazione</strong> di tutti i cittadini”.</p>
<p>Secondo l’ultima Supermedia di <strong>sondaggi</strong> YouTrend per <em>SkyTg24</em>, il Partito Democratico è al 22,4%, il Movimento 5 Stelle al 12,9%. Al 57% la percentuale di chi esprime un giudizio negativo sul governo. Secondo alcune indagini già oggi le opposizioni otterrebbero la maggioranza alle elezioni politiche. “Spero che il centrosinistra rapidamente vada alle primarie perché da oggi è chiaramente ed evidentemente nelle condizioni di vincere le politiche – ha detto per esempio l’ex premier e leader di Italia viva Matteo <strong>Renzi</strong> a Radio Leopolda – È evidente che la partita di oggi segna la fine del tocco magico di Meloni. Io ci sono passato, quando un leader perde il tocco magico, in tanti se ne vanno”.</p>
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<blockquote class="twitter-tweet">
<p dir="ltr" lang="it">📊 <a href="https://twitter.com/hashtag/Sondaggio?src=hash&ref_src=twsrc%5Etfw">#Sondaggio</a> Youtrend per <a href="https://twitter.com/SkyTG24?ref_src=twsrc%5Etfw">@SkyTG24</a>: crescono, rispetto a una settimana prima, PD (22,4%, +0,6), M5S (12,9%, +0,6) e IV (2,2%,+0,6). Frena, al contrario, Futuro Nazionale di Vannacci, che perde quasi un punto nell’ultima settimana e scivola al 3,2%. <a href="https://t.co/bfzUYlqCmH">pic.twitter.com/bfzUYlqCmH</a></p>
<p>— Youtrend (@you_trend) <a href="https://twitter.com/you_trend/status/2029851617898450954?ref_src=twsrc%5Etfw">March 6, 2026</a></p></blockquote>
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<title>Referendum, le toghe esultano per la vittoria del Sì: è ancora scontro con i penalisti sul voto</title>
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<description><![CDATA[ I veri vincitori della campagna referendaria sulla separazione delle carriere sono loro: i magistrati, più che i partiti dell’opposizione. Ci hanno creduto sin da subito e si sono mossi prima di tutti per mettere in moto una macchina capillare in tutta Italia per spiegare ai cittadini il no alla riforma targata Nordio e Meloni. Poco […] ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 18:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Referendum, toghe, esultano, per, vittoria, del, Sì:, ancora, scontro, con, penalisti, sul, voto</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.unita.it/2026/03/23/chi-vinto-referendum-giustizia-risultati-battaglia-si-governo-meloni-no-opposizioni/">I veri vincitori della campagna referendaria sulla <strong>separazione delle carriere</strong> </a>sono loro: i magistrati, più che i partiti dell’opposizione. Ci hanno creduto sin da subito e si sono mossi prima di tutti per mettere in moto una macchina capillare in tutta Italia per spiegare ai cittadini il no alla riforma targata <strong>Nordio</strong> e <strong>Meloni.</strong> Poco dopo i risultati certi <strong>a favore del No</strong>, scelgono la linea morbida. Nessuno scontro con la politica, nessuna rivendicazione. E hanno respinto le accuse di chi, dal fronte del Sì, li ha accusati ancora di essere diventati partito politico. Ma vediamo cosa è successo ieri, dopo che l’affluenza alta di domenica aveva messo paura alle toghe.</p>
<p><em>“Ha vinto la Costituzione”:</em> queste le prime parole del comunicato della Giunta dell’Anm ieri pomeriggio quando la vittoria era ormai chiara. <em>“Oggi (ieri, ndr) è un bel giorno per il nostro Paese. Non per la magistratura, ma per tutti i cittadin</em>i”. Il risultato del referendum<em> “non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza</em> – osservano i vertici del sindacato delle toghe – <em>abbiamo contribuito a preservare l’autonomia e l’indipendenza della giurisdizione, proteggendo la Costituzione. I cittadini hanno democraticamente confermato la bontà delle nostre scelte e delle nostre indicazioni sui problemi reali della giustizia”.</em> Il sindacato delle toghe decide di parlare intorno alle 17:10 quando i risultati sono chiari. Ma nessuna conferenza stampa. Quella è lasciata al loro<strong> comitato Giusto Dire No</strong>, riunito nella sede nazionale di Libera a Roma.</p>
<p>A parlare davanti ai cronisti ci sono il presidente onorario, l’avvocato e costituzionalista <strong>Enrico Grosso,</strong> e il presidente, il magistrato <strong>Antonio Diella</strong>. “<em>Oggi (ieri, ndr) ha vinto la Costituzione ed ha perso chi voleva affievolire le garanzie e l’indipendenza della magistratura. Abbiamo trattato gli elettori da adulti e gli elettori hanno saputo rispondere da persone adulte</em>”: ha detto pure Grosso, dopo <a href="https://www.unita.it/2026/03/23/chihttps://www.unita.it/2026/03/23/referendum-giustizia-risultati-diretta-verdetto-battaglia-si-no-riforma-magistratura/-vinto-referendum-giustizia-risultati-battaglia-si-governo-meloni-no-opposizioni/">la vittoria del No al referendum.</a> Poi ha aggiunto: “<em>Siamo molto soddisfatti del risultato e che il nostro messaggio sia stato capito. La maggioranza degli italiani ci ha premiato per la nostra sincerità”.</em> E ha concluso: “<em>Ringrazio tutti gli elettori per questa straordinaria prova di democrazia. Erano anni che non si vedevano così tante persone andare a votare dopo che ci è stato detto che gli italiani avevano perso ogni affetto verso la cosa pubblica. L’idea che questo nuovo entusiasmo sia stato suscitato da una domanda che ha direttamente a che fare con la Costituzione, da costituzionalista mi emoziona”. </em></p>
<p>Ha preso poi la parola Diella a cui abbiamo chiesto cosa pensasse della dichiarazione data poco prima da <strong>Nicolò Zanon</strong> durante la conferenza stampa del Comitato Sì riforma: “<em>L’Associazione Nazionale Magistrati si è costituita davvero come un soggetto politico a tutto tondo e forse da domani saranno proprio loro a dover dire qualcosa per ricostruire il rapporto di fiducia nei confronti di tutti i cittadini italiani, non soltanto di una parte”.</em> Diella ha replicato: “<em>La grande notizia è che non ci costituiremo partito, cosa che ci siamo sentiti dire fino a pochi minuti fa”</em>. E ha proseguito: “<em>Non abbiamo la vocazione di trasformarci in partito politico. Siamo stati un soggetto che ha voluto parlare della Costituzione senza porsi il problema se potesse avere conseguenze, che non ci riguardano, su equilibri di altro genere. Non ci interessiamo degli equilibri politici. Abbiamo vinto e il nostro lavoro è finito qui. A noi interessa il servizio giustizia per i cittadini”</em>. Ha rivendicato poi lo sforzo per spiegare nel merito il senso della riforma: “S<em>econdo tanti avevamo poco da dire e poco da fare, invece dopo il lavoro di questi mesi, la testardaggine nel voler spiegare il senso della riforma, dobbiamo prendere atto con soddisfazione”</em> del risultato. <em>“Abbiamo scelto di non fare valutazioni di ordine politico, che non spettano a noi, né vogliamo entrarci adesso”</em> ha concluso.</p>
<p>Intanto ieri, qualche minuto prima delle 15, il Dubbio ha dato<a href="https://www.unita.it/2026/03/23/parodi-dimissioni-presidente-anm-referendum-giustizia/"> la notizia delle dimissioni del presidente dell’Anm <strong>Cesare Parodi.</strong></a> Lo ha comunicato al Comitato direttivo centrale dell’Anm prima delle proiezioni sul referendum per slegare la decisione dall’esito del voto. A spingerlo a lasciare la guida dell’<strong>associazione Nazionale Magistrati</strong> ci sarebbero gravi motivi personali che gli impedirebbero di continuare a ricoprire serenamente il suo ruolo. A questo punto sabato prossimo, alla riunione già programmata del Cdc si potrebbe, se il punto verrà inserito nell’ordine del giorno, già eleggere il nuovo presidente che guiderà l’Anm post referendum, dopo la formalizzazione ufficiale delle dimissioni del procuratore di Alessandria. Le polemiche sul ruolo dell’Anm non sembrano però destinate a concludersi. “<em>C’è un dato con cui ci dovremo confrontare tutti perché oggettivamente nell’ambito di questa campagna referendaria è accaduto un fatto straordinario: una esondazione della magistratura rispetto al suo compito ordinario di organo della giurisdizione”,</em> ha detto <strong>Francesco Petrelli,</strong> presidente del Comitato Camere Penali per il Sì, commentando lo scrutinio del referendum nel corso di una conferenza stampa. <em>“Da Mani Pulite in poi abbiamo dovuto constatare che la magistratura si è fatta sempre più soggetto politico. Però ai tempi di Mani Pulite il consenso che veniva ricercato dalla magistratura era di tipo mediatico mentre abbiamo assistito ad un salto di qualità che è consistito da parte dell’Anm di fondare un Comitato. Significa che la magistratura ha tracimato al di fuori di quella che dovrebbe essere la sua vocazione di imparzialità istituzionale</em>” ha concluso.</p>
<p>A parlare anche il procuratore capo di Napoli, <strong>Nicola Gratteri,</strong> frontman non ufficiale della magistratura in questa campagna referendaria: <em>“La vittoria del No al referendum rappresenta un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali. È stata una scelta consapevole, in difesa della Costituzione e dell’equilibrio delle istituzioni. Non è un rifiuto al cambiamento, ma di un metodo. La giustizia ha bisogno di riforme serie, capaci di ridurre i tempi dei processi e migliorarne il funzionamento, garantendo efficienza senza sacrificare le garanzie”</em>. Alle 18 poi festeggiamenti a piazza Barberini a Roma: <em>“Viva l’Italia che resiste”.</em> Questo slogan ha accompagnato la manifestazione del Comitato per il No della società civile per festeggiare l’esito della consultazione. L’iniziativa era stata annunciata dal segretario generale della Cgil <strong>Maurizio Landini</strong>, durante la conferenza stampa insieme al presidente del Comitato Giovanni Bachelet. Quest’ultimo aveva sottolineato: “<em>Sono contento di questa vittoria e penso che sia una vittoria che, come quella della lotta partigiana o quella del referendum con pochissimo margine fra monarchia e Repubblica, sia una vittoria non per noi, ma una vittoria per tutti, anche per quelli del Si’, come e’ stato allora, perche’ e’ una garanzia per tutti i cittadini e tutti nel lungo periodo saranno contenti che hanno vinto il No”.</em></p>]]> </content:encoded>
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<title>Salvare il garantismo della Costituzione più bella del mondo</title>
<link>https://www.eventi.news/salvare-il-garantismo-della-costituzione-piu-bella-del-mondo</link>
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<description><![CDATA[ La Costituzione più bella del mondo, già. E quanto è bella, signora mia. Ma quanto? Davvero. Quanto? Tra i molti e comprensibili argomenti utilizzati in questi giorni dal fronte de... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 07:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Costituzione più bella del mondo, già. E quanto è bella, signora mia. Ma quanto? Davvero. Quanto?</strong> Tra i molti e comprensibili argomenti utilizzati in questi giorni dal fronte de... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il 46 per cento degli italiani ha votato per il Referendum. Seggi riaperti, si vota fino alle 15</title>
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<description><![CDATA[ I seggi si sono riaperti alle 7, si potrà votare per il referendum sulla giustizia fino alle 15. Ad aver già votato alle 23 di ieri è stato il 46,07 per cento degli aventi il diritto. La percentuale dei votanti ha superato quella di ogni altro referendum del terzo millennio con urne aperte due giorni. 
Un buon segno per il Sì? Un buon segno per il No? Nei comitati referendari e nelle sedi dei partiti stanno provando a capirlo. 
Intanto i dati territoriali: Emilia-Romagna con il 53,7 per cento, Toscana con il 52,5 per cento e Lombardia con il 51,8 per cento sono le tre regioni dove si è votato di più. Sicilia (35 per cento), Calabria (35,7), e Campania (37,8) quelle dove gli elettori hanno votato di meno. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 07:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>per, cento, degli, italiani, votato, per, Referendum., Seggi, riaperti, vota, fino, alle</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>I seggi si sono riaperti alle 7, si potrà votare per <a href="https://www.ilfoglio.it/tag/referendum-giustizia/">il referendum sulla giustizia</a> fino alle 15. Ad aver già votato alle 23 di ieri è stato il 46,07 per cento degli aventi il diritto. La percentuale dei votanti ha superato quella di ogni altro referendum del terzo millennio con urne aperte due giorni.</p> 
<p>Un buon segno per il Sì? Un buon segno per il No? Nei comitati referendari e nelle sedi dei partiti stanno provando a capirlo.</p> 
<p>Intanto i dati territoriali: Emilia-Romagna con il 53,7 per cento, Toscana con il 52,5 per cento e Lombardia con il 51,8 per cento sono le tre regioni dove si è votato di più. Sicilia (35 per cento), Calabria (35,7), e Campania (37,8) quelle dove gli elettori hanno votato di meno.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il presidente dell&amp;apos;Anm Cesare Parodi si è dimesso</title>
<link>https://www.eventi.news/il-presidente-dellanm-cesare-parodi-si-e-dimesso</link>
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<description><![CDATA[ Il presidente dell&#039;Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, ha comunicato al Comitato direttivo Centrale le sue dimissioni dalla presidenza. Come verificato dal Foglio, a spingerlo a lasciare la guida dell&#039;Anm ci sarebbero motivi personali, slegati dal referendum, che gli impedirebbero di continuare a ricoprire serenamente il suo ruolo. Sabato prossimo alla riunione già programmata del Cdc si dovrà eleggere il nuovo presidente. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 07:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>presidente, dellAnm, Cesare, Parodi, dimesso</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, ha comunicato al Comitato direttivo Centrale le sue dimissioni dalla presidenza. Come verificato dal Foglio, a spingerlo a lasciare la guida dell'Anm ci sarebbero motivi personali, slegati dal referendum, che gli impedirebbero di continuare a ricoprire serenamente il suo ruolo. Sabato prossimo alla riunione già programmata del Cdc si dovrà eleggere il nuovo presidente.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Referendum giustizia: l&amp;apos;analisi del voto con il direttore Cerasa e i giornalisti del Foglio</title>
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<description><![CDATA[ Il risultato del referendum costituzionale sulla Giustizia segna una svolta che pochi avevano previsto con tanta nettezza. Si è imposto il No, ma è stata davvero una sorpresa o i segnali erano già nell’aria? Nella diretta del Foglio, numeri, interpretazioni e retroscena per leggere l&#039;esito del voto. Dalle ore 20 sul sito del Foglio e sul canale YouTube con Claudio Cerasa, Salvatore Merlo, Luciano Capone ed Ermes Antonucci. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 07:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Referendum, giustizia:, lanalisi, del, voto, con, direttore, Cerasa, giornalisti, del, Foglio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/23/news/affluenza-exit-poll-e-risultati-del-referendum-giustizia-8821128/">Il risultato del referendum costituzionale sulla Giustizia</a> segna una svolta che pochi avevano previsto con tanta nettezza. Si è imposto il No, ma è stata davvero una sorpresa o i segnali erano già nell’aria? Nella diretta del Foglio, numeri, interpretazioni e retroscena per leggere l'esito del voto. Dalle ore 20 sul sito del Foglio e <a href="https://www.youtube.com/live/JLsW0m-aC3g">sul canale YouTube</a> con Claudio Cerasa, Salvatore Merlo, Luciano Capone ed Ermes Antonucci.</p>]]> </content:encoded>
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<title>L&amp;apos;Anm festeggia: a Napoli cori contro Meloni e contro i magistrati per il Sì</title>
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<description><![CDATA[ Vince il No e i magistrati festeggiano. Nella sede dell&#039;Anm a Napoli una cinquantina di magistrati ha brindato al grido di &quot;chi non salta Meloni è&quot; e intonando Bella ciao. Nel mirino anche una magistrata del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, frontman del Sì, Annalisa Imparato: &quot;Chi non salta Imparato è&quot;, si sente nel coro del video in apertura dell&#039;articolo. Tra i presenti il procuratore generale presso la Corte d&#039;Appello Aldo Policastro, in prima linea nella battaglia per il No. 
&quot;Ho trovato improprio che l&#039;Anm sia scesa in campo contro una metà del paese rappresentando un ordine dello stato che non dovrebbe avere colore, né appartenenze politiche&quot;, ha commentato parlando con l&#039;Adnkronos l&#039;ex senatore Andrea Cangini, segretario generale della Fondazione Einaudi e del comitato &#039;Sì Separa&#039;. &quot;Sostenere che ha vinto l&#039;antifascismo – ha continuato – presuppone un dato, cioè che il 46 per cento - quanti sono stati i &#039;Sì&#039; alla riforma - sia una percentuale pari di italiani fascisti. Onestamente non credo che sia questa la realtà del nostro paese, quindi si continua con una narrazione aggressiva, volgare che non rispetta la realtà. Capisco che possa essere alimentata in campagna referendaria per suscitare emozioni e spingere la gente al voto a prescindere dal merito della riforma, ma che poi deve avere una fine. Il referendum lo hanno vinto loro, che cerchino di rientrare nei ranghi della Costituzione, di uno stile vagamente coerente con il senso delle istituzioni che dovrebbe appartenergli&quot;.  
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 07:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>LAnm, festeggia:, Napoli, cori, contro, Meloni, contro, magistrati, per, Sì</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vince il No e i magistrati festeggiano.</strong> Nella sede dell'Anm a Napoli una cinquantina di magistrati ha brindato al grido di "chi non salta Meloni è" e intonando Bella ciao. Nel mirino anche una magistrata del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, frontman del Sì, <strong>Annalisa Imparato</strong>: "Chi non salta Imparato è", si sente nel coro del video in apertura dell'articolo. Tra i presenti il procuratore generale presso la Corte d'Appello <strong>Aldo Policastro</strong>, in prima linea nella battaglia per il No.</p> 
<p>"Ho trovato improprio che l'Anm sia scesa in campo contro una metà del paese rappresentando un ordine dello stato che non dovrebbe avere colore, né appartenenze politiche", ha commentato parlando con l'Adnkronos l'ex senatore <strong>Andrea Cangini</strong>, segretario generale della Fondazione Einaudi e del comitato 'Sì Separa'. "Sostenere che ha vinto l'antifascismo – ha continuato – presuppone un dato, cioè che il 46 per cento - quanti sono stati i 'Sì' alla riforma - sia una percentuale pari di italiani fascisti. Onestamente non credo che sia questa la realtà del nostro paese, quindi si continua con una narrazione aggressiva, volgare che non rispetta la realtà. Capisco che possa essere alimentata in campagna referendaria per suscitare emozioni e spingere la gente al voto a prescindere dal merito della riforma, ma che poi deve avere una fine. Il referendum lo hanno vinto loro, che cerchino di rientrare nei ranghi della Costituzione, di uno stile vagamente coerente con il senso delle istituzioni che dovrebbe appartenergli". </p> 
<p> </p>]]> </content:encoded>
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<title>Così la vittoria del No apre le porte al governo delle toghe</title>
<link>https://www.eventi.news/cosi-la-vittoria-del-no-apre-le-porte-al-governo-delle-toghe</link>
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<description><![CDATA[ Con la vittoria del No al referendum, la repubblica giudizi... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 07:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Così, vittoria, del, apre, porte, governo, delle, toghe</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/23/news/affluenza-exit-poll-e-risultati-del-referendum-giustizia-8821128/">Con la vittoria del No al referendum</a>, la repubblica giudizi... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</strong></p>]]> </content:encoded>
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<title>Nel paese del No non cambia nulla, a parte per i magistrati e per Rep. che comincerà a dire No in greco</title>
<link>https://www.eventi.news/nel-paese-del-no-non-cambia-nulla-a-parte-per-i-magistrati-e-per-rep-che-comincera-a-dire-no-in-greco</link>
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<description><![CDATA[ Bel colpo. Siam pronti alla morte / l’Italia chiamò. No! Il sottile fascino del No, salvo che per la riduzione del numero dei parlamentari con due maggioranze diverse e opposte, per uno straccio di... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 07:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Nel, paese, del, non, cambia, nulla, parte, per, magistrati, per, Rep., che, comincerà, dire, greco</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Bel colpo. Siam pronti alla morte / l’Italia chiamò. No! Il sottile fascino del No, salvo che per la riduzione del numero dei parlamentari con due maggioranze diverse e opposte, per uno straccio di... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>Quelli del No hanno mobilitato un esercito di salvatori della Costituzione: la lotta era impari</title>
<link>https://www.eventi.news/quelli-del-no-hanno-mobilitato-un-esercito-di-salvatori-della-costituzione-la-lotta-era-impari</link>
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<description><![CDATA[ Diciamolo subito: non si è mai andati a votare sulla giustizia. Mai. Nemmeno per un momento. Pensare il contrario richiede un... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 07:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Diciamolo subito: non si è mai andati a votare sulla <a href="https://www.ilfoglio.it/tag/referendum-giustizia/">giustizia</a>. Mai. Nemmeno per un momento. <strong>Pensare il contrario richiede un... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</strong></p>]]> </content:encoded>
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<title>Il futuro di un’Italia fondata sui pieni poteri dei pm</title>
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<description><![CDATA[ Il dato politico è presto detto. Vince il No. Vince a valanga. Il centrodestra, per la prima volta in questa legislatura, subisce una sconfitta cocente. Il centrosinistra, per la prima volta da qua... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 07:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>futuro, un’Italia, fondata, sui, pieni, poteri, dei</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il dato politico è presto detto. Vince il No. Vince a valanga. Il centrodestra, per la prima volta in questa legislatura, subisce una sconfitta cocente. Il centrosinistra, per la prima volta da qua... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>Le conseguenze politiche del referendum: il partito dell’Anm</title>
<link>https://www.eventi.news/le-conseguenze-politiche-del-referendum-il-partito-dellanm</link>
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<description><![CDATA[ Se c’è un vincitore di questo referendum, quello è certamente l’Associazione nazionale magistrati. Che ora diventa, a tutti gli effetti, un soggetto politico determinante nella cos... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 07:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Se c’è un vincitore di questo referendum, quello è certamente l’Associazione nazionale magistrati</strong>. Che ora diventa, a tutti gli effetti, un soggetto politico determinante nella cos... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>Digital omnibus: la BCE chiede di escludere DORA</title>
<link>https://www.eventi.news/digital-omnibus-la-bce-chiede-di-escludere-dora</link>
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<description><![CDATA[ La Banca Centrale europea (BCE) ha pubblicato il proprio parere sulla proposta di regolamento noto come &quot;Digital Omnibus&quot;.
L&#039;articolo Digital omnibus: la BCE chiede di escludere DORA proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 05:00:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Banca Centrale europea (BCE) ha pubblicato il proprio parere sulla proposta di regolamento noto come "<em>Digital Omnibus</em>".</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/digital-omnibus-la-bce-chiede-di-escludere-dora/">Digital omnibus: la BCE chiede di escludere DORA</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>IA Digital Omnibus: la BCE sulle modifiche all’AI Act</title>
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<description><![CDATA[ La BCE ha pubblicato il proprio parere sulla proposta di regolamento c.d. IA Digital Omnibus che modifica i Regolamenti (UE) 2024/1689 (AI Act) e (UE) 2018/1139 per quanto riguarda la semplificazione dell&#039;attuazione delle norme armonizzate sull&#039;intelligenza artificiale.
L&#039;articolo IA Digital Omnibus: la BCE sulle modifiche all’AI Act proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 05:00:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Digital, Omnibus:, BCE, sulle, modifiche, all’AI, Act</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La BCE ha pubblicato il proprio parere sulla proposta di regolamento c.d. <em>IA Digital Omnibus</em> che modifica i Regolamenti (UE) 2024/1689 (<em>AI Act</em>) e (UE) 2018/1139 per quanto riguarda la semplificazione dell'attuazione delle norme armonizzate sull'intelligenza artificiale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/ia-digital-omnibus-la-bce-sulle-modifiche-allai-act/">IA Digital Omnibus: la BCE sulle modifiche all’AI Act</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Sull’IVCA di polizze vita estere intestate fiduciariamente</title>
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<description><![CDATA[ Il MIMIT ha pubblicato delle indicazioni in merito alle criticità operative e di vigilanza connesse alla gestione dell’Imposta sul valore dei contratti assicurativi (IVCA) su polizze vita estere intestate fiduciariamente.
L&#039;articolo Sull’IVCA di polizze vita estere intestate fiduciariamente proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 05:00:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il MIMIT ha pubblicato delle indicazioni in merito alle criticità operative e di vigilanza connesse alla gestione dell’Imposta sul valore dei contratti assicurativi (IVCA) su polizze vita estere intestate fiduciariamente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/sullivca-di-polizze-vita-estere-intestate-fiduciariamente/">Sull’IVCA di polizze vita estere intestate fiduciariamente</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Regole di condotta influencer: FAQ con linee guida AGCOM</title>
<link>https://www.eventi.news/regole-di-condotta-influencer-faq-con-linee-guida-agcom</link>
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<description><![CDATA[ L’AGCOM ha adottato delle Linee guida e un Codice di condotta sotto forma di FAQ, in tema di contenuti diffusi dagli influencer sulle piattaforme online, al fine di migliorare la trasparenza delle comunicazioni commerciali audiovisive.
L&#039;articolo Regole di condotta influencer: FAQ con linee guida AGCOM proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 05:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>L’AGCOM ha adottato delle Linee guida e un Codice di condotta sotto forma di FAQ, in tema di contenuti diffusi dagli influencer sulle piattaforme online, al fine di migliorare la trasparenza delle comunicazioni commerciali audiovisive.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/regole-di-condotta-influencer-faq-con-linee-guida-agcom/">Regole di condotta influencer: FAQ con linee guida AGCOM</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Legge di bilancio 2026: novità su dividendi e plusvalenze per i soggetti in regime di impresa</title>
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<description><![CDATA[ Il contributo analizza le novità apportate dai commi da 50 a 55 della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026) relativamente alle novità su dividendi e plusvalenze per i soggetti in regime di impresa, mettendo in evidenza alcune delle principali criticità applicative ad essa connesse.
L&#039;articolo Legge di bilancio 2026: novità su dividendi e plusvalenze per i soggetti in regime di impresa proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 05:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo analizza le novità apportate dai commi da 50 a 55 della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026) relativamente alle novità su dividendi e plusvalenze per i soggetti in regime di impresa, mettendo in evidenza alcune delle principali criticità applicative ad essa connesse.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/legge-di-bilancio-2026-novita-su-dividendi-e-plusvalenze-per-i-soggetti-in-regime-di-impresa/">Legge di bilancio 2026: novità su dividendi e plusvalenze per i soggetti in regime di impresa</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<item>
<title>Sul rapporto tra nullità della notifica e interruzione della prescrizione</title>
<link>https://www.eventi.news/sul-rapporto-tra-nullita-della-notifica-e-interruzione-della-prescrizione</link>
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<description><![CDATA[ Le Sezioni Unite Civili della Cassazione, con sentenza n. 6474 del 18 marzo 2026, si sono espresse sul rapporto tra nullità della notificazione, rinnovazione degli atti e &quot;retroattività&quot; dell&#039;interruzione della prescrizione.
L&#039;articolo Sul rapporto tra nullità della notifica e interruzione della prescrizione proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 05:00:12 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sul, rapporto, tra, nullità, della, notifica, interruzione, della, prescrizione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Le Sezioni Unite Civili della Cassazione, con sentenza n. 6474 del 18 marzo 2026, si sono espresse sul rapporto tra nullità della notificazione, rinnovazione degli atti e "retroattività" dell'interruzione della prescrizione.</p>
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<title>Frodi RC Auto: IVASS sullo schema di relazione</title>
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<description><![CDATA[ IVASS ha posto in consultazione lo schema di Regolamento emanato in attuazione del D.L. 1/2012, concernente l’adozione del modello di relazione in tema di repressione delle frodi nel ramo R.C. auto.
L&#039;articolo Frodi RC Auto: IVASS sullo schema di relazione proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 05:00:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Frodi, Auto:, IVASS, sullo, schema, relazione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>IVASS ha posto in consultazione lo schema di Regolamento emanato in attuazione del D.L. 1/2012, concernente l’adozione del modello di relazione in tema di repressione delle frodi nel ramo R.C. auto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/frodi-rc-auto-ivass-sullo-schema-di-relazione/">Frodi RC Auto: IVASS sullo schema di relazione</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Far uscire i minori dal carcere e dal procedimento penale: non è buonismo, lo chiede la Costituzione</title>
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<description><![CDATA[ Al congresso che si è svolto a Milano nel teatro del carcere Cesare Beccaria sono intervenuti anche un direttore di istituto penale per i minorenni e un detenuto che è stato sia nelle carceri minorili sia in quelle per adulti. Il direttore e il detenuto sono oggi uniti da Nessuno tocchi Caino a cui sono […] ]]></description>
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<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 12:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Far, uscire, minori, dal, carcere, dal, procedimento, penale:, non, buonismo, chiede, Costituzione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>Al congresso che si è svolto a Milano nel teatro del carcere Cesare Beccaria sono intervenuti anche un direttore di istituto penale per i minorenni e un detenuto che è stato sia nelle carceri minorili sia in quelle per adulti. Il direttore e il detenuto sono oggi uniti da Nessuno tocchi Caino a cui sono iscritti: uno è alla ricerca di qualcosa di meglio del carcere, l’altro in carcere è diventato un uomo migliore.</em></p>
<p>Dopo quarant’anni di navigazione tra i tribunali e le carceri, per adulti e per i minorenni, posso dire di avere scoperto una vocazione diversa. Dirigo l’Istituto Penale per i Minorenni <em>“Nicola Fornelli</em>” di Bari. Da notare che gli istituti di pena minorili, un tempo, erano intitolati a giuristi o pedagogisti: per esempio, “Cesare Beccaria”, filosofo del diritto quello di Milano e <em>“Nicola Fornelli</em>”, pedagogista, quello di Bari. Intitolare le carceri minorili a giuristi e a pedagogisti nell’epoca della<strong> Prima Repubblica,</strong> era un segno di civiltà. Significava riconoscere nei detenuti, prima di tutto, persone titolari di diritti.</p>
<p>La nostra Costituzione repubblicana, d’altronde, riconosce e tutela la persona e pone il rispetto della sua dignità come limite invalicabile. Tutti ricordano che <strong>l’articolo 27</strong>, nella seconda parte del comma 3, sancisce che <em>“Le pene … devono tendere alla rieducazione del condannato”.</em> Ma spesso dimenticano la prima parte del comma 3, scritta da<strong> Aldo Moro,</strong> che recita: <em>“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità</em>”. Ebbene, questa parte del comma 3 basterebbe da sola. È il cuore del pensiero costituzionale: l’intangibilità e l’inviolabilità della persona. La seconda parte del comma è teleologica, indica uno scopo, ma già la prima definisce il limite che il diritto penale non può mai superare.</p>
<p>Se è vero che <em>“poena”,</em> in latino, significa <em>“sofferenza”,</em> l’unica sofferenza legittima che lo Stato può infliggere alle persone detenute è la privazione della libertà, non quella della dignità umana. I Costituenti erano più avanti di noi. Noi, restiamo legati a una visione carcerocentrica della pena. Per la maggior parte di noi, pena è sinonimo di carcere. E così, ancor oggi, capita di ascoltare frasi come: “<em>Bisogna buttare la chiave; a questi gli danno pure la televisione, il pranzo, la cena e possono comprare anche la birra il vino e le sigarette”.</em> Ma niente di tutto questo è scritto nei Codici, neppure nel <strong>Codice Penale</strong> varato in epoca fascista e tuttora vigente, che individuava solo pene detentive e pene pecuniarie, intese come privazione della libertà o come sacrificio patrimoniale. Fortunatamente, noi, repubblicani, ci siamo evoluti: abbiamo introdotto pene alternative e pene sostitutive, forme diverse di espiazione della pena. E oggi, finalmente, compare nel nostro ordinamento un altro concetto rivoluzionario: la giustizia riparativa e, ancor prima, la mediazione penale. Era ora di superare il paradigma puramente retributivo della pena, anacronistico rispetto allo spirito dell’<strong>articolo 27</strong> della <strong>Costituzione.</strong></p>
<p>Nel circuito penitenziario minorile la detenzione è diventata residuale: pur aumentati negli ultimi due anni, in Italia, oggi, i minori ristretti sono appena 600/650 su una popolazione di 63 milioni di abitanti. Vuol dire che abbiamo realizzato il principio della residualità della detenzione minorile. E il mio compito di dirigente penitenziario minorile, insieme a tutti gli altri membri dell’equipe di osservazione e trattamento, è di costruire per ciascun ragazzo un progetto educativo individualizzato, per accelerare il più possibile la sua fuoriuscita, non solo dal circuito penitenziario, ma anche, laddove possibile, dal procedimento penale. Non lo facciamo per buonismo, ma per fedeltà ai dettami della Costituzione.</p>
<p>Mi preme dire, poi, che le vittime dei reati sono parte integrante del nostro lavoro. Analizzare il reato significa anche considerare il danno arrecato alle vittime, significa comprendere le conseguenze dei reati commessi: innanzitutto sul responsabile, poi sulla sua famiglia e infine sulla vittima e sulla comunità. Non dobbiamo mai confondere la giustizia con la vendetta, dobbiamo tenere presente che la responsabilità penale è personale e che riconoscere le proprie responsabilità è il punto di partenza, non di arrivo, di un percorso di emenda e di revisione critica dei vissuti. A partire da lì, si deve costruire una prospettiva di restituzione e di reintegrazione sociale, lavorando tutti insieme con gli autori di reato, magistrati, difensori, famiglie e società civile.</p>
<p>Alla fine del percorso, i ragazzi, dal carcere, li rimandiamo a casa: li restituiamo alle famiglie che li hanno spesso trascurati, agli amici che li hanno corrotti, alla comunità locale che li ha, prima, dimenticati e, poi, emarginati e stigmatizzati. Come sappiamo, la <strong>pena dell’ergastolo</strong> è stata dichiarata inapplicabile ai minorenni dalla <strong>Corte Costituzionale.</strong> Riflettiamo su questa pronuncia della Corte, non aspettiamo di passare dall’altra parte della barricata per comprendere davvero quanto rispetto umano dobbiamo alle persone private della libertà. Non è retorica, è l’applicazione fedele delle norme e dei precetti della Costituzione della Repubblica Italiana.</p>]]> </content:encoded>
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<title>“Cari ragazzi, non ne vale la pena”: lettera di un detenuto ad Opera</title>
<link>https://www.eventi.news/cari-ragazzi-non-ne-vale-la-pena-lettera-di-un-detenuto-ad-opera</link>
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<description><![CDATA[ Io vengo da Napoli centro, dal quartiere di Forcella. Sono cresciuto senza papà. Vivevamo tutti insieme in un “basso”. Oggi li chiamano “caratteristici”, li descrivono come posti pittoreschi e turistici, ma lì si mangiava e si dormiva, e basta. A due passi da casa c’erano le fogne, che poi sono diventate il mio habitat, perché […] ]]></description>
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<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 12:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>“Cari, ragazzi, non, vale, pena”:, lettera, detenuto, Opera</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Io vengo da <strong>Napoli</strong> centro, dal quartiere di <strong>Forcella.</strong> Sono cresciuto senza papà. Vivevamo tutti insieme in un <em>“basso”.</em> Oggi li chiamano <em>“caratteristici”,</em> li descrivono come posti pittoreschi e turistici, ma lì si mangiava e si dormiva, e basta. A due passi da casa c’erano le fogne, che poi sono diventate il mio habitat, perché da ragazzo ci scendevo dentro, scavavo tunnel, mi arrangiavo, non avevo paura dei topi. Io ho cinque figli, dieci nipoti e due pronipoti. Sono stato salvato da una grande donna, e non è facile incontrarne una così. È lei che ha cresciuto la famiglia: tutti i miei figli si sono laureati, nonostante la mia assenza per quasi tutta la loro vita.</p>
<p>Purtroppo ancora oggi tante persone ci giudicano, ci scaricano addosso un sacco di pregiudizi e di storie. È vero, noi abbiamo sbagliato – senza dubbio – ma bisognerebbe guardare anche chi ha sbagliato con noi, quando non avevamo neppure da mangiare. Non è solo un modo di dire che “sono nato in carcere”: io ci sono proprio nato. Ho trascorso i miei primi due anni di vita lì, con mia madre, nel reparto di allattamento. Quello è stato l’inizio, una salita ripida da subito. E da lì, sinceramente, non ho capito più niente. Da bambino sono passato dai collegi alle case di rieducazione, fino alle <strong>carceri.</strong> Poi sono arrivati i<strong> regimi speciali</strong>: <strong>articolo 90, 41-bis, AS1, AS3. </strong>Adesso mi trovo nel <strong>carcere di Opera</strong>, dove sono da nove anni. È proprio qui che ho trovato finalmente la risposta che cercavo da sempre, da quando ero bambino. Perché in realtà bambino non lo sono mai stato: a 6 o 7 anni già portavo il pane a casa, perché bisognava mangiare. Sant’Agostino diceva che<em> “il bisogno non ha legge”</em>: è la giungla. Nella giungla chi è più forte va avanti, l’altro soccombe. Così è stata la mia vita, una giungla. E alla fine ti accorgi che non ne vale la pena. Ti puoi anche arricchire, ma poi ti ritrovi a passare vent’anni – o più – in posti come questi. Vi voglio dire solo una cosa: non ne vale assolutamente la pena. Io non ho cresciuto i miei figli, né i miei nipoti, né i miei pronipoti. Non mi sono goduto mia moglie. E pensare che mia moglie è uno spettacolo, bella come una modella! In casa la prendono ancora in giro, la chiamano <em>“la signorina</em>”, perché le sono mancato per tutta la vita. Ma lei è stata la mia fortuna.</p>
<p>Adesso, a 68 anni, sto per laurearmi in Scienze dei Beni Culturali; ho preso il massimo dei voti e anche un attestato di Operatore Socio Sanitario. Questa è la cosa più importante che voglio dire: acculturatevi. Io ero considerato un <em>“ingegnere”,</em> ma solo perché aprivo casseforti, facevo tunnel, mi arrangiavo. Eppure ero un analfabeta funzionale: sapevo fare tutto, ma non avevo cultura. E quando non hai cultura, torni sempre indietro. Torni al punto di partenza. Se in carcere ti trattano male, con cattiveria, esci ancora peggio. Così era la mia storia: ogni volta peggioravo. Oggi invece, a Opera, ho trovato un luogo che mi ha dato opportunità vere, e le ho colte tutte. Finalmente, da un anno e mezzo, ho ottenuto i primi permessi. Prima, in più di quarant’anni, non avevo mai avuto niente, nemmeno mezz’ora di libertà. Ora vedo le cose in modo diverso. Non rinnego nulla, tranne gli errori inutili.</p>
<p>Noi ragazzi di strada valiamo, basta capire dove mettere le nostre energie. Chi sa arrangiarsi – se lo fa nel modo giusto, legalmente – può cambiare davvero. Ai miei tempi era più difficile, al Sud c’erano tante storie, e spesso ti trovavi coinvolto tuo malgrado. Ma se hai dignità, se riconosci i tuoi errori e li paghi di persona, allora puoi rialzarti. Paghi le conseguenze, ti fai un resoconto di coscienza e vai avanti con dignità.</p>
<p>Io vi dico solo questo: non ne vale la pena. Non nel senso della pena carceraria, ma dei rimorsi. Perché ogni mattina ti svegli e pensi: <em>“Chissà quante volte i miei figli, mia moglie, i miei nipoti avevano bisogno di me… e io non c’ero.</em>” Mia moglie, poi, è una donna forte. A volte mi portava i saluti di tanti amici miei. Ma quando sono uscito e le ho detto:<em> “Andiamo a trovarli”,</em> lei mi ha risposto:<em> “Dove vuoi andare? Al cimitero. Sono tutti morti.</em>” Ecco perché vi dico: godetevi la vita.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Le cinque bufale di Pd, M5s e Avs sul referendum sulla giustizia</title>
<link>https://www.eventi.news/le-cinque-bufale-di-pd-m5s-e-avs-sul-referendum-sulla-giustizia</link>
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<description><![CDATA[ Si chiude una campagna referendaria segnata da toni accesi e contrapposizioni nette. Ma accanto al confronto nel merito, non sono mancate semplificazioni e ricostruzioni controverse. Molte critiche avanzate dal fronte del No, infatti, vengono contestate da giuristi ed esperti. Ecco un’analisi delle principali accuse per capire cosa prevede davvero la riforma. 
  
&quot;L&#039;obiettivo della riforma è indebolire l&#039;autonomia della magistratura&quot;, dice il Pd 
Alla base di questa accusa, scritta nelle slide del sito del Pd dove sono elencati i motivi per cui votare No, ci sarebbe la volontà del governo di sottoporre il pubblico ministero (pm) all&#039;esecutivo. La segretaria del Pd Elly Schlein ha detto esplicitamente che la riforma avrà come conseguenza la sottoposizione del pm al governo. Questa tesi non trova fondamento nel testo della riforma. Augusto Barbera, ex presidente della Corte Costituzionale e cinque volte parlamentare per il Pci, nel libro intervista del Foglio uscito il 21 febbraio a cura di Ermes Antonucci, dice che il testo della riforma &quot;non solo conferma le garanzie di autonomia e indipendenza per la magistratura previste dalla Costituzione vigente, ma le rafforza, perché esclude la possibilità che si possa incidere sulle garanzie di indipendenza dei pm con la legge ordinaria, imponendo invece il ricorso alla legge costituzionale. Qualunque norma che, entrata in vigore la riforma, dovesse attentare a quella indipendenza, dovrebbe essere sanzionata dalla Corte Costituzionale&quot;. 
Attualmente, l&#039;articolo 104 della Costituzione stabilisce che &quot;la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere&quot;. La riforma Nordio aggiunge a questa frase la seguente espressione: &quot;Ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente&quot;. Proprio come dice Barbera: una conferma di quanto oggi sta scritto e un rafforzamento delle garanzie di autonomia e indipendenza del pm.  
  
 
  
&quot;Le conseguenze concrete della riforma dipenderanno dalle leggi successive&quot;. L&#039;allarme del M5s 
Se dovesse vincere il Sì, alcuni aspetti della riforma dovranno trovare completamento attraverso i decreti attuativi. Quest&#039;ultimi definiranno i dettagli operativi del nuovo sistema (come peraltro già avviene oggi). Tra i punti principali, i decreti stabiliranno il numero totale dei componenti dei due nuovi Csm (mantenendo però l&#039;attuale proporzione tra magistrati e membri laici), le regole pratiche per estrarre a sorte i magistrati e, soprattutto, i due paletti che determinano quanto la politica potrà influenzare la scelta dei membri laici: la maggioranza richiesta al Parlamento per approvare la lista dei candidati e il numero di persone che dovranno farne parte prima che intervenga il sorteggio finale. 
Il problema, e qui sta la bufala, è che detta così sembra che il governo possa fare come gli pare, stabilendo una maggioranza semplice per definire l&#039;elenco dei candidati laici, così che questi possano essere espressione dell&#039;esecutivo in carica. Non è così. Secondo il costituzionalista Giovanni Guzzetta, intervistato da questo giornale, è &quot;fantadiritto&quot;. “La dottrina costituzionale - ha detto Guzzetta - ritiene che l’articolo 64 della Costituzione, che prevede il ricorso alla maggioranza semplice, non sia applicabile all’elezione di organi di garanzia, come il Csm. In altre parole, sulla base dei princìpi costituzionali è doveroso per il legislatore prevedere delle maggioranze qualificate per l’elezione dei componenti di tali organi. Quindi siamo nel mondo della fantasia, si tratta di un’affermazione priva di fondamento. Siamo al puro complottismo”. 
Un dettaglio non da poco, dato che &quot;maggioranza qualificata&quot; significa avere i 2/3 dei voti o i 3/5, il che non permetterebbe alla maggioranza attuale di fare il bello e il cattivo tempo sulla definizione delle liste, ma sarebbe necessario un confronto anche con le opposizioni per definire la platea dei sorteggiabili per i due Csm e per l&#039;Alta Corte a rappresentanza della quota laica. La premier Giorgia Meloni, nell&#039;intervista al podcast di Mr. Marra e Fedez, ha detto che l&#039;idea è quella di mantenere l&#039;attuale impianto che prevede una maggioranza di tre quinti dei componenti del Parlamento. 
Un&#039;altra accusa molto frequente è quella secondo cui se i laici all&#039;interno del Csm saranno dieci, la maggioranza potrebbe stilare un elenco di undici nomi e poi procedere al sorteggio, di fatto rendendo inutile il sorteggio stesso. Ma i decreti attuativi, oltre a essere controfirmati dal presidente del Repubblica, che difficilmente potrà accettare uno scenario del genere, devono anche rispettare i &quot;principi e criteri direttivi&quot; stabiliti dalla legge. In breve: se il metodo previsto per l&#039;elezione è quello del sorteggio, stilare una lista così esigua di nomi tradirebbe la volontà del legislatore costituzionale, determinando una violazione degli articoli 101 e 104 che tutelano l&#039;indipendenza della magistratura. Se anche si decidesse di mettere in atto una tale follia, gli strumenti per fermarla non mancherebbero di certo (la legge attuativa finirebbe dritta alla Corte costituzionale, che difficilmente esprimerebbe un giudizio favorevole). 
  
 
 
  
&quot;Il sorteggio al Csm è antidemocratico&quot;, accusa Avs 
I motivi che hanno portato Avs a scrivere questa frase come ragione per votare No rimangono oscuri, ma il sorteggio non rappresenta un metodo inedito per il Csm e le istituzioni del paese. Innanzitutto, come scritto da Ermes Antonucci, &quot;da ben nove anni il Csm ha deciso di sua iniziativa di usare il sorteggio&quot; per selezionare i &quot;magistrati che devono far parte delle commissioni d&#039;esame per l&#039;accesso in magistratura&quot;. Una questione di grande rilevanza: cosa c’è di più importante di stabilire chi può o meno diventare magistrato? 
Non solo. La Costituzione prevede che a giudicare il presidente della Repubblica nei casi di alto tradimento o di attentato alla Costituzione sia la Corte Costituzionale integrata da sedici cittadini, che sono estratti a sorte da un elenco di quarantacinque cittadini scelti dal Parlamento in seduta comune. Anche la Corte d&#039;Assise, che si occupa dei reati più gravi come omicidi o stragi, è composta, oltre che da due magistrati di professione, anche da sei semplici cittadini che vengono estratti a sorte e giudicano avendo lo stesso peso dei giudici, applicando il principio costituzionale della partecipazione diretta del popolo all&#039;amministrazione della giustizia, secondo l&#039;art. 102 della Costituzione. 
Secondo i fautori del No, inoltre, il sorteggio non dovrebbe essere adottato perché al Csm potrebbero finirci magistrati impreparati. Antonio Leone, più volte parlamentare e consigliere laico del Csm dal 2014 al 2018, parlando con il Foglio ha detto che questa accusa è in realtà &quot;una sciocchezza perché i magistrati sono valutati nel novantanove per cento dei casi come tutti bravi e competenti. Chi sostiene questo, peraltro, non conosce come funziona il Csm, la cui attività si basa principalmente sul lavoro della burocrazia interna (centro studi, magistrati segretari, funzionari, ecc.). Ecco perché non ha senso dire che al Csm devono andare solo i magistrati più preparati”.  
Un&#039;altra balla a cui spesso ricorre il fronte del No, ben descritta da un intervento pubblicato sul Foglio del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, è che il Csm sia un organo di rappresentanza e che dunque chi ne fa parte deve essere di diretta emanazione elettiva. Ma, secondo Mulè, &quot;si tratta di un’eresia perché il Csm non è affatto organo di rappresentanza ma unicamente di alta amministrazione. Significa che il Csm si occupa di nomine, promozioni, trasferimenti e non deve, non può occuparsi di politica (che invece pretende il sistema elettivo dovendo rappresentare il popolo)&quot;. D&#039;accordo su questo punto anche Guido Melis, ex deputato del Pd e storico della magistratura, che su queste colonne ha detto che il sorteggio è &quot;l’unico strumento per togliere questa cappa che opprime tantissimi giovani e validi magistrati, che sono soprattutto donne”. 
  
 
  
Secondo il Pd &quot;l&#039;Alta Corte è un tribunale politico per colpire i giudici&quot; 
Il fronte del No dimentica di dire che i giudici provenienti dalla magistratura costituiranno l’ampia maggioranza nell’Alta corte: 9 su 15. Altri tre giudici saranno nominati dal presidente della Repubblica e altri tre eletti tramite sorteggio dal Parlamento. Quindi non c&#039;è nessuna possibilità che &quot;la politica&quot; controlli l&#039;Alta Corte. 
Anche Fabrizio Merluzzi, noto avvocato penalista e presidente della Camera penale di Roma dal 2010 al 2012, a questo giornale ha detto che nella costituzione di un&#039;Alta Corte non ci vede &quot;nulla di scandaloso. La riforma della legge professionale ha tolto ai consigli dell’ordine di appartenenza la funzione disciplinare proprio perché questo assetto non garantiva terzietà. Mi chiedo allora perché un’Alta corte di giustizia, che peraltro sarà composta per tre quinti da magistrati, dovrebbe rappresentare un pericolo&quot;. 
Inoltre, il viceministro Francesco Paolo Sisto, parlando con il Foglio ha spiegato perché l&#039;Alta Corte sarà utile per i cittadini: “Un organo autonomo e indipendente di disciplina rende più responsabile il giudice, che dovrà riflettere meglio su ogni scelta, e questo rappresenta un indubbio vantaggio per il cittadino sul piano delle garanzie”. 
A ben vedere, anzi, grazie all&#039;istituzione di questo nuovo organo si ottiene un rafforzamento del ruolo del capo dello stato, come sottolineato da Lorenza Violini, giurista e professoressa di Diritto costituzionale alla Statale di Milano: &quot;Oggi il presidente ha un potere di raccordo con gli altri poteri dello stato e le funzioni di ordinaria amministrazione sono in realtà portate avanti dal vicepresidente del Csm e dai membri eletti dal Parlamento. Che nella formazione di questo nuovo organo ci possa essere un contributo diretto del presidente della Repubblica è un fattore positivo”. 
  
 
  
&quot;I pm non saranno più imparziali, ma super accusatori verso i cittadini comuni&quot;, dice il M5s 
Accanto all&#039;accusa di una sottomissione del pm all&#039;esecutivo, c&#039;è anche quella del pm &quot;super-poliziotto&quot;, che perderebbe l&#039;imparzialità diventando un avvocato dell&#039;accusa, disinteressato alla ricerca di prove a discolpa degli indagati. In realtà, la riforma non cancella l’articolo 358 del codice di procedura penale, secondo cui il pm deve svolgere anche indagini su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini. 
Per quanto riguarda il rapporto tra pm e polizia giudiziaria, utilizzando ancora le parole di Augusto Barbera si può facilmente capire come il rischio descritto dalle opposizioni sia fuori dalla realtà. &quot;L&#039;articolo 112 della Costituzione stabilisce che il pubblico ministero dispone della polizia giudiziaria&quot;, a testimonianza di come il collegamento tra pm e polizia esista già oggi. &quot;La polizia dipende dal pm e su questo non cambierà niente - continua - I pm eserciteranno l&#039;azione penale e non dovranno rispondere al potere politico. L&#039;azione penale rimane obbligatoria non essendo stato toccato l&#039;articolo 112 della Costituzione. D&#039;altronde la parola ultima e decisiva su ogni iniziativa giudiziaria spetterà sempre al giudice, terzo, imparziale e soggetto solo alla legge&quot;. Mentre sul pubblico ministero che andrebbe solo alla ricerca di condanne, soprattutto nei confronti dei cittadini e dei più deboli, Barbera dice che non capisce &quot;perché dovrebbe avvenire questo. Un pm che ha coscienza del proprio ruolo e ha onestà professionale porterà avanti l&#039;accusa quando avrà in mano gli elementi per poterlo fare. E quindi tenendo conto anche di ciò che può essere portato a difesa dell&#039;indagato. Non cambierebbe nulla&quot;. 
  
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 17:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiude una campagna referendaria segnata da toni accesi e contrapposizioni nette. Ma accanto al confronto nel merito, non sono mancate semplificazioni e ricostruzioni controverse. Molte critiche avanzate dal fronte del No, infatti, vengono contestate da giuristi ed esperti. Ecco un’analisi delle principali accuse per capire cosa prevede davvero la riforma.</p> 
<p> </p> 
<h2>"L'obiettivo della riforma è indebolire l'autonomia della magistratura", dice il Pd</h2> 
<p>Alla base di questa accusa, scritta nelle slide del sito del Pd dove sono elencati i motivi per cui votare No, ci sarebbe la volontà del governo di sottoporre il pubblico ministero (pm) all'esecutivo. La segretaria del Pd Elly Schlein ha detto esplicitamente che la riforma avrà come conseguenza la sottoposizione del pm al governo. Questa tesi non trova fondamento nel testo della riforma. <strong>Augusto Barbera</strong>, ex presidente della Corte Costituzionale e cinque volte parlamentare per il Pci, <a href="https://www.ilfoglio.it/gli-speciali-del-foglio/2026/02/20/news/cambiare-la-giustizia-e-giusto-e-non-e-di-destra-un-nuovo-libro-del-foglio-8687753/">nel libro intervista del Foglio uscito il 21 febbraio a cura di Ermes Antonucci</a>, dice che il testo della riforma<strong> "non solo conferma le garanzie di autonomia e indipendenza per la magistratura previste dalla Costituzione vigente, ma le rafforza, perché esclude la possibilità che si possa incidere sulle garanzie di indipendenza dei pm con la legge ordinaria, imponendo invece il ricorso alla legge costituzionale. Qualunque norma che, entrata in vigore la riforma, dovesse attentare a quella indipendenza, dovrebbe essere sanzionata dalla Corte Costituzionale".</strong></p> 
<p>Attualmente, l'articolo 104 della Costituzione stabilisce che "la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere". La riforma Nordio aggiunge a questa frase la seguente espressione: "Ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente". Proprio come dice Barbera: una conferma di quanto oggi sta scritto e un rafforzamento delle garanzie di autonomia e indipendenza del pm. </p> 
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<p> </p> 
<h2>"Le conseguenze concrete della riforma dipenderanno dalle leggi successive". L'allarme del M5s</h2> 
<p>Se dovesse vincere il Sì, alcuni aspetti della riforma dovranno trovare completamento attraverso i decreti attuativi. Quest'ultimi definiranno i dettagli operativi del nuovo sistema (come peraltro già avviene oggi).<strong> Tra i punti principali, i decreti stabiliranno il numero totale dei componenti dei due nuovi Csm</strong> (mantenendo però l'attuale proporzione tra magistrati e membri laici), <strong>le regole pratiche per estrarre a sorte i magistrati e, soprattutto, i due paletti che determinano quanto la politica potrà influenzare la scelta dei membri laici: la maggioranza richiesta al Parlamento per approvare la lista dei candidati e il numero di persone che dovranno farne parte prima che intervenga il sorteggio finale.</strong></p> 
<p>Il problema, e qui sta la bufala, è che detta così sembra che il governo possa fare come gli pare, stabilendo una maggioranza semplice per definire l'elenco dei candidati laici, così che questi possano essere espressione dell'esecutivo in carica. Non è così. Secondo il costituzionalista <strong>Giovanni Guzzetta</strong>, intervistato da questo giornale, è "fantadiritto". <strong>“La dottrina costituzionale - ha detto Guzzetta - ritiene che l’articolo 64 della Costituzione, che prevede il ricorso alla maggioranza semplice, non sia applicabile all’elezione di organi di garanzia, come il Csm. In altre parole, sulla base dei princìpi costituzionali è doveroso per il legislatore prevedere delle maggioranze qualificate per l’elezione dei componenti di tali organi. Quindi siamo nel mondo della fantasia, si tratta di un’affermazione priva di fondamento. Siamo al puro complottismo”.</strong></p> 
<p>Un dettaglio non da poco, dato che "maggioranza qualificata" significa avere i 2/3 dei voti o i 3/5, il che non permetterebbe alla maggioranza attuale di fare il bello e il cattivo tempo sulla definizione delle liste, ma sarebbe necessario un confronto anche con le opposizioni per definire la platea dei sorteggiabili per i due Csm e per l'Alta Corte a rappresentanza della quota laica. La premier <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/18/news/-meloni-da-fedez-una-mossa-intelligente-il-no-di-schlein-e-coerente-l-analisi-di-filippo-sensi-pd--8801332/">Giorgia Meloni, nell'intervista al podcast di Mr. Marra e Fedez,</a> ha detto che l'idea è quella di mantenere l'attuale impianto che prevede una maggioranza di tre quinti dei componenti del Parlamento.</p> 
<p>Un'altra accusa molto frequente è quella secondo cui se i laici all'interno del Csm saranno dieci, la maggioranza potrebbe stilare un elenco di undici nomi e poi procedere al sorteggio, di fatto rendendo inutile il sorteggio stesso. Ma i decreti attuativi, oltre a essere controfirmati dal presidente del Repubblica, che difficilmente potrà accettare uno scenario del genere, devono anche rispettare i "principi e criteri direttivi" stabiliti dalla legge. In breve: <strong>se il metodo previsto per l'elezione è quello del sorteggio, stilare una lista così esigua di nomi tradirebbe la volontà del legislatore costituzionale, determinando una violazione degli articoli 101 e 104 che tutelano l'indipendenza della magistratura. Se anche si decidesse di mettere in atto una tale follia, gli strumenti per fermarla non mancherebbero di certo (la legge attuativa finirebbe dritta alla Corte costituzionale, che difficilmente esprimerebbe un giudizio favorevole).</strong></p> 
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<h2>"Il sorteggio al Csm è antidemocratico", accusa Avs</h2> 
<p>I motivi che hanno portato Avs a scrivere questa frase come ragione per votare No rimangono oscuri, ma il sorteggio non rappresenta un metodo inedito per il Csm e le istituzioni del paese. Innanzitutto, come scritto da Ermes Antonucci, <strong>"da ben nove anni il Csm ha deciso di sua iniziativa di usare il sorteggio" per selezionare i "magistrati che devono far parte delle commissioni d'esame per l'accesso in magistratura".</strong> Una questione di grande rilevanza: cosa c’è di più importante di stabilire chi può o meno diventare magistrato?</p> 
<p>Non solo. La Costituzione prevede che a giudicare il presidente della Repubblica nei casi di alto tradimento o di attentato alla Costituzione sia la Corte Costituzionale integrata da sedici cittadini, che sono estratti a sorte da un elenco di quarantacinque cittadini scelti dal Parlamento in seduta comune. Anche la Corte d'Assise, che si occupa dei reati più gravi come omicidi o stragi, è composta, oltre che da due magistrati di professione, anche da sei semplici cittadini che vengono estratti a sorte e giudicano avendo lo stesso peso dei giudici, applicando il principio costituzionale della partecipazione diretta del popolo all'amministrazione della giustizia, secondo l'art. 102 della Costituzione.</p> 
<p>Secondo i fautori del No, inoltre, il sorteggio non dovrebbe essere adottato perché al Csm potrebbero finirci magistrati impreparati. <strong>Antonio Leone</strong>, più volte parlamentare e consigliere laico del Csm dal 2014 al 2018, parlando con il Foglio ha detto che questa accusa è in realtà "una sciocchezza <strong>perché i magistrati sono valutati nel novantanove per cento dei casi come tutti bravi e competenti. Chi sostiene questo, peraltro, non conosce come funziona il Csm, la cui attività si basa principalmente sul lavoro della burocrazia interna (centro studi, magistrati segretari, funzionari, ecc.). Ecco perché non ha senso dire che al Csm devono andare solo i magistrati più preparati”. </strong></p> 
<p>Un'altra balla a cui spesso ricorre il fronte del No, ben descritta da un intervento pubblicato sul Foglio del vicepresidente della Camera <strong>Giorgio Mulè</strong>, è che il Csm sia un organo di rappresentanza e che dunque chi ne fa parte deve essere di diretta emanazione elettiva. Ma, secondo Mulè, <strong>"si tratta di un’eresia perché il Csm non è affatto organo di rappresentanza ma unicamente di alta amministrazione. Significa che il Csm si occupa di nomine, promozioni, trasferimenti e non deve, non può occuparsi di politica (che invece pretende il sistema elettivo dovendo rappresentare il popolo)". </strong>D'accordo su questo punto anche <strong>Guido Melis</strong>, ex deputato del Pd e storico della magistratura, che su queste colonne ha detto che il sorteggio è<strong> "l’unico strumento per togliere questa cappa che opprime tantissimi giovani e validi magistrati, che sono soprattutto donne”.</strong></p> 
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<h2>Secondo il Pd "l'Alta Corte è un tribunale politico per colpire i giudici"</h2> 
<p>Il fronte del No dimentica di dire che<strong> i giudici provenienti dalla magistratura costituiranno l’ampia maggioranza nell’Alta corte: 9 su 15.</strong> Altri tre giudici saranno nominati dal presidente della Repubblica e altri tre eletti tramite sorteggio dal Parlamento. Quindi non c'è nessuna possibilità che "la politica" controlli l'Alta Corte.</p> 
<p>Anche <strong>Fabrizio Merluzzi</strong>, noto avvocato penalista e presidente della Camera penale di Roma dal 2010 al 2012, a questo giornale ha detto che nella costituzione di un'Alta Corte non ci vede<strong> "nulla di scandaloso. La riforma della legge professionale ha tolto ai consigli dell’ordine di appartenenza la funzione disciplinare proprio perché questo assetto non garantiva terzietà. Mi chiedo allora perché un’Alta corte di giustizia, che peraltro sarà composta per tre quinti da magistrati, dovrebbe rappresentare un pericolo".</strong></p> 
<p>Inoltre, il viceministro <strong>Francesco Paolo Sisto</strong>, parlando con il Foglio ha spiegato perché l'Alta Corte sarà utile per i cittadini:<strong> “Un organo autonomo e indipendente di disciplina rende più responsabile il giudice, che dovrà riflettere meglio su ogni scelta, e questo rappresenta un indubbio vantaggio per il cittadino sul piano delle garanzie”.</strong></p> 
<p>A ben vedere, anzi, grazie all'istituzione di questo nuovo organo si ottiene un rafforzamento del ruolo del capo dello stato, come sottolineato da <strong>Lorenza Violini</strong>, giurista e professoressa di Diritto costituzionale alla Statale di Milano: "<strong>Oggi il presidente ha un potere di raccordo con gli altri poteri dello stato e le funzioni di ordinaria amministrazione sono in realtà portate avanti dal vicepresidente del Csm e dai membri eletti dal Parlamento. Che nella formazione di questo nuovo organo ci possa essere un contributo diretto del presidente della Repubblica è un fattore positivo”.</strong></p> 
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<h2>"I pm non saranno più imparziali, ma super accusatori verso i cittadini comuni", dice il M5s</h2> 
<p>Accanto all'accusa di una sottomissione del pm all'esecutivo, c'è anche quella del pm "super-poliziotto", che perderebbe l'imparzialità diventando un avvocato dell'accusa, disinteressato alla ricerca di prove a discolpa degli indagati. In realtà, <strong>la riforma non cancella l’articolo 358 del codice di procedura penale, secondo cui il pm deve svolgere anche indagini su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini</strong>.</p> 
<p>Per quanto riguarda il rapporto tra pm e polizia giudiziaria, utilizzando ancora le parole di <strong>Augusto Barbera </strong>si può facilmente capire come il rischio descritto dalle opposizioni sia fuori dalla realtà. "L'articolo 112 della Costituzione stabilisce che il pubblico ministero dispone della polizia giudiziaria", a testimonianza di come il collegamento tra pm e polizia esista già oggi. <strong>"La polizia dipende dal pm e su questo non cambierà niente - continua - I pm eserciteranno l'azione penale e non dovranno rispondere al potere politico. L'azione penale rimane obbligatoria non essendo stato toccato l'articolo 112 della Costituzione. D'altronde la parola ultima e decisiva su ogni iniziativa giudiziaria spetterà sempre al giudice, terzo, imparziale e soggetto solo alla legge".</strong> Mentre sul pubblico ministero che andrebbe solo alla ricerca di condanne, soprattutto nei confronti dei cittadini e dei più deboli, Barbera dice che non capisce "perché dovrebbe avvenire questo. <strong>Un pm che ha coscienza del proprio ruolo e ha onestà professionale porterà avanti l'accusa quando avrà in mano gli elementi per poterlo fare. E quindi tenendo conto anche di ciò che può essere portato a difesa dell'indagato. Non cambierebbe nulla".</strong></p> 
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<title>La storia dell’ex sindaco arrestato su richiesta di Gratteri e assolto </title>
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<description><![CDATA[ Ben 202 misure cautelari: 139 in carcere, 50 ai domiciliari, 12 obblighi di dimora, una misura interdittiva; oltre 250 gli indagati. Fra gli arrestati un nome eccellente: l’avvocato Marcello Manna,... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 17:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Un bel Sì contro la gogna</title>
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<description><![CDATA[ Oltre i numeri, c’è la ciccia. Oltre la riforma, c’è una direzione. Oltre la contrapposizione tra destra e sinistra, c’è un tema cruciale, decisivo, intorno al quale si decide non il futuro di una riforma ma, senza retorica, un pezzo del futuro dell’Italia. Non si può capire la ragione più profonda per cui è necessario votare con convinzione Sì al referendum costituzionale senza provare a concentrarsi per un istante su una parola importante, comparsa poco in queste settimane nel dibattito della campagna referendaria. La parola in questione sembra scollegata dagli ingranaggi del Csm, dalla separazione delle carriere, dall’Alta corte disciplinare. Ma una volta messa a fuoco sarà più semplice capire cosa c’è davvero in ballo con il voto sulla riforma della giustizia. Una parola, cinque lettere, un mostro: gogna. Si vota sul futuro del Csm, al referendum costituzionale. Si vota sulla terzietà del giudice. Si vota sulla limitazione del potere delle correnti della magistratura. Si vota sulla fine dell’equivoco storico per cui la magistratura, per essere indipendente, deve essere irresponsabile. Ma se si presta un minimo di attenzione a quella che è la vera sfida in ballo con il voto sul referendum, si capirà facilmente che il vero voto, il 22 e il 23 marzo, è prima di tutto attorno a questo tema: vuoi provare o no ad avere un paese migliore, in cui gli ingranaggi della gogna vengono limitati con un argine, o vuoi continuare a vivere in un paese in cui i pubblici ministeri possono usufruire di un’immunità pressoché assoluta che consente loro di alimentare il processo mediatico, trasformando ogni cittadino in un furfante fino a prova contraria, ogni imprenditore in un criminale fino a prova contraria e ogni teorema, ogni sospetto, in una prova di colpevolezza? Si vota Sì al referendum costituzionale per molte ragioni. Ma la ragione principale per cui votare Sì probabilmente è questa: cercare di raddrizzare la rotta impazzita della giustizia italiana, allontanandola il più possibile dal giustizialismo, dando nuova credibilità alla magistratura, dando la possibilità al giudice di essere più forte, dando la possibilità a ogni cittadino di avere più speranze di essere considerato innocente fino a prova contraria, ponendo degli argini alle esondazioni incontrollate delle procure e intervenendo sui meccanismi di un sistema che ha trasformato l’Italia in una Repubblica fondata sulla gogna. Pochi numeri possono aiutare a capire la dimensione del problema. Il 78 per cento dei magistrati sottoposti ad azione disciplinare viene assolto o riceve un non luogo a procedere. Su 6.485 errori giudiziari tra il 2018 e il 2024 sono stati processati in tutto dodici magistrati: di questi dodici, uno è stato condannato al trasferimento, nove hanno ricevuto la censura. Tra il 2021 e il 2025, il 99,2 per cento dei magistrati ha ottenuto una valutazione positiva di professionalità dal Consiglio superiore della magistratura, cioè è stato promosso a livelli superiori di carriera e di retribuzione.  
  
Nel 2024, le percentuali di accoglimento delle richieste dei pubblici ministeri da parte dei giudici per le indagini preliminari hanno registrato valori bulgari: 94 per cento di sì per le richieste di autorizzazione a disporre intercettazioni, 95 per cento di sì per le convalide dei decreti di urgenza, 99 per cento di sì per le richieste di proroga delle intercettazioni, 100 per cento di sì per i decreti di proroga urgente, 85 per cento di sì per la richiesta di proroga dei termini delle indagini preliminari. Negli ultimi due anni 226.000 persone sono state assolte in primo grado, benché la legge stabilisca che si possa mandare a giudizio solo se c’è una “ragionevole previsione di condanna”. Non ci vuole molto a capire, dunque, che un pubblico ministero più responsabilizzato sarà spinto più di oggi a cercare di costruire indagini basate più sui fatti che sui sospetti. Non ci vuole molto a capire che un giudice più terzo, consapevole che il suo futuro non dipenderà dal voto in Csm della corrente del pubblico ministero che ha di fronte in aula, avrà più margini d’azione per evitare che possano prendere forma indagini basate sul nulla. Non ci vuole molto a capire che un’Alta corte disciplinare avrà più margine d’azione rispetto a oggi per evitare che vi siano pubblici ministeri desiderosi di costruire indagini orientate più a regalare titoli ai giornali che a portare prove in tribunale. Non ci vuole molto a capire che un Consiglio superiore della magistratura in grado di diluire il peso delle correnti potrà aiutare a promuovere nelle procure magistrati che si sono fatti notare più per ciò che hanno fatto sul campo che per ciò che hanno fatto nei talk-show (d’altronde, a proposito di sorteggio, accettiamo che ci siano sei giudici popolari estratti a sorte nelle corti d’assise, sedici giudici estratti a sorte per giudicare il presidente della Repubblica, che magistrati vengano estratti a sorte per giudicare i ministri, ma non accettiamo che tra 7.000 magistrati che hanno superato il concorso, che possono decidere della vita delle persone e della loro libertà, non possano giudicare le carriere dei magistrati?). 
  
Una magistratura in grado di ribellarsi alla politicizzazione imposta dalle correnti avrà qualche incentivo in più di oggi per occuparsi meno di processo mediatico e più di giusto processo. E un pubblico ministero responsabilizzato, che si ritrova di fronte a un giudice terzo e a un’Alta corte disciplinare in grado di sanzionare eventuali errori, avrà qualche motivo in più per ricordarsi cosa prevede l’articolo 358 del codice di procedura penale, che impone al pubblico ministero di svolgere indagini non solo a carico, ma anche a favore dell’indagato (la figura del pm come super poliziotto, spauracchio evocato in campagna elettorale dal fronte del No, continuerebbe a esistere se non si cambia, non se si pongono degli argini). Votare Sì al referendum non aiuterà a sconfiggere del tutto la gogna, questo è evidente, perché la separazione delle carriere più importante, per lo stato di diritto, resta quella tra pubblico ministero e giornalisti. Ma un punto appare evidente: aiuterà a limitarla. Se non ci credete fate un esperimento. Non tutti coloro che voteranno No al referendum sono sostenitori della gogna. Ma tutti i sostenitori della gogna sono a favore del No. E si capisce anche il perché: indebolire gli ingranaggi del processo mediatico permette di offrire più garanzie ai cittadini, permette di creare limiti ai magistrati politicizzati, rende la vita meno semplice alle procure che esondano, costringe i magistrati a doversi occupare più di prove che di teoremi, e si capisce che per gli organi di stampa che hanno fondato la propria fortuna sull’uso della gogna e sui partiti politici che hanno utilizzato la magistratura come un surrogato della propria attività politica immaginare di avere un sistema giudiziario che cambia rotta, che tutela i magistrati per ciò che fanno e non per ciò che dicono, può essere considerato come un incubo, come un primo colpo all’allegra e spensierata stagione della caccia alle streghe. La battaglia contro la gogna, ovviamente, non finirà con questo referendum. Ma chi vota No non può non ricordare che la riforma della giustizia può aiutare a riparare gli ingranaggi di un sistema giudiziario in cui il culto della gogna e la cultura dello scalpo hanno creato una ferita profonda allo stato di diritto, al giusto processo e alla difesa delle nostre libertà. La scelta, in fondo, è tutta qui: combattere la gogna o assecondarla? Chi vuole combattere la gogna non può che fare una scelta: votare Sì. Buon referendum a tutti. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 17:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre i numeri, c’è la ciccia. Oltre la riforma, c’è una direzione. <strong>Oltre la contrapposizione tra destra e sinistra, c’è un tema cruciale, decisivo, intorno al quale si decide non il futuro di una riforma ma, senza retorica, un pezzo del futuro dell’Italia.</strong> Non si può capire la ragione più profonda per cui è necessario votare con convinzione Sì al <a href="https://www.ilfoglio.it/il-bi-e-il-ba/2026/03/20/news/il-processo-alle-intenzioni-al-referendum-sulla-giustizia-8806769/">referendum costituzionale</a> senza provare a concentrarsi per un istante su una parola importante, comparsa poco in queste settimane nel dibattito della campagna referendaria. La parola in questione sembra scollegata dagli ingranaggi del Csm, dalla separazione delle carriere,<a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/14/news/-pasticcio-sull-alta-corte-ennesima-fake-news-del-fronte-del-no-spiega-isabella-bertolini-csm--8784881/"> dall’Alta corte disciplinare. </a>Ma una volta messa a fuoco sarà più semplice capire cosa c’è davvero in ballo con il voto sulla riforma della giustizia.<strong> Una parola, cinque lettere, un mostro: gogna.</strong> Si vota sul futuro del Csm, al referendum costituzionale. Si vota sulla terzietà del giudice. Si vota sulla limitazione del potere delle correnti della magistratura. Si vota sulla fine dell’equivoco storico per cui la magistratura, per essere indipendente, deve essere irresponsabile. Ma se si presta un minimo di attenzione a quella che è la vera sfida in ballo con il voto sul referendum, si capirà facilmente che il vero voto, il 22 e il 23 marzo, è prima di tutto attorno a questo tema: vuoi provare o no ad avere un paese migliore, in cui gli ingranaggi della gogna vengono limitati con un argine,<strong> o vuoi continuare a vivere in un paese in cui i <a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/07/news/essere-di-parte-in-modo-imparziale-l-ossimoro-infranto-del-pm-8756208/">pubblici ministeri </a>possono usufruire di un’immunità pressoché assoluta che consente loro di alimentare il processo mediatico, trasformando ogni cittadino in un furfante fino a prova contraria, ogni imprenditore in un criminale fino a prova contraria e ogni teorema, ogni sospetto, in una prova di colpevolezza? </strong>Si vota Sì al referendum costituzionale per molte ragioni. Ma la ragione principale per cui votare Sì probabilmente è questa: <strong>cercare di raddrizzare la rotta impazzita della giustizia italiana, allontanandola il più possibile dal giustizialismo, dando nuova credibilità alla magistratura, dando la possibilità al giudice di essere più forte, dando la possibilità a ogni cittadino di avere più speranze di essere considerato innocente fino a prova contraria, ponendo degli argini alle esondazioni incontrollate delle procure e intervenendo sui meccanismi di un sistema che ha trasformato l’Italia in una Repubblica fondata sulla gogna.</strong> Pochi numeri possono aiutare a capire la dimensione del problema. Il 78 per cento dei magistrati sottoposti ad azione disciplinare viene assolto o riceve un non luogo a procedere. Su 6.485 errori giudiziari tra il 2018 e il 2024 sono stati processati in tutto dodici magistrati: di questi dodici, uno è stato condannato al trasferimento, nove hanno ricevuto la censura. Tra il 2021 e il 2025, il 99,2 per cento dei magistrati ha ottenuto una valutazione positiva di professionalità dal Consiglio superiore della magistratura, cioè è stato promosso a livelli superiori di carriera e di retribuzione. </p> 
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<p>Nel 2024, le percentuali di accoglimento delle richieste dei pubblici ministeri da parte dei giudici per le indagini preliminari hanno registrato valori bulgari: 94 per cento di sì per le richieste di autorizzazione a disporre intercettazioni, 95 per cento di sì per le convalide dei decreti di urgenza, 99 per cento di sì per le richieste di proroga delle intercettazioni, 100 per cento di sì per i decreti di proroga urgente, 85 per cento di sì per la richiesta di proroga dei termini delle indagini preliminari. <strong>Negli ultimi due anni 226.000 persone sono state assolte in primo grado, benché la legge stabilisca che si possa mandare a giudizio solo se c’è una “ragionevole previsione di condanna”.</strong> Non ci vuole molto a capire, dunque, che un pubblico ministero più responsabilizzato sarà spinto più di oggi a cercare di costruire indagini basate più sui fatti che sui sospetti. Non ci vuole molto a capire che un giudice più terzo, consapevole che il suo futuro non dipenderà dal voto in Csm della corrente del pubblico ministero che ha di fronte in aula, avrà più margini d’azione per evitare che possano prendere forma indagini basate sul nulla. Non ci vuole molto a capire che un’Alta corte disciplinare avrà più margine d’azione rispetto a oggi per evitare che vi siano pubblici ministeri desiderosi di costruire indagini orientate più a regalare titoli ai giornali che a portare prove in tribunale. Non ci vuole molto a capire che un Consiglio superiore della magistratura in grado di diluire il peso delle correnti potrà aiutare a promuovere nelle procure magistrati che si sono fatti notare più per ciò che hanno fatto sul campo che per ciò che hanno fatto nei talk-show (d’altronde, <a href="https://www.ilfoglio.it/bandiera-bianca/2026/03/20/news/se-i-magistrati-sono-tutti-uguali-il-sorteggio-non-e-un-problema-8811700/">a proposito di sorteggio,</a> accettiamo che ci siano sei giudici popolari estratti a sorte nelle corti d’assise, sedici giudici estratti a sorte per giudicare il presidente della Repubblica, che magistrati vengano estratti a sorte per giudicare i ministri, ma non accettiamo che tra 7.000 magistrati che hanno superato il concorso, che possono decidere della vita delle persone e della loro libertà, non possano giudicare le carriere dei magistrati?).</p> 
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<p>Una magistratura in grado di ribellarsi alla politicizzazione imposta dalle correnti avrà qualche incentivo in più di oggi per occuparsi meno di processo mediatico e più di giusto processo. E un pubblico ministero responsabilizzato, che si ritrova di fronte a un giudice terzo e a un’Alta corte disciplinare in grado di sanzionare eventuali errori, avrà qualche motivo in più per ricordarsi cosa prevede l’articolo 358 del codice di procedura penale, che impone al pubblico ministero di svolgere indagini non solo a carico, ma anche a favore dell’indagato (la figura del pm come super poliziotto, spauracchio evocato in campagna elettorale dal fronte del No, continuerebbe a esistere se non si cambia, non se si pongono degli argini). Votare Sì al referendum non aiuterà a sconfiggere del tutto la gogna, questo è evidente, perché la separazione delle carriere più importante, per lo stato di diritto, resta quella tra pubblico ministero e giornalisti. <strong>Ma un punto appare evidente: aiuterà a limitarla. Se non ci credete fate un esperimento. Non tutti coloro che voteranno No al referendum sono sostenitori della gogna. Ma tutti i sostenitori della gogna sono a favore del No. </strong>E si capisce anche il perché: indebolire gli ingranaggi del processo mediatico permette di offrire più garanzie ai cittadini, permette di creare limiti ai magistrati politicizzati, rende la vita meno semplice alle procure che esondano, costringe i magistrati a doversi occupare più di prove che di teoremi, e si capisce che per gli organi di stampa che hanno fondato la propria fortuna sull’uso della gogna e sui partiti politici che hanno utilizzato la magistratura come un surrogato della propria attività politica immaginare di avere un sistema giudiziario che cambia rotta, che tutela i magistrati per ciò che fanno e non per ciò che dicono, può essere considerato come un incubo, come un primo colpo all’allegra e spensierata stagione della caccia alle streghe. La battaglia contro la gogna, ovviamente, non finirà con questo referendum. <strong>Ma chi vota No non può non ricordare che la riforma della giustizia può aiutare a riparare gli ingranaggi di un sistema giudiziario in cui il culto della gogna e la cultura dello scalpo hanno creato una ferita profonda allo stato di diritto, al giusto processo e alla difesa delle nostre libertà.</strong> La scelta, in fondo, è tutta qui: combattere la gogna o assecondarla? Chi vuole combattere la gogna non può che fare una scelta: votare Sì. Buon referendum a tutti.</p>]]> </content:encoded>
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<title>“Faremo i conti”. Le parole che Gratteri ora nega di avere detto</title>
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<description><![CDATA[ Esistono uomini cui la realtà non basta, e non perché siano visionari, ma perché hanno esercitato per così lungo tempo il potere di stabilire cosa è vero che hanno finito per convincersi di averlo ... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 17:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Una detenzione ingiusta in Puglia ricorda perché quando la giustizia sbaglia pagano solo gli innocenti</title>
<link>https://www.eventi.news/una-detenzione-ingiusta-in-puglia-ricorda-perche-quando-la-giustizia-sbaglia-pagano-solo-gli-innocenti</link>
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<description><![CDATA[ Assolto “perché il fatto non sussiste”. Questo il verdetto della Corte d’Appello di Taranto nei confronti di Martino Tamburrano, ex presidente della Provincia jonica. Eppure per più di un anno era stato privato della sua libertà: cinque mesi in galera e dieci ai domiciliari. Una condizione che ti rovina la vita, totalmente: lavorativa, familiare, sociale, fisica, umana. E che dovrebbe essere inflitta solo a condanna certa e definitiva. E invece a Martino Tamburrano, come per migliaia di cittadini innocenti, i magistrati lo hanno condannato alla galera, sbattendolo in carcere appena aperta l’indagine. Un errore che però viene pagato da chi lo ha subito, e non da chi lo ha commesso. Mentre resta la colpa nell’immagine pubblica, perché se la condanna arriva subito, la difesa ci mette una vita per affermarsi. Spesso, quando non sei più nessuno, la vita è già rovinata, ed è ormai troppo tardi. 
All’epoca, era il 2019, ne parlarono tutte le emittenti nazionali, a cominciare da Striscia la notizia. Tamburrano era il capo del centro destra in provincia di Taranto, destinato al Parlamento dopo tutta la gavetta da sindaco e presidente di Provincia. Ma la scelta (sbagliata) dei magistrati gli ha rovinato la reputazione, bloccando per sempre la sua carriera politica. Contestualmente all’assoluzione piena, ieri la Corte ha revocato le confische e le riparazioni pecuniarie precedentemente disposte per 250 mila euro. Misure cautelari che mettono al lastrico una persona che non può neanche più lavorare. Come si può privare così ingiustamente un uomo innocente dei suoi beni e della sua libertà? Quanto cambia la vita di una persona in questo modo? Quanto potere hanno oggi i magistrati sulla vita delle persone? E quali garanzie ha lo stato di diritto per limitare questi poteri? Anzi, questo potere, contro le persone? Quanti casi Tamburrano ci sono in Italia, e quanto facilmente potrebbe capitare a ciascuno di noi? E noi che potere abbiamo per difenderci? Non è di questo che parla il referendum, è vero. Però una locandina che gira sui social lo spiega facile: un giorno si fece un referendum tra gli animali della fattoria per ridurre il numero delle volpi. I polli votarono NO. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 17:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Una, detenzione, ingiusta, Puglia, ricorda, perché, quando, giustizia, sbaglia, pagano, solo, gli, innocenti</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Assolto “perché il fatto non sussiste”. Questo il verdetto della Corte d’Appello di Taranto nei confronti di <strong>Martino Tamburrano</strong>, ex presidente della Provincia jonica. <strong>Eppure per più di un anno era stato privato della sua libertà: cinque mesi in galera e dieci ai domiciliari. </strong>Una condizione che ti rovina la vita, totalmente: lavorativa, familiare, sociale, fisica, umana. E che dovrebbe essere inflitta solo a condanna certa e definitiva. E invece a Martino Tamburrano, come per migliaia di cittadini innocenti, i magistrati lo hanno condannato alla galera, sbattendolo in carcere appena aperta l’indagine. Un errore che però viene pagato da chi lo ha subito, e non da chi lo ha commesso. Mentre resta la colpa nell’immagine pubblica, perché se la condanna arriva subito, la difesa ci mette una vita per affermarsi. Spesso, quando non sei più nessuno, la vita è già rovinata, ed è ormai troppo tardi.</p> 
<p>All’epoca, era il 2019, ne parlarono tutte le emittenti nazionali, a cominciare da Striscia la notizia. Tamburrano era il capo del centro destra in provincia di Taranto, destinato al Parlamento dopo tutta la gavetta da sindaco e presidente di Provincia. <strong>Ma la scelta (sbagliata) dei magistrati gli ha rovinato la reputazione, bloccando per sempre la sua carriera politica. </strong>Contestualmente all’assoluzione piena, ieri la Corte ha revocato le confische e le riparazioni pecuniarie precedentemente disposte per 250 mila euro. Misure cautelari che mettono al lastrico una persona che non può neanche più lavorare. Come si può privare così ingiustamente un uomo innocente dei suoi beni e della sua libertà? Quanto cambia la vita di una persona in questo modo? Quanto potere hanno oggi i magistrati sulla vita delle persone? E quali garanzie ha lo stato di diritto per limitare questi poteri? Anzi, questo potere, contro le persone? Quanti casi Tamburrano ci sono in Italia, e quanto facilmente potrebbe capitare a ciascuno di noi? E noi che potere abbiamo per difenderci? Non è di questo che parla il referendum, è vero. Però una locandina che gira sui social lo spiega facile: un giorno si fece un referendum tra gli animali della fattoria per ridurre il numero delle volpi. I polli votarono NO.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Qualche numero utile nel dibattito sul referendum, per smontare le ultime balle rimaste a galla</title>
<link>https://www.eventi.news/qualche-numero-utile-nel-dibattito-sul-referendum-per-smontare-le-ultime-balle-rimaste-a-galla</link>
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<description><![CDATA[ Nel dibattito sul referendum costituzionale si rincorrono slogan e paure. Ma ogni tanto conviene fermarsi sui numeri, che non risolvono tutto, ma aiutano a non negare l’evidenza. A chi sostiene che i giudici non siano appiattiti sulle richieste dei pubblici ministeri, basta ricordare che il 94 per cento delle richieste di intercettazione viene accolto dai Gip, che diventano il 99 per cento per le proroghe. L’85 per cento delle proroghe delle indagini segue la stessa sorte. Le misure cautelari richieste dai pm vengono nella stragrande maggioranza dei casi confermate, così come quasi tutte le richieste di rinvio a giudizio passano il vaglio dei Gup. A chi sostiene che al Csm le carriere siano valutate nel merito, si può ricordare che il 99 per cento delle valutazioni di professionalità si conclude con esito positivo. Un sistema in cui, di fatto, nessuno sbaglia mai davvero. E poi c’è la responsabilità. Si dice: il magistrato che sbaglia paga. Ma il 96,5 per cento delle segnalazioni disciplinari viene archiviato. Di quel poco che arriva a giudizio, tre su quattro si chiudono con un proscioglimento. E quando arriva una sanzione, si tratta quasi sempre di ammonizioni o censure. Nel frattempo, dal 1992 oltre 32 mila persone sono state risarcite per ingiusta detenzione, per più di 900 milioni di euro. Errori pagati dallo Stato, mentre le responsabilità individuali restano quasi sempre senza conseguenze. Le condanne civili sono rarissime: in media una all’anno. Non è di questo che parla direttamente il referendum, è vero. Ma è anche da qui che nasce l’esigenza di cambiare. Un piccolo promemoria: prima delle paure, guardiamo i numeri. Perché la fiducia nella giustizia si difende anche smettendo di far finta che tutto funzioni già. 
Enrico Costa, deputato di Forza Italia ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 17:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Qualche, numero, utile, nel, dibattito, sul, referendum, per, smontare, ultime, balle, rimaste, galla</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Nel dibattito sul <a href="https://www.ilfoglio.it/tag/referendum-giustizia/">referendum costituzionale </a>si rincorrono <a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/05/news/la-procura-indaga-sui-manifesti-per-il-no-al-referendum-spangher-e-un-segnale-contro-le-fake-news-dell-anm--8748147/">slogan </a>e paure. Ma ogni tanto conviene fermarsi sui numeri, che non risolvono tutto, ma aiutano a non negare l’evidenza. A chi sostiene che i giudici non siano appiattiti sulle richieste dei pubblici ministeri, basta ricordare che il 94 per cento delle richieste di intercettazione viene accolto dai Gip, che diventano il 99 per cento per le proroghe. L’85 per cento delle proroghe delle indagini segue la stessa sorte. Le misure cautelari richieste dai pm vengono nella stragrande maggioranza dei casi confermate, così come quasi tutte le richieste di rinvio a giudizio passano il vaglio dei Gup. A chi sostiene che al Csm le carriere siano valutate nel merito, si può ricordare che il 99 per cento delle valutazioni di professionalità si conclude con esito positivo. Un sistema in cui, di fatto, nessuno sbaglia mai davvero. E poi c’è la responsabilità. Si dice: il magistrato che sbaglia paga. Ma il 96,5 per cento delle segnalazioni disciplinari viene archiviato. Di quel poco che arriva a giudizio, tre su quattro si chiudono con un proscioglimento. E quando arriva una sanzione, si tratta quasi sempre di ammonizioni o censure. Nel frattempo, dal 1992 oltre 32 mila persone sono state risarcite per ingiusta detenzione, per più di 900 milioni di euro. Errori pagati dallo Stato, mentre le responsabilità individuali restano quasi sempre senza conseguenze. Le condanne civili sono rarissime: in media una all’anno. Non è di questo che parla direttamente il referendum, è vero. Ma è anche da qui che nasce l’esigenza di cambiare. Un piccolo promemoria: prima delle paure, guardiamo i numeri. Perché la fiducia nella giustizia si difende anche smettendo di far finta che tutto funzioni già.</p> 
<p><em>Enrico Costa, deputato di Forza Italia</em></p>]]> </content:encoded>
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<title>Dagli Apostoli al Csm. Perché fidarsi del sorteggio non significa tradire il merito</title>
<link>https://www.eventi.news/dagli-apostoli-al-csm-perche-fidarsi-del-sorteggio-non-significa-tradire-il-merito</link>
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<description><![CDATA[ Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli” (At 1,26). Dentro questo versetto degli Atti degli Apostoli c’è più diritto che in molti manuali. I discepoli di Gesù devono scegliere il sostituto di Giuda. Dopo il suo tradimento e la morte bisogna ricostituire il plenum, un collegio di persone soggette solo alla “legge”, che per loro è la parola di Dio. Pietro, pur avendo il mandato di guidare il gruppo, non si prese l’arbitrio di comporre una lista da far votare per consolidare il suo potere attraverso il nuovo eletto, promettendo carriere episcopali. Si preoccupò di fissare i requisiti di ammissione per poter accedere a un elenco di pari. Quali i requisiti “concorsuali”, verrebbe da dire? L’aver percorso tutta la vita pubblica di Gesù, dal battesimo lungo il fiume Giordano all’ascensione al Cielo. Insomma, la scelta doveva cadere su un testimone diretto e continuativo, con un curriculum completo di partecipazione ai fatti, agli avvenimenti. 
Si procede, quindi, prima verificando la professionalità, poi – ma solo poi – la scelta. La preselezione “concorsuale” produsse due nomi: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato “il giusto”, e Mattia. Tutti e due in regola. Tutti e due vincitori di concorso e riconosciuti idonei dai centoventi che pur aspiravano al ruolo. A questo punto, se i discepoli avessero agito condizionati dal dibattito referendario di questi giorni, si sarebbero fermati a discutere per mesi sulla legittimità di un sorteggio tra pari per un incarico di alta amministrazione, confondendo il compito della vigilanza “amministrativa” sull’esecuzione della legge di Dio, con il potere di rappresentare la sovranità di Dio e la relativa abilitazione – addirittura – di sostituirsi a Lui. I discepoli, invece, fanno una cosa spiazzante: dicono Sì alla selezione tra pari con sorteggio e tirano a sorte, riconoscendo che tra quei due, entrambi vincitori di “concorso”, il merito non li distingue più, perché sono pari. La sorte cade su Mattia. Nessuno contesta, nessuno fa ricorso, nessuno parla di brogli. 
Ma questo non è un colpo di scena mistico, ma un modello. E’ un sorteggio temperato: non la pesca a caso nell’urna di tutti, ma l’estrazione, appunto, tra pari qualificati. Il caso non ha sostituito il merito, ma è intervenuto quando il merito ha già fatto la sua parte e non basta più a decidere. Il sorteggio diventa così una garanzia contro le deformazioni del potere interno, non un alibi per rinunciare alla qualità del prescelto. La riforma costituzionale, su cui voteremo, si muove su questa stessa logica, di cui forse sono ignari i suoi stessi proponenti, pur in un contesto laico e costituzionale. Per i membri togati dei due nuovi consigli superiori, il sorteggio sarà tra i magistrati (nel numero e secondo le procedure previste dalle leggi di attuazione), assumendo che l’esercizio della giurisdizione (sentenze penali, civili, fallimentari, di famiglia) sia di per sé prova sufficiente d’idoneità per lo svolgimento di ruoli molto meno impegnativi dell’auto-amministrazione su carriere e procedimenti disciplinari. Per i laici, invece, il Parlamento compilerà un elenco di professori ordinari di materie giuridiche e di avvocati con almeno quindici anni di professione (anche in questo caso nel numero e secondo le procedure previste dalle leggi di attuazione) e all’interno di quell’elenco si procederà all’estrazione. Prima il vaglio dei requisiti, poi la sorte: esattamente la sequenza degli Atti degli Apostoli, ai quali torniamo, gustando la bellezza di versetti immortali. 
Perché scegliere il sorteggio e non l’elezione? Pietro conosce bene il rischio delle appartenenze e delle convenienze interne. Ha avuto un Maestro di quella fattura e convissuto per tre anni con Giuda nel collegio dei dodici senza che nessuno lo mettesse in discussione. Ha sperimentato sulla sua pelle la fragilità del giudizio umano e le sue convenienze, rinnegando addirittura tre volte. Di fronte a candidati ugualmente qualificati, pari, la scelta elettiva non aggiunge qualità, ma apre le porte alle cordate. E’ il nodo che Pietro vuole evitare e che dalle parti dell’attuale Csm ha un nome preciso: correntismo. Presidenti della Repubblica e studiosi hanno denunciato in questi anni come il sistema delle correnti abbia piegato il Csm da presidio di autonomia a luogo di scambio politico-corporativo, influenzando il prodotto delle decisioni giurisdizionali, soprattutto nella fase più problematica delle indagini preliminari; e tutto ciò, senza scomodare parole da estrarre e virgolettare dalle opere di Elias Canetti, per l’inclinazione umana alle seduzioni del potere e della carriera, alleandosi – spesso – anche con la violenza delle parole, se non delle vie di fatto. 
All’interno di questa riforma, il sorteggio non è una resa ma una scelta di equità. Stabilita una soglia seria di competenza, si toglie alle correnti il monopolio dell’accesso agli organi di auto-amministrazione, restituendo a ogni magistrato la possibilità reale di essere sorteggiato, senza dover contrarre debiti di riconoscenza associativa. È un atto di fiducia nella qualità diffusa della magistratura, non un processo alle intenzioni dei singoli. Il Vangelo ci dà anche un’indicazione sulla legittimazione che nasce dal sorteggio. Mattia, una volta estratto, viene “associato” agli undici. Il testo greco usa la parola, qui traslitterata, “synkatapsephizō”, contare insieme, includere a pieno titolo. Non c’è l’idea dell’apostolo di riserva o del sostituto precario. Nessuno gli appiccica addosso l’etichetta del “non scelto da Gesù”, e questo non ne riduce l’autorità. Conta il possesso dei requisiti e la missione da svolgere, non il meccanismo tecnico della designazione. Anche per i nuovi Consigli superiori, la legittimazione non passa dal voto delle correnti, ma dai requisiti fissati dalla Costituzione e dalla legge e dalla neutralità del sorteggio. Il componente sorteggiato non è meno autorevole dell’eletto, ma porta semplicemente una diversa carta d’identità istituzionale, meno dipendente dalle dinamiche di gruppo e più affidata a regole uguali per tutti. L’uno vale uno, ma tra pari. L’unico caso di uno vale uno ammesso dalla Costituzione dei nostri padri, perché i magistrati sono uguali tra loro e soggetti solo alla legge 
Infine, c’è il banco di prova degli effetti. Dopo il sorteggio, Mattia riceve lo Spirito Santo a Pentecoste insieme agli altri. La comunità si consolida; non ci sono fonti antiche che registrino scissioni o malumori legati alla sua designazione. Il sorteggio, lungi dal dividere, ha prodotto concordia, perché ha tolto ai singoli la possibilità di rivendicare la paternità della scelta. E’ il tipo di concordia che oggi manca spesso nell’auto-amministrazione della magistratura, logorata da campagne interne permanenti che si proiettano sulla fiducia dei cittadini nel giudice. Il giudice, l’unica parte del processo a cui dare il massimo del rispetto e, per farlo, occorre tenerlo immune da sospetti. L’episodio di Mattia consegna una lezione semplice e anche scomoda: il sorteggio è una forma alta di selezione quando due condizioni sono entrambe presenti. Primo, tutti i candidati sono professionalmente all’altezza. Secondo, il meccanismo elettivo è esposto a distorsioni tali da tradire la sua funzione. Queste due condizioni c’erano nella Gerusalemme del 30 d. C. e ci sono, in forme diverse, nell’ordinamento italiano del 2026. Votare Sì al referendum sul sorteggio, perché questo referendum è solo sul sorteggio (il resto è contorno e non avrebbe mobilitato in tal modo), non significa abdicare alla scelta, ma riconoscere che, tra pari, il sorteggio è il suggerimento del Vangelo contro le correnti di ogni tempo. E se fu scelto il sorteggio per completare il collegio dei discepoli, ossia il collegio dei chiamati a predicare l’avvenimento della salvezza, così da ottenere la sentenza assolutoria per la vita eterna, è mai possibile che non si possa sorteggiare tra pari chi dovrà decidere il capo della procura della Repubblica di Lanusei? ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 17:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli” (At 1,26).</strong> Dentro questo versetto degli Atti degli Apostoli c’è più diritto che in molti manuali. I discepoli di Gesù devono scegliere il sostituto di Giuda. Dopo il suo tradimento e la morte bisogna ricostituire il plenum, un collegio di persone soggette solo alla “legge”, che per loro è la parola di Dio. <strong>Pietro, pur avendo il mandato di guidare il gruppo, non si prese l’arbitrio di comporre una lista da far votare per consolidare il suo potere attraverso il nuovo eletto, promettendo carriere episcopali.</strong> Si preoccupò di fissare i requisiti di ammissione per poter accedere a un elenco di pari. Quali i requisiti “concorsuali”, verrebbe da dire? L’aver percorso tutta la vita pubblica di Gesù, dal battesimo lungo il fiume Giordano all’ascensione al Cielo. Insomma, la scelta doveva cadere su un testimone diretto e continuativo, con un curriculum completo di partecipazione ai fatti, agli avvenimenti.</p> 
<p>Si procede, quindi, prima verificando la professionalità, poi – ma solo poi – la scelta. La preselezione “concorsuale” produsse due nomi: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato “il giusto”, e Mattia. Tutti e due in regola. Tutti e due vincitori di concorso e riconosciuti idonei dai centoventi che pur aspiravano al ruolo. A questo punto, se i discepoli avessero agito condizionati dal dibattito referendario di questi giorni, si sarebbero fermati a discutere per mesi sulla legittimità di un sorteggio tra pari per un incarico di alta amministrazione, confondendo il compito della vigilanza “amministrativa” sull’esecuzione della legge di Dio, con il potere di rappresentare la sovranità di Dio e la relativa abilitazione – addirittura – di sostituirsi a Lui. I discepoli, invece, fanno una cosa spiazzante: dicono Sì alla selezione tra pari con sorteggio e tirano a sorte, riconoscendo che tra quei due, entrambi vincitori di “concorso”, il merito non li distingue più, perché sono pari. <strong>La sorte cade su Mattia. Nessuno contesta, nessuno fa ricorso, nessuno parla di brogli.</strong></p> 
<p>Ma questo non è un colpo di scena mistico, ma un modello. E’ un sorteggio temperato: non la pesca a caso nell’urna di tutti, ma l’estrazione, appunto, tra pari qualificati. Il caso non ha sostituito il merito, ma è intervenuto quando il merito ha già fatto la sua parte e non basta più a decidere. Il sorteggio diventa così una garanzia contro le deformazioni del potere interno, non un alibi per rinunciare alla qualità del prescelto. <strong>La riforma costituzionale, su cui voteremo, si muove su questa stessa logica, di cui forse sono ignari i suoi stessi proponenti, pur in un contesto laico e costituzionale.</strong> Per i membri togati dei due nuovi consigli superiori, il sorteggio sarà tra i magistrati (nel numero e secondo le procedure previste dalle leggi di attuazione), assumendo che l’esercizio della giurisdizione (sentenze penali, civili, fallimentari, di famiglia) sia di per sé prova sufficiente d’idoneità per lo svolgimento di ruoli molto meno impegnativi dell’auto-amministrazione su carriere e procedimenti disciplinari. Per i laici, invece, il Parlamento compilerà un elenco di professori ordinari di materie giuridiche e di avvocati con almeno quindici anni di professione (anche in questo caso nel numero e secondo le procedure previste dalle leggi di attuazione) e all’interno di quell’elenco si procederà all’estrazione. <strong>Prima il vaglio dei requisiti, poi la sorte: esattamente la sequenza degli Atti degli Apostoli, ai quali torniamo, gustando la bellezza di versetti immortali.</strong></p> 
<p>Perché scegliere il sorteggio e non l’elezione? Pietro conosce bene il rischio delle appartenenze e delle convenienze interne. Ha avuto un Maestro di quella fattura e convissuto per tre anni con Giuda nel collegio dei dodici senza che nessuno lo mettesse in discussione. Ha sperimentato sulla sua pelle la fragilità del giudizio umano e le sue convenienze, rinnegando addirittura tre volte. <strong>Di fronte a candidati ugualmente qualificati, pari, la scelta elettiva non aggiunge qualità, ma apre le porte alle cordate. E’ il nodo che Pietro vuole evitare e che dalle parti dell’attuale Csm ha un nome preciso: correntismo.</strong> Presidenti della Repubblica e studiosi hanno denunciato in questi anni come il sistema delle correnti abbia piegato il Csm da presidio di autonomia a luogo di scambio politico-corporativo, influenzando il prodotto delle decisioni giurisdizionali, soprattutto nella fase più problematica delle indagini preliminari; e tutto ciò, senza scomodare parole da estrarre e virgolettare dalle opere di Elias Canetti, per l’inclinazione umana alle seduzioni del potere e della carriera, alleandosi – spesso – anche con la violenza delle parole, se non delle vie di fatto.</p> 
<p>All’interno di questa riforma, il sorteggio non è una resa ma una scelta di equità. Stabilita una soglia seria di competenza, si toglie alle correnti il monopolio dell’accesso agli organi di auto-amministrazione, restituendo a ogni magistrato la possibilità reale di essere sorteggiato, senza dover contrarre debiti di riconoscenza associativa. <strong>È un atto di fiducia nella qualità diffusa della magistratura, non un processo alle intenzioni dei singoli.</strong> Il Vangelo ci dà anche un’indicazione sulla legittimazione che nasce dal sorteggio. Mattia, una volta estratto, viene “associato” agli undici. Il testo greco usa la parola, qui traslitterata, “synkatapsephizō”, contare insieme, includere a pieno titolo. Non c’è l’idea dell’apostolo di riserva o del sostituto precario. Nessuno gli appiccica addosso l’etichetta del “non scelto da Gesù”, e questo non ne riduce l’autorità. Conta il possesso dei requisiti e la missione da svolgere, non il meccanismo tecnico della designazione. Anche per i nuovi Consigli superiori, la legittimazione non passa dal voto delle correnti, ma dai requisiti fissati dalla Costituzione e dalla legge e dalla neutralità del sorteggio. Il componente sorteggiato non è meno autorevole dell’eletto, ma porta semplicemente una diversa carta d’identità istituzionale, meno dipendente dalle dinamiche di gruppo e più affidata a regole uguali per tutti. L’uno vale uno, ma tra pari. L’unico caso di uno vale uno ammesso dalla Costituzione dei nostri padri, perché i magistrati sono uguali tra loro e soggetti solo alla legge</p> 
<p>Infine, c’è il banco di prova degli effetti. Dopo il sorteggio, Mattia riceve lo Spirito Santo a Pentecoste insieme agli altri. La comunità si consolida; non ci sono fonti antiche che registrino scissioni o malumori legati alla sua designazione. Il sorteggio, lungi dal dividere, ha prodotto concordia, perché ha tolto ai singoli la possibilità di rivendicare la paternità della scelta<strong>. E’ il tipo di concordia che oggi manca spesso nell’auto-amministrazione della magistratura, logorata da campagne interne permanenti che si proiettano sulla fiducia dei cittadini nel giudice. Il giudice, l’unica parte del processo a cui dare il massimo del rispetto e, per farlo, occorre tenerlo immune da sospetti.</strong> L’episodio di Mattia consegna una lezione semplice e anche scomoda: il sorteggio è una forma alta di selezione quando due condizioni sono entrambe presenti. Primo, tutti i candidati sono professionalmente all’altezza. Secondo, il meccanismo elettivo è esposto a distorsioni tali da tradire la sua funzione. Queste due condizioni c’erano nella Gerusalemme del 30 d. C. e ci sono, in forme diverse, nell’ordinamento italiano del 2026. Votare Sì al referendum sul sorteggio, perché questo referendum è solo sul sorteggio (il resto è contorno e non avrebbe mobilitato in tal modo), non significa abdicare alla scelta, ma riconoscere che, tra pari, il sorteggio è il suggerimento del Vangelo contro le correnti di ogni tempo. E se fu scelto il sorteggio per completare il collegio dei discepoli, ossia il collegio dei chiamati a predicare l’avvenimento della salvezza, così da ottenere la sentenza assolutoria per la vita eterna, è mai possibile che non si possa sorteggiare tra pari chi dovrà decidere il capo della procura della Repubblica di Lanusei?</p>]]> </content:encoded>
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<title>Una riforma che non stravolge la Costituzione. Anzi, la attua</title>
<link>https://www.eventi.news/una-riforma-che-non-stravolge-la-costituzione-anzi-la-attua</link>
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<description><![CDATA[ Enrico Grosso è stato mio co... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 17:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Cinque semplici ragioni, senza troppi tecnicismi, per cui votare Sì</title>
<link>https://www.eventi.news/cinque-semplici-ragioni-senza-troppi-tecnicismi-per-cui-votare-si</link>
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<description><![CDATA[ Ci sono tante ragioni per cui votare Sì al referendum sulla riforma Nordio. Ne illustriamo cinque, senza scendere troppo nel tecnicismo (rimandando per i dettagli ai numerosi interventi di giuristi, magistrati, intellettuali e politici raccolti in precedenza su queste pagine). 
  
Un giudice davvero terzo 
Oggi il giudice appartiene alla stessa categoria del pubblico ministero, cioè dell’accusatore. Questo significa che tutte le decisioni che riguardano la sua carriera (come trasferimenti, nomine e valutazioni di professionalità) vengono adottate da un Consiglio superiore della magistratura nel quale siedono anche i pm. Una commistione illogica, che genera inevitabili condizionamenti. La separazione delle carriere, con la creazione di due diversi Csm (uno per i giudici e uno per i pm) consentirà finalmente di affermare a pieno il principio costituzionale della terzietà del giudice e del giusto processo: il cittadino avrà la serenità di entrare in un’aula di giustizia sapendo che il giudice non appartiene più alla stessa categoria del pubblico accusatore, e quindi sarà libero da qualsiasi condizionamento. 
  Meno errori giudiziari 
Proprio in virtù della liberazione del giudice da qualsivoglia contaminazione con il pm, è ragionevole attendersi una riduzione dei casi di ingiusta detenzione e di errori giudiziari. Oggi il giudice tende ad appiattirsi alle tesi accusatorie, soprattutto nelle indagini: le richieste dei pm restrittive della libertà delle persone vengono accolte dal gip in oltre il 90 per cento dei casi. Con la separazione delle carriere, e quindi la creazione di due governi autonomi, il giudice potrà assumere in piena serenità anche decisioni sfavorevoli alle richieste dei pm, riducendo così il rischio di arresti o di rinvii a giudizio ingiusti. 
  
Magistratura libera dal correntismo 
Oggi l’elezione e l’attività del Csm sono profondamente influenzate dalle correnti che animano l’Associazione nazionale magistrati. Con l’introduzione del sorteggio, le correnti non potranno più condizionare l’elezione dei due futuri Csm. Inoltre il sorteggio spezza il legame tra i magistrati che vengono eletti al Csm e i colleghi elettori: i consiglieri dei Csm, eletti tramite sorteggio, saranno pienamente liberi di adottare decisioni che riguardano le carriere dei magistrati, senza alcuna influenza esterna dovuta all’appartenenza alle correnti, come avviene oggi, facendo prevalere il merito sulle logiche di cordata. Il superamento del correntismo permetterà ai due Csm anche di compiere serie valutazioni di professionalità dei magistrati. Oggi il 99,2 per cento delle toghe riceve valutazioni positive dal Csm, anche in presenza di errori giudiziari o ritardi astronomici nell’attività. 
  
Toghe più responsabili 
Oggi i comportamenti illeciti dei magistrati sono valutati da una sezione disciplinare interna al Csm e composta in maggioranza da magistrati eletti dai propri colleghi. Questa situazione porta a evidenti condizionamenti, anche correntizi, confermati dai dati. Oltre il 90 per cento degli esposti contro le toghe viene archiviato ancor prima di arrivare a un procedimento disciplinare. Negli ultimi cinque anni il 75 per cento dei magistrati sottoposti ad azione disciplinare è stato assolto o ha ricevuto un non luogo a procedere. Per 6.485 casi di ingiuste detenzioni, tra il 2017 e il 2025 sono stati sanzionati soltanto dieci magistrati (nove con la sanzione minima della censura e uno con il trasferimento di sede). Con la creazione di un’Alta corte, sempre composta in maggioranza da magistrati ma scelti tramite sorteggio, il potere disciplinare viene finalmente sottratto al controllo delle correnti e ai condizionamenti dovuti al rapporto eletto-elettore. 
  
Una giustizia più efficiente 
Oggi circa la metà dei processi finisce con l’assoluzione degli imputati: sono processi che non sarebbero dovuti arrivare neanche a dibattimento. Il filtro più rigoroso da parte del giudice nelle indagini porterà a una diminuzione dei rinvii a giudizio e quindi dei processi basati su accuse infondate. Un altro contributo all’efficienza della giustizia arriverà dal superamento del correntismo: i dirigenti degli uffici giudiziari (requirenti e giudicanti) saranno nominati perché sono più bravi e non perché appartengono a determinate correnti. Infine, l’affermazione di un sistema più rigoroso di valutazione professionale e di giustizia disciplinare disincentiverà i magistrati dal portare avanti inchieste basate più su teoremi che su prove.  ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 17:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Cinque, semplici, ragioni, senza, troppi, tecnicismi, per, cui, votare, Sì</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono tante ragioni per cui votare Sì al referendum sulla riforma Nordio. Ne illustriamo cinque, senza scendere troppo nel tecnicismo (rimandando per i dettagli ai numerosi interventi di giuristi, magistrati, intellettuali e politici raccolti in precedenza su queste pagine).</p> 
<p> </p> 
<h3><strong>Un giudice davvero terzo</strong></h3> 
<p>Oggi il giudice appartiene alla stessa categoria del pubblico ministero, cioè dell’accusatore. Questo significa che tutte le decisioni che riguardano la sua carriera (come trasferimenti, nomine e valutazioni di professionalità) vengono adottate da un Consiglio superiore della magistratura nel quale siedono anche i pm. Una commistione illogica, che genera inevitabili condizionamenti. La separazione delle carriere, con la creazione di due diversi Csm (uno per i giudici e uno per i pm) consentirà finalmente di affermare a pieno il principio costituzionale della terzietà del giudice e del giusto processo: il cittadino avrà la serenità di entrare in un’aula di giustizia sapendo che il giudice non appartiene più alla stessa categoria del pubblico accusatore, e quindi sarà libero da qualsiasi condizionamento.</p> 
<h3> <br> <strong>Meno errori giudiziari</strong></h3> 
<p>Proprio in virtù della liberazione del giudice da qualsivoglia contaminazione con il pm, è ragionevole attendersi una riduzione dei casi di ingiusta detenzione e di errori giudiziari. Oggi il giudice tende ad appiattirsi alle tesi accusatorie, soprattutto nelle indagini: le richieste dei pm restrittive della libertà delle persone vengono accolte dal gip in oltre il 90 per cento dei casi. Con la separazione delle carriere, e quindi la creazione di due governi autonomi, il giudice potrà assumere in piena serenità anche decisioni sfavorevoli alle richieste dei pm, riducendo così il rischio di arresti o di rinvii a giudizio ingiusti.</p> 
<p> </p> 
<h3><strong>Magistratura libera dal correntismo</strong></h3> 
<p>Oggi l’elezione e l’attività del Csm sono profondamente influenzate dalle correnti che animano l’Associazione nazionale magistrati. Con l’introduzione del sorteggio, le correnti non potranno più condizionare l’elezione dei due futuri Csm. Inoltre il sorteggio spezza il legame tra i magistrati che vengono eletti al Csm e i colleghi elettori: i consiglieri dei Csm, eletti tramite sorteggio, saranno pienamente liberi di adottare decisioni che riguardano le carriere dei magistrati, senza alcuna influenza esterna dovuta all’appartenenza alle correnti, come avviene oggi, facendo prevalere il merito sulle logiche di cordata. Il superamento del correntismo permetterà ai due Csm anche di compiere serie valutazioni di professionalità dei magistrati. Oggi il 99,2 per cento delle toghe riceve valutazioni positive dal Csm, anche in presenza di errori giudiziari o ritardi astronomici nell’attività.</p> 
<h3> </h3> 
<h3><strong>Toghe più responsabili</strong></h3> 
<p>Oggi i comportamenti illeciti dei magistrati sono valutati da una sezione disciplinare interna al Csm e composta in maggioranza da magistrati eletti dai propri colleghi. Questa situazione porta a evidenti condizionamenti, anche correntizi, confermati dai dati. Oltre il 90 per cento degli esposti contro le toghe viene archiviato ancor prima di arrivare a un procedimento disciplinare. Negli ultimi cinque anni il 75 per cento dei magistrati sottoposti ad azione disciplinare è stato assolto o ha ricevuto un non luogo a procedere. Per 6.485 casi di ingiuste detenzioni, tra il 2017 e il 2025 sono stati sanzionati soltanto dieci magistrati (nove con la sanzione minima della censura e uno con il trasferimento di sede). Con la creazione di un’Alta corte, sempre composta in maggioranza da magistrati ma scelti tramite sorteggio, il potere disciplinare viene finalmente sottratto al controllo delle correnti e ai condizionamenti dovuti al rapporto eletto-elettore.</p> 
<p> </p> 
<h3><strong>Una giustizia più efficiente</strong></h3> 
<p>Oggi circa la metà dei processi finisce con l’assoluzione degli imputati: sono processi che non sarebbero dovuti arrivare neanche a dibattimento. Il filtro più rigoroso da parte del giudice nelle indagini porterà a una diminuzione dei rinvii a giudizio e quindi dei processi basati su accuse infondate. Un altro contributo all’efficienza della giustizia arriverà dal superamento del correntismo: i dirigenti degli uffici giudiziari (requirenti e giudicanti) saranno nominati perché sono più bravi e non perché appartengono a determinate correnti. Infine, l’affermazione di un sistema più rigoroso di valutazione professionale e di giustizia disciplinare disincentiverà i magistrati dal portare avanti inchieste basate più su teoremi che su prove. </p>]]> </content:encoded>
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<title>L&amp;apos;audio di Gratteri al Foglio: &amp;quot;Dopo il referendum facciamo i conti&amp;quot;</title>
<link>https://www.eventi.news/laudio-di-gratteri-al-foglio-dopo-il-referendum-facciamo-i-conti</link>
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<description><![CDATA[ &quot;Dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti&quot;. Così ha detto il procuratore di Napoli Nicola Gratteri a questo giornale, salvo poi negare di averlo fatto in un colloquio con il Corriere della Sera.  
La storia che precede queste parole è nota. Gratteri, ospite fisso di La7 e noto volto della campagna referendaria per il No, aveva lasciato intendere in tv che il vincitore del festival di Sanremo, autore della canzone &quot;Per sempre Sì&quot;, avrebbe in realtà votato No. Ma lo stesso Sal Da Vinci ha smentito.  
Interpellato dal Foglio su questo episodio, Gratteri ha detto che scherzava, che era un gioco con il conduttore Massimo Gramellini, che bisognava ridere. Fin qui, una scaramuccia. Ma poi, nel mezzo dell&#039;intervista, il procuratore ha cambiato registro. &quot;Se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Fatelo. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti”. I conti? “Nel senso che tireremo una rete”. La famosa rete? “Sì, una rete”. Si riferisce alla pesca a strascico? “Speculate pure”. Un avvertimento che non suona come una battuta. 
  
 ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 17:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Laudio, Gratteri, Foglio:, Dopo, referendum, facciamo, conti</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>"Dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti"</strong>. Così ha detto il procuratore di Napoli Nicola Gratteri a questo giornale, salvo poi negare di averlo fatto in un colloquio con il Corriere della Sera. </p> 
<p>La storia che precede queste parole è nota. Gratteri, ospite fisso di La7 e noto volto della campagna referendaria per il No, <a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/10/news/gratteri-arruola-sal-da-vinci-nel-fronte-del-no-senza-accorgersi-di-aver-citato-di-nuovo-un-meme-falso-8765891/">aveva lasciato intendere in tv</a> che il vincitore del festival di Sanremo, autore della canzone "Per sempre Sì", avrebbe in realtà votato No. Ma lo stesso Sal Da Vinci ha smentito. </p> 
<p><a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/11/news/gratteri-su-sal-da-vinci-scherzavo-e-con-voi-del-foglio-dopo-il-referendum-faremo-i-conti--8769661/">Interpellato dal Foglio su questo episodio</a>, Gratteri ha detto che scherzava, che era un gioco con il conduttore Massimo Gramellini, che bisognava ridere. Fin qui, una scaramuccia. Ma poi, nel mezzo dell'intervista, il procuratore ha cambiato registro. <strong>"Se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Fatelo. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti”. I conti? “Nel senso che tireremo una rete”. La famosa rete? “Sì, una rete”. Si riferisce alla pesca a strascico? “Speculate pure”</strong>. Un avvertimento che non suona come una battuta.</p> 
<p> </p> 
<p></p>]]> </content:encoded>
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<title>Quando Gianni il bello se la prese con il garantista Vassalli</title>
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<description><![CDATA[ Non fu mai pubblicata sul giornale, ma nemmeno ebbi il coraggio di strapparla. Per più di quarant’anni l’ho tenuta in un cassetto e adesso eccola qua, la lettera – due cartelle fittissime b... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 17:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Quando, Gianni, bello, prese, con, garantista, Vassalli</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Non fu mai pubblicata sul giornale, ma nemmeno ebbi il coraggio di strapparla. <strong>Per più di quarant’anni l’ho tenuta in un cassetto e adesso eccola qua, la lettera – due cartelle fittissime b... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</strong></p>]]> </content:encoded>
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<title>&amp;quot;Voto Sì perché ci tengo all&amp;apos;autonomia della magistratura. Non solo dalla politica&amp;quot;</title>
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<description><![CDATA[ Al direttore - La riforma costituzionale che siamo chiamati a confermare il 22 e il 23 marzo ha due lati opposti, che dobbiamo leggere insieme. Da un lato, è una riforma garantista, perché – se... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 17:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Voto, Sì, perché, tengo, allautonomia, della, magistratura., Non, solo, dalla, politica</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>Al direttore - La riforma costituzionale che siamo chiamati a confermare il 22 e il 23 marzo ha due lati opposti, che dobbiamo leggere insieme. Da un lato, è una riforma garantista, perché – se... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</em></p>]]> </content:encoded>
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<title>Usura nei contratti di mutuo agevolato</title>
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<description><![CDATA[ La Cassazione Civile, Sez. I, con sentenza pubblicata il 18 febbraio 2026 n. 3708 (Pres. Scoditti, Rel. Caiazzo) si è pronunciata in merito alla nullità per usura nei contratti di mutuo agevolato.
L&#039;articolo Usura nei contratti di mutuo agevolato proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 14:30:26 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Usura, nei, contratti, mutuo, agevolato</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione Civile, Sez. I, con sentenza pubblicata il 18 febbraio 2026 n. 3708 (Pres. Scoditti, Rel. Caiazzo) si è pronunciata in merito alla nullità per usura nei contratti di mutuo agevolato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/usura-nei-contratti-di-mutuo-agevolato/">Usura nei contratti di mutuo agevolato</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>EBA sulle richieste di riduzione degli strumenti MREL</title>
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<description><![CDATA[ Progetto di modifica EBA delle RTS sui fondi propri e sulle passività ammissibili, che riduce da 4 a 3 mesi il termine per le autorità competenti e di risoluzione per l’esame delle richieste presentate dagli istituti di riduzione degli strumenti di fondi propri e le passività ammissibili.
L&#039;articolo EBA sulle richieste di riduzione degli strumenti MREL proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 14:30:25 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Progetto di modifica EBA delle RTS sui fondi propri e sulle passività ammissibili, che riduce da 4 a 3 mesi il termine per le autorità competenti e di risoluzione per l’esame delle richieste presentate dagli istituti di riduzione degli strumenti di fondi propri e le passività ammissibili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/eba-sulle-richieste-di-riduzione-degli-strumenti-mrel/">EBA sulle richieste di riduzione degli strumenti MREL</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Parere EDPB e EDPS su Cybersecurity Act 2 e modifica alla NIS2</title>
<link>https://www.eventi.news/parere-edpb-e-edps-su-cybersecurity-act-2-e-modifica-alla-nis2</link>
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<description><![CDATA[ EDPB e EDPS hanno adottato un parere congiunto sulla proposta della Commissione sull&#039;introduzione del nuovo Regolamento Cybersecurity Act 2 (CSA 2) e sulla proposta di modifica della NIS 2.
L&#039;articolo Parere EDPB e EDPS su Cybersecurity Act 2 e modifica alla NIS2 proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 14:30:25 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Parere, EDPB, EDPS, Cybersecurity, Act, modifica, alla, NIS2</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>EDPB e EDPS hanno adottato un parere congiunto sulla proposta della Commissione sull'introduzione del nuovo Regolamento Cybersecurity Act 2 (CSA 2) e sulla proposta di modifica della NIS 2.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/parere-edpb-e-edps-su-cybersecurity-act-2-e-modifica-alla-nis2/">Parere EDPB e EDPS su Cybersecurity Act 2 e modifica alla NIS2</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Mutuo: abusività (e nullità) della clausola e decorrenza della prescrizione</title>
<link>https://www.eventi.news/mutuo-abusivita-e-nullita-della-clausola-e-decorrenza-della-prescrizione</link>
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<description><![CDATA[ La Corte di Giustizia UE, con sentenza del 19/03/2026, resa nella causa C‑679/24 si è espressa in ordine alla decorrenza del dies a quo della prescrizione di un&#039;azione di restituzione di somme versate sulla base di una clausola abusiva presente nel contratto.
L&#039;articolo Mutuo: abusività (e nullità) della clausola e decorrenza della prescrizione proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 14:30:24 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Mutuo:, abusività, nullità, della, clausola, decorrenza, della, prescrizione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte di Giustizia UE, con sentenza del 19/03/2026, resa nella causa C‑679/24 si è espressa in ordine alla decorrenza del <em>dies a quo</em> della prescrizione di un'azione di restituzione di somme versate sulla base di una clausola abusiva presente nel contratto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/mutuo-abusivita-e-nullita-della-clausola-e-decorrenza-della-prescrizione/">Mutuo: abusività (e nullità) della clausola e decorrenza della prescrizione</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il Leasing finanziario dopo le Sezioni Unite: eventi risolutivi del rapporto ed ambito di applicazione della Legge 124/2017</title>
<link>https://www.eventi.news/il-leasing-finanziario-dopo-le-sezioni-unite-eventi-risolutivi-del-rapporto-ed-ambito-di-applicazione-della-legge-1242017</link>
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<description><![CDATA[ L&#039;elaborato analizza la disciplina del leasing finanziario a seguito dell’introduzione della Legge n. 124/2017 e della successiva sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 2061 del 2021. Sebbene la novella legislativa abbia introdotto una regolamentazione unitaria per la risoluzione per inadempimento, superando la tradizionale distinzione tra leasing di godimento e traslativo, l’assenza di norme transitorie ha generato dubbi sull’applicazione intertemporale della legge ai contratti stipulati antecedentemente.
L&#039;articolo Il Leasing finanziario dopo le Sezioni Unite: eventi risolutivi del rapporto ed ambito di applicazione della Legge 124/2017 proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 14:30:20 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Leasing, finanziario, dopo, Sezioni, Unite:, eventi, risolutivi, del, rapporto, ambito, applicazione, della, Legge, 1242017</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L'elaborato analizza la disciplina del leasing finanziario a seguito dell’introduzione della Legge n. 124/2017 e della successiva sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 2061 del 2021. Sebbene la novella legislativa abbia introdotto una regolamentazione unitaria per la risoluzione per inadempimento, superando la tradizionale distinzione tra leasing di godimento e traslativo, l’assenza di norme transitorie ha generato dubbi sull’applicazione intertemporale della legge ai contratti stipulati antecedentemente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/il-leasing-finanziario-dopo-le-sezioni-unite-eventi-risolutivi-del-rapporto-ed-ambito-di-applicazione-della-legge-124-2017/">Il Leasing finanziario dopo le Sezioni Unite: eventi risolutivi del rapporto ed ambito di applicazione della Legge 124/2017</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Rifiuto richiesta di accesso a dati personali e risarcimento</title>
<link>https://www.eventi.news/rifiuto-richiesta-di-accesso-a-dati-personali-e-risarcimento</link>
<guid>https://www.eventi.news/rifiuto-richiesta-di-accesso-a-dati-personali-e-risarcimento</guid>
<description><![CDATA[ La Corte di Giustizia UE con la sentenza 38/2026, si è pronunciata sulla liceità della richiesta di accesso ai propri dati personali al solo fine di richiedere il risarcimento dei danni per presunta violazione del GDPR.
L&#039;articolo Rifiuto richiesta di accesso a dati personali e risarcimento proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 14:30:19 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Rifiuto, richiesta, accesso, dati, personali, risarcimento</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte di Giustizia UE con la sentenza 38/2026, si è pronunciata sulla liceità della richiesta di accesso ai propri dati personali al solo fine di richiedere il risarcimento dei danni per presunta violazione del GDPR.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/rifiuto-richiesta-di-accesso-a-dati-personali-e-risarcimento/">Rifiuto richiesta di accesso a dati personali e risarcimento</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Responsabilità di amministratori e sindaci di banca</title>
<link>https://www.eventi.news/responsabilita-di-amministratori-e-sindaci-di-banca</link>
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<description><![CDATA[ Il Tribunale di Bari, con sentenza del 22 dicembre 2025, pubblicata il 23 gennaio 2026, si è pronunciato sulla responsabilità degli ex amministratori e sindaci di Banca Popolare di Bari nell’azione promossa da quest’ultima, ora BDM Banca S.p.A.
L&#039;articolo Responsabilità di amministratori e sindaci di banca proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 14:30:18 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Responsabilità, amministratori, sindaci, banca</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tribunale di Bari, con sentenza del 22 dicembre 2025, pubblicata il 23 gennaio 2026, si è pronunciato sulla responsabilità degli ex amministratori e sindaci di Banca Popolare di Bari nell’azione promossa da quest’ultima, ora BDM Banca S.p.A.</p>
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<title>Sulla determinazione giudiziale del compenso dell’amministratore</title>
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<description><![CDATA[ Tribunale di Milano, con sentenza del 30/01/2025, sul diritto al compenso degli amministratori di società di capitali anche in assenza di una deliberazione assembleare che ne determini l’ammontare.
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 14:30:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Tribunale di Milano, con sentenza del 30/01/2025, sul diritto al compenso degli amministratori di società di capitali anche in assenza di una deliberazione assembleare che ne determini l’ammontare.</p>
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<title>Abuso del diritto e riorganizzazione societaria</title>
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<description><![CDATA[ L’Agenzia delle Entrate (interpello n. 42 del 2026) ha escluso la configurabilità di un abuso del diritto in un&#039;operazione di riorganizzazione societaria familiare finalizzata al passaggio generazionale.
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<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 14:30:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>L’Agenzia delle Entrate (interpello n. 42 del 2026) ha escluso la configurabilità di un abuso del diritto in un'operazione di riorganizzazione societaria familiare finalizzata al passaggio generazionale.</p>
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<title>Anche se vince il No non può esistere un partito dei giudici e dei pm</title>
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<description><![CDATA[ Nessuno sa oggi chi vincerà il referendum. Il governo ha fatto molto per perderlo, e se lo meriterebbe per come ha gestito la approvazione del testo della riforma e per l’attacco continuo alla magistratura “dissidente” che dice di voler proteggere da se stessa. Non credo tuttavia che la vittoria del “no” debba e possa portare […] ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 22:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Anche, vince, non, può, esistere, partito, dei, giudici, dei</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuno sa oggi chi vincerà il <strong>referendum.</strong> Il governo ha fatto molto per perderlo, e se lo meriterebbe per come ha gestito la approvazione del testo della riforma e per<a href="https://www.unita.it/2026/03/09/referendum-giustizia-video-meloni-attacchi-magistrati/"> l’attacco continuo alla magistratura <em>“dissidente”</em> che dice di voler proteggere da se stessa</a>. Non credo tuttavia che la vittoria del <em>“no”</em> debba e possa portare a una rinascita del partito dei giudici-p.m. Per questo le considerazioni che farò valgono in ogni caso, coinvolgendo il diritto costituzionale, e non semplicemente il diritto penale.</p>
<p>C’è un nesso profondo tra la cultura della giurisdizione come cultura non dei (soli) giudici, e la democrazia giudiziaria come evoluzione della forma di Stato democratico contemporanea. Vedere questo nesso fa comprendere come, sia la vittoria referendaria per i <em>“sì”</em> o per i <em>“no”,</em> ciò che conta davvero dovrà essere risolto a prescindere. Che cosa si può intendere per democrazia giudiziaria è presto detto. La forma di Stato democratica è da tempo mutata, ed è un fenomeno internazionale, anche se in Italia ha assunto tratti propri. Possiamo intendere con quella locuzione il dato di sistema per cui il funzionamento dei poteri e degli organi dello Stato, in particolare di quello legislativo e di quello esecutivo, del Parlamento come del <strong>Governo</strong> e della <strong>pubblica Amministrazione,</strong> è oggi possibile solo sotto il controllo, la verifica e l’aiuto della giurisdizione. Lo vediamo quotidianamente, nelle vicende internazionali, ma soprattutto in tantissime questioni interne, che riguardino le politiche dell’immigrazione, quelle della regolazione o attuazione di grandi appalti, la stessa etica pubblica che attiene alla condotta delle imprese, dei singoli amministratori pubblici o privati, nella gestione della sicurezza del lavoro, dell’ambiente, delle famiglie, dei rapporti sessuali o di coppia, dei rischi e pericoli connessi a nuove o vecchie devianze, minorili o maschili, oppure nella attenta attuazione delle politiche riguardanti la criminalità organizzata, equamente ripartite fra interventi legislativi e giudiziari.</p>
<p>La magistratura è un sistema (nel complesso) ordinatore dei conflitti tra i poteri, sia essa rappresentata dai Tar e dal Consiglio di Stato, dalla <strong>Corte costituzionale</strong>, o sia semplicemente la magistratura ordinaria, di legittimità e di merito, soprattutto penale. Il suo ruolo non è più <em>“puntiforme”</em> o discontinuo, relegato a disciplinare ex post singole condotte patologiche, ma è ormai <em>“regolatore”,</em> tanto che lo stesso diritto penale, sul quale si incentra troppo spesso l’intervento giudiziale in un Paese per il quale l’etica pubblica resta di matrice penale, perché una qualunque condotta “<em>se non è penale si può commettere</em>”, è diventato sempre più a sua volta regolatore e non meramente sanzionatorio: interviene quotidianamente per ordinare il funzionamento, i rapporti, i conflitti tra i poteri o nel bilanciare gli interessi, i valori e i diritti in contrapposizione. A questo punto è evidente che il ruolo della magistratura è davvero decisivo per la Costituzione materiale della forma di Stato democratica. Non è previsto questo suo ruolo nella Costituzione formale, ma esso occupa di fatto una autonoma posizione disciplinatrice dei rapporti tra i poteri dello Stato. Sennonché, tale ruolo non può spettare alle Procure della Repubblica. I pubblici ministeri non possono ergersi a regolatori di uno Stato di diritto. Sarebbe una emergenza costituzionale.</p>
<p>L’incidenza diretta di questo dato sul <strong>referendum</strong> è evidente. Solo la giurisdizione può essere regolatrice, non l’accusa. Non è quindi ammissibile che esista un <strong>“partito dei giudici”</strong> di cui fanno parte i pubblici ministeri. Vinca pure il <em>“no”,</em> l’esistenza di quel partito, che è ancora vitale, e dunque di una democrazia giudiziaria condizionata da politiche <em>“comuni”</em> a rappresentanti professionali dell’accusa come della giurisdizione, non potrà più essere quello che è stato, essendo inconcepibile che un soggetto processuale diverso dal giudice si attribuisca un ufficio di tale significato costituzionale, appartenente, come detto, alla Costituzione materiale. Per tale ragione, anche se restasse in vigore l’attuale <strong>CSM,</strong> e <strong>l’ANM</strong> che ne completa il ruolo politico esterno, essi non potranno più mantenere in vita un partito che li rappresenta nella funzione di controcanto della politica. La separazione degli stessi organi di governo sarebbe la soluzione costituzionale più coerente a questo dato di Costituzione materiale, e l’eccezione italiana a tale separazione vigente nei principali Paesi europei apparirebbe anomala. Il fatto è che una riforma che liberalizza la magistratura e la società da retaggi di un passato che vede giudici e p.m. insieme come i sacerdoti dei costumi e delle regole, e che dovrebbe apparire liberale, è offuscata da un governo che la sostiene senza essere liberale in tema di giustizia penale (sostanziale).</p>
<p>A una adesione discontinua al diritto internazionale esso affianca un diritto penale nazionalista, autoritario e populista. Questa contraddizione storica è almeno pari a quella della c.d. cultura della giurisdizione, che nella bocca dei <em>“magistrati uniti”</em> li ha visti spesso contrapposti agli avvocati penalisti e alla società civile: oggetto di tutela da parte dei primi. Si dice che il p.m. deve pensare come il giudice: verissimo sul terreno della prova, ma quando si afferma questo si considerano gli avvocati come destinatari di quella cultura. Invece gli avvocati penalisti, non a caso uniti per il <em>“sì”</em> senza diventare per questo democratici deboli o di centro-destra, sono comprimari nella costruzione della cultura della giurisdizione, che deriva dalla dialettica processuale dove p.m. e difesa si devono muovere con parità d’armi. Averli messi insieme in un medesimo CSM (ma nel 1948 il processo penale era del tutto inquisitorio nella stessa mente dei costituenti, che non vanno oggi chiamati in soccorso di una Costituzione immutabile!) ne ha confuso l’immagine: magistrati entrambi, colleghi entrambi, al punto da dimenticare che sono realmente disallineati, nel processo.</p>
<p>Non è un ruolo punitivo quello del giudice perché egli non deve<em> “punire i colpevoli”</em>, ma esaminare la fondatezza dell’accusa. Per la cultura inquisitoria, invece, entrambi sarebbero compartecipi insieme (ma separati dai difensori!) di questo obiettivo sociale: prevenire e reprimere il male sociale di rilevanza criminale. Contro questo diffuso bisogno di protezione attraverso il diritto penale, divenuto religione di massa, la posizione dell’avvocatura è davvero una testimonianza di alto valore civile, che si oppone alla logica amico-nemico che ha inopinatamente dominato le ultime discussioni sul referendum, come se fosse in gioco la stessa democrazia e non la democrazia giudiziaria.</p>
<p>Sappiamo bene che una parte delle forze di governo vorrebbe burocratizzare la magistratura entro un ruolo esecutivo, mal digerendo che essa applichi la Costituzione, e protegga i diritti fondamentali anche contro leggi di sostegno a politiche che li vìolano. In tali contrasti storici si innesta un evidente elemento di difficoltà o di contraddizione del modo di presentare il <strong>referendum</strong> da parte del Governo. Se mai la stessa formazione comune e non divisa, di giudici e p.m., prima del concorso e dopo, dovrà riconoscere l’unitarietà del diritto e la necessaria compartecipazione docente paritaria di accademici e avvocati, anche qui, oltre che nel prosieguo delle carriere, si dovrà superare la prassi del correntismo: e ciò pure nell’eventuale permanere di un unico <strong>CSM,</strong> che è stato il contenitore e tesoriere delle logiche inquisitorie (e spartitorie) richiamate.</p>
<p>Sono dunque numerosi i profili di incertezza permanente da risolvere, legati alla<strong> cultura della giurisdizione</strong> e alla <strong>democrazia giudiziaria</strong>: un problema che differenzia moltissimo la situazione italiana, se la si raffronta nella comparazione a quella ventina e oltre dei democraticissimi<strong> Paesi europei</strong> che hanno distinti governi per i magistrati dell’accusa e per quelli giudicanti. La comparazione ci salva dall’ideologia astratta o di partito. Un merito della consultazione referendaria è che questo nodo della cultura della giurisdizione e della democrazia giudiziaria, che riguarda prassi e costumi abnormi di entrambe le parti in contesa (magistratura e governo), non potrà essere eluso. Il permanere di un ruolo costituzionale della magistratura giudicante per la regolazione dei poteri dello Stato dovrà comunque essere interiorizzato come attività fisiologica e non <em>“politica”</em> accanto alla soggezione alla legge, e così altrettanto la giurisdizione come risultante di una vera e piena dialettica processuale incontaminata da correnti e separazioni culturali tra i protagonisti del ius e dei giudizi penali.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Salvini cala la maschera, sconfessa se stesso e Meloni sul referendum: “Garlasco e famiglia nel bosco non c’entrano nulla”</title>
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<description><![CDATA[ Costretto a smentire se stesso e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In un tardivo tentativo di abbassare i toni sul referendum sulla giustizia, col voto sulla riforma promossa dal Guardasigilli Carlo Nordio in programma questo weekend, Matteo Salvini arriva a fare una sorta di “auto fact-checking”. Il vicepremier e ministro dei Trasporti e Infrastrutture, […] ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 22:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Salvini, cala, maschera, sconfessa, stesso, Meloni, sul, referendum:, “Garlasco, famiglia, nel, bosco, non, c’entrano, nulla”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Costretto a <strong>smentire se stesso e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni</strong>. In un tardivo tentativo di abbassare i toni sul referendum sulla giustizia, col voto sulla riforma promossa dal Guardasigilli <strong>Carlo Nordio</strong> in programma questo weekend, <strong>Matteo Salvini</strong> arriva a fare una sorta di “auto fact-checking”.</p>
<p>Il vicepremier e ministro dei Trasporti e Infrastrutture, nell’intervenire mercoledì sera a Milano durante un evento per il Sì al referendum, ha infatti smentito una sua precedente dichiarazione e un leitmotiv che da tempo ormai anche la premier Meloni porta avanti nella sua narrazione a favore del Sì al referendum, ripetuta con toni violenti anche ad Atreju.</p>
<p>Parliamo di alcuni casi di cronaca assurti alle cronache nazionali e che governo e maggioranza citano strumentalmente nella campagna referendaria del Sì: quello di <strong>Garlasco</strong>, ovvero dell’omicidio di Chiara Poggi nel lontano 2007, caso che ha visto condannato in via definitiva il fidanzato dell’epoca Alberto Stasi e di fatto riaperto con l’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, e quello della “<strong>famiglia nel bosco</strong>”, ovvero i tre bambini allontanati dai genitori anglo-australiani in Abruzzo.</p>
<p>È proprio Salvini ad ammettere che “il caso Garlasco non c’entra con il referendum. <strong>Non è che se voti sì, Garlasco lo risolvi domani mattina o i tre bimbi tornano a casa</strong>”, le sue parole nel corso dell’intervento, di cui dà conto oggi Il Fatto Quotidiano. Così il vicepremier sconfessa la linea di Palazzo Chigi, che più volte in queste settimane aveva citato questi casi come situazione che potranno essere scongiurate ed evitare grazie alla riforma Nordio.</p>
<p>Per Salvini, a pochi giorni dal voto, l’ammissione che casi come Garlasco o della “famiglia nel bosco” di Palmoli non c’entrano nulla col referendum: “Penso ci sia <strong>tanto da fare nel settore della giustizia senza tirare in ballo Garlasco e la famiglia nel bosco</strong>, quelle sono altre soluzioni,da risolvere in altra maniera, certo non è normale ma non dipende dal referendum”, le dichiarazioni di Salvini a Milano.</p>
<p>Lo stesso Salvini che pochi mesi fa sui social a sua volta citava i due casi per motivare i cittadini a votare Sì: “C’è il referendum sulla giustizia che è un passo di civiltà fondamentale perché anche le cronache di questi giorni, dall’incredibile vicenda di Garlasco al sequestro dei tre bambini portati via a una mamma e a un papà, una profonda riforma della giustizia che non funziona sarà fondamentale”, era la tesi del leader della Lega solamente a novembre.</p>]]> </content:encoded>
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<title>La piazza di Schlein, Conte e Landini dice No a tutto: &amp;quot;Vota Sì chi ha commesso delitti&amp;quot;</title>
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<description><![CDATA[ &quot;Vota &#039;Sì&#039; chi ha commesso delitti ed è stato inquisito. Chi vota &#039;no&#039; sono persone per bene&quot;. I manifestanti per il &quot;no&quot; influenzati da Nicola Gratteri. Ieri 18 marzo, dalle 17 Piazza del Popolo a Roma è stata teatro della chiusura della campagna elettorale per il referendum per il fronte del &quot;No&quot;. Ad organizzare una manifestazione è stato Società civile per il no, comitato costola della Cgil. A intervenire dal palco il ssegretario Maurizio Landini, che grazie al referendum è riuscito a riunire il campo largo. Presenti tutti i partiti dell&#039;opposizione contrari alla riforma della giustizia (tranne i &quot;liberi&quot; di Italia Viva). E tutti i leader: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.   
La piazza convocata resta mezza vuota per tutta la manifestazione. E a riempire gli spazi una grande scritta – &quot;Vota&quot; – fissata a terra. Il &quot;No&quot; che l&#039;ha completata è apparso solo intorno alle 19 e 30, ed è stato rimosso appena Schlein ha concluso il suo intervento. E in effetti non è stata l&#039;unica cosa a finire: una volta che la segretaria dem ha parlato dal palco, gran parte dei manifestanti si è recata a casa a cena.   
Nel corso della manifestazione un concetto ha regnato sovrano: la Costituzione è stata scritta dai padri della Repubblica antifascista e per questo è impossibile modificarla. La riforma tenta di farlo e quindi la carta va difesa. I cittadini arrivati a piazza del Popolo ripetono tutti questo mantra, ma non c’è nessuno che prova a entrare nel merito della questione. Anzi. &quot;Voto &#039;No&#039; perché il governo è fascista, Meloni è la prima dei fascisti&quot;, dice un maifestante con la bandiera di rifondazione comunista. &quot;Sono qui per andare contro l&#039;esecutivo, sì. Soprattutto per questo&quot;, ride una signora anziana.   
Di magistrati e separazione delle carriere non si parla. Di correnti nemmeno. Le uniche nominate sono quelle interne al Pd, mormorio di qualche manifestante che dice ai compagni, mentre guarda il palco: &quot;Una parte del Pd vota sì, è questa la cosa fastidiosa&quot;.   
I leader arrivano scaglionati. I primi sono la coppia di Alleanza Verdi e sinistra Fratoianni-Bonelli. Schlein si prende il bagno di folla. Mentre Conte arriva da via Ripetta, per salutare i militanti del Movimento 5 stelle, in disparte rispetto a tutto il resto dei manifestanti, che nel corso dell&#039;evento si è mischiato in tutte le sfumature di rosso possibile. Landini fa un intervento fiume, e proprio mentre parla inizia a piovere. Annuncia: &quot;Dal giorno dopo il referendum, se vince il &#039;No&#039;, presenteremo una vera riforma della giustizia&quot;. E a margine del palco, coi giornalisti, ammette che la campagna elettorale è stata &quot;piena di arroganza&quot;.   
Nel calderone degli interventi dei leader, oltre alla solita retorica che vede il governo complice di sottomettere i giudici, finiscono anche la guerra in medio oriente, la Palestina e il pericolo di una presunta deriva autoritaria. Landini ha avuto il merito di far riunire il campo largo, e ha chiesto che anche dopo il voto &quot;si resti uniti&quot;. Per molti manifestanti il referendum sarà l&#039;occasione per dimostrare al centrodestra che un&#039;altrernativa esiste. Peccato che sia tutta basata su un grande e grosso &quot;No&quot;. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>piazza, Schlein, Conte, Landini, dice, tutto:, Vota, Sì, chi, commesso, delitti</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>"Vota 'Sì' chi ha commesso delitti ed è stato inquisito. Chi vota 'no' sono persone per bene". I manifestanti per il "no" influenzati da Nicola Gratteri. Ieri 18 marzo, dalle 17 Piazza del Popolo a Roma è stata teatro della chiusura della campagna elettorale per il <a href="https://www.ilfoglio.it/tag/referendum/">referendum</a> per il fronte del "No". Ad organizzare una manifestazione è stato Società civile per il no, comitato costola della Cgil. A intervenire dal palco il ssegretario <strong>Maurizio Landini</strong>, che grazie al referendum è riuscito a riunire il campo largo. Presenti tutti i partiti dell'opposizione contrari alla riforma della giustizia (<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/19/news/renzi-ci-scrive-e-prova-a-farci-capire-come-votera-al-referendum-8802336/">tranne i "liberi" di Italia Viva</a>). E tutti i leader: <strong>Elly Schlein</strong>, <strong>Giuseppe Conte</strong>, <strong>Angelo Bonelli</strong> e <strong>Nicola Fratoianni</strong>.<br>  </p> 
<p>La piazza convocata resta mezza vuota per tutta la manifestazione. E a riempire gli spazi una grande scritta – "Vota" – fissata a terra. Il "No" che l'ha completata è apparso solo intorno alle 19 e 30, ed è stato rimosso appena Schlein ha concluso il suo intervento. <strong>E in effetti non è stata l'unica cosa a finire: una volta che la segretaria dem ha parlato dal palco, gran parte dei manifestanti si è recata a casa a cena</strong>.<br>  </p> 
<p>Nel corso della manifestazione un concetto ha regnato sovrano: <strong>la Costituzione è stata scritta dai padri della Repubblica antifascista e per questo è impossibile modificarla. La riforma tenta di farlo e quindi la carta va difesa</strong>. I cittadini arrivati a piazza del Popolo ripetono tutti questo mantra, ma non c’è nessuno che prova a entrare nel merito della questione. Anzi. "Voto 'No' perché il governo è fascista, Meloni è la prima dei fascisti", dice un maifestante con la bandiera di rifondazione comunista. "Sono qui per andare contro l'esecutivo, sì. Soprattutto per questo", ride una signora anziana.<br>  </p> 
<p>Di magistrati e separazione delle carriere non si parla. Di correnti nemmeno. <strong>Le uniche nominate sono quelle interne al Pd, mormorio di qualche manifestante che dice ai compagni, mentre guarda il palco</strong>: "Una parte del Pd vota sì, <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/17/news/il-si-di-latorre-sinistra-ipocrita-sul-referendum-la-deriva-antidemocratica-e-quella-dell-anm--8793406/">è questa la cosa fastidiosa</a>".<br>  </p> 
<p>I leader arrivano scaglionati. I primi sono la coppia di Alleanza Verdi e sinistra Fratoianni-Bonelli. Schlein si prende il bagno di folla. Mentre Conte arriva da via Ripetta, per salutare i militanti del Movimento 5 stelle, in disparte rispetto a tutto il resto dei manifestanti, che nel corso dell'evento si è mischiato in tutte le sfumature di rosso possibile. Landini fa un intervento fiume, e proprio mentre parla inizia a piovere. Annuncia: "Dal giorno dopo il referendum, se vince il 'No', presenteremo una <em>vera</em> riforma della giustizia". <strong>E a margine del palco, coi giornalisti, ammette che la campagna elettorale è stata "piena di arroganza".</strong><br>  </p> 
<p>Nel calderone degli interventi dei leader, oltre alla solita retorica che vede il governo complice di sottomettere i giudici, finiscono anche la guerra in medio oriente, la Palestina e il pericolo di una presunta deriva autoritaria. Landini ha avuto il merito di far riunire il campo largo, e ha chiesto che anche dopo il voto "si resti uniti". <strong>Per molti manifestanti il referendum sarà l'occasione per dimostrare al centrodestra che un'altrernativa esiste. Peccato che sia tutta basata su un grande e grosso "No"</strong>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>L’intervista falsa a Falcone e quella vera a Vassalli</title>
<link>https://www.eventi.news/lintervista-falsa-a-falcone-e-quella-vera-a-vassalli</link>
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<description><![CDATA[ Questa, più delle altre, è stata una campagna elettorale fatta di propaganda, falsità e manipolazioni. E’ stato anche il referendum d... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>L’intervista, falsa, Falcone, quella, vera, Vassalli</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Questa, più delle altre, <a href="https://www.ilfoglio.it/tag/referendum-giustizia/">è stata una campagna elettorale fatta di propaganda, falsità e manipolazioni</a>. E’ stato anche il referendum d... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>L&amp;apos;ex Guardasigilli Martelli: “L’Anm è il cancro della magistratura. Vassalli voleva le carriere separate”</title>
<link>https://www.eventi.news/lex-guardasigilli-martelli-lanm-e-il-cancro-della-magistratura-vassalli-voleva-le-carriere-separate</link>
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<description><![CDATA[ Nella riforma della Giustizia ci sono luci, ma anche qualche ombra. E poi ci sono degenerazioni alle quali, secondo Claudio Martelli, occorre porre rimedio: la legge Nordio va in questa direzione. “La situazione da cui usciamo è la lottizzazione, la manipolazione correntizia del Csm e di tutti gli incarichi direttivi, in particolar modo da parte dall’Anm. Non a caso anche l’ex presidente dall’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone l’ha definita il cancro della magistratura. Di questo si tratta e oltretutto è ormai una metastasi”, dice al Foglio l’ex ministro della Giustizia, prima di motivare le ragioni per cui voterà “Sì”. Martelli, socialista e vicino a Craxi, è stato il successore in Via Arenula di Giuliano Vassalli, l’autore della riforma del codice di procedura penale da cui discende, secondo molti, la separazione delle carriere. “Non ho mai avuto dubbi sul fatto che Vassalli fosse favorevole. Era implicito nella sua legge”. 
  
Martelli riavvolge il nastro: “La riforma Vassalli ha segnato una storica svolta, passando dal processo inquisitorio a quello accusatorio. Ma aveva un limite”. Quale? “Si supponeva che le parti, accusa e difesa, fossero in posizione paritaria. Ma non basta scrivere la legge se poi, in concreto, l’avvocato difensore ha armi più spuntate rispetto al pm, il quale ha guidato le indagini, ha accesso alle carte in ogni istante e comanda la polizia giudiziaria”, risponde l’ex ministro. E aggiunge: “In realtà anche questa riforma non risolve questa anomalia però almeno affronta un altro problema”. Martelli si riferisce al “mercato delle vacche”, alle correnti e ai meccanismi che regolano oggi il funzionamento del Csm. “L’Anm, che è un’associazione privata, ha però inquinato, usurpato il ruolo del Csm, che nelle sue decisioni è stato sostituito negli anni dallo scambio di interessi tra le correnti e di favori tra i singoli magistrati”. Ebbene, prosegue Martelli, “il sorteggio, una delle novità sostanziali introdotte dalla riforma Nordio, dovrebbe limitare questo andazzo”. L’obiezione che arriva da chi sostiene il No è che in questo modo aumenterà il controllo della politica. “E’ un obiezione che non sta né in cielo né in terra e poi il sorteggio esiste già in altri ambiti della giurisdizione attuale, per esempio per il Tribunale dei ministri. Inoltre come ci hanno insegnato i greci, quando il meccanismo democratico si corrompe in modo irrimediabile, il sorteggio dà un taglio netto”. Il tema della democrazia corrotta, secondo l’ex ministro, riguarda anche le sanzioni. “Adesso è il ministro della Giustizia o il procuratore generale che chiede un procedimento disciplinare, ma è sempre il Csm a decidere. Anche questo aspetto è stato finora alterato dallo scambio tra le correnti, dunque era inevitabile una soluzione drastica come l’Alta corte di giustizia”. 
Accanto ai tanti elementi di riforma che Martelli giudica positivamente ce n’è un altro che tuttavia convince meno l’ex Guardasigilli. “Anzi forse ci fa fare un passo indietro rispetto alla situazione attuale”. Di che si tratta? “La riforma attribuisce ai pm le stesse garanzie di cui godono i giudici. Finora i pm erano soggetti a una legge ordinaria, quindi mutevole attraverso il Parlamento che stabiliva il grado di autonomia dei pm. Si trattava di una riserva, stabilita dai padri costituenti, che adesso viene abolita accrescendo ulteriormente il potere degli accusatori. E’ facile prevedere che questa elevazione in cielo dei pm porrà non pochi problemi nel prossimo futuro”. Ne saranno contenti nel fronte del No. A proposito: il Fatto ieri ha ripercorso in termini non proprio lusinghieri la stagione craxiana, “il pessimo ministro Vassalli”, definendo poi il nuovo articolo 111 della Costituzione (giusto processo), una “boiata”. “Nella monarchia francese c’era la figura degli empoisonneurs, gli avvelenatori del dibattito pubblico rappresenta una categoria che si replica in tutte le epoche. Oggi abbiamo in sorte Travaglio. Per altro non è il solo”, sorride Martelli. 
Oggi intanto l’ex ministro è atteso da un dibattito in “famiglia”. Al Teatro Parenti a Milano si confronterà infatti con la deputata dem Lia Quartapelle, sua moglie e sostenitrice del No. Separati in casa? “Vengo da una famiglia in cui eravamo tre figli maschi: uno un po’ più di sinistra, un repubblicano e un socialista, io. Sono abituato al confronto in famiglia, è educativo, ci si dice tutto ma con affetto. Sono curioso anch’io di come andrà stasera e della reazione del pubblico”. 
  
  
  
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Nella riforma della Giustizia ci sono luci, ma anche qualche ombra. E poi ci sono degenerazioni alle quali, secondo <strong>Claudio Martelli,</strong> occorre porre rimedio: la legge Nordio va in questa direzione. “La situazione da cui usciamo è la lottizzazione, la manipolazione correntizia del Csm e di tutti gli incarichi direttivi, in particolar modo da parte dall’Anm. Non a caso anche l’ex presidente dall’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone l’ha definita il cancro della magistratura. Di questo si tratta e oltretutto è ormai una metastasi”, dice al Foglio l’ex ministro della Giustizia, prima di motivare le ragioni per cui voterà “Sì”. Martelli, socialista e vicino a Craxi, è stato il successore in Via Arenula di Giuliano Vassalli, l’autore della riforma del codice di procedura penale da cui discende, secondo molti, la separazione delle carriere. “Non ho mai avuto dubbi sul fatto che Vassalli fosse favorevole. Era implicito nella sua legge”.</p> 
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<p>Martelli riavvolge il nastro: <strong>“La riforma Vassalli ha segnato una storica svolta, passando dal processo inquisitorio a quello accusatorio. Ma aveva un limite”.</strong> Quale? “Si supponeva che le parti, accusa e difesa, fossero in posizione paritaria. Ma non basta scrivere la legge se poi, in concreto, l’avvocato difensore ha armi più spuntate rispetto al pm, il quale ha guidato le indagini, ha accesso alle carte in ogni istante e comanda la polizia giudiziaria”, risponde l’ex ministro. E aggiunge: “In realtà anche questa riforma non risolve questa anomalia però almeno affronta un altro problema”. Martelli si riferisce al “mercato delle vacche”, alle correnti e ai meccanismi che regolano oggi il funzionamento del Csm. “L’Anm, che è un’associazione privata, ha però inquinato, usurpato il ruolo del Csm, che nelle sue decisioni è stato sostituito negli anni dallo scambio di interessi tra le correnti e di favori tra i singoli magistrati”. Ebbene, prosegue Martelli, “il sorteggio, una delle novità sostanziali introdotte dalla riforma Nordio, dovrebbe limitare questo andazzo”. L’obiezione che arriva da chi sostiene il No è che in questo modo aumenterà il controllo della politica. “E’ un obiezione che non sta né in cielo né in terra e poi il sorteggio esiste già in altri ambiti della giurisdizione attuale, per esempio per il Tribunale dei ministri. Inoltre come ci hanno insegnato i greci, quando il meccanismo democratico si corrompe in modo irrimediabile, il sorteggio dà un taglio netto”. Il tema della democrazia corrotta, secondo l’ex ministro, riguarda anche le sanzioni. “Adesso è il ministro della Giustizia o il procuratore generale che chiede un procedimento disciplinare, ma è sempre il Csm a decidere. Anche questo aspetto è stato finora alterato dallo scambio tra le correnti, dunque era inevitabile una soluzione drastica come l’Alta corte di giustizia”.</p> 
<p><strong>Accanto ai tanti elementi di riforma che Martelli giudica positivamente ce n’è un altro che tuttavia convince meno l’ex Guardasigilli.</strong> “Anzi forse ci fa fare un passo indietro rispetto alla situazione attuale”. Di che si tratta? “La riforma attribuisce ai pm le stesse garanzie di cui godono i giudici. Finora i pm erano soggetti a una legge ordinaria, quindi mutevole attraverso il Parlamento che stabiliva il grado di autonomia dei pm. Si trattava di una riserva, stabilita dai padri costituenti, che adesso viene abolita accrescendo ulteriormente il potere degli accusatori. E’ facile prevedere che questa elevazione in cielo dei pm porrà non pochi problemi nel prossimo futuro”. Ne saranno contenti nel fronte del No. A proposito: il Fatto ieri ha ripercorso in termini non proprio lusinghieri la stagione craxiana, “il pessimo ministro Vassalli”, definendo poi il nuovo articolo 111 della Costituzione (giusto processo), una “boiata”. “Nella monarchia francese c’era la figura degli <i>empoisonneurs, </i>gli avvelenatori del dibattito pubblico rappresenta una categoria che si replica in tutte le epoche. Oggi abbiamo in sorte Travaglio. Per altro non è il solo<i>”,</i> sorride Martelli.</p> 
<p>Oggi intanto l’ex ministro è atteso da un dibattito in “famiglia”. <strong>Al Teatro Parenti a Milano si confronterà infatti con la deputata dem Lia Quartapelle, sua moglie e sostenitrice del No. </strong>Separati in casa? “Vengo da una famiglia in cui eravamo tre figli maschi: uno un po’ più di sinistra, un repubblicano e un socialista, io. Sono abituato al confronto in famiglia, è educativo, ci si dice tutto ma con affetto. Sono curioso anch’io di come andrà stasera e della reazione del pubblico”.</p> 
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<title>Il Sì “convinto” di Clò: “E’ una riforma liberale. Corregge la malagiustizia”</title>
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<description><![CDATA[ “Al referendum sulla giustizia voterò convintamente Sì”, annuncia il professore Alberto Clò, economista ed ex ministro dell’Industria e del Commercio tra il 1995 e il 1996 ai tempi del governo tecnico guidato da Lamberto Dini. Ma anche una figura storicamente vicina a Romano Prodi. 
Clò consegna al Foglio poche battute, si tiene alla larga dalla polemica politica e dagli eccessi che hanno segnato la campagna elettorale, ma dice quanto basta a spiegare quali sono le ragioni che lo porteranno domenica a supportare la riforma Nordio. L’ex ministro non vede nella separazione delle carriere, nel sorteggio e nell’istituzione di un’Alta corte, i rischi di una deriva autoritaria. “Perché questa – ci spiega, motivando la sua scelta – è una riforma liberale, di civiltà. Perché rafforza la libertà dei cittadini in senso garantista e perché potrà contribuire a correggere la grave malagiustizia nel nostro paese”. 
L’ex ministro dell’Industria è noto anche per la sua amicizia di lungo corso con l’ex premier Romano Prodi. Insieme al professore ha fondato nel 1984 la rivista Energia. Ed è proprio nella villa di Clò, non lontano da Bologna, che nel 1978 avrebbe avuto luogo la famosa seduta spiritica (ancora oggi oggetto di ricostruzioni, libri e misteri) a cui partecipò anche Prodi e dalla quale sarebbe venuta fuori l’indicazione di via Gradoli nei giorni del rapimento di Aldo Moro. 
Le posizioni politiche, e quelle sulla giustizia, però sono altra cosa e dunque i due professori si troveranno questa volta (e non è la prima) su posizioni differenti. Del resto come abbiamo raccontato sul Foglio anche molti prodiani di stretta osservanza hanno deciso di supportare la riforma, in continuità con quella stagione dell’Ulivo e con alcune istanze portate avanti dal centrosinistra, dal Partito democratico, in anni più recenti. E se l’ex presidente del Consiglio, come ha ribadito ancora ieri, è convinto che la riforma “non ha contenuto” e che il vero intento del governo sia in realtà politico – “comandare sulla magistratura” – altri protagonisti dell’Ulivo hanno deciso invece di votare Sì. Si tratta di personalità come Arturo Parisi, ex ministro della Difesa e ideologo di quel progetto capace di battere Berlusconi, ma anche di Paolo De Castro, che con Prodi fu ministro dell’Agricoltura e considera il referendum “una occasione storica” per migliorare la giustizia italiana. 
Alla sinistra per il sì – che oggi si ritroverà a Bologna con Augusto Barbera e molti altri per uno degli ultimi appuntamenti prima delle urne – si sono metaforicamente iscritti anche altri prodiani che un un tempo furono in prima linea con ruoli dirigenziali: Andrea Papini e Marina Magistrelli per esempio, che proprio a questo giornale hanno spiegato ieri le ragioni del loro sì. 
  
  
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sì, “convinto”, Clò:, “E’, una, riforma, liberale., Corregge, malagiustizia”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>“Al referendum sulla giustizia voterò convintamente Sì”, annuncia il professore <strong>Alberto Clò</strong>, economista ed ex ministro dell’Industria e del Commercio tra il 1995 e il 1996 ai tempi del governo tecnico guidato da Lamberto Dini. Ma anche una figura storicamente vicina a Romano Prodi.</p> 
<p>Clò consegna al Foglio poche battute, si tiene alla larga dalla polemica politica e dagli eccessi che hanno segnato la campagna elettorale, ma dice quanto basta a spiegare quali sono le ragioni che lo porteranno domenica a supportare la riforma Nordio. L’ex ministro non vede nella separazione delle carriere, nel sorteggio e nell’istituzione di un’Alta corte, i rischi di una deriva autoritaria. <strong>“Perché questa – ci spiega, motivando la sua scelta – è una riforma liberale, di civiltà. Perché rafforza la libertà dei cittadini in senso garantista e perché potrà contribuire a correggere la grave malagiustizia nel nostro paese”.</strong></p> 
<p>L’ex ministro dell’Industria è noto anche per la sua amicizia di lungo corso con l’ex premier Romano Prodi. Insieme al professore ha fondato nel 1984 la rivista Energia. Ed è proprio nella villa di Clò, non lontano da Bologna, che nel 1978 avrebbe avuto luogo la famosa seduta spiritica (ancora oggi oggetto di ricostruzioni, libri e misteri) a cui partecipò anche Prodi e dalla quale sarebbe venuta fuori l’indicazione di via Gradoli nei giorni del rapimento di Aldo Moro.</p> 
<p><strong>Le posizioni politiche, e quelle sulla giustizia, però sono altra cosa e dunque i due professori si troveranno questa volta (e non è la prima) su posizioni differenti. </strong>Del resto come abbiamo raccontato sul Foglio anche molti prodiani di stretta osservanza hanno deciso di supportare la riforma, in continuità con quella stagione dell’Ulivo e con alcune istanze portate avanti dal centrosinistra, dal Partito democratico, in anni più recenti. E se l’ex presidente del Consiglio, come ha ribadito ancora ieri, è convinto che la riforma “non ha contenuto” e che il vero intento del governo sia in realtà politico – “comandare sulla magistratura” – altri protagonisti dell’Ulivo hanno deciso invece di votare Sì. Si tratta di personalità come Arturo Parisi, ex ministro della Difesa e ideologo di quel progetto capace di battere Berlusconi, ma anche di <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/18/news/la-slavina-prodiana-magistrelli-de-castro-e-papini-gli-ulivisti-per-il-si--8798617/">Paolo De Castro, che con Prodi fu ministro dell’Agricoltura e considera il referendum “una occasione storica” per migliorare la giustizia italiana.</a></p> 
<p>Alla sinistra per il sì – che oggi si ritroverà a Bologna con Augusto Barbera e molti altri per uno degli ultimi appuntamenti prima delle urne – si sono metaforicamente iscritti anche altri prodiani che un un tempo furono in prima linea con ruoli dirigenziali: Andrea Papini e Marina Magistrelli per esempio, che proprio a questo giornale hanno spiegato ieri le ragioni del loro sì.</p> 
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<title>“Al referendum voto Sì”, dice il marito di Albano, capo delle toghe rosse</title>
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<description><![CDATA[ “Al referendum sulla giustizia andrò a votare convintamente Sì”, dice Fabrizio Merluzzi al Foglio. Merluzzi non è soltanto un noto avvocato penalista dalla carriera quarant... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Cosa può guadagnare l’Italia con una giustizia riformata. Chiacchiere con Pietro Ichino</title>
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<description><![CDATA[ Meno irresponsabilità uguale più credibilità. Più credibilità uguale più giustizia. Meno corporativismo uguale più fiducia nel futuro. Pietro Ichino è uno dei volti simbolo del rif... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Meno irresponsabilità uguale più credibilità. Più credibilità uguale più giustizia. Meno corporativismo uguale più fiducia nel futuro. <strong>Pietro Ichino</strong> è uno dei volti simbolo del rif... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>Nordio: &amp;quot;Il No di Bettini per principio è il miglior sponsor del Sì&amp;quot;. La replica: &amp;quot;Voto nel merito&amp;quot;</title>
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<description><![CDATA[ &quot;Coloro che dicono &#039;la riforma è giusta, ma io voto No per principio&#039;, non solo sono tanti ma ce n&#039;è uno in particolare che io non ho il piacere di conoscere, ma che si è esposto molto ed è Goffredo Bettini, uno dei fondatori del Partito democratico e, secondo me, è il nostro migliore sponsor&quot;. A dirlo all&#039;AdnKronos è il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in un discorso rivolto a chi andrà alle urne con un unico obiettivo: votare contro la premier Giorgia Meloni. Tra questi ci sarebbe proprio Bettini, a cui &quot;questa riforma piace ma voterà No per dare una spallata al governo&quot;, dice Nordio. Una scelta che il Guardasigilli non critica, anzi, poiché questa &quot;beata sincerità&quot; dimostra come &quot;il contenuto della riforma è un buon contenuto&quot;. Ma, ci tiene ad avvisare il ministro, &quot;se poi votano No per dare un significato politico nella vana speranza di far cadere il governo allora, come ha detto la nostra presidente del Consiglio, se vincesse il No, si terrebbero questa giustizia e anche questo governo&quot;. Un tentativo legittimo ma con uno scopo inutile, insomma. 
La risposta di Bettini non si è fatta attendere. &quot;Non ho mai pronunciato le frasi che Nordio mi attribuisce&quot;, ha replicato l&#039;esponente dem interpellato dall&#039;AdnKronos. &quot;Quando si è discusso alle Camere Penali il tema della separazione delle carriere - ha aggiunto - ho dichiarato un&#039;adesione al principio. Mi sembrava un segnale per garantire un processo penale più equo. Ma questo segnale è svanito via via di fronte al complesso della riforma presentata e al contesto culturale, ideale e politico che la circonda e la soffoca&quot;. Non solo, perché la separazione delle carriere si accompagnerebbe &quot;ad una serie di organismi e meccanismi non condivisibili&quot; e non affronterebbe &quot;nulla dei problemi che a me stanno più a cuore: le carcerazioni facili, la lunghezza dei processi, la condizione medioevali dei carceri&quot;. Piuttosto è una riforma che rappresenta &quot;un tassello di una politica generale del governo, autoritaria, repressiva e sprezzante dei più deboli&quot;, dice Bettini.  
Eppure, a gennaio, i motivi che lo hanno portato a dichiarare il suo voto contrario al referendum erano abbastanza chiari: &quot;Mi sono espresso più volte a favore della separazione delle carriere. La formulazione della legge proposta dal governo include questa misura, ma oggi il dibattito è così politicizzato che il voto è diventato un sì o un no a Giorgia Meloni&quot;. Frasi che neanche Nordio sembra aver dimenticato: &quot;Capisco che il povero Bettini sia stato costretto all&#039;autocritica, nella migliore tradizione dei processi stalinisti, da Koniev a Kamenev a Bucharin. Ma non siamo più nell&#039;URSS, dove i libri erano stampati a fogli mobili, che si sostituivano per modificare il passato. Le sue parole sulla riforma rimangono e la sua retromarcia mi suscita una tenera pietà&quot;, ha replicato ancora il Guardasigilli. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Nordio:, Il, Bettini, per, principio, miglior, sponsor, del, Sì., replica:, Voto, nel, merito</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>"Coloro che dicono 'la riforma è giusta, ma io voto No per principio', non solo sono tanti ma ce n'è uno in particolare che io non ho il piacere di conoscere, ma che si è esposto molto ed è <a href="https://www.ilfoglio.it/tag/goffredo-bettini/">Goffredo Bettini,</a> uno dei fondatori del <a href="https://www.ilfoglio.it/tag/partito-democratico/">Partito democratico</a> e, secondo me, è il nostro migliore sponsor". </strong>A dirlo all'AdnKronos è il ministro della Giustizia <a href="https://www.ilfoglio.it/tag/carlo-nordio/"><strong>Carlo Nordio</strong></a>, in un discorso rivolto a chi andrà alle urne con un unico obiettivo: votare contro la premier <a href="https://www.ilfoglio.it/tag/giorgia-meloni/"><strong>Giorgia Meloni</strong></a>. Tra questi ci sarebbe proprio Bettini, a cui <strong>"questa riforma piace ma voterà No per dare una spallata al governo", dice Nordio.</strong> Una scelta che il Guardasigilli non critica, anzi, poiché questa "beata sincerità" dimostra come "il contenuto della riforma è un buon contenuto". Ma, ci tiene ad avvisare il ministro, "<strong>se poi votano No per dare un significato politico nella vana speranza di far cadere il governo allora, come ha detto la nostra presidente del Consiglio, se vincesse il No, si terrebbero questa giustizia e anche questo governo". </strong>Un tentativo legittimo ma con uno scopo inutile, insomma.</p> 
<p>La risposta di Bettini non si è fatta attendere.<strong> "Non ho mai pronunciato le frasi che Nordio mi attribuisce"</strong>, ha replicato l'esponente dem interpellato dall'AdnKronos. "Quando si è discusso alle Camere Penali il tema della separazione delle carriere - ha aggiunto - ho dichiarato un'adesione al principio. Mi sembrava un segnale per garantire un processo penale più equo. <strong>Ma questo segnale è svanito via via di fronte al complesso della riforma presentata e al contesto culturale, ideale e politico che la circonda e la soffoca".</strong> Non solo, perché la separazione delle carriere si accompagnerebbe "ad una serie di organismi e meccanismi non condivisibili" e non affronterebbe "nulla dei problemi che a me stanno più a cuore: le carcerazioni facili, la lunghezza dei processi, la condizione medioevali dei carceri". Piuttosto è una riforma che rappresenta "un tassello di una politica generale del governo, autoritaria, repressiva e sprezzante dei più deboli", dice Bettini. </p> 
<p><a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/01/19/news/bettini-si-rimangia-la-parola-sul-referendum-il-voto-non-e-sulla-riforma-nordio-ma-contro-meloni--8546365/">Eppure, a gennaio, i motivi che lo hanno portato a dichiarare il suo voto contrario al referendum erano abbastanza chiari:</a> "Mi sono espresso più volte a favore della separazione delle carriere. La formulazione della legge proposta dal governo include questa misura, ma <strong>oggi il dibattito è così politicizzato che il voto è diventato un sì o un no a Giorgia Meloni". </strong>Frasi che neanche Nordio sembra aver dimenticato: "Capisco che il povero Bettini sia stato costretto all'autocritica, nella migliore tradizione dei processi stalinisti, da Koniev a Kamenev a Bucharin. <strong>Ma non siamo più nell'URSS, dove i libri erano stampati a fogli mobili, che si sostituivano per modificare il passato. Le sue parole sulla riforma rimangono e la sua retromarcia mi suscita una tenera pietà", ha replicato ancora il Guardasigilli.</strong></p>]]> </content:encoded>
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<title>Un nuovo presidente alla Scuola superiore della magistratura: perché no? Il caso di Silvana Sciarra</title>
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<description><![CDATA[ Silvana Sciarra non è stata confermata alla presidenza della Scuola superio... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
<enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/03/19/191636017-8a47c27f-58fa-410e-a4db-db48740e6779.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2022/09/20/news/silvana-sciarra-eletta-presidente-della-consulta-4458162/">Silvana Sciarra</a> non è stata confermata alla presidenza della Scuola superio... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>La procura di Trani arresta ingiustamente un altro sindaco: il caso Minervini</title>
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<description><![CDATA[ La procura di Trani colpisce ancora. Tommaso Minervini, (ex) sindaco di Molfetta, non doveva essere arrestato: le accuse so... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>procura, Trani, arresta, ingiustamente, altro, sindaco:, caso, Minervini</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La <a href="https://www.ilfoglio.it/tag/procura-trani/">procura di Trani</a> colpisce ancora. Tommaso Minervini, (ex) sindaco di Molfetta, non doveva essere arrestato</strong>: le accuse so... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>“Con il Sì benefici concreti per i cittadini nel loro rapporto con la giustizia”. Parla il viceministro Sisto</title>
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<description><![CDATA[ “E’ una riforma che consegna ai cittadini benefici concreti nel loro rapporto con la giustizia: maggiori garanzie nelle indagini e nel processo, magistrati più responsabilizzati, maggiore t... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>CEF 2026 dell’EDPB: trasparenza e obblighi informativi</title>
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<description><![CDATA[ L’EDPB ha di recente avviato, per l&#039;anno 2026, un Quadro di applicazione coordinata (CEF) per attuare le norme in tema di trasparenza ed obblighi informativi di cui agli artt. 12, 13 e 14 del GDPR.
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 08:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>L’EDPB ha di recente avviato, per l'anno 2026, un Quadro di applicazione coordinata (CEF) per attuare le norme in tema di trasparenza ed obblighi informativi di cui agli artt. 12, 13 e 14 del GDPR.</p>
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<title>ICMA su rating ESG e data products nella finanza sostenibile</title>
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<description><![CDATA[ ICMA ha pubblicato di recente un documento sui ruolo dei rating ESG e dei prodotti di dati nell’ambito della finanza sostenibile (ESG data products).
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 08:00:12 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>ICMA ha pubblicato di recente un documento sui ruolo dei rating ESG e dei prodotti di dati nell’ambito della finanza sostenibile (ESG data products).</p>
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<title>Trasparenza retributiva, fra diritti dei lavoratori e obblighi per le imprese</title>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 08:00:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Per trasparenza retributiva si intende quell'insieme di buone pratiche, processi e presidi contrattuali con cui le imprese rendono visibili e verificabili i criteri retributivi e attuano il diritto dei lavoratori a richiedere informazioni sui livelli retributivi medi.</p>
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<title>Giuseppe Trichilo: patrimonio sequestrato per sei anni, dopo l’assoluzione gli restituiscono 8 milioni di debiti…</title>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 15:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Giuseppe, Trichilo:, patrimonio, sequestrato, per, sei, anni, dopo, l’assoluzione, gli, restituiscono, milioni, debiti…</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Vi racconto una storia che, nella sua crudezza e drammaticità, contiene anche un filo di speranza. Non parlo di un lieto fine, perché il lieto fine si costruisce giorno per giorno e non si può mai dire di essere arrivati davvero al traguardo della felicità. È però una storia che apre uno spiraglio. È una storia tipica di una terra, a un tempo, avara e generosa, arida e fertile, medievale e rinascimentale. Parlo non solo della <strong>Calabria</strong> dove è ambientata ma più in generale del Sud. Dove il rischio di fare impresa può comportare la perdita non solo del patrimonio e del lavoro creato, ma anche della propria libertà e della vita stessa.</p>
<p>Al di sotto del Garigliano, sembra quasi sia interdetto fare impresa in maniera legale. Sembra che non si debba accettare che in quelle terre esista altro che <strong>’ndrangheta</strong> e altre cosche criminali, che possano esistere anche attività sane, imprese legali. Se così non fosse, crollerebbe il mito nazionale di una lotta senza quartiere tra lo Stato e l’antistato. È proprio vero, come diceva qualcuno, che le streghe hanno smesso di esistere quando abbiamo smesso di bruciarle. Così, pure potrebbe essere vero che la mafia smetterà di esistere quando avremo smesso di professare l’antimafia. Come <strong>Nessuno tocchi Caino</strong>, non solo la pena di morte, la pena fino alla morte e la morte per pena, cerchiamo di raccontare anche questo. Il<a href="https://www.unita.it/2025/12/07/perche-innocenti-perdono-assolti-processo-penale-massacrati-misure-prevenzione/"> regime delle <strong>misure di prevenzione</strong></a>, delle interdittive prefettizie, dello scioglimento dei comuni per mafia, usi e costumi di stampo medievale che sono spesso più mortiferi dei supplizi capitali, penali e penitenziari. Il titolo di un capitolo del nostro lavoro annuale – politico ed editoriale – è proprio questo: quando prevenire è peggio che punire. Perché a volte, nella logica della prevenzione, non solo si creano mostri da abbattere, si producono anche macerie. Da almeno dieci anni attraversiamo le terre del Sud, in particolare la <strong>Calabria,</strong> con le nostre carovane. Ci siamo resi conto che, nella lotta senza quartiere tra Stato e antistato, in molti luoghi, si è fatta terra bruciata dentro e intorno alle attività economiche vere, sane, produttive.</p>
<p>Con<strong> Elisabetta Zamparutti</strong> e <strong>Rita Bernardini</strong> siamo andati a trovare <strong>Giuseppe Trichilo</strong>, calabrese, imprenditore da generazioni. C’era con noi anche <strong>Luigi Longo</strong>, un altro calabrese, imprenditore dato per morto e poi risorto, ma non per miracolo come Lazzaro: rinato, certo, per la sua innocenza, ma anche per la sua tenacia, la sua resistenza a un potere terribile, bifronte come Giano, quello dello Stato e quello dei suoi nemici, che vuole la <strong>Calabria</strong> una terra schiava e maledetta. Il capannone della fabbrica di Pino si erge maestoso nella nebbia della campagna: è un poliedro perfetto, scuro e monumentale come quelli dei paesi scandinavi immersi nel verde in paesaggi di fiaba. Nello stabilimento si lavora soltanto, l’ordine regna sovrano, insieme alla legge. Tutto è pulito: le cose e le persone. Tutto è ben sistemato: il legno da una parte, la plastica da un’altra, il ferro da un’altra ancora.</p>
<p>Non conoscevo nel dettaglio la storia di Pino, ma devo dire che la <strong>Calabria</strong> e i calabresi devono essere fieri della determinazione, della volontà e della visione che un imprenditore come lui ha incarnato in questa terra. Quando tutto sembrava congiurare contro di lui e contro la sua impresa, quasi a spingerlo ad abbandonarla, lui invece si è rialzato, si è raddrizzato, non si è piegato ai ricatti e ha detto: questa è la mia terra, qui voglio far vivere i miei figli e il lavoro che offre la mia impresa ad altri figli di questa terra. Ha sfidato i prepotenti del luogo, non solo la mafia, ma anche l’antimafia, quella fondata non sul diritto come voleva fosse<strong> Leonardo Sciascia</strong>, ma sulla terribilità delle pene, su una giustizia che incute timore come la dea bendata con la bilancia in una mano e nell’altra la spada. <strong>Giuseppe Trichilo</strong> si è posto sempre dalla parte del diritto, anche quando lo Stato, che dovrebbe essere Stato di diritto, si è comportato con lui come uno Stato di torto.</p>
<p>Il 2010 è stato un anno orribile. I torti arrecati a lui e alla sua famiglia sono stati devastanti. Anche quelli che gli ha riservato la cattiva sorte. Il padre e la sorella persero la vita in un orribile incidente stradale proprio davanti all’azienda in cui lavoravano. Dopo due mesi Pino è stato arrestato e con lui altre trecento persone sospettate di avere fatto affari con la <strong>‘ndrangheta.</strong> L’operazione era stata denominata “Crimine”, un nome che racchiudeva in sé tutto il pregiudizio nei confronti degli accusati che, per gli accusatori, erano delinquenti da condannare e non presunti innocenti da giudicare. Dopo sei anni, fortunatamente, Pino ha trovato in Cassazione a Roma i famosi “<em>giudici di Berlino”</em> che hanno posto fine alla clamorosa ingiustizia annullando senza rinvio la sentenza di condanna. Assolto! Il fatto non sussiste! Lo Stato di Torto aveva inferto però altre ferite al corpo già martoriato di Pino. Qualche anno prima, con la semplice pratica del copia-incolla del processo penale, il Tribunale di Reggio aveva ordito quello di prevenzione. Gli hanno sequestrato tutto il patrimonio: beni personali e aziendali, case, macchine, conti correnti. Gli indizi erano gli stessi che avevano portato all’arresto, gli stessi che hanno portato all’assoluzione. Il processo si concluse in primo grado con la confisca. Del resto, a emettere la confisca erano stati gli stessi giudici che prima avevano applicato il sequestro. Dopo appena venti mesi, gli amministratori giudiziari portarono i libri in Tribunale per la dichiarazione di fallimento. Quando glielo hanno restituito, il patrimonio dell’azienda di Giuseppe Trichilo consisteva in otto milioni di debiti.</p>
<p>La perdita del padre e della sorella è stata una tragedia personale ma anche una occasione di rinascita aziendale. Pino ha riunito la famiglia, ha detto ai suoi fratelli che per l’onore e la memoria del padre e della sorella bisognava continuare a far vivere il sogno di fare impresa, creare lavoro. Avvocati e consulenti consigliavano di spostarsi, andare al Nord, trasferire l’impresa lì, perché lì – gli dicevano – non avrai problemi. Perché le interdittive prefettizie, le misure di prevenzione antimafia, i sequestri e le confische, sono un problema che riguarda solo le terre del Sud. Come la Calabria che è stata trasformata nel banco di prova della lotta tra il bene e il male. Dove deve per forza esistere la mafia onnipresente per giustificare la presenza speculare di un’antimafia onnipotente. Si finisce così per alimentare una rappresentazione che non lascia spazio ad altro. Tutto è <strong>mafia</strong> e <strong>antimafia,</strong> in una guerra senza quartiere che lascia dietro di sé solo macerie. Giuseppe Trichilo non ha accettato il ricatto di sottomettersi a queste logiche di potere. La sua storia può essere di esempio anche per altri imprenditori che hanno subito gli stessi attacchi e che invece si sono arresi, si sono ritirati, hanno cambiato mestiere o si sono trasferiti altrove. La fabbrica di Pino testimonia che qualcosa di diverso tra Stato e antistato esiste: è l’impresa sana, l’impresa produttiva, l’impresa legale. La tragedia di questa storia non riguarda solo la sua famiglia e la sua azienda. Riguarda anche le famiglie dei suoi lavoratori. Dare lavoro in questa regione vuol dire sottrarre giovani, ragazzi e famiglie intere alle logiche dell’illegalità. Ma per farlo bisogna poter lavorare. Se questa possibilità viene impedita, il danno va ben oltre la singola impresa.</p>
<p>Quando siamo andati, nella fabbrica di Pino non c’erano i sindacati, di solito sempre pronti a difendere il lavoro. C’eravamo noi, c’ero anche io e mi è parso di tornare indietro di mezzo secolo, al tempo delle fabbriche e delle assemblee operaie. Gli operai di Pino si sono stretti in cerchio davanti a noi, in silenzio, con gli occhi pieni di meraviglia e di commozione. Anche noi, commossi, guardiamo questa realtà, la meraviglia di questi capannoni, dei macchinari, del lavoro che si svolge. Basta uno sguardo per capire che qui c’è solo la volontà di lavorare e creare lavoro. Io mi chiedo: chi indaga, viene a vedere? Vengono a toccare con mano i macchinari, i materiali, a guardare in faccia le persone? Come si può sospettare che qui ci sia qualcosa di diverso dalla volontà di costruire un futuro? Non è una messa in scena. Questa è una realtà viva, vera, produttiva.</p>
<p>Pino ha dovuto lottare contro poteri enormi: non solo le forze dell’ordine e la macchina giudiziaria, ma anche tutto ciò che ruota intorno a un sistema di amministratori giudiziari, di banche, di procedure burocratiche. Ho voluto raccontare la storia di Pino perché sia da esempio, ma anche perché dia conforto e coraggio ad altri imprenditori. Meriterebbe di essere conosciuta in tutto il Paese. Perché se venisse conosciuta davvero, forse, crollerebbe il <strong>mito della Calabria</strong> come terra perduta, terra di nessuno, terra maledetta, stretta nella morsa finta di mafia e antimafia. Questa invece è la Calabria vera: quella che lavora, che produce, che resiste. E la storia di Pino è una vittoria della Calabria autentica. E questo, forse, è il lieto fine.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Referendum sulla giustizia, il bivio tra due aspirazioni autoritarie: la ‘trumpiana’ e quella ‘gratteriana’</title>
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<description><![CDATA[ Ieri è sceso in piazza il popolo del No, a Roma, nella storica Piazza del Popolo. Hanno parlato Elly Schlein e tutti i leader del centrosinistra. Il Campo largo ha trovato l’unità e anche l’entusiasmo. Oltre ai partiti – tutti i partiti del centrosinistra, e poi i 5 Stelle e Rifondazione comunista – c’era anche […] ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 15:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Referendum, sulla, giustizia, bivio, tra, due, aspirazioni, autoritarie:, ‘trumpiana’, quella, ‘gratteriana’</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri è sceso in piazza il popolo del No, a <strong>Roma</strong>, nella storica Piazza del Popolo. Hanno parlato<strong> Elly Schlein</strong> e tutti i leader del centrosinistra. Il<strong> Campo largo</strong> ha trovato l’unità e anche l’entusiasmo. Oltre ai partiti – tutti i partiti del centrosinistra, e poi i<strong> 5 Stelle</strong> e <strong>Rifondazione comunista</strong> – c’era anche la <strong>Cgil</strong> e c’erano tantissime bandiere della <strong>Fiom.</strong> Chi è un po’ vecchio, come me, si ricorda un’altra manifestazione a Piazza del Popolo. Gremita. Credo che fosse il 9 maggio del 1974. Parlò <strong>Berlinguer.</strong> E poi tutti i leader dei partiti laici, i socialisti, i socialdemocratici, i liberali, i repubblicani e <strong>Marco Pannella</strong> che era stato il leader della battaglia per il divorzio in Italia. Eravamo alla vigilia del primo referendum dopo quello del 1946 tra monarchia e repubblica. Il paese era diviso in due: da una parte la sinistra e i liberali, dall’altra la <strong>Dc</strong> di <strong>Fanfani</strong> e i fascisti di <strong>Almirante.</strong> Il referendum era stato chiesto dalla destra democristiana (il loro leader era un certo<strong> Gabrio Lombardi,</strong> zio di padre Lombardi che poi divenne il portavoce di <strong>papa Ratzinger</strong>). La <a href="https://www.unita.it/2024/05/12/divorzio-storia-referendum-1974-quando-50-anni-italia-cambio-tutto/"><strong>legge sul divorzio</strong></a> (si chiamava <strong>Baslini Fortuna</strong>, prendeva il nome dai due deputati che l’avevano scritta, un liberale e un socialista vicino ai radicali) era stata approvata dal Parlamento quattro anni prima.</p>
<p>I clericali volevamo cancellarla con un referendum. I comunisti cercarono in tutti i modi di evitare il referendum trattando col <strong>Vaticano</strong> una modifica della legge. Pannella invece non voleva che si trattasse col Vaticano o voleva andare al referendum. La spuntò <strong>Pannella</strong> e a quel punto la macchina comunista si gettò nella battaglia con tutta la sua forza notevole. Le previsioni però erano che vincesse <strong>Fanfani</strong>, appoggiato dalla Chiesa che aveva ancora una fortissima influenza sull’elettorato. Invece i cattolici non seguirono il partito. Vinse il No. 58 a 42. Fanfani fu spazzato via. La <strong>Dc</strong> l’anno seguente impresse una svolta a sinistra alla sua storia ed elesse segretario il partigiano <strong>Benigno Zaccagnini. </strong>In qualche modo la piazza di ieri assomigliava a quella di 52 anni fa. Una piazza molto identitaria. E che ha chiaro il suo avversario principale. Allora l’avversario era <strong>Amintore Fanfani</strong> (quelli di <strong>Lotta Continua</strong> parlavano di Fan-fascismo) oggi è <strong>Giorgia Meloni</strong>. Tra Pannella e i comunisti non correva buon sangue, ma si unirono nella battaglia. Un po’ come oggi l’impressione è che tra il partito delle Procure e il Pd, cioè i due pilastri dello schieramento del No (proprio come Pannella e il Pci furono pilastri nel 1974) non corra buon sangue e neanche grande identità di vedute. Però ieri la piazza era unita, teneva insieme il <strong>Campo largo</strong> e un pezzo significativo del mondo della cultura, dello spettacolo e del diritto.</p>
<p>La battaglia tra i due schieramenti è abbastanza innaturale. Gran parte del mondo liberal è schierato con la sinistra e sostiene il No, sebbene la riforma sia una riforma di impronta garantista. Gran parte del mondo reazionario, invece (culturalmente molto più vicino a personaggi come <strong>Gratteri</strong> o <strong>Woodcock</strong> che ad<strong> Elly Schlein,</strong> o a <strong>Marco Boato,</strong> o a <strong>Patrizio Gonnella</strong>, o a <strong>Maurizio Landini</strong>) è schierato a corpo morto con lo schieramento del Sì. In questa competizione referendaria che, secondo i sondaggi, ha un esito molto incerto, si giocano tantissime battaglie parallele, che non si incontrano mai e che sono contraddittorie. <strong>Giorgia Meloni</strong> continua a dire che lei anche se sconfitta non si dimetterà. E che bisogna discutere del merito della riforma e non degli equilibri politici. Poi però sostiene che la riforma servirà a mettere in cella più spacciatori, tossicodipendenti e soprattutto immigrati irregolari, ma questo – per fortuna – non è vero.</p>
<p>La <strong>distinzione delle carriere</strong> non comporterà la svolta giustizialista che vorrebbe la destra. Chi ha solo letto il testo della riforma lo sa. E non è neanche vero che il risultato non avrà conseguenze sulla politica. Il governo, che ha sostenuto compatto la legge costituzionale e ha impedito un confronto parlamentare, sa benissimo che se vince il No la posizione della premier e dell’esecutivo si indebolisce moltissimo. Sul piano psicologico e dei rapporti di forza. E siccome, attualmente, dal punto di vista quantitativo gli elettori del centrodestra e quelli del centrosinistra più o meno si equivalgono, la prospettiva elettorale del 2027 (o prima….) cambia radicalmente. <a href="https://www.unita.it/2026/02/28/simulazioni-voto-legge-elettorale-stabilicum/">Se <strong>Meloni</strong> perde il referendum difficilmente potrà cambiare la legge elettorale</a> introducendo fantasmagorici premi di maggioranza, per la semplice ragione che rischierebbe di essere lei la vittima del premio.</p>
<p>Fingere che il <strong>referendum</strong> sia solo una questione che riguarda la giustizia è una ipocrisia pura. Utile forse in campagna elettorale, ma che aggira inutilmente la sensibilità degli elettori. Tutti sanno che <a href="https://www.unita.it/2026/03/09/referendum-giustizia-video-meloni-attacchi-magistrati/">se vincerà il No, per il blocco Meloni è una sconfitta.</a> Mentre se il Sì vince <strong>Meloni</strong> risulterà blindata e lanciata verso una nuova vittoria alle elezioni politiche. E sanno anche che se vince il No si rafforza il partito delle Procure. Che prende coraggio, si sente legittimato da un voto popolare, aumenta le sue pretese di avere un peso sull’esecutivo e sul legislativo. Vedete: sono due pericoli gravi, e tutti e due portano con sé una certa aspirazione autoritaria. <em>“Orbaniana”</em> e trumpiana quella del Si, <em>“gratteriana”</em> quella del No.</p>
<p>Gli elettori si troveranno di fronte a questo dilemma. Non dovranno decidere solo se preferiscono un giudice <em>“terzo”</em> o invece un giudice che resti nella stessa carriera del Pm. Se mantenere o cancellare il potere delle correnti in magistratura. Dovranno pensare anche alle conseguenze politiche. Sarebbe irresponsabile non farlo. Se vi dicono che i referendum non c’entrano niente con la politica e che conta solo il testo delle leggi, non stateli a sentire: mentono, e lo sanno. Poi scegliete secondo coscienza, che è sempre la cosa giusta da fare.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Un Sì per liberare la magistratura dalle correnti. Parla Guido Melis</title>
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<description><![CDATA[ “Caduta degli ideali, pacificazione del conflitto, consociativismo e burocratizzazione. La parabola delle correnti della magistratura è la stessa dei partiti nella fase degenerata della Pri... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 03:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sì, per, liberare, magistratura, dalle, correnti., Parla, Guido, Melis</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>“<strong>Caduta degli ideali, pacificazione del conflitto, consociativismo e burocratizzazione. La parabola delle correnti della magistratura è la stessa dei partiti nella fase degenerata della Pri... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</strong></p>]]> </content:encoded>
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<title>Cercansi artisti per il Sì nel marasma di No che livella la cultura italiana</title>
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<description><![CDATA[ C’è la maratona di sei ore per il No, c’è il reading per difendere il Csm, c’è il post di Moretti che detta la linea. E poi video-appelli in tutte le salse: quello “esilarante” di Ficarra e Picone per difendere “la sana e robusta Costituzione”, quello un po’ kammerspiele di Fiorella Mannoia che quasi scoppia in lacrime (“io non ci capisco nulla ma ho paura e voto No”). C’è Ermal Meta che evoca Falcone e Borsellino o Manuel Agnelli vestito come alla tesi di laurea che ha “maturato la sua scelta dopo confronti con magistrati, avvocati e tecnici” – ma se vince il Sì, vogliamo Giorgio Mulé giudice a “X Factor”, per cortesia. 
Ci sono le gag tipo spot della Tim con Elio Germano che per l’occasione si apre un profilo social – e speriamo non smetta, ne vogliamo ancora, non mollare Elio, mi raccomando. C’è il solito Scurati, scuro in volto, che chiede di salvare la solita democrazia per la solita ennesima volta – Scurati ormai come Bruce Willis quando gli chiedevano “cosa fai nel prossimo film?” e lui rispondeva sempre “la solita cosa, salvo il mondo”. Domani altra scorrazzata al Teatro Italia: Servillo, Gassman, Foglietta, Scamarcio, Daniele Vicari per un “No che è anche un No alla guerra”, Tosca che ha la nonna partigiana, Calopresti che si definisce “un soldato della Costituzione” (Salvate il soldato Mimmo). Gli argomenti li conoscete: la P2, il fascismo, la politica che controlla la magistratura – anche se da trent’anni sembra un po’ il contrario, ma vabbè, lasciamo stare. 
Lasciando perdere le ragioni del Sì o del No, a un certo punto ti fai una domanda. Una sola. Ma qui dov’è il Sì? Dov’è almeno un po’ di Nì – soprattutto nel cinema italiano? Non dico un corteo, una maratona. Ma un attore, un regista, un montatore, un fonico di presa diretta – categoria storicamente anarchica, gente che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Insomma, uno qualsiasi che alzi la mano e dica: “Ho letto la riforma, ci ho pensato, non mi pare la fine della Repubblica”. Niente. Zero. Silenzio bulgaro. Per carità, si sa che gli artisti vanno più d’accordo col No – perché nel No c’è sempre il ribellismo, la rivolta, il “preferirei di no” di Bartleby lo scrivano in quel magnifico racconto di Melville. E va bene. Ma il cinema italiano sembra un mondo a parte: taglia fuori tutta la complessità o anche solo la caciara della società italiana divisa come al solito su tutto (sarà forse anche per questo che non la sa più raccontare?). E poi ci sono produttori, distributori, doppiatori, ci sono i poveri sceneggiatori che non si citano mai, neanche nei video-appelli per salvare la Costituzione. È insomma statisticamente fantascientifico che non ci sia nessuno che abbia maturato una posizione diversa. Qualcuno che pensi: la riforma non sarà bellissima, ma lo status quo – con pm e magistrati che si formano sugli stessi set e si scambiano i ruoli come in un film di Altman – non è un capolavoro neanche quello, diamo un segnale. Evidentemente nella Grande Mente Alveare del cinema italiano l’alternativa è “mi faccio gli affari miei” o “ciao vado a salvare la Costituzione”. 
Sia chiaro: l’attore “per il Sì” non rischierebbe la carriera. Non siamo a Hollywood nel ’52, non ci sono liste nere. È più semplice: in certi ambienti certe opinioni non sono pericolose, sono solo socialmente impresentabili. Come un gigantesco rutto a una cena di gala per una raccolta fondi umanitaria: nessuno ti licenzia, però la signora alla tua sinistra non ti rivolge più la parola e tu sai già, mentre ancora stai aprendo la bocca, che non ne vale la pena. Quindi stai zitto. 
Il referendum dice insomma poco sulla cultura giuridica dei nostri attori e registi che è quello che è – del resto fanno un altro mestiere, ci mancherebbe – ma dice tutto su come funziona il cinema italiano. E anche sul perché poi i film finiscono per assomigliarsi un po&#039; tutti. Eppure, per fortuna, non è sempre stato così. Ce li vedete Sordi, Gassman, Volonté, Germi, Mastroianni, Monicelli e Claudia Cardinale in un video-appello tutti insieme a ogni svolta elettorale – in coro, sullo stesso tema, con lo stesso tono, un corpo un’anima? Non sarà anche per questo che ci stavano più simpatici? ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 03:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Cercansi, artisti, per, Sì, nel, marasma, che, livella, cultura, italiana</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>C’è la maratona di sei ore per il No, c’è il reading per difendere il Csm, c’è il post di Moretti che detta la linea. E poi video-appelli in tutte le salse: quello “esilarante” di Ficarra e Picone per difendere “la sana e robusta Costituzione”, quello un po’ kammerspiele di Fiorella Mannoia che quasi scoppia in lacrime (“io non ci capisco nulla ma ho paura e voto No”). C’è Ermal Meta che evoca Falcone e Borsellino o Manuel Agnelli vestito come alla tesi di laurea che ha “maturato la sua scelta dopo confronti con magistrati, avvocati e tecnici” – ma se vince il Sì, vogliamo <a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/09/news/verita-e-metodo-per-smontare-le-balle-del-no-ci-scrive-mule--8762292/">Giorgio Mulé</a> giudice a “X Factor”, per cortesia.</p> 
<p>Ci sono le gag tipo spot della Tim con Elio Germano che per l’occasione si apre un profilo social – e speriamo non smetta, ne vogliamo ancora, non mollare Elio, mi raccomando. C’è il solito Scurati, scuro in volto, che chiede di salvare la solita democrazia per la solita ennesima volta – Scurati ormai come Bruce Willis quando gli chiedevano “cosa fai nel prossimo film?” e lui rispondeva sempre “la solita cosa, salvo il mondo”. Domani altra scorrazzata al Teatro Italia: Servillo, Gassman, Foglietta, Scamarcio, Daniele Vicari per un “No che è anche un No alla guerra”, Tosca che ha la nonna partigiana, Calopresti che si definisce “un soldato della Costituzione” (Salvate il soldato Mimmo). Gli argomenti li conoscete: la P2, il fascismo, la politica che controlla la magistratura – anche se da trent’anni sembra un po’ il contrario, ma vabbè, lasciamo stare.</p> 
<p>Lasciando perdere le ragioni del Sì o del No, a un certo punto ti fai una domanda. Una sola. <strong>Ma qui dov’è il Sì? Dov’è almeno un po’ di Nì – soprattutto nel cinema italiano?</strong> Non dico un corteo, una maratona. Ma un attore, un regista, un montatore, un fonico di presa diretta – categoria storicamente anarchica, gente che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Insomma, uno qualsiasi che alzi la mano e dica: “Ho letto la riforma, ci ho pensato, non mi pare la fine della Repubblica”. Niente. Zero. Silenzio bulgaro. Per carità, si sa che gli artisti vanno più d’accordo col No – perché nel No c’è sempre il ribellismo, la rivolta, il “preferirei di no” di Bartleby lo scrivano in quel magnifico racconto di Melville. E va bene. <strong>Ma il cinema italiano sembra un mondo a parte: taglia fuori tutta la complessità o anche solo la caciara della società italiana divisa come al solito su tutto</strong> (sarà forse anche per questo che non la sa più raccontare?). E poi ci sono produttori, distributori, doppiatori, ci sono i poveri sceneggiatori che non si citano mai, neanche nei video-appelli per salvare la Costituzione. È insomma statisticamente fantascientifico che non ci sia nessuno che abbia maturato una posizione diversa. Qualcuno che pensi: la riforma non sarà bellissima, ma lo status quo – con pm e magistrati che si formano sugli stessi set e si scambiano i ruoli come in un film di Altman – non è un capolavoro neanche quello, diamo un segnale. Evidentemente nella Grande Mente Alveare del cinema italiano l’alternativa è “mi faccio gli affari miei” o “ciao vado a salvare la Costituzione”.</p> 
<p><strong>Sia chiaro: l’attore “per il Sì” non rischierebbe la carriera. Non siamo a Hollywood nel ’52, non ci sono liste nere. </strong>È più semplice: in certi ambienti certe opinioni non sono pericolose, sono solo socialmente impresentabili. Come un gigantesco rutto a una cena di gala per una raccolta fondi umanitaria: nessuno ti licenzia, però la signora alla tua sinistra non ti rivolge più la parola e tu sai già, mentre ancora stai aprendo la bocca, che non ne vale la pena. Quindi stai zitto.</p> 
<p>Il referendum dice insomma poco sulla cultura giuridica dei nostri attori e registi che è quello che è – del resto fanno un altro mestiere, ci mancherebbe – ma dice tutto su come funziona il cinema italiano. E anche sul perché poi i film finiscono per assomigliarsi un po' tutti. Eppure, per fortuna, non è sempre stato così. Ce li vedete Sordi, Gassman, Volonté, Germi, Mastroianni, Monicelli e Claudia Cardinale in un video-appello tutti insieme a ogni svolta elettorale – in coro, sullo stesso tema, con lo stesso tono, un corpo un’anima? Non sarà anche per questo che ci stavano più simpatici?</p>]]> </content:encoded>
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<title>“Voto Sì al referendum”. Parla Claudio Levorato, ex re delle coop rosse</title>
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<description><![CDATA[ Si allarga il fronte degli esponenti di sinistra, spesso postcomunisti, che voteranno Sì al referendum. Ormai a esporsi non sono più soltanto politici e giuristi, ma anche imprendi... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 03:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Si allarga il fronte degli esponenti di sinistra, spesso postcomunisti, che voteranno Sì al referendum.</strong> Ormai a esporsi non sono più soltanto politici e giuristi, ma anche imprendi... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>L&amp;apos;audio del senatore Vassalli al Financial Times che smaschera il fronte del No</title>
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<description><![CDATA[ L&#039;intervista di Giuliano Vassalli al Financial Times esiste e nel colloquio con il giornalista Torquil Erickson il senatore dice che &quot;la magistratura è il più forte gruppo di pressione che abbiamo conosciuto&quot;. Dopo le polemiche e le ricostruzioni dei giorni scorsi che hanno negato l&#039;esistenza delle parole di Vassalli, il &quot;Comitato Mario Pagano&quot; per il sì ha pubblicato l&#039;audio del colloquio del senatore con il giornalista inglese: &quot;In quarant&#039;anni non c&#039;è mai stata una legge in materia di giustizia che non sia stata ispirata e voluta dalla magistratura&quot;, dice Vassalli. Una revisione dell’ordinamento giudiziario – spiega il senatore – non può essere realizzato perché impedito dalla stessa magistratura, divenuta un gruppo di pressione così forte da bloccare qualsiasi riforma della giustizia.  
 
Le parole di Vassalli sono state diffuse dal presidente del comitato, l&#039;avvocato Bruno Larosa, attraverso la registazione di un&#039;audiocassetta datata febbraio 1987. Abbiamo diviso il lungo colloquio in tre spezzoni che potete ascoltare premendo play ai video di seguito pubblicati.  
  
 
  
“I magistrati hanno un potere tale da essere il più formidabile gruppo di pressione palese che noi abbiamo avuto in Italia. Quindi non vogliono cambiare niente”, continua Vassalli, aggiungendo che “la forza dei magistrati e la loro capacità di penetrazione e lo strumento che hanno nel Csm fanno sì che difficilmente ci saranno dei cambiamenti nell’ordinamento giudiziario”. 
  
 
  
Quando il giornalista gli chiede della sovranità del Parlamento, Vassalli risponde che il potere legislativo “è a sovranità limitata dalla magistratura sulle questioni di giustizia, come nei paesi dell’est europeo”, che all’epoca dell’intervista, nel 1987, facevano ancora parte dell’Unione sovietica. 
  
 
  
  ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 03:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Laudio, del, senatore, Vassalli, Financial, Times, che, smaschera, fronte, del</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L'intervista di<strong> Giuliano Vassalli al Financial Times esiste</strong> e nel colloquio con il giornalista Torquil Erickson il senatore dice che "la magistratura è il più forte gruppo di pressione che abbiamo conosciuto". Dopo le polemiche e le ricostruzioni dei giorni scorsi che hanno negato l'esistenza delle parole di Vassalli, <strong>il "Comitato Mario Pagano" per il sì ha pubblicato l'audio del colloquio del senatore con il giornalista inglese</strong>: "In quarant'anni non c'è mai stata una legge in materia di giustizia che non sia stata ispirata e voluta dalla magistratura", dice Vassalli. Una revisione dell’ordinamento giudiziario – spiega il senatore – non può essere realizzato perché impedito dalla stessa magistratura, divenuta un gruppo di pressione così forte da bloccare qualsiasi riforma della giustizia. </p> 
<p></p> 
<p>Le parole di Vassalli sono state diffuse dal presidente del comitato,<a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/14/news/-woodcock-e-garantista-parla-larosa-avvocato-del-pm-e-capo-del-comitato-per-il-si--8784752/"> l'avvocato Bruno Larosa,</a> attraverso la registazione di un'audiocassetta datata febbraio 1987. Abbiamo diviso il lungo colloquio in tre spezzoni che potete ascoltare premendo play ai video di seguito pubblicati. </p> 
<p> </p> 
<p></p> 
<p> </p> 
<p><strong>“I magistrati hanno un potere tale da essere il più formidabile gruppo di pressione palese che noi abbiamo avuto in Italia. Quindi non vogliono cambiare niente”, </strong>continua Vassalli, aggiungendo che “la forza dei magistrati e la loro capacità di penetrazione e lo strumento che hanno nel Csm fanno sì che difficilmente ci saranno dei cambiamenti nell’ordinamento giudiziario”.</p> 
<p> </p> 
<p></p> 
<p> </p> 
<p>Quando il giornalista gli chiede della sovranità del Parlamento, Vassalli risponde che<strong> il potere legislativo “è a sovranità limitata dalla magistratura sulle questioni di giustizia, come nei paesi dell’est europeo”,</strong> che all’epoca dell’intervista, nel 1987, facevano ancora parte dell’Unione sovietica.</p> 
<p> </p> 
<p></p> 
<p> </p> 
<p> </p>]]> </content:encoded>
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<title>Relazioni finanziarie annuali emittenti: aggiornata la tassonomia</title>
<link>https://www.eventi.news/relazioni-finanziarie-annuali-emittenti-aggiornata-la-tassonomia</link>
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<description><![CDATA[ In GU il Regolamento delegato (UE) 2026/283 che modifica il Regolamento delegato (UE) 2019/815, per l’aggiornamento 2025 della tassonomia per il formato elettronico unico di comunicazione sulle relazioni finanziarie annuali degli emittenti.
L&#039;articolo Relazioni finanziarie annuali emittenti: aggiornata la tassonomia proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 01:00:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>In GU il Regolamento delegato (UE) 2026/283 che modifica il Regolamento delegato (UE) 2019/815, per l’aggiornamento 2025 della tassonomia per il formato elettronico unico di comunicazione sulle relazioni finanziarie annuali degli emittenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/relazioni-finanziarie-annuali-emittenti-aggiornata-la-tassonomia/">Relazioni finanziarie annuali emittenti: aggiornata la tassonomia</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>I contributi annuali di vigilanza 2025 per la BCE</title>
<link>https://www.eventi.news/i-contributi-annuali-di-vigilanza-2025-per-la-bce</link>
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<description><![CDATA[ Pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell&#039;Unione europea la Decisione (UE) 2026/567 della BCE del 05 marzo 2026 sull’importo complessivo dei contributi annuali per le attività di vigilanza per l’anno 2025 (BCE/2026/7).
L&#039;articolo I contributi annuali di vigilanza 2025 per la BCE proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 01:00:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea la Decisione (UE) 2026/567 della BCE del 05 marzo 2026 sull’importo complessivo dei contributi annuali per le attività di vigilanza per l’anno 2025 (BCE/2026/7).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/i-contributi-annuali-di-vigilanza-2025-per-la-bce/">I contributi annuali di vigilanza 2025 per la BCE</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Derivati OTC non compensati e uso dei modelli di margine iniziale</title>
<link>https://www.eventi.news/derivati-otc-non-compensati-e-uso-dei-modelli-di-margine-iniziale</link>
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<description><![CDATA[ EBA ha avviato due consultazioni sui progetti di linee guida e di RTS relativi all’autorizzazione dei modelli di margine iniziale per i contratti derivati OTC non compensati da una controparte centrale, ai sensi di EMIR.
L&#039;articolo Derivati OTC non compensati e uso dei modelli di margine iniziale proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 01:00:16 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>EBA ha avviato due consultazioni sui progetti di linee guida e di RTS relativi all’autorizzazione dei modelli di margine iniziale per i contratti derivati OTC non compensati da una controparte centrale, ai sensi di EMIR.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/derivati-otc-non-compensati-e-modelli-di-margine-iniziale/">Derivati OTC non compensati e uso dei modelli di margine iniziale</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>La COVIP sul furto d’identità digitale nei fondi pensionistici</title>
<link>https://www.eventi.news/la-covip-sul-furto-didentita-digitale-nei-fondi-pensionistici</link>
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<description><![CDATA[ La COVIP ha pubblicato la Circolare n. 1247 del 12 marzo 2026 in merito al furto d’identità digitale nei fondi pensionistici. In particolare, la COVIP ricorda come ogni fondo pensionistico debba essere dotato di sistemi informatici per garantire l’accesso all’area riservata al fine di effettuare la trasmissione di richieste di operazioni e accedere ai dati relativi alla propria posizione.
L&#039;articolo La COVIP sul furto d’identità digitale nei fondi pensionistici proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 01:00:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La COVIP ha pubblicato la Circolare n. 1247 del 12 marzo 2026 in merito al furto d’identità digitale nei fondi pensionistici. In particolare, la COVIP ricorda come ogni fondo pensionistico debba essere dotato di sistemi informatici per garantire l’accesso all’area riservata al fine di effettuare la trasmissione di richieste di operazioni e accedere ai dati relativi alla propria posizione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/la-covip-sul-furto-didentita-digitale-nei-fondi-pensionistici/">La COVIP sul furto d’identità digitale nei fondi pensionistici</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Omologazione accordo di ristrutturazione, reclamo e diritto intertemporale</title>
<link>https://www.eventi.news/omologazione-accordo-di-ristrutturazione-reclamo-e-diritto-intertemporale</link>
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<description><![CDATA[ La Cassazione con sentenza pubblicata il 9 marzo 2026 n. 5310 si è pronunciata sulla legittimazione alla proposizione del reclamo alla domanda di omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti.
L&#039;articolo Omologazione accordo di ristrutturazione, reclamo e diritto intertemporale proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 01:00:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione con sentenza pubblicata il 9 marzo 2026 n. 5310 si è pronunciata sulla legittimazione alla proposizione del reclamo alla domanda di omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/omologazione-accordo-di-ristrutturazione-reclamo-e-diritto-intertemporale/">Omologazione accordo di ristrutturazione, reclamo e diritto intertemporale</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Sullo stato di insolvenza per la segnalazione alla Centrale dei rischi</title>
<link>https://www.eventi.news/sullo-stato-di-insolvenza-per-la-segnalazione-alla-centrale-dei-rischi</link>
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<description><![CDATA[ La Cassazione Civile, Sez. I, si è pronunciata con sentenza pubblicata il 12 marzo 2026 n. 5593 in merito allo stato di insolvenza utile per la segnalazione alla Centrale dei rischi della Banca d’Italia.
L&#039;articolo Sullo stato di insolvenza per la segnalazione alla Centrale dei rischi proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 01:00:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sullo, stato, insolvenza, per, segnalazione, alla, Centrale, dei, rischi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione Civile, Sez. I, si è pronunciata con sentenza pubblicata il 12 marzo 2026 n. 5593 in merito allo stato di insolvenza utile per la segnalazione alla Centrale dei rischi della Banca d’Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/sullo-stato-di-insolvenza-per-la-segnalazione-al-centrale-dei-rischi/">Sullo stato di insolvenza per la segnalazione alla Centrale dei rischi</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Usura sopravvenuta nei rapporti di conto corrente affidati</title>
<link>https://www.eventi.news/usura-sopravvenuta-nei-rapporti-di-conto-corrente-affidati</link>
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<description><![CDATA[ La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 32706 del 15 dicembre 2025 (Pres. E. Scoditti, Rel. M. Di Marzio), è tornata sul tema dell’usura sopravvenuta per confermare le proprie precedenti statuizioni.
L&#039;articolo Usura sopravvenuta nei rapporti di conto corrente affidati proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 01:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Usura, sopravvenuta, nei, rapporti, conto, corrente, affidati</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 32706 del 15 dicembre 2025 (<em>Pres. E. Scoditti, Rel. M. Di Marzio</em>), è tornata sul tema dell’usura sopravvenuta per confermare le proprie precedenti statuizioni.</p>
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<title>Tassativa l’esenzione per le plusvalenze su partecipazioni bancarie</title>
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<description><![CDATA[ L&#039;Agenzia delle Entrate, con risposta ad interpello n. 33/2026, ha chiarito che il regime agevolativo ex artt. 13 e 25, c. 3-bis, D. Lgs. n. 153/1999 in materia di plusvalenze da cessione di partecipazioni bancarie è di stretta interpretazione e non tollera estensioni soggettive.
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 01:00:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Tassativa, l’esenzione, per, plusvalenze, partecipazioni, bancarie</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L'Agenzia delle Entrate, con risposta ad interpello n. 33/2026, ha chiarito che il regime agevolativo ex artt. 13 e 25, c. 3-bis, <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1999-05-17;153">D. Lgs. n. 153/1999</a> in materia di plusvalenze da cessione di partecipazioni bancarie è di stretta interpretazione e non tollera estensioni soggettive.</p>
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<title>EU Inc.: un nuovo regime giuridico armonizzato UE per le società</title>
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<description><![CDATA[ La Commissione UE ha presentato una proposta legislativa &quot;EU Inc.&quot;, ovvero un nuovo corpus unico facoltativo di norme societarie e &quot;digitali per impostazione predefinita&quot; (digital-by-default), volto a facilitare la creazione, l’attività e la crescita delle imprese in tutta l’UE.
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 01:00:12 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Inc.:, nuovo, regime, giuridico, armonizzato, per, società</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Commissione UE ha presentato una proposta legislativa "EU Inc.", ovvero un nuovo <em>corpus</em> unico facoltativo di norme societarie e "digitali per impostazione predefinita" (<em>digital-by-default</em>), volto a facilitare la creazione, l’attività e la crescita delle imprese in tutta l’UE.</p>
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<title>Buoni fruttiferi ed errori materiali dell’intermediario</title>
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<description><![CDATA[ Il Collegio ABF di Milano, con decisione n. 10665 del 05 dicembre 2025 (Pres. Tina), si è pronunciato in merito al risarcimento del danno per errori materiali dell’intermediario, che hanno impedito la sottoscrizione dei buoni fruttiferi.
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<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 01:00:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il Collegio ABF di Milano, con decisione n. 10665 del 05 dicembre 2025 (Pres. Tina), si è pronunciato in merito al risarcimento del danno per errori materiali dell’intermediario, che hanno impedito la sottoscrizione dei buoni fruttiferi.</p>
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<title>Il pm non può far parte della squadra del giudice: ecco perché le carriere devono essere separate</title>
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<description><![CDATA[ C’è un argomento a favore del “sì” che supera ogni discussione sui pericoli di abusi futuri da parte di governanti per limitare le iniziative dei giudici che ostacolano politiche di governo o che “fanno politica”, magari una politica di sinistra. Questo rischio sarà sempre presente comunque, nella permanenza di questo governo, e non rafforzato dall’esito […] ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 08:30:25 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>non, può, far, parte, della, squadra, del, giudice:, ecco, perché, carriere, devono, essere, separate</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un argomento a favore del “<em>sì”</em> che supera ogni discussione sui pericoli di abusi futuri da parte di governanti per limitare le iniziative dei giudici che ostacolano politiche di governo o che <em>“fanno politica”</em>, magari una politica di sinistra. Questo rischio sarà sempre presente comunque, nella permanenza di questo governo, e non rafforzato dall’esito positivo del <strong>referendum.</strong> Perché riguarda un insieme di possibilità del tutto immanenti e attuabili mediante leggi ordinarie, azioni disciplinari o pressioni di vario tipo già oggi esistenti e dispiegate.</p>
<p>Ma questo rischio è comunque irrilevante di fronte al tema decisivo e direi supremo del referendum: che <strong>p.m.</strong> e <strong>giudici</strong> sono due ruoli dialetticamente disallineati e non convergenti, come quelli del giudice e del difensore, in quanto il giudice deve controllare il p.m., come deve sindacare continuamente gli argomenti e le prove a difesa. La sua <strong>terzietà</strong> rende il giudice improponibile come portatore di qualche politica giudiziaria comune all’accusa. Essi non possono fare parte di una stessa squadra di tipo ordinamentale, una sorta di partito giudiziario incardinato in un <strong>Csm</strong> unitario con il controcanto della <strong>Anm</strong> che parla per tutti loro. C’è qualcosa di così abnorme e inusitato che si cela sotto queste prassi che da molti lustri ci governano, che è persino difficile spiegarlo al comune elettore che ha la mente inquinata da un secolo di cultura inquisitoria: dove il pm e il giudice insieme raccoglievano le prove contro l’accusato.</p>
<p>L’argomento del tutto decisivo, infatti, riguarda il dato per cui il normale cittadino è spesso abituato a considerare il p.m. come un giudice (“<em>signor giudice”</em>), perché vede in lui un collega del magistrato giudicante e non distingue le loro reali funzioni, che appaiono quelle di punire comunque i colpevoli. Il giudice non deve punire i colpevoli, ma verificare la fondatezza dell’accusa. Se c’è un colpevole deve verificare le richieste delle parti e bilanciare argomenti e valutazioni. Non è un ruolo punitivo, tanto che deve assolvere anche in mero caso di dubbio. È un ruolo di verifica, di accertamento e di bilanciamento, ma anche di riequilibrio delle forze assolutamente impari dell’accusa e della difesa<br>
Un universo immaginifico, culturale e di vita quotidiana profondamente diverso da quello delle parti contrapposte. Che tutti, difesa e accusa, debbano avere la medesima cultura delle prove del giudice è auspicabile e direi doveroso, ma il giudice sarà mediatore tra le parti e potrà costruire soluzioni probatorie indipendenti.</p>
<p>Per la cultura inquisitoria, invece, entrambi, giudice e p.m. sarebbero compartecipi insieme (ma separati dai difensori!) di questo obiettivo sociale: prevenire e reprimere il male sociale di rilevanza criminale. Contro questo diffuso bisogno di protezione attraverso il diritto penale, che viene concepito quasi che fosse una medicina somministrata con il convergente contributo di giudici e p.m., è possibile reagire solo spiegando a tutti che p.m. e giudici sono mestieri diversi, che il giudice controbilancia il potere superiore del p.m., e per questa elementare differenza di ruoli non lo può affiancare in una funzione analoga. Esattamente per questa ragione fondamentale non possono far parte della medesima <em>“squadra istituzionale”</em>. Il p.m. appartiene alla collocazione topografica della difesa come parte del processo, anche se è immensamente più forte (già oggi, ma non in un futuro separato): e proprio per questo deve essere controllabile e verificato ad ogni passo che compie.</p>
<p>Per un difensore è infatti inconcepibile, intollerabile, inusitato che p.m. e giudice siano in una medesima compagine istituzionale che costruisca culture e politiche assimilate e comuni, o che svolgano funzioni analoghe o complementari solo perché pubbliche: devono essere separati nei ruoli, nelle carriere e nel governo delle loro attività perché i p.m. sono contrapposti alla difesa e dunque non devono avere nessun privilegio di status, implicito in un autogoverno assimilato. Averli messi insieme in un medesimo <strong>CSM</strong> ha cagionato un eccesso di aspettative verso l’esercizio dell’azione penale come <em>“funzione analogamente collegata o convergente</em>” al giudizio nei soggetti pubblici che la accompagnano: magistrati entrambi, colleghi entrambi, al punto da dimenticare che sono realmente disallineati, spesso addirittura contrapposti per parità di armi con la difesa, e per riequilibrare l’ immenso potere probatorio dell’accusa rispetto alle possibilità della maggior parte degli imputati. Un bisogno di riequilibrio, di vera distanza non di cultura (formazione, logiche probatorie e processuali etc.), ma di prospettiva, li rende doverosamente distaccati. Certo che la formazione di p.m. e giudice deve avere una base comune, perché il diritto non è “<em>separato fra i ruoli,”</em> e anche l’avvocato deve condividere quella cultura, e non essere <em>“formato”</em> da soli avvocati, come il magistrato non deve essere formato da soli (o da prevalenti) colleghi magistrati (altro bias della eredità inquisitoria!). Un errore culturale diffuso in Italia.</p>
<p><a href="https://www.unita.it/2026/03/12/referendum-perche-meloni-porta-voti-al-no-perche-gratteri-li-porta-al-si/">Ora tutto questo che cosa c’entra con l’attuale contrapposizione antigovernativa a favore del<em> “no”</em>?</a> Con il sentimento di battaglia finale, di Armageddon che anima soprattutto il partito dei giudici-p.m.? C’entra solo perché indica la necessità di superare definitivamente l’idea, la prassi e la cultura di quel partito dei giudici-p.m. Se si è capito che i rispettivi ruoli devono essere separati nel loro stesso “governo”, perché averli unificati ha solo distorto la comprensione delle vere funzioni del giudice e del p.m., si vedrà che tutti i timori per un presunto tradimento delle garanzie costituzionali dei magistrati sono strumentali, ideologici e infondati: tutte le garanzie costituzionali attuali di indipendenza sono conservate dalla riforma e il retropensiero su cosa vorrà fare in futuro questo governo non può cambiare l’esigenza prioritaria, costituzionale e suprema della separazione dei ruoli nel loro governo, perché il correntismo che ha inquinato i rapporti fra <strong>CSM, ANM</strong> e politica pubblica del<strong> partito dei giudici-p.m.</strong> appartiene in realtà a quel passato inquisitorio e giustizialista che vede nel giudice e nell’accusa colleghi che hanno lo scopo di punire i colpevoli. Invece, come spiegato, essi non si inseriscono in questa dinamica.<br>
Si schiude così l’avvio di una cultura liberale per il processo penale, per l’immagine pubblica dello stesso giudice penale. Una cultura in atto ma in effetti contrastata dalle esiziali contrapposizioni ideologiche in corso. Il giudice può oggi essere costruttore di giustizia riparativa, di risultati sociali positivi e non di raddoppio del male anche quando condanna. La sua identità si distanzia nettamente da quella tradizionale, costretta nell’alternativa tra repressione o assoluzione.</p>
<p>Una riforma necessaria che ha tuttavia una controindicazione politica di cui è responsabile l’attuale governo.<a href="https://www.unita.it/2025/11/01/questo-referendum-non-risolvera-nulla-e-una-riforma-garantista-voluta-dai-campioni-del-giustizialismo/"> È una riforma liberale (come spiegato) sostenuta da un governo illiberale in materia di politica penale.</a> In questa contraddizione storica si agitano ministri e presidenti del Consiglio nella speranza di non perdere un referendum che per l’opinione pubblica è troppo tecnico per capirci davvero qualcosa. Nessuno saprà, alla fine, <em>“che cosa è stato davvero votato”</em> dall’elettore. E con questa consapevolezza possiamo chiudere la nostra riflessione sui timori del dopo, in caso di<strong> vittoria del “sì</strong>”. Se<strong> vince il “no</strong>” il partito dei giudici-p.m. sembrerebbe rafforzato, ma non potrà durare a lungo, perché è scritto nella storia che il retaggio inquisitorio deve essere definitivamente superato nella coscienza e nell’interesse degli stessi magistrati, oltre che dei consociati. Sta combattendo una battaglia di retroguardia, anche in contesto europeo. Se vince il <em>“sì”</em> dovranno comunque continuare quotidianamente gli scontri affinché le spinte peggiori di alcuni partiti di governo siano neutralizzate per la convinzione che ci sia stata una vittoria postuma del berlusconismo e attuale del suprematismo della politica sui diritti e le Costituzioni. Da questa necessità siamo lieti di non volerci liberare.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Pene contrarie al senso di umanità: per la Consulta un test di coerenza</title>
<link>https://www.eventi.news/pene-contrarie-al-senso-di-umanita-per-la-consulta-un-test-di-coerenza</link>
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<description><![CDATA[ 1. Per chi chiede legalità dietro le sbarre sono sempre tempi duri. Durissimi nell’attuale Legislatura, in cui le Camere si apprestano a convertire in legge un terzo “decreto-sicurezza” che già introduce nuovi reati, nuove aggravanti, nuova detenzione. Sbarrata la via parlamentare, residuano i canali alternativi che la Costituzione prevede quali possibili correttivi all’indirizzo politico di maggioranza. […] ]]></description>
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<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 08:30:25 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Pene, contrarie, senso, umanità:, per, Consulta, test, coerenza</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1.</strong> Per chi chiede legalità dietro le sbarre sono sempre tempi duri. Durissimi nell’attuale Legislatura, in cui le Camere si apprestano a convertire in legge un <a href="https://www.unita.it/2026/02/06/vietato-dissentire-meloni-imita-trump-via-al-nuovo-pacchetto-sicurezza/">terzo <strong>“decreto-sicurezza</strong>”</a> che già introduce nuovi reati, nuove aggravanti, nuova detenzione. Sbarrata la via parlamentare, residuano i canali alternativi che la Costituzione prevede quali possibili correttivi all’indirizzo politico di maggioranza. Tra essi, il controllo di costituzionalità delle leggi che disciplinano l’esecuzione penale. La questione posta in questi giorni nasce dal basso, innestandosi sul ricorso di un detenuto. È una questione di sistema. Cosa accade quando lo Stato, pur a fronte di un ordine del giudice, non riesce o non provvede a garantire condizioni detentive conformi alla <strong>Costituzione</strong> e alla <strong>Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo</strong> che – in solido – vietano trattamenti inumani o degradanti?</p>
<p><strong>2.</strong> È il problema posto dal Tribunale di sorveglianza di Firenze, con un’ordinanza destinata ai giudici costituzionali. Tutto nasce dalle <a href="https://www.unita.it/2026/03/05/la-vergogna-del-carcere-di-sollicciano-finisce-alla-consulta-condizioni-disumane/">condizioni infernali del <strong>carcere di Sollicciano</strong></a>: infiltrazioni d’acqua, muffe, carenze nel riscaldamento e nell’erogazione di acqua calda, presenza di cimici e roditori, spazi ridotti e inadeguati. Nonostante precedenti provvedimenti giudiziari avessero ordinato all’amministrazione penitenziaria di intervenire, le condizioni materiali di detenzione risultano ancora compromesse. Tutti i rimedi giuridici offerti dall’ordinamento, regolarmente esperiti, si sono rivelati solo parziali e inadeguati. Che fare? Servirebbe – dice il Tribunale fiorentino – una norma di chiusura: la previsione di un rimedio effettivo e immediato, affidato al giudice, a evitare che la pena si trasformi in un trattamento costituzionalmente illecito. In ragione di ciò, chiede alla <strong>Consulta</strong> di introdurlo colmando l’attuale lacuna dell’<strong>art. 147 c.p.,</strong> che disciplina il differimento facoltativo della pena per specifiche ragioni umanitarie, ma non contempla il caso di una detenzione concretamente incompatibile con la dignità umana. Questo <em>“vuoto normativo”</em> va colmato, introducendo la possibilità per il giudice di rinviare l’esecuzione della pena – eventualmente nelle forme della detenzione domiciliare – finché lo Stato non sia in grado di garantirne uno svolgimento rispettoso della propria legalità. Analoga addizione normativa dovrà interessare l’<strong>art. 47-ter ord. penit.</strong> relativo alla <strong>detenzione domiciliare,</strong> che non copre questa specifica ipotesi.</p>
<p><strong>3.</strong> Nel merito, è difficile dare torto al Tribunale di sorveglianza di Firenze e alle sue censure d’incostituzionalità. Ha ragione quando afferma – con nettezza – che una pena eseguita in condizioni disumane è illegittima. Se il carcere è degradato, insalubre, privo degli standard minimi di vivibilità, lo Stato non sta semplicemente <em>“gestendo male”</em> l’istituto: sta violando la <strong>Costituzione.</strong> Il problema non è la condanna in sé, formalmente legale, ma le sue modalità di esecuzione. Una detenzione in condizioni degradanti umilia la persona e rende impossibile qualsiasi percorso di risocializzazione, calpestando due volte <strong>l’art. 27 Cost. </strong>Di più. Anche<strong> l’art. 3 CEDU</strong> – che la legge nazionale è obbligata a rispettare – vieta trattamenti inumani o degradanti. E la Corte di Strasburgo ha più volte affermato che condizioni materiali detentive intollerabili, superando una «soglia minima di gravità», integrano il trattamento vietato, anche in assenza di intenzioni vessatorie.<br>
Quanto al rispetto della dignità della persona (art. 2 Cost.), come non si acquista per meriti così non si perde per demeriti. Si tratta addirittura di un principio supremo, costitutivo della nostra identità costituzionale, «<em>definita, nel suo “contenuto essenziale”, una volta per tutte dalla Costituzione stessa</em>» (<strong>sent. n. 125/2025</strong>). Non negoziabile né modificabile, dunque inviolabile da tutte le fonti del diritto.<br>
La richiesta di un fusibile normativo, individuato nel rinvio facoltativo dell’esecuzione della pena, non è eccentrica né isolata. Opportunamente, il giudice fiorentino richiama esperienze straniere significative. Negli <strong>Stati Uniti,</strong> la <strong>Corte Suprema,</strong> in relazione alle <strong>carceri della</strong> <strong>California,</strong> ha imposto la riduzione della popolazione detenuta per porre fine a condizioni ritenute incostituzionali. In <strong>Germania,</strong> il Tribunale costituzionale ha affermato che la dignità umana va garantita nella fase dell’esecuzione penale, imponendo interventi correttivi quando la detenzione è materialmente incompatibile con i diritti fondamentali. Il messaggio è chiaro: se il carcere scende sotto la soglia minima di civiltà, il problema non è amministrativo ma costituzionale e chiama in causa la Consulta. Con quali esiti?</p>
<p><strong>4.</strong> C’è un datato precedente: la <strong>sent. n. 279/2013.</strong> Allora, la richiesta del differimento dell’esecuzione della pena veniva giustificata in ragione di un sovraffollamento strutturale e sistemico. La Consulta riconobbe che, nelle prigioni italiane, la Costituzione era violata. Disse altrettanto chiaramente che il sistema doveva dotarsi di un rimedio per consentire la <em>«fuoriuscita del detenuto dal circuito carcerario»</em>, se costretto a vivere in condizioni contrarie al senso di umanità. Ma non andò oltre, dichiarando la questione inammissibile. Secondo l’impostazione allora dominante, la scelta su come punire (e quanto punire) era considerata di monopolio del legislatore. Dichiarando incostituzionale la norma, si sarebbe necessariamente creato un <em>“vuoto”</em> nella legge che la Consulta non avrebbe potuto colmare al posto del Parlamento. Oggi lo scenario è mutato. Negli ultimi anni la Consulta ha iniziato a controllare la misura della pena. Se sproporzionata rispetto al reato, il rispetto della discrezionalità legislativa non preclude più una sua dichiarazione d’incostituzionalità. In questi casi la Corte non si limita soltanto a segnalare il problema. Individua, tra le soluzioni già previste dall’ordinamento, quella maggiormente coerente con la Costituzione e la applica subito. Non la considera più l’unica strada possibile, ma la più adeguata, lasciando poi al Parlamento la libertà di intervenire e disciplinare la materia in modo diverso. Questo passaggio è decisivo. Sposta il baricentro del sindacato costituzionale. Ieri era prioritaria la difesa della competenza del legislatore; oggi è la tutela effettiva dei diritti fondamentali violati. Ieri, al massimo, la Corte si limitava a rivolgere un monito al Parlamento; oggi interviene direttamente sulla norma, modificandola quanto basta per renderla conforme alla Costituzione.</p>
<p><strong>5.</strong> È qui che la quaestio sollevata dal Tribunale di Firenze può trovare uno spazio che tredici anni fa non c’era. La soluzione prospettata non sarebbe un’invenzione arbitraria. Prevedere il rinvio della pena per ragioni umanitarie, quando la detenzione è incompatibile con la dignità della persona detenuta, è coerente con la logica dell’istituto già previsto dal codice. Resta, certo, il nodo politico-istituzionale: estendere il modello delle<em> “rime possibili”</em> dal quanto al come punire, significa incidere direttamente sulla gestione del sistema penitenziario. Ma, se obiettivo primario della giurisdizione costituzionale è garantire i diritti fondamentali quando la legge li viola – anche per ciò che non prevede – allora la Corte può intervenire sull’art. 147 c.p., integrandolo con ciò che oggi manca. Non sarebbe un atto di supplenza politica, ma un coerente sviluppo del nuovo corso anche alle patologie strutturali dell’esecuzione penale, come del resto è già accaduto (cfr. sent. n. 99/2019).</p>
<p><strong>6.</strong> La vera domanda, allora, non è se possa farlo, bensì se vorrà dare seguito a quanto scrisse nel comunicato che preannunciava la sent. n. 279/2013: «<em>Nel caso di inerzia legislativa la Corte si riserva, in un eventuale successivo procedimento, di adottare le necessarie decisioni dirette a far cessare l’esecuzione della pena in condizioni contrarie al senso di umanità». </em>Dopo tredici anni, finalmente, ha l’occasione per mostrarsi coerente a sé stessa.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Anche sui social Meloni cambia strategia sul referendum per sedurre gli indecisi</title>
<link>https://www.eventi.news/anche-sui-social-meloni-cambia-strategia-sul-referendum-per-sedurre-gli-indecisi</link>
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<description><![CDATA[ La campagna elettorale di Giorgia Meloni per il referendum sulla riforma della giustizia procede per fasi. Nessuna uguale alla precedente. All&#039;inizio la premier ci aveva abituati a un ambiguo silenzio: contenuti social centellinati e mai presente a un evento pubblico. E tutto con un obiettivo chiaro: non politicizzare lo scontro con la magistratura e con il fronte del No, che ha invece indirizzato su questa strada la propria campagna sin dall&#039;inizio. Poi, il pensiero di essersi mossa tardi ha alimentato il tono incendiario di alcune sue dichiarazioni postate sui social su decisioni considerate sbagliate di alcuni giudici in tema di immigrazione o sulla vicenda della famiglia nel bosco, fino all&#039;apice dell&#039;intervento dello scorso 12 marzo a Milano, quando Meloni ha in sostanza detto: &quot;Se vince il No, stupratori, pedofili e immigrati tornano in libertà&quot;. Parole che da una parte aiutano a mobilitare l&#039;elettorato più identitario, ma dall&#039;altra rischiano di far perdere diversi elettori, potenzialmente favorevoli alla riforma, ma spaventati di fronte a toni così perentori. 
  
E così, ancora una volta, Meloni ha affinato la tecnica comunicativa. Consigliata in questa direzione anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano - ex magistrato e da sempre sostenitore della linea &quot;parliamo dei contenuti&quot; - Meloni ha provato a raggiungere e a parlare a quel bacino di elettorato di sinistra, centrosinistra e centro, che pur posizionandosi all&#039;opposizione del suo governo, sarebbero teoricamente a favore della separazione delle carriere. Queli indecisi insomma che alle urne fanno la differenza. Si spiega così il video &quot;spiegone&quot; di 13 minuti postato sui social dalla premier la settimana scorsa, ma anche, anzi soprattutto, due iniziative più recenti. 
  
Il primo tentativo di avvicinamento lo ha fatto ricondividendo un video di Stefano Ceccanti, ex deputato del Pd e membro del comitato &quot;Sinistra per il Sì&quot;, di cui fanno parte moltissimi esponenti dell&#039;area riformista e progessista, spesso vicini proprio al Pd. Nella didascalia del filmato, la premier scrive: &quot;Il professor Ceccanti, costituzionalista ed ex parlamentare del Partito Democratico, sicuramente non tacciabile di essere un mio sostenitore o elettore, spiega in pochi secondi perché votare Sì al referendum. Un invito ad andare oltre appartenenze politiche e contrapposizioni ideologiche, guardando semplicemente al merito del quesito&quot;. Il senso del post risiede proprio in quest&#039;ultima frase, con la premier speranzosa del fatto che al di fuori di obbedienze militari alle indicazioni del proprio partito, a sinistra possano cambiare idea sul referendum scendendo nel merito della questione. 
  
 
  
Un secondo post è stato fatto prendendo uno spezzone di un&#039;intervista della sua intervista a Il Dubbio. La domanda posta dal giornale alla premier parlava di come alcuni grandi esponenti a sinistra sposino i punti della riforma, definendola anche come &quot;corretta&quot;, ma che per dinamiche politiche legate all&#039;indebolimento che una sconfitta porterà all&#039;esecutivo, voteranno no. È il caso di Goffredo Bettini, fondatore del Pd nel 2007 che inizialmente si era schierato a favore, salvo poi fare retromarcia. Dietro al ripensamento, c&#039;è un ragionamento meramente politico. &quot;I cittadini - risponde Meloni - non devono cadere in questa trappola, nella quale più di qualcuno vorrebbe cascassero. Devono andare a votare pensando a ciò che serve e che reputano più utile per l’Italia, non a ciò che conviene al Governo o ad un partito. E lo dico perché i governi passano, i partiti pure, ma la Costituzione rimane e incide sulla vita di tutti. Questa riforma non è di destra né di sinistra. È una riforma di semplice e puro buonsenso, e non è affatto un caso che molti dei punti che prevede – dalla separazione delle carriere al sorteggio per il Csm – siano stati proposti in passato da chi oggi li contesta con tanto impeto, col solo obiettivo di attaccare politicamente il Governo. Ma la verità  - continua - è che questa riforma è una riforma giusta e che riguarda la vita di tutti, la nostra libertà e i nostri diritti. Dopo decenni di rinvii, tentativi falliti e occasioni mancate, siamo arrivati all’ultimo miglio. Il traguardo è in vista, ma riusciremo a tagliarlo solo se i cittadini ci daranno una mano&quot;. Un tipo di comunicazione che si rivolge a un target preciso, a una parte politica precisa. Piccola, certo, ma una nicchia che in questa partita può davvero essere decisiva. 
  
 
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 21:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Anche, sui, social, Meloni, cambia, strategia, sul, referendum, per, sedurre, gli, indecisi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La campagna elettorale di Giorgia Meloni per il referendum sulla riforma della giustizia procede per fasi. Nessuna uguale alla precedente.</strong> <strong>All'inizio </strong>la premier ci aveva abituati a un ambiguo silenzio: contenuti social centellinati e mai presente a un evento pubblico. E tutto con un obiettivo chiaro:<strong> non politicizzare lo scontro con la magistratura</strong> e con il fronte del No, che ha invece indirizzato su questa strada la propria campagna sin dall'inizio. <strong>Poi, il pensiero di essersi mossa tardi ha alimentato il tono incendiario </strong>di alcune sue <a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/02/20/news/meloni-la-giustizia-e-le-due-scivolate-sui-migranti-non-si-difende-lo-stato-di-diritto-giocando-con-le-garanzie-8682348/">dichiarazioni postate sui social </a>su decisioni considerate sbagliate di alcuni giudici in tema di immigrazione <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/06/news/famiglia-nel-bosco-nuovo-affondo-di-meloni-contro-le-toghe-non-e-compito-della-giustizia-sostituirsi-ai-genitori--8755564/">o sulla vicenda della famiglia nel bosco</a>, fino all'apice dell'intervento dello scorso 12 marzo a Milano, quando Meloni ha in sostanza detto: "<strong>Se vince il No, stupratori, pedofili e immigrati tornano in libertà".</strong> Parole che da una parte aiutano a mobilitare l'elettorato più identitario, ma dall'altra <strong>rischiano di far perdere diversi elettori, potenzialmente favorevoli alla riforma, ma spaventati di fronte a toni così perentori.</strong></p> 
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<p><strong>E così</strong>, ancora una volta, Meloni ha affinato la tecnica comunicativa. Consigliata in questa direzione anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio <strong>Alfredo Mantovano</strong> - ex magistrato e da sempre sostenitore della linea "parliamo dei contenuti" - <strong>Meloni ha provato a raggiungere e a parlare a quel bacino di elettorato di sinistra, centrosinistra e centro, che pur posizionandosi all'opposizione del suo governo, sarebbero teoricamente a favore della separazione delle carriere. </strong>Queli indecisi insomma che alle urne fanno la differenza. Si spiega così<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/09/news/meloni-mette-la-faccia-sul-si-al-referendum-sulla-giustizia-importante-votare--8762301/"> il<strong> video "spiegone" di 13 minuti</strong> postato sui social dalla premier la settimana scorsa</a>, ma anche, anzi soprattutto, due iniziative più recenti.</p> 
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<p><strong>Il primo tentativo</strong> di avvicinamento lo ha fatto ricondividendo un video di <a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/16/news/obiezioni-del-fronte-del-no-alla-riforma-respinte-8790584/"><strong>Stefano Ceccanti,</strong></a> ex deputato del Pd e membro del comitato "Sinistra per il Sì", di cui fanno parte <a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/16/news/da-augusto-barbera-a-bobo-craxi-la-galassia-di-sinistra-schierata-per-il-si-al-referendum-sulla-giustizia-8790293/">moltissimi esponenti dell'area riformista e progessista, spesso vicini proprio al Pd. </a>Nella didascalia del filmato, la premier scrive: "Il professor Ceccanti, costituzionalista ed ex parlamentare del Partito Democratico, <strong>sicuramente non tacciabile di essere un mio sostenitore o elettore</strong>, spiega in pochi secondi perché votare Sì al referendum. <strong>Un invito ad andare oltre appartenenze politiche e contrapposizioni ideologiche, guardando semplicemente al merito del quesito". </strong>Il senso del post risiede proprio in quest'ultima frase, con la premier speranzosa del fatto che al di fuori di obbedienze militari alle indicazioni del proprio partito, a sinistra possano cambiare idea sul referendum scendendo nel merito della questione.</p> 
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<p><strong>Un secondo post</strong> è stato fatto prendendo uno spezzone di un'intervista della sua intervista a Il Dubbio. La domanda posta dal giornale alla premier parlava di come alcuni grandi esponenti a sinistra sposino i punti della riforma, definendola anche come "corretta", ma che per dinamiche politiche legate all'indebolimento che una sconfitta porterà all'esecutivo, voteranno no. È il caso di <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/01/19/news/bettini-si-rimangia-la-parola-sul-referendum-il-voto-non-e-sulla-riforma-nordio-ma-contro-meloni--8546365/"><strong>Goffredo Bettini,</strong></a> fondatore del Pd nel 2007 che inizialmente si era schierato a favore, salvo poi fare retromarcia. Dietro al ripensamento, c'è un ragionamento meramente politico. "I cittadini - risponde <strong>Meloni</strong> - non devono cadere in questa trappola, nella quale più di qualcuno vorrebbe cascassero. <strong>Devono andare a votare pensando a ciò che serve e che reputano più utile per l’Italia, non a ciò che conviene al Governo o ad un partito. E lo dico perché i governi passano, i partiti pure, ma la Costituzione rimane e incide sulla vita di tutti. </strong>Questa riforma non è di destra né di sinistra. È una riforma di semplice e puro buonsenso, e non è affatto un caso che molti dei punti che prevede – dalla separazione delle carriere al sorteggio per il Csm – siano stati proposti in passato da chi oggi li contesta con tanto impeto, col solo obiettivo di attaccare politicamente il Governo. Ma la verità  - continua - è che questa riforma è una riforma giusta e che riguarda la vita di tutti, la nostra libertà e i nostri diritti. Dopo decenni di rinvii, tentativi falliti e occasioni mancate, siamo arrivati all’ultimo miglio. Il traguardo è in vista, ma riusciremo a tagliarlo solo se i cittadini ci daranno una mano". Un tipo di comunicazione che si rivolge a un target preciso, a una parte politica precisa. Piccola, certo, ma una nicchia che in questa partita può davvero essere decisiva.</p> 
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<title>Se pure fossi favorevole a separare le carriere voterei comunque No. Il parere contrario di Finocchiaro</title>
<link>https://www.eventi.news/se-pure-fossi-favorevole-a-separare-le-carriere-voterei-comunque-no-il-parere-contrario-di-finocchiaro</link>
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<description><![CDATA[ Al direttore - Provo a prescindere dal clima di arroventata polemica che sta segnando il dibattito pubblico in tema di referendum. Gran parte di ciò che si urla è fuorviante e spaesante per il cittadino comune che intenda, come è giusto, recarsi alle urne avendo consapevolmente e liberamente scelto come votare. Provo a rivolgere la mia attenzione alle motivazioni di coloro i quali appoggiano convintamente la riforma in tema di separazione delle carriere, opponendo a esse le mie motivazioni, orientate a sostenere il voto contrario al referendum. 
  
Una prima considerazione: il codice di procedura penale (c.d. codice Pisapia Vassalli) entra in vigore nel 1988. Segna il passaggio da un modello inquisitorio che esalta la funzione dello stato nella repressione dei reati, a un modello accusatorio – tipico delle democrazie liberali – che considera il diritto di difesa come un interesse pubblico, dunque non solo privato. Nel primo modello è compito dell’inquisitore (pm e giudice istruttore) raccogliere in segreto le prove, nel secondo la prova si forma in dibattimento, nel contraddittorio paritario tra accusa e difesa, sotto la tutela di un giudice terzo e imparziale. E’ a mio parere, dunque, nella regola processuale e nella garanzia del diritto di difesa (rafforzato con la legge nel gratuito patrocinio) che la parità tra accusa e difesa viene affermata e tutelata. Se disparità si produce è nel codice di procedura, nella sua applicazione, nel tradimento del diritto alla difesa che deve andarsi a cercare rimedio. Non è un caso che la riforma dell’art. 111 della Costituzione, il c.d. giusto processo, approvata nel 1992 – quattro anni dopo la riforma del codice, a larghissima maggioranza e in tempi assai brevi, in parte riproducendo l’art 130 elaborato dalla Commissione bicamerale D’Alema e strettamente aderendo alle prescrizioni che ci vengono da obblighi internazionali, a cominciare dalla Convenzione europea del 1950 e dal Patto internazionale del 1966 – costituzionalizzi i princìpi che fondano il nuovo rito e ignori la questione della separazione delle carriere. 
  
Sarebbe semplice affermare che in un sistema processuale fondato sul sistema inquisitorio e segnato da disparità tra poteri dell’accusa e della difesa a poco gioverebbe la separazione delle carriere per rendere “giusto” il processo, anzi è presumibile che avvenga il contrario, e che queste prime, piane osservazioni indeboliscano la motivazione di chi sostiene che per avere effettiva parità davanti a un giudice terzo e imparziale occorre che giudicante e inquirente abbiano carriere separate. Ma voglio andare a fondo nell’esame delle motivazioni di chi sostiene il Sì al referendum, trattandosi di questione delicata che accende tanta attenzione e tanti autorevoli interventi da parte di quei sostenitori. Dunque, perché modificare il testo costituzionale in un sistema nel quale il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa avviene in misura pressoché inesistente? C’è dell’altro, si replica, è il fatto stesso che giudici e pubblici ministeri siano colleghi che rende dispari la posizione tra accusa e difesa, è la anche involontaria compiacenza che il giudice di un processo ha nei confronti di chi sostiene l’accusa a sbilanciare le posizioni. Si può osservare che questa osservazione, qualora provata (ma i dati sugli esiti dei processi non dicono questo), andrebbe estesa alla compiacente relazione che, a maggior ragione, potrebbe legare giudice di primo grado e giudice d’appello o di cassazione. Ma questa osservazione resta ignorata. 
  
Mi pongo un’altra domanda: ma se così dirimente è la questione della separazione delle carriere il nostro modello costituzionale dovrebbe essere un altro. In primo luogo ci vorrebbero concorsi separati per giudici e pm, richiedendosi agli uni e agli altri abilità e competenze diverse. Non basterebbe, come già avviene grazie alla legge Cartabia, che non si possa passare da una carriera all’altra. Il pm, in questo modello, sarebbe, o potrebbe essere, un rappresentante dello stato accusatore, non un magistrato appartenente all’ordine giudiziario e per ciò indipendente dal potere politico, bensì un funzionario procedente su mandato dei governi; l’esercizio dell’azione penale non sarebbe obbligatorio, dovendosi il pm attenere agli indirizzi di politica criminale dettati dall’autorità politica. Questo naturalmente stravolgerebbe il nostro impianto costituzionale. I sostenitori della riforma, però, non sostengono questo, anzi, tendono a sottolineare che il pubblico ministero “riformato” continua ad appartenere all’ordine giudiziario (l’espressione “ordine” è di derivazione dallo Statuto albertino e va intesa come “potere”, come si legge negli atti della Costituente), cioè appartiene alla magistratura e gode della prerogativa di un potere autonomo e indipendente rispetto al potere legislativo e al potere esecutivo. Dunque la scelta della separazione dei poteri che caratterizza la nostra Costituzione è preservata. Bene. 
  
Allora riassumendo: con la riforma Meloni-Nordio i pubblici ministeri e i giudici accedono alla magistratura con lo stesso concorso, restano “separati” per il resto della carriera come avviene già oggi di fatto, godono degli stessi attributi di autonomia e indipendenza, resta mantenuta l’obbligatorietà dell’azione penale. Ma allora qual è la novità? Di cosa si accontentano i sostenitori della riforma? Mi pare ragionevole che il punto stia nel fatto che con la riforma si istituisce un Csm separato per i pubblici ministeri. Non mi pare un grande affare per i sostenitori della riforma, perché qui si mischiano le carte. Infatti questa novità, come è stato segnalato,  rafforza una signoria dei pm componenti il “proprio” Csm circa la decisione di nominare procuratore capo in questa o quella sede Tizio piuttosto che Caio. E’ sempre sgradevole fare nomi, ma chi teme il “complotto dei pm” dovrebbe valutare l’impatto di questa scelta. 
  
In ogni caso, sia per il Csm dei giudici, sia per quello dei pm si sceglie, piuttosto che l’elezione da parte delle rispettive platee di magistrati, il metodo del sorteggio. Ora, se consideriamo che il Csm – come assai diffusamente motivarono i costituenti – è organo di rilievo costituzionale con funzioni di governo autonomo proprio a sostegno dell’indipendenza della magistratura da ogni altro potere (e a garanzia del principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge), questa scelta appare assai criticabile. L’obiezione dei sostenitori della riforma è che così si rompe “il gioco delle correnti”. Forse. Ma è esattamente la stessa motivazione che sostenne “l’uno vale uno” del primo Movimento 5 stelle. Rompere il dominio dei partiti nella scelta delle classi dirigenti politiche, fracassare il principio di rappresentanza e “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno”. Verrà obiettato che il sorteggio vale anche per i membri votati dal Parlamento. Non mi rassicura: innanzitutto in questo caso il sorteggio avviene dopo la votazione parlamentare (a maggioranza semplice con prevedibile esclusione di candidati indicati dalle minoranze) che individua una rosa di nomi da cui “pescare” i componenti tramite sorteggio, mentre i componenti togati  vengono sorteggiati tra tutti i magistrati delle diverse categorie. In secondo luogo, non si affronta la questione che il sorteggio, in un caso o nell’altro, potrebbe casualmente “avvantaggiare” un orientamento culturale piuttosto che un altro. Non mi pare coerente con lo spirito democratico e con il principio di rappresentanza delle minoranze. 
  
Quanto all’Alta corte disciplinare, confesso la mia diffidenza di ordine generale nei confronti delle giurisdizioni domestiche. Anzi, ho proprio sostenuto che sarebbe stato bene che parlamentari e magistrati di tutte le giurisdizioni fossero, rispettivamente per le autorizzazioni a procedere e per i profili disciplinari, sottoposti a un giudice terzo. Ma l’Alta corte prevista dalla riforma è una bizzarra creatura: innanzitutto giudica nei processi disciplinari solo per i magistrati ordinari, mentre per i magistrati amministrativi e per quelli contabili nulla muta. Quale ne sia la ragione è ignoto. La composizione ha gli stessi “difetti” segnalati prima con riguardo ai Csm, dunque adozione del metodo del sorteggio che stavolta però è, per i magistrati, limitato ai soli magistrati della Cassazione. Si aggiunge una stranezza: a decidere sulle impugnazioni contro le sentenze dell’Alta corte è… la stessa Alta corte, esclusi i giudici che hanno pronunciato la prima sentenza. 
  
Penso, in definitiva, che questa riforma non operi una separazione delle carriere, quanto, e in maniera, come ho detto, assai opinabile, una separazione dei Consigli superiori della magistratura (non mi avventuro sui costi, presumo ingenti, dell’operazione) e l’istituzione di un’Alta corte che giudichi sugli illeciti disciplinari dei soli magistrati. Per essere chiari: non mantiene le “promesse” insite nel suo nome e crea danni. Se fossi convinta della necessità della separazione delle carriere – e come ho detto non lo sono – voterei No al referendum. 
  
Anna Finocchiaro, già magistrato, parlamentare e ministro ]]></description>
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 21:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<p>Una prima considerazione: il codice di procedura penale (c.d. codice Pisapia Vassalli) entra in vigore nel 1988. Segna il passaggio da un modello inquisitorio che esalta la funzione dello stato nella repressione dei reati, a un modello accusatorio – tipico delle democrazie liberali – che considera il diritto di difesa come un interesse pubblico, dunque non solo privato. Nel primo modello è compito dell’inquisitore (pm e giudice istruttore) raccogliere in segreto le prove, nel secondo la prova si forma in dibattimento, nel contraddittorio paritario tra accusa e difesa, sotto la tutela di un giudice terzo e imparziale. <strong>E’ a mio parere, dunque, nella regola processuale e nella garanzia del diritto di difesa (rafforzato con la legge nel gratuito patrocinio) che la parità tra accusa e difesa viene affermata e tutelata. Se disparità si produce è nel codice di procedura, nella sua applicazione, nel tradimento del diritto alla difesa che deve andarsi a cercare rimedio.</strong> Non è un caso che la riforma dell’art. 111 della Costituzione, il c.d. giusto processo, approvata nel 1992 – quattro anni dopo la riforma del codice, a larghissima maggioranza e in tempi assai brevi, in parte riproducendo l’art 130 elaborato dalla Commissione bicamerale D’Alema e strettamente aderendo alle prescrizioni che ci vengono da obblighi internazionali, a cominciare dalla Convenzione europea del 1950 e dal Patto internazionale del 1966 – costituzionalizzi i princìpi che fondano il nuovo rito e ignori la questione della separazione delle carriere.</p> 
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<p>Sarebbe semplice affermare che in un sistema processuale fondato sul sistema inquisitorio e segnato da disparità tra poteri dell’accusa e della difesa a poco gioverebbe la separazione delle carriere per rendere “giusto” il processo, anzi è presumibile che avvenga il contrario, e che queste prime, piane osservazioni indeboliscano la motivazione di chi sostiene che per avere effettiva parità davanti a un giudice terzo e imparziale occorre che giudicante e inquirente abbiano carriere separate. <strong>Ma voglio andare a fondo nell’esame delle motivazioni di chi sostiene il Sì al referendum, trattandosi di questione delicata che accende tanta attenzione e tanti autorevoli interventi da parte di quei sostenitori. </strong>Dunque, perché modificare il testo costituzionale in un sistema nel quale il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa avviene in misura pressoché inesistente? C’è dell’altro, si replica, è il fatto stesso che giudici e pubblici ministeri siano colleghi che rende dispari la posizione tra accusa e difesa, è la anche involontaria compiacenza che il giudice di un processo ha nei confronti di chi sostiene l’accusa a sbilanciare le posizioni. <strong>Si può osservare che questa osservazione, qualora provata (ma i dati sugli esiti dei processi non dicono questo), andrebbe estesa alla compiacente relazione che, a maggior ragione, potrebbe legare giudice di primo grado e giudice d’appello o di cassazione. Ma questa osservazione resta ignorata.</strong></p> 
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<p>Mi pongo un’altra domanda: ma se così dirimente è la questione della separazione delle carriere il nostro modello costituzionale dovrebbe essere un altro. In primo luogo ci vorrebbero concorsi separati per giudici e pm, richiedendosi agli uni e agli altri abilità e competenze diverse. <strong>Non basterebbe, come già avviene grazie alla legge Cartabia, che non si possa passare da una carriera all’altra.</strong> Il pm, in questo modello, sarebbe, o potrebbe essere, un rappresentante dello stato accusatore, non un magistrato appartenente all’ordine giudiziario e per ciò indipendente dal potere politico, bensì un funzionario procedente su mandato dei governi; l’esercizio dell’azione penale non sarebbe obbligatorio, dovendosi il pm attenere agli indirizzi di politica criminale dettati dall’autorità politica. Questo naturalmente stravolgerebbe il nostro impianto costituzionale. I sostenitori della riforma, però, non sostengono questo, anzi, tendono a sottolineare che il pubblico ministero “riformato” continua ad appartenere all’ordine giudiziario (l’espressione “ordine” è di derivazione dallo Statuto albertino e va intesa come “potere”, come si legge negli atti della Costituente), cioè appartiene alla magistratura e gode della prerogativa di un potere autonomo e indipendente rispetto al potere legislativo e al potere esecutivo. Dunque la scelta della separazione dei poteri che caratterizza la nostra Costituzione è preservata. Bene.</p> 
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<p>Allora riassumendo: con la riforma Meloni-Nordio i pubblici ministeri e i giudici accedono alla magistratura con lo stesso concorso, restano “separati” per il resto della carriera come avviene già oggi di fatto, godono degli stessi attributi di autonomia e indipendenza, resta mantenuta l’obbligatorietà dell’azione penale. <strong>Ma allora qual è la novità? Di cosa si accontentano i sostenitori della riforma? Mi pare ragionevole che il punto stia nel fatto che con la riforma si istituisce un Csm separato per i pubblici ministeri.</strong> Non mi pare un grande affare per i sostenitori della riforma, perché qui si mischiano le carte. Infatti questa novità, come è stato segnalato,  rafforza una signoria dei pm componenti il “proprio” Csm circa la decisione di nominare procuratore capo in questa o quella sede Tizio piuttosto che Caio. <strong>E’ sempre sgradevole fare nomi, ma chi teme il “complotto dei pm” dovrebbe valutare l’impatto di questa scelta.</strong></p> 
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<p>In ogni caso, sia per il Csm dei giudici, sia per quello dei pm si sceglie, piuttosto che l’elezione da parte delle rispettive platee di magistrati, il metodo del sorteggio. Ora, se consideriamo che il Csm – come assai diffusamente motivarono i costituenti – è organo di rilievo costituzionale con funzioni di governo autonomo proprio a sostegno dell’indipendenza della magistratura da ogni altro potere (e a garanzia del principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge), questa scelta appare assai criticabile. L’obiezione dei sostenitori della riforma è che così si rompe “il gioco delle correnti”. Forse. <strong>Ma è esattamente la stessa motivazione che sostenne “l’uno vale uno” del primo Movimento 5 stelle. Rompere il dominio dei partiti nella scelta delle classi dirigenti politiche, fracassare il principio di rappresentanza e “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno”. </strong>Verrà obiettato che il sorteggio vale anche per i membri votati dal Parlamento. Non mi rassicura: innanzitutto in questo caso il sorteggio avviene dopo la votazione parlamentare (a maggioranza semplice con prevedibile esclusione di candidati indicati dalle minoranze) che individua una rosa di nomi da cui “pescare” i componenti tramite sorteggio, mentre i componenti togati  vengono sorteggiati tra tutti i magistrati delle diverse categorie. In secondo luogo, non si affronta la questione che il sorteggio, in un caso o nell’altro, potrebbe casualmente “avvantaggiare” un orientamento culturale piuttosto che un altro. <strong>Non mi pare coerente con lo spirito democratico e con il principio di rappresentanza delle minoranze.</strong></p> 
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<p>Quanto all’Alta corte disciplinare, confesso la mia diffidenza di ordine generale nei confronti delle giurisdizioni domestiche. <strong>Anzi, ho proprio sostenuto che sarebbe stato bene che parlamentari e magistrati di tutte le giurisdizioni fossero, rispettivamente per le autorizzazioni a procedere e per i profili disciplinari, sottoposti a un giudice terzo. </strong>Ma l’Alta corte prevista dalla riforma è una bizzarra creatura: innanzitutto giudica nei processi disciplinari solo per i magistrati ordinari, mentre per i magistrati amministrativi e per quelli contabili nulla muta. Quale ne sia la ragione è ignoto. La composizione ha gli stessi “difetti” segnalati prima con riguardo ai Csm, dunque adozione del metodo del sorteggio che stavolta però è, per i magistrati, limitato ai soli magistrati della Cassazione. Si aggiunge una stranezza: a decidere sulle impugnazioni contro le sentenze dell’Alta corte è… la stessa Alta corte, esclusi i giudici che hanno pronunciato la prima sentenza.</p> 
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<p>Penso, in definitiva, che questa riforma non operi una separazione delle carriere, quanto, e in maniera, come ho detto, assai opinabile, una separazione dei Consigli superiori della magistratura (non mi avventuro sui costi, presumo ingenti, dell’operazione) e l’istituzione di un’Alta corte che giudichi sugli illeciti disciplinari dei soli magistrati. Per essere chiari: non mantiene le “promesse” insite nel suo nome e crea danni. Se fossi convinta della necessità della separazione delle carriere – e come ho detto non lo sono – voterei No al referendum.</p> 
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<p><em>Anna Finocchiaro, già magistrato, parlamentare e ministro</em></p>]]> </content:encoded>
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<title>Le balle internazionali dell’Anm</title>
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<description><![CDATA[ La propaganda dell’Anm si è fatta internazionale. La riforma costituzionale, con la separazione delle carriere e il sorteggio, mina i due pilastri su cui si fonda la magistratura associata: l’unità... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 21:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Come smascherare il No della post verità</title>
<link>https://www.eventi.news/come-smascherare-il-no-della-post-verita</link>
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<description><![CDATA[ Come previsto la campagna referendaria sta sempre più avvitandosi attorno a temi estranei al quesito referendario. È stato detto – non ricordo da chi – che così si realizza un “fur... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 21:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Come previsto la campagna referendaria sta sempre più avvitandosi attorno a<strong> temi estranei al quesito referendario</strong>. È stato detto – non ricordo da chi – che così si realizza un “fur... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>Anm, Comitato per il No, correnti: tutti occupano la Cassazione (a scrocco)</title>
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<description><![CDATA[ Sabato scorso l’Associazione nazionale magistrati ha diffuso un messaggio di solidarietà ricevuto dall’Associazione internazionale dei magistrati (Iaj) in vista del referendum: “L’... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 21:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sabato scorso l’Associazione nazionale magistrati ha diffuso un messaggio di solidarietà ricevuto dall’Associazione internazionale dei magistrati (Iaj) in vista del referendum</strong>: “L’... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>Oltre la riforma del TUF: mercato, governance e diritto dell’economia</title>
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<description><![CDATA[ Il 9 e 10 aprile 2026 si terrà a Napoli, presso l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, il convegno “Riforma del TUF e nuove frontiere del Diritto dell’economia”, iniziativa di particolare rilievo scientifico e istituzionale, patrocinata, tra gli altri, da Dirittobancario.it.
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 19:00:22 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Oltre, riforma, del, TUF:, mercato, governance, diritto, dell’economia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il 9 e 10 aprile 2026 si terrà a Napoli, presso l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, il convegno “<em>Riforma del TUF e nuove frontiere del Diritto dell’economia</em>”, iniziativa di particolare rilievo scientifico e istituzionale, patrocinata, tra gli altri, da Dirittobancario.it.</p>
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<title>Internal dealing: modifiche Consob in attuazione del Listing Act</title>
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<description><![CDATA[ Consob ha sottoposto alla consultazione con il mercato un pacchetto di modifiche ai propri regolamenti in materia di emittenti, mercati e operazioni con parti correlate, in attuazione delle modifiche al MAR apportate dal Listing Act, in tema di internal dealing.
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 19:00:21 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Internal, dealing:, modifiche, Consob, attuazione, del, Listing, Act</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Consob ha sottoposto alla consultazione con il mercato un pacchetto di modifiche ai propri regolamenti in materia di emittenti, mercati e operazioni con parti correlate, in attuazione delle modifiche al MAR apportate dal <em>Listing Act,</em> in tema di<em> internal dealing.</em></p>
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<title>Raccolta dati AMLA per testare i modelli di valutazione del rischio</title>
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<description><![CDATA[ AMLA ha pubblicato il pacchetto di rendicontazione relativo alla propria attività di raccolta dati e verifica, al fine di avviare un&#039;esercitazione che servirà a testare e calibrare i modelli di valutazione del rischio di AMLA.
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 19:00:20 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Raccolta, dati, AMLA, per, testare, modelli, valutazione, del, rischio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>AMLA ha pubblicato il pacchetto di rendicontazione relativo alla propria attività di raccolta dati e verifica, al fine di avviare un'esercitazione che servirà a testare e calibrare i modelli di valutazione del rischio di AMLA.</p>
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<title>L’evoluzione giurisprudenziale in materia di contratti derivati OTC</title>
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<description><![CDATA[ Il contributo analizza l&#039;evoluzione della giurisprudenza in ordine ai contratti derivati OTC, in particolare il contratto di Interest Rate Swap (IRS), soffermandosi sulle recentissime Ordinanze della prima Sezione della Cassazione del 3 e 4 febbraio 2026, nn. 2262 e 2358, che sono intervenute nel definire i principi della famosa sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 8770/2020.
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 19:00:19 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>L’evoluzione, giurisprudenziale, materia, contratti, derivati, OTC</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo analizza l'evoluzione della giurisprudenza in ordine ai contratti derivati OTC, in particolare il contratto di Interest Rate Swap (IRS), soffermandosi sulle recentissime Ordinanze della prima Sezione della Cassazione del 3 e 4 febbraio 2026, nn. 2262 e 2358, che sono intervenute nel definire i principi della famosa sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 8770/2020.</p>
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<title>Mutuo indicizzato Euribor e nullità della clausola: conclusioni dell’Avvocata generale</title>
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<description><![CDATA[ Le conclusioni dell&#039;Avvocata Generale della Corte di Giustizia UE, nella causa C‑60/25, sulla questione pregiudiziale proposta dalla Corte d’appello di Cagliari sulla validità della clausola di un mutuo ipotecario con tasso d’interesse indicizzato Euribor.
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 19:00:19 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Mutuo, indicizzato, Euribor, nullità, della, clausola:, conclusioni, dell’Avvocata, generale</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Le conclusioni dell'Avvocata Generale della Corte di Giustizia UE, nella causa C‑60/25, sulla questione pregiudiziale proposta dalla Corte d’appello di Cagliari sulla validità della clausola di un mutuo ipotecario con tasso d’interesse indicizzato Euribor.</p>
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<title>La clausola statutaria di gratuità della carica di amministratore</title>
<link>https://www.eventi.news/la-clausola-statutaria-di-gratuita-della-carica-di-amministratore</link>
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<description><![CDATA[ Il Tribunale di Milano (Pres. Mambriani, Rel. Marconi) con sentenza del 30 gennaio 2025 si è espresso con riguardo alla legittimità della clausola statutaria che prevede la gratuità delle funzioni di amministratore.
L&#039;articolo La clausola statutaria di gratuità della carica di amministratore proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 19:00:18 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tribunale di Milano (<em>Pres. Mambriani, Rel. Marconi</em>) con sentenza del 30 gennaio 2025 si è espresso con riguardo alla legittimità della clausola statutaria che prevede la gratuità delle funzioni di amministratore.</p>
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<title>Trasparenza del mutuo indicizzato al franco svizzero</title>
<link>https://www.eventi.news/trasparenza-del-mutuo-indicizzato-al-franco-svizzero</link>
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<description><![CDATA[ L&#039;ABF di Milano, con decisione n. 9824/2025 si è pronunciato sula possibile nullità delle clausole di doppia conversione valutaria di un contratto di mutuo fondiario indicizzato al franco svizzero, per mancanza di chiarezza e trasparenza.
L&#039;articolo Trasparenza del mutuo indicizzato al franco svizzero proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 19:00:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><span>L'ABF di Milano, con decisione n. 9824/2025 si è pronunciato sula possibile nullità delle clausole di doppia conversione valutaria di un contratto di </span>mutuo fondiario indicizzato al franco svizzero, per mancanza di chiarezza e trasparenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/trasparenza-del-mutuo-indicizzato-al-franco-svizzero/">Trasparenza del mutuo indicizzato al franco svizzero</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Stock options maturati all’estero e percepiti in Italia</title>
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<description><![CDATA[ Con la risposta ad interpello n. 8 del 16 gennaio 2026 l’Agenzia delle Entrate si è pronunciata in merito al trattamento fiscale applicabile ai piani di incentivazione azionari e monetari istituiti da parte di un gruppo multinazionale. 
L&#039;articolo Stock options maturati all’estero e percepiti in Italia proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 19:00:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Con la risposta ad interpello n. 8 del 16 gennaio 2026 l’Agenzia delle Entrate si è pronunciata in merito al trattamento fiscale applicabile ai piani di incentivazione azionari e monetari<span> istituiti da parte di un gruppo multinazionale. </span></p>
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<title>Intelligenza artificiale generativa e dati carbonici delle banche</title>
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<description><![CDATA[ Banca d’Italia ha di recente pubblicato un paper in merito al ruolo dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI) nel colmare le lacune nei dati carbonici delle banche.
L&#039;articolo Intelligenza artificiale generativa e dati carbonici delle banche proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 19:00:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Banca d’Italia ha di recente pubblicato un paper in merito al ruolo dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI) nel colmare le lacune nei dati carbonici delle banche.</p>
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<title>La Russa accoglie in Senato la famiglia del bosco: l’invito ai genitori Nathan Trevallion e Catherine Birmingham</title>
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<description><![CDATA[ Ulteriore step nella clamorosa vicenda della cosiddetta famiglia del bosco. Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i genitori della cosiddetta, saranno ricevuti mercoledì a Palazzo Madama dal presidente del Senato Ignazio la Russa. L’invito – che tuttavia non è stata ancora confermata da Palazzo Madama – arriva nella settimana finale di campagna elettorale, prima dell’epocale referendum […] ]]></description>
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 03:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Russa, accoglie, Senato, famiglia, del, bosco:, l’invito, genitori, Nathan, Trevallion, Catherine, Birmingham</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ulteriore step nella clamorosa vicenda della cosiddetta <strong>famiglia del bosco</strong>. Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i genitori della cosiddetta, saranno ricevuti mercoledì a Palazzo Madama dal presidente del <strong>Senato</strong> <strong>Ignazio la Russa</strong>. L’invito – che tuttavia non è stata ancora confermata da Palazzo Madama – arriva nella settimana finale di campagna elettorale, prima dell’epocale <strong>referendum</strong> sulla riforma della <strong>Giustizia</strong> e della <strong>magistratura</strong> e dopo le novità delle ultime settimane, con la decisione del Tribunale dei minorenni di trasferire i bambini presso un’altra struttura e senza la madre.</p>
<p>La notizia era stata anticipata dal quotidiano <em>Il Centro</em>, è stata confermata alle agenzie <em>ANSA</em> e <em>Lapresse</em> da fonti vicine alla famiglia. Secondo quanto si apprende, la coppia sarebbe stata invitata direttamente da La Russa, che dovrebbe riceverli a Palazzo Madama. Già lo scorso dicembre La Russa aveva espresso <strong>solidarietà</strong> alla famiglia auspicando il ritorno a casa dei bambini entro Natale. Come si accennava, a riportare grande attenzione sulla vicenda la decisione del Tribunale dei minorenni dell’Aquila che, con una nuova <strong>ordinanza</strong>, aveva disposto il <strong>trasferimento</strong> dei bambini in un’altra struttura senza la madre, che si trovava presso la casa famiglia dal 20 novembre scorso. E anche la Presidente del Consiglio Giorgia <strong>Meloni</strong> si era espressa sua quella decisione.</p>
<p></p>
<p>“Il compito dei <strong>Tribunali</strong> per i <strong>Minorenni</strong> è quello di tutelare i bambini e gli adolescenti di fronte ai casi di maltrattamento, abuso o abbandono, agendo nel superiore interesse del minore. E dove sarebbe il <strong>superiore interesse</strong> del minore, quando dei bambini vengono allontanati dal padre, poi dalla madre, per stare mesi e mesi in una casa-famiglia, sempre più soli, perché i giudici del Tribunale dei Minorenni non condividono lo stile di vita della famiglia? Non è compito della giustizia, e dello Stato in generale, sostituirsi ai genitori, decidere come vadano educati i figli, imporre uno stile di vita fondato su standard che sono chiaramente <strong>ideologici</strong>. Perché i figli non sono dello Stato: i figli sono delle <strong>mamme</strong> e dei <strong>papà</strong>, e uno Stato che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti. Una <strong>magistratura</strong> che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi <strong>limiti</strong>”.</p>
<p>Dopo alcuni presidi in <strong>solidarietà</strong> della famiglia e contro l’ordinanza del Tribunale, il padre dei bambini aveva chiesto di non organizzare <strong>proteste</strong>. “Voglio che i bambini tornino a casa – aveva detto Nathan Trevallion dopo la notizia del trasferimento – ma fino a che questo non succede preferisco che restino qui. Ringrazio tutti per la solidarietà. Chiedo però con rispetto di non organizzare presidi o proteste davanti alla casa famiglia o alle abitazioni private”. Negli ultimi giorni su erano scontrati anche la <strong>Garante</strong> Nazionale per l’infanzia Maria Terragni e i <strong>servizi sociali</strong> della casa famiglia con accuse reciproche. “Gli operatori della casa famiglia – si leggeva in una nota del legale che rappresenta i servizi sociali – hanno ripristinato buone relazioni con i minori facendo venir meno le ragioni del disposto trasferimento e, pertanto, il Tribunale potrà ora valutare tale nuovo assetto”.</p>
<p><strong>AGGIORNAMENTO –</strong> “La notizia la do e la <strong>confermo</strong> ora: vedrò i genitori degli sfortunati bambini della vicenda del bosco mercoledì prossimo con buona pace delle polemiche inutili”, ha detto in un video il presidente del Senato La Russa, che ha così confermato l’incontro con i due genitori ma smentito la data, ovvero a pochi giorni dal referendum sulla riforma della Giustizia. “Mi sono divertito molto a leggere una polemica su una non notizia”.</p>
<p>“Diversi esponenti della <strong>sinistra</strong>, alcuni noti altri a me non noti, hanno ritenuto di polemizzare sulla base di una notizia del quotidiano <em>Il Centro</em> che dava con una certa rilevanza l’informazione che avrei incontrato un mercoledì, senza precisare la <strong>data</strong>, i genitori degli sfortunati bambini della cosiddetta famiglia del bosco che è su tutti i giornali. È esattamente vero che ho espresso alla famiglia la mia solidarietà, ed è vero che su questo tema sono stato sempre molto <strong>moderato</strong>. È esattamente vero che li vedrò ma non questo mercoledì, perché come tutti sanno questo mercoledì non c’è aula, non sarò a Roma e sono come tutti in attesa della data referendaria, anche per fare campagna”.</p>
<p>“Ma la cosa che mi ha veramente stupito è l’<strong>acrimonia</strong> per un’eventuale visita, quasi che il presidente del Senato debba chiedere scusa o addirittura il permesso ai loro signori per incontrare <strong>privatamente</strong> chi ritiene. Se ne facciano una ragione”.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il giudice della stanza accanto</title>
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<description><![CDATA[ Cè una casta bramina che per quarant’anni ha addomesticato – e in molti casi bullizzato – i giudici della stanza accanto: quelli che, secondo il dettato costituzionale, avrebbero dovuto verificare ... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 15:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>giudice, della, stanza, accanto</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Cè una casta bramina che per quarant’anni ha addomesticato – e in molti casi bullizzato – i giudici della stanza accanto: quelli che, secondo il dettato costituzionale, avrebbero dovuto verificare ... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Da Augusto Barbera a Bobo Craxi: la galassia di sinistra schierata per il Sì al referendum sulla giustizia</title>
<link>https://www.eventi.news/da-augusto-barbera-a-bobo-craxi-la-galassia-di-sinistra-schierata-per-il-si-al-referendum-sulla-giustizia</link>
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<description><![CDATA[ A meno di una settimana dal voto del 22 e 23 marzo sul referendum della giustizia, gli schieramenti sembrano ormai ben definiti. La riforma Nordio ha trovato grande sostegno tra i partiti di maggioranza, mentre l&#039;opposizione ha concentrato i suoi sforzi per il No. In mezzo c&#039;è tutta quella galassia - di sinistra e di centrosinistra - che invece ha tagliato il campo a metà e si è schierata per il Sì. Riformisti e progressisti, del mondo politico e non solo, che a volte vengono considerati dei traditori per non aver ceduto a logiche di appartenenza militare, preferendo scendere nel merito della questione, senza troppi calcoli elettorali. 
  
 
  
La prima sfumatura si coglie nel Pd: se infatti la segretaria dem Elly Schlein ha duramente contrastato la riforma nelle utlime settimane, tra le fila del suo partito alcune importanti personalità voteranno Sì. In primis la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, che ha parlato di &quot;una riforma giusta&quot;, che &quot;va sostenuta anche se varata dal centrodestra&quot;. E poi una sfilza di esponenti dem di rilievo che orbitano intorno al partito e che si sono riuniti sotto il Comitato &quot;Sinistra per il Sì&quot;. Tra questi c&#039;è Stefano Ceccanti (ex deputato del Pd), Anna Paola Concia (già deputata Pd, femminista, attivista dei diritti civili), Cesare Salvi (già parlamentare del Partito Democratico), Enrico Morando (ex Parlamentare dem e viceministro con i governi Renzi e Gentiloni) e tanti altri che si legano professionalmente a incarichi che riguardano il mondo della giustizia, ma ci torniamo dopo.  
  
 
  
Tra i partiti si registra il Sì anche del partito di Carlo Calenda, Azione. &quot;La riforma era nel nostro programma&quot;, ha detto più volte Calenda, fugando ogni dubbio su cosa voterà. Mentre +Europa mantiene una posizione più ambigua: anche se storicamente i Radicali sono a favore della separazione delle carriere (e lo sono anche per questa riforma), lo scontro quotidiano che viene ingaggiato col governo non ha permesso una campagna referendaria particolarmente entusiasmante. Basta farsi un giro sui social del partito per capire quanto dopotutto non sia una questione troppo pubblicizzata. Matteo Renzi, invece, ha dato libertà di voto a tutti gli elettori di Italia viva, il partito del quale è il leader. Alcuni esponenti dello stesso, però, hanno lavorato apertamente per il Sì. Tra questi c&#039;è Raffaella Paita, convinta che &quot;la giustizia italiana abbia bisogno di una riforma e che sia del tutto salutare una separazione di ruoli tra pubblici ministeri e giudici”. Ma ancora, una delle posizioni più nette arriva dal Partito socialista italiano: &quot;Non si tratta solo di una scelta politica ma di una posizione coerente con la storia della comunità socialista&quot;, ha detto il segretario Enzo Maraio. Una scelta che trova d&#039;accordo i socialisti di oggi e di ieri, da Bobo Craxi a Fabrizio Cicchitto. 
  
 
  
Poi ci sono le personalità che forse incidono di più sul voto, cioè  coloro che hanno lavorato per una vita intera all&#039;interno della magistratura, conoscendone i funzionamenti, i pregi e i difetti. A rappresentarle c&#039;è Augusto Barbera, presidente emerito della Corte costituzionale ed ex ministro progressista. È il frontman del mondo progessista per il Sì. Da sabato 21 febbraio è in edicola con Il Foglio un nuovo volume dove Ermes Antonucci intervista proprio Barbera, così da poter rispondere punto per punto a ogni domanda che arriva dal fronte del No.  
  
 
  
E infine dal mondo accademico e intellettuale, come la filosofa e storica Claudia Mancina,componente della Direzione del Pd. A unirsi ci sono anche Chicco Testa, Claudio Petruccioli, Cesare Salvi, Umberto Ranieri, Nicola Latorre, Mario Oliverio, portatori sani della cultura politica della Quercia, ovvero l&#039;identità del Partito Democratico della Sinistra (PDS). Tra questi non si può dimenticare Marco Minniti, ex ministro dell&#039;interno nonché figura chiave del governo D&#039;Alema. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 15:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Augusto, Barbera, Bobo, Craxi:, galassia, sinistra, schierata, per, Sì, referendum, sulla, giustizia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>A meno di una settimana dal voto del 22 e 23 marzo sul referendum della giustizia, gli schieramenti sembrano ormai ben definiti. La riforma Nordio ha trovato grande sostegno tra i partiti di maggioranza, mentre l'opposizione ha concentrato i suoi sforzi per il No. <strong>In mezzo c'è tutta quella galassia - di sinistra e di centrosinistra - che invece ha tagliato il campo a metà e si è schierata per il Sì. </strong>Riformisti e progressisti, del mondo politico e non solo, che a volte vengono considerati dei traditori per non aver ceduto a logiche di appartenenza militare, preferendo scendere nel merito della questione, senza troppi calcoli elettorali.</p> 
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<p>La prima sfumatura si coglie nel Pd: se infatti la segretaria dem Elly Schlein ha duramente contrastato la riforma nelle utlime settimane, tra le fila del suo partito alcune importanti personalità voteranno Sì. <em>In primis</em> la vicepresidente del Parlamento europeo, <strong>Pina Picierno</strong>, che ha parlato di "una riforma giusta", che "va sostenuta anche se varata dal centrodestra". E poi una sfilza di esponenti dem di rilievo che orbitano intorno al partito e che si sono riuniti sotto il Comitato "Sinistra per il Sì". Tra questi c'è <strong>Stefano Ceccanti </strong>(ex deputato del Pd), <strong>Anna Paola Concia</strong> (già deputata Pd, femminista, attivista dei diritti civili), <strong>Cesare Salvi</strong> (già parlamentare del Partito Democratico), <strong>Enrico Morando</strong> (ex Parlamentare dem e viceministro con i governi Renzi e Gentiloni) e tanti altri che si legano professionalmente a incarichi che riguardano il mondo della giustizia, ma ci torniamo dopo. </p> 
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<p>Tra i partiti si registra il Sì anche del partito di <strong>Carlo Calenda</strong>, Azione. "La riforma era nel nostro programma", ha detto più volte Calenda, fugando ogni dubbio su cosa voterà. Mentre <strong>+Europa </strong>mantiene una posizione più ambigua: anche se storicamente i Radicali sono a favore della separazione delle carriere (e lo sono anche per questa riforma), lo scontro quotidiano che viene ingaggiato col governo non ha permesso una campagna referendaria particolarmente entusiasmante. Basta farsi un giro sui social del partito per capire quanto dopotutto non sia una questione troppo pubblicizzata.<strong> Matteo Renzi</strong>, invece, ha dato libertà di voto a tutti gli elettori di Italia viva, il partito del quale è il leader. Alcuni esponenti dello stesso, però, hanno lavorato apertamente per il Sì. Tra questi c'è <strong>Raffaella Paita</strong>, convinta che "la giustizia italiana abbia bisogno di una riforma e che sia del tutto salutare una separazione di ruoli tra pubblici ministeri e giudici”. Ma ancora, una delle posizioni più nette arriva dal Partito socialista italiano: "Non si tratta solo di una scelta politica ma di una posizione coerente con la storia della comunità socialista", ha detto il segretario <strong>Enzo Maraio</strong>. Una scelta che trova d'accordo i socialisti di oggi e di ieri, da <strong>Bobo Craxi a Fabrizio Cicchitto.</strong></p> 
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<p>Poi ci sono le personalità che forse incidono di più sul voto, cioè  coloro che hanno lavorato per una vita intera all'interno della magistratura, conoscendone i funzionamenti, i pregi e i difetti. A rappresentarle c'è <strong>Augusto Barbera</strong>, presidente emerito della Corte costituzionale ed ex ministro progressista. È il frontman del mondo progessista per il Sì. Da sabato 21 febbraio è in edicola con Il Foglio un nuovo volume dove Ermes Antonucci intervista proprio Barbera, così da poter rispondere punto per punto a ogni domanda che arriva dal fronte del No. </p> 
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<p>E infine dal mondo accademico e intellettuale, come la filosofa e storica <strong>Claudia Mancina</strong>,componente della Direzione del Pd. A unirsi ci sono anche <strong>Chicco Testa, Claudio Petruccioli, Cesare Salvi, Umberto Ranieri, Nicola Latorre, Mario Oliverio</strong>, portatori sani della cultura politica della Quercia, ovvero l'identità del Partito Democratico della Sinistra (PDS). Tra questi non si può dimenticare <strong>Marco Minniti</strong>, ex ministro dell'interno nonché figura chiave del governo D'Alema.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Quando la sinistra era per la separazione delle carriere</title>
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<description><![CDATA[ Ringrazio il direttore Claudio Cerasa che mi ha gentilmente e amichevolmente costretto a scrivere la seconda e ultima puntata di un manualetto che non può essere esaustivo rispetto alla confutazion... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 15:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio il direttore Claudio Cerasa che mi ha gentilmente e amichevolmente costretto a scrivere la seconda e ultima puntata di un manualetto che non può essere esaustivo rispetto alla confutazion... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>La carica dei magistrati del Sì</title>
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<description><![CDATA[ Si autodefiniscono “mosche bianche”, isole galleggianti in un mare di pareri diversi espressi dai loro pari. Può sembrare un ossimoro, un magistrato che voti Sì, ma il manipolo delle mosche bianche... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 15:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Si autodefiniscono “mosche bianche”, isole galleggianti in un mare di pareri diversi espressi dai loro pari. Può sembrare un ossimoro, un magistrato che voti Sì, ma il manipolo delle mosche bianche... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>Sul rapporto fra obbligazioni verdi e “punteggio ambientale” delle società</title>
<link>https://www.eventi.news/sul-rapporto-fra-obbligazioni-verdi-e-punteggio-ambientale-delle-societa</link>
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<description><![CDATA[ E’ di recente stato pubblicato uno studio da Banca d’Italia in merito al rapporto tra le valutazioni ambientali delle società e il costo del finanziamento nel mercato globale delle obbligazioni verdi.
L&#039;articolo Sul rapporto fra obbligazioni verdi e “punteggio ambientale” delle società proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 13:00:16 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>E’ di recente stato pubblicato uno studio da Banca d’Italia in merito al rapporto tra le valutazioni ambientali delle società e il costo del finanziamento nel mercato globale delle obbligazioni verdi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/sul-rapporto-fra-obbligazioni-verdi-e-punteggio-ambientale-delle-societa/">Sul rapporto fra obbligazioni verdi e “punteggio ambientale” delle società</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Modifiche all’AI Act: posizione del Consiglio UE sul Digital omnibus</title>
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<description><![CDATA[ Il Consiglio UE ha concordato il 13 marzo 2026 la proprie posizione sulla proposta &quot;Digital omnibus&quot; di razionalizzare alcune norme relative all&#039;intelligenza artificiale (IA) e modificare l&#039;AI Act.
L&#039;articolo Modifiche all’AI Act: posizione del Consiglio UE sul Digital omnibus proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 13:00:16 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il Consiglio UE ha concordato il 13 marzo 2026 la proprie posizione sulla proposta "Digital omnibus" di razionalizzare alcune norme relative all'intelligenza artificiale (IA) e modificare l'AI Act.</p>
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<title>Le disposizioni Banca d’Italia aggiornate su gestione dei processi AML</title>
<link>https://www.eventi.news/le-disposizioni-banca-ditalia-aggiornate-su-gestione-dei-processi-aml</link>
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<description><![CDATA[ Banca d&#039;Italia ha pubblicato, a fini informativi, la versione consolidata delle proprie disposizioni in materia di organizzazione, procedure e controlli interni, volti a prevenire l&#039;utilizzo degli intermediari a fini di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, del 26 marzo 2019.
L&#039;articolo Le disposizioni Banca d’Italia aggiornate su gestione dei processi AML proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 13:00:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Banca d'Italia ha pubblicato, a fini informativi, la versione consolidata delle proprie disposizioni in materia di organizzazione, procedure e controlli interni, volti a prevenire l'utilizzo degli intermediari a fini di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, del 26 marzo 2019.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/le-disposizioni-banca-ditalia-aggiornate-su-gestione-dei-processi-aml/">Le disposizioni Banca d’Italia aggiornate su gestione dei processi AML</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Blockchain bond: verso un mercato maturo</title>
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<description><![CDATA[ Il contributo analizza il fenomeno dei blockchain bond, ossia delle obbligazioni emesse e circolanti mediante tecnologia a registro distribuito (DLT), esaminando il quadro regolamentare europeo ed italiano, le prime esperienze di emissione in Italia e le principali proposte del recente Market Integration Package della Commissione Europea.
L&#039;articolo Blockchain bond: verso un mercato maturo proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 13:00:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo analizza il fenomeno dei blockchain bond, ossia delle obbligazioni emesse e circolanti mediante tecnologia a registro distribuito (DLT), esaminando il quadro regolamentare europeo ed italiano, le prime esperienze di emissione in Italia e le principali proposte del recente Market Integration Package della Commissione Europea.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/blockchain-bond-verso-un-mercato-maturo/">Blockchain bond: verso un mercato maturo</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Florence, l’Alcatraz delle Montagne Rocciose dove le “regole di Mandela” sancite dall’Onu sono violate</title>
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<description><![CDATA[ Se vuoi dare una veste architettonica a tutto ciò che è vietato dalle Regole di Mandela non andare nel Sudafrica dell’era coloniale e della segregazione razziale, non visitare il carcere dove il fautore di una nuova era e della riconciliazione nazionale ha passato trent’anni della sua vita. Vai in America, quella della nuova frontiera e […] ]]></description>
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<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 21:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Florence, l’Alcatraz, delle, Montagne, Rocciose, dove, “regole, Mandela”, sancite, dall’Onu, sono, violate</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Se vuoi dare una veste architettonica a<a href="https://www.unita.it/2023/06/05/cosa-sono-le-mandela-rules-le-regole-internazionali-violate-dal-41-bis/"> tutto ciò che è vietato dalle <strong>Regole di Mandela</strong></a> non andare nel <strong>Sudafrica</strong> dell’era coloniale e della segregazione razziale, non visitare il carcere dove il fautore di una nuova era e della riconciliazione nazionale ha passato trent’anni della sua vita. Vai in America, quella della nuova frontiera e del sogno di una vita migliore, vai in <strong>Colorado,</strong> nella contea di <strong>Fremont,</strong> e visita il<strong> carcere di Florence.</strong> Lì, in un paesaggio deserto e aspro, il <em>“genio civile</em>” della certezza della pena ha architettato, fondato, attrezzato e allestito la struttura perfetta per isolare, deprivare dei sensi fondamentali, annichilire l’essere umano.</p>
<p>È ufficialmente noto come <strong>United States Penitentiary Administrative Maximum Facility</strong> (ADX), ma per i carcerieri e per i carcerati è volgarmente chiamato la <em>“Alcatraz delle Montagne Rocciose</em>”. È il vanto securitario del sistema penitenziario americano. È la pietra tombale di chi l’ha patito.<a href="https://www.unita.it/2024/08/13/alcatraz-la-storia-dellinfame-prigione-sulla-roccia-la-costruzione-al-capone-le-evasioni/"> L’Alcatraz più famosa era immersa nel mare gelido e agitato della <strong>baia di San Francisco</strong></a>. E pure qualcuno da lì era riuscito a fuggire. La ormai famigerata Alcatraz del Colorado è circondata da spazi enormi, aperti e assolati. Ma, in oltre trent’anni di storia, nessuno è riuscito a scappare. Il terreno intorno è arido e brullo, con vegetazione bassa, cespugli e terra secca. In lontananza si vedono le Montagne Rocciose. Sono bellissime, ma la vista è beffarda per chi è rinchiuso lì dentro. Il cielo è immenso, limpido, con una luce intensa. Di notte, le stelle brillano nel firmamento ma sono invisibili a chi è prigioniero. È un luogo che trasmette solitudine, immobilità e distacco dal mondo. È esattamente quello che si vive all’interno, ma in un senso molto diverso. Fuori, uno spazio infinito, libero e maestoso. Dentro, tutto è finito, oppressivo, sbarrato.</p>
<p>Le <a href="https://www.unita.it/2023/06/04/mandela-rules-le-regole-delle-nazioni-unite-sullo-standard-minimo-per-il-trattamento-dei-prigionieri/">Regole basilari che in nome di <strong>Nelson Mandela</strong> le Nazioni Unite hanno stabilito</a> per porre un limite al dominio pieno e incontrollato degli Stati nel modo di sorvegliare e punire i suoi cittadini, sono tradite nella Alcatraz delle Montagne Rocciose. La Regola 44, ad esempio, dice che è isolamento il confinamento per 22 ore o più al giorno in una cella senza significativi contatti umani, ed è isolamento prolungato quello superiore a quindici giorni consecutivi. La <em>“vita”</em> ad <strong>Alcatraz,</strong> invece, è all’insegna della deprivazione sociale e sensoriale pressoché totali e senza scadenza certa. Per almeno i primi tre anni, i detenuti restano isolati per 23 ore al giorno in celle più piccole di un normale posto macchina in un garage. Tutto è fatto di cemento armato: la base del letto con sopra un materasso sottile, il tavolo e lo sgabello. Il lavandino e il WC sono invece in acciaio inossidabile. Da una singola finestra, alta cento e larga dieci centimetri, filtra un po’ di luce naturale e s’intravede una striscia di cielo. Il contatto umano è ridotto a pochi secondi di scambio verbale coi guardiani attraverso porte di ferro. L’ora d’aria si fa in un recinto di cemento dalle pareti alte. Lo chiamano la “<em>piscina vuota”</em>, perché non c’è l’acqua e non si può nuotare. I detenuti si recano da soli e come pesci fuor d’acqua annaspano, fanno dieci passi avanti e dieci passi indietro oppure camminano in cerchio come criceti per massimo nove metri. Un ex direttore ha descritto questa struttura come “<em>una versione pulita dell’inferno</em>” e la vita lì dentro “<em>molto peggiore della morte</em>”. La<strong> Regola di Mandela</strong> numero 43 considera un trattamento simile una forma di tortura o una punizione crudele, inumana e degradante.</p>
<p>La Regola 45 stabilisce poi che è proibito l’isolamento dei detenuti che abbiano disabilità mentali e fisiche se le condizioni possano aggravarsi in ragione della misura applicata. <strong>Robert Gerald Knott,</strong> un detenuto all’ADX con gravi disturbi mentali, ha trascorso 11 anni in isolamento prima di suicidarsi nel 2013. Era descritto dai suoi compagni di prigionia come “<em>completamente pazzo furioso”</em>. Beveva acqua sporca dalla doccia e balbettava in modo incoerente. Al momento della morte, anziché prestargli aiuto, le guardie avrebbero sbirciato nella cella come se stessero assistendo a uno <em>“spettacolo”.</em> Alla fine, solo come un cane, Knott si è impiccato con un lenzuolo nella sua cuccia piena di feci.<br>
All’ADX Florence ci sono circa 350 detenuti scelti nelle carceri americane tra quelli che hanno avuto problemi disciplinari cronici: che hanno ucciso altri detenuti e guardie carcerarie, capi mafiosi e altri banditi di alto profilo. Ci sono anche criminali che potrebbero rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale, terroristi di Al-Qaeda e spie antiamericane. All’inizio del suo mandato<strong> Donald Trump</strong> ha ordinato di trasferire nella <strong>nuova Alcatraz</strong> anche i 37 condannati a morte federali che <strong>Joe Biden</strong> ha graziato alla fine del suo mandato. Per il nuovo Capo della Casa Bianca sono “<em>mostri, i peggiori assassini del nostro Paese e devono andare all’inferno!”.</em></p>
<p>L’11 febbraio scorso, il giudice distrettuale federale <strong>Timothy Kelly</strong> ha sventato il suo piano: anche i peggiori tra i peggiori hanno diritti che devono essere tutelati. Non è tollerabile che un Presidente un giorno ti salva la vita e il giorno dopo un altro Presidente ti condanna a morte. A vivere fino alla morte nella <strong>Alcatraz</strong> delle<strong> Montagne Rocciose.</strong> Dove l’aria è ferma, la luce artificiale, la parola muta. Dove lo spirito di Mandela svanisce alla vista dei dannati alla pena corporale, alla perdita del senno, dei sensi e dei sentimenti umani fondamentali. E della stessa vita.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Ad Alessandria dove sole e cielo sono eliminati in nome della “sicurezza nazionale”: viaggio nel carcere destinato al 41bis</title>
<link>https://www.eventi.news/ad-alessandria-dove-sole-e-cielo-sono-eliminati-in-nome-della-sicurezza-nazionale-viaggio-nel-carcere-destinato-al-41bis</link>
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<description><![CDATA[ Avvolta dalla nebbia, lo scorso 21 febbraio, una delegazione di Nessuno tocchi Caino ha visitato la Casa di Reclusione “San Michele” di Alessandria, un istituto interamente destinato al regime del 41-bis, nel quadro della riorganizzazione complessiva del circuito nazionale in atto. L’ispezione non ha fornito nuovi elementi rispetto a quanto già noto: non è stato […] ]]></description>
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<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 21:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Alessandria, dove, sole, cielo, sono, eliminati, nome, della, “sicurezza, nazionale”:, viaggio, nel, carcere, destinato, 41bis</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Avvolta dalla nebbia, lo scorso 21 febbraio, una delegazione di <strong>Nessuno tocchi Caino</strong> ha visitato la<strong> Casa di Reclusione “San Michele” di Alessandria,</strong> un istituto interamente destinato al <strong>regime del 41-bis</strong>, nel quadro della riorganizzazione complessiva del circuito nazionale in atto. L’ispezione non ha fornito nuovi elementi rispetto a quanto già noto: non è stato consentito l’accesso alle sezioni speciali, ufficialmente a causa dei lavori in corso e, verosimilmente, anche per motivi di <em>“sicurezza nazionale”.</em></p>
<p>È stato tuttavia possibile cogliere un segno tangibile della disumanità che anche in quel carcere caratterizzerà i nuovi spazi detentivi: le schermature inclinate, installate alle finestre dei padiglioni detentivi, per evitare qualsiasi comunicazione o contatto, tanto all’interno quanto con l’esterno, di quanti vi saranno ristretti. Quelle lastre appaiono come lapidi di un colombario cimiteriale ed evocano il<a href="https://www.unita.it/2025/11/09/cimiteri-vivi-pene-umane-significa-dimenticare-vittime/"> carcere “<em>cimitero dei vivi”</em> </a>denunciato alla Camera dei Deputati nel 1904 da <strong>Filippo Turati.</strong> Nel pomeriggio, presso il bistrot Fuga di Sapori ad Alessandria – situato nella cinta muraria della <strong>Casa Circondariale “Don Soria”</strong> e gestito da detenuti ed ex detenuti – alla presenza del Sindaco e altri rappresentanti istituzionali locali, si è svolto un convegno di approfondimento sul <strong>regime del 41-bis</strong> e sui risvolti negativi che esso comporterà per il territorio alessandrino. Dall’analisi dei relatori è emerso che l’opera di reinserimento sociale in atto da anni nelle carceri alessandrine con risultati positivi – come “<em>Fuga di Sapori</em>” – rischia di scomparire. L’applicazione del regime di rigoroso isolamento in assenza di relazioni e l’esclusione di regimi detentivi più aperti e orientati al dialogo, finirebbero per cancellare quelle condizioni di collaborazione e confronto indispensabili ai percorsi trattamentali, compromettendo anni di lavoro dedicato al recupero e alla reintegrazione sociale.</p>
<p>Ulteriori criticità vanno ricondotte specificatamente alla trasformazione architettonica dell’attuale istituto adattato al 41-bis, che prospettano soluzioni disumane in contrasto con il monito costituzionale. Tali criticità si sommano a quelle già presenti nell’edificato del “San Michele”, concepito negli anni di piombo e nel periodo di espansione della nuova criminalità organizzata, secondo una logica fortemente incentrata sulla sicurezza e sulla separazione. Il suo schema tipologico è quello che, all’esordio, l’architetto<strong> Sergio Lenci</strong> definì il segno tangibile della <a href="https://www.unita.it/2025/07/13/serve-una-rivoluzione-copernicana-per-larchitettura-delle-nostre-carceri/">regressione dell’edilizia penitenziaria italiana,</a> con edifici corrispondenti a uno Stato dispotico e assolutista, pre-costituzionale, indifferente ai problemi della detenzione e preoccupato solo della custodia di un detenuto reso al massimo grado inerme. Edifici, prosegue Sergio Lenci, che non sembrano appartenere a una repubblica democratica faticosamente in cammino verso un aumento delle garanzie civili, una riduzione dell’intrusione del potere pubblico sulla persona, un’estensione della fiducia. Al “<em>San Michele</em>” in regime di 41-bis il rischio concreto è un’ulteriore compressione dei diritti e dei bisogni fondamentali delle persone detenute e del personale, poiché le esigenze di sicurezza e isolamento finirebbero per prevalere sulle attività trattamentali, destinate appunto a ridursi o scomparire.</p>
<p>La pratica dell’isolamento richiama il modello detentivo del carcere ottocentesco, fondato sulla separazione per evitare “<em>contaminazioni”,</em> funzionale alla pena afflittiva pur se in chiave di redenzione morale: un modello che la storia ha dimostrato inefficace sul piano penitenziario e dannoso per corpo e spirito. Con il 41-bis <strong>l’isolamento</strong> viene riproposto unicamente con finalità di prevenzione delle comunicazioni senza alcuna finalità moralmente superiore. Il timore espresso è che l’attenzione del Governo sul regime speciale possa rappresentare il preludio a una progressiva estensione di logiche restrittive all’intero <strong>sistema penitenziario nazionale,</strong> fino a comprometterne l’equilibrio e l’impianto costituzionale nel suo complesso. Il paradosso è che una scelta adottata in nome di una legittima esigenza di “<em>sicurezza nazionale”</em> rischi di produrre l’effetto opposto: maggiore insicurezza, perché persone private di reali percorsi di riabilitazione potrebbero tornare in libertà senza essere state recuperate. In questo modo si finirebbe per indebolire le fondamenta dello Stato di diritto e favorire un progressivo imbarbarimento sociale, a partire proprio dalle carceri.</p>]]> </content:encoded>
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<title>&amp;quot;Woodcock è garantista&amp;quot;. Parla Larosa, avvocato del pm e capo del comitato per il Sì</title>
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<description><![CDATA[ Tocca a un avvocato che si sta battendo senza sosta a favore del Sì alla riforma della magistratura difendere Henry John Woodcock, celebre pubblico ministero tornato alla ribalta n... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 09:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Facci e Di Pietro insieme per il Sì. Puoi sceglierti i nemici, non gli alleati: una regola di igiene politica</title>
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<description><![CDATA[ La compresenza sul palco del Sì di un eroe della democrazia repubblicana come Filippo Facci, prolifico e disarmato bastonat... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 09:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La compresenza sul palco del Sì di un eroe della democrazia repubblicana come <strong><a href="https://www.ilfoglio.it/tag/filippo-facci/">Filippo Facci</a></strong>, prolifico e disarmato bastonat... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il vicepresidente della Cei salta il convegno di Magistratura democratica e si fa partigiano</title>
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<description><![CDATA[ Il vicepresidente della Cei, mons. Francesco Savino, era atteso ieri al convegno di Magistratura democratica. Avrebbe dovuto intervenire ... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 09:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>L’articolo 27 secondo Woodcook. Lettera e risposta</title>
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<description><![CDATA[ Al direttore - Dall’intervista richiamata nell’articolo “Il processo di Woodcock” (da minuto 3 circa) si comprende perfettamente e inequivocabilmente come il dott. Woodcock abbia affermato esattamente il contrario di quanto gli viene attribuito dal quotidiano da Lei diretto, nel senso che il dott. Woodcock ha detto chiaramente che il protagonista del processo penale è l’imputato e che il processo stesso deve essere finalizzato e celebrato nella prospettiva di provare l’innocenza dell’imputato nella assoluta parità tra accusa e difesa, e non ha mai in alcun modo posto in dubbio la pietra miliare della presunzione di innocenza”. Si chiede altresì di dare evidenza della rettifica su tutti i media e canali social sui quali sono stati pubblicati l’articolo e/o richiami dello stesso.   
avv. Achille Janes Carratù, patrocinante in Cassazione 
 Risponde Luciano Capone: “Il vero protagonista del processo è l’imputato: nella mia prospettiva, e questa è stata sempre la mia idea, il processo serve a dimostrare non la colpevolezza ma l’innocenza dell’imputato”. Queste sono le parole del pm Woodcock. Non abbiamo attribuito nulla, semplicemente trascritto. A questo punto temo che il problema non sia giuridico, ma linguistico. Se la Costituzione presume l’innocenza vuol dire che non va affatto provata nel processo: ciò che va provata è la colpevolezza! Non possiamo certo pensare che quando si esprime Woodcock vuole significare l’esatto contrario di ciò che dice: sarebbe presunzione d’incoerenza. ]]></description>
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<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 09:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>L’articolo, secondo, Woodcook., Lettera, risposta</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>Al direttore - Dall’intervista richiamata nell’articolo “Il processo di Woodcock” (da minuto 3 circa) si comprende perfettamente e inequivocabilmente come il dott. Woodcock abbia affermato esattamente il contrario di quanto gli viene attribuito dal quotidiano da Lei diretto, nel senso che il dott. Woodcock ha detto chiaramente che il protagonista del processo penale è l’imputato e che il processo stesso deve essere finalizzato e celebrato nella prospettiva di provare l’innocenza dell’imputato nella assoluta parità tra accusa e difesa, e non ha mai in alcun modo posto in dubbio la pietra miliare della presunzione di innocenza”. Si chiede altresì di dare evidenza della rettifica su tutti i media e canali social sui quali sono stati pubblicati l’articolo e/o richiami dello stesso.</em><br>  </p> 
<p><strong>avv. Achille Janes Carratù, patrocinante in Cassazione</strong></p> 
<p><br> Risponde <strong>Luciano Capone</strong>: “Il vero protagonista del processo è l’imputato: nella mia prospettiva, e questa è stata sempre la mia idea, il processo serve a dimostrare non la colpevolezza ma l’innocenza dell’imputato”. Queste sono le parole del pm Woodcock. Non abbiamo attribuito nulla, semplicemente trascritto. A questo punto temo che il problema non sia giuridico, ma linguistico. Se la Costituzione presume l’innocenza vuol dire che non va affatto provata nel processo: ciò che va provata è la colpevolezza! Non possiamo certo pensare che quando si esprime Woodcock vuole significare l’esatto contrario di ciò che dice: sarebbe presunzione d’incoerenza.</p>]]> </content:encoded>
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<title>“Pasticcio sull’Alta corte? Ennesima fake news del fronte del No”, spiega Isabella Bertolini (Csm)</title>
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<description><![CDATA[ “Nella riforma Nordio non c’è nessun ‘buco’ né ‘pasticcio’ sull’esercizio delle funzioni disciplinari nei confronti dei magistrati”, dice al Foglio Isabella Bertolini, componente laica del ... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 09:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Nella riforma Nordio non c’è nessun ‘buco’ né ‘pasticcio’ sull’esercizio delle funzioni disciplinari nei confronti dei magistrati”, dice al Foglio Isabella Bertolini, componente laica del ... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</strong></p>]]> </content:encoded>
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<title>Perché il referendum è un voto su un sistema in cui la cultura dello scalpo conta più dello stato di diritto</title>
<link>https://www.eventi.news/perche-il-referendum-e-un-voto-su-un-sistema-in-cui-la-cultura-dello-scalpo-conta-piu-dello-stato-di-diritto</link>
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<description><![CDATA[ Nicola Gratteri è un magistrato molto importante, ormai lo conoscete, ha scelto di mettere il suo volto  ]]></description>
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<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 09:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Tragedia e giustizia. La separazione delle carriere spiegata dalle Eumenidi</title>
<link>https://www.eventi.news/tragedia-e-giustizia-la-separazione-delle-carriere-spiegata-dalle-eumenidi</link>
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<description><![CDATA[ L’ipotesi più affascinante sulla nascita della tragedia attica resta quella di Aristotele e Nietzsche: il teatro affonderebbe le radici nei cori in onore di Dioniso. La spiegazione più probabile, oggigiorno, è meno ebbra: Jean-Pierre Vernant, Pierre Vidal-Naquet, Nicole Loraux, Walter Burkert, convergono sull’idea che la tragedia è costruita su un agon, un confronto tra due parti portatrici di prospettive inconciliabili, la cui struttura assomiglia a un’udienza: accusa, difesa, turni di parola. La tragedia non è emersa dai flutti della musica – come pensava Nietzsche – ma è fin da subito “verbosa”. Inoltre, il suo lessico è zeppo di categorie giuridiche: dike, giustizia, krisis, decisione, nomos, legge, hybris, violazione. Paradigmatiche, da questo punto di vista, sono le Eumenidi di Eschilo, una specie di metatragedia che, mettendo a tema se stessa, racconta la nascita del processo giudiziario. 
Per vendicare la morte del padre Agamennone, Oreste ha ucciso la madre Clitennestra. Le Erinni, figlie della Notte e custodi dei legami di sangue, che lo perseguitano, hanno già emesso la sentenza: “Perfette giustiziere ci stimiamo”. Atena frena il loro ardore e crea il primo tribunale della polis: le Erinni rappresenteranno l’accusa, Apollo la difesa, ma nessuna delle due parti pronuncerà il verdetto su Oreste. Non saranno né gli inferi né l’Olimpo a decidere, ma una parte terza: gli uomini riuniti nell’Areopago. I giudici non possono essere della stessa razza dell’accusa, o della difesa. Accusa e difesa sono entrambe “divine”, perché non conoscono i tormenti del dubbio. Le Erinni non esitano mai, Apollo nemmeno. Sono abitati da Peitho, la Persuasione, che trascina e non fa domande. Accusare e difendere sono impulsi arcaici, irresistibili come una tempesta. Ciascuno a senso unico. “Siete due qui in causa: finora, odo mezza verità”, dice Atena alle Erinni. 
La norma del nostro Codice penale, per cui “il pubblico ministero svolge accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini” avrebbe fatto sorridere le talassocrazie amanti della libertà, Atene e Gran Bretagna, che riconoscono il pm per quello che è: non certo un organo imparziale. I legulei inglesi, educati ai classici, lo hanno sempre saputo: il prosecutor è un advocate. Il giudice è di tutt’altra pasta. Non persegue né protegge, perché sa esitare. I giudici dell’Areopago sono chiamati a interrogarsi e contare i voti. Il loro compito è arbitrare una lotta e trovare una qualche chiaroscurale verità. Solo chi non è cresciuto alla scuola della persuasione può mordersi la lingua dieci volte prima di decidere. L’opinione dei Greci è inequivocabile: il giudice non deve essere imparentato, nemmeno alla lontana, con uno dei due impulsi divini. Altrimenti la sua terzietà non è una cosa seria. La giustizia è giusta quando difesa, accusa e giudizio sono funzioni assegnate a stirpi diverse, e restano tali. 
  ]]></description>
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<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 09:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Tragedia, giustizia., separazione, delle, carriere, spiegata, dalle, Eumenidi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L’ipotesi più affascinante sulla nascita della tragedia attica resta quella di Aristotele e Nietzsche: il teatro affonderebbe le radici nei cori in onore di Dioniso. <strong>La spiegazione più probabile, oggigiorno, è meno ebbra: Jean-Pierre Vernant, Pierre Vidal-Naquet, Nicole Loraux, Walter Burkert, convergono sull’idea che la tragedia è costruita su un <i>agon</i>, un confronto tra due parti portatrici di prospettive inconciliabili</strong>, la cui struttura assomiglia a un’udienza: accusa, difesa, turni di parola. La tragedia non è emersa dai flutti della musica – come pensava Nietzsche – ma è fin da subito “verbosa”. Inoltre, il suo lessico è zeppo di categorie giuridiche: <i>dike</i>, giustizia, <i>krisis</i>, decisione, <i>nomos</i>, legge, <i>hybris</i>, violazione. Paradigmatiche, da questo punto di vista, sono le <i>Eumenidi</i> di <a href="https://www.ilfoglio.it/tag/eschilo/">Eschilo</a>, una specie di metatragedia che, mettendo a tema se stessa, racconta la nascita del processo giudiziario.</p> 
<p>Per vendicare la morte del padre Agamennone, Oreste ha ucciso la madre Clitennestra. Le Erinni, figlie della Notte e custodi dei legami di sangue, che lo perseguitano, hanno già emesso la sentenza: “Perfette giustiziere ci stimiamo”. Atena frena il loro ardore e crea il primo tribunale della <i>polis</i>: le Erinni rappresenteranno l’accusa, Apollo la difesa, ma nessuna delle due parti pronuncerà il verdetto su Oreste. Non saranno né gli inferi né l’Olimpo a decidere, ma una parte terza: gli uomini riuniti nell’Areopago. <strong>I giudici non possono essere della stessa razza dell’accusa, o della difesa</strong>. Accusa e difesa sono entrambe “divine”, perché non conoscono i tormenti del dubbio. Le Erinni non esitano mai, Apollo nemmeno. Sono abitati da Peitho, la Persuasione, che trascina e non fa domande. Accusare e difendere sono impulsi arcaici, irresistibili come una tempesta. Ciascuno a senso unico. “Siete due qui in causa: finora, odo mezza verità”, dice Atena alle Erinni.</p> 
<p>La norma del nostro Codice penale, per cui “il pubblico ministero svolge accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini” avrebbe fatto sorridere le talassocrazie amanti della libertà, Atene e Gran Bretagna, che riconoscono il pm per quello che è: non certo un organo imparziale. <strong>I legulei inglesi, educati ai classici, lo hanno sempre saputo: il <i>prosecutor</i> è un <i>advocate</i>. Il giudice è di tutt’altra pasta</strong>. Non persegue né protegge, perché sa esitare. I giudici dell’Areopago sono chiamati a interrogarsi e contare i voti. Il loro compito è arbitrare una lotta e trovare una qualche chiaroscurale verità. Solo chi non è cresciuto alla scuola della persuasione può mordersi la lingua dieci volte prima di decidere. <strong>L’opinione dei Greci è inequivocabile: il giudice non deve essere imparentato, nemmeno alla lontana, con uno dei due impulsi divini. Altrimenti la sua terzietà non è una cosa seria</strong>. La giustizia è giusta quando difesa, accusa e giudizio sono funzioni assegnate a stirpi diverse, e restano tali.</p> 
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<title>Nel carcere minorile di Casal del Marmo torturano i ragazzini: Meloni che dice?</title>
<link>https://www.eventi.news/nel-carcere-minorile-di-casal-del-marmo-torturano-i-ragazzini-meloni-che-dice</link>
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<description><![CDATA[ La scena di questo orrore è il carcere minorile di Casal del Marmo, alla periferia Nord di Roma. I racconti sono agghiaccianti. Non sono racconti di fantasia, non sono avvenimenti dell’ottocento. Sono fatti vere avvenuti appena qualche mese fa, i protagonisti sono agenti di polizia penitenziaria, funzionari dello stato e ragazzini minorenni, tutti stranieri. Tra […] ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 15:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La scena di questo orrore è <a href="https://www.unita.it/2026/03/12/tortura-detenuti-carcere-minorile-casal-del-marmo-indagati-agenti/">il carcere minorile di<strong> Casal del Marmo</strong>, alla periferia Nord di Roma</a>. I racconti sono agghiaccianti. Non sono racconti di fantasia, non sono avvenimenti dell’ottocento. Sono fatti vere avvenuti appena qualche mese fa, i protagonisti sono agenti di polizia penitenziaria, funzionari dello stato e ragazzini minorenni, tutti stranieri. Tra i 15 e i 19 anni. In genere quando uno straniero commette un reato, sui giornali si scrive nel titolo che è uno straniero. Stavolta no.</p>
<p>Gli stranieri sono le vittime, non c’è bisogno di precisare che sono arrivati qui coi gommoni e molti di loro, probabilmente, sono “<em>clandestini”.</em> E non c’è bisogno nemmeno di stare tanto a ragionare che in modo del tutto evidente sono stati scelti proprio perchè migranti: più deboli, con nessuna relazione importante, poco credibili. Sentite cosa ha raccontato ai magistrati questo ragazzino di 15 anni, poco più di un bambino: ”<em>Mi hanno fatto sdraiare sul lettino, mi hanno fatto togliere i pantaloni e gli slip e hanno minacciato di tagliarmi le palle. Io piangevo, e pregavo di smettere. Loro si sono avvicinati con delle forbici, hanno iniziato a pungermi il testicolo destro. Hanno fatto uscire del sangue. Poi uno di loro ha chiesto all’altro il bisturi. E gli ha domandato: quale tagliamo il destro o il sinistro? Poi mi hanno portato di nuovo in cella, e hanno continuato a picchiarmi, pugni schiaffi , calci”. </em></p>
<p>Voi avete, o avete avuto un figlio di 15 anni? Lo sapete quanto è debole? Riuscite a immaginarvi il suo terrore, il dolore, la solitudine di fornte a un agente di polizia che minaccia di evirarlo? È solo una delle tredici testimonianze, quella che abbiamo riportato. Sono tredici i ragazzini che hanno denunciato le torture. La Procura ha consegnato gli avvisi di garanzia a dieci agenti. Due di loro sono indagati per torture, cinque sono indagati per lesioni e tre per falso ideologico. L’inchiesta è partita da una segnalazione del Dap, che nel frattempo ha provveduto a trasferire gli agenti sospettati di torture. Il <strong>Dap</strong> si era mosso probabilmente sia per un esposto che era stato presentato nel luglio scorso dall’<strong>associazione “Antigone”,</strong> sia per le segnalazioni che venivano da operatori sanitari e religiosi che sono presenti nel carcere.</p>
<p><em>“Nella primavera dello scorso anno</em> – ha dichiarato <strong>Patrizio Gonnella,</strong> presidente di Antigone –<em> l’associazione era venuta a conoscenza di alcuni casi di possibili violenze. Raccolte queste testimonianze si era deciso di procedere alla presentazione di un esposto dove si dettagliano alcuni d questi episodi. </em><em>Ora ci si attende una presa di posizione ministeriale netta contro le violenze e le torture. E ci auguriamo che si metta la parola stop a ogni deriva militaresca nelle carceri per adulti e per minori. Siamo grati alla magistratura per l’inchiesta che si spera porti a una rapida ricostruzione dei fatti con il sostegno di tutte le istituzioni</em> “. Oltre all’esposto, Antigone segnalò quanto gli era stato riferito anche alle autorità istituzionali.</p>
<p><em>”Quello che emergeva da quei racconti</em> – sottolinea <strong>Susanna Marietti,</strong> coordinatrice nazionale e responsabile dell’osservatorio minori di Antigone – <em>è che non si trattava di mele marce, ma di un problema di sistema. Ma questa vicenda ci dice che nelle carceri esistono anche degli anticorpi che sono rappresentati dai tanti operatori che ogni giorno, non senza fatica, fanno il loro lavoro nel rispetto dei diritti e delle persone. Da loro e dalla presenza di Antigone sulle carceri, che serve a monitorare ciò che accade e a costruire relazioni di fi ducia con tutte le parti, è stato possibile far emergere questo caso. Per questo – conclude Marietti – è importante che gli sguardi indipendenti nelle carceri continuano ad essere resi possibili”.</em></p>
<p>Ora ci si aspetterebbe una presa di posizione del ministro <strong>Nordio,</strong> forse anche della premier <strong>Meloni,</strong> che in genere è molto attenta ai problemi dei ragazzi. Nordio per ora si è limitato, nella giornata di ieri, ha diffondere un comunicato sulla celebrazione del 209 esimo anniversario della polizia penitenziaria. Esaltandone il ruolo decisivo per la nazione. Tutto si può dire di Nordio, meno che sia un tipo attento a non fare gaffe.</p>]]> </content:encoded>
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<title>È morto Bruno Contrada, l’ex 007 del Sisde tra guerra alla Mafia e calvario giudiziario: “Mi hanno distrutto la vita”</title>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 15:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>morto, Bruno, Contrada, l’ex, 007, del, Sisde, tra, guerra, alla, Mafia, calvario, giudiziario:, “Mi, hanno, distrutto, vita”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Bruno Contrada</strong> aveva raccontato a questo giornale che non aveva ricevuto scuse “da nessuno. Né da quelli che mi hanno accusato né dagli uomini delle istituzioni”. È morto a 94 anni l’ex 007, il numero tre del <strong>Sisde</strong>, il servizio segreto civile, negli anni della guerra alla <strong>Mafia</strong> a <strong>Palermo</strong>, al centro di una lunga e controversa vicenda giudiziaria sfociata dapprima in una condanna a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa e successivamente nella revoca di quella stessa condanna dopo un pronunciamento della Corte europea dei diritti umani (<strong>Cedu</strong>) e a un risarcimento per l’ex poliziotto.</p>
<p>Contrada era entrato in Polizia nel 1958, diventato dirigente della <strong>Squadra Mobile</strong> di Palermo negli anni ‘70 e successivamente alla guida della Sezione Siciliana della <strong>Criminalpol</strong>. Al Sisde arrivò a ricoprire l’incarico di numero due del servizio segreto civile. Il nome di Contrada era comparso anche nelle carte dell’indagine sull’omicidio di Piersanti <strong>Mattarella</strong>, fratello del Presidente della Repubblica, presidente della Regione Siciliana ucciso il 6 gennaio del 1980. Secondo gli atti dell’inchiesta della Procura di Palermo, l’ex dirigente partecipò alle prime attività investigative sul delitto insieme all’allora ufficiale dei carabinieri Antonio Subranni e al magistrato Piero Grasso, raccogliendo informazioni dalla vedova della vittima, Irma Chiazzese, e dal figlio Bernardo.</p>
<p>Era la vigilia di Natale del <strong>1992</strong>, l’anno delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, quando venne <strong>arrestato</strong>: secondo le indagini Contrada aveva fornito informazioni riservate alla mafia, ostacolando le indagini della polizia. Accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, venne condannato a dieci anni di carcere il 5 aprile 1996, sentenza ribaltata in assoluzione in Appello nel 2001. Ancora una condanna a dieci anni nel 2006, dopo che la Cassazione aveva rinviato gli atti a Palermo e dopo 31 ore di Camera di Consiglio della Corte d’Appello. La Cassazione confermò la condanna l’anno successivo. Carcere e domiciliari, fine pena nell’ottobre 2012.</p>
<p>L’<strong>Italia</strong> venne condannata due volte: perché Contrada non avrebbe dovuto scontare la sua pena in <strong>carcere</strong>, per via delle sue condizioni di salute; perché non avrebbe dovuto essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa in quanto, all’epoca dei fatti contestato tra il 1979 e il 1988, il reato non “era sufficientemente chiaro”. La prima sezione della Corte d’Appello di Palermo accolse la domanda di Contrada di <strong>riparazione</strong> per ingiusta detenzione, riducendo l’entità dell’indennizzo a <strong>285.342 euro</strong>. La Cassazione avrebbe confermato la sentenza nel 2023.</p>
<p>Contrada ha raccontato la sua vicenda, tra le indagini e il lungo caso giudiziario, nel libro di memorie<em> La mia prigione</em>. “Se dovessimo parlare di risarcimento dovremmo fare riferimento all’intera mia vicenda giudiziaria durata 30 anni – aveva raccontato a questo giornale ad Angela Stella – Se dovessi essere risarcito per quanto accaduto, lo Stato italiano dovrebbe fare una nuova <strong>manovra finanziaria</strong>. Non esiste cifra per risarcire un danno del genere, come quello da me subito. Qui si siamo in presenza della distruzione di una vita”. Era stato ricoverato per venti giorni per una <strong>polmonite</strong>, è morto nella notte in casa, a Palermo.</p>]]> </content:encoded>
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<title>La riforma della giustizia è un pasticcio, l’Alta Corte non avrà poteri</title>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 15:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>riforma, della, giustizia, pasticcio, l’Alta, Corte, non, avrà, poteri</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Andremo a votare su una riforma della giustizia scritta coi piedi. Piena di errori, di contraddizioni. Che in gran parte non realizzerà i cambiamenti dei quali si parla. Il ministro <strong>Nordio</strong> (che tra i parlamentari della maggioranza forse è l’unico che l’ha letta) ci dice ogni volta che la riforma introduce tre novità: separazione delle carriere dei magistrati, sorteggio per designare i membri del <strong>Csm</strong>, e <strong>Alta Corte</strong> di disciplina che giudicherà i magistrati. Bene, il sorteggio effettivamente, se passa il Sì, ci sarà. Anche se ancora non sappiamo bene come funzionerà perché in parte questo andrà stabilito dalla legge ordinaria. La separazione delle carriere non è detto che ci sarà. L’Alta Corte ci sarà ma non avrà nessun potere, quindi è come se non ci sarà. Chi ha scritto la riforma si è dimenticato di assegnargli i poteri. Ora vi spiego meglio.</p>
<p>La chiave di tutto sta nell’articolo 107 della Costituzione, che è quello decisivo nel determinare il funzionamento della magistratura. Questo articolo, che andava riscritto per ottenere i risultati sventolati da Nordio, non è stato riscritto. E’ cambiata solo una parolina, una singola parola, e tutto il resto è rimasto uguale. Leggete qui, questo è il testo dell’articolo 107 in vigore; primo comma: “<em>I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso</em>“. Terzo comma: “<em>I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni</em>“. Viene modificato questo articolo dalla riforma Costituzionale? Sì, ma viene modificata solo una parola: “<em>le parole del consiglio</em>” sono sostituite dalle seguenti: “<em>di ciascun consiglio</em>“. Cioè la riforma all’articolo 7 si limita a segnalare che non esiste più un solo consiglio della magistratura ma ne esistono due. E stabilisce, di conseguenza, che i due nuovi consigli ereditano tutti i poteri disciplinare che aveva il vecchio Csm.</p>
<p>Vi rendete conto? L’Alta Corte non potrà prendere nessun provvedimento contro un magistrato che ritiene colpevole. O forse potrà infliggergli una ammenda, ma niente, assolutamente di più. Certamente non potrà fermarlo o spostarlo, o sospendere o modificare la sua funzione. Questi poteri spettano al Consiglio, cioè al Csm. Viene da chiedersi quale serio giurista mai accetterà di entrare in una alta corte del tutto priva di poteri. Entrare nell’Alta Corte equivale a una presa in giro. Tu vai lì, indaghi, studi, valuti, poi decidi, condanni, ma non puoi condannare a niente. E soprattutto non puoi dire ai cittadini: tranquilli, quel magistrato che ha tradito il suo ruolo non potrà più giudicarti. Non sta a te stabilirlo. Immagino la faccia dei luminari che saranno scelti dal Presidente della Repubblica per entrare a far parte dell’Alta Corte e forse a presiedere. Guarderanno rassegnati il Presidente che li ha convocati e gli sussurreranno: “<em>mi scusi, lei mi capirà, ma l’Università mi impegna tanto, poi sto scrivendo un libro e ho una famiglia della quale occuparmi…</em>“. Dopodiché sempre nello stesso articolo 7 c’è un altro punto oscuro. Dice l’articolo 7 (non modificato anche in questo punto). “<em>I magistrati si distinguono tra loro soltanto per diversità di funzioni</em>“. L’avverbio è chiarissimo: “<em>soltanto</em>“. Che esclude ogni altra possibilità di distinzione: non si distinguono per grado, o per anzianità, o per… carriera. L’indicazione della Costituzione, per chi conosce bene la lingua italiana, è chiarissima: soltanto per funzione.</p>
<p>Chi si occupa da qualche anno della questione delle carriere dei giudici, questo comma dell’articolo 107 lo conosce bene. E’ su questo che si accapigliarono alcuni decenni fa, il Pci e i radicali di Pannella. I radicali chiedevano la separazione delle carriere, il Pci rispondeva, non vanno separate solo le funzioni. Generazioni di giuristi si sono battuti su questo terzo comma del 107. Ma proprio adesso che finalmente il Parlamento ha deciso di separare le carriere, si è scordato di abrogare quel comma, o di modificarlo. Non so quali conseguenze pratiche può avere, certo qualunque magistrato che a un certo punto volesse cambiare carriera potrebbe appellarsi a quel comma per dire: non potete impedirlo. Sono un Pm per funzione e “<em>soltanto per funzione</em>“. Ora voi capite che chiamare un paese intero a votare pro o contro una riforma così pasticciata e inconcludente è un bel problema. Hai voglia a fare appelli perché la battaglia e la discussione si distacchi dagli schieramenti politici e si concentri sul merito della riforma. Un lettore accorto, che avesse voglia di darsi la pena di leggere la riforma, si chiederebbe: ma perché devo andare a votare per questo inguacchio? Che la voto a fare una riforma che poi andrà riformata di nuovo con urgenza e poi sottoposta a un nuovo referendum? Perciò è logico che la campagna elettorale finisca per concentrarsi sui due grandi eroi dei due schieramenti. La <strong>Giusi Bartolozzi</strong> per il Sì e il mitico <strong>Nicola Gratteri</strong> per il No. Loro del testo della riforma si interessano poco. Preferiscono gli anatemi. La Bartolozzi, che è sotto inchiesta per la fuga dal carcere del tagliagole libico Al Masri, strepita contro la magistratura da abolire e contro i plotoni di esecuzione. Gratteri minaccia i giornalisti, annuncia inchieste su di loro, inventa interviste di Falcone e cose di questo genere. Voi capirete bene che, se non altro per ragioni estetiche, ho una certa nostalgia di quanto si sfidavano all’arma bianca personaggi del calibro di <strong>Marco Pannella</strong> e di <strong>Luciano Violante</strong>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Tra Gratteri e Meloni la campagna referendaria tocca il punto più basso…</title>
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<description><![CDATA[ Forse è inevitabile che la campagna elettorale forse più brutta nella storia repubblicana dia il peggio nello scorcio finale. Di certo i due fronti gareggiano in bassezza e il volo è tanto raso terra da suonare spesso come involontaria conferma delle accuse dei rivali. Non si cimenta solo la truppa dei commentatori schierati: i generali […] ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 15:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Tra, Gratteri, Meloni, campagna, referendaria, tocca, punto, più, basso…</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Forse è inevitabile che la c<strong>ampagna elettorale</strong> forse più brutta nella storia repubblicana dia il peggio nello scorcio finale. Di certo i due fronti gareggiano in bassezza e il volo è tanto raso terra da suonare spesso come involontaria conferma delle accuse dei rivali. Non si cimenta solo la truppa dei commentatori schierati: i generali e la stessa generalissima Giorgia non sono da meno. Ieri in un’occasione resa solenne dalla gravità del momento, <a href="https://www.unita.it/2026/03/11/meloni-comunicazioni-parlamento-guerra-iran/">le comunicazioni della premier sulla guerra che incendia il Golfo</a> e minaccia tutto e tutti, la stessa oratrice ha trovato modo di farci entrare l’immigrazione, quindi i suoi <strong>centri in Albania</strong>, dunque la magistratura che con le sue ordinanze blocca i trasferimenti oltre il braccio di mare. Insomma, il <strong>referendum.</strong></p>
<p>Per andarci leggera, Meloni ha citato, nella conclusione del suo intervento il recente caso dei <strong>migranti irregolari</strong> condannati per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso, violenza sessuale di gruppo, e – è molto desolante doverlo raccontare – violenza sessuale su minore, che “per i giudici non posson<em>o essere trattenuti né rimpatriati perché hanno fatto strumentalmente richiesta di protezione internazionale”.</em> Cosa c’entri con la<strong> guerra in Iran</strong> è oscuro ma lo è ancor di più cosa c’entri con il <strong>referendum,</strong> trasformato così in quesito sul diritto di stupro dei clandestini e scusate se è poco.</p>
<p>Pareggiare non era facile ma <strong>Gratteri,</strong> che non è neppure lui uno qualsiasi ma forse il magistrato più importante d’Italia nonché principale testimonial del No, si sforza e ce la fa. Lo chiamano dal Foglio per martellare sull’arruolamento forzato del vincitore di Sanremo <strong>Sal Da Vinci</strong> nei ranghi dei contrari alla riforma. Il procuratore di Napoli giura che la sua affermazione infondata sul voto del cantante era solo uno scherzo. Però non si ferma qui: “<em>Se volete speculare fate pure. Con voi del Foglio faremo i conti dopo il referendum. Tireremo una rete”.</em> L’intero centrodestra, ma anche <strong>Azione</strong> e <strong>Iv,</strong> insorgono. I membri laici del Csm <strong>Aimi</strong> ed <strong>Eccher</strong> chiedono l’apertura di una pratica sulle sconsiderate parole del magistrato. Il <strong>Fronte del No,</strong> in evidente imbarazzo, non si lascia scappare una sillaba ma insiste nel chiedere le <a href="https://www.unita.it/2026/03/11/referendum-travolto-dallaffaire-bartolozzi-il-si-scende-in-campo-e-fa-campagna-per-il-no/">dimissioni della capo di gabinetto di Nordio, <strong>Giusi Bartolozzi,</strong></a> per un’altra affermazione decisamente infelice, stavolta dalle barricate del Sì, quella sui magistrati “<em>plotone d’esecuzione”.</em></p>
<p>L’aspetto assurdo di una campagna elettorale che prosegue così sin dall’inizio e si avvita sempre più via via che si avvicinano le urne è che <strong>Gratteri,</strong> con la sua inaccettabile minaccia, avvalora <a href="https://www.unita.it/2026/03/10/bartolozzi-contro-magistratura-referendum-giustizia/">la sparata di Bartolozzi che a propria volta aveva confermato le accuse che il No rivolge al governo sull’obiettivo di “<em>toglierci di mezzo la magistratura”</em>,</a> come da altra perla della capo di gabinetto. L’incresciosa rissa va molto oltre una politicizzazione del referendum che era nell’ordine delle cose ma poteva essere contenuta nei limiti dello scontro politico, senza sconfinare nel trivio. All’origine c’è la comune convinzione di entrambe le fazioni di non poter motivare il proprio elettorato solo a favore o contro una riforma ostica e distante dalla vita quotidiana e di dover pertanto snaturare quanto più possibile. Sino ai deliri sulla magistratura pro-stupratori o alle minacce di regolare i conti.</p>
<p>Va così sin dall’inizio, appunto, ma un cambiamento vistoso negli ultimi giorni è intervenuto. La premier, tenutasi quasi in disparte sino all’ultimo, è entrata in campo a gamba tesa. Il progetto di giocarsi la carta più forte, appunto Giorgia, nelle ultime due settimane palazzo Chigi lo aveva messo a punto da tempo e la tabella di marcia prevede più o meno un’incursione meloniana nell’agone elettorale al giorno. Si spiega così il salto mortale col quale, in un dibattito sulla guerra e oltre tutto in un discorso per il resto molto teso al dialogo con l’opposizione, Meloni è riuscita a infilare nella sua relazione la stoccata contro i magistrati. Oggi la premier concluderà a Milano la manifestazione di FdI per il Sì e ci si possono aspettare fuochi artificiali.<strong> Elly Schlein</strong> invece sarà a Venezia e sinora anche lei è stata ben attenta a tenersi quasi nelle retrovie. Ma con la premier in campo e a un passo dalle urne non è facile che riesca a mantenere la posizione defilata.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Isolamento di Enna come le “Navi di Lazzaro”: senza luce né aria parte più bassa del carcere</title>
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<description><![CDATA[ I velieri che gli armatori italiani usavano alla fine dell’Ottocento per il lungo viaggio della speranza degli emigranti da una terra avara alla terra promessa, erano imbarcazioni fatiscenti, sovraffollate e insalubri. Le condizioni di vita talmente infime da degradare fin sotto la soglia minima di rispetto della dignità umana. Gli alloggi, infatti, erano tutti nella […] ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 15:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Isolamento, Enna, come, “Navi, Lazzaro”:, senza, luce, né, aria, parte, più, bassa, del, carcere</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>I velieri che gli armatori italiani usavano alla fine dell’Ottocento per il lungo viaggio della speranza degli emigranti da una terra avara alla terra promessa, erano imbarcazioni fatiscenti, sovraffollate e insalubri. Le condizioni di vita talmente infime da degradare fin sotto la soglia minima di rispetto della dignità umana. Gli alloggi, infatti, erano tutti nella parte bassa del naviglio, senza aria e senza luce, e si affacciavano su corridoi dove aria e luce filtravano a malapena solo dai boccaporti. Mancava lo spazio minimo vitale. Proliferavano le malattie ai polmoni, le infezioni intestinali, la febbre e la morte. L’ora d’aria e di luce consentita al mattino era, letteralmente, una boccata d’ossigeno e di luce, quella negata per tutta la notte. Tali imbarcazioni furono, a ragione, chiamate “<strong>le navi di Lazzaro”</strong>. Alla fine del viaggio il morto poteva risorgere dalla tomba, come per miracolo. Coi grandi piroscafi da crociera costruiti negli anni Venti per trasportare gli emigranti in America, la durata del viaggio e le condizioni di vita a bordo migliorarono sensibilmente. Ma, dall’alto al basso, lo spaccato della nave rispecchiava rigidamente le disuguaglianze sociali ed economiche dell’epoca: prima classe, seconda classe e poi, nei ponti inferiori a prua e a poppa, la terza classe, destinata alla stragrande maggioranza degli emigranti, sistemati nei dormitori comuni, su letti a castello in ferro e coi bagni pubblici.</p>
<p>Coi barconi di fortuna, i gommoni sgonfi e <a href="https://www.unita.it/2026/03/05/gli-orrori-della-libia-con-la-complicita-delleuropa-migranti-catturati-e-torturati/">i pescherecci sovraffollati dei migranti di oggi che dalla <strong>Libia,</strong> dalla <strong>Turchia</strong> o dalla <strong>Tunisia</strong></a> attraversano il Mediterraneo, sono tornate “<em>le navi di Lazzaro”.</em> E le condizioni infami della traversata nel mare mosso non sono altro che l’annuncio di quel che li aspetta sulla terra ferma. Nessun miracolo, nessuna resurrezione. Le sezioni d’isolamento dei nostri istituti di pena sono come <em>“le navi di Lazzaro”</em>. Degradate nel girone più basso, più buio, più fetido del carcere, le “<em>stanze di pernottamento”</em>, senza aria e senza luce, si affacciano su corridoi dove scorre di tutto: dall’acqua sporca della doccia comune ai rivoli d’urina di un Lazzaro impazzito. Anche qui, un po’ d’aria e un po’ di luce filtrano solo dai <em>“boccaporti”</em> delle bocche di lupo alle finestre. Anche qui manca lo spazio minimo vitale, mentre abbondano le malattie del respiro, del cuore e della mente, le infezioni intestinali, la tubercolosi, la scabbia, le cimici, la febbre, le ferite da taglio e i suicidi. Qui, però, l’ora d’aria e di luce non è desiderata neanche al mattino: la cella è sempre buia, il detenuto confonde il giorno con la notte, il letto è un sudario che conserva le tracce di tutti i corpi che di lì sono passati e sono riusciti a prendere sonno.</p>
<p>Alla fine di questo altro viaggio, nel<em> “cimitero dei vivi”,</em> difficilmente Lazzaro risorge dalla tomba, neanche per miracolo. Anche la sezione di isolamento del carcere di Enna è collocata nella parte più bassa del carcere, come nel veliero dei poveri migranti di fi ne Ottocento o sulla carretta del mare dei disperati di oggi. Anzi, la condizione è proprio quella di questi ultimi, simile è il loro destino. Perché gli abitanti in questa terra desolata al centro della <strong>Sicilia</strong> sono, spesso, gli stessi che hanno attraversato il<strong> Mar Mediterraneo.</strong> Ce ne sono altri che hanno avuto la <em>“fortuna”</em> di nascere in Italia ma il carcere li ha livellati tutti. Nella cella numero 7, Carmelo, 28 anni, fine pena agosto 2027, legge libri e scrive un diario con la ferma intenzione di passare dal fondo del reparto di isolamento a un piano più alto.  Nella cella 5, quella di Antonio, il termosifone è spento, la doccia sputa solo acqua fredda, la luce è artificiale e si accende solo da fuori.</p>
<p>Nella cella numero 1, il degrado raggiunge il bassofondo più basso della condizione umana. Come ti chiami? Ci mette un po’ a scrivere sul foglietto di carta, col tratto di un bambino dell’asilo, il suo nome: <strong>Bandjougou Doukouré.</strong> Quanti anni hai? <em>“Non ho un’età</em>”, risponde. Ne dimostra una trentina. È lì da un mese proveniente, chissà come, dal <strong>Mali</strong> e poi dalla libertà in <strong>Italia,</strong> chissà quale. La stanza è completamente al buio. La piccola finestra aperta all’origine da un architetto dei supplizi a tre metri da terra e a dieci centimetri dal soffitto, è sigillata come una bocca di lupo chiusa. Non spira un fi lo d’aria, non filtra un raggio di luce. Il fetore di urina e feci e di cibo mai consumato, avvolge tutto e impregna i vestiti anche del visitatore occasionale che si è avventurato all’interno della caverna.<strong> Gianpiero Cortese</strong> è molto più di un avvocato difensore. Per Bandjougou, che è sempre stato uno senza famiglia e senza fissa dimora, compie anche, cristianamente, molte opere di misericordia corporale: visita il carcerato, veste l’ignudo, dà da mangiare all’affamato. E lo assiste con amore anche in tribunale dove cerca di ridurre il danno di un diritto penale che vede solo l’uomo del reato, non considera la sua capacità di intendere e di volere, meno che mai riconosce l’uomo della pena che lo sta abbrutendo, non lo sta emendando. Ogni santo giorno un buon samaritano ispettore di polizia s’affaccia alla cella di Bandjougou e sparge un po’ di speranza. Lo chiama, lo saluta, gli parla. Il disgraziato non vede, non ascolta, non risponde. E non mangia. Nell’angolo della stanza ha aperto una piccola discarica di minestre irrancidite passate direttamente dal carrello portavitto al pavimento. L’oscurità è resa ancora più cupa dal nerofumo che ricopre le pareti, opera dell’ultimo incendio che il detenuto ha appiccato alla cella. Bandjougou ha sempre giocato col fuoco. Quando era fuori aveva bruciato rifiuti, per scaldarsi aveva incendiato cartoni.</p>
<p>È stato arrestato alla vigilia di Natale per aver tentato di dare fuoco al motorino di un cinese che prontamente lo ha denunciato. Era avvolto in una coperta quando lo hanno fermato, aveva in mano un accendino rosso e un mazzetto di paglia, minacciava l’incendio anche del distributore di benzina adiacente. La branda è piantata per terra, ha sopra un materasso di gommapiuma ormai esaurito e tutto morsicato. Sul misero giaciglio non ci sono lenzuolo, federa e cuscino, ma solo una coperta marrone avvoltolata e lurida come quella della strada e come tutto il resto. Il letto è incastrato tra la parete e il muro del bagno: un cesso senza luce, senza acqua, senza lavandino. E anche senza il water, perché Bandjougou lo ha divelto, e nel buco rimasto aperto sul pavimento lui ora fa i suoi bisogni. Va su e giù nella cella a piedi nudi tra gli avanzi di cibo e le pozze d’acqua che schizza in abbondanza dalla doccia comune aperta senza riparo e senza ritegno mezzo metro davanti al suo cancello. Da quando è arrivato a Enna, Ignazio Santoro, il bravo e coscienzioso direttore dell’istituto, ha insistito per il suo trasferimento in un luogo diverso, dove medici e infermieri possano davvero prendersi cura di lui.</p>
<p>Alla fine, la sua supplica è stata accolta e ora <strong>Bandjougou</strong> attende che si liberi un letto al <strong>Pagliarelli di Palermo</strong> o a <strong>Barcellona Pozzo di Gotto.</strong> Siamo stati a Barcellona, un anno fa. Un tempo c’era <strong>l’OPG,</strong> l’ospedale psichiatrico giudiziario. Oggi non c’è più, perché li hanno aboliti tutti. Ma, nello stesso luogo, hanno allestito un qualcosa di simile che si chiama <strong>ATSM,</strong> che vuol dire <strong>Articolazione Tutela Salute Mentale.</strong> Il giorno della visita, c’era un solo dirigente psichiatra per tutta l’ATSM, quella maschile e quella femminile, un altro medico era in convenzione, una terza dottoressa era in formazione, una specializzanda che richiedeva di essere affiancata da un tutor. Abbiamo visto anche lì celle fatiscenti, sporche e maleodoranti, e incontrato detenuti che facevano letteralmente pena. Non credo che in quel luogo Bandjougou possa ritrovare la tutela, la salute e il senno perduti. Passando da un lazzaretto all’altro, Lazzaro resta Lazzaro: sta sempre in fondo alla nave, sepolto nel cimitero dei vivi, da dove non risorgi neanche per miracolo. Bandjougou ha bisogno, non di un carcere migliore, ma di qualcosa di meglio del carcere. Ha bisogno di aria, di luce, del sole del deserto del suo Mali. Ha bisogno di una famiglia che forse non ha mai avuto, della dimora che non ha mai abitato, dell’amore che non ha mai ricevuto.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il Paese delle leggi anti&#45;maranza</title>
<link>https://www.eventi.news/il-paese-delle-leggi-anti-maranza</link>
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<description><![CDATA[ Nell’Italia di Mare Fuori, del decreto Caivano, di quello anti-Maranza, emerge l’inchiesta sulle torture avvenute nel carcere minorile di Casal del Marmo. Dieci agenti dell’IPM romano, il più grande d’Italia, finiscono sotto inchiesta per avere commesso gravi abusi fisici nei confronti di minori detenuti, in particolare di origine straniera. Nell’attesa che l’accertamento delle responsabilità faccia […] ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 15:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Paese, delle, leggi, anti-maranza</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’Italia di Mare Fuori, del <strong>decreto Caivano,</strong> di quello<strong> anti-Maranza</strong>, emerge l’inchiesta sulle<a href="https://www.unita.it/2026/03/12/tortura-detenuti-carcere-minorile-casal-del-marmo-indagati-agenti/"> torture avvenute nel carcere minorile di Casal del Marmo</a>. Dieci agenti dell’IPM romano, il più grande d’Italia, finiscono sotto inchiesta per avere commesso gravi abusi fisici nei confronti di minori detenuti, in particolare di origine straniera. Nell’attesa che l’accertamento delle responsabilità faccia il suo corso, appare utile riflettere sulla vicenda, sotto tre aspetti: la rappresentazione della devianza minorile di questi ultimi anni, le politiche penali conseguenti, il razzismo istituzionale.</p>
<p>Dai tempi del lockdown, in Italia, ha preso piede la costruzione della <strong>devianza minorile</strong> come il principale problema del nostro Paese. Una rappresentazione dicotomica, lanciata dalla serie televisiva <em>Mare Fuori,</em> che raccontava di giovani che scelgono di sprofondare in un destino criminale malgrado il sostegno degli operatori penitenziari. Una mistificazione della realtà, prontamente recepita dalle altre articolazioni dell’apparato mediatico, e fatta propria da quelle forze politiche che, sin dai tempi di <strong>Bibbiano,</strong> puntavano a liquidare uno dei migliori sistemi penali minorili del mondo, studiato e copiato a livello internazionale per la residualità della pena e l’attenzione rivolta alla crescita del minore. Siamo arrivati ai decreti che smantellano nei fatti il sistema penale minorile.</p>
<p><a href="https://www.unita.it/2026/02/25/decreto-caivano-causa-sovraffollamento-ipm-rapporto-antigone/">Dall’approvazione del <strong>decreto Caivano,</strong></a> i minori reclusi sono aumentati del 60%. Una percentuale che il<strong> decreto anti- Maranza</strong> minaccia di fare impennare. Alla crescita della popolazione detenuta, non corrisponde un miglioramento delle strutture penitenziarie, né un’assunzione del personale proporzionale ai bisogni del nuovo contesto, o una diversa formazione. Ne consegue un deteriorarsi dell’ambiente penitenziario, in una cornice dove l’ideologia e le pratiche contenitive la fanno da padroni.<em> Last but not least</em>, gli operatori degli <strong>Istituti Penali per Minori,</strong> si sentono legittimati in maniera energica dalle rappresentazioni esterne, nonché da provvedimenti legislativi che fanno della repressione il principio cardine. Due aspetti che si sommano al razzismo di vasti settori della società italiana, ormai sedimentato da un quarantennio. E da quello istituzionale delle forze di polizia.</p>
<p>Come asserito un anno fa dall’<strong>ECRI</strong>. E come emerge da vari, tragici, episodi di cronaca, non ultimo, quello di <strong>Rogoredo.</strong> Inoltre, bisogna preoccuparsi seriamente per la cadenza regolare con cui emergono casi di torture all’ interno del sistema penitenziario italiano. I diritti umani, già precari al di qua dei cancelli, si annullano del tutto all’interno. Che fine fa l’ articolo 27 della Costituzione? Sarebbe ora di uscire fuori dal mare del populismo penale. E pensare al futuro delle giovani generazioni. Cominciando col dare la cittadinanza a chi nasce e cresce in Italia. Perché il futuro dei giovani coincide con quello di tutto il Paese.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Diario di Rebibbia, la strage senza fine: tre morti in 4 giorni</title>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 15:30:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Diario, Rebibbia, strage, senza, fine:, tre, morti, giorni</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Carcere di Rebibbia</strong> è stato scosso da tre morti avvenute in pochi giorni, un agente della Polizia penitenziaria e due persone detenute, di cui una suicida. Mercoledì 4 marzo è morto l’agente della Polizia penitenziaria<strong> Federico Basilischi,</strong> di 41 anni, per non meglio precisati problemi di salute, un infarto o una bronchite non curata, molto probabilmente connessi allo stress di un carico di lavoro portato fino all’estremo degli straordinari necessari per compensare una carenza di organico che arriva fino al 42% del personale.</p>
<p>Qualche giorno prima era stato trovato dolorante, appoggiato al termosifone del suo posto di guardia. Tra venerdì 6 e sabato 7 marzo sono morte due persone detenute. Prima<strong> Giuseppe Braccini</strong>, di 65 anni, recluso al braccio G9, è stato trovato morto nella sua cella, probabilmente per overdose. Poi <strong>Merhawi Haile,</strong> immigrato di 36 anni, si è impiccato nella sua cella. Colpisce il fatto che queste notizie non siano arrivate agli organi di stampa, mentre tutto il dibattito politico in questo momento è incentrato sui temi della Giustizia, per la campagna sul <strong>Referendum per la separazione delle carriere</strong> dei magistrati. Noi pensiamo non solo che sia giusto e doveroso dare queste notizie per il dramma umano che rappresentano, ma che tutta la situazione delle carceri italiane dovrebbe essere guardata con grande attenzione perché è uno dei più gravi sintomi delle disfunzioni della giustizia italiana.</p>
<p>Ci appelliamo a tutte le forze politiche perché –<a href="https://www.unita.it/2025/09/09/scia-di-sangue-nelle-carceri-ma-nordio-pensa-solo-al-referendum/"> anche durante il dibattito referendario – affrontino il problema delle<strong> carceri sovraffollate</strong>,</a> dove è impossibile garantire tanto la sicurezza quanto seri percorsi di rieducazione dei condannati. Questa situazione è l’esito finale di un sistema penale lento, carico di errori giudiziari e poco attento alla dignità della persona umana, sia quando è in attesa di giudizio che quando è condannata in via definitiva. Non parlarne sottrae credibilità e realismo ad un dibattito referendario che non deve diventare una banale rissa tra fazioni politiche.”</p>]]> </content:encoded>
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<title>La giustizia civile italiana e il prezzo di mercato della pietas ferita</title>
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<description><![CDATA[ Qui non è questione del pm che sta sotto l’esecutivo o dell’esecutivo che prende sberle dal pm. Non è neppure questione della Carta-più-bella-del-mondo e dell’uno che vorrebbe possederla carnalment... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 03:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>giustizia, civile, italiana, prezzo, mercato, della, pietas, ferita</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Qui non è questione del pm che sta sotto l’esecutivo o dell’esecutivo che prende sberle dal pm. Non è neppure questione della Carta-più-bella-del-mondo e dell’uno che vorrebbe possederla carnalment... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>“Molte voci per il No”, ma con una platea semivuota. Il flop di Magistratura democratica</title>
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<description><![CDATA[ “Molte voci, un solo No per la democrazia”, recitava il sottotitolo dell’incontro organizzato ieri da Magistratura democratica a Roma sul referendum. Peccato che ad ascoltare le voci dei tanti politici, giuristi, intellettuali, giornalisti e attivisti contrari alla riforma Nordio, chiamati a raccolta dalla storica corrente di sinistra delle toghe, sia stata una sala tristemente semivuota del Nuovo Cinema Aquila. Queste voci hanno dato vita a una commemorazione funebre preventiva per la Costituzione, stravolta dal governo a colpi di maggioranza, e per la magistratura, che perderà la sua autonomia e indipendenza. “Questi scomodano, manomettono sette articoli della Costituzione senza toccare nulla di nulla del problema reale del servizio giustizia. Quindi perché lo fanno se non per riequilibrare i rapporti di forza fra politica e giustizia?”, ha affermato l’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani. L’ex ministro poi, con il suo simbolismo enigmatico, ha attaccato “i sedicenti liberali e i liberali del portafoglio, che sono disposti a barattare Montesquieu con uno sgravio fiscale”, aggiungendo: “Tutte le volte che è stato messo sotto pressione un profilo costituzionale di una Costituzione liberale ha dovuto pensarci il popolo, la gente comune, il lavoro. Loro devono prendere per mano Montesquieu”. Sarà.  
  
Prima di lui, l’ex magistrato Franco Ippolito, tra i fondatori di Md, aveva criticato l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare: “La riforma comporterà diversi equilibri introdotti a vantaggio della componente di provenienza politica e l’estromissione del presidente della Repubblica dalla presidenza della Corte” (come se oggi il capo dello stato presiedesse la sezione disciplinare del Csm).  Per Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, “dire no a questo referendum significa dire no a tutte le guerre”. Amen. 
  
Mentre in un messaggio la scrittrice Dacia Maraini è stata netta: “Voto No perché credo nell’indipendenza della magistratura, perché questa riforma non aiuta a migliorare i rapporti dei cittadini con i tempi della legge, perché questa riforma sta cercando di dividere e limitare l’indipendenza dei magistrati”. 
  
Spazio anche, di nuovo, al video di Pif, lo stesso pubblicato un mese fa, incentrato su argomenti altissimi, come “l’Ungheria è bella ma non ci vivrei”, e “se un imputato alla fine viene assolto è perché pm e giudici hanno avuto idee diverse, e se questo avviene nella maggior parte dei casi che la facciamo a fare sta riforma?”.  
  
Dal mondo cattolico, Luigi Ciotti ha detto che “l’obiettivo della riforma è liberarsi di una magistratura che non può più essere addomesticata da altri poteri e lo si persegue smantellando istituti nevralgici, il Csm e lo status del pubblico ministero”. Per il gesuita Massimo Nevola, invece, “ci deve impressionare il fatto che questa riforma l’abbia voluta solo il governo, l’abbia voluta prepotentemente con questo referendum ed è diventata poi una battaglia politica. Si toccano sette articoli della Costituzione per far dipendere il giudizio di un magistrato dal potere esecutivo”.  
  
Infine, per la giornalista e filosofa Ida Dominijanni, “la politica del governo non solo difende l’impunità per i potenti ma è una politica di controllo sociale esplicita, che vuole una giustizia asservita per giustificare le disuguaglianze”.  
  
Molte voci per dire No più al governo Meloni che alla riforma costituzionale.   ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 03:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Molte voci, un solo No per la democrazia”</strong>, recitava il sottotitolo dell’incontro organizzato ieri da <strong>Magistratura democratica</strong> a Roma sul referendum. <strong>Peccato che ad ascoltare le voci dei tanti politici, giuristi, intellettuali, giornalisti e attivisti contrari alla riforma Nordio, chiamati a raccolta dalla storica corrente di sinistra delle toghe, sia stata una sala tristemente semivuota</strong> del Nuovo Cinema Aquila. Queste voci hanno dato vita a una <strong>commemorazione funebre preventiva per la Costituzione</strong>, stravolta dal governo a colpi di maggioranza, <strong>e per la magistratura</strong>, che perderà la sua autonomia e indipendenza. “Questi scomodano, manomettono sette articoli della Costituzione senza toccare nulla di nulla del problema reale del servizio giustizia. Quindi <strong>perché lo fanno se non per riequilibrare i rapporti di forza fra politica e giustizia?”, ha affermato l’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani</strong>. L’ex ministro poi, con il suo simbolismo enigmatico, ha attaccato “i sedicenti liberali e i liberali del portafoglio, che sono disposti a barattare Montesquieu con uno sgravio fiscale”, aggiungendo: <strong>“Tutte le volte che è stato messo sotto pressione un profilo costituzionale di una Costituzione liberale ha dovuto pensarci il popolo, la gente comune, il lavoro. Loro devono prendere per mano Montesquieu”</strong>. Sarà. </p> 
<p> </p> 
<p>Prima di lui, l’ex magistrato Franco Ippolito, tra i fondatori di Md, aveva criticato l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare: “La riforma comporterà diversi equilibri introdotti a vantaggio della componente di provenienza politica e l’estromissione del presidente della Repubblica dalla presidenza della Corte” (come se oggi il capo dello stato presiedesse la sezione disciplinare del Csm). <br> <strong>Per Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, “dire no a questo referendum significa dire no a tutte le guerre”</strong>. Amen.</p> 
<p> </p> 
<p>Mentre in un messaggio la scrittrice Dacia Maraini è stata netta: “Voto No perché credo nell’indipendenza della magistratura, perché questa riforma non aiuta a migliorare i rapporti dei cittadini con i tempi della legge, perché questa riforma sta cercando di dividere e limitare l’indipendenza dei magistrati”.</p> 
<p> </p> 
<p><strong>Spazio anche, di nuovo, al video di Pif, lo stesso pubblicato un mese fa, incentrato su argomenti altissimi, come “l’Ungheria è bella ma non ci vivrei”,</strong> e “se un imputato alla fine viene assolto è perché pm e giudici hanno avuto idee diverse, e se questo avviene nella maggior parte dei casi che la facciamo a fare sta riforma?”. </p> 
<p> </p> 
<p>Dal mondo cattolico, <strong>Luigi Ciotti ha detto che “l’obiettivo della riforma è liberarsi di una magistratura che non può più essere addomesticata da altri poteri</strong> e lo si persegue smantellando istituti nevralgici, il Csm e lo status del pubblico ministero”. Per il gesuita Massimo Nevola, invece, “ci deve impressionare il fatto che questa riforma l’abbia voluta solo il governo, l’abbia voluta prepotentemente con questo referendum ed è diventata poi una battaglia politica. Si toccano sette articoli della Costituzione per far dipendere il giudizio di un magistrato dal potere esecutivo”. </p> 
<p> </p> 
<p>Infine, per la giornalista e filosofa Ida Dominijanni, “la politica del governo non solo difende l’impunità per i potenti ma è una politica di controllo sociale esplicita, che<strong> vuole una giustizia asservita per giustificare le disuguaglianze”. </strong></p> 
<p> </p> 
<p>Molte voci per dire No più al governo Meloni che alla riforma costituzionale.<br>  </p>]]> </content:encoded>
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<title>È morto Bruno Contrada, un servitore dello stato tradito dallo stato</title>
<link>https://www.eventi.news/e-morto-bruno-contrada-un-servitore-dello-stato-tradito-dallo-stato</link>
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<description><![CDATA[ Bruno Contrada è morto a 94 anni. Nato a Napoli il 2 settembre 1931, era stato capo della Squadra mobile di Palermo e numero tre del Sisde negli anni più sanguinosi della guerra di mafia. La sua vicenda giudiziaria – iniziata con l&#039;arresto alla vigilia di Natale del 1992 e conclusa, in un certo senso, soltanto con la morte – è diventata emblema di uno dei capitoli più controversi della storia giudiziaria italiana. 
  
Condannato in via definitiva nel 2007 a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa, Contrada aveva trascorso anni tra carcere e domiciliari, in condizioni di salute sempre più precarie, prima che nell&#039;aprile del 2015 la Corte europea dei diritti dell&#039;uomo stabilisse che il reato per cui era stato condannato non era, all&#039;epoca dei fatti contestati, &quot;sufficientemente chiaro e prevedibile&quot;. Nel 2017 la Cassazione ne dichiarò la sentenza &quot;ineseguibile e improduttiva di effetti penali&quot;. Poi arrivò il risarcimento per ingiusta detenzione, prima fissato dalla Corte d&#039;appello di Palermo in 667mila euro, poi ridotto dalla Cassazione a 285mila. &quot;Non c&#039;è somma che possa riparare il male che mi è stato fatto&quot;, aveva detto lui. 
   
  
&quot;Sono frastornato, non direi sollevato&quot;, raccontò al Foglio nel luglio del 2017, poco dopo la sentenza della Cassazione. &quot;Mi hanno devastato la vita, di che cosa dovrei rallegrarmi?&quot;. Raccontò dell&#039;arresto all&#039;alba del 24 dicembre, davanti alla moglie Adriana e al figlio poliziotto; del carcere militare di Palermo riaperto apposta per lui, dove era rimasto unico detenuto con venticinque guardie a sorvegliarlo; del cancello blindato che sbatteva ogni sera. &quot;Ancora oggi, se sento una porta blindata che batte o un cancello che stride, sono sopraffatto dall&#039;angoscia&quot;. 
   
Giuliano Ferrara lo aveva paragonato a Joseph K., l&#039;eroe kafkiano che &quot;doveva aver fatto qualcosa perché una mattina fu tratto in arresto&quot;. 
 
  
Indro Montanelli, nel suo libro sull&#039;Italia di Berlusconi scritto con Mario Cervi, aveva sollevato la questione nei termini che ancora oggi restano i più lucidi: si possono applicare agli uomini che lavorano nelle fogne del crimine le stesse regole morali che valgono per i comuni cittadini? E comunque, aveva scritto, &quot;una carcerazione preventiva che duri quanto quella inflitta a Contrada è una barbarie indegna di un paese che pretende d&#039;essere la culla del diritto.&quot; 
 
       
Quando nel giugno del 2023 la Cassazione confermò definitivamente il suo diritto al risarcimento, rigettando i ricorsi della procura generale di Palermo e del ministero dell&#039;Economia – che avevano avuto, scrisse il Foglio, &quot;persino la protervia di opporsi&quot; – nessuno si scusò. I giornali che per anni lo avevano dipinto come un&#039;ombra malvagia sulla Sicilia delle stragi tacquero, o peggio. All&#039;epoca Contrada aveva 91 anni, e aveva detto che avrebbe voluto una Finanziaria per essere risarcito davvero, ma era una battuta soffocata dall&#039;amarezza. 
Muore da incensurato, come aveva sempre voluto. &quot;Presto o tardi passerò all&#039;altro mondo&quot;, disse, &quot;e lo farò da incensurato, con un casellario giudiziale intonso, come si addice a un onesto servitore dello stato. A futura memoria.&quot; Se la memoria ha un futuro. 
    
Per approfondire 
 ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 03:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Bruno Contrada è morto a 94 anni.</strong> Nato a Napoli il 2 settembre 1931, era stato capo della Squadra mobile di Palermo e <strong>numero tre del Sisde negli anni più sanguinosi della guerra di mafia</strong>. La sua vicenda giudiziaria – iniziata con l'arresto alla vigilia di Natale del 1992 e conclusa, in un certo senso, soltanto con la morte – è diventata emblema di uno dei capitoli più controversi della storia giudiziaria italiana.</p> 
<p> </p> 
<p>Condannato in via definitiva nel 2007 a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa, Contrada aveva trascorso anni tra carcere e domiciliari, in condizioni di salute sempre più precarie, prima che nell'aprile del 2015 la <strong>Corte europea dei diritti dell'uomo</strong> stabilisse che il reato per cui era stato condannato non era, all'epoca dei fatti contestati, "sufficientemente chiaro e prevedibile". <strong>Nel 2017 la Cassazione ne <a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2017/07/07/news/bruno-contrada-uno-scandalo-della-giustizia-italiana-143479/">dichiarò</a> la sentenza "ineseguibile e improduttiva di effetti penali"</strong>. Poi arrivò <a href="https://www.ilfoglio.it/il-bi-e-il-ba/2020/04/08/news/bruno-contrada-e-il-prezzo-della-liberta-311679/">il risarcimento per ingiusta detenzione</a>, prima fissato dalla Corte d'appello di Palermo in 667mila euro, poi <a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2022/01/13/news/non-c-e-pace-per-contrada-3538943/">ridotto</a> dalla Cassazione a 285mila. "Non c'è somma che possa riparare il male che mi è stato fatto", aveva detto lui.</p> 
<p>  </p> 
<p> </p> 
<p>"Sono frastornato, non direi sollevato", r<a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2017/07/08/news/parla-contrada-da-ingroia-non-voglio-scuse-meglio-il-silenzio-143661/">accontò al Foglio nel luglio del 2017</a>, poco dopo la sentenza della Cassazione. "<strong>Mi hanno devastato la vita, di che cosa dovrei rallegrarmi?".</strong> Raccontò dell'arresto all'alba del 24 dicembre, davanti alla moglie Adriana e al figlio poliziotto; del carcere militare di Palermo riaperto apposta per lui, dove era rimasto unico detenuto con venticinque guardie a sorvegliarlo; del cancello blindato che sbatteva ogni sera. "Ancora oggi, se sento una porta blindata che batte o un cancello che stride, sono sopraffatto dall'angoscia".</p> 
<p>  </p> 
<p>Giuliano Ferrara <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2015/04/14/news/il-reato-che-non-c-e-82874/">lo aveva paragonato a Joseph K.</a>, l'eroe kafkiano che "doveva aver fatto qualcosa perché una mattina fu tratto in arresto".</p> 
<p></p> 
<p> </p> 
<p>Indro Montanelli, nel suo libro sull'Italia di Berlusconi scritto con Mario Cervi, <a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2017/07/08/news/la-vicenda-di-bruno-contrada-raccontata-da-indro-montanelli-143667/">aveva sollevato la questione</a> nei termini che ancora oggi restano i più lucidi: si possono applicare agli uomini che lavorano nelle fogne del crimine le stesse regole morali che valgono per i comuni cittadini? E comunque, aveva scritto, "una carcerazione preventiva che duri quanto quella inflitta a Contrada è una barbarie indegna di un paese che pretende d'essere la culla del diritto."</p> 
<p></p> 
<p>      </p> 
<p>Quando nel giugno del 2023 la Cassazione confermò definitivamente il suo diritto al risarcimento, rigettando i ricorsi della procura generale di Palermo e del ministero dell'Economia – che avevano avuto, scrisse il Foglio, "persino la protervia di opporsi" – nessuno si scusò. I giornali che per anni lo avevano dipinto come un'ombra malvagia sulla Sicilia delle stragi tacquero, o peggio. All'epoca Contrada aveva 91 anni, e aveva detto che avrebbe voluto una Finanziaria per essere risarcito davvero, ma era una battuta soffocata dall'amarezza.</p> 
<p>Muore da incensurato, come aveva sempre voluto. "Presto o tardi passerò all'altro mondo", disse, "e lo farò da incensurato, con un casellario giudiziale intonso, come si addice a un onesto servitore dello stato. A futura memoria." Se la memoria ha un futuro.</p> 
<p>   </p> 
<p><strong>Per approfondire</strong></p> 
<p></p>]]> </content:encoded>
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<title>Bruno Contrada si porta nella tomba i segni di una tortura più crudele di un ergastolo</title>
<link>https://www.eventi.news/bruno-contrada-si-porta-nella-tomba-i-segni-di-una-tortura-piu-crudele-di-un-ergastolo</link>
<guid>https://www.eventi.news/bruno-contrada-si-porta-nella-tomba-i-segni-di-una-tortura-piu-crudele-di-un-ergastolo</guid>
<description><![CDATA[ Quando vi parlano di giustizia, pensate a Bruno Contrada, l’ex capo della Squadra mobile di Palermo stritolato da un ingranaggio che lo ha tenuto in croce per quarant’anni senza che le sue colpe fossero state mai accertate oltre ogni ragionevole dubbio. E se vi parlano di processo giusto o di equilibrio fra accusa e difesa, pensate a un uomo che, con tutta la sua storia, i suoi meriti e le tante medaglie appese al muro, è stato costretto per quarant’anni a salire e scendere le scale dei tribunali e delle Corti di appello, a inseguire la Cassazione e pure la Corte di giustizia europea ma è riuscito a ottenere un risarcimento che però non gli ha restituito l’onore e non ha neppure sancito la sua innocenza. E poi, per completare la vostra idea e i vostri convincimenti sulla fantastica giustizia italiana, pensate anche all’antimafia chiodata, al dire e non dire dei pentiti e alle tante “boiate pazzesche” montate per smascherare trame oscure e regie occulte, tavoli ovali e servizi deviati. Contrada, che al tempo delle stragi di mafia ha avuto la malasorte di diventare il numero tre del Sisde, è stato uno dei tanti investigatori sospettati di doppio gioco, presi e appesi all’albero della gogna e incriminati – tenacemente, testardamente – per complicità coi boss. Solo che, a differenza del generale Mario Mori e degli altri ufficiali dei Carabinieri colpiti dagli stessi furori giudiziari, non ha avuto nemmeno l’attenuante di una imputazione a piede libero. E’ finito immediatamente – siamo nel 1992 – dietro le sbarre del carcere militare di Boccea. Condannato in primo grado a dieci anni ma assolto in Appello, nel 2007 fu rispedito in galera dalla Cassazione con sentenza definitiva e non gli è bastata una vita per liberarsi dalle nefandezze che gli sono state attribuite. Morto giovedì scorso, all’età di 94 anni, si porta nella tomba i segni di una tortura che forse è stata più crudele di un ergastolo. Nel 2015 la Corte di giustizia europea ha riconosciuto che i processi a suo carico erano stati illegittimi perché all’epoca dei fatti il reato di concorso esterno in associazione mafiosa “non era sufficientemente chiaro” e ha costretto l’Italia a risarcirlo con 285 mila euro, pari – secondo una penosa contabilità – a 440 giorni di carcere e a 1.540 giorni di arresti domiciliari. Ma la sua carriera e la sua esistenza erano state già bruciate, sciolte nell’acido dei sospetti e delle umiliazioni. Pensate: gli avevano persino revocato la pensione di vicequestore. 
  
Altro che calvario. Segnato a dito come un malacarne venduto alle cosche, era stato trascinato pure tra le maglie del processo sulla strage di via D’Amelio e accusato di avere sottratto, nell’inferno provocato dal tritolo mafioso, la misteriosissima agenda rossa dove il giudice Paolo Borsellino, straziato dall’esplosione, aveva annotato le tracce di un ipotetico patto scellerato tra i boss di Cosa nostra e alcuni apparati dello stato, ovviamente corrotti e deviati. Ma nel 2023 – altra amara consolazione – i giudici di Caltanissetta, quelli che da venticinque anni cercano di fare luce sui mandanti e i complici di quel terribile attentato, hanno scritto in sentenza che la presenza di Bruno Contrada in via D’Amelio era stata solo una invenzione nata dal caos delle prime indagini. Una bugia, insomma. Un’altra crosta infamante appiccicata gratuitamente alla sua pelle e alla sua immagine. Ma – e veniamo al punto – come è possibile, nell’Italia dello stato di diritto, finire in una trappola così intrigata e cespugliosa, in un martirio così lungo e impietoso? Chiedetelo a Gaspare Mutolo, un picciotto della sanguinaria cosca dei corleonesi, che Contrada aveva arrestato nel 1997 al ristorante “Il gabbiano” dopo un inseguimento rocambolesco lungo i viali e la spiaggia di Mondello. Quando ’Asparino, un killer cresciuto alla scuola criminale di Totò Riina, capisce che la sua pacchia di latitante è finita, non ci pensa su due volte e si offre all’antimafia come pentito “a disposizione”: pronto cioè per tutte le rivelazioni e per tutti i teoremi. E, manco a dirlo, come primo atto del suo ravvedimento firma un verbale con il quale scarica, sullo sbirro che l’aveva ammanettato, una raffica di rancori, di insinuazioni, di accuse vere e verosimili, comunque tutte da verificare. 
Nel frattempo alla procura di Palermo prende piede, cresce e si afferma un nucleo di “magistrati coraggiosi”, tutti duri e puri, che oltre a ripulire la Sicilia di ogni violenza e di ogni collusione con la mafia vogliono anche e soprattutto riscrivere la storia d’Italia. E Contrada diventa l’anello ideale per legare le ipotesi investigative più fascinose e gli scenari più allettanti per il circo mediatico-giudiziario. Ha un passato nei servizi segreti e appartiene quindi alla famigerata “zona grigia”, quella sospesa tra legalità e illegalità. Le menti raffinatissime dell’antimafia non se lo lasciano sfuggire. Lo interrogano, lo spremono, lo sfregiano e lo trasformano nell’imputato perfetto, nel manovratore occulto di ogni mistero, di ogni intrigo, di ogni complicità e ogni trattativa, sotterranea e scellerata, tra uno stato corrotto e una cupola mafiosa che vuole appropriarsi della politica, dell’economia e, addirittura, delle istituzioni. Non smetteranno di perseguitarlo. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 03:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Bruno, Contrada, porta, nella, tomba, segni, una, tortura, più, crudele, ergastolo</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Quando vi parlano di giustizia, pensate a Bruno Contrada, l’ex capo della Squadra mobile di Palermo stritolato da un ingranaggio che lo ha tenuto in croce per quarant’anni senza che le sue colpe fossero state mai accertate oltre ogni ragionevole dubbio.<strong> E se vi parlano di processo giusto o di equilibrio fra accusa e difesa, pensate a un uomo che, con tutta la sua storia, i suoi meriti e le tante medaglie appese al muro, è stato costretto per quarant’anni a salire e scendere le scale dei tribunali e delle Corti di appello, a inseguire la Cassazione e pure la Corte di giustizia europea ma è riuscito a ottenere un risarcimento che però non gli ha restituito l’onore e non ha neppure sancito la sua innocenza.</strong> E poi, per completare la vostra idea e i vostri convincimenti sulla fantastica giustizia italiana, pensate anche all’antimafia chiodata, al dire e non dire dei pentiti e alle tante “boiate pazzesche” montate per smascherare trame oscure e regie occulte, tavoli ovali e servizi deviati. Contrada, che al tempo delle stragi di mafia ha avuto la malasorte di diventare il numero tre del Sisde, è stato uno dei tanti investigatori sospettati di doppio gioco, presi e appesi all’albero della gogna e incriminati – tenacemente, testardamente – per complicità coi boss. Solo che, a differenza del generale Mario Mori e degli altri ufficiali dei Carabinieri colpiti dagli stessi furori giudiziari, non ha avuto nemmeno l’attenuante di una imputazione a piede libero. E’ finito immediatamente – siamo nel 1992 – dietro le sbarre del carcere militare di Boccea. Condannato in primo grado a dieci anni ma assolto in Appello, nel 2007 fu rispedito in galera dalla Cassazione con sentenza definitiva e non gli è bastata una vita per liberarsi dalle nefandezze che gli sono state attribuite. <strong>Morto giovedì scorso, all’età di 94 anni, si porta nella tomba i segni di una tortura che forse è stata più crudele di un ergastolo.</strong> Nel 2015 la Corte di giustizia europea ha riconosciuto che i processi a suo carico erano stati illegittimi perché all’epoca dei fatti il reato di concorso esterno in associazione mafiosa “non era sufficientemente chiaro” e ha costretto l’Italia a risarcirlo con 285 mila euro, pari – secondo una penosa contabilità – a 440 giorni di carcere e a 1.540 giorni di arresti domiciliari. Ma la sua carriera e la sua esistenza erano state già bruciate, sciolte nell’acido dei sospetti e delle umiliazioni. Pensate: gli avevano persino revocato la pensione di vicequestore.</p> 
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<p>Altro che calvario. Segnato a dito come un malacarne venduto alle cosche, era stato trascinato pure tra le maglie del processo sulla strage di via D’Amelio e accusato di avere sottratto, nell’inferno provocato dal tritolo mafioso, la misteriosissima agenda rossa dove il giudice Paolo Borsellino, straziato dall’esplosione, aveva annotato le tracce di un ipotetico patto scellerato tra i boss di Cosa nostra e alcuni apparati dello stato, ovviamente corrotti e deviati. Ma nel 2023 – altra amara consolazione – i giudici di Caltanissetta, quelli che da venticinque anni cercano di fare luce sui mandanti e i complici di quel terribile attentato, hanno scritto in sentenza che la presenza di Bruno Contrada in via D’Amelio era stata solo una invenzione nata dal caos delle prime indagini. Una bugia, insomma. Un’altra crosta infamante appiccicata gratuitamente alla sua pelle e alla sua immagine. <strong>Ma – e veniamo al punto – come è possibile, nell’Italia dello stato di diritto, finire in una trappola così intrigata e cespugliosa, in un martirio così lungo e impietoso?</strong> Chiedetelo a Gaspare Mutolo, un picciotto della sanguinaria cosca dei corleonesi, che Contrada aveva arrestato nel 1997 al ristorante “Il gabbiano” dopo un inseguimento rocambolesco lungo i viali e la spiaggia di Mondello. Quando ’Asparino, un killer cresciuto alla scuola criminale di Totò Riina, capisce che la sua pacchia di latitante è finita, non ci pensa su due volte e si offre all’antimafia come pentito “a disposizione”: pronto cioè per tutte le rivelazioni e per tutti i teoremi. E, manco a dirlo, come primo atto del suo ravvedimento firma un verbale con il quale scarica, sullo sbirro che l’aveva ammanettato, una raffica di rancori, di insinuazioni, di accuse vere e verosimili, comunque tutte da verificare.</p> 
<p>Nel frattempo alla procura di Palermo prende piede, cresce e si afferma un nucleo di “magistrati coraggiosi”, tutti duri e puri, che oltre a ripulire la Sicilia di ogni violenza e di ogni collusione con la mafia vogliono anche e soprattutto riscrivere la storia d’Italia. <strong>E Contrada diventa l’anello ideale per legare le ipotesi investigative più fascinose e gli scenari più allettanti per il circo mediatico-giudiziario.</strong> Ha un passato nei servizi segreti e appartiene quindi alla famigerata “zona grigia”, quella sospesa tra legalità e illegalità. Le menti raffinatissime dell’antimafia non se lo lasciano sfuggire. Lo interrogano, lo spremono, lo sfregiano e lo trasformano nell’imputato perfetto, nel manovratore occulto di ogni mistero, di ogni intrigo, di ogni complicità e ogni trattativa, sotterranea e scellerata, tra uno stato corrotto e una cupola mafiosa che vuole appropriarsi della politica, dell’economia e, addirittura, delle istituzioni. Non smetteranno di perseguitarlo.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Sulla differenza fra danno morale, dinamico&#45;relazionale e biologico</title>
<link>https://www.eventi.news/sulla-differenza-fra-danno-morale-dinamico-relazionale-e-biologico</link>
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<description><![CDATA[ La Cassazione con sentenza pubblicata l’11 marzo 2026 n. 5436 (Pres. Pagetta Rel. Michelini) si è di recente pronunciata in merito alla valutazione del danno morale, dinamico-relazionale e biologico.
L&#039;articolo Sulla differenza fra danno morale, dinamico-relazionale e biologico proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 01:00:37 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione con sentenza pubblicata l’11 marzo 2026 n. 5436 (Pres. Pagetta Rel. Michelini) si è di recente pronunciata in merito alla valutazione del danno morale, dinamico-relazionale e biologico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/sulla-valutazione-del-danno-morale-dinamico-relazionale-e-biologico/">Sulla differenza fra danno morale, dinamico-relazionale e biologico</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Registro titolari effettivi: lo schema di decreto di recepimento della AMLD VI</title>
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<description><![CDATA[ In esame alla Camera lo schema di decreto legislativo che recepisce gli artt. 11, 12, 13 e 15 della Direttiva (UE) 2024/1640 (VI Direttiva Antiriciclaggio o AMLD VI), sull&#039;accesso al Registro dei titolari effettivi.
L&#039;articolo Registro titolari effettivi: lo schema di decreto di recepimento della AMLD VI proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 01:00:36 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>In esame alla Camera lo schema di decreto legislativo che recepisce gli artt. 11, 12, 13 e 15 della Direttiva (UE) 2024/1640 (VI Direttiva Antiriciclaggio o AMLD VI), sull'accesso al Registro dei titolari effettivi.</p>
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<title>Le misure cautelari nella composizione negoziata per il rilascio del DURC e del DURF</title>
<link>https://www.eventi.news/le-misure-cautelari-nella-composizione-negoziata-per-il-rilascio-del-durc-e-del-durf</link>
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<description><![CDATA[ Il contributo analizza il tema dell&#039;utilizzo delle misure cautelari al fine del rilascio del DURC e DURF nel contesto della disciplina del Codice della crisi ed in particolare nel caso di composizione negoziata della crisi.
L&#039;articolo Le misure cautelari nella composizione negoziata per il rilascio del DURC e del DURF proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 01:00:35 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo analizza il tema dell'utilizzo delle misure cautelari al fine del rilascio del DURC e DURF nel contesto della disciplina del Codice della crisi ed in particolare nel caso di composizione negoziata della crisi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/le-misure-cautelari-nella-composizione-negoziata-per-il-rilascio-del-durc-e-del-durf/">Le misure cautelari nella composizione negoziata per il rilascio del DURC e del DURF</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Sulle valutazioni del merito di credito delle agenzie esterne di rating</title>
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<description><![CDATA[ EBA, con Q&amp;A n. 7220/2024, ha chiarito se le valutazioni del merito di credito esterne emesse da un&#039;ECAI, ma non rese pubbliche, possano essere utilizzate per determinare il fattore di ponderazione del rischio di un&#039;esposizione nell&#039;ambito del metodo standardizzato.
L&#039;articolo Sulle valutazioni del merito di credito delle agenzie esterne di rating proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 01:00:35 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sulle, valutazioni, del, merito, credito, delle, agenzie, esterne, rating</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>EBA, con Q&A n. 7220/2024, ha chiarito se le valutazioni del merito di credito esterne emesse da un'ECAI, ma non rese pubbliche, possano essere utilizzate per determinare il fattore di ponderazione del rischio di un'esposizione nell'ambito del metodo standardizzato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/sulle-valutazioni-del-merito-di-credito-delle-agenzie-esterne-di-rating/">Sulle valutazioni del merito di credito delle agenzie esterne di rating</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Sul trasferimento dei dati personali di clienti alla società controllata</title>
<link>https://www.eventi.news/sul-trasferimento-dei-dati-personali-di-clienti-alla-societa-controllata</link>
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<description><![CDATA[ Il Garante Privacy ha sanzionato una notoria banca nazionale per aver trattato in modo illecito i dati personali di milioni di clienti, trasferiti in maniera unilaterale ad una controllata digitale.
L&#039;articolo Sul trasferimento dei dati personali di clienti alla società controllata proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 01:00:34 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sul, trasferimento, dei, dati, personali, clienti, alla, società, controllata</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il Garante Privacy ha sanzionato una notoria banca nazionale per aver trattato in modo illecito i dati personali di milioni di clienti, trasferiti in maniera unilaterale ad una controllata digitale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/sul-trasferimento-dei-dati-personali-di-clienti-alla-societa-controllata/">Sul trasferimento dei dati personali di clienti alla società controllata</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Recesso da mutuo chirografario e abusività della clausola</title>
<link>https://www.eventi.news/recesso-da-mutuo-chirografario-e-abusivita-della-clausola</link>
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<description><![CDATA[ Il Tribunale di Treviso sull’illegittimità del recesso operato dalla Banca in caso di mutuo chirografario ancora in regolare ammortamento.
L&#039;articolo Recesso da mutuo chirografario e abusività della clausola proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 01:00:33 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tribunale di Treviso sull’illegittimità del recesso operato dalla Banca in caso di mutuo chirografario ancora in regolare ammortamento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/contratto-bancario-e-clausole-vessatorie/">Recesso da mutuo chirografario e abusività della clausola</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>EIOPA sull’attuale scenario delle segnalazioni regolamentari</title>
<link>https://www.eventi.news/eiopa-sullattuale-scenario-delle-segnalazioni-regolamentari</link>
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<description><![CDATA[ EIOPA ha avviato una consultazione per raccogliere i pareri delle parti interessate sulle potenziali inefficienze, sovrapposizioni e incongruenze nei requisiti di segnalazione e informativa regolamentari, nonché sulle possibili soluzioni per porvi rimedio.
L&#039;articolo EIOPA sull’attuale scenario delle segnalazioni regolamentari proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 01:00:33 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>EIOPA ha avviato una consultazione per raccogliere i pareri delle parti interessate sulle potenziali inefficienze, sovrapposizioni e incongruenze nei requisiti di segnalazione e informativa regolamentari, nonché sulle possibili soluzioni per porvi rimedio.</p>
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<title>Gli obblighi informativi degli Operatori Professionali in Oro</title>
<link>https://www.eventi.news/gli-obblighi-informativi-degli-operatori-professionali-in-oro</link>
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<description><![CDATA[ Per l&#039;Agenzia delle Entrate l’assenza di iscrizione nel registro OAM degli Operatori Professionali in Oro non esonera l’intermediario finanziario dall’obbligo di comunicare all’Anagrafe Tributaria le operazioni aventi ad oggetto oro da investimento, anche se effettuate nella forma del credito su pegno.
L&#039;articolo Gli obblighi informativi degli Operatori Professionali in Oro proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 01:00:32 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Per l'Agenzia delle Entrate l’assenza di iscrizione nel registro OAM degli Operatori Professionali in Oro non esonera l’intermediario finanziario dall’obbligo di comunicare all’Anagrafe Tributaria le operazioni aventi ad oggetto oro da investimento, anche se effettuate nella forma del credito su pegno<span>.</span></p>
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<title>Sul ritardo nel trasferimento di conto di pagamento</title>
<link>https://www.eventi.news/sul-ritardo-nel-trasferimento-di-conto-di-pagamento</link>
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<description><![CDATA[ Decisione n. 9626 del 4 novembre 2025 il Collegio di Milano dell’Arbitro Bancario Finanziario, sul mancato rispetto del termine previsto per il trasferimento del conto di pagamento.
L&#039;articolo Sul ritardo nel trasferimento di conto di pagamento proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 01:00:31 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><span>Decisione n. 9626 del 4 novembre 2025 il Collegio di Milano dell’Arbitro Bancario Finanziario, sul mancato rispetto del termine previsto per il trasferimento del conto di pagamento.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/sul-ritardo-nel-trasferimento-di-conto-di-pagamento/">Sul ritardo nel trasferimento di conto di pagamento</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Pagamenti transfrontalieri e prospettive future</title>
<link>https://www.eventi.news/pagamenti-transfrontalieri-e-prospettive-future</link>
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<description><![CDATA[ Il governatore di Banca d’Italia, Fabio Panetta, è di recente intervento nel Vertice del Consiglio per la stabilità finanziaria sui pagamenti transfrontalieri.
L&#039;articolo Pagamenti transfrontalieri e prospettive future proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 01:00:30 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Pagamenti, transfrontalieri, prospettive, future</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il governatore di Banca d’Italia, Fabio Panetta, è di recente intervento nel Vertice del Consiglio per la stabilità finanziaria sui pagamenti transfrontalieri.</p>
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<title>“Tortura sui detenuti” del carcere minorile di Casal del Marmo, indagati dieci agenti: le violenze anche con gli estintori</title>
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<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 08:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>“Tortura, sui, detenuti”, del, carcere, minorile, Casal, del, Marmo, indagati, dieci, agenti:, violenze, anche, con, gli, estintori</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Pestaggi e aggressioni ai danni dei giovanissimi detenuti del <strong>carcere minorile Casal del Marmo di Roma</strong>. È su questo che indaga la Procura capitolina, che ha iscritto nel registro degli <strong>indagati dieci agenti</strong>, due dei quali sono indagati per <strong>tortura</strong>, cinque per lesioni e tre per falso ideologico. Per cinque di loro è stata chiesta la sospensione dal servizio.</p>
<p>A darne notizia è oggi Repubblica. “<strong>Vi porto sopra e vi faccio carne macinata</strong>”, è una delle frasi minacciose che si leggono nelle carte dell’inchiesta sulle violenze avvenute nell’IPM romano tra febbraio e novembre del 2025. Secondo le indagini nelle zone non coperte dalle telecamere gli agenti avrebbero perpetrato <strong>violenze con pugni, schiaffi, bastoni, sedie e persino estintori</strong>, colpendo almeno tredici detenuti stranieri tra i 15 e i 19 anni.</p>
<p>L’istituto Casal del Marmo era balzato agli onori della cronaca nel 2023, quando <strong>Papa Francesco</strong> si recò in visita dai giovani detenuti per la lavanda dei piedi del Giovedì Santo.</p>
<p>Su quanto accaduto nell’IPM l’<strong>Associazione Antigone</strong> <strong>nel luglio scorso aveva presentato un esposto</strong> alla Procura di Roma, avendo avuto notizie di possibili reati. “Nella primavera dello scorso anno – spiega <strong>Patrizio Gonnella</strong>, presidente di Antigone – l’associazione era venuta a conoscenza di alcuni casi di possibili violenze. Raccolte queste testimonianze si era deciso di procedere alla presentazione di un esposto dove si dettagliavano alcuni di questi episodi. Ora ci si attende una presa di posizione ministeriale netta contro le violenze e le torture. E ci auguriamo che si metta la parola <strong>stop a ogni deriva militaresca nelle carceri</strong> per adulti e per minori. Siamo grati alla magistratura per l’inchiesta che si speri porti a rapida ricostruzione dei fatti con il sostegno di tutte le istituzioni “.</p>
<p>“Quello che emergeva da quei racconti – sottolinea <strong>Susanna Marietti</strong>, coordinatrice nazionale e responsabile dell’osservatorio minori di Antigone – è che <strong>non si trattava di mele marce, ma di un problema di sistema</strong>. Ma ci dice anche che nelle carceri esistono anche degli anticorpi che sono rappresentati dai tanti operatori che ogni giorno, non senza fatica, fanno il loro lavoro nel rispetto dei diritti e delle persone. Da loro e dalla presenza di Antigone nelle carceri, che serve a monitorare ciò che accade e a costruire relazioni di fiducia con tutte le parti, è stato possibile far emergere questo caso. Per questo – conclude Marietti – è importante che gli sguardi indipendenti nelle carceri continuano ad essere resi possibili”.</p>
<p>Casal del Marmo è diventato anche un caso politico, con la <strong>deputata del Partito Democratico Michela Di Biase</strong>, anche componente della commissione Giustizia, che parla di situazione “agghiacciante” nell’Istituto penale per minorenni e chiede “un intervento immediato del ministero della Giustizia per fare piena luce sulle condizioni di detenzione all’interno della struttura”. Di Biase ha annunciato il deposito di un’<strong>interrogazione parlamentare</strong> urgente al ministro della Giustizia <strong>Carlo Nordio</strong> “per chiedere verifiche immediate, accertare eventuali responsabilità e garantire che nell’istituto vengano ripristinate condizioni di legalità, sicurezza e tutela dei diritti dei giovani detenuti”.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Fnsi e UniRai contro Gratteri: non si può minacciare la libertà di stampa</title>
<link>https://www.eventi.news/fnsi-e-unirai-contro-gratteri-non-si-puo-minacciare-la-liberta-di-stampa</link>
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<description><![CDATA[ “Ho letto le parole di Gratteri al Foglio e contro il Foglio e mi hanno colpito”, dice Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) in relazione a quanto dichiarato dal procuratore in un colloquio con questo giornale. “Non si possono accettare violazioni all&#039;articolo 21 della Costituzione neppure dai magistrati, neppure da un professionista come Gratteri che con le sue inchieste ha alzato il velo su molte operazioni della &#039;ndrangheta. È grave la minaccia &#039;tanto dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete&#039;. In Italia c&#039;è una legge sulla diffamazione chiara: se uno si ritiene diffamato, querela. Punto. Le reti non attengono alla giurisprudenza italiana e soprattutto le minacce, anche velate, violano l&#039;articolo 21 della Costituzione”. 
Dello stesso avviso anche il presidente della Fnsi, Vittorio Di Trapani: &quot;Le parole del procuratore di Napoli Nicola Gratteri non fanno onore alla sua storia, alla storia di chi ha pagato e paga in prima persona la lotta contro ogni forma di illegalità e minacce. Quindi, Gratteri smentisca o si scusi per le sue parole rivolte al Foglio&quot;, commenta all&#039;Adnkronos. &quot;Alludere a &#039;conti&#039; da fare e a non meglio precisate &#039;reti&#039; è incompatibile con la difesa della libertà di stampa. Il suo dovere di magistrato è tutelarla, non intimidirla&quot;, prosegue Di Trapani, sottolineando inoltre che &quot;Gratteri farebbe bene a rendersi conto che queste uscite sono anche i migliori assist offerti a chi vuole delegittimare la magistratura in vista del referendum. E invece la Costituzione si difende sempre. E tutta. Tanto l&#039;indipendenza della magistratura quanto la libertà di stampa sancita dall&#039;articolo 21&quot;, conclude il presidente della Fnsi. 
     
    
Inaccettabili le parole del procuratore Nicola Gratteri. UniRai esprime solidarietà al Foglio 
 UniRai esprime solidarietà al direttore Claudio Cerasa e a tutta la redazione del Foglio per le gravi parole pronunciate dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che evocando il fatto che “con voi faremo i conti dopo” ha utilizzato espressioni dal tono intimidatorio nei confronti di una testata giornalistica. Sono parole che destano profonda preoccupazione e che risultano incompatibili con il ruolo e le responsabilità istituzionali di un magistrato della Repubblica. In uno Stato di diritto la libertà di stampa non può mai essere oggetto di minacce, allusioni o pressioni, tantomeno da parte di chi è chiamato a garantire il rispetto delle regole democratiche. 
Il diritto di critica e il lavoro dei giornalisti rappresentano un presidio fondamentale della democrazia e sono tutelati dall’articolo 21 della Costituzione. Ogni tentativo di delegittimare o intimidire chi fa informazione costituisce un precedente grave e pericoloso. 
Per queste ragioni UniRai ritiene necessario che il procuratore Gratteri chiarisca immediatamente il senso delle sue dichiarazioni e rivolga pubblicamente le proprie scuse alla redazione del Foglio. 
Il pluralismo dell’informazione e la libertà dei giornalisti di svolgere il proprio lavoro senza pressioni o intimidazioni devono restare principi non negoziabili. Difenderli significa difendere la qualità della nostra democrazia. 
     
    
Per il presidente dell&#039;Ordine dei giornalisti &quot;Gratteri sta perdendo il senso della misura&quot; 
“Il dibattito pubblico sul referendum continua, nella gran parte dei casi, a ignorare il merito della questione e impedisce ai cittadini di costruirsi un&#039;idea consapevole della posta in gioco. Politici, magistrati, giornalisti dovrebbero ricordare ogni giorno le parole, purtroppo ignorate, del Presidente Mattarella e elevare il tono del dibattito. Le dichiarazioni di Gratteri, se non smentite, si inquadrano a pieno titolo in questo panorama in cui si sta perdendo il senso della misura”, ha detto Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine dei giornalisti. 
    
  
Le parole di Gratteri 
Il procuratore di Napoli, ospite fisso di La7 e noto volto della campagna referendaria per il No, aveva lasciato intendere in tv che il vincitore del festival di Sanremo, autore della canzone &quot;Per sempre Sì&quot;, avrebbe in realtà votato No. Ma lo stesso Sal Da Vinci ha smentito. Interpellato dal Foglio su questo episodio, Gratteri ha detto che scherzava, che era un gioco con il conduttore Massimo Gramellini, che bisognava ridere. Fin qui, una scaramuccia. Ma poi, nel mezzo dell&#039;intervista, il procuratore ha cambiato registro. &quot;Senta, con voi del Foglio – ha detto – se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti&quot;. I conti come? &quot;Nel senso che tireremo una rete&quot;. Un avvertimento che non suona come una battuta. 
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<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 21:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>“Ho letto le parole di Gratteri al Foglio e contro il Foglio e mi hanno colpito”, dice <strong>Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) </strong>in relazione a quanto dichiarato dal procuratore in un <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/11/news/gratteri-su-sal-da-vinci-scherzavo-e-con-voi-del-foglio-dopo-il-referendum-faremo-i-conti--8769661/">colloquio</a> con questo giornale. “Non si possono accettare violazioni all'articolo 21 della Costituzione neppure dai magistrati, neppure da un professionista come Gratteri che con le sue inchieste ha alzato il velo su molte operazioni della 'ndrangheta. È grave la minaccia 'tanto dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete'. <strong>In Italia c'è una legge sulla diffamazione chiara: se uno si ritiene diffamato, querela. Punto. Le reti non attengono alla giurisprudenza italiana e soprattutto le minacce, anche velate, violano l'articolo 21 della Costituzione</strong>”.</p> 
<p>Dello stesso avviso anche il presidente della Fnsi, <strong>Vittorio Di Trapani</strong>: "Le parole del procuratore di Napoli Nicola Gratteri non fanno onore alla sua storia, alla storia di chi ha pagato e paga in prima persona la lotta contro ogni forma di illegalità e minacce. Quindi, <strong>Gratteri smentisca o si scusi per le sue parole rivolte al Foglio</strong>", commenta all'Adnkronos. "Alludere a 'conti' da fare e a non meglio precisate 'reti' è incompatibile con la difesa della libertà di stampa. Il suo dovere di magistrato è tutelarla, non intimidirla", prosegue Di Trapani, sottolineando inoltre che "Gratteri farebbe bene a rendersi conto che queste uscite sono anche i migliori assist offerti a chi vuole delegittimare la magistratura in vista del referendum. E invece la Costituzione si difende sempre. E tutta. Tanto l'indipendenza della magistratura quanto la libertà di stampa sancita dall'articolo 21", conclude il presidente della Fnsi.</p> 
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<h2>Inaccettabili le parole del procuratore Nicola Gratteri. UniRai esprime solidarietà al Foglio</h2> 
<p><br> UniRai esprime solidarietà al direttore Claudio Cerasa e a tutta la redazione del Foglio per le gravi parole pronunciate dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che evocando il fatto che “con voi faremo i conti dopo” ha utilizzato espressioni dal tono intimidatorio nei confronti di una testata giornalistica.<br> Sono parole che destano profonda preoccupazione e che risultano incompatibili con il ruolo e le responsabilità istituzionali di un magistrato della Repubblica. In uno Stato di diritto la libertà di stampa non può mai essere oggetto di minacce, allusioni o pressioni, tantomeno da parte di chi è chiamato a garantire il rispetto delle regole democratiche.</p> 
<p>Il diritto di critica e il lavoro dei giornalisti rappresentano un presidio fondamentale della democrazia e sono tutelati dall’articolo 21 della Costituzione. Ogni tentativo di delegittimare o intimidire chi fa informazione costituisce un precedente grave e pericoloso.</p> 
<p>Per queste ragioni UniRai ritiene necessario che il procuratore Gratteri chiarisca immediatamente il senso delle sue dichiarazioni e rivolga pubblicamente le proprie scuse alla redazione del Foglio.</p> 
<p>Il pluralismo dell’informazione e la libertà dei giornalisti di svolgere il proprio lavoro senza pressioni o intimidazioni devono restare principi non negoziabili. Difenderli significa difendere la qualità della nostra democrazia.</p> 
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<h2>Per il presidente dell'Ordine dei giornalisti "Gratteri sta perdendo il senso della misura"</h2> 
<p>“Il dibattito pubblico sul referendum continua, nella gran parte dei casi, a ignorare il merito della questione e impedisce ai cittadini di costruirsi un'idea consapevole della posta in gioco. Politici, magistrati, giornalisti dovrebbero ricordare ogni giorno le parole, purtroppo ignorate, del Presidente Mattarella e elevare il tono del dibattito. Le dichiarazioni di Gratteri, se non smentite, si inquadrano a pieno titolo in questo panorama in cui si sta perdendo il senso della misura”, ha detto Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine dei giornalisti.</p> 
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<h2> </h2> 
<h2>Le parole di Gratteri</h2> 
<p>Il procuratore di Napoli, ospite fisso di La7 e noto volto della campagna referendaria per il No, aveva lasciato intendere in tv che il vincitore del festival di Sanremo, autore della canzone "Per sempre Sì", avrebbe in realtà votato No. Ma lo stesso Sal Da Vinci ha smentito. Interpellato dal Foglio su questo episodio, Gratteri ha detto che scherzava, che era un gioco con il conduttore Massimo Gramellini, che bisognava ridere. Fin qui, una scaramuccia. Ma poi, nel mezzo dell'intervista, il procuratore ha cambiato registro. "Senta, con voi del Foglio – ha detto – se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti". I conti come? "Nel senso che tireremo una rete". Un avvertimento che non suona come una battuta.</p> 
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<title>Gratteri non smentisce le sue parole al Foglio e annuncia: &amp;quot;Valuterò querela&amp;quot;</title>
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<description><![CDATA[ &quot;Prendo atto della ennesima polemica. Però io so bene cosa significa essere bersaglio di minacce. Il nostro ordinamento prevede 90 giorni di tempo per presentare una querela penale e cinque anni per l&#039;azione civile. Appena avrò un po&#039; di tempo valuterò se agire nei confronti di quei giornali che ritengo abbiano leso la mia immagine, con querela o con citazione civile&quot;. Così il procuratore di Napoli Nicola Gratteri risponde all&#039;Ansa a proposito delle polemiche relative alle sue dichiarazioni a questo giornale. &quot;Se l&#039;espressione da me utilizzata in una forma concisa non andava bene mi dispiace&quot;, ha aggiunto il procuratore di Napoli. 
&quot;Questo è il mio pensiero, e gradirei non essere strumentalizzato ancora una volta. Perché io, tutti i giorni, da mesi, vengo minacciato di denunce, procedimenti disciplinari. Posso ipotizzare di farmi risarcire? O secondo una parte politica le regole valgono per tutti e non per me?&quot;, conclude.  
Le parole di Gratteri 
Il procuratore di Napoli, ospite fisso di La7 e noto volto della campagna referendaria per il No, aveva lasciato intendere in tv che il vincitore del festival di Sanremo, autore della canzone &quot;Per sempre Sì&quot;, avrebbe in realtà votato No. Ma lo stesso Sal Da Vinci ha smentito. Interpellato dal Foglio su questo episodio, Gratteri ha detto che scherzava, che era un gioco con il conduttore Massimo Gramellini, che bisognava ridere. Fin qui, una scaramuccia. Ma poi, nel mezzo dell&#039;intervista, il procuratore ha cambiato registro. &quot;Se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti&quot;. I conti come? &quot;Nel senso che tireremo una rete&quot;. Un avvertimento che non suona come una battuta. 
Le reazioni  
Le parole del procuratore sono state commentate da politici, magistrati, dall&#039;ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa. Il deputato Enrico Costa ha chiesto un&#039;informativa urgente al ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il ministro degli Esteri e vicempremier Antonio Tajani ha definito le dichiarazioni di Gratteri &quot;un atto gravissimo che lede la libertà di stampa&quot;.  
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<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 21:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><strong>"Prendo atto della ennesima polemica</strong>. Però io so bene cosa significa essere bersaglio di minacce. Il nostro ordinamento prevede 90 giorni di tempo per presentare una querela penale e cinque anni per l'azione civile. Appena avrò un po' di tempo <strong>valuterò se agire nei confronti di quei giornali che ritengo abbiano leso la mia immagine</strong>, con querela o con citazione civile". Così il procuratore di Napoli <strong>Nicola Gratteri</strong> risponde all'Ansa a proposito delle polemiche relative alle sue dichiarazioni a questo giornale. "Se l'espressione da me utilizzata in una forma concisa non andava bene mi dispiace", ha aggiunto il procuratore di Napoli.</p> 
<p>"Questo è il mio pensiero, e gradirei non essere strumentalizzato ancora una volta<strong>. Perché io, tutti i giorni, da mesi, vengo minacciato di denunce, procedimenti disciplinari. Posso ipotizzare di farmi risarcire? </strong>O secondo una parte politica le regole valgono per tutti e non per me?", conclude. </p> 
<h2>Le parole di Gratteri</h2> 
<p>Il procuratore di Napoli, ospite fisso di La7 e noto volto della campagna referendaria per il No,<a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/10/news/gratteri-arruola-sal-da-vinci-nel-fronte-del-no-senza-accorgersi-di-aver-citato-di-nuovo-un-meme-falso-8765891/"> aveva lasciato intendere in tv che il vincitore del festival di Sanremo, autore della canzone "Per sempre Sì", avrebbe in realtà votato No</a>. Ma lo stesso Sal Da Vinci ha smentito. <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/11/news/gratteri-su-sal-da-vinci-scherzavo-e-con-voi-del-foglio-dopo-il-referendum-faremo-i-conti--8769661/">Interpellato dal Foglio su questo episodio</a>, Gratteri ha detto che scherzava, che era un gioco con il conduttore Massimo Gramellini, che bisognava ridere. Fin qui, una scaramuccia. Ma poi, nel mezzo dell'intervista, il procuratore ha cambiato registro. "Se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti". I conti come? "Nel senso che tireremo una rete". Un avvertimento che non suona come una battuta.</p> 
<h2>Le reazioni </h2> 
<p>Le parole del procuratore sono state commentate da politici, magistrati, dall'ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa. Il deputato Enrico Costa ha chiesto un'informativa urgente al ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il ministro degli Esteri e vicempremier Antonio Tajani ha definito le dichiarazioni di Gratteri "un atto gravissimo che lede la libertà di stampa". </p> 
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<title>Ingiustizia disciplinare. Storie di ordinaria irresponsabilità nelle sentenze del Csm sulle toghe</title>
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<description><![CDATA[ In questi giorni di dibattito sulla riforma costituzionale della magistratura, l’Anm esprime ripetutamente che la Costituzion... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 21:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>&amp;quot;Non ho mai chiesto di fare accessi abusivi o altro di illecito&amp;quot;. La versione di Enrico Pazzali sul caso Equalize</title>
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<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 21:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Il pm Woodcock ribalta la Costituzione: &amp;quot;Il processo serve a dimostrare l&amp;apos;innocenza dell&amp;apos;imputato&amp;quot;</title>
<link>https://www.eventi.news/il-pm-woodcock-ribalta-la-costituzione-il-processo-serve-a-dimostrare-linnocenza-dellimputato</link>
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<description><![CDATA[ Parlando con Michele Santoro Henry John Woodcock ricorda che lui, come tutti i magistrati, ha giurato sulla Costituzione. Ma non ricorda cosa dice la Costituzione, nello specifico l&#039;articolo 27, quello che recita “L&#039;imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Non è che il pm della procura di Napoli lo rammenta vagamente, ma ribalta proprio la presunzione d&#039;innocenza in presunzione di colpevolezza. Non parliamo della pratica, ormai nota, delle sue indagini dai tempi in cui era giovane pm a Potenza. Woodcock lo teorizza proprio come metodo, come principio guida: “Si fa confusione tra la fase delle indagini e quella del dibattimento – dice il pm anglo-napoletano in una recente intervista a Santoro sul suo canale Youtube – Quando si fa il processo quello è il momento che la vera parità deve esistere. Perché il giudice, che è l&#039;arbitro come in una partita di calcio, ha di fronte a sé due parti, una che sostiene l&#039;accusa e una che sostiene la difesa”. 
Ed è qui che che Woodcock ribalta la Costituzione, che dice di voler difendere votando No al referendum: “Ma la verità è che il vero protagonista del processo è l&#039;imputato: nella mia prospettiva, e questa è stata sempre la mia idea, il processo serve a dimostrare non la colpevolezza ma l&#039;innocenza dell&#039;imputato”. Ce n&#039;eravamo accorti, pm Woodcock, che questo è stato sempre il suo principio guida. Ma la presunzione di colpevolezza, ovvero l&#039;onere della prova a carico dell&#039;imputato, esiste nell&#039;Iran degli ayatollah. Non in Italia. E&#039; questa la famosa “cultura della giurisdizione” che verrebbe messa a rischio dalla separazione delle carriere dei magistrati? Dopo che il capo della procura Nicola Gratteri ha accumunato semplici indagati ai mafiosi, etichettandoli tutti come votanti del Sì al referendum, viene da chiedersi se a Napoli sia ancora in vigore la Costituzione italiana oppure una versione aggiornata di quella iraniana. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 21:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Woodcock, ribalta, Costituzione:, Il, processo, serve, dimostrare, linnocenza, dellimputato</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Parlando con Michele Santoro <strong><a href="https://www.ilfoglio.it/tag/henry-john-woodcock/">Henry John Woodcock</a></strong> ricorda che lui, come tutti i magistrati, ha giurato sulla Costituzione. Ma non ricorda cosa dice la Costituzione, nello specifico l'articolo 27, quello che recita “L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Non è che il pm della procura di Napoli lo rammenta vagamente, <strong>ma ribalta proprio la presunzione d'innocenza in presunzione di colpevolezza</strong>. Non parliamo della pratica, ormai nota, delle sue indagini dai tempi in cui era giovane pm a Potenza. Woodcock lo teorizza proprio come metodo, come principio guida: “Si fa confusione tra la fase delle indagini e quella del dibattimento – dice il pm anglo-napoletano in una recente intervista a Santoro sul suo canale Youtube – Quando si fa il processo quello è il momento che la vera parità deve esistere. Perché il giudice, che è l'arbitro come in una partita di calcio, ha di fronte a sé due parti, una che sostiene l'accusa e una che sostiene la difesa”.</p> 
<p>Ed è qui che che Woodcock ribalta la Costituzione, che dice di voler difendere votando No al referendum: “<strong>Ma la verità è che il vero protagonista del processo è l'imputato: nella mia prospettiva, e questa è stata sempre la mia idea, il processo serve a dimostrare non la colpevolezza ma l'innocenza dell'imputato”</strong>. Ce n'eravamo accorti, pm Woodcock, che questo è stato sempre il suo principio guida. Ma la presunzione di colpevolezza, ovvero l'onere della prova a carico dell'imputato, esiste nell'Iran degli ayatollah. Non in Italia. E' questa la famosa “cultura della giurisdizione” che verrebbe messa a rischio dalla separazione delle carriere dei magistrati? Dopo che il capo della procura <a href="https://www.ilfoglio.it/tag/nicola-gratteri/">Nicola Gratteri</a> ha accumunato semplici indagati ai mafiosi, etichettandoli tutti come votanti del Sì al referendum, viene da chiedersi se a Napoli sia ancora in vigore la Costituzione italiana oppure una versione aggiornata di quella iraniana.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Schlein: &amp;quot;Da Gratteri espressione infelice verso il Foglio&amp;quot;</title>
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<description><![CDATA[ &quot;Un&#039;espressione infelice su cui già ieri i nostri parlamentari hanno espresso solidarietà ai giornalisti del Foglio&quot;, ha detto la segretaria del Partito democratico Elly Schlein commentando a SkyTg24 le dichiarazioni che il procuratore Nicola Gratteri ha rivolto a questo giornale. &quot;Dopodiché non ci sfugge il tentativo della destra di mettere tutti sullo stesso piano, le dichiarazioni di un singolo magistrato e quelle di un ministro come Nordio che dice che il Csm, organo presieduto dal presidente della Repubblica, è governato &#039;con metodo paramafioso&#039;. Peccato non abbiano accolto l&#039;appello del capo dello Stato&quot;. 
  
Le parole di Gratteri 
Il procuratore di Napoli, ospite fisso di La7 e noto volto della campagna referendaria per il No, aveva lasciato intendere in tv che il vincitore del festival di Sanremo, autore della canzone &quot;Per sempre Sì&quot;, avrebbe in realtà votato No. Ma lo stesso Sal Da Vinci ha smentito. Interpellato dal Foglio su questo episodio, Gratteri ha detto che scherzava, che era un gioco con il conduttore Massimo Gramellini, che bisognava ridere. Fin qui, una scaramuccia. Ma poi, nel mezzo dell&#039;intervista, il procuratore ha cambiato registro. &quot;Se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti&quot;. I conti come? &quot;Nel senso che tireremo una rete&quot;. Un avvertimento che non suona come una battuta. 
  
 
  ]]></description>
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<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 21:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Schlein:, Da, Gratteri, espressione, infelice, verso, Foglio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>"Un'espressione infelice su cui già ieri i nostri parlamentari hanno espresso solidarietà ai giornalisti del Foglio", ha detto la segretaria del Partito democratico <a href="https://www.ilfoglio.it/tag/elly-schlein/"><strong>Elly Schlein</strong></a> commentando a SkyTg24 <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/11/news/gratteri-su-sal-da-vinci-scherzavo-e-con-voi-del-foglio-dopo-il-referendum-faremo-i-conti--8769661/">le dichiarazioni che il procuratore Nicola Gratteri ha rivolto a questo giornale</a>. "Dopodiché non ci sfugge il tentativo della destra di mettere tutti sullo stesso piano, le dichiarazioni di un singolo magistrato e quelle di un ministro come Nordio che dice che il Csm, organo presieduto dal presidente della Repubblica, è governato 'con metodo paramafioso'. <strong>Peccato non abbiano accolto l'appello del capo dello Stato".</strong></p> 
<p> </p> 
<h2>Le parole di Gratteri</h2> 
<p>Il procuratore di Napoli, ospite fisso di La7 e noto volto della campagna referendaria per il No, aveva lasciato intendere in tv che il vincitore del festival di Sanremo, autore della canzone "Per sempre Sì", avrebbe in realtà votato No. Ma lo stesso Sal Da Vinci ha smentito. <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/11/news/gratteri-su-sal-da-vinci-scherzavo-e-con-voi-del-foglio-dopo-il-referendum-faremo-i-conti--8769661/">Interpellato dal Foglio su questo episodio</a>, Gratteri ha detto che scherzava, che era un gioco con il conduttore Massimo Gramellini, che bisognava ridere. Fin qui, una scaramuccia. Ma poi, nel mezzo dell'intervista, il procuratore ha cambiato registro. "Se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti". I conti come? "Nel senso che tireremo una rete". Un avvertimento che non suona come una battuta.</p> 
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<title>Il diritto d’autore e l’IA generativa</title>
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<description><![CDATA[ Il Parlamento europeo ha di recente approvato il 10 marzo 2026 una risoluzione che dà atto dei rischi e delle opportunità per il diritto d’autore in relazione al crescente sviluppo dell’IA generativa.
L&#039;articolo Il diritto d’autore e l’IA generativa proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 18:30:43 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il Parlamento europeo ha di recente approvato il 10 marzo 2026 una risoluzione che dà atto dei rischi e delle opportunità per il diritto d’autore in relazione al crescente sviluppo dell’IA generativa.</p>
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<title>Rapporto ESMA sui rischi e le vulnerabilità dei mercati finanziari UE</title>
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<description><![CDATA[ ESMA ha di recente pubblicato un rapporto in merito ai rischi e vulnerabilità che caratterizzano i mercati finanziari dell’UE nel 2026.
L&#039;articolo Rapporto ESMA sui rischi e le vulnerabilità dei mercati finanziari UE proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 18:30:40 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Rapporto, ESMA, sui, rischi, vulnerabilità, dei, mercati, finanziari</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>ESMA ha di recente pubblicato un rapporto in merito ai rischi e vulnerabilità che caratterizzano i mercati finanziari dell’UE nel 2026.</p>
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<title>L’ENISA sulla sicurezza del package management nello sviluppo software</title>
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<description><![CDATA[ L’ENISA (Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza informatica) ha di recente pubblicato un documento in merito alla sicurezza della gestione dei pacchetti, parte del ciclo di vita dello sviluppo software.
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<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 18:30:40 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>L’ENISA (Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza informatica) ha di recente pubblicato un documento in merito alla sicurezza della gestione dei pacchetti, parte del ciclo di vita dello sviluppo software.</p>
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<title>Le Linee guida AGID sull’accessibilità dei servizi</title>
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<description><![CDATA[ L’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID) ha adottato e pubblicato le Linee Guida sull’accessibilità dei servizi, previste dal D. Lgs. n. 82/2022, che recepisce la Direttiva (UE) 2019/882 (European Accessibility Act - EAA).
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<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 18:30:39 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Linee, guida, AGID, sull’accessibilità, dei, servizi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID) ha adottato e pubblicato le Linee Guida sull’accessibilità dei servizi, previste dal D. Lgs. n. 82/2022, che recepisce la Direttiva (UE) 2019/882 (<em>European Accessibility Act</em> - EAA).</p>
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<title>Processo decisionale investitori retail: rapporto ESMA con azioni migliorative</title>
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<description><![CDATA[ ESMA ha pubblicato un rapporto con le conclusioni della consultazione pubblica 2025 sul processo decisionale degli investitori retail, con azioni migliorative che intende perseguire per facilitare l&#039;accesso degli investitori al dettaglio a opportunità di investimento adeguate.
L&#039;articolo Processo decisionale investitori retail: rapporto ESMA con azioni migliorative proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 18:30:38 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>ESMA ha pubblicato un rapporto con le conclusioni della consultazione pubblica 2025 sul processo decisionale degli investitori <em>retail</em><em>,</em> con azioni migliorative che intende perseguire per facilitare l'accesso degli investitori al dettaglio a opportunità di investimento adeguate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/processo-decisionale-investitori-retail-rapporto-esma-con-azioni-migliorative/">Processo decisionale investitori retail: rapporto ESMA con azioni migliorative</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Responsabilità solidale delle società neo&#45;costituite post scissione</title>
<link>https://www.eventi.news/responsabilita-solidale-delle-societa-neo-costituite-post-scissione</link>
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<description><![CDATA[ La Cassazione con sentenza 32551/2025 si è pronunciata in merito alla responsabilità solidale delle società neo-costituite, a seguito di scissione parziale, per i debiti facenti capo alla società originaria.
L&#039;articolo Responsabilità solidale delle società neo-costituite post scissione proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 18:30:37 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Responsabilità, solidale, delle, società, neo-costituite, post, scissione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione con sentenza 32551/2025 si è pronunciata in merito alla responsabilità solidale delle società neo-costituite, a seguito di scissione parziale, per i debiti facenti capo alla società originaria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/responsabilita-solidale-delle-societa-neo-costituite-post-scissione/">Responsabilità solidale delle società neo-costituite post scissione</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Dall’alea “razionale” alla causa concreta del derivato </title>
<link>https://www.eventi.news/dallalea-razionale-alla-causa-concreta-del-derivato</link>
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<description><![CDATA[ Il contributo analizza l’ordinanza Cass. 2262/2026 che porta a compimento la nozione di alea “razionale” elaborata da Cass., Sez. Un., 8770/2020, qualificando lo swap come scommessa finanziaria differenziale meritevole solo se il rischio è misurabile e condiviso tramite scenari probabilistici.
L&#039;articolo Dall’alea “razionale” alla causa concreta del derivato  proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 18:30:37 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Dall’alea, “razionale”, alla, causa, concreta, del, derivato </media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo analizza l’ordinanza Cass. 2262/2026 che porta a compimento la nozione di alea “razionale” elaborata da Cass., Sez. Un., 8770/2020, qualificando lo swap come scommessa finanziaria differenziale meritevole solo se il rischio è misurabile e condiviso tramite scenari probabilistici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/dallalea-razionale-alla-causa-concreta-del-derivato/">Dall’alea “razionale” alla causa concreta del derivato </a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Derivati IRS e informativa dovuta dall’intermediario</title>
<link>https://www.eventi.news/derivati-irs-e-informativa-dovuta-dallintermediario</link>
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<description><![CDATA[ Come emerge dalle recenti ordinanze della Cassazione del 3 e 4 febbraio 2026 l&#039;informativa dovuta dall&#039;intermediario in caso di sottoscrizione di un contratto derivato è diversamente modulabile se il derivato costituisca un IRS plan vanilla o un derivato complesso.
L&#039;articolo Derivati IRS e informativa dovuta dall’intermediario proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 18:30:36 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Come emerge dalle recenti ordinanze della Cassazione del 3 e 4 febbraio 2026 l'informativa dovuta dall'intermediario in caso di sottoscrizione di un contratto derivato è diversamente modulabile se il derivato costituisca un IRS <em>plan vanilla</em> o un derivato complesso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/derivati-irs-e-informativa-dovuta-dallintermediario/">Derivati IRS e informativa dovuta dall’intermediario</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Divario retributivo di genere: quadro attuale, criticità e prospettive</title>
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<description><![CDATA[ Il Parlamento europeo ha di recente approvato un testo in merito al divario retributivo e pensionistico di genere in UE.
L&#039;articolo Divario retributivo di genere: quadro attuale, criticità e prospettive proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 18:30:35 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il Parlamento europeo ha di recente approvato un testo in merito al divario retributivo e pensionistico di genere in UE.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/divario-retributivo-di-genere-quadro-attuale-criticita-e-prospettive/">Divario retributivo di genere: quadro attuale, criticità e prospettive</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>“Ecco come si smontano le bufale del No”. Parla la giudice Natalia Ceccarelli</title>
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<description><![CDATA[ “La mia strategia per sostenere le ragioni del Sì al referendum è molto semplice. In esordio faccio notare che votando No si difende un sistema profondamente malato, in cui delle associazio... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 15:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>“La mia strategia per sostenere le ragioni del Sì al referendum è molto semplice. In esordio faccio notare che <strong>votando No si difende un sistema profondamente malato, in cui delle associazio... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</strong></p>]]> </content:encoded>
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<title>Nordio sulle parole di Bartolozzi: &amp;quot;Si scuserà&amp;quot;. Mantovano: &amp;quot;Frase infelice&amp;quot;</title>
<link>https://www.eventi.news/nordio-sulle-parole-di-bartolozzi-si-scusera-mantovano-frase-infelice</link>
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<description><![CDATA[ &quot;Mi dispiace per le parole usate dal mio capo di gabinetto. Bartolozzi ha già chiarito che si riferiva a una piccola parte di giudici politicizzati e sicuramente non avrà alcuna difficoltà a scusarsi per parole che sono certo non rispecchiano il suo pensiero e la stima che ha della magistratura, di cui, tra l’altro lei stessa fa parte&quot;. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio prova a spegnere le polemiche nate dopo l&#039;intervento della sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi sul referendum sulla giustizia alla trasmissione di sabato scorso dell&#039;emittente siciliana Telecolor. &quot;Anche se pronunciate nel contesto di un confronto televisivo lungo e acceso, quell&#039;affermazione è apparsa un attacco all’intera magistratura&quot;, ha detto il ministro e ha poi spiegato che &quot;come è chiaro a chiunque in buona fede, la riforma non indebolisce in alcun modo la magistratura nè intende attaccare i magistrati, bensì punta a restituire loro prestigio e autorevolezza&quot;. Bartolozzi infatti nel mezzo di un confronto con la senatrice di Avs Ilaria Cucchi sulla riforma Nordio era intervenuta così: &quot;Il penale uccide le persone, rovina la reputazione, uccide le famiglie. Ho un’inchiesta in corso, io scapperò da questo paese&quot;, ha detto, riferendosi all&#039;indagine in corso sul caso Almasri. &quot;Poi può essere che dopo 15 anni una parte si sente dire che il fatto non sussiste. Ma nel frattempo il penale tocca la vita delle persone&quot;. Per poi concludere: &quot;Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che è un plotone di esecuzione&quot;. 
  
 
  
Sull&#039;episodio interviene anche Alfredo Mantovano che, ospite della trasmissione &quot;Ping Pong&quot; su Rai Radio1, si allinea alle parole di Nordio e parla, riferendosi alla dichiarazione di Bartolozzi, di &quot;frase infelice&quot;. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ricorda che &quot;la cosa importante è esaminare il merito della riforma che è oggetto del referendum&quot;: la riforma &quot;non è contro i magistrati ma per i magistrati e i cittadini, per rendere imparziale ed efficiente la quotidiana amministrazione della giustizia. Mi auguro che le polemiche vengano messe da parte&quot;. Mantovano ha poi aggiunto che &quot;non si tratta di decidere la sorte del governo ma di capire se queste modifiche alla Costituzione per l&#039;amministrazione della giustizia siano o meno condivise dagli italiani. Tanti esponenti della sinistra che non hanno votato e non voteranno per Meloni hanno espresso consenso per la riforma, il che vuol dire che non e&#039; un insieme di norme di parte&quot;. 
  
Dopo le parole di Bartolozzi, la Giunta esecutiva centrale dell&#039;Associazione nazionale magistrati ha rilasciato una nota in cui ha prima di tutto ricordato le dichiarazioni del presidente della Repubblica Mattarella con le quali aveva invitato al rispetto &quot;nell&#039;interesse della Repubblica&quot;, per poi aggiungere: &quot;Anche se il tono e le argomentazioni contro la magistratura italiana sono oramai giunte a un livello inaccettabile per chi auspica la rispettosa collaborazione tra le istituzioni del nostro paese, continueremo a mantenere inalterata la nostra linea&quot;. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 15:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Nordio, sulle, parole, Bartolozzi:, Si, scuserà., Mantovano:, Frase, infelice</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>"Mi dispiace per le parole usate dal mio capo di gabinetto. </strong>Bartolozzi ha già chiarito che si riferiva a una piccola parte di giudici politicizzati e sicuramente non avrà alcuna difficoltà a scusarsi per parole che sono certo non rispecchiano il suo pensiero e la stima che ha della magistratura, di cui, tra l’altro lei stessa fa parte". Così il ministro della Giustizia <strong>Carlo Nordio</strong> prova a spegnere le polemiche nate dopo l'intervento della sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi sul <a href="https://www.ilfoglio.it/tag/referendum-giustizia/">referendum sulla giustizia</a> alla trasmissione di sabato scorso dell'emittente siciliana Telecolor. <strong>"Anche se pronunciate nel contesto di un confronto televisivo lungo e acceso, quell'affermazione è apparsa un attacco all’intera magistratura",</strong> ha detto il ministro e ha poi spiegato che "come è chiaro a chiunque in buona fede, la riforma non indebolisce in alcun modo la magistratura nè intende attaccare i magistrati, bensì punta a restituire loro prestigio e autorevolezza". Bartolozzi infatti nel mezzo di un confronto con la senatrice di Avs Ilaria Cucchi sulla riforma Nordio era intervenuta così: "<strong>Il penale uccide le persone, rovina la reputazione, uccide le famiglie. Ho un’inchiesta in corso, io scapperò da questo paese", </strong>ha detto, riferendosi all'indagine in corso sul caso Almasri. "Poi può essere che dopo 15 anni una parte si sente dire che il fatto non sussiste. Ma nel frattempo il penale tocca la vita delle persone". Per poi concludere: "<strong>Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che è un plotone di esecuzione".</strong></p> 
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<p>Sull'episodio interviene anche <strong>Alfredo Mantovano</strong> che, ospite della trasmissione "Ping Pong" su Rai Radio1, si allinea alle parole di Nordio e parla, riferendosi alla dichiarazione di Bartolozzi, di "frase infelice". Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ricorda che <strong>"la cosa importante è esaminare il merito della riforma che è oggetto del referendum":</strong> la riforma "non è contro i magistrati ma per i magistrati e i cittadini, per rendere imparziale ed efficiente la quotidiana amministrazione della giustizia. Mi auguro che le polemiche vengano messe da parte". Mantovano ha poi aggiunto che "non si tratta di decidere la sorte del governo ma di capire se queste modifiche alla Costituzione per l'amministrazione della giustizia siano o meno condivise dagli italiani. Tanti esponenti della sinistra che non hanno votato e non voteranno per Meloni hanno espresso consenso per la riforma, il che vuol dire che non e' un insieme di norme di parte".</p> 
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<p>Dopo le parole di Bartolozzi, la Giunta esecutiva centrale dell'<strong>Associazione nazionale magistrati</strong> ha rilasciato una nota in cui ha prima di tutto ricordato <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/02/18/news/mattarella-partecipa-a-sorpresa-al-plenum-del-csm-serve-rispetto-vicendevole-per-le-istituzioni--8675086/">le dichiarazioni del presidente della Repubblica Mattarella</a> con le quali aveva invitato al rispetto "nell'interesse della Repubblica", per poi aggiungere: "Anche se il tono e le argomentazioni contro la magistratura italiana sono oramai giunte a un livello inaccettabile per chi auspica la rispettosa collaborazione tra le istituzioni del nostro paese, continueremo a mantenere inalterata la nostra linea".</p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Destra e sinistra unite per il &amp;quot;Sì&amp;quot;, ma Giachetti (Iv): &amp;quot;Da Bartolozzi a Nordio, così si perde&amp;quot;</title>
<link>https://www.eventi.news/destra-e-sinistra-unite-per-il-si-ma-giachetti-iv-da-bartolozzi-a-nordio-cosi-si-perde</link>
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<description><![CDATA[ &quot;Stiamo parlando della separazione delle carriere. Il centrodestra sta facendo di tutto per farci perdere il referendum: la Bartolozzi è l&#039;ultima, mandiamola a fare una vacanza e facciamo parlare Gratteri, cosi siamo tutti più tranquilli!&quot;. Si apre con ironia e polemica la conferenza stampa alla Camera per presentare la nascita dell&#039;intergruppo parlamentare dei deputati schierati per il &quot;Sì&quot; alla riforma della giustizia. Il primo a parlare è Roberto Giachetti, di Italia Viva, che bacchetta l&#039;organizzatore dell&#039;iniziativa, Federico Mollicone, proprio sull&#039;ultimo caso che ha infiammato la campagna elettorale: le parole della capa di gabinetto del ministro Nordio Giusi Bartolozzi, che nel weekend ha paragonato i magistrati a un &quot;plotone di esecuzione&quot;.   
Dopo la conferenza stampa l&#039;esponente di FdI ha risposto a una domanda in merito alle parole della magistrata: &quot;Nordio si è scusato, il caso è chiuso&quot;. E sempre sull&#039;ultima polemica è intervenuto anche il deputato di Azione Ettore Rosato: &quot;Tutta la polemica che si è costruita sopra è lì solo perché oggi funziona cosi invece di parlare del sì o del no parliamo delle cazzate che diversi personaggi dicono in televisione&quot;.   
A intervenire è stato anche il deputato di +Europa Benedetto Della Vedova: &quot;Se proprio dobbiamo scegliere questa è una riforma più di sinistra che di destra&quot;, ha detto. E ha ammonito di nuovo la maggioranza: &quot;Bisognerebbe che i sostenitori del &#039;sì&#039; facessero vera campagna elettorale per il &#039;sì&#039;, senza continuare ad alzare la palla fino a fare autogol, come è successo ieri con Bartolozzi&quot;.   
Nel corso della conferenza Mollicone è stato quindi accerchiato dagli esponenti delle opposizioni presenti, e a spalleggiarlo è stato solo il collega di FdI Emanuele Lo Perfido. Non c&#039;erano, infatti, altri esponenti della maggioranza. Rispondendo a una domanda del Foglio è stato proprio lo stesso Mollicone a confermare che nessun parlamentare di Forza Italia e della Lega ha aderito all&#039;intergruppo, e non è chiaro se lui ha organizzato l&#039;iniziativa rappresentando l&#039;intera coalizione. &quot;Siamo circa una decina, altri stanno aderendo. I gruppi sono presenti per rappresentanza, l&#039;intergruppo vuole essere aperto a Camera e Senato, agli ex parlamentari e agli addetti ai lavori&quot;, ha detto sempre Mollicone.   
A moderare l&#039;incontro è stato Luigi Marattin, ex renziano ora leader del Partito liberaldemocratico: &quot;Considero questa una grande riforma liberale, completamento di una riforma che iniziò un partigiano antifascista, rinchiuso dai fascisti a via Tasso. Una riforma che dà la certezza al cittadino che chi lo giudica non ha nulla a che fare con chi lo accusa, un cardine delle democrazie liberali&quot;, ha spiegato intervenendo all&#039;apertura dei lavori.   
Assenti, infine, esponenti sia del Movimento 5 stelle che di Alleanza Verdi e sinistra. Per il Partito democratico invece, presente l&#039;ex onorevole Stefano Ceccanti. &quot;Riguardo alla posizione del mio partito dico che va contro a quella di chi lo ha fondato, poi ognuno vota secondo la sua coscienza come sempre&quot;, dice al Foglio. Lui è uno dei (pochi) dem che fanno parte del gruppo &quot;sinistra per il Sì&quot;.   
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<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 15:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>"Stiamo parlando della separazione delle carriere. Il centrodestra sta facendo di tutto per farci perdere il referendum: la <strong><a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/10/news/meloni-sale-sul-frecciarossa-del-si-video-treni-ministri-mobilitati-bartolozzi-la-magistratura-e-un-plotone--8765985/">Bartolozzi</a></strong> è l'ultima, mandiamola a fare una vacanza e facciamo parlare <strong>Gratteri</strong>, cosi siamo tutti più tranquilli!". Si apre con ironia e polemica la conferenza stampa alla Camera per presentare la nascita dell'intergruppo parlamentare dei deputati schierati per il "Sì" alla riforma della giustizia. Il primo a parlare è <strong>Roberto Giachetti</strong>, di Italia Viva, che bacchetta l'organizzatore dell'iniziativa, <strong>Federico Mollicone</strong>, proprio sull'ultimo caso che ha infiammato la campagna elettorale: le parole della capa di gabinetto del ministro Nordio Giusi Bartolozzi, che nel weekend ha paragonato i magistrati a un "plotone di esecuzione".<br>  </p> 
<p>Dopo la conferenza stampa l'esponente di FdI ha risposto a una domanda in merito alle parole della magistrata: "<a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/10/news/nordio-sulle-parole-di-bartolozzi-si-scusera-mantovano-frase-infelice--8767215/">Nordio si è scusato, il caso è chiuso</a>". E sempre sull'ultima polemica è intervenuto anche il deputato di Azione <strong>Ettore Rosato</strong>: "Tutta la polemica che si è costruita sopra è lì solo perché oggi funziona cosi invece di parlare del sì o del no parliamo delle cazzate che diversi personaggi dicono in televisione".<br>  </p> 
<p>A intervenire è stato anche il deputato di +Europa <strong>Benedetto Della Vedova</strong>: "Se proprio dobbiamo scegliere questa è una riforma più di sinistra che di destra", ha detto. E ha ammonito di nuovo la maggioranza: "Bisognerebbe che i sostenitori del 'sì' facessero vera campagna elettorale per il 'sì', senza continuare ad alzare la palla fino a fare autogol, come è successo ieri con Bartolozzi".<br>  </p> 
<p>Nel corso della conferenza Mollicone è stato quindi accerchiato dagli esponenti delle opposizioni presenti, e a spalleggiarlo è stato solo il collega di FdI Emanuele Lo Perfido. Non c'erano, infatti, altri esponenti della maggioranza. Rispondendo a una domanda del Foglio è stato proprio lo stesso Mollicone a confermare che <strong>nessun parlamentare di Forza Italia e della Lega ha aderito all'intergruppo, e non è chiaro se lui ha organizzato l'iniziativa rappresentando l'intera coalizione</strong>. "Siamo circa una decina, altri stanno aderendo. I gruppi sono presenti per rappresentanza, l'intergruppo vuole essere aperto a Camera e Senato, agli ex parlamentari e agli addetti ai lavori", ha detto sempre Mollicone.<br>  </p> 
<p>A moderare l'incontro è stato <strong>Luigi Marattin</strong>, ex renziano ora leader del Partito liberaldemocratico: "Considero questa una grande riforma liberale, completamento di una riforma che iniziò un partigiano antifascista, rinchiuso dai fascisti a via Tasso. Una riforma che dà la certezza al cittadino che chi lo giudica non ha nulla a che fare con chi lo accusa, un cardine delle democrazie liberali", ha spiegato intervenendo all'apertura dei lavori.<br>  </p> 
<p>Assenti, infine, esponenti sia del Movimento 5 stelle che di Alleanza Verdi e sinistra. Per il Partito democratico invece, presente l'ex onorevole <strong>Stefano Ceccanti</strong>. "Riguardo alla posizione del mio partito dico che va contro a quella di chi lo ha fondato, poi ognuno vota secondo la sua coscienza come sempre", dice al Foglio. Lui è uno dei (pochi) dem che fanno parte del gruppo "sinistra per il Sì".<br>  </p> 
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<title>Nuovo capitolo gogoliano della guerra edilizia della procura di Milano. Il reato di “buona fede”</title>
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Le inchieste milanesi sull’edilizia (più che sull’urbanistica: ormai anche i pm hanno realizzato che il reato di urbanistica non esis... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 15:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<p>Le inchieste milanesi sull’edilizia (più che sull’<a href="https://www.ilfoglio.it/tag/urbanistica/">urbanistica</a>: ormai anche i pm hanno realizzato che il reato di urbanistica non esis... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>La Fnsi contro Gratteri: le minacce al Foglio sono incompatibili con l’articolo 21 della Costituzione</title>
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<description><![CDATA[ “Ho letto le parole di Gratteri al Foglio e contro il Foglio e mi hanno colpito”, dice Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) in relazione a quanto dichiarato dal procuratore in un colloquio con questo giornale. “Non si possono accettare violazioni all&#039;articolo 21 della Costituzione neppure dai magistrati, neppure da un professionista come Gratteri che con le sue inchieste ha alzato il velo su molte operazioni della &#039;ndrangheta. È grave la minaccia &#039;tanto dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete&#039;. In Italia c&#039;è una legge sulla diffamazione chiara: se uno si ritiene diffamato, querela. Punto. Le reti non attengono alla giurisprudenza italiana e soprattutto le minacce, anche velate, violano l&#039;articolo 21 della Costituzione”. 
Dello stesso avviso anche il presidente della Fnsi, Vittorio Di Trapani: &quot;Le parole del procuratore di Napoli Nicola Gratteri non fanno onore alla sua storia, alla storia di chi ha pagato e paga in prima persona la lotta contro ogni forma di illegalità e minacce. Quindi, Gratteri smentisca o si scusi per le sue parole rivolte al Foglio&quot;, commenta all&#039;Adnkronos. &quot;Alludere a &#039;conti&#039; da fare e a non meglio precisate &#039;reti&#039; è incompatibile con la difesa della libertà di stampa. Il suo dovere di magistrato è tutelarla, non intimidirla&quot;, prosegue Di Trapani, sottolineando inoltre che &quot;Gratteri farebbe bene a rendersi conto che queste uscite sono anche i migliori assist offerti a chi vuole delegittimare la magistratura in vista del referendum. E invece la Costituzione si difende sempre. E tutta. Tanto l&#039;indipendenza della magistratura quanto la libertà di stampa sancita dall&#039;articolo 21&quot;, conclude il presidente della Fnsi. 
Le parole di Gratteri 
Il procuratore di Napoli, ospite fisso di La7 e noto volto della campagna referendaria per il No, aveva lasciato intendere in tv che il vincitore del festival di Sanremo, autore della canzone &quot;Per sempre Sì&quot;, avrebbe in realtà votato No. Ma lo stesso Sal Da Vinci ha smentito. Interpellato dal Foglio su questo episodio, Gratteri ha detto che scherzava, che era un gioco con il conduttore Massimo Gramellini, che bisognava ridere. Fin qui, una scaramuccia. Ma poi, nel mezzo dell&#039;intervista, il procuratore ha cambiato registro. &quot;Senta, con voi del Foglio – ha detto – se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti&quot;. I conti come? &quot;Nel senso che tireremo una rete&quot;. Un avvertimento che non suona come una battuta. 
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<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 15:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Fnsi, contro, Gratteri:, minacce, Foglio, sono, incompatibili, con, l’articolo, della, Costituzione</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>“Ho letto le parole di Gratteri al Foglio e contro il Foglio e mi hanno colpito”, dice <strong>Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) </strong>in relazione a quanto dichiarato dal procuratore in un <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/11/news/gratteri-su-sal-da-vinci-scherzavo-e-con-voi-del-foglio-dopo-il-referendum-faremo-i-conti--8769661/">colloquio</a> con questo giornale. “Non si possono accettare violazioni all'articolo 21 della Costituzione neppure dai magistrati, neppure da un professionista come Gratteri che con le sue inchieste ha alzato il velo su molte operazioni della 'ndrangheta. È grave la minaccia 'tanto dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete'. <strong>In Italia c'è una legge sulla diffamazione chiara: se uno si ritiene diffamato, querela. Punto. Le reti non attengono alla giurisprudenza italiana e soprattutto le minacce, anche velate, violano l'articolo 21 della Costituzione</strong>”.</p> 
<p>Dello stesso avviso anche il presidente della Fnsi, <strong>Vittorio Di Trapani</strong>: "Le parole del procuratore di Napoli Nicola Gratteri non fanno onore alla sua storia, alla storia di chi ha pagato e paga in prima persona la lotta contro ogni forma di illegalità e minacce. Quindi, <strong>Gratteri smentisca o si scusi per le sue parole rivolte al Foglio</strong>", commenta all'Adnkronos. "Alludere a 'conti' da fare e a non meglio precisate 'reti' è incompatibile con la difesa della libertà di stampa. Il suo dovere di magistrato è tutelarla, non intimidirla", prosegue Di Trapani, sottolineando inoltre che "Gratteri farebbe bene a rendersi conto che queste uscite sono anche i migliori assist offerti a chi vuole delegittimare la magistratura in vista del referendum. E invece la Costituzione si difende sempre. E tutta. Tanto l'indipendenza della magistratura quanto la libertà di stampa sancita dall'articolo 21", conclude il presidente della Fnsi.</p> 
<h2>Le parole di Gratteri</h2> 
<p>Il procuratore di Napoli, ospite fisso di La7 e noto volto della campagna referendaria per il No, aveva lasciato intendere in tv che il vincitore del festival di Sanremo, autore della canzone "Per sempre Sì", avrebbe in realtà votato No. Ma lo stesso Sal Da Vinci ha smentito. Interpellato dal Foglio su questo episodio, Gratteri ha detto che scherzava, che era un gioco con il conduttore Massimo Gramellini, che bisognava ridere. Fin qui, una scaramuccia. Ma poi, nel mezzo dell'intervista, il procuratore ha cambiato registro. "Senta, con voi del Foglio – ha detto – se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti". I conti come? "Nel senso che tireremo una rete". Un avvertimento che non suona come una battuta.</p> 
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<title>Tajani: &amp;quot;Solidarietà al Foglio per le minacce di Gratteri&amp;quot;. La Camera chiede un&amp;apos;informativa del ministro Nordio</title>
<link>https://www.eventi.news/tajani-solidarieta-al-foglio-per-le-minacce-di-gratteri-la-camera-chiede-uninformativa-del-ministro-nordio</link>
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<description><![CDATA[ Forza Italia, Lega, FdI, Nm, Pd, M5s, Avs e gruppo Misto hanno chiesto nell’aula della Camera un’informativa del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sulle parole del procuratore Nicola Gratteri al Foglio. La proposta è arrivata dal deputato di Forza Italia Enrico Costa, ed è stata condivisa da tutti i gruppi di maggioranza e anche dall&#039;opposizione.  
Il magistrato, ospite fisso di La7 e volto più riconoscibile della campagna referendaria per il No, aveva lasciato intendere in tv che il vincitore del festival di Sanremo Sal Da Vinci , autore della canzone &quot;Per sempre Sì&quot;, avrebbe in realtà votato No. Ma lo stesso cantante ha smentito. Interpellato dal Foglio su questo episodio, Gratteri ha detto che scherzava, che era un gioco con il conduttore Massimo Gramellini, che bisognava ridere. Poi, nel mezzo dell&#039;intervista, il procuratore ha cambiato registro. &quot;Senta, con voi del Foglio – ha detto – se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti&quot;. I conti come? &quot;Nel senso che tireremo una rete&quot;. Un avvertimento che non suona come una battuta. 
 
  
                            
Le reazioni della politica 
&quot;Voglio esprimere solidarietà al quotidiano Il Foglio per le gravi minacce subite dal procuratore Gratteri&quot;, scrive su X Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri. &quot;Un atto gravissimo che lede la libertà di stampa. È inaccettabile che un magistrato cerchi di censurare l’informazione, che rivolga intimidazioni, paventando ritorsioni, nei confronti di giornalisti colpevoli soltanto di fare il proprio lavoro – conclude – Un cattivo esempio, in contrasto anche con l’appello del presidente della Repubblica al rispetto dei toni e del libero pensiero&quot;. 
 
                      
&quot;Stupisce che una dichiarazione dal contenuto assimilabile ad una sorta di intimidazione alla libera stampa arrivi da un magistrato&quot;, commenta Alberto Barachini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all&#039;informazione e all&#039;editoria: &quot;Esprimo la mia vicinanza al Direttore del Foglio. Attendiamo che il procuratore si scusi&quot;. 
&quot;Mi sembrano frasi sconcertanti. Ritengo vada fatto un approfondimento su quella che ritengo una frase controversa nei confronti di un giornale e di giornalisti”, commenta il deputato di Forza Italia Enrico Costa. Mentre Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d&#039;Italia, definisce le parole di Gratteri &quot;inquietanti&quot; e pone la domanda chiave: &quot;Come può essere interpretato questo atteggiamento se non come una minaccia, particolarmente grave in quanto formulata da parte di chi ha l&#039;alta responsabilità e l&#039;alto potere di &#039;fare i conti&#039; come un procuratore della Repubblica?&quot;. Malan esprime solidarietà alla giornalista del Foglio Ginevra Leganza che ha fatto l&#039;intervista a Gratteri e all&#039;intera redazione, e giudica opportuna la scelta del quotidiano di chiamare in causa Fnsi e Ordine dei giornalisti: &quot;Il rispetto della fondamentale libertà d&#039;informazione va osservato sempre, non solo quando l&#039;interlocutore rivolge domande gradite&quot;. 
Domani infatti il Foglio chiederà l&#039;intervento della Federazione nazionale della stampa e dell&#039;Ordine dei giornalisti, interpellandoli sull&#039;avvertimento di Gratteri. La domanda che verrà posta a Fnsi e Odg è tutt&#039;altro che retorica: considerano la tutela dell&#039;articolo 21 della Costituzione sempre obbligatoria, o esistono deroghe quando a essere minacciato è qualcuno in particolare? Una domanda semplice, alla quale sarà difficile non rispondere.  
  
Dall&#039;opposizione 
Anche l&#039;opposizione prende posizione sul caso. &quot;Le parole del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, rivolte al Foglio sono gravi&quot;, dice Pina Picierno (Pd), vicepresidente del Parlamento Europeo, commentando dichiarazioni del magistrato al Foglio. &quot;Intimidire un giornale, lasciar presagire un possibile regolamento di conti giudiziario dopo il voto e ricorrere a un’ironia tossica e aggressiva non fa onore alla magistratura italiana – dichiara l&#039;esponente dem – In una fase così delicata dovremmo invece recuperare una dimensione di confronto alta e costituente, degna della Carta costituzionale che abbiamo&quot;.  
&quot;Gratteri è chiaramente fuori controllo. Oggi minaccia il Foglio apertamente. Un magistrato che minaccia un giornale è da sospensione immediata. Esattamente quanto un capo di gabinetto della ministero della Giustizia che insulta i magistrati – scrive il leader di Azione Carlo Calenda su X–. Fateci una cortesia: mettetevi da parte entrambi. E torniamo a parlare di contenuti&quot;, conclude.“Le frasi riportate dal Foglio sono terribili, attendiamo una smentita, siamo fiduciosi che arrivi. Quelle frasi rappresentano un’ennesima ferita a un modo corretto di fare un dibattito pubblico e a una democrazia liberale”, ha aggiunto il deputato del Misto Luigi Marattin.  
Deborah Serracchiani del Pd si è associata alla richiesta di informativa urgente chiesta dalla Camera e ha espresso solidarietà al Foglio per quelle &quot;parole irricevibili ma – ha aggiunto – ancora non abbiamo ricevuto risposta alle nostre richieste di informativa a Nordio che ha definito paramafiosi i magistrati del Csm, e sulle parole di Bartolozzi&quot;. Carmela Auriemma del Movimento 5 stelle ha ricordato: &quot;Il ministro Nordio lo stiamo aspettando ma vogliamo in primo luogo le scuse da lui che rappresenta il mondo della giustizia e per primo ha avvelenato i pozzi con dichiarazioni pubbliche, non provate ad addossare a Gratteri la colpa di questo&quot;.  
  
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<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 15:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Tajani:, Solidarietà, Foglio, per, minacce, Gratteri., Camera, chiede, uninformativa, del, ministro, Nordio</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Forza Italia, Lega, FdI, Nm, Pd, M5s, Avs e gruppo Misto hanno chiesto nell’aula della Camera un’informativa del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sulle parole del procuratore Nicola Gratteri al Foglio</strong>. La proposta è arrivata dal deputato di Forza Italia <strong>Enrico Costa</strong>, ed è stata condivisa da tutti i gruppi di maggioranza e anche dall'opposizione. </p> 
<p>Il magistrato, ospite fisso di La7 e volto più riconoscibile della campagna referendaria per il No, aveva lasciato intendere in tv che il vincitore del festival di Sanremo Sal Da Vinci , autore della canzone "Per sempre Sì", avrebbe in realtà votato No. Ma lo stesso cantante ha smentito. <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/11/news/gratteri-su-sal-da-vinci-scherzavo-e-con-voi-del-foglio-dopo-il-referendum-faremo-i-conti--8769661/">Interpellato dal Foglio su questo episodio</a>, Gratteri ha detto che scherzava, che era un gioco con il conduttore Massimo Gramellini, che bisognava ridere. Poi, nel mezzo dell'intervista, il procuratore ha cambiato registro. "Senta, con voi del Foglio – ha detto – se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti". I conti come? "Nel senso che tireremo una rete". Un avvertimento che non suona come una battuta.</p> 
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<h2>Le reazioni della politica</h2> 
<p><strong>"Voglio esprimere solidarietà al quotidiano Il Foglio per le gravi minacce subite dal procuratore Gratteri"</strong>, scrive su X Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri. "Un atto gravissimo che lede la libertà di stampa. È inaccettabile che un magistrato cerchi di censurare l’informazione, che rivolga intimidazioni, paventando ritorsioni, nei confronti di giornalisti colpevoli soltanto di fare il proprio lavoro – conclude – Un cattivo esempio, in contrasto anche con l’appello del presidente della Repubblica al rispetto dei toni e del libero pensiero".</p> 
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<p>"Stupisce che una dichiarazione dal contenuto assimilabile ad una sorta di intimidazione alla libera stampa arrivi da un magistrato", commenta <strong>Alberto Barachini</strong>, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'informazione e all'editoria: "Esprimo la mia vicinanza al Direttore del Foglio. Attendiamo che il procuratore si scusi".</p> 
<p>"Mi sembrano frasi sconcertanti. Ritengo vada fatto un approfondimento su quella che ritengo una frase controversa nei confronti di un giornale e di giornalisti”, commenta il deputato di Forza Italia Enrico Costa. Mentre <strong>Lucio Malan</strong>, presidente dei senatori di Fratelli d'Italia, definisce le parole di Gratteri "inquietanti" e pone la domanda chiave: "Come può essere interpretato questo atteggiamento se non come una minaccia, particolarmente grave in quanto formulata da parte di chi ha l'alta responsabilità e l'alto potere di 'fare i conti' come un procuratore della Repubblica?". Malan esprime solidarietà alla giornalista del Foglio Ginevra Leganza che ha fatto l'intervista a Gratteri e all'intera redazione, e giudica opportuna la scelta del quotidiano di chiamare in causa Fnsi e Ordine dei giornalisti: "Il rispetto della fondamentale libertà d'informazione va osservato sempre, non solo quando l'interlocutore rivolge domande gradite".</p> 
<p>Domani infatti il Foglio chiederà l'intervento della Federazione nazionale della stampa e dell'Ordine dei giornalisti, interpellandoli sull'avvertimento di Gratteri. La domanda che verrà posta a Fnsi e Odg è tutt'altro che retorica: considerano la tutela dell'articolo 21 della Costituzione sempre obbligatoria, o esistono deroghe quando a essere minacciato è qualcuno in particolare? Una domanda semplice, alla quale sarà difficile non rispondere. </p> 
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<h2>Dall'opposizione</h2> 
<p>Anche l'opposizione prende posizione sul caso. <strong>"Le parole del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, rivolte al Foglio sono gravi"</strong>, dice <strong>Pina Picierno</strong> (Pd), vicepresidente del Parlamento Europeo, commentando dichiarazioni del magistrato al Foglio. "Intimidire un giornale, lasciar presagire un possibile regolamento di conti giudiziario dopo il voto e ricorrere a un’ironia tossica e aggressiva non fa onore alla magistratura italiana – dichiara l'esponente dem – In una fase così delicata dovremmo invece recuperare una dimensione di confronto alta e costituente, degna della Carta costituzionale che abbiamo". </p> 
<p>"<strong>Gratteri è chiaramente fuori controllo</strong>. Oggi minaccia il Foglio apertamente. Un magistrato che minaccia un giornale è da sospensione immediata. Esattamente quanto un capo di gabinetto della ministero della Giustizia che insulta i magistrati – scrive il leader di Azione Carlo Calenda su X–. Fateci una cortesia: mettetevi da parte entrambi. E torniamo a parlare di contenuti", conclude.“Le frasi riportate dal Foglio sono terribili, attendiamo una smentita, siamo fiduciosi che arrivi. Quelle frasi rappresentano un’ennesima ferita a un modo corretto di fare un dibattito pubblico e a una democrazia liberale”, ha aggiunto il deputato del Misto Luigi Marattin. </p> 
<p><strong>Deborah Serracchiani</strong> del Pd si è associata alla richiesta di informativa urgente <a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/11/news/la-camera-chiede-un-informativa-del-ministro-nordio-sulle-parole-di-gratteri-al-foglio-8772368/">chiesta dalla Camera</a> e ha espresso solidarietà al Foglio per quelle "parole irricevibili ma – ha aggiunto – ancora non abbiamo ricevuto risposta alle nostre richieste di informativa a Nordio che ha definito paramafiosi i magistrati del Csm, e sulle parole di Bartolozzi". Carmela Auriemma del Movimento 5 stelle ha ricordato: "Il ministro Nordio lo stiamo aspettando ma vogliamo in primo luogo le scuse da lui che rappresenta il mondo della giustizia e per primo ha avvelenato i pozzi con dichiarazioni pubbliche, non provate ad addossare a Gratteri la colpa di questo". </p> 
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<title>Aimi (Csm):&amp;quot;Le parole di Gratteri al Foglio sono gravissime. Predisposta richiesta di apertura pratica&amp;quot;</title>
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<description><![CDATA[ &quot;Le frasi intimidatorie di Gratteri sul Foglio sono gravissime, ledono libertà di stampa&quot;. Così il Consigliere laico del Csm Enrico Aimi, esprimendo piena solidarietà alla redazione de Il Foglio e alla giornalista destinataria delle dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri. &quot;Le parole rivolte al quotidiano – con il riferimento al fatto che “dopo il referendum faremo i conti” – appaiono gravissime e del tutto inappropriate, soprattutto perché pronunciate da un magistrato che ricopre l’ incarico di Procuratore della Repubblica e che, proprio per questo, è tenuto a una rigorosa osservanza dei principi di equilibrio, misura e rispetto del libero esercizio dell’attività giornalistica&quot;, si legge in una nota. 
&quot;La libertà di stampa rappresenta un presidio fondamentale della nostra democrazia e non può essere oggetto di pressioni, neppure solo verbalmente evocate, soprattutto da parte di chi esercita funzioni requirenti&quot;, prosegue Aimi, sottolineando che &quot;le dichiarazioni attribuite al procuratore Gratteri risultano inoltre irriguardose e difficilmente conciliabili con l’appello al rispetto dei toni e al confronto civile richiamato dal presidente della Repubblica nel corso del recente plenum del Consiglio superiore della magistratura. Per tali ragioni, – prosegue la nota – il Consigliere Aimi annuncia di aver predisposto una richiesta di apertura di una pratica, che sottoporrà agli altri componenti del Csm affinché l’accaduto possa essere valutato nelle sedi competenti, nell’interesse della credibilità della magistratura e della tutela dei principi che regolano il corretto rapporto tra giustizia e informazione&quot;.  
                       
Le parole di Gratteri 
Il procuratore di Napoli, ospite fisso di La7 e noto volto della campagna referendaria per il No, aveva lasciato intendere in tv che il vincitore del festival di Sanremo, autore della canzone &quot;Per sempre Sì&quot;, avrebbe in realtà votato No. Ma lo stesso Sal Da Vinci ha smentito. Interpellato dal Foglio su questo episodio, Gratteri ha detto che scherzava, che era un gioco con il conduttore Massimo Gramellini, che bisognava ridere. Fin qui, una scaramuccia. Ma poi, nel mezzo dell&#039;intervista, il procuratore ha cambiato registro. &quot;Senta, con voi del Foglio – ha detto – se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti&quot;. I conti come? &quot;Nel senso che tireremo una rete&quot;. Un avvertimento che non suona come una battuta. 
  
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<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 15:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>"Le frasi intimidatorie di Gratteri sul Foglio sono gravissime, ledono libertà di stampa". Così il Consigliere laico del Csm<strong> Enrico Aimi</strong>, esprimendo piena solidarietà alla redazione de Il Foglio e alla giornalista destinataria delle <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/11/news/gratteri-su-sal-da-vinci-scherzavo-e-con-voi-del-foglio-dopo-il-referendum-faremo-i-conti--8769661/">dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri</a>. "Le parole rivolte al quotidiano – con il riferimento al fatto che “dopo il referendum faremo i conti” –<strong> appaiono gravissime e del tutto inappropriate</strong>, soprattutto perché pronunciate da un magistrato che ricopre l’ incarico di Procuratore della Repubblica e che, proprio per questo, è tenuto a una rigorosa osservanza dei principi di equilibrio, misura e rispetto del libero esercizio dell’attività giornalistica", si legge in una nota.</p> 
<p>"La libertà di stampa rappresenta un presidio fondamentale della nostra democrazia e non può essere oggetto di pressioni, neppure solo verbalmente evocate, soprattutto da parte di chi esercita funzioni requirenti", prosegue Aimi, sottolineando che "le dichiarazioni attribuite al procuratore Gratteri risultano inoltre irriguardose e difficilmente conciliabili con l’appello al rispetto dei toni e al confronto civile richiamato dal presidente della Repubblica nel corso del recente plenum del Consiglio superiore della magistratura. Per tali ragioni, – prosegue la nota – <strong>il Consigliere Aimi annuncia di aver predisposto una richiesta di apertura di una pratica, che sottoporrà agli altri componenti del Csm affinché l’accaduto possa essere valutato nelle sedi competenti</strong>, nell’interesse della credibilità della magistratura e della tutela dei principi che regolano il corretto rapporto tra giustizia e informazione". </p> 
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<h2>Le parole di Gratteri</h2> 
<p>Il procuratore di Napoli, ospite fisso di La7 e noto volto della campagna referendaria per il No, aveva lasciato intendere in tv che il vincitore del festival di Sanremo, autore della canzone "Per sempre Sì", avrebbe in realtà votato No. Ma lo stesso Sal Da Vinci ha smentito. <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/11/news/gratteri-su-sal-da-vinci-scherzavo-e-con-voi-del-foglio-dopo-il-referendum-faremo-i-conti--8769661/">Interpellato dal Foglio</a> su questo episodio, Gratteri ha detto che scherzava, che era un gioco con il conduttore Massimo Gramellini, che bisognava ridere. Fin qui, una scaramuccia. Ma poi, nel mezzo dell'intervista, il procuratore ha cambiato registro. "Senta, con voi del Foglio – ha detto – se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Non è un problema.<strong> Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti</strong>". I conti come? "Nel senso che tireremo una rete". Un avvertimento che non suona come una battuta.</p> 
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<title>Sulla differenza fra l’azione di indebito oggettivo e di arricchimento senza causa</title>
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<description><![CDATA[ La Cassazione, con sentenza del 15 gennaio 2026 n. 4950, si è pronunciata in merito alla distinzione tra l’azione di indebito oggettivo ex art. 2033 C.c. e quella di arricchimento senza causa ex art. 2041 C.c.
L&#039;articolo Sulla differenza fra l’azione di indebito oggettivo e di arricchimento senza causa proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 12:30:26 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione, con sentenza del 15 gennaio 2026 n. 4950, si è pronunciata in merito alla distinzione tra l’azione di indebito oggettivo ex art. 2033 C.c. e quella di arricchimento senza causa ex art. 2041 C.c.</p>
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<title>Sulla riforma dell’azione di restituzione verso i terzi acquirenti di immobili donati</title>
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<description><![CDATA[ Il Consiglio Nazionale del Notariato ha pubblicato uno studio sulla disciplina transitoria della riforma ex art. 44 L. 182/2025, che ha agevolato la circolazione giuridica dei beni provenienti da donazioni.
L&#039;articolo Sulla riforma dell’azione di restituzione verso i terzi acquirenti di immobili donati proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 12:30:26 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il Consiglio Nazionale del Notariato ha pubblicato uno studio sulla disciplina transitoria della riforma ex art. 44 L. 182/2025, che ha agevolato la circolazione giuridica dei beni provenienti da donazioni.</p>
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<title>Adempimenti 2026 sulle segnalazioni statistiche e di vigilanza delle assicurazioni</title>
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<description><![CDATA[ Con la Lettera al mercato del 09/03/2026 IVASS riepiloga gli adempimenti relativi alle segnalazioni statistiche e di vigilanza da trasmettere nel corso del 2026, indicando alle assicurazioni le modalità operative di trasmissione dei dati, le scadenze e gli aggiornamenti delle rilevazioni.
L&#039;articolo Adempimenti 2026 sulle segnalazioni statistiche e di vigilanza delle assicurazioni proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 12:30:24 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Con la Lettera al mercato del 09/03/2026 IVASS riepiloga gli adempimenti relativi alle segnalazioni statistiche e di vigilanza da trasmettere nel corso del 2026, indicando alle assicurazioni le modalità operative di trasmissione dei dati, le scadenze e gli aggiornamenti delle rilevazioni.</p>
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<title>Le nuove frontiere della regolazione conformativa dei mercati</title>
<link>https://www.eventi.news/le-nuove-frontiere-della-regolazione-conformativa-dei-mercati</link>
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<description><![CDATA[ Il fascicolo monografico della Rivista di Diritto Bancario del convegno &quot;Nuove frontiere della regolazione conformativa dei mercati: esperienze a confronto&quot; dell&#039;Università di Trento.
L&#039;articolo Le nuove frontiere della regolazione conformativa dei mercati proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 12:30:19 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il fascicolo monografico della Rivista di Diritto Bancario del convegno "Nuove frontiere della regolazione conformativa dei mercati: esperienze a confronto" dell'Università di Trento.</p>
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<title>Phishing e licenziamento per indebita disposizione di pagamento</title>
<link>https://www.eventi.news/phishing-e-licenziamento-per-indebita-disposizione-di-pagamento</link>
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<description><![CDATA[ La Cassazione si è pronunciata (3263/2026) in merito alla legittimità del licenziamento per giusta causa del dipendente di una società nei casi di disposizione di bonifici bancari a seguito di email di phishing.
L&#039;articolo Phishing e licenziamento per indebita disposizione di pagamento proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 12:30:18 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione si è pronunciata (3263/2026) in merito alla legittimità del licenziamento per giusta causa del dipendente di una società nei casi di disposizione di bonifici bancari a seguito di email di phishing.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/phishing-e-licenziamento-per-indebita-disposizione-di-pagamento/">Phishing e licenziamento per indebita disposizione di pagamento</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Sulla possibile sospensione della vendita nel sovraindebitamento</title>
<link>https://www.eventi.news/sulla-possibile-sospensione-della-vendita-nel-sovraindebitamento</link>
<guid>https://www.eventi.news/sulla-possibile-sospensione-della-vendita-nel-sovraindebitamento</guid>
<description><![CDATA[ La Cassazione con sentenza 5139/2026 sulla possibilità di sospendere la vendita all&#039;asta nel procedimento di sovraindebitamento, in caso di offerta migliorativa rispetto al prezzo di aggiudicazione provvisoria.
L&#039;articolo Sulla possibile sospensione della vendita nel sovraindebitamento proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 12:30:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione con sentenza 5139/2026 sulla possibilità di sospendere la vendita all'asta nel procedimento di sovraindebitamento, in caso di offerta migliorativa rispetto al prezzo di aggiudicazione provvisoria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/sovraindebitamento-offerta-migliorativa-e-sospensione-della-vendita/">Sulla possibile sospensione della vendita nel sovraindebitamento</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il testo della riforma di procedimento sanzionatorio e sanzioni TUF</title>
<link>https://www.eventi.news/il-testo-della-riforma-di-procedimento-sanzionatorio-e-sanzioni-tuf</link>
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<description><![CDATA[ Alla Camera per il prescritto parere parlamentare lo schema di decreto legislativo che riforma il sistema sanzionatorio del TUF, al fine di rafforzarne l’efficacia, ampliare le garanzie procedimentali e ridurre il contenzioso.
L&#039;articolo Il testo della riforma di procedimento sanzionatorio e sanzioni TUF proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 12:30:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Le conseguenze del decesso di un amministratore nel C.d.A. bipersonale</title>
<link>https://www.eventi.news/le-conseguenze-del-decesso-di-un-amministratore-nel-cda-bipersonale</link>
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<description><![CDATA[ Il Tribunale di Brescia con sentenza del 4 agosto 2025 si è pronunciato in merito ai limiti dei poteri dell’amministratore superstite di un C.d.A. bipersonale, a seguito del decesso dell’altro amministratore.
L&#039;articolo Le conseguenze del decesso di un amministratore nel C.d.A. bipersonale proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 12:30:16 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/le-conseguenze-del-decesso-di-un-amministratore-nel-c-d-a-bipersonale/">Le conseguenze del decesso di un amministratore nel C.d.A. bipersonale</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Sulla frequenza delle segnalazioni delle Autorità di risoluzione</title>
<link>https://www.eventi.news/sulla-frequenza-delle-segnalazioni-delle-autorita-di-risoluzione</link>
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<description><![CDATA[ In GU UE il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/519 che modifica le norme tecniche di attuazione di cui al Regolamento di esecuzione (UE) 2021/622 per quanto riguarda la frequenza delle segnalazioni e le informazioni da segnalare da parte delle Autorità di risoluzione.
L&#039;articolo Sulla frequenza delle segnalazioni delle Autorità di risoluzione proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 12:30:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/sulla-frequenza-delle-segnalazioni-delle-autorita-di-risoluzione/">Sulla frequenza delle segnalazioni delle Autorità di risoluzione</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Le tre fratture dell’intelligenza artificiale in banca</title>
<link>https://www.eventi.news/le-tre-fratture-dellintelligenza-artificiale-in-banca</link>
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<description><![CDATA[ Il contributo affronta il tema dell&#039;utilizzo dell&#039;intelligenza artificiale nell’operatività bancaria, soffermandosi sugli impatti sul sistema dei controlli interni e sulla correlata responsabilità della banca.
L&#039;articolo Le tre fratture dell’intelligenza artificiale in banca proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 12:30:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>tre, fratture, dell’intelligenza, artificiale, banca</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo affronta il tema dell'utilizzo dell'intelligenza artificiale nell’operatività bancaria, soffermandosi sugli impatti sul sistema dei controlli interni e sulla correlata responsabilità della banca.</p>
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<title>Bartolozzi getta la maschera, la fedelissima di Nordio sul referendum: “Col Sì ci togliamo di mezzo la magistratura”</title>
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 20:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Bartolozzi, getta, maschera, fedelissima, Nordio, sul, referendum:, “Col, Sì, togliamo, mezzo, magistratura”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Tocca a <strong>Giusi Bartolozzi</strong> gettare definitivamente la maschera e mostrare pubblicamente le reali intenzioni del governo Meloni. Altro che <strong>separazione delle carriere</strong>, nelle urne del 22 e 23 marzo, quando gli italiani saranno chiamati a confermare o bocciare la riforma della giustizia targata <strong>Carlo Nordio</strong>, l’obiettivo sarà un altro: “<strong>Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura</strong>, che è pilot…sono plotoni di esecuzione. Plotoni di esecuzione”.</p>
<p>Parola della <strong>capo di gabinetto del Guardasigilli</strong>, la “zarina” già indagata e <strong>a rischio processo per il caso Almasri</strong>, il tagliagole libico arrestato in Italia nel febbraio del 2025 e clamorosamente rilasciato e rimpatriato dal governo Meloni su un volo di stato dei servizi segreti.</p>
<p>Dichiarazioni arrivate nel corso di un intervento in una “tribuna politica” dell’emittente siciliana Telecolor, arrivate al termine di un botta e risposta con la senatrice di Alleanza Verdi-Sinistra <strong>Ilaria Cucchi</strong>. Era stata l’esponente di AVS ad incalzare la fedelissima di Nordio, in particolare riguardo “l’interesse per il processo penale” dell’esecutivo, quando è ben noto che le maggiori criticità della giustizia italiana sono nel civile. “Il penale uccide le persone, rovina la reputazione, uccide le famiglie – le aveva risposto Bartolozzi – poi può essere che dopo 15 anni una parte si sente dire che il fatto non sussiste. Ma nel frattempo il penale tocca la vita delle persone”, per poi lasciarsi andare alle parole sul “togliere di mezzo” la magistratura.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-media-max-width="560">
<p dir="ltr" lang="it">Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della giustizia: “Votate sì al referendum, così ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione” <a href="https://t.co/wxabYoh2Wp">pic.twitter.com/wxabYoh2Wp</a></p>
<p>— Ultimora.net (@ultimoranet) <a href="https://twitter.com/ultimoranet/status/2031099006751801407?ref_src=twsrc%5Etfw">March 9, 2026</a></p></blockquote>
<p></p>
<p>Non solo. Bartolozzi aveva anche accennato all’indagine a suo carico per il caso Almasri, in cui risponde dell’accusa di false informazioni e cui la maggioranza di centrodestra alla Camera punta a sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale contro la procura di Roma che conduce le indagini: nel confronto tv la capo di gabinetto si era spinta a dire di voler <strong>“scappare da questo Paese” se non passa la riforma</strong> della giustizia. “Diciamo la verità, finché le cose non ci capitano sulla pelle, voi non avete idea di che cosa vuol dire, chiaro?”, le sue parole in risposta a Marco Bisogni membro togato del Csm di area Unicost presente nel talk di Telecolor.</p>
<p>Uscita a dir poco fuori dalle righe che ha costretto il ministro Nordio, sempre molto disponibile nel difendere la sua fedelissima, a prendere le distanze dal commento del suo capo di gabinetto. “”Mi dispiace per le parole usate dal mio capo di gabinetto. Anche se pronunciate nel contesto di un confronto televisivo lungo e acceso, quell’affermazione è apparsa un attacco all’intera magistratura”, le parole del Guardasigilli, che comunque prova a circoscrivere e depotenziare la vicenda. “Il mio capo di gabinetto ha già chiarito che si riferiva a una piccola parte di giudici politicizzati e sicuramente <strong>non avrà alcuna difficoltà a scusarsi</strong> per parole che sono certo non rispecchiano il suo pensiero e la stima che ha della magistratura, di cui, tra l’altro lei stessa fa parte”, ha dichiarato nella serata di lunedì Nordio.</p>
<p>La stessa Bartolozzi all’Ansa ha provocato a placare le polemiche. “Ho partecipato a un’ora e mezza di trasmissione e fin dall’inizio ho precisato che la riforma è fatta in favore della magistratura per recuperare la credibilità, che purtroppo ormai è persa. Nel corso del dibattito tv ho più volte precisato che la <strong>gran parte dei magistrati sono eccellenti professionisti</strong>, che lavorano nel silenzio della aule e che non cercano ribalte. Solo una <strong>piccola parte, purtroppo quella correntizzata, governa però il sistema</strong>“, le sue dichiarazioni a polemica ormai esplosa.</p>
<p>Le dichiarazioni tardive della capo di gabinetto di Nordio infatti non impediscono alle <strong>opposizioni</strong> di chiedere la “testa” della fedelissima del ministro. A schierarsi contro Bartolozzi è anche chi, nel Partito Democratico, è schierato per il Sì al referendum. “Le parole di Giusi Bartolozzi sono sbagliate e inaccettabili. Dire ‘votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura’ significa avvelenare il dibattito pubblico e mancare di rispetto a chi ogni giorno serve lo Stato. Io difendo le ragioni del Sì, ma non contro i magistrati. Le riforme servono per rendere la giustizia più giusta, più efficiente e più credibile, non per trasformare il referendum in una guerra contro la magistratura. Chi usa toni da resa dei conti danneggia la giustizia e la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. Inaccettabile”, è l’attacco dell’europarlamentare Dem <strong>Pina Picierno</strong>.</p>
<p>Per <strong>Riccardo Magi</strong>, segretario di +Europa, “la migliore risposta al video di Meloni che chiedeva di stare sul merito è arrivata con i deliri di Bartolozzi che evidentemente vuole affossare la riforma del suo ministro”. Anche il presidente del Movimento 5 Stelle <strong>Giuseppe Conte</strong> tira in ballo la premier Giorgia Meloni e il video per il Sì pubblicato lunedì: “Meloni ha speso 13 minuti di video per nascondere quello che Giusi Bartolozzi, il Capo di gabinetto del ministro Nordio, padre della riforma, ha ammesso in tv in pochi secondi”.</p>
<p>Scuse che di fatto da Bartolozzi non sono arrivate e di fatto non arriveranno, come confermano “fonti di governo” all’Ansa. Dal capo di gabinetto di Nordio al momento “<strong>non sono in arrivo scuse pubbliche</strong>” e il suo caso “<strong>verrà gestito internamente</strong>”.</p>
<p>L’uscita sulla magistratura in ogni caso “non è piaciuta per niente” alla premier <strong>Giorgia Meloni</strong>, definita “<strong>fortemente contrariata</strong>”. C’è chi si spinge oltre e chiede alla fedelissima di Nordio di “tenere a freno la lingua”, è una delle considerazioni che si fanno all’interno dell’esecutivo in queste ore e che vengono riportate dall’Ansa.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Ecco perché un detenuto dovrebbe votare No al referendum sulla giustizia</title>
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<description><![CDATA[ Non poteva mancare, nei miei giri per le carceri e negli scambi con i detenuti, la domanda del momento: “che dobbiamo fare co’ ‘sto referendum? È buono per noi?” E certo, se non se lo chiedono loro, che in galera ci vanno, di cosa stiamo parlando? Un’occhiuta circolare dell’amministrazione penitenziaria di molti anni fa prescrive […] ]]></description>
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 20:00:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Ecco, perché, detenuto, dovrebbe, votare, referendum, sulla, giustizia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Non poteva mancare, nei miei giri per le <strong>carceri</strong> e negli scambi con i detenuti, la domanda del momento: “<em>che dobbiamo fare co’ ‘sto referendum? È buono per noi?”</em> E certo, se non se lo chiedono loro, che in galera ci vanno, di cosa stiamo parlando? Un’occhiuta circolare dell’amministrazione penitenziaria di molti anni fa prescrive che le autorità in visita possano ascoltare ma mai parlare di vicende giudiziarie, e che debbano evitare di rispondere alle osservazioni dei detenuti esprimendo giudizi sull’operato dell’amministrazione e sull’universo mondo. Non dirò quindi se ho risposto a quel ragazzo aggrappato alle sbarre della sua cella, come vuole la controriforma in atto del penitenziario, ma se gli avessi risposto gli avrei detto più o meno quel che segue.</p>
<p>Sono sempre stato a favore della<strong> separazione delle carriere</strong>, ed anzi ne avrei voluta una in più, quella della<strong> magistratura della difesa</strong>, in modo da rafforzare le garanzie per i meno abbienti, che riempiono le patrie galere in misura inversamente proporzionale alla loro considerazione pubblica: una difesa legale qualificata, indipendentemente dalla sorte nella assegnazione del difensore di fiducia o dallo spirito di sacrificio del legale di fiducia in gratuito patrocinio. Né mi ha mai convinto fino in fondo quel discorso sulla comune cultura della giurisdizione tra giudicanti e inquirenti: certo che ci dovrebbe essere, ma le possibilità che essa si manifesti, ai piani bassi della giurisdizione, sono tal quali a quelle che si manifesti una contraria comune cultura dell’inquisizione, fondata sul pregiudizio di colpevolezza nei confronti di quei malandati di strada. Avrei buone ragioni, quindi, per stare dalla parte dei miei amici delle camere penali.</p>
<p>Ma una riforma costituzionale non è solo una bandiera: è anche disposizioni, norme, pesi nell’equilibrio dei poteri. E non mi sta bene che il governo l’abbia imposta al Parlamento e alla sua stessa maggioranza, impedendogli un esame di merito e finanche la correzione delle storture più evidenti, come il sorteggio dei componenti del consiglio superiore sdoppiato,<strong> l’alta corte disciplinare</strong> che giudica su se stessa, magari in composizione sbilanciata tra laici e togati. Tecnicamente mi basterebbe questo per dire che il gioco non vale la candela, che<a href="https://www.unita.it/2026/01/17/perche-votero-no-riforma-giustizia-separazione-carriere/"> la <strong>separazione delle carriere</strong> non vale i rischi dello smembramento dell’organo di autogoverno della magistratura</a>, dello svilimento del principio democratico nella rappresentanza, del rischio di un disciplinamento politico della magistratura. Ma che gliele dico a fare, queste cose, al mio interlocutore aggrappato alle sbarre di una cella: con tutto il rispetto, se si trova dove si trova sarà per lo meno per una decisione (quasi) conforme di <strong>giudice</strong> e <strong>pm,</strong> ed è facile dire che è colpa loro, o della mancata indipendenza dell’uno dall’altro.</p>
<p>Ma altrettanto chiaro, a me come ai detenuti, è che la loro condizione è di gran lunga peggiorata in questi anni di governo di destra: reati e innalzamenti di pena per ogni dove, barriere legali e materiali all’accesso alle alternative, il <strong>carcere</strong> rinchiuso in se stesso e chiuso al suo interno. Siamo di fronte a un processo di ipercriminalizzazione dei soliti noti, inadatti alle alternative sin dal momento del giudizio e che lì restano fino alla fine, in carcere. E se si muovono indisciplinatamente, collezionano ulteriori anni di pena che ne rinviano di anno in anno l’uscita. Questo è il<strong> carcere oggi in Italia</strong>: una istituzione disciplinare che seleziona i suoi clienti tra i meno abbienti e gli fa sperimentare la durezza della pena ben oltre il necessario, per mostrarne lo scalpo a una pubblica opinione che non sa come altro acquietarsi.</p>
<p>Se il 22 e il 23 di marzo dovesse vincere il<strong> sì al referendum</strong>, la politica della giustizia del governo, e con essa la sua politica criminale (criminale in senso tecnico così come in senso metaforico) sarebbero confermate dal voto popolare, e questo no, i detenuti, le vittime della discriminazione punitiva del governo non se lo possono permettere. <a href="https://www.unita.it/2026/02/18/referendum-la-folle-campagna-della-destra-forcaiola-votare-si-per-ottenere-piu-manette/">Che ce ne facciamo della<strong> separazione delle carriere</strong> se consentirà il perdurare, e anzi rinvigorirà questa politica criminale?</a> Che ce ne facciamo del giudice terzo se serve a chiudere in carcere ogni forma di irregolarità sociale? Sarà per un’altra volta, quando se ne potrà discutere in un quadro di garanzie che qui non si sono viste. Intanto è no: no alla prepotenza del governo, no allo stravolgimento degli equilibri istituzionali, no ai rischi per <strong>l’indipendenza della magistratura,</strong> ma soprattutto – converrà il mio interlocutore di là dalle sbarre – no alle politiche penali e penitenziarie di questo governo.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Enzo Tortora, cronaca di un linciaggio</title>
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<description><![CDATA[ Questo articolo non l’ho scritto io, ma parla con le parole intinte nel veleno giustizialista dei giornalisti e dei commentatori che nel cuore degli anni Ottanta hanno partecipato al linciaggio di ... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 09:00:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Questo articolo non l’ho scritto io, ma parla con le parole intinte nel veleno giustizialista dei giornalisti e dei commentatori che nel cuore degli anni Ottanta hanno partecipato al linciaggio di ... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>Turati e De Gasperi, la storia inventata da Woodcock</title>
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<description><![CDATA[ In questa campagna referendaria ne abbiamo sentite di tutti i colori. Sono stati scomodati morti illustri, si pensi solo alle false interviste a Falcone e Borsellino, ma c’è chi come Henry John Woodcock va più indietro nel tempo e riscrive la storia d’Italia. In vari interventi pubblici a sostegno del No alla riforma, il celebre pm della procura di Napoli spiega le scarse ragioni a favore del Sì raccontando un suo dialogo sulla separazione delle carriere con gli avvocati. “Qualcuno di loro mi risponde abbassando lo sguardo ‘Sai, è un’occasione storica’ – dice il pm – I più dotti addirittura scomodano Turati, dicendo ‘anche Turati fornì l’appoggio esterno a De Gasperi’”. Ed è proprio qui che Woodcock sfodera i suoi studi da “appassionato di storia”: “Allora io li guardo sbalordito e dico: ma tu lo sai che Turati l’appoggio esterno a De Gasperi glielo diede per fare le leggi a tutela dei lavoratori minori e delle donne, non per la separazione delle carriere?”, dice con l’aria di quello che ha fatto scacco matto. 
In questa ricostruzione c’è però qualche piccolo problema di coerenza storico-temporale. Filippo Turati, il grande leader del socialismo riformista, in effetti propose insieme alla compagna Anna Kuliscioff un provvedimento sul lavoro minorile e femminile: è la cosiddetta “legge Carcano”, ma è del 1902, quando il giovane Alcide andava ancora a scuola. Inoltre Turati non ha mai dato alcun appoggio esterno a De Gasperi, non per inimicizia né per ostilità politica, ma perché morì in esilio in Francia nel 1932 in pieno regime fascista: il primo governo De Gasperi arrivò solo 14 anni dopo, nel 1946. Lo statista democristiano rimase a Palazzo Chigi fino al 1953, senza peraltro approvare alcuna legge sul lavoro minorile che, nell’Italia repubblicana, arriverà solo nel 1967 (dopo altri 14 anni). Non è chiaro come lo storico Woodcock abbia fatto a mescolare oltre 60 anni di storia in un cocktail imbevibile, ma la speranza è che il gemello pm conduca le inchieste con un altro metodo.  ]]></description>
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 09:00:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>In questa campagna referendaria ne abbiamo sentite di tutti i colori. Sono stati scomodati morti illustri, si pensi solo alle false interviste a Falcone e Borsellino, ma c’è chi come <strong>Henry John Woodcock va più indietro nel tempo e riscrive la storia d’Italia. </strong>In vari interventi pubblici a sostegno del No alla riforma, il celebre pm della procura di Napoli spiega le scarse ragioni a favore del Sì raccontando un suo dialogo sulla separazione delle carriere con gli avvocati. “Qualcuno di loro mi risponde abbassando lo sguardo ‘Sai, è un’occasione storica’ – dice il pm – I più dotti addirittura scomodano Turati, dicendo ‘anche Turati fornì l’appoggio esterno a De Gasperi’”. Ed è proprio qui che Woodcock sfodera i suoi studi da “appassionato di storia”: “Allora io li guardo sbalordito e dico: <strong>ma tu lo sai che Turati l’appoggio esterno a De Gasperi glielo diede per fare le leggi a tutela dei lavoratori minori e delle donne, non per la separazione delle carriere?”, dice con l’aria di quello che ha fatto scacco matto.</strong></p> 
<p>In questa ricostruzione c’è però qualche piccolo problema di coerenza storico-temporale. Filippo <strong>Turati</strong>, il grande leader del socialismo riformista, in effetti propose <strong>insieme alla compagna Anna Kuliscioff un provvedimento sul lavoro minorile e femminile: è la cosiddetta “legge Carcano”, ma è del 1902</strong>, quando il giovane<strong> Alcide andava ancora a scuola.</strong> Inoltre<strong> Turati non ha mai dato alcun appoggio esterno a De Gasperi</strong>, non per inimicizia né per ostilità politica, ma perché <strong>morì in esilio in Francia nel 1932 in pieno regime fascista</strong>:<strong> il primo governo De Gasperi arrivò solo 14 anni dopo</strong>, nel 1946. Lo statista democristiano rimase a Palazzo Chigi fino al 1953, senza peraltro approvare alcuna legge sul lavoro minorile che, nell’Italia repubblicana, arriverà solo nel 1967 (dopo altri 14 anni).<strong> Non è chiaro come lo storico Woodcock abbia fatto a mescolare oltre 60 anni di storia in un cocktail imbevibile</strong>, ma la speranza è che il gemello pm conduca le inchieste con un altro metodo. </p>]]> </content:encoded>
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<title>Lo scivolone di Gratteri su Sal Da Vinci che vota No al referendum</title>
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<description><![CDATA[ Massimo Gramellini ha fatto una domanda scherzosa al procuratore di Napoli Nicola Gratteri, ospite a “In altre parole” su La7, sulla canzone che ha vinto il Festival di Sanremo il cui titolo sembra uno spot a favore della riforma della giustizia (“Per sempre sì”). Il magistrato calabrese risponde che il vincitore del Festival “ha detto che voterà No!”. 
Durante il Festival di Sanremo, sui social network è iniziata a circolare una foto di Sal Da Vinci con su scritto “La mia canzone si intitola ‘Per sempre sì’ ma al referendum costituzionale voterò No alla riforma Nordio”. Si trattava di una falsa citazione, che però aveva avuto una così ampia diffusione da meritare una smentita dello stesso Sal Da Vinci: “Non ho mai dichiarato questo, perché penso che fino all’ultimo momento ognuno può decidere di fare e dire quello che vuole. Non ho mai parlato di questo, quindi è una fake news” ]]></description>
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 09:00:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Massimo Gramellini ha fatto una domanda scherzosa al procuratore di Napoli Nicola Gratteri, ospite a “In altre parole” su La7, sulla canzone che ha vinto il Festival di Sanremo il cui titolo sembra uno spot a favore della riforma della giustizia (“Per sempre sì”). Il magistrato calabrese risponde che il vincitore del Festival “ha detto che voterà No!”.</p> 
<p>Durante il Festival di Sanremo, sui social network è iniziata a circolare una foto di Sal Da Vinci con su scritto “La mia canzone si intitola ‘Per sempre sì’ ma al referendum costituzionale voterò No alla riforma Nordio”. Si trattava di una falsa citazione, che però aveva avuto una così ampia diffusione da meritare una smentita dello stesso Sal Da Vinci: “Non ho mai dichiarato questo, perché penso che fino all’ultimo momento ognuno può decidere di fare e dire quello che vuole. Non ho mai parlato di questo, quindi è una fake news”</p>]]> </content:encoded>
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<title>La vera posta in gioco al referendum: il primato dei giudici sulla politica</title>
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<description><![CDATA[ C’è una posta in gioco molto più alta, pericolosamente nascosta dietro al referendum sulla giustizia. Una posta in gioco per nulla te... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 09:00:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>Gratteri arruola Sal Da Vinci nel fronte del No senza accorgersi di aver citato di nuovo un meme falso</title>
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 09:00:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<title>L&amp;apos;imprenditore perseguitato da Woodcock spiega cosa vuol dire avere gip al traino dei pm</title>
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<description><![CDATA[ “Con la sua storia ha il coraggio barbaro di dire in tv che cerca le prove a favore degli indagati? Con me Woodcock non ha cercato prove a favore, ma ha costruito le prove contro che non es... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 09:00:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>“Con la sua storia ha il coraggio barbaro di dire in tv che cerca le prove a favore degli indagati? <strong>Con me Woodcock non ha cercato prove a favore, ma ha costruito le prove contro che non es... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</strong></p>]]> </content:encoded>
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<title>&amp;quot;Dal fronte del No fake news sull’elezione dei laici del Csm e dell’Alta corte&amp;quot;. Parla Guzzetta</title>
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<description><![CDATA[ “Con il Sì al referendum il governo potrà scegliersi i membri laici dei due Csm e dell’Alta corte disciplinare? E’ una totale fake news, ormai siamo al fantadiritto”. E’ netto il commento d... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 09:00:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Con il Sì al referendum il governo potrà scegliersi i membri laici dei due Csm e dell’Alta corte disciplinare? E’ una totale fake news, ormai siamo al fantadiritto”. E’ netto il commento d... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</strong></p>]]> </content:encoded>
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<title>Trasparenza dei contenuti generati dall’IA: Codice di condotta della Commissione UE</title>
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<description><![CDATA[ La Commissione UE ha posto in consultazione una seconda bozza del Codice di condotta per la trasparenza dei contenuti generati dall&#039;IA, per aiutare i fornitori e gli utilizzatori a soddisfare i requisiti di marcatura ed etichettatura dei contenuti generati dall&#039;IA ex art. 50 AI Act.
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 06:30:21 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Commissione UE ha posto in consultazione una seconda bozza del Codice di condotta per la trasparenza dei contenuti generati dall'IA, per aiutare i fornitori e gli utilizzatori a soddisfare i requisiti di marcatura ed etichettatura dei contenuti generati dall'IA ex art. 50 AI Act.</p>
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<title>Rimesse ripristinatorie, azione di ripetizione e onere della prova</title>
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<description><![CDATA[ La Cassazione con sentenza 3200/2026 sull’onere della prova per l’azione di ripetizione dell’indebito, con riferimento alla prova della natura delle rimesse ripristinatorie, in un rapporto di conto corrente.
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 06:30:20 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione con sentenza 3200/2026 sull’onere della prova per l’azione di ripetizione dell’indebito, con riferimento alla prova della natura delle rimesse ripristinatorie, in un rapporto di conto corrente.</p>
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<title>La nuova disciplina fiscale della scissione mediante scorporo</title>
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<description><![CDATA[ Il contributo analizza, anche in chiave evolutiva, la disciplina fiscale della scissione mediante scorporo, con particolare riferimento a quella in favore di società beneficiarie preesistenti, oggetto di chiarimenti ad opera dell&#039;art. 6 del D. Lgs. 192/2025 (c.d. “Decreto Correttivo”).
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 06:30:20 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo analizza, anche in chiave evolutiva, la disciplina fiscale della scissione mediante scorporo, con particolare riferimento a quella in favore di società beneficiarie preesistenti, oggetto di chiarimenti ad opera dell'art. 6 del D. Lgs. 192/2025 (c.d. “Decreto Correttivo”).</p>
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<title>La relazione dell’organo di revisione sul rendiconto di gestione</title>
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<description><![CDATA[ La FNC, il CNDCEC e l’ANCREL hanno pubblicato una relazione volta a fornire supporto all&#039;organo di revisione per la redazione del rendiconto della gestione 2025 riferita agli enti locali.
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 06:30:19 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La FNC, il CNDCEC e l’ANCREL hanno pubblicato una relazione volta a fornire supporto all'organo di revisione per la redazione del rendiconto della gestione 2025 riferita agli enti locali.</p>
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<title>Sull’esclusione delle ipotesi di recesso del socio ex art. 2437, c. 2 C.c.</title>
<link>https://www.eventi.news/sullesclusione-delle-ipotesi-di-recesso-del-socio-ex-art-2437-c-2-cc</link>
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<description><![CDATA[ Con sentenza del 5 giugno 2025, il Tribunale di Venezia, Sez. Spec. Impresa (Pres. Rel. Tosi), ha dichiarato l’inefficacia del recesso esercitato dalla socia di una società consortile per azioni.
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 06:30:18 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Sull’esclusione, delle, ipotesi, recesso, del, socio, art., 2437, C.c.</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Con sentenza del 5 giugno 2025, il Tribunale di Venezia, Sez. Spec. Impresa (<em>Pres. Rel. Tosi</em>), ha dichiarato l’inefficacia del recesso esercitato dalla socia di una società consortile per azioni.</p>
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<title>Trasparenza retributiva: l’attuazione della Direttiva Pay transparency</title>
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<description><![CDATA[ Webinar del 23 Aprile 2026 che analizzerà l&#039;attuazione della Direttiva Pay transparency, dal punto di vista dei necessari adeguamenti dei processi e delle policy aziendali sulla gestione del personale, della politica retributiva e dei contratti individuali di lavoro.
L&#039;articolo Trasparenza retributiva: l’attuazione della Direttiva Pay transparency proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 06:30:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Trasparenza, retributiva:, l’attuazione, della, Direttiva, Pay, transparency</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Webinar del 23 Aprile 2026<em> </em>che analizzerà l'attuazione della Direttiva <em>Pay transparency</em>, dal punto di vista dei necessari adeguamenti dei processi e delle policy aziendali sulla gestione del personale, della politica retributiva e dei contratti individuali di lavoro.</p>
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<title>L’attuazione della Direttiva Pay transparency al webinar 23/04</title>
<link>https://www.eventi.news/lattuazione-della-direttiva-pay-transparency-al-webinar-2304</link>
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<description><![CDATA[ Webinar DB del 23/04/2026 che analizzerà l&#039;attuazione della Direttiva Pay transparency, dal punto di vista dei necessari adeguamenti dei processi e delle policy aziendali sulla gestione del personale, della politica retributiva e dei contratti individuali di lavoro.
L&#039;articolo L’attuazione della Direttiva Pay transparency al webinar 23/04 proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 06:30:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Webinar DB del 23/04/2026<em> </em>che analizzerà l'attuazione della Direttiva <em>Pay transparency</em>, dal punto di vista dei necessari adeguamenti dei processi e delle policy aziendali sulla gestione del personale, della politica retributiva e dei contratti individuali di lavoro.</p>
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<title>Compensazione di perdite fiscali pregresse e disciplina antiabuso</title>
<link>https://www.eventi.news/compensazione-di-perdite-fiscali-pregresse-e-disciplina-antiabuso</link>
<guid>https://www.eventi.news/compensazione-di-perdite-fiscali-pregresse-e-disciplina-antiabuso</guid>
<description><![CDATA[ Con la sentenza n. 1749/2026, la Corte di Cassazione ha stabilito che la disciplina antielusiva descritta dall’art. 37-bis del D.P.R. n. 600 del 1973, vigente ratione temporis, possiede efficacia limitata ai casi tassativamente indicati nel terzo comma della medesima norma.
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 06:30:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Compensazione, perdite, fiscali, pregresse, disciplina, antiabuso</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Con la sentenza n. 1749/2026, la Corte di Cassazione ha stabilito che la disciplina antielusiva descritta dall’art. 37-<i>bis</i> del D.P.R. n. 600 del 1973, vigente <i>ratione temporis</i>, possiede efficacia limitata ai casi tassativamente indicati nel terzo comma della medesima norma.</p>
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<title>Sulla nullità parziale delle fideiussioni omnibus</title>
<link>https://www.eventi.news/sulla-nullita-parziale-delle-fideiussioni-omnibus</link>
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<description><![CDATA[ Il Tribunale di Roma si è pronunciato con sentenza del 25 febbraio 2026  n. 3387 in merito alla nullità parziale delle fideiussioni riproduttive del modello ABI sanzionato da Banca d&#039;Italia.
L&#039;articolo Sulla nullità parziale delle fideiussioni omnibus proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 06:30:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tribunale di Roma si è pronunciato con sentenza del 25 febbraio 2026  n. 3387 in merito alla nullità parziale delle fideiussioni riproduttive del modello ABI sanzionato da Banca d'Italia.</p>
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<title>Non adeguata verifica AML e contatto sociale qualificato</title>
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<description><![CDATA[ Il Collegio di Bologna dell’ABF, con la decisione n. 9702 del 6 novembre 2025 si è pronunciato sui profili di responsabilità della banca rispetto ad una inadeguata verifica del cliente ai sensi della normativa antiriciclaggio di cui al D. Lgs. n. 231/2007.
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 06:30:12 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Non, adeguata, verifica, AML, contatto, sociale, qualificato</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il Collegio di Bologna dell’ABF, con la decisione n. 9702 del 6 novembre 2025 si è pronunciato sui profili di responsabilità della banca rispetto ad una inadeguata verifica del cliente ai sensi della normativa antiriciclaggio di cui al D. Lgs. n. 231/2007.</p>
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<title>Non c’è onore e non c’è riscatto nella criminalità: la mia vita una discesa continua verso l’inferno, la mia pena per sempre</title>
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<description><![CDATA[ Al congresso di Nessuno tocchi Caino che si è svolto a Milano nel teatro del carcere Cesare Beccaria è intervenuto anche un uomo che nella sua prima vita ha conosciuto gli istituti penali per i minorenni e nella sua seconda vita pure gli istituti penali per i maggiorenni. Oggi è una persona diversa, rinata a […] ]]></description>
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<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Non, c’è, onore, non, c’è, riscatto, nella, criminalità:, mia, vita, una, discesa, continua, verso, l’inferno, mia, pena, per, sempre</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>Al congresso di Nessuno tocchi Caino che si è svolto a Milano nel teatro del carcere Cesare Beccaria è intervenuto anche un uomo che nella sua prima vita ha conosciuto gli istituti penali per i minorenni e nella sua seconda vita pure gli istituti penali per i maggiorenni. Oggi è una persona diversa, rinata a una nuova vita, grazie anche ai “Laboratori Spes contra spem” nel carcere di Opera. Quando ha parlato al Beccaria, seduti in prima fila ad ascoltarlo c’erano ragazzi della sua stessa età, quella della sua prima vita.</em></p>
<p>Ringrazio tutte le persone che mi hanno dato la possibilità di essere qui oggi, ma non me ne voglia la gran parte della platea se io oggi desidero e voglio esclusivamente parlare a voi, ragazzi che siete rinchiusi in questo istituto. Desidero parlarvi perché conosco benissimo la vostra realtà, conosco perfettamente ciò che voi state vivendo, perché questa realtà è stata la mia realtà. Sono nato 64 anni fa a <strong>Catania</strong> e, purtroppo, ho vissuto la maggior parte della mia vita in carcere, oltre la metà della mia vita dietro le sbarre.</p>
<p>Avevo poco meno di quindici anni quando, insieme ad alcuni miei compagni, mentre eravamo in motorino, siamo rimasti a piedi senza benzina. Allora abbiamo pensato di prenderne un po’ da un motorino posteggiato in una via vicina al centro di Catania. Pensavamo che fosse una cosa banale, quasi normale, da poter fare con disinvoltura davanti a tutti. Ma non era così. Un agente della Polizia di Stato, insieme ad alcuni amici, ci vide armeggiare e capì che stavamo rubando un po’ di benzina da quel motorino. Fummo arrestati: cinque bambini di quindici anni. Ci portarono prima in questura e poi al<strong> carcere minorile di Catania.</strong> Lì iniziammo ad essere derisi dagli altri ragazzi detenuti: capii subito il meccanismo che si innesca all’interno di un istituto minorile. Eravamo gli <em>“scimuniti”</em> che si erano fatti arrestare per un po’ di benzina. Vengo da un quartiere di Catania con una forte reputazione criminale, e nel carcere minorile c’erano anche altri ragazzi provenienti dal mio stesso quartiere. Così, dopo lo scherno iniziale, subentrò una sorta di protezione nei nostri confronti.</p>
<p>Dopo due giorni di detenzione, il<strong> carcere minorile</strong> entrò in contatto con quello dei maggiorenni. I detenuti adulti chiesero ai minorenni di scatenare una rivolta. Noi, vedendo in loro una sorta di modello, accettammo e obbedimmo, quasi con gratitudine. La rivolta iniziò: alcuni dei miei compagni dissero di non salire sui tetti, perché eravamo prossimi all’uscita, ma altri salirono lo stesso. La situazione degenerò: nel reparto minorile, e poi in quello dei maggiorenni, scoppiarono scontri violenti. Da quella rivolta scaturirono due omicidi e diversi accoltellamenti. Quando la rivolta fu sedata e vennero scoperti i fatti, i capri espiatori furono trovati tra noi minorenni, perché eravamo stati noi ad accendere la miccia. Quella notte si sentivano le grida dei ragazzi picchiati, puniti e portati in isolamento. Il clima era di paura, dolore e pianti.</p>
<p>La mattina successiva arrivarono il Presidente del Tribunale dei Minori di Catania <strong>Giambattista Scidà</strong> e il Procuratore della Repubblica dei Minori <strong>Alfio Cocuzza</strong>, che dissero agli agenti: <em>“I nostri ragazzi, i nostri bambini, non vengono toccati. Sono stati strumentalizzati dai maggiorenni.”</em> Per tre giorni nel carcere ci fu solo silenzio, un continuo bisbigliare per cercare di capire cosa fosse successo. Quando si comprese la verità, calò il gelo. Ma insieme al gelo, nacque anche una sensazione perversa di orgoglio: pensavamo di aver avuto un ruolo importante, di essere stati <em>“la miccia”</em>. Ecco, quello fu l’inizio della mia fine. Da quel giorno la mia vita è stata un continuo scendere verso l’inferno. Oggi posso dire che quell’inferno fa parte di me, ma voglio che la mia esperienza serva a voi. Non guardate in me un uomo che viene a farvi la morale. Io conosco tutte le dinamiche di un istituto minorile, perché le ho vissute. Dopo quell’episodio, per cercare di riscattarmi – o forse per ribellarmi ancora di più – l’anno successivo fui arrestato per una rapina. Tre anni dopo, per un’altra rapina. Cinque anni dopo, per omicidi. Quindici anni dopo, per reati ancora più gravi. La mia vita è stata un continuo fallimento, un precipitare costante.</p>
<p>Vorrei potervi trasferire tutta la mia angoscia e il mio dolore come si trasferiscono dati da un computer, solo per potervi dire che questa strada non porta a niente. Porta soltanto macerie. Ho perso i miei familiari, le persone più care, e ho causato sofferenza a tanti altri. Molte famiglie, a causa mia, hanno provato dolore e lutti. E questo è il peso che porto ogni giorno. Oggi sono in affidamento ai servizi sociali, ma credetemi: la mia pena continua per sempre.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Referendum, Meloni in campo e all’attacco sul voto: “Magistrati ci impediscono di governare, se vince il No non ci dimettiamo”</title>
<link>https://www.eventi.news/referendum-meloni-in-campo-e-allattacco-sul-voto-magistrati-ci-impediscono-di-governare-se-vince-il-no-non-ci-dimettiamo</link>
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<description><![CDATA[ A due settimane dal voto Giorgia Meloni è pienamente in campo sul referendum. La presidente del Consiglio compie un “uno-due” calcistico e in poco più di 12 ore si mostra in due sostanziali monologhi a favore della riforma della giustizia targata Carlo Nordio, su cui gli elettori italiani dovranno esprimersi nel referendum confermativo del 22 […] ]]></description>
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<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
<media:keywords>Referendum, Meloni, campo, all’attacco, sul, voto:, “Magistrati, impediscono, governare, vince, non, dimettiamo”</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>A due settimane dal voto <strong>Giorgia Meloni</strong> è pienamente in campo sul referendum. La presidente del Consiglio compie un “uno-due” calcistico e in poco più di 12 ore si mostra in due sostanziali monologhi a favore della riforma della giustizia targata <strong>Carlo Nordio</strong>, su cui gli elettori italiani dovranno esprimersi nel <strong>referendum</strong> confermativo del <strong>22 e 23 marzo</strong>.</p>
<p>La “discesa in campo” di Meloni, che pure non avrebbe voluto personalizzare il dibattito evitando di metterci la faccia, era di fatto obbligata: il <strong>fronte del No ha ampiamente recuperato il distacco</strong> evidenziato dai sondaggi negli scorsi mesi, sorpassando secondo alcuni scenari i Sì in caso di affluenza bassa, mentre la guerra in Iran e Medio Oriente sta portando le attenzioni degli italiani su altri temi come il caro benzina-bollette, questioni su cui il governo rischia grosso nei consensi.</p>
<p>Meloni prima ospite domenica sera di “Fuori dal coro” di Mario Giordano, poi direttamente con un video pubblicato sui propri canali social, promuove il Sì ma soprattutto coglie l’occasione per attaccare senza mezzi termini la magistratura. Lo fa <strong>strumentalizzando</strong> alcuni recenti <strong>casi di cronaca anche giudiziaria</strong>, a partire da quello della “<strong>famiglia nel bosco</strong>”, ma dicendosi convinta anche che “la riforma interviene anche su materie come <strong>sicurezza e immigrazione</strong>”, citando a tal proposito “le devastazioni dei centri sociali a Roma e a Torino” dove “non c’è stato nessun seguito giudiziario”, arrivando ad accusa i giudici di “impedirci di governare”. Premier che poi rifiuta di legare l’esito del voto alle sorti del suo governo: “Qui si dice che bisogna votare no per dare un segnale al governo, però a me i cittadini possono tranquillamente cacciare fra un anno se vogliono perché io se sbaglio, pago”, le sue parole.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-media-max-width="560">
<p dir="ltr" lang="it">Vi ripropongo la mia intervista di poco fa a “Fuori dal coro” <a href="https://t.co/CG9Rj4Ssu6">pic.twitter.com/CG9Rj4Ssu6</a></p>
<p>— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) <a href="https://twitter.com/GiorgiaMeloni/status/2030760350950330404?ref_src=twsrc%5Etfw">March 8, 2026</a></p></blockquote>
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<p>All’intervento su Rete4 domenica sera fa seguito il video sui social di lunedì mattina, un <strong>filmato di 13 minuti</strong> registrato davanti ad una siepe, alle sue spalle i tetti del centro di Roma, in cui spiega le ragioni del Sì. Meloni parla di “clima di forte confusione” a causa di “sovrapposte polemiche, semplificazioni, slogan, e in molti casi informazioni parziali o, peggio, completamente distorte”.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-media-max-width="560">
<p dir="ltr" lang="it">Cosa c’è davvero nella riforma della Giustizia: 13 minuti per fare chiarezza e rispondere alle banalizzazioni e alle troppe bufale messe in circolazione.</p>
<p>Vi chiedo di ascoltare il video fino alla fine e di aiutarmi a diffonderlo.<br>
Il 22 e 23 marzo scelgo il SÌ ✅ <a href="https://t.co/z7fMJXpheq">pic.twitter.com/z7fMJXpheq</a></p>
<p>— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) <a href="https://twitter.com/GiorgiaMeloni/status/2030932822433706173?ref_src=twsrc%5Etfw">March 9, 2026</a></p></blockquote>
<p></p>
<p>Il dito è ovviamente puntato contro le opposizioni e i comitati per il No. La presidente del Consiglio spiega che “per convincervi a votare No vi stanno dicendo che non conta la riforma e di andare a votare per mandare a casa il governo, usano lo scudo del governo perché non vogliono una riforma sacrosanta”. Agli italiani dunque Meloni consiglia di “non cadere nella trappola, il <strong>governo non si dimetterà in caso di vittoria del No</strong>“.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Stato etico a Palmoli? No, grazie. Questo scandalo deve finire</title>
<link>https://www.eventi.news/stato-etico-a-palmoli-no-grazie-questo-scandalo-deve-finire</link>
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<description><![CDATA[ Stato etico, dunque illiberalismo, dunque fascismo, se vogliamo, è quando i servizi sociali e un tribunale per i minori, invece di fare il loro delicato e rischioso mestiere, rimediare ad abusi e m... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 02:30:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Stato etico, dunque illiberalismo, dunque fascismo, se vogliamo, è quando i servizi sociali e un tribunale per i minori, invece di fare il loro delicato e rischioso mestiere, rimediare ad abusi e m... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il 57 per cento degli imprenditori voterà Sì al referendum. Il sondaggio dell&amp;apos;Istituto Piepoli</title>
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<description><![CDATA[ Una platea di cinquecento imprenditori italiani ha risposto alle domande dell&#039;istituto Piepoli in collaborazione con Conflavoro in vista del voto del 22 e 23 marzo sul referendum della giustizia. Il quadro che ne esce è chiaro: gli intervistati voteranno per il 57 per cento a favore della riforma Nordio e il 43 per cento voterà contro. Il dato che più qualifica il sondaggio è quello riguardante il livello di preparazione sull&#039;argomento: il 94 per cento degli imprenditori intervistati è a conoscenza del fatto che si svolgerà la consultazione e 9 intervistati su 10 sanno che non è previsto il quorum. Il 90 per cento, invece, è informato sull&#039;esistenza e sui contenuti della riforma costituzionale. 
  
L&#039;affluenza sul totale del campione è stimata al 60 per cento, con una leggera prevalenza nel Nord-Ovest e Nord-Est (63 per cento) e nel Centro Italia (64 per cento), più bassa nel Sud e isole (54 per cento). Considerando invece le macro aree geografiche, il Sì è più marcato nella zona Nord-Est del paese con il 61 per cento, mentre prevarrà meno in altre zone: nel Nord-Ovest il Sì si attesta al 57 per cento, nel Sud e nelle Isole al 56 per cento e al 55 per cento nel Centro. Nel campione analizzato dall&#039;Istituto ci sono anche gli indecisi, fermi al 18 per cento. Anche se al momento, se dovessero scegliere di esprimersi, voterebbero per il Sì il 52 per cento degli imprenditori ]]></description>
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<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 19:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Una platea di cinquecento imprenditori italiani ha risposto alle domande dell'istituto Piepoli in collaborazione con Conflavoro in vista del voto del 22 e 23 marzo sul referendum della giustizia. Il quadro che ne esce è chiaro: <strong>gli intervistati voteranno per il 57 per cento a favore della<a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/05/news/-al-referendum-voto-si-e-una-scelta-storica-per-avere-una-giustizia-piu-equa-dice-pietro-perlingieri-8745045/"> riforma Nordio</a> e il 43 per cento voterà contro. </strong>Il dato che più qualifica il sondaggio è quello riguardante il livello di preparazione sull'argomento: il 94 per cento degli imprenditori intervistati è a conoscenza del fatto che si svolgerà la consultazione e 9 intervistati su 10 sanno che non è previsto il quorum.<strong> Il 90 per cento, invece, è informato sull'esistenza e sui contenuti della riforma costituzionale.</strong></p> 
<p> </p> 
<p>L'affluenza sul totale del campione è stimata al 60 per cento, con una leggera prevalenza nel Nord-Ovest e Nord-Est (63 per cento) e nel Centro Italia (64 per cento), più bassa nel Sud e isole (54 per cento). <strong>Considerando invece le macro aree geografiche, il Sì è più marcato nella zona Nord-Est del paese con il 61 per cento, mentre prevarrà meno in altre zone: nel Nord-Ovest il Sì si attesta al 57 per cento, nel Sud e nelle Isole al 56 per cento e al 55 per cento nel Centro</strong>. Nel campione analizzato dall'Istituto ci sono anche gli indecisi, fermi al 18 per cento. Anche se al momento, se dovessero scegliere di esprimersi, voterebbero per il Sì il 52 per cento degli imprenditori</p>]]> </content:encoded>
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<title>Come la guerra in Iran può influenzare il voto del referendum sulla giustizia</title>
<link>https://www.eventi.news/come-la-guerra-in-iran-puo-influenzare-il-voto-del-referendum-sulla-giustizia</link>
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<description><![CDATA[ È su tutte le prime pagine dei giornali e i notiziari televisivi gli dedicano ore e ore di approfondimenti. La guerra in Iran scoppiata dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele ha completamente monopolizzato il dibattito pubblico. E a rimetterci è la campagna per il Sì al referendum del 22 e 23 marzo. La questione è semplice: gli ultimi sondaggi dicono che se l&#039;affluenza cresce, a beneficiarne è il fronte del Sì, se scende invece aiuta il fronte del No. Ma affinché cresca, servirebbe quantomeno parlarne. E in questo momento di forti tensioni geopolitiche, la giustizia passa in secondo piano. “Referendum e Iran rimangono due sfere separate, ma se la guerra dovesse avere una interferenza con il voto sarebbe sicuramente a favore del No”, dice al Foglio Giovanni Diamanti, analista e sondaggista di YouTrend. “Anche perché - continua – i primi dati sulla percezione dell’opinione pubblica su questo intervento militare sono impietosi. Mi sembra difficile che tutto ciò possa aiutare il Sì”. Il centrodestra si trova davanti una situazione difficile. “La verità è che la giustizia è un argomento che non entusiasma gli italiani e di conseguenza non è facile mobilitare la popolazione. Mentre il fronte del Sì sta puntando sul merito come unico e più importante argomento, il fronte del No utilizza molte più armi: dalla difesa della Costituzione al trasformare il voto in una dinamica tutta politica. In generale è più difficile mobilitare elettori a sostegno di qualcosa piuttosto che contro qualcos’altro”. 
  
E il problema sta proprio qui, perché se si sceglie di non politicizzare la questione, serve entrare nel merito e argomentare ampiamente le ragioni per cui varrebbe la pena modificare la Costituzione, ma se c’è meno spazio per farlo, l’equazione è pressoché fatta. L’unica possibilità per uno sprint del governo sembra la discesa in campo della premier Giorgia Meloni, attesa a Milano il 12 marzo. “È così&quot;, dice Diamanti. &quot;Due settimane fa ha provato a entrare nel dibattito, ma è rimasta un pò scottata dall’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e quindi si è tirata indietro. Ha sicuramente le capacità di muovere – e tanto – i suoi elettori. Ma attenzione anche all’effetto opposto: un suo intervento fa muovere anche gli avversari”. Questo valzer di Meloni potrebbe aver ricadute sull’esito del referendum e, chissà, anche sulle politiche del 2027. “Se dovesse perdere il 22 e 23 marzo, mi aspetto un profondo indebolimento del centrodestra. Ma la partita è ancora molto tesa ed equilibrata anche se il trend è a favore del No. Il governo di certo non andrà a casa, ma ne potrà uscire profondamente rafforzato o fortemente indebolito”.  ]]></description>
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<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 19:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>È su tutte le prime pagine dei giornali e i notiziari televisivi gli dedicano ore e ore di approfondimenti.<a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2026/03/06/news/attacchi-e-contrattacchi-nel-golfo-gli-emirati-arabi-uniti-valutano-il-congelamento-dei-beni-iraniani-8752196/"> </a><strong><a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2026/03/06/news/attacchi-e-contrattacchi-nel-golfo-gli-emirati-arabi-uniti-valutano-il-congelamento-dei-beni-iraniani-8752196/">La guerra in Iran</a> scoppiata dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele ha completamente monopolizzato il dibattito pubblico. E a rimetterci è la campagna per il Sì al referendum del 22 e 23 marzo. </strong>La questione è semplice: gli ultimi sondaggi dicono che se l'affluenza cresce, a beneficiarne è il fronte del Sì, se scende invece aiuta il fronte del No. Ma affinché cresca, servirebbe quantomeno parlarne. E in questo momento di forti tensioni geopolitiche, la giustizia passa in secondo piano. “Referendum e Iran rimangono due sfere separate, ma <strong>se la guerra dovesse avere una interferenza con il voto sarebbe sicuramente a favore del No”</strong>, dice al Foglio<strong> Giovanni Diamanti, analista e sondaggista di <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/02/04/news/quanto-vale-il-partito-di-vannacci-la-febbre-dei-sondaggi-8615611/">YouTrend</a>.</strong> “Anche perché - continua – i primi dati sulla percezione dell’opinione pubblica su questo intervento militare sono impietosi. Mi sembra difficile che tutto ciò possa aiutare il Sì”. Il centrodestra si trova davanti una situazione difficile. “La verità è che la giustizia è un argomento che non entusiasma gli italiani e di conseguenza non è facile mobilitare la popolazione. <strong>Mentre il fronte del Sì sta puntando sul merito come unico e più importante argomento, il fronte del No utilizza molte più armi: dalla difesa della Costituzione al trasformare il voto in una dinamica tutta politica. In generale è più difficile mobilitare elettori a sostegno di qualcosa piuttosto che contro qualcos’altro”.</strong></p> 
<p> </p> 
<p>E il problema sta proprio qui, perché se si sceglie di non politicizzare la questione, serve entrare nel merito e argomentare ampiamente le ragioni per cui varrebbe la pena modificare la Costituzione, ma se c’è meno spazio per farlo, l’equazione è pressoché fatta. L’unica possibilità per uno sprint del governo sembra la discesa in campo della premier <a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2026/03/05/news/meloni-sente-macron-non-possiamo-andare-in-ordine-sparso-la-telefonata-a-zelensky-8751310/"><strong>Giorgia Meloni</strong></a>, attesa a Milano il 12 marzo. “È così", dice Diamanti. "Due settimane fa ha provato a entrare nel dibattito, ma è rimasta un pò scottata dall’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e quindi si è tirata indietro.<strong> Ha sicuramente le capacità di muovere – e tanto – i suoi elettori. Ma attenzione anche all’effetto opposto: un suo intervento fa muovere anche gli avversari”</strong>. Questo valzer di Meloni potrebbe aver ricadute sull’esito del referendum e, chissà, anche sulle politiche del 2027.<strong> “Se dovesse perdere il 22 e 23 marzo, mi aspetto un profondo indebolimento del centrodestra. </strong>Ma la partita è ancora molto tesa ed equilibrata anche se il trend è a favore del No. Il governo di certo non andrà a casa, ma ne potrà uscire profondamente rafforzato o fortemente indebolito”. </p>]]> </content:encoded>
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<title>Il caso del pm Spadaro, condannato ma confermato alla procura europea</title>
<link>https://www.eventi.news/il-caso-del-pm-spadaro-condannato-ma-confermato-alla-procura-europea</link>
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<description><![CDATA[ La procura europea (Eppo) ha deciso di rinnovare per altri cinque anni il mandato di ben 14 magistrati italiani come procuratori europei delegati, cioè incaricati di occuparsi di indagini sui reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea. Tra le 14 toghe spicca il nome di Sergio Spadaro, assegnato alla sede di Milano. Spadaro è infatti stato condannato sia in primo grado sia in appello insieme al suo ex collega della procura di Milano, Fabio De Pasquale, a otto mesi di reclusione per rifiuto d’atti d’ufficio per non aver depositato prove a favore degli imputati nel caso Eni-Nigeria. 
  
Il Consiglio superiore della magistratura mercoledì ha deliberato la presa d’atto di questi rinnovi: se in occasione della prima nomina lo stato membro svolge un ruolo diretto (tramite il ministero della Giustizia e il Csm) nella scelta dei magistrati, la decisione sul rinnovo del mandato spetta formalmente al collegio della procura europea. Informalmente, però, nella prassi si verifica sempre – come è comprensibile – una interlocuzione tra la procura europea e lo stato membro sul mantenimento del magistrato in un ruolo così importante. Stupisce, dunque, che la procura europea abbia deciso di rinnovare il mandato di un magistrato che, pur essendo in attesa della sentenza definitiva, ha sul groppone una doppia condanna relativa all’esercizio delle sue funzioni, con la grave accusa di aver nascosto prove favorevoli alle difese degli imputati in un processo dal rilievo internazionale. Se la condanna di Spadaro sarà confermata anche in Cassazione, cosa faranno il Csm e il ministero della Giustizia? Non sarebbe stato meglio evitare il rinnovo del mandato di Spadaro alla procura europea per questioni di opportunità, legate soprattutto alla credibilità della magistratura italiana? ]]></description>
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<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 19:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La procura europea (Eppo) ha deciso di rinnovare per altri cinque anni il mandato di ben 14 magistrati italiani come procuratori europei delegati, cioè incaricati di occuparsi di indagini sui reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea. Tra le 14 toghe spicca il nome di <strong>Sergio Spadaro</strong>, assegnato alla sede di Milano. Spadaro è infatti stato condannato sia in primo grado sia in appello insieme al suo ex collega della procura di Milano, Fabio De Pasquale, a otto mesi di reclusione per rifiuto d’atti d’ufficio <a href="https://www.ilfoglio.it/tag/sergio-spadaro/">per non aver depositato prove a favore degli imputati nel caso Eni-Nigeria</a>.</p> 
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<p>Il Consiglio superiore della magistratura mercoledì ha deliberato la presa d’atto di questi rinnovi: se in occasione della prima nomina lo stato membro svolge un ruolo diretto (tramite il ministero della Giustizia e il Csm) nella scelta dei magistrati, la decisione sul rinnovo del mandato spetta formalmente al collegio della procura europea. <strong>Informalmente, però, nella prassi si verifica sempre – come è comprensibile – una interlocuzione tra la procura europea e lo stato membro sul mantenimento del magistrato in un ruolo così importante.</strong> Stupisce, dunque, che la procura europea abbia deciso di rinnovare il mandato di un magistrato che, pur essendo in attesa della sentenza definitiva, ha sul groppone una doppia condanna relativa all’esercizio delle sue funzioni, con la grave accusa di aver nascosto prove favorevoli alle difese degli imputati in un processo dal rilievo internazionale. Se la condanna di Spadaro sarà confermata anche in Cassazione, cosa faranno il Csm e il ministero della Giustizia? Non sarebbe stato meglio evitare il rinnovo del mandato di Spadaro alla procura europea per questioni di opportunità, legate soprattutto alla credibilità della magistratura italiana?</p>]]> </content:encoded>
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<title>La clamorosa disfatta in tv del pm Woodcock</title>
<link>https://www.eventi.news/la-clamorosa-disfatta-in-tv-del-pm-woodcock</link>
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<description><![CDATA[ Ma è lei o il suo gemello?”. Quando Giorgio Mulè, di fronte alle evidenti contraddizioni, ha posto il quesito a un balbettante Henry John Woodcock, incapace di articolare una risposta di senso comp... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 19:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Ma è lei o il suo gemello?”. Quando Giorgio Mulè, di fronte alle evidenti contraddizioni, ha posto il quesito a un balbettante Henry John Woodcock, incapace di articolare una risposta di senso comp... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>Essere di parte in modo imparziale: l’ossimoro infranto del pm</title>
<link>https://www.eventi.news/essere-di-parte-in-modo-imparziale-lossimoro-infranto-del-pm</link>
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<description><![CDATA[ Essere di parte in modo imparziale, cose che capitano al pubblico ministero. Sembra quasi un ossimoro da manuale di retorica, una specie di “ghiaccio bollente” in toga, eppure il nostro sistema lo ha concepito davvero così: una parte che accusa, ma che non deve voler vincere, che sostiene una tesi, ma non può affezionarsene; che entra in aula con l’imputazione, ma deve essere pronta a lasciarla cadere; insomma, se proprio deve essere di parte, almeno deve farlo con disciplina costituzionale. 
I Padri costituenti gli hanno costruito attorno una cornice piuttosto severa. L’art. 104 lo colloca nell’ordine giudiziario, autonomo e indipendente (niente telefono rosso con il governo). L’art. 112 gli impone di esercitare l’azione penale: niente simpatie o antipatie selettive; se c’è una notizia di reato, si procede, chiunque sia l’autore (non è un menù à la carte). Il codice di procedura penale completa l’opera con un tocco quasi pedagogico. L’art. 358 c.p.p. gli ricorda che deve cercare anche ciò che scagiona l’indagato, non solo le prove che lo incastrano, ma anche quelle che lo “disincastrano”. L’art. 326 c.p.p. orienta le indagini a verificare se l’accusa sia sostenibile in giudizio (non se sia suggestiva in conferenza stampa) e, se non è sostenibile, gli artt. 408 e 425 c.p.p. gli impongono di chiedere l’archiviazione o il proscioglimento. 
La dottrina ha chiamato tutto questo “parte imparziale”. Non terzo – quello è il giudice – ma una parte vera che però deve ricordarsi continuamente di non essere un avvocato d’assalto. Ma un ossimoro non ha vita facile: vive finché le due parole che lo compongono restano in equilibrio. Se una prende più spazio, l’espressione continua a circolare, ma non descrive più con la stessa precisione ciò che dovrebbe. E’ quello che accade quando l’avvio di un’indagine è accompagnato da una narrazione pubblica assertiva prima della verifica dibattimentale: l’impatto reputazionale e politico si produce immediatamente, mentre l’esito giudiziario arriva dopo. 
E’ accaduto, ad esempio, per un ex sindaco della Capitale, condannato nei primi gradi e poi assolto definitivamente; o per una sindaca della stessa città, la cui iscrizione nel registro degli indagati ebbe immediata risonanza nazionale; o in una grande inchiesta romana inizialmente qualificata come sistema mafioso e successivamente ricondotta dalla Cassazione a una diversa qualificazione giuridica. 
La custodia cautelare incide subito sulla sfera pubblica e non esistono correttivi altrettanto tempestivi quando l’esito è diverso. E’ accaduto a un sindaco lombardo arrestato nel 2016 e assolto sei anni dopo “perché il fatto non sussiste”; ed è accaduto a un sindaco calabrese sottoposto a misure cautelari con forte esposizione iniziale e poi destinatario di un radicale ridimensionamento dell’impianto accusatorio in appello. 
Se il pubblico ministero occupa il centro della scena anche fuori dall’aula e le indagini diventano un racconto pubblico che resiste ostinatamente fino a quando non arriva la ormai tardiva smentita, la parola “parte” si dilata e l’“imparziale” si restringe. 
Non sono mancati tentativi di rigenerare l’ossimoro. La riforma Cartabia, ad esempio, ha modificato la regola sull’archiviazione (art. 408 c.p.p.): il pubblico ministero non deve esercitare l’azione penale nei casi dubbi, ma fermarsi quando ritiene che non vi sia una concreta e seria possibilità di condanna. Il processo, insomma, non è il luogo in cui si prova a vedere se l’accusa regge; deve essere avviato solo quando vi sono basi solide per sostenerla fino alla fine, e il pubblico ministero ha l’obbligo di fare tutto il possibile per evitarlo, comprese le indagini a favore dell’indagato. Tuttavia, la violazione di tale obbligo non comporta alcuna sanzione processuale. Ne consegue, con un filo di disincanto, che l’ossimoro ha cambiato funzione: non rappresenta più un equilibrio effettivo tra l’essere “parte” e l’essere “imparziale”, ma sopravvive come richiamo normativo, un promemoria di ciò che il pubblico ministero dovrebbe essere, senza che la sua inosservanza produca conseguenze, salvo l’eventuale responsabilità disciplinare. 
L’unica speranza di salvare l’ossimoro in decadenza, secondo i sostenitori del No al referendum, è evitare la separazione delle carriere. La via maestra, a loro avviso, sarebbe mantenere il pubblico ministero nello stesso contesto organizzativo della magistratura giudicante, perché lì si respirerebbe quella cultura della giurisdizione capace di restituirgli l’imparzialità smarrita. Non è cambiando palazzo che si modificano i criteri concreti di esercizio dell’azione penale. Anzi, la distinzione strutturale rischierebbe di consolidare l’identità di parte del pubblico ministero, lasciato a se stesso e privo di quel contatto ordinamentale con il giudice che, secondo questa impostazione, ne tempera l’inclinazione accusatoria. La separazione renderebbe così più netta e istituzionalmente coerente un’immagine già oggetto di critica. 
Si sostiene tuttavia, in senso opposto, che proprio la permanenza di giudici e pubblici ministeri nello stesso contesto ordinamentale possa rendere più difficile una revisione incisiva delle prassi operative. Se controllo disciplinare, valutazioni di professionalità e progressioni di carriera restano interni a un unico circuito professionale, il sistema tende più facilmente a soluzioni conservative. L’inerzia istituzionale non è necessariamente malafede; è una forza silenziosa che preserva gli equilibri esistenti. 
L’ossimoro non si ristabilisce per dichiarazione di principio né per virtù taumaturgiche, ma la separazione delle carriere, senza incidere sui meccanismi di controllo e sui criteri di valutazione, rischia di restare un intervento formale. La separazione delle carriere, da sola, verosimilmente non basta; ma se l’equilibrio si è incrinato dentro l’assetto attuale, è difficile sostenere che quell’assetto possa restare intatto. 
Rodrigo Merlo 
già procuratore aggiunto a Firenze 
  
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<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 19:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Essere, parte, modo, imparziale:, l’ossimoro, infranto, del</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Essere di parte in modo imparziale, cose che capitano al pubblico ministero. Sembra quasi un ossimoro da manuale di retorica, una specie di “ghiaccio bollente” in toga, eppure il nostro sistema lo ha concepito davvero così: una parte che accusa, ma che non deve voler vincere, che sostiene una tesi, ma non può affezionarsene; che entra in aula con l’imputazione, ma deve essere pronta a lasciarla cadere; <strong>insomma, se proprio deve essere di parte, almeno deve farlo con disciplina costituzionale</strong>.</p> 
<p>I Padri costituenti gli hanno costruito attorno una cornice piuttosto severa. L’art. 104 lo colloca nell’ordine giudiziario, autonomo e indipendente (niente telefono rosso con il governo). L’art. 112 gli impone di esercitare l’azione penale: niente simpatie o antipatie selettive; se c’è una notizia di reato, si procede, chiunque sia l’autore (non è un menù à la carte). Il codice di procedura penale completa l’opera con un tocco quasi pedagogico. L’art. 358 c.p.p. gli ricorda che deve cercare anche ciò che scagiona l’indagato, non solo le prove che lo incastrano, ma anche quelle che lo “disincastrano”. L’art. 326 c.p.p. orienta le indagini a verificare se l’accusa sia sostenibile in giudizio (non se sia suggestiva in conferenza stampa) e, se non è sostenibile, gli artt. 408 e 425 c.p.p. gli impongono di chiedere l’archiviazione o il proscioglimento.</p> 
<p>La dottrina ha chiamato tutto questo “parte imparziale”. <strong>Non terzo – quello è il giudice – ma una parte vera che però deve ricordarsi continuamente di non essere un avvocato d’assalto</strong>. Ma un ossimoro non ha vita facile: vive finché le due parole che lo compongono restano in equilibrio. Se una prende più spazio, l’espressione continua a circolare, ma non descrive più con la stessa precisione ciò che dovrebbe. E’ quello che accade quando l’avvio di un’indagine è accompagnato da una narrazione pubblica assertiva prima della verifica dibattimentale: l’impatto reputazionale e politico si produce immediatamente, mentre l’esito giudiziario arriva dopo.</p> 
<p>E’ accaduto, ad esempio, per un ex sindaco della Capitale, condannato nei primi gradi e poi assolto definitivamente; o per una sindaca della stessa città, la cui iscrizione nel registro degli indagati ebbe immediata risonanza nazionale; o in una grande inchiesta romana inizialmente qualificata come sistema mafioso e successivamente ricondotta dalla Cassazione a una diversa qualificazione giuridica.</p> 
<p><strong>La custodia cautelare incide subito sulla sfera pubblica e non esistono correttivi altrettanto tempestivi quando l’esito è diverso</strong>. E’ accaduto a un sindaco lombardo arrestato nel 2016 e assolto sei anni dopo “perché il fatto non sussiste”; ed è accaduto a un sindaco calabrese sottoposto a misure cautelari con forte esposizione iniziale e poi destinatario di un radicale ridimensionamento dell’impianto accusatorio in appello.</p> 
<p>Se il pubblico ministero occupa il centro della scena anche fuori dall’aula e le indagini diventano un racconto pubblico che resiste ostinatamente fino a quando non arriva la ormai tardiva smentita, la parola “parte” si dilata e l’“imparziale” si restringe.</p> 
<p>Non sono mancati tentativi di rigenerare l’ossimoro. La <a href="https://www.ilfoglio.it/tag/riforma%20cartabia/">riforma Cartabia</a>, ad esempio, ha modificato la regola sull’archiviazione (art. 408 c.p.p.): il pubblico ministero non deve esercitare l’azione penale nei casi dubbi, ma fermarsi quando ritiene che non vi sia una concreta e seria possibilità di condanna. Il processo, insomma, non è il luogo in cui si prova a vedere se l’accusa regge; deve essere avviato solo quando vi sono basi solide per sostenerla fino alla fine, e il pubblico ministero ha l’obbligo di fare tutto il possibile per evitarlo, comprese le indagini a favore dell’indagato. Tuttavia, la violazione di tale obbligo non comporta alcuna sanzione processuale. <strong>Ne consegue, con un filo di disincanto, che l’ossimoro ha cambiato funzione: non rappresenta più un equilibrio effettivo tra l’essere “parte” e l’essere “imparziale”, ma sopravvive come richiamo normativo, un promemoria di ciò che il pubblico ministero dovrebbe essere, senza che la sua inosservanza produca conseguenze, salvo l’eventuale responsabilità disciplinare</strong>.</p> 
<p>L’unica speranza di salvare l’ossimoro in decadenza, secondo i sostenitori del No al referendum, è evitare la separazione delle carriere. La via maestra, a loro avviso, sarebbe mantenere il pubblico ministero nello stesso contesto organizzativo della magistratura giudicante, perché lì si respirerebbe quella cultura della giurisdizione capace di restituirgli l’imparzialità smarrita. Non è cambiando palazzo che si modificano i criteri concreti di esercizio dell’azione penale. Anzi, la distinzione strutturale rischierebbe di consolidare l’identità di parte del pubblico ministero, lasciato a se stesso e privo di quel contatto ordinamentale con il giudice che, secondo questa impostazione, ne tempera l’inclinazione accusatoria. <strong>La separazione renderebbe così più netta e istituzionalmente coerente un’immagine già oggetto di critica</strong>.</p> 
<p>Si sostiene tuttavia, in senso opposto, che proprio la permanenza di giudici e pubblici ministeri nello stesso contesto ordinamentale possa rendere più difficile una revisione incisiva delle prassi operative. Se controllo disciplinare, valutazioni di professionalità e progressioni di carriera restano interni a un unico circuito professionale, il sistema tende più facilmente a soluzioni conservative. L’inerzia istituzionale non è necessariamente malafede; è una forza silenziosa che preserva gli equilibri esistenti.</p> 
<p>L’ossimoro non si ristabilisce per dichiarazione di principio né per virtù taumaturgiche, ma la separazione delle carriere, senza incidere sui meccanismi di controllo e sui criteri di valutazione, rischia di restare un intervento formale. <strong>La separazione delle carriere, da sola, verosimilmente non basta; ma se l’equilibrio si è incrinato dentro l’assetto attuale, è difficile sostenere che quell’assetto possa restare intatto</strong>.</p> 
<p><em>Rodrigo Merlo</em></p> 
<p><em>già procuratore aggiunto a Firenze</em></p> 
<p> </p> 
<p> </p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>La storia del giudice Marra, che ricevette da Davigo i verbali segreti di Amara e non denunciò</title>
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<description><![CDATA[ Non si placano le polemiche per il fuorionda in cui Enrico Grosso (presidente del Comitato del No istituito dall’Anm) è stato pizzicato, prima di un evento sul referendum, a dialogare con i... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 19:30:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Non si placano le polemiche per il fuorionda in cui <strong>Enrico Grosso (presidente del Comitato del No istituito dall’Anm) è stato pizzicato, prima di un evento sul referendum, a dialogare con i... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</strong></p>]]> </content:encoded>
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<title>Cartolarizzazioni de&#45;stocking: il Senato approva la legge annuale sulle PMI</title>
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<description><![CDATA[ Il Senato ha approvato in via definitiva lo scorso 04 marzo 2026 la Legge annuale sulle PMI, che introduce in particolare la delega al Governo per il riordino della disciplina dei Confidi e misure che volte a rendere più efficiente l’uso della cartolarizzazione in funzione di de-stocking.
L&#039;articolo Cartolarizzazioni de-stocking: il Senato approva la legge annuale sulle PMI proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 17:00:21 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il Senato ha approvato in via definitiva lo scorso 04 marzo 2026 la Legge annuale sulle PMI, che introduce in particolare la delega al Governo per il riordino della disciplina dei Confidi e misure che volte a rendere più efficiente l’uso della cartolarizzazione in funzione di <em>de-stocking.</em></p>
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<title>Istruzioni di vigilanza per la banche: versione annotata con modifiche e integrazioni</title>
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<description><![CDATA[ Banca d&#039;Italia ha pubblicato una versione esclusivamente informativa annotata con le comunicazioni modificative e integrative, intervenute dal 2007 in avanti della Circolare di Banca d&#039;Italia n. 229 del 21 aprile 1999.
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<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 17:00:20 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Istruzioni, vigilanza, per, banche:, versione, annotata, con, modifiche, integrazioni</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Banca d'Italia ha pubblicato una versione esclusivamente informativa annotata con le comunicazioni modificative e integrative, intervenute dal 2007 in avanti della Circolare di Banca d'Italia n. 229 del 21 aprile 1999.</p>
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<title>CRD VI e segnalazioni prudenziale delle succursali di paesi terzi</title>
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<description><![CDATA[ EBA ha pubblicato la relazione finale sul progetto di norme tecniche di attuazione (ITS) relative alla segnalazione prudenziale delle succursali di paesi terzi, ai sensi della Direttiva sui requisiti patrimoniali (CRD VI).
L&#039;articolo CRD VI e segnalazioni prudenziale delle succursali di paesi terzi proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 17:00:19 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>EBA ha pubblicato la relazione finale sul progetto di norme tecniche di attuazione (ITS) relative alla segnalazione prudenziale delle succursali di paesi terzi, ai sensi della Direttiva sui requisiti patrimoniali (CRD VI).</p>
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<title>La compatibilità dello smart working con l’organizzazione aziendale</title>
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<description><![CDATA[ Il contributo analizza la disciplina del lavoro agile o c.d. smart working, evidenziandone i presupposti e i limiti applicativi, alla luce della giurisprudenza formatasi in materia.
L&#039;articolo La compatibilità dello smart working con l’organizzazione aziendale proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 17:00:18 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo analizza la disciplina del lavoro agile o c.d. smart working, evidenziandone i presupposti e i limiti applicativi, alla luce della giurisprudenza formatasi in materia.</p>
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<title>La Cassazione sull’indennizzo per infortuni non mortali</title>
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<description><![CDATA[ La Cassazione con sentenza 788/2026 sulla distinzione tra somma assicurata e massimale e sull’interpretazione del contratto di assicurazione contro gli infortuni non mortali.
L&#039;articolo La Cassazione sull’indennizzo per infortuni non mortali proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 17:00:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione con sentenza 788/2026 sulla distinzione tra somma assicurata e massimale e sull’interpretazione del contratto di assicurazione contro gli infortuni non mortali.</p>
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<title>Trasferimento del lavoratore: definizione e limiti al controllo giudiziale</title>
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<description><![CDATA[ La Cassazione si è pronunciata con sentenza pubblicata il 25 febbraio 2026 n. 4198 (Pres. Leone, Rel. Amendola) sul trasferimento del lavoratore ex art. 2103 co. 8 C.c. a diversa unità produttiva.
L&#039;articolo Trasferimento del lavoratore: definizione e limiti al controllo giudiziale proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 17:00:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione si è pronunciata con sentenza pubblicata il 25 febbraio 2026 n. 4198 (Pres. Leone, Rel. Amendola) sul trasferimento del lavoratore ex art. 2103 co. 8 C.c. a diversa unità produttiva.</p>
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<title>L’agevolazione dell’art. 15 del D.P.R. 601/73: inapplicabilità per il contratto di leasing ed i provvedimenti, gli atti e le garanzie ad esso inerenti </title>
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<description><![CDATA[ Il presente articolo commenta la decisione della Corte di Cassazione di escludere la locazione finanziaria dall’agevolazione dell’art. 15 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, poiché priva dei requisiti di natura giurisprudenziale elaborati in riferimento al concetto di &quot;operazione di finanziamento&quot;.
L&#039;articolo L’agevolazione dell’art. 15 del D.P.R. 601/73: inapplicabilità per il contratto di leasing ed i provvedimenti, gli atti e le garanzie ad esso inerenti  proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 17:00:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il presente articolo commenta la decisione della Corte di Cassazione di escludere la locazione finanziaria dall’agevolazione dell’art. 15 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, poiché priva dei requisiti di natura giurisprudenziale elaborati in riferimento al concetto di "operazione di finanziamento".</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/lagevolazione-dellart-15-del-d-p-r-601-73-inapplicabilita-per-il-contratto-di-leasing-ed-i-provvedimenti-gli-atti-e-le-garanzie-ad-esso-inerenti/">L’agevolazione dell’art. 15 del D.P.R. 601/73: inapplicabilità per il contratto di leasing ed i provvedimenti, gli atti e le garanzie ad esso inerenti </a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Frodi nei pagamenti e rimborso immediato al cliente anche in caso di colpa grave</title>
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L&#039;articolo Frodi nei pagamenti e rimborso immediato al cliente anche in caso di colpa grave proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 17:00:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/frodi-nei-pagamenti-e-rimborso-immediato-al-cliente-anche-in-caso-di-colpa-grave/">Frodi nei pagamenti e rimborso immediato al cliente anche in caso di colpa grave</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>“Al referendum voto Sì. E’ una scelta storica per avere una giustizia più equa”, dice Pietro Perlingieri</title>
<link>https://www.eventi.news/al-referendum-voto-si-e-una-scelta-storica-per-avere-una-giustizia-piu-equa-dice-pietro-perlingieri</link>
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<description><![CDATA[ “Con il referendum il paese sarà chiamato veramente a fare una scelta storica: dovrà decidere se vuole una giustizia che funziona, che sia giusta, equa e corretta, votando Sì, oppure no, mantenendo lo status quo”. E’ netta la valutazione di Pietro Perlingieri, tra i massimi giuristi italiani viventi. I suoi manuali e saggi sul diritto civile hanno formato migliaia di studenti di giurisprudenza (diversi di loro saranno anche diventati magistrati). E’ stato membro laico del Csm dal 1976 al 1981, sotto la vicepresidenza di Vittorio Bachelet. E’ figlio di Giovanni Perlingieri, membro dell’Assemblea costituente. Al Foglio affida i suoi pensieri sulla riforma al centro del referendum del 22-23 marzo. “Il mio giudizio sulla riforma Nordio è ampiamente positivo. Chi accusa e chi giudica non possono far parte della stessa organizzazione o passare da un ruolo all’altro. La separazione delle carriere si sarebbe dovuta fare già ai tempi della riforma Vassalli del processo penale”, afferma Perlingieri.  
  
“La mia posizione sulla riforma deriva anche dall’esperienza personale che ho avuto al Csm – prosegue –. Facevo parte della sezione disciplinare e le assicuro che è stata un’esperienza molto negativa sia per me sia per Bachelet, perché i magistrati trovavano sempre una soluzione per salvare i componenti di una corrente o di un’altra, secondo la logica ‘tu aiuti il mio, io aiuto il tuo’. Non si riusciva mai ad adottare una decisione giusta e adeguata, tant’è che poi è dimostrato che in tutto questo arco di tempo la sezione disciplinare del Csm ha prodotto decisioni molto limitate e direi quasi ridicole”. Già alla fine degli anni Settanta erano quindi evidenti le distorsioni prodotte dal sistema delle correnti? “Senza alcun minimo dubbio. Anche sulle nomine e su tutte le altre attività del Csm. Le correnti si organizzavano in maniera molto precisa”, replica Perlingieri.  
  
Il fronte del No sostiene che l’introduzione del sorteggio per l’elezione del Csm delegittima la magistratura. “I magistrati hanno tutti uno status di pari dignità, quindi non vedo perché i componenti del Csm non possano essere scelti tramite la sorte. Del resto, il sorteggio viene utilizzato anche nei procedimenti di messa in stato di accusa del presidente della Repubblica e per la composizione del Tribunale dei ministri”, dice il giurista, che poi aggiunge con amarezza: “I magistrati hanno fatto troppi errori in questi decenni, e il caso Palamara lo dimostra chiaramente”.  
  
Nonostante il clamore dello scandalo, la magistratura non sembra aver condotto una seria autocritica né una concreta pulizia al suo interno. “Se la sezione disciplinare avesse dato segnali precisi, occupandosi dei tanti magistrati coinvolti nello scandalo, questa reazione della politica non ci sarebbe stata. Ma questo non è potuto avvenire perché nella sezione disciplinare i magistrati sono in maggioranza. E parliamo di magistrati eletti, che rispondono alla propria base elettorale. Non c’è un’indipendenza vera del giudizio da parte della sezione disciplinare”, dichiara Perlingieri. L’Alta corte disciplinare delegittima la magistratura? “In realtà i magistrati saranno nove su quindici giudici totali, e soprattutto non saranno più scelti dalle correnti. Questa è una maggiore garanzia per tutti”.  
  
“Ciò che lascia attoniti è che una parte politica, il centrosinistra, che fino a poco tempo fa sosteneva i contenuti di questa riforma, oggi si dice contraria alla riforma per ragioni che non attengono all’istituzione ma a motivi contingenti legati all’opposizione al governo. Questo non è ammissibile. Il referendum non è un voto sul governo, ma riguarda una riforma istituzionale che deve far funzionare meglio la giustizia nel paese”, sottolinea Perlingieri.  
  
Il fronte del No avanza l’immagine di una Costituzione sacra, intoccabile. Ma i padri costituenti, tra cui suo padre, avevano questa idea in testa? “La Costituzione non è intoccabile, tanto che è essa stessa a prevedere all’articolo 138 la possibilità della sua modificazione. La modifica non può riguardare i suoi valori fondamentali, che sono contenuti nella sua prima parte sui diritti dell’uomo e del cittadino, ma può riguardare la seconda parte della Costituzione, che deve essere funzionale alla prima. E in questa occasione credo proprio che si sia di fronte a una riforma che rende l’organizzazione della giustizia più funzionale, equa e giusta”, conclude Perlingieri.    ]]></description>
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 13:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>“Al, referendum, voto, Sì., E’, una, scelta, storica, per, avere, una, giustizia, più, equa”, dice, Pietro, Perlingieri</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Con il referendum il paese sarà chiamato veramente a fare una scelta storica: dovrà decidere se vuole una giustizia che funziona, che sia giusta, equa e corretta, votando Sì, oppure no, mantenendo lo status quo”</strong>. E’ netta la valutazione di <strong>Pietro Perlingieri, tra i massimi giuristi italiani viventi. </strong>I suoi manuali e saggi sul diritto civile hanno formato migliaia di studenti di giurisprudenza (diversi di loro saranno anche diventati magistrati). <strong>E’ stato membro laico del Csm dal 1976 al 1981, sotto la vicepresidenza di Vittorio Bachelet. E’ figlio di Giovanni Perlingieri, membro dell’Assemblea costituente. </strong>Al Foglio affida i suoi pensieri sulla riforma al centro del referendum del 22-23 marzo. “<strong>Il mio giudizio sulla riforma Nordio è ampiamente positivo. Chi accusa e chi giudica non possono far parte della stessa organizzazione</strong> o passare da un ruolo all’altro. La separazione delle carriere si sarebbe dovuta fare già ai tempi della riforma Vassalli del processo penale”, afferma Perlingieri. </p> 
<p> </p> 
<p>“La mia posizione sulla riforma deriva anche dall’esperienza personale che ho avuto al Csm – prosegue –. <strong>Facevo parte della sezione disciplinare e le assicuro che è stata un’esperienza molto negativa sia per me sia per Bachelet, perché i magistrati trovavano sempre una soluzione per salvare i componenti di una corrente o di un’altra, secondo la logica ‘tu aiuti il mio, io aiuto il tuo’. </strong>Non si riusciva mai ad adottare una decisione giusta e adeguata, tant’è che poi è dimostrato che in tutto questo arco di tempo la sezione disciplinare del Csm ha prodotto decisioni molto limitate e direi quasi ridicole”. Già alla fine degli anni Settanta erano quindi evidenti le distorsioni prodotte dal sistema delle correnti? “Senza alcun minimo dubbio. Anche sulle nomine e su tutte le altre attività del Csm. Le correnti si organizzavano in maniera molto precisa”, replica Perlingieri. </p> 
<p> </p> 
<p>Il fronte del No sostiene che l’introduzione del sorteggio per l’elezione del Csm delegittima la magistratura. “I magistrati hanno tutti uno status di pari dignità, quindi non vedo perché i componenti del Csm non possano essere scelti tramite la sorte. Del resto, il sorteggio viene utilizzato anche nei procedimenti di messa in stato di accusa del presidente della Repubblica e per la composizione del Tribunale dei ministri”, dice il giurista, che poi aggiunge con amarezza: <strong>“I magistrati hanno fatto troppi errori in questi decenni, e il caso Palamara lo dimostra chiaramente”. </strong></p> 
<p> </p> 
<p>Nonostante il clamore dello scandalo, la magistratura non sembra aver condotto una seria autocritica né una concreta pulizia al suo interno. <strong>“Se la sezione disciplinare avesse dato segnali precisi, occupandosi dei tanti magistrati coinvolti nello scandalo, questa reazione della politica non ci sarebbe stata.</strong> Ma questo non è potuto avvenire perché nella sezione disciplinare i magistrati sono in maggioranza. E parliamo di magistrati eletti, che rispondono alla propria base elettorale. Non c’è un’indipendenza vera del giudizio da parte della sezione disciplinare”, dichiara Perlingieri. L’Alta corte disciplinare delegittima la magistratura? “In realtà i magistrati saranno nove su quindici giudici totali, e soprattutto non saranno più scelti dalle correnti. Questa è una maggiore garanzia per tutti”. </p> 
<p> </p> 
<p><strong>“Ciò che lascia attoniti è che una parte politica, il centrosinistra, che fino a poco tempo fa sosteneva i contenuti di questa riforma, oggi si dice contraria alla riforma per ragioni che non attengono all’istituzione ma a motivi contingenti legati all’opposizione al governo.</strong> Questo non è ammissibile. Il referendum non è un voto sul governo, ma riguarda una riforma istituzionale che deve far funzionare meglio la giustizia nel paese”, sottolinea Perlingieri. </p> 
<p> </p> 
<p>Il fronte del No avanza l’immagine di una Costituzione sacra, intoccabile. Ma i padri costituenti, tra cui suo padre, avevano questa idea in testa? <strong>“La Costituzione non è intoccabile, tanto che è essa stessa a prevedere all’articolo 138 la possibilità della sua modificazione. </strong>La modifica non può riguardare i suoi valori fondamentali, che sono contenuti nella sua prima parte sui diritti dell’uomo e del cittadino, ma può riguardare la seconda parte della Costituzione, che deve essere funzionale alla prima. E in questa occasione <strong>credo proprio che si sia di fronte a una riforma che rende l’organizzazione della giustizia più funzionale, equa e giusta”,</strong> conclude Perlingieri. <br>  </p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>L&amp;apos;ordine dell&amp;apos;Agcom sul referendum: La7 e Discovery devono riequilibrare i palinsesti a favore del sì</title>
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<description><![CDATA[ Nella campagna per il referendum sulla giustizia La7 e Discovery devono dare più spazio alle ragioni del sì. Lo ha ordinato l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) con due distinte delibere adottate ieri. &quot;Dai dati del primo ciclo di monitoraggio (12-28 febbraio 2026) è emersa una sotto rappresentazione della posizione del sì sui canali Nove e La7&#039;&quot;, ha rilevato l&#039;Agcom sulla base dell&#039;attività svolta e di cui Il Foglio aveva dato conto ieri.  
Ora le due reti televisive dovranno intervenire per evitare sanzioni. &quot;Il riequilibrio dovrà avvenire entro il 7 marzo 2026&quot;, si legge nel comunicato stampa diffuso al termine della riunione del consiglio. Questo perché l&#039;Autorità verificherà l&#039;osservanza degli ordini attraverso le attività di monitoraggio del periodo 1-7 marzo. In caso di mancata ottemperanza, continua la nota, l&#039;Agcom si riserva &quot;l&#039;adozione dei conseguenti provvedimenti&quot;. 
  
 
  
Come abbbiamo già scritto qui, la rete di Urbano Cairo è quella più squilibrata in assoluto, fra tutti i gruppi e tutti i canali: lo spazio dato ai contrari alla riforma Nordio è infatti più del doppio di quello concesso ai favorevoli. Il tempo di parola riparametrato su tutta la programmazione, dal 12 al 21 febbraio, è stato per il Sì del 29,6 per cento e per il No del 70,4 per cento: 40 punti di differenza. 
Oltre al referendum, c&#039;è poi un altro aspetto che l&#039;autorità ha rilevato e che riguarda la presenza di membri del governo nei telegiornali. Per questo ha adottato una &quot;raccomandazione rivolta a tutte le emittenti radiotelevisive nazionali, pubbliche e private, inclusa la Rai, sulla corretta rappresentazione dei soggetti istituzionali nei programmi di informazione&quot;. Dai dati relativi al periodo 14 gennaio - 23 febbraio 2026 è emersa &quot;una presenza particolarmente elevata del governo nei telegiornali nazionali in modo trasversale su tutte le  emittenti monitorate&quot;. L&#039;Autorità raccomanda, conformemente alla  normativa vigente, che &quot;la presenza del governo sia limitata al tempo strettamente necessario alla trattazione dell&#039;attualità,  nell&#039;esclusivo esercizio delle rispettive funzioni, riservandosi in  caso di persistente inosservanza l&#039;adozione di ordini di riequilibrio e sanzioni&quot;.   
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 13:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Lordine, dellAgcom, sul, referendum:, La7, Discovery, devono, riequilibrare, palinsesti, favore, del, sì</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Nella campagna per il referendum sulla giustizia <strong>La7 e Discovery</strong> devono dare più spazio alle ragioni del sì. Lo ha ordinato <strong>l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) </strong>con due distinte delibere adottate ieri. "Dai dati del primo ciclo di monitoraggio (12-28 febbraio 2026) è emersa una sotto rappresentazione della posizione del sì sui canali Nove e La7'", ha rilevato l'Agcom sulla base dell'attività svolta e <a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/04/news/referendum-in-tv-telemeloni-non-esiste-e-lo-squilibrio-piu-forte-e-su-la7-a-favore-del-no--8737711/">di cui Il Foglio aveva dato conto ieri.</a> </p> 
<p>Ora le due reti televisive dovranno intervenire per evitare sanzioni. <strong>"Il riequilibrio dovrà avvenire entro il 7 marzo 2026",</strong> si legge <a href="https://www.agcom.it/comunicazione/comunicati-stampa/comunicato-stampa-80">nel comunicato stampa diffuso</a> al termine della riunione del consiglio. Questo perché l'Autorità verificherà l'osservanza degli ordini attraverso le attività di monitoraggio del periodo 1-7 marzo. In caso di mancata ottemperanza, continua la nota, l'Agcom si riserva<strong> "l'adozione dei conseguenti provvedimenti".</strong></p> 
<p> </p> 
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<p> </p> 
<p>Come abbbiamo <a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/04/news/referendum-in-tv-telemeloni-non-esiste-e-lo-squilibrio-piu-forte-e-su-la7-a-favore-del-no--8737711/">già scritto qui</a>, <strong>la rete di Urbano Cairo è quella più squilibrata in assoluto</strong>, fra tutti i gruppi e tutti i canali: lo spazio dato ai contrari alla riforma Nordio è infatti più del doppio di quello concesso ai favorevoli. Il tempo di parola riparametrato su tutta la programmazione, dal 12 al 21 febbraio, è stato per il Sì del 29,6 per cento e per il No del 70,4 per cento: 40 punti di differenza.</p> 
<p>Oltre al referendum, c'è poi un altro aspetto che l'autorità ha rilevato e che riguarda la presenza di membri del governo nei telegiornali. Per questo ha adottato una "raccomandazione rivolta a tutte le emittenti radiotelevisive nazionali, pubbliche e private, inclusa la Rai, sulla corretta rappresentazione dei soggetti istituzionali nei programmi di informazione". Dai dati relativi al periodo 14 gennaio - 23 febbraio 2026 è emersa "<strong>una presenza particolarmente elevata del governo nei telegiornali nazionali in modo trasversale su tutte le  emittenti monitorate</strong>". L'Autorità raccomanda, conformemente alla  normativa vigente, che "la presenza del governo sia limitata al tempo strettamente necessario alla trattazione dell'attualità,  nell'esclusivo esercizio delle rispettive funzioni, riservandosi in  caso di persistente inosservanza l'adozione di ordini di riequilibrio e sanzioni".<br>  </p> 
<p></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>La procura indaga sui manifesti per il No al referendum. Spangher: &amp;quot;È un segnale contro le fake news dell&amp;apos;Anm&amp;quot;</title>
<link>https://www.eventi.news/la-procura-indaga-sui-manifesti-per-il-no-al-referendum-spangher-e-un-segnale-contro-le-fake-news-dellanm</link>
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<description><![CDATA[ Dalle strade pubbliche alle carte bollate. La procura di Roma ha aperto un fascicolo sui manifesti propagandistici promossi dal Comitato del No dell’Anm su cui campeggia la domanda: &quot;Vorresti giudici che dipendono dalla politica?&quot;, sottolineando poco sotto che &quot;con la riforma Nordio i politici vogliono controllare le decisioni dei magistrati&quot;. Come spieghiamo qui, si tratta di una chiara e consapevole menzogna, ma c&#039;è chi parla addirittura di reato.  
A gennaio Giorgio Spangher. presidente onorario del “Comitato Pannella-Sciascia-Tortora” per il Sì, ha presentato un esposto alla procura per fare chiarezza. Adesso, scrive Il Dubbio, la pm romana Nadia Plastina dovrà accertare che i manifesti integrino o meno il reato di “Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico”.  
&quot;Naturalmente i tempi saranno lunghi&quot;, spiega al Foglio Spangher, ma poco importa: &quot;L&#039;iniziativa è nata nel tentativo di mandare un cartellino giallo, un segnale a quelle correnti della magistratura che diffondono notizie senza fondamento&quot;. E di casi di eccessi e scivoloni, nella campagna referendaria per il No, se ne sono visti parecchi: dagli sponsor putiniani ai video immediatamente rimossi, fino ad accusare i sostenitori del Sì di essere fascisti, mafiosi e membri della massoneria deviata. Menzogne che però rischiano di fare presa, quanto meno per la pubblicità che poi ricevono. &quot;I comitati per il No e il centrosinistra hanno cavalcato abbastanza bene la campagna referendaria, mobilitando la base con molte iniziative. E pure le parrocchie – sottolinea il professore – Dal centrodestra è stato fatto molto più lentamente, nonostante abbiano messo in piedi molti comitati&quot;. 
                                       
Qualche altro segnale però sembra essere arrivato. Quantomeno per riequilibrare la presenza sul dibattito pubblico. Come scriviamo qui, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha infatti ordinato a La7 e Discovery di dare più spazio alle ragioni del Sì, che dai monitoraggi risultano infatti sottorappresentate rispetto a quelle del No. Una maggiore presenza video aiuta, ma i rischi della disinformazione sono sempre dietro l&#039;angolo. &quot;Non mi stupirebbe se utilizzassero il tema dell&#039;Iran come ulteriore argomento di aggregazione – ragiona Spangher – anche se sicuramente è meno spendibile della questione palestinese, dato che è noto a tutti che il regime di Khamenei sia sanguinario e abbia massacrato il popolo iraniano&quot;. 
Il fronte del No sembra essersene già appropriato. Per le strade di Roma sono spuntati dei manifesti rosa che danno appuntamento al 14 marzo per la manifestazione nazionale contro la riforma. E oltre al &quot;No alla referendum&quot;, si invita anche a dire &quot;No al riarmo, alla guerra, alla complicità di Meloni con Trump e Israele&quot;. Sempre per convogliare quante più persone possibili nelle piazze romane, su Instagram l&#039;Arci Roma ha utilizzato come sponsor il volto del premier spagnolo Pedro Sànchez, vicino al quale combare la scritta: &quot;Vota no al referendum&quot;. Il primo ministro oggi è evocato e celebrato dal centrosinistra proprio per la sua linea dura contro l&#039;attacco congiunto di Stati Uniti e Israele in Iran, ma anche per aver negato all’esercito statunitense l’uso delle basi militari sul suo territorio per attaccare l’Iran. Adesso è anche testimonial involontario del No al referendum, e poco importa se la Spagna è uno di quei paesi in cui la separazione delle carriere inquirente e giudicante c&#039;è da tempo.  
 ]]></description>
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 13:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>procura, indaga, sui, manifesti, per, referendum., Spangher:, È, segnale, contro, fake, news, dellAnm</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle strade pubbliche alle carte bollate. <strong>La procura di Roma ha aperto un fascicolo sui manifesti propagandistici promossi dal Comitato del No dell’Anm su cui campeggia la domanda: "Vorresti giudici che dipendono dalla politica?"</strong>, sottolineando poco sotto che "con la riforma Nordio i politici vogliono controllare le decisioni dei magistrati". Come spieghiamo <a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/01/08/news/la-campagna-referendaria-dell-anm-ha-un-metodo-chiaro-la-menzogna-8508077/">qui</a>, si tratta di una chiara e consapevole menzogna, ma c'è chi parla addirittura di reato. </p> 
<p>A gennaio <strong>Giorgio Spangher.</strong> presidente onorario del “Comitato Pannella-Sciascia-Tortora” per il Sì, ha presentato un esposto alla procura per fare chiarezza. Adesso, scrive <a href="https://www.ildubbio.news/news/giustizia/49452/procura-roma-esposto-spangher-giusto-dire-no-art-656-manifesti-referendum.html">Il Dubbio</a>, la pm romana Nadia Plastina dovrà accertare che i manifesti integrino o meno il reato di “Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico”. </p> 
<p>"Naturalmente i tempi saranno lunghi", spiega al Foglio Spangher, ma poco importa: <strong>"L'iniziativa è nata nel tentativo di mandare un cartellino giallo, un segnale a quelle correnti della magistratura che diffondono notizie senza fondamento"</strong>. E di casi di eccessi e <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/02/12/news/dal-curling-a-gratteri-tutti-gli-scivoloni-del-centrosinistra-sul-referendum-8651343/">scivoloni</a>, nella campagna referendaria per il No, se ne sono visti parecchi: dagli sponsor putiniani ai video immediatamente rimossi, fino ad accusare i sostenitori del Sì di essere fascisti, mafiosi e membri della massoneria deviata. Menzogne che però rischiano di fare presa, quanto meno per la pubblicità che poi ricevono. "I comitati per il No e il centrosinistra hanno cavalcato abbastanza bene la campagna referendaria, mobilitando la base con molte iniziative. E pure le <a href="https://www.ilfoglio.it/chiesa/2026/02/13/news/la-chiesa-pancia-a-terra-per-il-no-al-referendum-8653387/">parrocchie</a> – sottolinea il professore – Dal centrodestra è stato fatto molto più lentamente, nonostante abbiano messo in piedi molti comitati".</p> 
<p>                                      </p> 
<p>Qualche altro segnale però sembra essere arrivato. Quantomeno per riequilibrare la presenza sul dibattito pubblico. Come scriviamo <a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/05/news/l-ordine-dell-agcom-sul-referendum-la7-e-discovery-devono-riequilibrare-i-palinsesti-a-favore-del-si--8746279/">qui</a>, <strong>l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha infatti ordinato a La7 e Discovery di dare più spazio alle ragioni del Sì</strong>, che dai monitoraggi risultano infatti sottorappresentate rispetto a quelle del No. Una maggiore presenza video aiuta, ma i rischi della disinformazione sono sempre dietro l'angolo. "<strong>Non mi stupirebbe se utilizzassero il tema dell'Iran come ulteriore argomento di aggregazione</strong> – ragiona Spangher – anche se sicuramente è meno spendibile della questione palestinese, dato che è noto a tutti che il regime di Khamenei sia sanguinario e abbia massacrato il popolo iraniano".</p> 
<p>Il fronte del No sembra essersene già appropriato. Per le strade di Roma sono spuntati dei manifesti rosa che danno appuntamento al 14 marzo per la manifestazione nazionale contro la riforma. E oltre al "No alla referendum", si invita anche a dire <strong>"No al riarmo, alla guerra, alla complicità di Meloni con Trump e Israele"</strong>. Sempre per convogliare quante più persone possibili nelle piazze romane, su <a href="https://www.instagram.com/p/DVeC9u7ji2c/?igsh=MXBtaTYybXVnOXMzNQ%3D%3D">Instagram</a> l'Arci Roma ha utilizzato come sponsor il volto del premier spagnolo <a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/05/news/campo-largo-modello-sa-nchez-no-basi-agli-usa-cosa-dice-la-risoluzione-sull-iran-di-pd-m5s-e-avs-8746889/">Pedro Sànchez</a>, vicino al quale combare la scritta: "Vota no al referendum". Il primo ministro oggi è evocato e celebrato dal centrosinistra proprio per la sua linea dura contro l'attacco congiunto di Stati Uniti e Israele in Iran, ma anche per aver negato all’esercito statunitense l’uso delle basi militari sul suo territorio per attaccare l’Iran. <strong>Adesso è anche testimonial involontario del No al referendum</strong>, e poco importa se la <a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2025/07/03/news/dalla-spagna-una-lezione-per-l-anm-sulla-separazione-delle-carriere-7887441/">Spagna</a> è uno di quei paesi in cui la separazione delle carriere inquirente e giudicante c'è da tempo. </p> 
<p></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>La fredda macchina della giustizia e la linea del destino, che ci rende tutti uguali</title>
<link>https://www.eventi.news/la-fredda-macchina-della-giustizia-e-la-linea-del-destino-che-ci-rende-tutti-uguali</link>
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<description><![CDATA[ Pubblichiamo una conversazione epistolare tra l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno,  ]]></description>
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 13:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo una conversazione epistolare tra l’ex sindaco di Roma, <strong>Gianni Alemanno</strong>, </p>]]> </content:encoded>
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<title>Un Grosso fuorionda con il giudice imbarazza il Comitato dell’Anm</title>
<link>https://www.eventi.news/un-grosso-fuorionda-con-il-giudice-imbarazza-il-comitato-dellanm</link>
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<description><![CDATA[ Roma. Un fuorionda galeotto, certo, ma di innegabile gravità quello che ha visto protagonisti l’avv.  ]]></description>
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 13:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Grosso, fuorionda, con, giudice, imbarazza, Comitato, dell’Anm</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>Roma</em>. Un fuorionda galeotto, certo, ma di innegabile gravità quello che ha visto protagonisti l’avv. </p>]]> </content:encoded>
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<title>Maratone su La7 a favore del “Sì” per evitare una multa a Cairo per i troppi “No” sulla sua rete</title>
<link>https://www.eventi.news/maratone-su-la7-a-favore-del-si-per-evitare-una-multa-a-cairo-per-i-troppi-no-sulla-sua-rete</link>
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<description><![CDATA[ Certo, c’è soprattutto il danno reputazionale. Ma anche quello economico è da tenere in conto. Non si tratta di cifre enormi, anzi, è noto che di fatto la legge sulla par condic... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 13:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Maratone, La7, favore, del, “Sì”, per, evitare, una, multa, Cairo, per, troppi, “No”, sulla, sua, rete</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Certo, c’è soprattutto il danno reputazionale. Ma anche quello economico è da tenere in conto.</strong> Non si tratta di cifre enormi, anzi, è noto che di fatto la legge sulla <i>par condic... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</i></p>]]> </content:encoded>
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<title>“Al referendum voto Sì”, dice Andrea Reale, giudice e membro del direttivo dell&amp;apos;Anm</title>
<link>https://www.eventi.news/al-referendum-voto-si-dice-andrea-reale-giudice-e-membro-del-direttivo-dellanm</link>
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<description><![CDATA[ “Al referendum voterò Sì. La scelta è frutto di una lunga riflessione, perché su alcuni aspetti della riforma costituzionale avevo dei forti dubbi. Ma il confronto con autorevoli g... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 13:00:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>“Al, referendum, voto, Sì”, dice, Andrea, Reale, giudice, membro, del, direttivo, dellAnm</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Al referendum voterò Sì. La scelta è frutto di una lunga riflessione</strong>, perché su alcuni aspetti della riforma costituzionale avevo dei forti dubbi. Ma il confronto con autorevoli g... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>Liquidazione s.a.s. agli eredi: 20&#45;bis TUIR e affrancamento straordinario</title>
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<description><![CDATA[ L’Agenzia delle Entrate ha ricondotto la tassazione delle somme attribuite agli eredi in sede di liquidazione di una società di persone – nella specie una s.a.s. – alle regole degli artt. 20-bis e 17, comma 1, lett. l), del TUIR.
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 10:30:24 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Liquidazione, s.a.s., agli, eredi:, 20-bis, TUIR, affrancamento, straordinario</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L’Agenzia delle Entrate ha ricondotto la tassazione delle somme attribuite agli eredi in sede di liquidazione di una società di persone – nella specie una s.a.s. – alle regole degli artt. 20-bis e 17, comma 1, lett. l), del TUIR.</p>
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<title>Operazioni di pagamento non autorizzate, SCA e colpa grave del cliente</title>
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<description><![CDATA[ Con la decisione n. 8783 del 2 ottobre 2025, il Collegio di Milano dell’Arbitro Bancario Finanziario si è pronunciato su un ricorso relativo al disconoscimento di 38 operazioni effettuate con carte di pagamento.
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 10:30:23 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Operazioni, pagamento, non, autorizzate, SCA, colpa, grave, del, cliente</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Con la decisione n. 8783 del 2 ottobre 2025, il Collegio di Milano dell’Arbitro Bancario Finanziario si è pronunciato su un ricorso relativo al disconoscimento di 38 operazioni effettuate con carte di pagamento.</p>
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<title>Il caso La Perla e le prospettive per procedure concorsuali cross&#45;border</title>
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<description><![CDATA[ Il contributo analizza il tema delle procedure concorsuali cross-border, alla luce delle soluzioni e strumenti adottati nel recente caso La Perla.
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 10:30:22 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo analizza il tema delle procedure concorsuali cross-border, alla luce delle soluzioni e strumenti adottati nel recente caso La Perla.</p>
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<title>Responsabilità 231 e obbligatorietà dell’azione penale</title>
<link>https://www.eventi.news/responsabilita-231-e-obbligatorieta-dellazione-penale</link>
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<description><![CDATA[ La Corte di Cassazione con le sentenze gemelle del 2 dicembre 2025 n. 142 e 143 si è pronunciata in merito all’obbligatorietà dell’azione penale per responsabilità ex d.lgs. 231/2001.
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 10:30:21 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte di Cassazione con le sentenze gemelle del 2 dicembre 2025 n. 142 e 143 si è pronunciata in merito all’obbligatorietà dell’azione penale per responsabilità ex d.lgs. 231/2001.</p>
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<title>Convegno LUISS sulla riforma del TUF per intermediari e mercati</title>
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<description><![CDATA[ Il prossimo 12 marzo 2026, presso The Dome del Campus LUISS di Viale Romania a Roma, si terrà il convegno “La riforma del TUF: intermediari e mercati”, dedicato al confronto sulle recenti evoluzioni della disciplina dei mercati finanziari e sulle prospettive di sviluppo del sistema italiano dei capitali.
L&#039;articolo Convegno LUISS sulla riforma del TUF per intermediari e mercati proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 10:30:21 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo 12 marzo 2026, presso The Dome del Campus LUISS di Viale Romania a Roma, si terrà il convegno “La riforma del TUF: intermediari e mercati”, dedicato al confronto sulle recenti evoluzioni della disciplina dei mercati finanziari e sulle prospettive di sviluppo del sistema italiano dei capitali.</p>
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<title>Art. 119 TUB: onere di produzione di estratti conto e contratti</title>
<link>https://www.eventi.news/art-119-tub-onere-di-produzione-di-estratti-conto-e-contratti</link>
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<description><![CDATA[ La Cassazione sentenza 1137/2026 sull’onere della prova che, in caso di contestazione, grava sul correntista relativamente sia alla produzione di estratti conto bancari, che di contratti di conto bancari.
L&#039;articolo Art. 119 TUB: onere di produzione di estratti conto e contratti proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 10:30:20 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione sentenza 1137/2026 sull’onere della prova che, in caso di contestazione, grava sul correntista relativamente sia alla produzione di estratti conto bancari, che di contratti di conto bancari.</p>
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<title>Risparmio gestito: report ESMA su costi e performance 2025</title>
<link>https://www.eventi.news/risparmio-gestito-report-esma-su-costi-e-performance-2025</link>
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<description><![CDATA[ L’ESMA ha pubblicato il suo rapporto di mercato 2025 in merito ai costi e le performance dei prodotti di investimento al dettaglio in Unione Europea.
L&#039;articolo Risparmio gestito: report ESMA su costi e performance 2025 proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 10:30:19 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>L’ESMA ha pubblicato il suo rapporto di mercato 2025 in merito ai costi e le performance dei prodotti di investimento al dettaglio in Unione Europea.</p>
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<title>Responsabilità 231: presupposti e colpa di organizzazione</title>
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<description><![CDATA[ La Cassazione, con la sentenza del 28 gennaio 2026 n. 8397 si è pronunciata in merito ai criteri di imputazione della responsabilità degli enti di cui al D.lgs. 231/2001.
L&#039;articolo Responsabilità 231: presupposti e colpa di organizzazione proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 10:30:19 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione, con la sentenza del 28 gennaio 2026 n. 8397 si è pronunciata in merito ai criteri di imputazione della responsabilità degli enti di cui al D.lgs. 231/2001.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/responsabilita-231-presupposti-e-colpa-di-organizzazione/">Responsabilità 231: presupposti e colpa di organizzazione</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Fido bancario “di fatto”: prova della natura ripristinatoria delle rimesse</title>
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<description><![CDATA[ La Cassazione con la sentenza 1137/2026 sull’onere della prova circa la natura ripristinatoria delle rimesse nell’ambito di un contratto di fido bancario qualificabile quale fido &quot;di fatto&quot;.
L&#039;articolo Fido bancario “di fatto”: prova della natura ripristinatoria delle rimesse proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 10:30:18 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione con la sentenza 1137/2026 sull’onere della prova circa la natura ripristinatoria delle rimesse nell’ambito di un contratto di fido bancario qualificabile quale fido "di fatto".</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/fido-bancario-di-fatto-prova-della-natura-ripristinatoria-delle-rimesse/">Fido bancario “di fatto”: prova della natura ripristinatoria delle rimesse</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Il TUF adeguato alle nuove disposizioni UE</title>
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<description><![CDATA[ Pubblicato in GU il D. Lgs. 28/2026 che adegua il TUF alle disposizioni di alcuni regolamenti UE relativi alle infrastrutture di mercato ed ai servizi di investimento, e che recepisce le modifiche alla MIFID e la direttiva sul punto di accesso unico europeo (ESAP).
L&#039;articolo Il TUF adeguato alle nuove disposizioni UE proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 10:30:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>TUF, adeguato, alle, nuove, disposizioni</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicato in GU il D. Lgs. 28/2026 che adegua il TUF alle disposizioni di alcuni regolamenti UE relativi alle infrastrutture di mercato ed ai servizi di investimento, e che recepisce le modifiche alla MIFID e la direttiva sul punto di accesso unico europeo (ESAP).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/il-tuf-adeguato-alle-nuove-disposizioni-ue/">Il TUF adeguato alle nuove disposizioni UE</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>La vergogna del carcere di Sollicciano finisce alla Consulta: condizioni disumane</title>
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<description><![CDATA[ Carcere di Sollicciano, Anno Domini 2026: “locali di pernottamento afflitti da copiose e frequenti infiltrazioni d’acqua ed infestate da insetti e, in alcuni casi, da roditori”, “condizioni igieniche gravemente compromettenti”, “formazione di raccolte d’acqua a terra anche nelle celle detentive”, “distacchi di intonaco da pareti e soffitti”, allagamenti, mancanza di acqua calda nelle celle, muffa […] ]]></description>
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<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 18:00:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Eventi e News</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Carcere di Sollicciano,</strong> Anno Domini 2026: “<em>locali di pernottamento afflitti da copiose e frequenti infiltrazioni d’acqua ed infestate da insetti e, in alcuni casi, da roditori”, “condizioni igieniche gravemente compromettenti”, “formazione di raccolte d’acqua a terra anche nelle celle detentive”, “distacchi di intonaco da pareti e soffitti</em>”, allagamenti, mancanza di acqua calda nelle celle, muffa alle pareti, <em>“materassi logori”,</em> riscaldamento spesso guasto d’inverno, acqua piovana che passa dalle finestre, impossibilità di farsi la doccia ogni giorno per carenza di acqua, “<em>presenza di topi in cucina”, “escrementi di topo nel ripostiglio e nel piccolo magazzino adiacente”</em>, scarafaggi come compagni di cella, “<em>numerose segnalazioni di morsicature”</em> da cimici da letto le cui punture provocano forte prurito. “<em>La presenza di tali parassiti nel carcere di Sollicciano è ormai un fatto notorio”</em>: si trovano dappertutto, persino sui <em>“vestiti dei detenuti”. </em></p>
<p>A causa di questa drammatica e incivile condizione, il <strong>Tribunale di Sorveglianza di Firenze</strong> ha sollevato un dubbio di legittimità costituzionale degli articoli 147 cp e 47-ter comma 1 ordinamento penitenziario nella parte in cui non prevedono, oltre i casi ivi espressamente contemplati, l’ipotesi di rinvio facoltativo dell’esecuzione quand<em>o “la pena debba svolgersi in condizioni contrarie al senso di umanità”</em>. A richiedere al Tribunale di rivolgersi alla Consulta erano stati gli avvocati<strong> Mimmo Passione</strong> e<strong> Nicola Muncibì,</strong> legali di un uomo condannato a 22 anni e impossibilitato ad avere la detenzione domiciliare sia per la natura del reato (omicidio) che del fine pena (2042) ma comunque in una situazione di espiazione pena inumana e degradante. Dopo vari ricorsi del recluso, all’Amministrazione penitenziaria era stato ordinato dal Tribunale di rimuovere <em>“le condizioni che pregiudicano i diritti primari</em>” del detenuto. Tuttavia l’Amministrazione, “<em>ancorché sempre ritualmente notificata, non si era mai peraltro costituita in tutto il corso del procedimento”.</em> Eppure gli erano stati concessi 80 giorni per predisporre un “<em>piano attuativo</em>” volto a sanare la situazione.</p>
<p>A ciò si deve aggiungere il fatto che molti lavori di risanamento previsti sulla carta da anni erano in realtà sospesi da oltre due anni senza che l’Amministrazione, <em>“nonostante plurimi annunci”</em>, provvedesse ad una loro repentina ripresa. Insomma <a href="https://www.unita.it/2025/09/09/scia-di-sangue-nelle-carceri-ma-nordio-pensa-solo-al-referendum/"><strong>Nordio</strong> se ne frega di tutto questo.</a> A differenza dei lavori di efficientamento energetico, facenti capo al Ministero delle Infrastrutture, che invece sono stati completati. E di certo non è bastato ad evitare il ricorso alla <strong>Corte Costituzionale</strong> una disinfestazione straordinaria delle aree detentive e dei vestiti dei detenuti. Il tribunale di Sorveglianza ha poi scartato la possibilità di nominare un commissario ad acta, in quanto non ha poteri eccezionali di spesa. <em>“Si aggiunga</em> – si legge nell’ordinanza – <em>che sono ormai decorsi ben due anni da quando il reclamante ha chiesto la tutela del suo diritto”. “Le condizioni in cui si trova il carcere di Sollicciano</em> – leggiamo ancora –<em> sono rimaste assai gravi ed hanno in passato formato oggetto anche di due specifici atti di prospettazione al Ministro della Giustizia”. </em></p>
<p>Tuttavia l’Amministrazione “<em>è rimasta inadempiente</em>” scrive il giudice estensore <strong>Marcello Bortolato.</strong> <em>“L’attuale perdurante condizione configura un trattamento inumano e degradante poiché determina una afflittività non giustificata dallo stato detentivo e n</em>on tollerabile nel comune sentire”. Si precisa che il provvedimento non riguarda il sovraffollamento <em>“pur essendovi 3 occupanti nella stanza”</em> ma condizioni detentive “a<em>ssolutamente intollerabili”.</em> Se la Consulta desse ragione agli avvocati si creerebbe un precedente prezioso per consentire, a <a href="https://www.unita.it/2025/12/12/piu-domiciliari-per-fermare-le-stragi-in-carcere/">chi attualmente non può accedere a misure alternative al carcere</a>, la <strong>detenzione domiciliare in alternativa</strong> a condizioni disumane di prigionia.</p>
<p>Intanto aumentano i detenuti e le morti in carcere, in particolare quelle <em>“per cause da accertare”,</em> calano invece i suicidi. È quanto emerge dal Report sui<a href="https://www.unita.it/2025/12/13/carceri-quattro-morti-in-poche-ore-continua-la-strage-ma-il-governo-meloni-fa-zero/"> decessi in carcere relativo al 2025</a> pubblicato sul suo sito dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà. La presenza media di persone detenute è passata da 53.758 unità nel 2021 a 62.841 nel 2025, registrando un incremento del 16,9%. I decessi sono saliti a 254 (erano 246 nel 2024). Sono in aumento in particolare le morti di cui non è stata accertata ancora la causa, per la necessità di accertamenti medico-legali approfonditi o per l’eventuale pendenza di indagini giudiziarie, saliti da 15 del 2024 alle 50 dello scorso anno. In calo i suicidi, passati da 83 nel 2024 ai 76 dello scorso anno, e i decessi per cause naturali, scesi da 142 a 125. Ha commentato il deputato di +Europa, <strong>Riccardo Magi:</strong> <em>“Un governo che governa con le manette, che aumenta pene, reati e aggravanti. Quello delle carceri è uno dei più grandi scandali attribuibili a Meloni, Nordio e Delmastro, garantisti a parole ma manettari nei fatti”.</em></p>]]> </content:encoded>
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<title>FdI chiude la campagna per il Sì con Arianna Meloni. Aspettando Giorgia</title>
<link>https://www.eventi.news/fdi-chiude-la-campagna-per-il-si-con-arianna-meloni-aspettando-giorgia</link>
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<description><![CDATA[ Roma. Diciannove marzo, Palazzo dei congressi dell’Eur a Roma. Campeggerà il nome Meloni nella locandina. Ma si tratterà di  ]]></description>
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<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 06:00:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><em>Roma</em>. Diciannove marzo, Palazzo dei congressi dell’Eur a Roma. Campeggerà il nome Meloni nella locandina. Ma si tratterà di </p>]]> </content:encoded>
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<item>
<title>Referendum in tv: TeleMeloni non esiste e lo squilibrio più forte è su La7 a favore del &amp;quot;No&amp;quot;</title>
<link>https://www.eventi.news/referendum-in-tv-telemeloni-non-esiste-e-lo-squilibrio-piu-forte-e-su-la7-a-favore-del-no</link>
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<description><![CDATA[ Finalmente, dopo una lunga attesa e diversi rinvii, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha pubblicato i primi dati sulla campagna referendaria. Il monitoraggio d... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti ]]></description>
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<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 06:00:01 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Referendum, tv:, TeleMeloni, non, esiste, squilibrio, più, forte, La7, favore, del, No</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente, <strong>dopo una lunga attesa e diversi rinvii, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha pubblicato i primi dati sulla campagna referendaria</strong>. Il monitoraggio d... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</p>]]> </content:encoded>
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<title>Società pubbliche quotate: protocollo d’intesa Consob – ANAC</title>
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<description><![CDATA[ Consob e ANAC hanno siglato un&#039;intesa, nell’ambito delle rispettive competenze sulla trasparenza del mercato e sulla prevenzione della corruzione, ai fini di uno scambio congiunto di informazioni, pareri, consultazioni e dati.
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<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 03:30:22 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Società, pubbliche, quotate:, protocollo, d’intesa, Consob, –, ANAC</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Consob e ANAC hanno siglato un'intesa, nell’ambito delle rispettive competenze sulla trasparenza del mercato e sulla prevenzione della corruzione, ai fini di uno scambio congiunto di informazioni, pareri, consultazioni e dati.</p>
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<title>Antiriciclaggio USA: semplificazione degli oneri di customer due diligence</title>
<link>https://www.eventi.news/antiriciclaggio-usa-semplificazione-degli-oneri-di-customer-due-diligence</link>
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<description><![CDATA[ L&#039;Autorità antiriciclaggio statunitense ha emanato un provvedimento che esenta gli istituti finanziari dall&#039;obbligo di identificare e verificare il titolare effettivo nel caso di cliente persona giuridica ogni volta che viene aperto un nuovo conto.
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<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 03:30:22 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Antiriciclaggio, USA:, semplificazione, degli, oneri, customer, due, diligence</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>L'Autorità antiriciclaggio statunitense ha emanato un provvedimento che esenta gli istituti finanziari dall'obbligo di identificare e verificare il titolare effettivo nel caso di cliente persona giuridica ogni volta che viene aperto un nuovo conto.</p>
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<title>La Cassazione sui requisiti del patto di famiglia</title>
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<description><![CDATA[ La Cassazione con sentenza 4376/2026 si è pronunciata sui requisiti del patto di famiglia, ovvero quell&#039;istituto disciplinato nell&#039;art. 768-bis C.c. volto a garantire la prosecuzione dell’attività di impresa.
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<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 03:30:21 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Cassazione, sui, requisiti, del, patto, famiglia</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione con sentenza 4376/2026 si è pronunciata sui requisiti del patto di famiglia, ovvero quell'istituto disciplinato nell'art. 768-bis C.c. volto a garantire la prosecuzione dell’attività di impresa.</p>
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<title>Titoli non immobilizzati in bilancio: documento interpretativo OIC</title>
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<description><![CDATA[ OIC ha posto in pubblica consultazione la bozza di Documento Interpretativo n. 12, volto a chiarire aspetti contabili relativi alla valutazione dei titoli non immobilizzati in bilancio per gli esercizi 2025 e 2026.
L&#039;articolo Titoli non immobilizzati in bilancio: documento interpretativo OIC proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 03:30:20 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Titoli, non, immobilizzati, bilancio:, documento, interpretativo, OIC</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>OIC ha posto in pubblica consultazione la bozza di Documento Interpretativo n. 12, volto a chiarire aspetti contabili relativi alla valutazione dei titoli non immobilizzati in bilancio per gli esercizi 2025 e 2026.</p>
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<title>La prova nell’accertamento del passivo fallimentare</title>
<link>https://www.eventi.news/la-prova-nellaccertamento-del-passivo-fallimentare</link>
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<description><![CDATA[ Il contributo analizza il tema dell&#039;accertamento del passivo fallimentare alla luce dell&#039;ultimo orientamento della Cassazione di febbraio 2026 che si sofferma sul rapporto tra regole sostanziali sull’efficacia probatoria e norme processuali sulla valutazione della prova e rispetto del contraddittorio.
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<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 03:30:20 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>prova, nell’accertamento, del, passivo, fallimentare</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo analizza il tema dell'accertamento del passivo fallimentare alla luce dell'ultimo orientamento della Cassazione di febbraio 2026 che si sofferma sul rapporto tra regole sostanziali sull’efficacia probatoria e norme processuali sulla valutazione della prova e rispetto del contraddittorio.</p>
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<title>Stablecoin: rischi e buone pratiche</title>
<link>https://www.eventi.news/stablecoin-rischi-e-buone-pratiche</link>
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<description><![CDATA[ E’ stato di recente pubblicato un rapporto da FATF/GAFI in merito ai rischi connessi all’uso improprio di stablecoin attraverso transazioni peer-to-peer tramite portafogli non ospitati.
L&#039;articolo Stablecoin: rischi e buone pratiche proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 03:30:19 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Stablecoin:, rischi, buone, pratiche</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>E’ stato di recente pubblicato un rapporto da FATF/GAFI in merito ai rischi connessi all’uso improprio di <em>stablecoin</em> attraverso transazioni <em>peer-to-peer</em> tramite portafogli non ospitati.</p>
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<title>Aumento di capitale, fra abuso di maggioranza e conflitto d’interessi</title>
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<description><![CDATA[ Con sentenza del 19/06/2025, il Tribunale di Venezia ha chiarito se configuri abuso di maggioranza l&#039;adozione di una delibera di aumento di capitale con facoltà di esecuzione dei conferimenti a mezzo compensazione con propri crediti da finanziamento soci.
L&#039;articolo Aumento di capitale, fra abuso di maggioranza e conflitto d’interessi proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 03:30:18 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Aumento, capitale, fra, abuso, maggioranza, conflitto, d’interessi</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Con sentenza del 19/06/2025, il Tribunale di Venezia ha chiarito se configuri abuso di maggioranza l'adozione di una delibera di aumento di capitale con facoltà di esecuzione dei conferimenti a mezzo compensazione con propri crediti da finanziamento soci.</p>
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<title>Affrancamento straordinario e trasparenza: escluso l’abuso</title>
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<description><![CDATA[ Con la Risposta n. 27 del 2026, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito tre rilevanti profili applicativi dell’affrancamento straordinario delle riserve in sospensione d’imposta previsto dall’art. 14 del d.lgs. n. 192 del 2024.
L&#039;articolo Affrancamento straordinario e trasparenza: escluso l’abuso proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 03:30:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Affrancamento, straordinario, trasparenza:, escluso, l’abuso</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Con la Risposta n. 27 del 2026, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito tre rilevanti profili applicativi dell’affrancamento straordinario delle riserve in sospensione d’imposta previsto dall’art. 14 del d.lgs. n. 192 del 2024.</p>
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<title>Saldo di conto corrente: fra anatocismo, usura e onere della prova</title>
<link>https://www.eventi.news/saldo-di-conto-corrente-fra-anatocismo-usura-e-onere-della-prova</link>
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<description><![CDATA[ La Cassazione, con sentenza n. 854 del 15 gennaio 2026 si pronunciata in merito ad alcune questioni correlate alla determinazione del saldo finale del rapporto di conto corrente, e degli interessi applicati dalla banca.
L&#039;articolo Saldo di conto corrente: fra anatocismo, usura e onere della prova proviene da DB. ]]></description>
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<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 03:30:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>Saldo, conto, corrente:, fra, anatocismo, usura, onere, della, prova</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione, con sentenza n. 854 del 15 gennaio 2026 si pronunciata in merito ad alcune questioni correlate alla determinazione del saldo finale del rapporto di conto corrente, e degli interessi applicati dalla banca.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dirittobancario.it/art/saldo-di-conto-corrente-fra-anatocismo-usura-e-onere-della-prova/">Saldo di conto corrente: fra anatocismo, usura e onere della prova</a> proviene da <a href="https://www.dirittobancario.it/">DB</a>.</p>]]> </content:encoded>
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<title>Europa, ritorno alla leva: il dovere bussa di nuovo alla porta</title>
<link>https://www.eventi.news/europa-ritorno-alla-leva-il-dovere-bussa-di-nuovo-alla-porta</link>
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<description><![CDATA[ Sempre più Paesi europei riscoprono la leva militare obbligatoria. Tra sicurezza, crisi e nuove generazioni: cosa sta davvero cambiando in Europa? ]]></description>
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<pubDate>Sat, 03 May 2025 08:24:23 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>leva militare, servizio militare obbligatorio, Europa, ritorno alla leva, giovani europei, sicurezza, difesa europea, leva 2025, esercito, servizio civile</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%;">Un tempo era una tappa obbligata nella vita di ogni giovane. Oggi, dopo anni di oblio, la leva militare sembra pronta a fare il suo ritorno. No, non è la trama di un film d’epoca, ma una tendenza che sta prendendo sempre più piede in diversi Paesi europei. <b>Che succede in Europa? Perché si parla di nuovo di servizio militare obbligatorio?</b><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><b><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%; font-family: 'Segoe UI Emoji',sans-serif; mso-bidi-font-family: 'Segoe UI Emoji';"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></b><b><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Una nuova chiamata alle armi (o quasi)<o:p></o:p></span></b></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%;">La situazione geopolitica internazionale è diventata più tesa. Le guerre alle porte dell’Europa, le minacce informatiche, il bisogno di sicurezza e difesa comune: tutto questo ha risvegliato l’idea che forse, delegare tutto agli eserciti professionali <b>non basta più</b>. Serve una popolazione più preparata, anche psicologicamente. Ed ecco che la parola <b>“leva”</b> torna nei discorsi dei ministri della difesa.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><b><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%; font-family: 'Segoe UI Emoji',sans-serif; mso-bidi-font-family: 'Segoe UI Emoji';"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></b><b><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>I Paesi che hanno già detto “presente!”<o:p></o:p></span></b></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%;">Alcuni Stati non l’avevano mai davvero abbandonata. Altri l’hanno ripresa con entusiasmo. In <b>Svezia</b>, per esempio, la leva è tornata nel 2017 e riguarda uomini e donne. In <b>Norvegia</b>, è obbligatoria ma selettiva, mentre in <b>Finlandia</b>, <b>Estonia</b> e <b>Grecia</b>, è una realtà consolidata. In <b>Lettonia</b>, è tornata in vigore da pochissimo. La <b>Danimarca</b> sta addirittura estendendo la leva alle donne e allungando la durata del servizio. E la <b>Croazia</b> è pronta a reintrodurla nel 2025.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><b><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%; font-family: 'Segoe UI Emoji',sans-serif; mso-bidi-font-family: 'Segoe UI Emoji';"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></b><b><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Chi ci sta ancora pensando<o:p></o:p></span></b></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%;">Ci sono Paesi che si stanno muovendo con cautela. La <b>Germania</b> discute se farla tornare, magari in una forma più moderna. In <b>Francia</b>, si sperimenta un servizio nazionale più civico che militare, ma che potrebbe evolversi. Anche nel <b>Regno Unito</b> l’idea è in ballo: si parla di un servizio misto tra esercito e impegno sociale.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><b><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%; font-family: 'Segoe UI Emoji',sans-serif; mso-bidi-font-family: 'Segoe UI Emoji';"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></b><b><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>E l’Italia?<o:p></o:p></span></b></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%;">Nel nostro Paese, la leva è stata sospesa nel 2005. Da allora, ogni tanto qualcuno prova a rilanciare il tema. C’è chi sogna un ritorno alla “disciplina dei bei tempi”, chi propone un servizio civile obbligatorio per rafforzare il senso civico. Ma per ora, sono solo parole. Nessuna legge, nessun decreto. Solo dibattito.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><b><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%; font-family: 'Segoe UI Emoji',sans-serif; mso-bidi-font-family: 'Segoe UI Emoji';"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></b><b><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Una leva diversa da quella del passato?<o:p></o:p></span></b></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%;">Sì, e forse è proprio questo il punto. La nuova leva europea non punta solo a “formare soldati”, ma <b>cittadini consapevoli</b>, pronti ad affrontare emergenze, a lavorare in squadra, a difendere non solo i confini, ma anche i valori. Si parla di cyber-difesa, di pronto soccorso, di formazione ambientale. Un esercito 2.0.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><b><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><o:p></o:p></span></b></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 14.0pt; line-height: 107%;">Il ritorno della leva militare in Europa non è un capriccio nostalgico. È una risposta concreta a un mondo che cambia, spesso troppo in fretta. Piaccia o no, il servizio obbligatorio — militare o civile — sta tornando. Ma stavolta, con nuove regole, nuovi obiettivi e, si spera, <b>una visione più moderna della parola “dovere”</b>.<o:p></o:p></span></p>]]> </content:encoded>
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